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Bugie di sangue in Vaticano
by MOVIMENTO ANTICLERICALE Monday, Aug. 16, 2004 at 12:37 PM mail:

Il duplice omicidio commesso dalla guardia svizzera Cedric Tornay, che poì si tolse la vita, fu liquidato come un raptus. Ma intorno a quel tragico fatto di sangue non tutta la verità è stata scritta.




Tra i mestieri che sognava qualche nostro avo c'era pure quello di diventare guardia svizzera in Vaticano indossando la divisa multicolore disegnata da Michelangelo o quella blu per i servizi di piantonamento. E non riusciva a capacitarsi che il requisito essenziale fosse il possesso della cittadinanza elvetica. Toccherà poi a noi nipoti scoprire che da qualche tempo scarseggiavano gli arruolamenti tra gli stessi svizzeri e che proprio quella guarnigione tra le più antiche al mondo, fondata da papa Giulio II nel 1506, accusava un malessere che aveva anche portato a episodi di indisciplina e a qualche grave fatto di sangue.

Nella tarda mattinata dell’8 aprile 1959 l'allora comandante della Guardia svizzera, il colonnello Robert Nunlist, era stato colpito da 4 colpi di pistola del caporale Adolf Ruckert, il quale aveva tentato poi di suicidarsi, ma l’arma s’era inceppata, cosicché entrambi alla fine erano rimasti in vita, era stato ferito da un alabardiere. Ma il 4 maggio 1998, poco dopo le 21, il comandante Alois Estermann, 44 anni e la moglie Gladys Meza Romero, 49 anni, furono assassinati dal vicecaporale Cedric Tornay, 23 anni, che poi si suicidò davvero, dopo aver mandato una lettera alla mamma che iniziava così: "Spero che tu mi perdonerai perché sono stati loro a costringermi a fare quello che ho fatto. Quest'anno dovevo avere l'onorificenza e il colonnello me l'ha negata. Dopo tre anni, sei mesi e sei giorni passati a sopportare tutte le ingiustizie, l'unica cosa che io volevo me l'hanno rifiutata...".

Si parlò di raptus, gesto di follia, psicosi di persecuzione..."Mio nipote Cedric era un bravo ragazzo. Ha trascorso con noi le ferie di Natale, era sereno, non aveva pensieri", raccontava Gratien Tornay, nonno di Cedric, nella sua villetta di Saint Maurice, la cittadina del cantone vallese dove il 24 giugno 1974 era nato l'omicida-suicida, in forza alla Guardia Svizzera da tre anni e mezzo. Ma proprio il fatto che quel ragazzone alto un metro e ottanta, ritenuto da tutti gentile e riservato, avesse firmato un vicenda di sangue così clamorosa rendeva il clima ancora più fitto di suspence. E a molti dava adito a pensare che anche le mura vaticane in fondo potessero essere un angolo dell'universo violabile dal Male.

Il comandante Alois Estermann, aveva fama di uomo "serio, semplice, compito, colto, attaccato al dovere". E nella sua carriera era stato molto più di un semplice "angelo custode" che aveva seguito il Pontefice in ben 30 viaggi. Il 31 maggio del 1981 in piazza San Pietro era stato il primo a proteggere con il proprio corpo Giovanni Paolo II, ferito dai colpi di pistola sparati da Ali Agca. Proveniente a Roma dal villaggio svizzero di Gunzwill e da una famiglia di contadini, era arrivato nel 1980, da semplice alabardiere. Quando montava di guardia alla Porta Angelica le turiste se lo mangiavano con gli occhi, tanto era alto, bello e biondo. Ma il suo orgoglio erano le fotografie scattate in occasione dei pellegrinaggi con il Papa, accanto ai potenti della terra, in quanto non c'era foto del Pontefice in cui, silenzioso e appartato come un'ombra, non apparisse anche lui. Allergico agli eventi mondani fuori dall'ufficialità, aveva anche la stoffa del diplomatico e la vocazione del teologo. Il salto al grado di colonnello aveva finito per portarlo al comando delle Guardie Svizzere. Ma formalmente era riuscito a ricoprire solo per poche ore quell'incarico, spezzato dal piombo del vicecaporale. E nel suo tragico destino s'era portato dietro la bella moglie Gladys Meza Romero, originaria di Urica, nona figlia di una media famiglia borghese, plurilaureata, posto di lavoro all'ambasciata del Venezuela presso la Santa Sede, in passato anche modella e donna poliziotto, da 15 anni a fianco di Alois, in una lunga storia d'amore. Proprio il fatto che il vicecaporale Tornay avesse accomunato anche lei in quel gesto di follia esploso per la rabbia di un'onorificenza negata e di presunte ingiustizie, agli occhi dei più diventò la dimostrazione più chiara che la tragedia s'era consumata in un attimo.

