Scavalcata una recinzione, poi la fuga. Entrambi con piccoli precedenti penali e in attesa di essere espulsi. Entrambi immigrati nordafricani. Con loro anche un tunisino che è stato subito bloccato.
In silenzio sul tetto, nel buio. La recinzione da scavalcare. Un muro e il varco nel cantiere. Da lì, come due ombre, un giovane marocchino e un algerino sgattaiolano fuori. La corsa a perdifiato nella campagna, verso le luci della città. Con le urla dietro le spalle, mentre la polizia blocca un terzo fuggiasco. Due immigrati in attesa di essere espulsi sono scappati venerdì sera dal Centro di permanenza temporanea (Cpt) di via Corelli. Mancavano pochi minuti alle 23.
LA FUGA - Non si può parlare di evasione, perché il Cpt non è un carcere. Dunque, per legge, i due immigrati non hanno commesso un reato. Sono entrambi nordafricani, con piccoli precedenti penali. Il marocchino, Merissi K., ha 24 anni. L’idea della fuga è nata nelle giornate trascorse come detenuti. Uno dei cinque padiglioni di via Corelli sarà ristrutturato e dedicato a chi richiede asilo politico. Per questo i 112 reclusi (o «ospiti», come dicono le autorità) da mesi convivono con operai e betoniere. Le modifiche riguardano anche altre parti del centro e la creazione di una nuova garitta per le forze di polizia. È arrampicandosi su questo scheletro di cemento e mattoni che i due immigrati sono fuggiti.
LO SCONTRO - Tre rivolte in un paio di mesi. L’ultima, la sera del 23 maggio scorso, conclusa con 21 arresti. Recinzioni divelte, letti, tavoli e bagni fracassati in un’ora di rissa. Il sospetto che la protesta sia stata pilotata dall’esterno, come allora fece capire anche il prefetto, Bruno Ferrante. Nel clima di tensione che ultimamente si è addensato intorno al Cpt bisogna inserire anche l’episodio della figa. Alberto Bruno, commissario provinciale della Croce Rossa, cui è delegata la gestione dentro i padiglioni, spiega: «La pressione arriva dall’esterno. Qualcuno fomenta le rivolte incoraggiando illusioni di fuga. L’obiettivo sono le politiche sull’immigrazione del governo, ma passano attraverso bersagli facili e immediati come la Croce rossa e i centri di permanenza». La contestazione proviene da un’area politica che va dai centri sociali ai partiti dell’estrema sinistra: «Contempliamo il diritto di fuga - spiega Piero Maestri, consigliere provinciale di Rifondazione - i centri come Corelli vanno aboliti, perché sono carceri per persone che non hanno commesso alcun reato».
IL RACCONTO - «Io e i miei due amici abbiamo saltato le sbarre sul tetto e la recinzione, poi siamo saliti sulla nuova baracca per la polizia in costruzione, e da là sopra abbiamo scavalcato il muro. Uno ha iniziato a correre, io mi sono fermato ad aiutare l’altro. Alla fine lui ce l’ha fatta e io sono stato beccato. Comunque sono contento per loro. Era destino». È la testimonianza di Walid, 25 anni, tunisino: il terzo fuggiasco, quello riacciuffato. Risponde al telefonino di un altro ospite, a metà pomeriggio di ieri. Gli immigrati in Corelli non sono formalmente detenuti, per questo possono avere dei cellulari. È il loro unico contatto con i giornalisti, visto che una direttiva del ministero degli Interni, mai confermata ma molto efficace, preclude qualsiasi relazione. Walid ha scontato 5 anni di carcere per spaccio di droga. Dopo la galera, nonostante in quel momento fosse un uomo libero, è entrato direttamente in Corelli. Ingresso al Cpt il 3 giugno. Primo tentativo di fuga, 7 giorni dopo: «Speravo di uscire di galera e trovarmi un lavoro. Andare da mia sorella a Marsiglia. Ho capito i miei sbagli e cambiato strada. Spero che Dio mi aiuti».
LE POLEMICHE - «Se mettessimo in dubbio la funzione dei centri di permanenza temporanea - dice il vicesindaco, Riccardo De Corato - metteremmo in discussione la stessa legge Bossi-Fini, che resta invece lo strumento fondamentale per combattere l’immigrazione clandestina». È questa la risposta della maggioranza alle manifestazioni per la chiusura dei Cpt. La Lega va oltre: «C’è un clima di tolleranza che produce insicurezza - conclude il capogruppo del Carroccio a Palazzo Marino, Matteo Salvini - Il centro andrebbe potenziato, aumentando il numero dei posti».
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