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Delega al Governo per la revisione delle leggi penali militari
by no arm Saturday, Jan. 29, 2005 at 3:55 PM mail:

Delega al Governo per la revisione delle leggi penali militari di pace e di guerra.

Il disegno di legge delega per la revisione delle leggi penali
militari (di
pace e di guerra), approvato al Senato il 18 novembre 2004 e di
prossima
votazione alla Camera, prevede, nei luoghi oggetto di missione
militare
italiana, l'applicazione della legge penale militare di guerra, anche
indipendentemente dalla dichiarazione dello stato di guerra, punendo
in tale
contesto ciò che viene ritenuto illecita raccolta, pubblicazione e
diffusione di notizie militari. Ciò comporterebbe tra l'altro,
nell'attuale
tempo di guerra (o pace?) permanente, l'applicazione degli articoli
72 e 73
del Codice Penale Militare di Guerra che prevedono che:


Chiunque si procura notizie concernenti la forza, la preparazione o la
difesa militare, la dislocazione o i movimenti delle forze armate, il
loro
stato sanitario, la disciplina e le operazioni militari e ogni altra
notizia
che, non essendo segreta, ha tuttavia carattere riservato, per
esserne stata
vietata la divulgazione dall'autorità competente, è punito....con la
reclusione militare (cioè in un carcere militare) da due a dieci anni.
Mentre chi diffonde o comunica tali notizie è punito con la reclusione
militare da cinque a venti anni.

Così giornalisti, membri di ONG e chiunque decida di
diffondere "verità
scomode" si troverebbe, a meno di una scelta rivolta alla
disobbedienza
civile, nella condizione di dover non vedere, non sentire e non
parlare
(come le famose tre scimmie).

L'obiettivo di questa revisione dei codici penali militari è, di
fatto,
quello di offrire un contributo normativo alla costruzione del nuovo
ordine
(o disordine) globale e alle teorie della guerra permanente

Normare l'emergenza bellica per normalizzare la guerra.

Inoltre è alto il rischio di una definitiva decostituzionalizzione del
concetto di "tempo di pace" e "tempo di guerra", sino a una integrale
perdita di senso di quanto stabilito dall'art. 11, il cui valore quale
principio fondamentale della nostra Costituzione è stato già
pesantemente
messo in discussione da altri atti posti in essere da questo e da
altri
governi e precedenti assemblee parlamentari del nostro Paese.

Bisogna allora tentare di invertire la rotta e tentare di recuperare
un'altra idea di codice militare, incardinato sui principi
costituzionali,
che riconosca la centralità del parlamento (e non di un governo
delegato) e
che soprattutto sia in grado di fare i conti con quel ripudio della
guerra
che è parte integrante della Costituzione repubblicana e oggi anche
della
coscienza politica di tanta parte dell'opinione pubblica (italiana e
internazionale).

Risulta, quindi, urgente reagire alla sistematica compressione delle
garanzie costituzionali (basti pensare alla violazione dell'art. 11
della
Costituzione), affermando e salvaguardando con forza la libertà di
informazione ed il diritto ad informare ed essere informati,
soprattutto
riguardo a fatti di forte drammaticità e peso civile, nei quali una
corretta
informazione è principio della capacità di controllo e valutazione
dell'operato delle istituzioni a governo del Paese.

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