STATE FUORI.....MISERABILI!!!!!
STATE FUORI... miserabili!!!
Triste e vergognoso. Gli insulti, le minacce, poi l'aggressione, la violenza dei venti contro uno, la rissa, e infine i coltelli, i compagni di corsa all'ospedale. Triste e vergognoso. No, non c'entrano i fascisti, finanche i topi di fogna sanno bene che i compagni non si toccano. E non c'entra nemmeno la polizia, che assistiva compiaciuta all'indegno spettacolo. I protagonisti di questa vile aggressione squadrista sono un manipolo di miserabili che amano definirsi "compagni": queste eroiche avanguardie del sindacato SLL e dei CARC, insieme ad alcuni militanti del coordinamento di lotta x il lavoro , non hanno esistato ad aggredire a freddo il coordinatore regionale dell' RDB con calci e pugni, a mandare all'ospedale un compagno con un trauma cranico e infine ad accoltellare alle gambe un attivista storico dei movimenti in Campania, reo soltanto di tentare di riportare la calma portando però con sè una bandiera dell'RDB. Discussioni accese, verbali e a volte anche "fisiche", tra i compagni ci sono sempre state. Certo negli ultimi tempi il moltiplicarsi di questi incresciosi e squallidi episodi ha rappresentato certamente una spia dell'involuzione e dell'arretramento dei movimenti in quest'ultima fase, ma almeno nel contesto napoletano non eravamo mai arrivati così in basso. E invece ieri per la prima volta, in una manifestazione del movimento, fa la sua comparsa una pratica gravissima e inaccettabile: l'uso delle lame. Non sappiamo, nè ci interessa sapere, se e quanta premeditazione ci sia stata nel mettere in pratica un gesto folle come l'accoltellamento di un compagno, tuttavia crediamo che questo triste e vergognoso epilogo segni la chiusura definitiva di una serie di relazioni, ma anche più in generale di una fase politica: il tempo delle polemiche, degli scazzi, delle provocazioni è finito. Da oggi una sola e semplice esortazione: state lontano da noi. Molto lontano. Ma per comprendere questo inqualificabile epilogo è necessario fare un minimo di ricostruzine dei fatti. Il delirio politico e l'incomunicabilità totale con questi personaggi si erano già evidenziati durante la preparazione di questa manifestazione contro la repressione. Una manifestazione che nasce dentro una campagna nazionale lanciata dalla Rete per il Reddito e parte da un presupposto politico semplice e banale: se è vero che la repressione investe e colpisce con sempre maggior recrudescenza i movimenti di lotta contro la precarietà, la miseria, la guerra, la devastazione dei nostri diritti e dei nostri territori, proprio per questo è necessaria una risposta unitaria sul terreno della mobilitazione e del consenso sociale. Per dare questo segnale di unità, i movimenti di lotta, il sindacalismo di base, i collettivi e i centri sociali, erano tutti concordi nell'organizzare a Napoli un corteo unitario anche nella forma, cioè con un unico striscione d'apertura dietro al quale studenti, disoccupati, precari e lavoratori avrebbero sfilato insieme e in modo compatto, al di là delle proprie sigle d'appartenenza. Un segnale minimo, ma al tempo stesso significativo, di ricomposizione del vasto arcipelago delle lotte sociali. Purtroppo questo livello di maturità politica non è stato condiviso da tutti. Nelle riunioni preparatorie infatti il coordinamento di lotta per il lavoro, spalleggiato dai Carc, aveva preteso di scendere in piazza non solo con il proprio striscione, richiesta del tutto legittima, ma anche di voler ad ogni costo la testa del corteo in alternativa alla proposta di una apertura unitaria: insomma la manifestazione unitaria andava aperta dall'unica realtà che rifiutava di sfilare in corteo unitariamente! Per giustificare questa pretesa assurda e delirante dal punto di vista logico prim'ancora che politico, questi signori hanno fatto ricorso ad argomentazioni altrettanto assurde e deliranti, ponendo l'accento su un presunto carattere più puro e coerente o addirittura di un maggiore o minore coinvolgimento nell'ondata repressiva. In pratica con linguaggio obliquo ed infamante hanno fatto capire che essi avrebbero partecipato alla manifestazione unitaria solo per "questione di necessità" e a condizione di poterne rivendicare la direzione, visto che gli altri interlocutori con cui fare l'unità per loro erano poco più che dei traditori e dei corrotti collaboratori con le istituzioni. Questi miserabili non si rendono nemmeno conto di quanto sia strumentale ed offensivo pretendere di fare delle iniziative di lotte insieme a qualcuno nel mentre gli si dice esplicitamente di considerarlo un traditore. E, invece di trarre le dovute conseguenze da tale convinzione proponendosi di fare una manifestazione da soli, visto che tutte le altre realtà non condividevano i loro deliri, si ostinavano a pretendere la testa della manifestazione unitaria. In tal modo la cretinaggine politica di questi signori ha fatto fallire il corteo prim'ancora di nascere, in quanto l'obiettivo di far fronte comune contro la repressione si scontrava contro questo loro desiderio perverso di differenziarsi e dividere tra movimenti di serie A e di serie B, rivoluzionari di serie A e di serie B, repressi di serie A e di serie B!!!!