L'inevitabile clamore richiamò l'attenzione del mondo sul minuscolo esercito che proprio in quei giorni celebrava il suo anniversario nel ricordo di quell'eroico 6 maggio del 1527 quando, durante il sacco di Roma, 127 guardie svizzere finirono scannate dai lanzichenecchi per coprire la fuga di Clemente VII che attraverso un passaggio segreto fortificato riuscì a mettersi in salvo a Castel Sant'Angelo. C'era dunque un alone di grande storia, sacrifici, leggenda e assoluta dedizione al Papa che accompagnava nei secoli la guarnigione di un piccolo Stato di 440 mila metri quadrati (260 mila coperti), in cui tra religiosi e laici abitavano o continuavano a operare circa 2 mila persone. E l'addestramento si susseguiva solo imparando a maneggiare l'alabarda, quella lancia arcaica da sei chili e lunga due metri da tirare in aria per riprenderla al volo con una mano sola. Quei giovanotti dal pennacchio solitamente di colore rosso che variava secondo il grado e con l'elmo d'alluminio per le udienze private e di ferro per le celebrazioni pubbliche con il Papa, avevano studiato arti marziali, si erano impratichiti nello judo e nel karatè, si erano esercitati con il fucile automatico mirando contro sagome di compensato, avevano studiato tattiche di controspionaggio e ultimato corsi di antiterrorismo. Che importava poi se nella dotazione, oltre alla spada e all'alabarda rimaneva innanzitutto la pistola calibro 9, modello Sig-Sauer, da portare solo durante i turni di notte o i servizi di sicurezza con la divisa blu?

La gloria di cui nel tempo si era coperta la Guardia Svizzera fu sempre tale che sino a qualche decennio fa per le famiglie cantonali era un onore fare arruolare i propri figli come soldati semplici di Sua Santità. Molti erano di origini nobili. Qualche casato, come quello degli Pfyffer von Althishofen, riuscì a fornire al Papato ben 11 undici comandanti e 30 ufficiali. Rigidi regolamenti medievali ressero sino alle soglie del Duemila. E sino al pontificato di Giovanni XXIII il soldato del Papa si genufletteva ogni volta in cui compariva al suo cospetto. Poi arrivarono diverse modernizzazioni ma anche uno sfoltimento degli organici sino a quello attuale, con un centinaio di elementi tra capitano comandante (grado di colonnello), cappellano, 4 ufficiali, 23 sottufficiali, 70 alabardieri e 2 tamburi. Nonostante per l'arruolamento fossero necessari i requisiti di sempre (età tra i 19 e i 30 anni, altezza non inferiore al metro e 74, essere stati battezzati e cresimati, certificato di buona condotta firmato dal parroco), negli ultimi anni la crisi di vocazioni si era sempre più accentuata. La colpa? Un po’ anche degli stipendi mensili irrisori: dal milione 200 mila lire per le reclute, al milione e mezzo per gli alabardieri, ai quattro milioni più alloggio per i comandanti. Vera l'esistenza di vari "fringe benefits" tra i quali forti sconti aerei, il diritto di andare in pensione dopo soli dieci anni, la disponibilità di palestre per il tempo libero, di una taverna detta "Il Bettolino" e di una mensa ben fornita, con vivandiere le suore della Divina Provvidenza di Baldegg (anch'esse dunque svizzere doc!), ma altrettanto vero che i parametri con quanto un giovane poteva guadagnare nella Confederazione da tempo facevano sì che le domande da una parte si assottigliassero e dall'altra vedessero in lizza soprattutto ragazzi mossi dalla fede o dalla tradizione. Il vicecaporale Cédric Tornay era stato tra quelli che aveva coltivato in sé la voglia di fare la guardia del Papa, arruolandosi il primo dicembre 1994. Ed era eccolo lì, cadavere, accanto ai corpi del comandante Estermann e della moglie Glady Meza Romero.

Una suora trova i corpi della guardia svizzera Tornay e delle sue vittime. Subito un comunicato fornisce la versione dei fatti. Ma qualcosa non convince, come in molti intrighi del passato tra le mura del Vaticano.




Toccò a un suora, della quale non si saprà mai l'identità, scoprire i tre cadaveri e dare l'allarme. L'intervento per il trasporto nel vicino obitorio della chiesa di Sant'Anna sarebbe avvenuto manualmente, senza neppure adoperare i tradizionali guanti e le abituali sacche per il trasporto. E prima ancora che partissero le indagini, venne resa nota una versione ufficiale: "Da una prima sommaria ricognizione, è possibile affermare che il comandante Estermann, la moglie e il vicecaporale Tornay sono stati uccisi con un'arma da fuoco. Sotto il corpo del vicecaparale è stata trovata la pistola d'ordinanza del medesimo". Per farla breve, verso le 21 Tormay si sarebbe recato nell'appartamento del nuovo comandante della Guardia Svizzera e "in un momento di follia" avrebbe ucciso i coniugi Estermann, per poi suicidarsi. Solo un'ipotesi? Macché! Un comunicato affermava come il Vaticano avesse "la certezza morale" che i fatti si fossero svolti così.

