acqua privatizzata. Una "merce" appetibile per le multinazionali italiane e straniere...
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FRANCESCA SANTAGATA – Responsabile qualità acquedotto Napoli Tutti i giorni ci sono 5 persone che vengono inviate in vari punti della città o fuori della città e vanno a prendere i campioni. Questo è il campione chimico e questo è il campione microbiologico del punto che viene definito settimanalmente. Loro riportano l’ora e poi viene firmato dal prelevatore che effettua il prelievo sia quello chimico che quello microbiologico. E così sugli altri punti. Per esempio questo è il risultato di ieri: qua è 0.12 e il massimo è 1.5, quì è 9 e il massimo 250, qua 4 e il massimo è 5…vabbè!
VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO Secondo le analisi l’acqua di Napoli è buona, forse per questo la vogliono privatizzare.
AUTRICE Lo sa che privatizzano l’acqua di Napoli?
UOMO 1 No, non lo sapevo, è un male…aumenteranno, sarà un casino.
AUTRICE Lei è contento?
UOMO 2 No…perché? Andremo sempre peggio
UOMO 3 È un bene comune, penso sia così. Poi non so. Qua non comandiamo noi, comanda lo Stato.
PADRE ALEX ZANOTELLI - Comboniano Privatizzare l’acqua vuol dire che lentamente le multinazionali stanno mettendo le mani sulle acque e poi ce le imbottiglieranno tutte e ce le venderanno. Cioè se oggi abbiamo 40/60 milioni di morti per fame all’anno, dovremmo fra poco, se privatizzeranno le acque, avremo 100/200 milioni di persone che muoiono di sete. Qui io mi ribello, come uomo e come cristiano: l’acqua, come l’aria, è un bene sacrosanto, è un diritto.
VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO Ad occuparsi delle risorse idriche ci sono degli organismi che si chiamano ATO. Nel novembre scorso l’Ato della Campania, ha votato una delibera per affidare il 40% dell’acqua ai privati, perché secondo il vicepresidente dell ’ATO tutto pubblico, che si dice “in house”, non sarebbe più possibile per legge.
LUCA STAMATI – Vicepresidente Ato Io non so come dirlo, la legge non consente la gestione in house. Io personalmente, non come consigliere di amministrazione, ho chiamato Roma, Milano, persino Bruxelles, per trovare un cavillo, qualcosa che mi consentisse di farlo. Ma non è consentito dalla legge.
SERGIO CHIAMPARINO – Sindaco Torino No. Se non sbaglio, ma non sbaglio, la legge prevede tutte le modalità di gestione del bene acqua, e cioè quella interamente pubblica, quella mista pubblica privata e quella di affidamento attraverso gara a un soggetto privato.
LUCA STAMATI – Vicepresidente Ato Bisognava aspettare il pronunciamento della Corte europea perché siamo in attesa di questo pronunciamento. Nel frattempo io, cioè l’Ato, avrebbe perso 150 milioni di euro se entro il 31 dicembre non partivano le procedure.
VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO Bruxelles ha dato una scadenza: se volete i soldi le gare d’appalto devono partire entro il 31 dicembre.
PADRE ALEX ZANOTELLI - Comboniano Enormi interessi e affari. E qui mi spiego: cosa fanno queste multinazionali? Mettono soldi a disposizione della Comunità europea che li mette a disposizione dei comuni che hanno problemi – un comune come Napoli, cavoli, i miliardi gli vengono molto comodi. Ed ecco allora la pressione: vuoi questi soldi? Devi cedere. Ed ecco come entrano e come avviene il grande business dell’acqua.
VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO Ci sono pressioni di organismi internazionali che spingono verso la privatizzazione dei beni e dei servizi. L’acqua è uno di questi. Ma privatizzarla significa darla in mano ad aziende che hanno il solo interesse di venderla e non certo quello di promuoverne il risparmio e la tutela. Eppure anche in una circolare del nostro Ministero dell’ambiente c’è scritto che la gestione pubblica (in house) è ormai considerata eccezionale e residuale.
LUCA STAMATI – Vicepresidente Ato Non esiste alcun affidamento in house in Italia! Non lo ha fatto nessuno.
SERGIO CHIAMPARINO – Sindaco Torino Nel nostro caso abbiamo una società interamente pubblica.
ROSA RUSSO IERVOLINO – Sindaco Napoli Ora mi sembra che qui ci sia abbastanza una tempesta in un bicchiere d’ acqua. Stavolta il bicchier d’acqua ci sta bene. Secondo il comune di Napoli l’acqua deve rimanere il più possibile in mano pubblica il che è sancito da un documento votato dall’organo sovrano del comune di Napoli che è il consiglio comunale.
AUTRICE Il comune di Napoli però la delibera Ato l’ha votata?
ROSA RUSSO IERVOLINO – Sindaco Napoli I rappresentanti del comune di Napoli, non il Comune di Napoli! E il consiglio comunale di Napoli li ha smentiti.
AUTRICE Cioè non vi eravate parlati prima?
ROSA RUSSO IERVOLINO – Sindaco Napoli No, non è che non ci eravamo parlati. Sono andati per i fatti loro.
VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO Il Comune si è accorto solo dopo il voto di non essere d’accordo con i suoi rappresentanti. Ma intanto è già partita la gara d’appalto per la gestione dei privati e chiunque può partecipare.
AUTRICE E se partecipa Caltagirone e si compra l’acqua di Napoli?
ROSA RUSSO IERVOLINO – Sindaco Napoli Ma se partecipa Caltagirone al massimo può vincere il 40 per cento della messa a gara non può vincere quello che non è messo a gara. Quindi chiedo scusa ma il si compra l’acqua di Napoli è una cosa che non può accadere.
VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO Ma il 40 per cento non è una bella fetta? Nel paese delle privatizzazioni l’ acqua è pubblica.
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VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO In Italia quanti litri consuma una famiglia media?
FRANCESCA SANTAGATA – responsabile qualità acquedotto di Napoli Intorno ai 5 -600 litri giorno per 4 persone.
AUTRICE E quanto paghiamo le nostre bollette?
FRANCESCA SANTAGATA – responsabile qualità acquedotto di Napoli Questa famiglia pagherà poco più di 200 euro all’anno.
AUTRICE Facciamo il calcolo del 2004 quanto ha pagato?
DONNA Più di 300 euro.
AUTRICE Quindi non è vero che l’acqua a Napoli costa 200 euro l’anno? Costa un po’ di più.
DONNA Un po’ di più.
PAOLO LANDI – Segretario Adiconsum Le tariffe variano da comune a comune e da acquedotto a acquedotto. Siamo di fronte a una giungla delle tariffe: si va dai 10 centesimi a 1 euro al metro cubo, 1 euro e mezzo al metro cubo. Quindi la differenza è abbastanza considerevole.
VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO Alla fine paghiamo in media circa 30 euro al mese, più o meno quanto pagano gli americani. Ma loro consumano il doppio.
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