A questo punto credevamo di aver toccato il fondo, e invece si è iniziato anche a scavare! Prima della partenza del corteo si è cercata un'ultima mediazione, ma dinanzi all'irremovibilità della scelta e all'ottusaggine degli interlocutori, abbiamo scelto di evitare scazzi e casini in piazza, di azzuffarci ridicolmente davanti la polizia per prendere la testa del corteo: per questo abbiamo lasciato a loro non solo la testa, ma tutto il corteo!!! Infatti, mentre il coordinamento di lotta per il lavoro prendeva la testa del corteo sul Corso Umberto, buona parte dei manifestanti ha voltato le spalle alla stupidaggine e alle provocazioni e si è incamminata dietro lo striscione unitario, esattamente verso la parte opposta. Gli eroici condottieri quando hanno visto che le "masse popolari" gli giravano letteralmente le spalle e che la loro stupida testa del corteo diventava così anche la coda del corteo, hanno reagito in modo sconsiderato. Poteva finire qui, con questa scena pietosa del corteo unitario contro la repressione che si muove verso due direzioni diverse, ed invece no!
Proprio la verifica sul campo del fallimento dei loro miserabili disegni di prevaricazione ha fatto scattare la provocazione da parte di un "illustre" condottiero dell'SLL e dei CARC, che invece di porsi alla testa delle masse che si accingevano a sfilare per corso Umberto, in piazza Mancini aggrediva un compagno che chiudeva il corteo non autorizzato. Questo "grande gesto rivoluzionario" è diventato il segnale per un'aggressione a freddo cui ci si era ben preparati vista la presenza di coltelli e mazze a disposizione, segnando in questo modo la disfatta finale di questa giornata di lotta. Una giornata dove non ci sono vincitori e vinti, ma solo un unico sconfitto: il movimento, la sua credibilità, la sua forza di espansione e di aggregazione. Ma a qualcuno questo non sembra interessare: i registi e i protagonisti di quest'assurdo epilogo oggi esaltano nei loro comunicati la riuscita di questa manifestazione, parlano di "migliaia di persone che hanno risposto in maniera massiccia e unitaria all'appello contro la repressione", di "un gruppo di provocatori al soldo della borghesia che ha cercato di infiltrarsi e deviare le masse proletarie" sembra quasi di sfogliare il "Rodong Sinmun" di Pyongyang, ai tempi di Pol Pot con quella commistione di falsità e trionfalismo. Per queste avanguardie rivoluzionarie e proletarie ieri non è stato altro che una tappa verso la riconquista dei un'egemonia - assurda e incomprensibile ai più - sui movimenti di lotta napoletani e contro i "traditori del popolo". Ma quale egemonia!? Non c'è nessun Gramsci da scomodare, nè tantomeno altri grandi e illustri maestri del comunismo: no, l'egemonia in questo caso non è un dato politico o culturale, non sono le idee che tendono a trasformarsi in senso comune, nulla di tutto questo, ma solo e soltanto un becero tentativo di nascondere le proprie deficienze politiche dietro la prevaricazione e la prepotenza. Per noi la giornata di ieri è stata invece uno dei punti più bassi che i movimenti hanno raggiunto nella nostra città.
Da questa constatazione di fatto dobbiamo ripartire, tenendo ben presenti i nostri limiti e le nostre potenzialità, cercando di riaprire in città un confronto politico che coinvolga tutte le realtà che hanno costruito conflitto in questi anni e che ripudiano le aggressioni e le coltellate ai compagni. Un momento di confronto pubblico per ragionare insieme sul come rilanciare le difficili battaglie contro la guerra, contro la precarietà, al fianco dei migranti, contro la privatizzazione dell'acqua, come aprire e allargare queste e altre campagne di lotta con la totale determinazione però a difendere l'agibilità dei nostri percorsi da agguati ed aggressioni. Non ci interessa fare il vittimismo o peggio ancora rincorrere un'assurda logica di scontro tra bande o fazioni politiche: da queste guerre noi abbiamo sempre disertato e continueremo a disertare, perchè preferiamo spendere le nostre energie in ben altre battaglie e mobilitazioni. Ma una cosa deve essere chiara: con la miserabile aggressione di ieri questi figuri hanno segnato la loro esclusione da qualsiasi consesso unitario dei movimenti napoletani. Se sono abituati ad avere familiarità con attitudini camorristiche, che frequentino i loro simili! Fino a quando non daranno segni credibili e convincenti di aver messo in discussione pratiche squadristiche e mentalità complottistiche, non possono avere diritto di cittadinanza nelle iniziative di movimento. Visto che si considerano i veri e soli rivoluzionari, gli unici proletari che lottano conseguentemente per i loro diritti, mentre gli altri non sarebbero altro che profittatori strumentali di tali lotte e di tali istanze, che lottino da soli e dimostrino al mondo tutto il fervore e la determinazione rivoluzionaria di cui sono capaci senza ostacoli opportunistici tra i piedi. Per il momento non esistono altri canali di comunicazione e di confronto possibile con i portatori di tali pratiche e di tali ideologie, se vogliamo evitare di cadere nel loro gioco che vede la politica solo momento per affermare il proprio miserabile protagonismo, dietro qualsiasi istanza e giustificazione cerchi di camuffarsi.
Napoli, 12 giugno 2005
Laboratorio Occupato Ska, Laboratorio Occupato Insurgencia, Federazione Rdb/Cub, Confederazione COBAS, Rdb Precari Autorganizzati, Movimento di Lotta per il Lavoro, centro sociale Officina 99, Centro sociale Depistaggio (Bn), Laboratorio Sociale Diana (Sa), Collettivo TanaLab Aversa, Laboratorio Sociale Millepiani 3 (Ce), Centro sociale Tempo Rosso (Ce), Centro sociale Terra Terra, Area Antagonista Campana, Red Link, Collettivo No Border, Rete Studenti in Movimento, Case Occupate TNT, Associazione Senza Frontiere.
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