Alois Estermann era stato promosso comandante della Guardia Svizzera appena 9 ore prima della strage. Tre morti dunque solo per un raptus del vicecaporale, frustrato per qualche mancato riconoscimento? Di certo, anche se il fattaccio s'era svolto in Vaticano e godeva di una sua extraterritorialità, quella notte tra il 4 e il 5 maggio carabinieri ed agenti del Sismi (il servizio segreto militare italiano) si attivarono per sapere cosa fosse realmente accaduto, poco convinti che la vicenda si fosse svolta proprio come accreditava la versione ufficiale. Sul corpo della Guardia Svizzera, pur glorioso e carico di storia e di allori, spesso si giungeva ormai a parlare di crisi. O quantomeno di qualche situazione di disagio sin dal 1970. Hughes de Wurstemberger, un fotografo, era riuscito a superare la selezione e ad arruolarsi per un anno con lo scopo di documentare la vita di caserma. E Bernhard Dura negli anni Ottanta aveva prolungato la ferma di due a quattro anni per poi convertirsi al protestantesimo e scrivere un libro polemico dal titolo: "Non più guardia ma cristiano". Ma gli episodi con nomi e cognomi erano isolati. E allora non restava che vedere il fenomeno anche sotto l'aspetto del costume. Lo sapevate che il termine "nostalgia", da "nostos" (ritorno) e da "algos" (dolore) era stato usato già tre secoli fa per i soldati elvetici? Aveva incominciato ad adoperarlo il 22 giugno del 1688 un giovane alsaziano, tale Johannes Hofer, studente all'Università di Basilea, nella sua "Dissertatio medica de nostalgia": veniva per l'appunto definito "nostalgia" il malessere dei soldati svizzeri che per motivi diversi si allontanavano dai loro villaggi di montagna e si mettevano a inseguire i loro sogni in una città lontana. Finché restava un sentimento dolceamaro, esso corazzava cuore e cervello di sensibilità... e rendeva dolcissimo ogni ritorno per la vacanze. Ma in qualche caso poteva trasformarsi in una vera e propria malattia, persino mortale.

Sarà comunque nostalgia, sarà malessere, sarà che ogni caserma abusa di nonnismi e goliardismi vari, sarà la vita monacale mentre davanti sfilano le tentazioni di una Roma godereccia, fatto sta che pochi anni prima a Castel Gandolfo un alabardiere ubriaco fradicio si era tuffato nudo nella fontana del Bernini, urlando un misto di insulti italiani e tedeschi. Nel 1983 due guardie, nonostante il regolamento prevedesse che dovessero indossare pantaloni lunghi anche in agosto, erano state fotografate in costume sulla terrazza della Torre di Alessandro VI. E nel 1995, per festeggiare lo scudetto della squadra di calcio del loro Cantone, una decina di guardie alticce si erano messe a sfasciare nella notte le auto parcheggiate in piazza Risorgimento. Insomma, neppure la guarnigione all'interno della cinta sembrava vaccinata a rancori e screzi, sino ad esplodere in episodi di violenza. Ma un episodio come quello dei tre morti del maggio 1998 non s'era mai verificato. Inevitabilmente le voci sul malessere superarono per la prima volta le Mura Leonine alimentando spiegazioni e racconti. Si disse, per esempio che, all'interno della guarnigione, gli alabardieri appartenevano simbolicamente a due gruppi: quelli dei "santos" (o degli "abatini", per usare il termine dei romani), i quali amavano le sane ricreazioni, lo studio, la musica classica, le passeggiate portandosi dietro il cliché di soldati modello, e quelli dei "killer", specie di Rambo che alle biblioteche preferivano le discoteche e che compensavano la rigidità dei regolamenti tuffandosi di gran lena nei piaceri della Roma by night.


Stupirsi significherebbe però essere fuori dal tempo e dimenticare vicende del passato. Semmai la tragedia del 4 maggio 1998 riapriva anche capitoli a ritroso di una Roma papale che nei secoli aveva visto anche ben altro. A ripercorrere certi fatti dalla notte dei tempi ad Ali Agca non basterebbe un'enciclopedia. Basti ricordare che nel 974, appena eletto, Bonifacio VII fece strangolare il predecessore Benedetto VI per essere detronizzato meno di un anno dopo e assassinato. Il periodo di Papa Borgia vide tra i nefandi protagonisti il figlio Cesare, il quale fece ammazzare in piazza San Pietro il marito della sorella Lucrezia e gettare nel Tevere il fratello Giovanni. Il cardinale di S. Onofrio votò in ben cinque conclavi, si vantò d'essere stato determinante nell'elezione di un paio di papi ma tutto ciò non gli impedì di fare uccidere un mastro di posta e suo padre, chiudendo gli ultimi giorni tra un carcere e un convento.

E intorno alla metà del secolo scorso, proprio in Vaticano, il cappellaio De Felici tentò di assassinare il Segretario di Stato, cardinale Antonelli. Anche il succedersi di antichi fatti di sangue e di tanti vecchi intrighi era la dimostrazione di come nulla fosse riuscito nei secoli a fermare il cammino della Chiesa di Roma, insostituibile guida per oltre un miliardo di cattolici sparsi nei cinque continenti. E che importava anche il fiorire di voci su intrighi e misteri? Proprio a vent'anni dalla scomparsa di Giovanni Paolo I, il cardinale brasiliano Aloisio Lorscheider rilanciava qualche sospetto persino sulla sua morte in un'intervista a "Trenta Giorni", il mensile diretto da Giulio Andreotti. Albino Luciani aveva regnato solo 33 giorni, dal 26 agosto al 28 settembre 1978. Le fonti ufficiali avevano dichiarato che era stato stroncato da un attacco cardiaco fulminante. Non era stata fatta l'autopsia poiché il collegio dei cardinali si era rifiutato di autorizzarla. E il Segretario di Stato Jean Villot aveva dichiarato che Luciani aveva gravi problemi di circolazione trascurati. Per il cardinale Lorscheider invece Luciani non era malato: "Lo dico con dolore: il sospetto rimane nel nostro cuore, è come un'ombra amara, un interrogativo cui non è stata data piena risposta". Ma si era anche trattato di voci, chiacchiere, indiscrezioni in libertà, sulle quali si erano succedute innanzitutto strumentalizzazioni e speculazioni che non avevano fatto inciso sul prestigio del Vaticano, né avevano intaccato la sua storia.

