MALEDETTA POLIZIA
L’ANTITERRORISMO «OMBRA». La Procura di Genova: «Forze dell’ordine all’oscuro dell’organizzazione» Dssa, scatta il terzo arresto In manette un ex vice commissario. Sospesi i poliziotti coinvolti Il fondatore Saya: «Struttura sconosciuta? È falso: l’esistenza del nostro dipartimento era ben nota a tutti. Lavoravamo in contatto con ministeri e procure. Ho un elenco di 150 affiliati» Genova. Poliziotti sospesi, reazioni politiche, un altro arresto, l’annuncio di un elenco di 150 «affiliati» e le indagini che si allargano a tutto campo. Entra nel vivo l’inchiesta della Procura di Genova che, dopo oltre un anno di indagini, ha portato alla luce il Dssa, il sedicente «Dipartimento studi strategici antiterrorismo». Sulla carta un centro studi per combattere il terrorismo di matrice islamica, in realtà un vero e proprio corpo di polizia parallelo, che svolgeva indagini clandestine, pedinamenti, intercettazioni e che era in grado di entrare in possesso di informazioni contenute nell’archivio informatico del ministero dell’Interno. Un’inchiesta nata dopo il rapimento e l’uccisione in Iraq del giovane bodyguard genovese Fabrizio Quattrocchi. Il giovane genovese non era membro del Dipartimento. Ad assicurarlo è lo stesso Gaetano Saya, uno dei capi dell’organizzazione, da ieri agli arresti domiciliari nel suo appartamento di Firenze. Verrà interrogato dal gp del tribunale di Genova, Aloisio, mercoledì prossimo. «Luigi Valle ci consegnò il cd rom con il video degli ultimi giorni di vita di Quattrocchi - ha rivelato - fummo noi a consegnare ai giornalisti di news il fotogramma con il volto del tassista che lo accompagnava. Avremmo avuto anche la possibilità di avere il video dell’esecuzione ma chi avrebbe potuto pagare?». Saya assicura: «non conoscevo Fabrizio. Quattrocchi con noi non c’entrava niente: il Dssa è nato dopo la sua morte». Gli aderenti all’organizzazione sono circa 150 e Saya ha annunciato di volerne fornire l’elenco completo alla magistratura: «La polizia non ha tutti gli elenchi - ha spiegato - per questo ho intenzione di prendere tutte le schede degli aderenti al Dssa e portargliele: il nostro è un ente di diritto pubblico ed è legale, altro che nuova Gladio». Il procuratore della repubblica di Genova Francesco Lalla ha però ribadito che le forze di polizia istituzionali non erano a conoscenza dell’attività del Dssa, la «polizia parallela», secondo gli inquirenti, o il centro studi, secondo i diretti interessati, con finalità antiterrorismo. Ma Saya rilancia: «Il Dipartimento di studi strategici antiterrorismo era conosciuto da tutti: dal ministero dell’Interno fino alla presidenza del Consiglio e alla Procura generale. Eravamo in contatto con tutti e scrivevamo a tutti. Come fanno oggi a dire che non ci conoscono?». Nel frattempo è salito a tre il numero degli arrestati: nella notte tra venerdì e sabato gli agenti hanno fermato una terza persona: si tratta di Salvatore Costanzo, 58 anni, ex vicecommissario a Vigevano, in provincia di Pavia e consigliere comunale a Magenta. Nei suoi confronti, l’accusa è di detenzione d’arma clandestina: durante la perquisizione nella sua abitazione sono state sequestrate tre pistole e diciassette fucili, detenuti legalmente, oltre a numerose armi di altro tipo, tra cui coltelli e sciabole, che non erano state denunciate. Gli investigatori della digos hanno cominciato ad esaminare il copioso materiale cartaceo sequestrato venerdì nelle 28 perquisizioni effettuate in tutta Italia. Moltissime carte e «gadget» come le false palette della polizia (molto simili a quelle vere), i distintivi, le sirene, le placche di riconoscimento e finanche gli «encomi solenni» conferiti agli affiliati della Dssa distintisi per meriti di servizio. Ieri il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu ha deciso di sospendere in via cautelare i tre poliziotti coinvolti nell’inchiesta della Procura di Genova. Decisione che non placa le numerose voci politiche che si sono levate a commento dell’inchiesta della Procura di Genova. Tra tutte spicca quella del parlamentare di Forza Italia Carlo Taormina: «Non desta meraviglia che la stessa magistratura che ha incriminato la polizia per aver affrontato i black block, oggi arresti chi dovrebbe essere ringraziato per essersi fatto carico del dilagante tessuto terroristico che occupa il territorio nazionale. La struttura che faceva capo a Saya - afferma Taormina in una nota - forniva ai ministeri dell’Interno e della Difesa, al Sismi, al Sisde e alla Digos informazioni attraverso atti formali. Non è credibile, perciò, che fosse estranea alle istituzioni dello Stato e che agisse addirittura contro di esso». Opposta la reazione del Verde Paolo Cento: «Le notizie trapelate rendono sempre più urgente un intervento in Parlamento del ministro Pisanu per chiarire eventuali relazioni tra il Dssa e le istituzioni».
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