L'amministratore della Icar diserta un'altra riunione. Scoppia la rivolta operaia. Basta con le lobby affaristiche e finanziarie che controllano l'acqua a Napoli
(Nino Stella) - Scoppia la rivolta tra gli operai edili impegnati nei lavori per l’ampliamento del Palazzo di Giustizia di Torre Annunziata. L’Amministratore dell’Icar, l’impresa esecutrice, ha disertato anche la riunione promossa ieri dal Prefetto di Napoli Renato Profili. “Il sottoscritto Massimo Scognamiglio comunica che per sopraggiunta impossibilità non potrà essere presente alla riunione prevista e chiede di fissare un’altra un’altra data per la prossima settimana”. Questa è in sintesi la nota inviata dal responsabile dell’impresa di Piazza dei Martiri. “Adesso basta, i vertici della Icar stanno offendendo le istituzioni. Prendono tempo per evitare la rescissione per colpa. Il loro obiettivo è chiaro. Liberarsi dei lavoratori, inserirli in cassa integrazione e completare i lavori per il nuovo tribunale con il meccanismo dei noli a freddi, i subappalti camuffati” – dichiara un irritatissimo Ciro Crescentini responsabile della Fillea Cgil. La notizia dell’ulteriore rinvio ha provocato forti proteste tra gli operai edili, da quattro mesi senza salari, da tre anni senza contributi Inps. I lavoratori stavano rapidamente organizzando dure proteste, blocchi stradali e sit-in. I dirigenti della Fillea Cgil hanno faticato per riportare calma. La tensione si è stemperata dopo che arrivata la notizia di un nuovo incontro promosso dal prefetto per il Mercoledì prossimo. La Prefettura ha accettato la proposta del sindacato di convocare anche l’ispettorato del lavoro che potrebbe dare un contributo notevole in merito ai noli a freddo, ai subappalti, e, alla cassa integrazione straordinaria. Intanto, i lavoratori tramite i loro legali hanno presentato i ricorsi fallimentari e preparano un’articolata denuncia alla magistratura napoletana in merito all’accordo di rescissione “bonaria” tra il Comune di Napoli e la Icar del contratto d’appalto per il collettore fognario di Chiaiano. “Il Comune di Napoli deve dare avvio alle procedure per la risoluzione del contratto d’appalto per colpa, così come previsto dalle leggi vigenti sugli appalti pubblici – ribadisce Crescentini della Fillea Cgil – L’azienda vuiole incassare risorse dagli enti appaltanti non per realizzare lavori o pagare i salari, ma, per evitare lo spettro del fallimento che la metterebbe fuori dal business dell’acqua”.
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