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Antiplagio ne "Il Cittadino" di Lodi
by Giacinto Bosoni Thursday, Aug. 26, 2004 at 11:41 PM mail:  

Filtri, maghi, fatture e amuleti

Editoriale del 7 agosto 2004
Una nota di merito per la Concessionaria della pubblicità del nostro giornale: su «II Cittadino», a differenza della maggior parte dei quotidiani locali e nazionali, delle televisioni locali, non si è mai trovata una sola pubblicità di maghi e maghetti, di esperti nei numeri magici per il Lotto o sedicenti “signore e signori” capaci di risolvere problemi d’amore o in grado di conoscere il futuro. Eppure nel Lodigiano ci sono tanti maghi e maghe con tanto di targhetta d’ottone sul portone di quello che chiamano “ufficio”. Ci sono maghi e i maghetti che si fanno comunque pubblicità, ma usano discrezione.È un fenomeno dalle dimensioni impressionanti. Secondo il Rapporto dell’Eurispes i maghi in Italia sono oltre 21mila. Il loro giro d’affari è di circa 10mila miliardi all’anno, con incassi in nero per il 95 per cento. Si fanno pubblicità sui giornali e in tv e su Internet. Coinvolgono qualcosa come 9-10 milioni di clienti. Eppure, con tutto ciò, il loro mondo resta “occulto” - è il caso di dire - all’opinione pubblica, come fosse impenetrabile, perché non se ne parla. O non si riesce a parlarne con la documentazione adeguata, viste le difficoltà delle inchieste giornalistiche che si sfiancano contro reticenze vagamente minatorie; o non si riesce a parlarne con l’indignazione necessaria per le sconcezze e i delitti che avvengono, visto che solo il 4 per cento delle vittime denuncia gli abusi: per vergogna forse, ma anche per paura.Su questo fenomeno, che è indegno di un Paese civile, per troppo tempo si è steso un velo di tolleranza, o forse di indifferenza. Quasi a dire che chi è pollo e si fa spennare, peggio per lui, in fondo nessuno è obbligato ad andare dai maghi. Ma la legge non la pensa così. La legge vieta di “speculare sull’altrui credulità” ed esemplifica citando “gli indovini, gli interpreti di sogni, i cartomanti, coloro che esercitano giochi di sortilegio, incantesimi” eccetera; un decreto legislativo prevede la pena di qualche migliaia di euro; la Cassazione inquadra l’attività di mago nella figura giuridica sanzionata come “mestiere di ciarlatano”. Eppure il fenomeno continua a crescere, a prosperare, a far vittime.Oggi, ci pare, la misura è colma, e gli arresti, anche recenti, di maghe e maghi televisivi possono essere l’occasione di una riflessione più generale, più profonda, sugli aspetti di un costume che ha invischiato l’Italia come una gigantesca trappola collettiva. Non è soltanto l’aspetto dell’abuso della credulità popolare, che offende l’intelligenza e il raziocinio e ci fa massa di stupidi sfruttati da un nugolo di furbi; non è la rabbia per le tasse evase, per i forzieri riempiti con la truffa: c’è qualcosa di più. Nelle inchieste giudiziarie (attualmente ne sono in corso oltre un migliaio) si trovano accuse più impressionanti: circonvenzione di incapace, trattamenti idonei a sopprimere la coscienza o la volontà, stato di incapacità procurato mediante violenza o minaccia, abusi sessuali; un panorama delittuoso in cui emerge il volto delle “vittime” con i segni di una sofferenza, di un dolore, di una fragilità e di una sventura dalla quale il “mago” ha cavato il sangue della speranza, impinguandosi e lasciandovi la disperazione.La casistica delle consultazioni magiche si allaccia infatti a vicende personali e familiari spesso piene di angoscia, di incertezza e di paura del futuro. L’amore, la salute, il lavoro sono i quesiti dominanti. Nei momenti della crisi e della disoccupazione, i colloqui con i maghi inseguono profezie di collocamento, svuotando nel frattempo il salvadanaio del bisognoso. Se la salute è minata, e il mago dice che la malattia fisica o il disagio psichico è frutto di malocchio, ci vuole un contromalocchio che costa fino a 10 mila euro. Se l’adolescente innamorato si strugge perché la ragazza non gli ricambia l’amore, o se la donna tradita si dispera perché l’altra le ha rubato il marito, può essere necessario un filtro d’amore (con i più incredibili e innominabili ingredienti), o un incantesimo, o un armamentario di amuleti. A volte, il primo colloquio è il gradino di una vera escalation; può emergere, di tappa in tappa, la suggestione che c’è una “fattura gigante”, che va spazzata via con una contro-fattura. Intere famiglie possono essere coinvolte nella trappola, e scientificamente spennate; il record è quello di una famiglia di Torino, costretta a sborsare in tutto la cifra di cinquecentomila euro.Quanto coinvolge la vita e l’intimità della persona il problema degli affetti, della salute, del lavoro, è intuitivo. È questo profilo di dolore e di angoscia, di sofferenza dell’anima affidata alle mani del mago, ed esposta al suo sfruttamento, ciò che indigna nel profondo del cuore. Esso mette insieme cinismo e crudeltà. Perchè la “magia” è il varco azzardoso al quale si incanala la speranza che tenta l’irrazionale come fuga dalla sventura; e dunque vi concentra il desiderio, la paura e il dolore confidato; e oltre il varco incontra l’inganno e il disastro economico, ma anche la seduzione, la catena, e a volte il ricatto che evoca una diversa minacciosa sventura. La società ha il dovere di proteggere i deboli dalle insidie degli impostori. Anche i lodigiani e i milanesi hanno diritto di essere protetti. Forse la tendenza a sottovalutare il costume del “farsi leggere i tarocchi”, come innocuo sport di massa che finisce lì con qualche bigliettone e basta.
È desolante apprendere, dagli stessi maghi, che fra i loro clienti ci sono imprenditori e professionisti e uomini di spettacolo e uomini politici; un bellissimo esempio di illuminata razionalità. Anche chi porta una goccia d’acqua al mulino degli impostori contribuisce a far profonda la pozza dove annegano gli infelici. La nota positiva è che forse qualcosa si muove dopo i molti anni che il Telefono Antiplagio va segnalando gli episodi vergognosi della credulità superstiziosa sfruttata cinicamente dagli imprenditori dell’occulto.
Giacinto Bosoni

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