Assemblea contro il Cpt
segue rassegna stampa di oggi
Il Piccolo 21 aprile
GRADISCA Si chiama Aleksander Todorovic, ha 50 anni ed è nato in quella parte di mondo che nel 1955 si chiamava Jugoslavia. Per dieci anni non ha potuto lasciare la Slovenia perché il governo di Lubiana nel 1992 decise di cancellare le identità di tutti quei cittadini stranieri che non avevano regolarizzato il proprio status nella neonata repubblica. Chi usciva, non poteva rientrare. Lui decise di rimanere un invisibile. Minuto, con una barba folta e uno sguardo diretto, per poter finalmente avere dei documenti, Todorovic ha dovuto attendere l'apertura dell'ambasciata Serba in Slovenia e per venire in Italia a raccontare la sua grottesca storia ha avuto bisogno di un visto di tre giorni. In condizioni simili alle sue, nella vicina repubblica slovena, ci sono oltre 18 mila persone. «L'obiettivo era quello di mandare via, senza cacciarli, tutti i cittadini dell'ex-Jugoslavia - racconta Todorovic -. Il provvedimento di cancellazione non valeva solo per chi era nato al di fuori dei confini, valeva anche per le seconde e terze generazioni. La maggior parte di noi ha continuato la sua vita senza status e senza documenti. Il mio caso più che tragico è ironico. Sono sposato con una slovena e quando nel 1993 è nata nostra figlia, gli organi dello Stato non hanno voluto iscrivere nei registri il nome del padre perché per loro non esistevo. Mia figlia è riuscita ad avere un papà solo all'età di tre anni». Fino a non molto tempo fa nessuno sapeva niente dei cancellati: chi viveva nella semiclandestinità non aveva interesse che si sapesse in giro. Nel 2002 però qualcosa cambiò e il problema venne a galla. Nel 2003 la corte costituzionale slovena sentenziò che i cancellati dovevano riacquistare i propri diritti. Da allora a tornare in regola furono però solo quattromila e cento persone. «L'anno scorso eravamo il principale problema politico, ma siamo solo un osso da rosicchiare», dice con voce pacata Todorovic prima di ricordare che da quando lo scorso anno è cambiato il governo nessuno è più stato messo in regola. Stasera alle 21 Todorovic porterà la sua esperienza d'invisibile all'assemblea pubblica organizzata dal «Coordiamento libertario contro i Cpt» alla sala Bergamas. Stefano Bizzi
Messaggero Veneto
GIOVEDÌ, 21 APRILE 2005 Pagina 5 - Gorizia Gradisca: incontro sul cpt alla Bergamas ------------------------------------------------------------------------ GRADISCA. «La gente deve sapere la verità sul nebuloso iter che ha caratterizzato la costruzione del cpt nell’ex caserma Ugo Polonio ed è giusto che si sappia anche quali sono le reali responsabilità delle istituzioni locali, mettendo una volta in più in luce il doppio gioco fatto dai partiti in questa vicenda». Con queste dichiarazioni il coordinamento libertario contro il cpt ha presentato la nuova assemblea pubblica sul caso cpt, in programma stasera, alle 21 nella sala Civica Bergamas a Gradisca. Nel corso della riunione, inoltre, verrà presentato anche un dossier, comprensivo di un nuovo e più dettagliato esposto alla magistratura sull’abusività dei lavori dal centro per immigrati di via Udine. Tra i relatori, oltre all’anarchico friulano Paolo De Toni, il grande accusatore contro il presunto abusivismo edilizio del cpt recentemente colpito da un avviso di garanzia per la divulgazione dei disegni e dei progetti relativi alla struttura, anche Alexandar Todorovic, il leader dei “Cancellati” sloveni, ovvero le quasi 20 mila persone che il 26 febbraio del 1992 furono materialmente private di tutti i diritti, compreso quello di residenza, dallo Stato sloveno. Una solidarietà, la loro, rivolta soprattutto alle similitudini tra i cpt italiani e gli sloveni “centri di rimozione degli stranieri”. (m.c.)
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