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Inferno Falluja Il racconto di chi ha visto
by squalo Thursday, Feb. 17, 2005 at 1:48 PM mail:

Reporter freelance Dahr Jamail è un giornalista americano con un blog molto seguito. Ha trovato un medico testimone dell'assedio americano Niente prigionieri I marine sparavano su tutto e su tutti. Anche su chi si arrendeva e sui malati in camera operatoria. Ora i profughi hanno paura

Queste sono le storie che continueranno a emergere dalle macerie di Falluja per anni. Anzi, per generazioni. Parlando a condizione di mantenere l'anonimato, il dottore è seduto insieme a me in una stanza d'albergo ad Amman, dove ora si è rifugiato. Aveva parlato di ciò che ha visto a Falluja nel Regno Unito ed ora è minacciato dai militari statunitensi, qualora tornasse in Iraq. «Ho cominciato a parlare di quello che era successo a Falluja durante entrambi gli assedi affinché queste cose si sappiano, e gli americani hanno fatto irruzione a casa mia per tre volte» dice, parlando così in fretta che riesco a malapena a stargli dietro. Avendo lavorato a Falluja, possiede prove video e fotografiche di tutto ciò che mi racconta.

«Sono entrato nella città con un convoglio sanitario e umanitario britannico alla fine di dicembre, e sono rimasto fino alla fine di gennaio, ma ero già stato a Falluja per lavorare con la gente e vedere quali fossero i loro bisogni, perciò ero lì dall'inizio di dicembre». Quando gli chiedo di spiegare cosa ha visto quando è entrato a Falluja a dicembre, mi risponde che era come se la città fosse stata colpita da uno tsunami. «Falluja è circondata da campi profughi dove le persone vivono in tende e vecchie automobili», spiega. «Mi sono tornati in mente i campi profughi palestinesi. Ho visto bambini tossire per il freddo, e non ci sono medicine. Quasi tutti hanno lasciato le loro case senza niente, senza soldi. Come possono vivere dipendendo solo dagli aiuti umanitari?». In un campo profughi nell'area nord di Falluja c'erano 1200 studenti che vivevano in sette tende.

«Una storia riguarda una ragazza di sedici anni», racconta, riferendosi a una delle testimonianze che ha filmato recentemente. «Lei è rimasta per tre giorni in casa con i corpi dei suoi familiari che erano stati uccisi. Quando i soldati sono arrivati, si trovava in casa con suo padre, sua madre, il fratello di 12 anni e due sorelle. Ha visto i soldati entrare e sparare a sua madre e a suo padre direttamente, senza dire niente». La ragazza è riuscita a nascondersi dietro il frigorifero con il fratello e ha assistito a questi crimini di guerra. «Loro hanno percosso le due sorelle della ragazza, poi hanno sparato loro in testa», dice. «Dopo questo fatto suo fratello, in preda a uno scatto d'ira, è corso verso i soldati urlandogli qualcosa, così quelli hanno ucciso anche lui». «Dopo che i soldati se ne sono andati lei è rimasta nascosta. È rimasta con le sue sorelle perché sanguinavano, erano ancora vive. Aveva troppa paura di chiedere aiuto perché temeva che i soldati tornassero e uccidessero anche lei. È rimasta lì tre giorni, senza acqua né cibo. Alla fine uno dei cecchini americani l'ha vista e l'ha portata all'ospedale», aggiunge prima di ricordami ancora una volta che tutta la testimonianza della ragazza è documentata su pellicola.

Mi racconta brevemente un'altra storia che ha documentato, di una madre che era in casa durante l'assedio. «Il quinto giorno d'assedio la casa è stata bombardata e il tetto è caduto sul figlio tranciandogli le gambe» dice usando le mani per mimare la scena. «Per ore la donna non è potuta uscire perché avevano annunciato che avrebbero sparato a chiunque fosse andato in strada. Perciò non ha potuto fare altro che fasciargli le gambe e guardarlo morire davanti ai suoi occhi». Fa una pausa per tirare il fiato, poi continua. «Uno dei miei colleghi, il dottor Saleh Alsawi, ha parlato di loro con grande rabbia. Si trovava all'ospedale principale quando loro hanno fatto irruzione, all'inizio dell'assedio. Sono entrati nella sala del teatro dove stavano lavorando su un paziente... lui era lì perché è un anestesista. Sono entrati con gli scarponi addosso, hanno malmenato i dottori e li hanno portati via, lasciando il paziente a morire sul tavolo operatorio». Questa storia è già stata riferita dai media arabi. Il medico mi parla del bombardamento della clinica Hay Nazal durante la prima settimana di assedio. «Questa conteneva tutti gli aiuti stranieri e le apparecchiature sanitarie di cui disponevamo. Tutti i comandanti Usa lo sapevano, perché glielo avevamo detto in modo che non la bombardassero. Ma nella prima settimana d'assedio l'anno bombardata due volte». Poi aggiunge: «Naturalmente hanno preso di mira tutte le nostre ambulanze e i dottori. Lo sanno tutti».