E quel doppio omicidio-suicidio del 4 maggio 1998 era oltretutto una storia che non c'entrava affatto con la Chiesa, con la sua struttura, con il carisma dei suoi stessi organici. Però non ci si poteva non chiedere coma mai un bravo vicecaporale, in un amen, da bravo ragazzo fosse diventato sterminatore di un bravo comandante e della sua brava moglie. Forse la causa era da identificarsi in un intreccio sentimentale? "Assolutamente da escludere - precisò ancora la versione ufficiale - Conoscevamo i coniugi Estermann: erano una coppia modello e il fatto che non avessero figli non era importante poiché entrambi si dedicavano a opere di carità. E' stato un gesto di follia, un improvviso raptus del vicecaporale Tornay". Ma ecco che Valeria, 22 anni, impiegata in uno studio grafico, ultima fidanzata del vicecaporale, non faceva che ripetere: "Cedric era così allegro, pieno di vita, rideva sempre. Non posso credere che abbia voluto uccidere". Si erano lasciati un mese prima ma erano rimasti amici. Le aveva telefonato quella mattina invitando lei e altri amici a una festa, proprio per quella sera, in camera sua, visto che una volta l'anno era permesso. Invece della festa, ecco invece una stanza del Vaticano trasformarsi in camera della morte. Ma anche per Alois Estermann e la moglie Gladys i ricordi e gli encomi si sprecavano: "Erano come due gocce d'acqua, persone insomma che avevano qualcosa in più rispetto agli altri".

Il caso viene archiviato dalla giustizia vaticana per la morte dell'omicida. La dietrologia però si scatena. Si parla di un bossolo mancante e di una lettera mai consegnata. E dell'ultima telefonata di Tornay.




Fedeltà, diligenza e riservatezza sono stati da sempre i pilastri della giustizia in Vaticano. I giudici della Santa Sede hanno continuato a prestare giuramento con un rito antico. Una vera struttura giudiziaria, modellata su quella italiana e con pochissime differenze, nacque solo all'indomani dei Patti Lateranensi nel 1929. L'assetto prevedeva un tribunale di prima istanza composto da tre giudici, competente per cause penali e civili, con la possibilità di presentare ricorso al Tribunale della Rota. Fu Pio XII che nel 1946 modificò l'assetto istituendo la figura del Giudice Unico e aggiungendo una Corte d'Appello e una Cassazione di soli cardinali. Poi nel 1987 il segretario di Stato Agostino Casaroli fece aggiornare lo schema, specificando per esempio che il Giudice Unico, nominato dal Papa, deve essere cittadino vaticano. E il segreto d'ufficio restava tra i cardini di quel giuramento.

Circa i "tre morti in Vaticano", il 5 febbraio 1999, il Giudice Istruttore del Tribunale dispose "l'archiviazione degli atti" , accogliendo quindi la tesi del Promotore di Giustizia il quale aveva chiesto " il non doversi procedere l'azione penale" poiché era giunto alla conclusione che i coniugi Esterman erano rimasti uccisi dal vicecaporale Cèdric Tornay, il quale subito dopo si era tolto la vita. E per dimostrare come l'indagine fosse stata svolta con rigore e pignoleria, venne sottolineato come prima del verdetto di archiviazione fossero stati portati a termini numerosi atti, tra cui "dieci perizie necroscopiche, anatomo-istopatologiche, tossicologiche, balistiche, grafiche e tecnico-telefoniche affidate a illustri specialisti; cinque rapporti di polizia giudiziaria affidati all'ispettore generale del Corpo di Vigilanza; trentotto audizioni di persone informate sui fatti; numerose richieste di informazioni e rapporti a uffici pubblici dello Stato della Città del Vaticano e della Conferenza episcopale svizzera, nonché diversi servizi fotografici e rilievi tecnici".

Caso chiuso dunque? Per le cronache sì. Per la dietrologia invece tanti strascichi mai cancellati, al punto che le "Kaos Edizioni" subito dopo l'archiviazione ci hanno anche fatto un libro dal titolo "Bugie di sangue in Vaticano - Il triplice delitto della Guardia Svizzera", a firma di un gruppo di ecclesiastici e di laici, racchiusi dalla sigla "Discepoli di verità", i quali - secondo una nota di precisazione - hanno ritenuto di non poter più avallare, con il loro silenzio la verità ufficiale", muovendosi "in quanto credenti e secondo l'imperativo dell'Ottavo Comandamento". Ma al di là dello stesso libro-dossier, molti dubbi e interrogativi hanno continuato a rincorrersi dalla stessa sera della tragedia. Per esempio: se la pistola d'ordinanza del vicecaporale sparò cinque colpi, come mai nella stanza vennero trovati quattro bossoli? E se fosse vero che al momento degli spari il comandante Estermann stava parlando al telefono con qualcuno, chi era e che incarico ricopriva questo presunto "testimone acustico"? L'ufficiale sarebbe stato colpito da due proiettili, la moglie da uno solo. E il vicecaporale si sarebbe poi sparato con un colpo in bocca. Ma ammesso che i colpi dunque furono effettivamente quattro e non cinque, come mai il corpo dell'omicida-suicida sarebbe stramazzato a terra bocconi sulla pistola nel frattempo caduta? Insomma, non sarebbe stato più plausibile che stramazzasse all'indietro anziché in avanti?

