Manifestazione pacifista a Roma, contro il corteo militare del 2 Giugno, viene repressa dalla polizia, che arriva ad utilizzare i manganelli e manda un compagno all'ospedale. I motivi di questa fine? Non esistono, e nessuno vuole assumersene le responsabilità...
Manifestazione pacifista a Roma, contro il corteo militare del 2 Giugno, viene repressa dalla polizia, che arriva ad utilizzare i manganelli e manda un compagno all'ospedale. I motivi di questa fine? Non esistono, e nessuno vuole assumersene le responsabilità... Il corteo, avuto inizio alle 11:00 da porta San Paolo (metro Piramide) e accompagnato da numerosissime camionette della polizia, marcia per qualche centinaio di metri, poi, all'improvviso, una decina di poliziotti, guidati da un agente della Digos, fermano il corteo, dirigendosi nel suo mezzo. Immediata la risposta dei manifestanti, che si avvicinano cercando di capire cosa succedeva. "Dovete togliere uno striscione", dice l'agente. A gestire la faccenda ci pensano gli organizzatori del corteo, tra i quali Piero Bernocchi dei Cobas. Lo striscione accusato di villipendio reca lo slogan "Pisanu vergogna della Repubblica: chiudere i lager CPT". Ci si domanda quali siano i termini dell'ordine dato, ma nessuno sa rispondere. L'agente Santoro, della Digos, dice che sta chiamando i suoi superiori, per sapere come dover procedere. Passa il tempo, i superiori arrivano, guardano lo striscione, ma nulla di fatto: non lasciano ripartire il corteo, e addirittura, nonostante nessuno sappia dire quale legge vieti di mostrare quello striscione, dicono che chi lo porterà sarà denunciato. Il corteo risponde portando in prima fila lo striscione accusato, e, con le mani in alto in segno di non violenza, i manifestanti incominciano ad urlare "Corteo, corteo, corteo!", e vanno avanti, incominciando a spintonarsi con la polizia. I "tutori" dell'ordine si mettono i caschi, qualcuno di loro addirittura, senza nessun motivo e in maniera molto stupida, tira i capelli ad un manifestante. La tensione aumenta, incominciano i cori "fascisti, fascisti!" e "che ne faremo delle camicie nere, un sol fascio e poi lo brucerem, che ne faremo delle camicie nere, tutte al muro e le fucileremo!". Poi di nuovo la calma. Passa il tempo, oramai è quasi l'una. Si decide di non aspettare più le decisioni della Digos, e il corteo si sposta, dicendo di volersene andare. Ma no. La polizia non vuole, e mentre i manifestanti cercando di andarsene, li chiude di nuovo, obbligandoli a restare in piazza, circondati. Arrivano nuovi reparti, la piazza viene chiusa. Non sono armati di scudi i celerini, del resto i manifestanti sono disarmati. Di nuovo ci sono spinte, poi volano le prime manganellate: la prima testa viene spaccata. Poi di nuovo, altre manganellate, altri feriti, una chiazza di sangue sulla strada, e poi un manifestante viene portato via, in arresto. E' il culmine, ricominciano gli scontri, volano altre manganellate contro i manifestanti disarmati, che urlano contro la polizia "pagherete caro, pagherete tutto!". Poi, alle spalle, un signore, che non stava facendo nulla, si vede arrivare in testa una manganellata. Cade a terra, con le mani sulla testa piene di sangue. Si fermano tutti, la moglie urla terrorizzata, dicendo alle guardie che le farà saltare tutte, che si ricorda perfettamente il volto di chi ha scagliato quella vigliacca manganellata. Momenti di tragedia in piazza, tra i flash dei fotografi e le telecamere di donne e uomini senza "bandiera", i manifestanti rimasti urlano "Assassini, assassini!". Arriva l'ambulanza, la tensione scende, e finalmente ci è permesso andarcene. Ma nessuno vuole che finisca così, per questo, tornati a Porta San Paolo, inizia un'assemblea, nella quale poi sarà comunicata la liberazione del compagno arrestato in precedenza durante gli scontri. Un attacco vigliacco, adotto con la scusa di un manifesto che alla fine non importa assolutamente alla polizia e alla digos. Volevano fermare quel corteo di poche centinaia di persone, quel grido alternativo che però rappresenta il 70% degli Italiani. Se pensano che con la repressione fermeranno le nostre idee, il nostro movimento, si sbagliano. Possono spaccare tutte le teste che vogliono, ma a vincere saremo noi.
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