ISLAM. Il ministro: «Girare mascherati è reato»
Castelli: le donne col burqa devono essere denunciate
ARENA DI VERONA Como. Le donne che indossano il burqa vanno denunciate, «Le leggi dello Stato, vanno rispettate, con le buone o con le cattive. E andare in giro mascherati è un reato». Roberto Castelli, Laga, ministro della Giustizia, ha toccato uno dei nervi scoperti nei difficili rapporti tra Occidente ed Islam, dopo essere intervenuto a Camerlata, Como, alla proiezione di Submission, il film che racconta una condizione medioevale e subalterna della donna in Paesi dove il fondamentalismo è legge. E per averlo raccontato, il regista olandese Theo Van Gogh è stato assassinato. Ma Como è anche la provincia il cui prefetto nel settembre dell’anno scorso, annullò «per eccesso di potere» due multe inflitte da un vigile urbano di Drezzo, dove è sindaco il Cristian Tolettini, Lega, a Sabrina Varroni, 34 anni, italiana di religione islamica che girava per il paese con il volto coperto. Il Viminale ha da tempo autorizzato le donne musulmane a presentare le foto per il documento d’identità che non escludono il velo a condizione però che i lineamenti del viso siano scoperti e riconoscibili. Pressato dalle domande, il Guardasigilli non ha avuto difficoltà ad ammettere che «accade raramente che qualcuno giri con il burka, ma non si può. Capisco», ha aggiunto, «che è facile dirlo e molto difficile farlo, se manca una cultura della legalità condivisa da tutti. Però dobbiamo arrivare lì». E allargando il discorso, Castelli ha aggiunto che «l’essere sfortunati, e molti immigrati lo sono» non può esimere dal rispetto della legge, «non si deve circolare impunemente con il burqua nè vendere prodotti falsi, ed è incredibile che su questo si debba anche discutere. Le leggi non le può violare nessuno». La posizione di Castelli è dunque in linea con quella vincente tra la maggioranza dei francesi. Parigi, infatti, per ribadire la laicità dello Stato, ha impedito qualsiasi segno di appartenenza religiosa. Ma altri città europee come Anversa e Gent, hanno recentemente vietato l’uso del burqa. Mentre i verdi definiscono quelle di Castelli «baggiante» e lo invitano a dimettersi, le prime reazioni dei centri moderati islamici ai giudizi di Castelli sono state pacate, anche se tutti suggeriscono il dialogo piuttosto che il ricorso «a misure coercitive estreme» convinti che «alla fine di un lungo percorso saranno i jeans a vincere». «Sono d’accordo con il ministro», ha commentato Mario Scialoja, presidente italiano della Lega Musulmana mondiale, «ma devo ammettere che io non ho mai visto nessuno andare in giro in Italia con il burqa, tranne la moglie dell’imam di Carmagnola». Scialoja aggiunge di essere contrario ai «travestimenti», anche per motivi religiosi: «Il burqa», ha spiegato l’ex diplomatico italiano, «non è un abbigliamento islamico, non è dettato dalla religione, ma adottato da correnti estreme». Non tutti la pensano come Scialoja, Luana Zanella, verdi, che ha gestito le polemiche di Treviso sul burqa di una donna Afgana, ritiene che non si possano «strappare i veli», occorre invece «il dialogo», sarebbe un grave errore imporre «la nostra soluzione a un ampio problema di convivenza e di percorsi culturali diversi».
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