In Svizzera, una delle prime reazioni di Mèlinda Tornay, sorella del vicecaporale, si rivelò improntata a toni di questo tipo: "Penso che il Vaticano non ci dirà mai tutta la verità. I giornali parlano di una lettera che Cèdric ci avrebbe scritto per spiegare tutto, ma noi familiari questa lettera non l'abbiamo mai vista, non ne sappiamo niente, nessuno ci dice niente. Noi vogliamo vedere questa lettera...Abbiamo sentito dalla radio che è stata organizzata per le prossime ore una cerimonia funebre, ma nessuno da Roma ci ha avvertiti...".

Le esequie dei due coniugi si tennero la mattina del 6 maggio nella chiesa dei santi Martino e Sebastiano. Il giorno dopo, per il rito funebre del vicecaporale, il colonnello Roland Buchs, fatto tornare in Vaticano per prendere ad interim il comando delle Guardie Svizzere, ordinò che la salma venisse vestita con l'alta uniforme e che le venissero resi gli onori militari da un picchetto di 40 alabardieri. Ma Cèdric Tornay era ritenuto assassino-suicida, insomma quasi un traditore in quanto soldato, forse dunque il colonnello Buchs era tra quelli che restavano scettici davanti alla "verità" diffusa dai comunicati ufficiali? E alla fine le tre bare non solo finirono per trovarsi nella stessa camera ardente, ma Muguette Baudat, cioè la madre del vicecaporale, gli anziani genitori del colonnello Estermann e una sorella della moglie, prima si scambiarono un segno di pace, poi si abbracciarono. Solo un perdono cristiano oppure anche tra di loro non c'era l'effettiva convinzione che la vicenda si fosse svolta così come veniva accreditata?

Muguette Baudat sin dal primo momento non accettò l'ipotesi che il figlio potesse aver sparato per certe punizioni che gli erano state inflitte dal comandante, che ai suoi occhi si sarebbe reso anche colpevole di avergli negato una medaglia al merito. E arrivava ad arrabbiarsi non appena si chiamavano in causa affaticamento e stress. Giurava che quel giorno il figlio era serenissimo, che al telefono le aveva comunicato d'aver trovato un posto in una banca svizzera, che la notizia della sparatoria l'aveva dunque lasciata letteralmente senza parole, che dal Vaticano le era giunto l'invito a non recarsi a Roma per vedere la salma perché il colpo alla bocca l'aveva ridotta in uno stato pietoso, che alle sue insistenze avevano evocato il troppo caldo e lo stato di decomposizione come se lei non sapesse dell'esistenza delle celle frigorifere e davanti alla sua irremovibilità si era giunti a dirle che gli alberghi erano pieni e che era praticamente impossibile trovarle un posto...

E invece, cocciuta e irremovibile, eccola a Roma. Durante la funzione, sulla soglia sarebbe stato visto un affranto sacerdote francese, tale "padre Ivano", presunto padre spirituale del vicecaporale, il quale avrebbe detto a un giornalista che intorno alle 20.30 di quel tragico 4 maggio la segreteria telefonica del suo cellulare aveva registrato la voce di Tornay che gli chiedeva una sorta di aiuto, senza però specificarne il motivo. A suo avviso insomma anche il vicecaporale sarebbe caduto in una trappola e ora pure lui, in quanto latore di questo sospetto, correva grave pericolo. Solo disinformazione quella di "padre Ivano" con inevitabile riflesso di paura sulla sua incolumità?

Tra le voci c'era però anche quella secondo cui non erano mancati ostacoli alla promozione di Estermann a comandante delle Guardie Svizzere. Semplice il motivo:l'ufficiale era ben visto dall'Opus Dei. Il fatto dunque che salisse al vertice di quanti controllavano il Palazzo apostolico e seguivano tutti i movimenti del Santo Padre, poteva tradursi in un'ulteriore crescita del potere dell'Opus Dei all'interno del Vaticano. Ma ad accrescere l'atmosfera di suspence c'era anche dell'altro. Per esempio, mentre nella cittadella pontificia si celebravano i funerali, in Germania il quotidiano "Berliner Kurier" usciva con una notizia che aveva del sensazionale: Alois Estermann, forse coperto dal nome in codice "Werder", sarebbe stato un informatore della Stasi, la polizia segreta della ex Germania dell'Est! Subito sdegnata e vibrante la reazione della Santa Sede: "Sono tutte bugie. E' un'assoluta falsità che non merita neppure di essere presa in considerazione".