Il dottore mi dice che lui e alcuni altri medici stanno cercando di citare in giudizio l'esercito americano per il seguente episodio, per il quale egli ha la testimonianza su nastro. È una storia che mi è stata raccontata da molti profughi anche a Baghdad... alla fine dello scorso novembre mentre l'assedio era ancora in corso. «Durante la seconda settimana di assedio sono entrati e hanno annunciato che tutte le famiglie dovevano lasciare le loro case e recarsi all'incrocio della strada portando una bandiera bianca. Gli hanno dato 72 ore per andarsene e poi sarebbero stati considerati nemici» spiega. «Abbiamo documentato questa storia con un video: una famiglia di 12 persone, tra cui un parente e il suo figlio più grande di 7 anni. Avendo ricevuto queste istruzioni, sono andati via con tutto il cibo e i soldi che potevano riuscire a portare, e le bandiere bianche. Quando sono arrivati al punto di raccolta dove le famiglie si stavano affollando, hanno sentito qualcuno gridare `ora!' in inglese, e dappertutto sono cominciati a piovere colpi di arma da fuoco».

Il giovane che ha raccontato questo episodio, ha visto i cecchini sparare a suo padre e a sua madre: sua madre alla testa e suo padre al cuore. Sono state colpite anche le sue due zie, poi suo fratello è stato colpito al collo. L'uomo ha detto che quando si è alzato dal terreno per chiedere aiuto, gli hanno sparato a un fianco. «Dopo alcune ore ha alzato il braccio per chiedere aiuto e gli hanno sparato al braccio» continua il dottore, «dopo un po' ha alzato la mano e gli hanno sparato alla mano». Un ragazzino di sei anni si è sollevato sopra i corpi dei suoi genitori; piangeva, e hanno sparato anche a lui. «Sparavano a chiunque si alzasse» aggiunge il dottore, che mi ha detto di avere fotografie dei morti e delle ferite da arma da fuoco dei sopravvissuti. «Dopo che è sceso il buio, l'uomo che ha parlato con me con suo figlio, sua cognata e sua sorella è riuscito a strisciare via. Hanno raggiunto un edificio e ci sono rimasti otto giorni. Avevano un bicchiere d'acqua e l'anno dato al bambino. Hanno messo olio da cucina sulle ferite che naturalmente si erano infettate, e per mangiare hanno trovato delle radici e dei datteri».

Qui il dottore si ferma. Si guarda intorno, mentre fuori passano le macchine sulle strade bagnate... l'acqua sibila sotto le gomme. Ha lasciato Falluja alla fine di gennaio, perciò gli chiedo com'era la situazione quando se n'è andato, recentemente. «Forse è tornato il 25% delle persone, ma non ci sono ancora medici. Ora l'odio a Falluja contro ogni americano è incredibile, e non li si può biasimare. L'umiliazione ai check-point non fa che rendere la gente ancora più furiosa» mi spiega. «Sono stato lì, e ho visto che chiunque volti la testa viene minacciato e malmenato dai soldati americani e iracheni... un uomo lo ha fatto, e quando il soldato iracheno ha tentato di umiliarlo, l'uomo ha preso il fucile di un soldato che si trovava lì vicino e ha ucciso due soldati iracheni. Poi naturalmente gli hanno sparato». Il dottore mi dice che l'esercito americano che sta girando dei film di propaganda sulla situazione. «Il 2 gennaio al check-point nella zona nord di Falluja davano 200 dollari a famiglia per tornare in città in modo che potessero filmarli, quando in realtà in quel momento nessuno stava tornando» dice. Questo mi ricorda della storia che mi ha raccontato un mio collega su quello che ha visto a gennaio. In quel periodo la troupe della Cnn è stata scortata dai militari a filmare i netturbini che erano stati assunti come figuranti, e i soldati che davano le caramelle ai bambini. «Tu devi capire - conclude il dottore - dopo tutto questo odio è diventato difficile per gli iracheni, me compreso, distinguere tra il governo americano e il popolo americano».

DAHR JAMAIL

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