“E’ ora che gli ambientalisti tirino fuori quello che devono tirar fuori. Perché l’attacco alle ragioni dell’ambiente sarà durissimo. E senza esclusione di colpi”. Assomiglia un po’ a una chiamata alle armi l’appello di Walter Ganapini, il neopresidente di Greenpeace Italia. Una chiamata alle armi simbolica, naturalmente, perché “gli interessi legati alle fonti fossili di energia” combatteranno a colpi di ricerche, di indagini, di libri e di film. Tutto quello insomma che, nell’era della globalizzazione, è in grado di far cambiare l’opinione della gente e la sua percezione nei confronti dei problemi del mondo. E’ sempre la solita vecchia teoria del complotto, trita e ritrita?
intervista di Sarah Pozzoli
“E’ ora che gli ambientalisti tirino fuori quello che devono tirar fuori. Perché l’attacco alle ragioni dell’ambiente sarà durissimo. E senza esclusione di colpi”. Assomiglia un po’ a una chiamata alle armi l’appello di Walter Ganapini, il neopresidente di Greenpeace Italia. Una chiamata alle armi simbolica, naturalmente, perché “gli interessi legati alle fonti fossili di energia” combatteranno a colpi di ricerche, di indagini, di libri e di film. Tutto quello insomma che, nell’era della globalizzazione, è in grado di far cambiare l’opinione della gente e la sua percezione nei confronti dei problemi del mondo. E’ sempre la solita vecchia teoria del complotto, trita e ritrita? Ganapini, ex presidente dell’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente col precedente governo di centro-sinistra, 54 anni, docente e membro onorario del comitato scientifico dell’Agenzia europea dell’ambiente, è convinto di no. E suona la sveglia anche alle altre associazioni ambientaliste. Con lui abbiamo parlato anche dei temi cari a Greenpeace, del ministero di Matteoli e di altre personalità di spicco dell’ambientalismo italiano. Presidente Ganapini, quali sono gli obiettivi del suo mandato di presidente di Greenpeace? Rafforzare la nostra capacità di essere un’organizzazione competente e radicale, che stia di fianco ai cittadini sul territorio, che cerchi di rimettere in rete persone e saperi oggi frantumati e dispersi. E, soprattutto, voglio fare in modo che sia una forza capace di resistere contro l’attacco alle ragioni dell’ambiente, che si prospetta duro e pesante. Si spieghi meglio. Attacco di chi? Ha sentito parlare del nuovo libro di Michael Crichton “Stato di paura”? E’ un segnale ben preciso, non si mette in campo uno scrittore di bestseller come Crichton per nulla. L’obiettivo è dimostrare che il cambiamento climatico non esiste, che lo hanno inventato quei matti degli ambientalisti. Non solo. L’obiettivo è anche dimostrare che il principio di precauzione è l’anticamera dell’oscurantismo. L’attacco all’ambientalismo, ripeto, sarà fortissimo e verrà usato ogni medium, dalla carta stampata al cinema. Chi c’è dietro questo disegno secondo lei? Gli interessi legati alle fonti fossili di energia, ossia idrocarburi, carbone e nucleare. Nucleare appunto. Nei giorni scorsi i tecnici del ministero dell’ambiente britannico ne hanno raccomandato l’uso estensivo anche come rimedio antismog. Cosa ne pensa? E’ una risposta che non tiene conto dei costi economici. Considerate anche le spese per il decommissioning delle centrali nucleari e il trattamento delle scorie, si arriva al 200% in più rispetto al termoelettrico convenzionale. Insomma, spendo di più e non risolvo il problema. Guardi che sono lontano dalle demonizzazioni, ma sfido chiunque a dimostrarmi che l’energia nucleare è a basso costo. Basta dare un’occhiata ai conti del gruppo EdF, sempre in rosso per il nucleare. Poi il governo francese ci mette una pezza perché il nucleare civile è strategico per la produzione di plutonio a fini militari (la “force de frappe “).
(continua)
www.e-gazette.it
|