Che in effetti si trattasse di una bufala fu convinzione generale e non ebbe alcuna eco. Solo l'ammiraglio Fulvio Martini, capo del Sismi dal 1984 al 1990, parlò di "ipotesi possibile" e spiegò che "in quegli anni i servizi segreti di Germania Est, Polonia e Cecoslovacchia erano interessatissimi a tutto quello che succedeva in Vaticano". E il Sismi sapeva "che il Vaticano sospettava la presenza di una spia al proprio interno". Il che non voleva però affatto dire che si trattasse di Estermann, ritenuto da sempre devoto alla Santa Sede e per sua natura estraneo a ruoli ambigui di doppiogiochismo. Comunque in molti ambienti italiani l'ipotesi che l'integerrimo Estermann potesse essere stato vittima di "un complotto" per mantenere inalterati equilibri di potere che correvano il rischio di essere minati dalla sua nomina a comandante delle Guardie Svizzere, ricorse in ripetute occasioni.

E venne anche alimentata dalla stessa Muguette Baudat, convinta che il figlio, forse di guardia alla stanza dei due coniugi, potesse essere rimasto vittima incolpevole e occasionale di vero e proprio "complotto" contro il comandante. Cosicché l'archiviazione del "caso" da parte degli inquirenti della cittadella pontificia non solo suscitò nella donna molto malumore, ma la indusse a rilanciare la possibilità di controperizie e a parlare di due "importantissimi documenti" che aveva messo al sicuro in banca. Insomma, secondo la donna "in Vaticano c'è qualcuno in grado di spiegare la verità sulla strage ma questo qualcuno è scomparso": ecco il perché,a suo dire, di pressioni e avvertimenti per indurla a tacere. Anche qui solo l'esasperazione del dolore di una madre? Ecco infatti la replica del Vaticano: "Comprendiamo il dolore della madre, ma le risultanze dell'inchiesta sono quelle che sapete. I fatti sono stati accertati,la realtà non si può cancellare. Il suo dolore è comprensibile e va rispettato, così come va rispettato il dolore molto silenzioso e molto dignitoso delle famiglie dei coniugi Estermann......"

La famiglia Estermann chiede la fine delle voci e il rispetto del loro dolore. Per un altro mistero irrisolto. Anche se qualcuno dice ancora che il killer, Cedric Tornay, era stato appositamente "suicidato".




L'archiviazione ufficiale dell'inchiesta portò le famiglie Estermann e Meza Romero a rivolgersi ai mezzi di comunicazione affinché venisse rispettato il loro dolore, rifiutando di polemizzare "con quanti hanno lanciato una valanga di insinuazioni infamanti e di calunnie, il cui risultato è stato solo di creare una grave confusione nell'opinione pubblica e soprattutto di rendere ancor più profonda la nostra sofferenza". E l'appello offriva anche l'occasione per respingere "categoricamente le informazioni apparse su aspetti morali della vita" dei due coniugi e per rifiutare " i minimi sospetti su presunte ipotesi o fomentate storie d'amore o di spionaggio con le quali si è voluto macchiare Alois Estermann, impegnato solo nel servizio della Chiesa e nel compimento fedele della sua missione, vissuta come vocazione...". Insomma, "con informazioni capovolte o inventate si riesce solo a sconvolgere la società. Rafforzando al tempo stesso un mercantilismo scandaloso e dando luogo a manifestazioni di pessimo gusto, poiché si trae profitto dalla morte di persone oneste e degne". E lasciando intravedere "una realtà nascosta all'interno di alcune ipotesi", le famiglie sottolineavano che "l'unico obiettivo è colpire non solo le persone, ma anche la Chiesa cattolica e le sue istituzioni...". E nell'uscire definitivamente di scena, chiedevano con fermezza "che tacciano una volta per tutte le voci prive di scrupoli che invece di ridare speranza, desiderio di vivere e di lottare, non fanno che seminare depressione, delusione, sfiducia e tristezza".

Atteggiamento comprensibile nel respingere voci e calunnie. Non solo: parole pronunciate con grande coerenza, evidente sincerità e assoluta buonafede da parte due famiglie irreprensibili che si erano viste colpire nei loro affetti e per le quali ogni voce e ogni brandello di ipotesi al di fuori della ricostruzione e delle conclusioni cui era pervenuta l'inchiesta, non faceva che provocare in loro ulteriore dolore. Ma ognuno doveva pur fare il suo mestiere. E allora come non vedere in quei tre morti in Vaticano qualcosa che comunque sfuggiva alla logica e che si trascinava dietro più di un velo di mistero?

D'altronde Alois Estermann non era una guardia svizzera qualsiasi, era appena diventato il comandante del Corpo. E non solo aveva seguito tutti i viaggi del Pontefice, ma quel 13 maggio 1981, quando Giovanni Paolo II era stato ferito da Alì Agca in piazza San Pietro, i giornali lo avevano accomunato tra gli "eroi" che si erano catapultati verso la jeep, pronti a far scudo contro quel presunto e misterioso commando di attentatori. E di quel pomeriggio intorno alle 17 era rimasta anche una foto che per l'appunto ritraeva Estermann accanto al Pontefice ferito. Il 27 ottobre 1982 ecco la promozione a capitano. E nell'aprile 1983 quella a maggiore, con la dispensa a potersi sposare, pur non avendo ancora ultimato i cinque anni di servizio richiesti dal regolamento. Il rito civile era stato celebrato il 7 marzo 1984 a Urica, in Venezuela, ma quello religioso due mesi prima aveva avuto l'imprimatur a Roma nientemeno che del vescovo venezuelano Josè Rosalio Castillo Lara, in piena scalata di potere, ritenuto in buoni contatti per ragioni di apostolato con alcune logge massoniche, impegnatissimo altresì nella carica di Pro-presidente della Pontifica commissione per le revisione del Codice di Diritto Canonico. Sarebbe infine persino puerile dimenticare che erano gli anni in cui le finanze vaticane, dopo la "cura Sindona" erano passate alla "cura Calvi" e che c'erano già tutte le avvisaglie di quel crack, ben oltre lo stesso Ior-Ambrosiano, in cui si sarebbe contata una voragine di quasi 4 mila miliardi di lire.

Al di là dunque della straordinaria bravura, delle ottime referenze e del comportamento cristallino di Alois Estermann, chi può escludere che proprio da uomo ligio ai regolamenti, avesse incominciato ad annusare o fors'anche a respirare un'atmosfera che non lo lasciava proprio tranquillo? E possiamo mai credere che non conobbe personaggi potenti come monsignor Marcinkus? Vero che in quel 1998 in cui Estermann avrebbe assunto il comando delle Guardie Svizzere quelle nubi addensatesi sul Vaticano intorno agli anni Ottanta si erano completamente dissolte, ma è altrettanto vero che a Estermann era stato comunque impossibile non intravederne e leggerne alcune anche nei periodi in cui era stato prima capitano, quindi maggiore, infine sposo felice. E poi forse che, anche sul fronte estero, i coniugi Estermann non avevano avuto modo di intrattenere ottimi rapporti politico-finanziari, diplomatico-militari per esempio in Austria, in Liechtenstein (con i membri della famiglia regnante, molto vicina all'Opus Dei), in Svizzera, in Francia, in Germania? E quale ufficiale della Guardia Svizzera, forse che non era routine, anche per sacrosante ragioni di servizio e di immagine, incontrare periodicamente addetti militari di varie ambasciate estere in Italia?

Tra i particolari apparentemente insignificanti ma strategicamente interessanti, non dimentichiamone però uno: i coniugi Estermann crebbero in splendore e considerazione tra le mura vaticane e altrove sino a quando il loro padre putativo e padrino monsignor Rosalio Castilio Lara (ottenne poi la porpora nel 1985) incalzò in potere diventando uno dei pupilli dell'allora Segretario di Stato cardinale Agostino Casaroli e impadronendosi delle maggiori leve amministrative della cittadella pontificia. E poiché la scalata di Castilio Lara fu consistente e prolungata con incarichi vari (membro della Segnatura apostolica, presidente dell'Amministrazione del patrimonio e in sostanza "ministro del Tesoro" e capo supremo di tutte le finanze vaticane), di riflesso i coniugi Estermann, i quali comunque sfoggiavano vera bravura, intelligenza e tanto savoir faire, vissero anni splendidi e sereni, dedicandosi oltretutto a molte iniziative di solidarietà e cultura. Ma non appena la stella di Sua Eminenza Castilio Lara incominciò a declinare già con l'avvento del cardinale Angelo Sodano alla Segreteria di Stato, anche i coniugi Estermann sembrarono trovarsi senza santo protettore. Però l'ufficiale aveva ormai altri appoggi solidi. E comunque, a dar retta a quanto si raccontava, c'era sempre l'Opus Dei che lo sponsorizzava quale nuovo comandante delle Guardie Svizzere. Che poteva lui saperne di eventuali scontri di potere pronti a scatenarsi al di fuori delle Sacre Mura per invisibili motivi strategici? E perché anche l'Opus Dei, pur così ricca di storia e di benemerenze, non doveva dunque avere i suoi avversari, ai quali non era certo gradito vedere quell'uomo "primo guardiano" del Soglio Pontificio?

Sicuramente è stata solo una dannata coincidenza, ma occhio alle date: il 4 settembre 1997 il cardinale Lara, raggiunti i 75 anni d'età, si congedò dalla Santa Sede. E poiché non risultò che avesse ottenuto, o quanto meno avesse chiesto proroghe di sorta, a novembre se ne tornò in Venezuela. Il 4 maggio 1998, la strage in Vaticano, i tre morti. Abbiamo visto in che scenario, ma relativamente ai numeri, e per l'appunto alle coincidenze, la morte di Alois Estermann avveniva nove ore dopo essere stato nominato comandante e sei mesi dopo la partenza per Caracas del suo patron con la porpora, il quale era rimasto così legato alla coppia da richiederne immediatamente il trasporto e il seppellimento delle salme in Venezuela. Quel 4 maggio l'ufficiale non aveva certo l'aria di uno che doveva morire. Due giorni prima si era recato "Da Andrea" in via Plauto, il suo barbiere, manifestando la propria soddisfazione per la nomina, poi aveva pranzato "Da Marcello", in via di Borgo Pio ed era sereno e rilassato. E la stessa sera del 4 i due coniugi avevano stabilito di cenare con amici e parenti all'Hotel Columbus, di via della Conciliazione. Li aspettavano alle 21. Ma non sarebbero mai arrivati. Il vicecaporale Cèdric Tornay era di guardia in servizio straordinario nell'androne d'ingresso della palazzina vaticana, dov'era riunito uno dei Gruppi di lavoro linguistici del Sinodo dei vescovi. Il piantonamento sarebbe dovuto terminare intorno alle 19. Ma dopo?

Nel dossier "Bugie di sangue in Vaticano" dei cosiddetti "Discepoli di Verità" si legge testualmente: "In Vaticano c'è chi sostiene che il vicecaporale Tornay sarebbe stato aggredito alla fine del servizio, pochi minuti prima delle 19 e trascinato in divisa e armato della pistola d'ordinanza, in quello scantinato nel quale gli aggressori erano penetrati dall'accesso situato verso la Porta di Sant'Anna. Tornay sarebbe poi stato "suicidato" nel locale sotterraneo con una pistola silenziata calibro 7. E la sua arma di ordinanza utilizzata per uccidere i coniugi Estermann nel loro appartamento. Successivamente il corpo di Tornay sarebbe stato trasportato nell'abitazione degli Estermann per allestire la messinscena dell'omicidio-suicidio. I killer avrebbero poi lasciato lo stabile attraverso il locale sotterraneo. Le due testimonianze di un sergente e di un caporale senza nome secondo le quali Cèdric Tornay sarebbe stato visto intorno alle 20,59 in abiti civili recarsi verso la palazzina, sarebbero fasulle. Né risulta che l'inchiesta vaticana abbia effettuato alcun tipo di rilevamento investigativo all'interno dello scantinato dell'edificio....". E ancora: "In Vaticano si mormora che Alois e Gladys Estermann e Cèdric Tornay la sera del 4 maggio 1998 sono stati uccisi da un commando formato da un killer spalleggiato da due complici. Si dice che qualcuno il commando l'ha visto, ma non lo testimonierà mai". Insomma, ecco il vicecaporale nel ruolo di "ideale copertura" per addossargli il duplice omicidio e impedire indagini a vasto raggio. Ma andò così? Sappiamo che l'inchiesta ufficiale ha escluso categoricamente ogni intervento di esterni. E sappiamo a quali conclusioni è arrivata ribadendo l'assoluta certezza che si è trattato di duplice omicidio e di suicidio senza contorno di altri retroscena. Ma al di là dell'archiviazione argomentata in corposi documenti, come pensare che, trattandosi di tre morti senza testimoni, si dissolvessero del tutto certe voci e che sull'intera vicenda non sopravvivessero almeno sprazzi di mistero?





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I RAPPORTI INTERNAZIONALI
by Autore (Obbligatorio) Monday, Aug. 16, 2004 at 6:41 PM mail:

Lo studio dei rapporti internazionali della Loggia P2 e dell'attività di Licio Gelli in tale contesto non può che essere di circoscritte dimensioni in considerazione della difficoltà, per non dire della impossibilità, per la Commissione, di indagare su queste situazioni che trovano sviluppo al di fuori delle frontiere nazionali. Né si può sottacere che la presenza di Licio Gelli in paesi stranieri non ha lasciato praticamente traccia, con riferimento evidentemente al periodo antecedente al sequestro di Castiglion Fibocchi, presso gli archivi delle nostre ambasciate, nonostante di essa esistano numerose ed autorevoli testimonianze che tutte convergono ad indicare l'intrinseca dimestichezza di questo cittadino italiano con personaggi stranieri di altissimo livello politico.
Muovendo da queste premesse, la Commissione è in grado di affermare, in base ai documenti ed alle testimonianze in suo possesso, che il rilievo dell'attività internazionale del Maestro Venerabile è di segno certamente non inferiore a quello della sua presenza italiana, anche se l'analisi di questo versante della sua personalità non può essere in pari modo approfondito per le oggettive ragioni già indicate.
Si pone in primo luogo, come dato di sicura constatazione, che Licio Gelli pervenne ad inserire l'organizzazione da lui guidata in più ampio contesto organizzativo di respiro internazionale.
Rilievo questo che si pone del resto in armonia con la natura in certo qual senso internazionale della massoneria, la quale, come abbiamo già rilevato, aspira a porsi e concretamente si muove come un'organizzazione che, assumendo a sua base premesse filosofiche di portata generale, tende a stabilire legami fra gli affiliati che travalicano le frontiere. Nell'ambito di questa dimensione
sovranazionale, Licio Gelli appare interessato a due iniziative la cui esistenza è documentata in modo certo. La prima è la cosiddetta Loggia di Montecarlo, per la cui esistenza la Commissione è in possesso di scarsi, ma inequivocabili elementi documentali. E’ agli atti un modulo di iscrizione (le indicazioni sono in tre lingue e cioè nell'ordine: inglese, francese ed italiano), per un Comitato esecutivo massonico che aveva sede nel Principato di Monaco e che dal contestuale riepilogo delle finalità associative risulta porsi come una sorta di organizzazione di livello superiore rispetto alle tradizionali strutture massoniche. La finalità reale dell'organismo traspare dal documento, pur condito dagli abituali generici richiami a superiori motivazioni, nel quale è dato leggere: "...scopo è quello di realizzare...una forza di governo universale..." ed ancora: "...La Massoneria è l'organismo più qualificato a governare, perciò se non governa manca alla sua vera ragion d'essere...".
Schede di iscrizione già compilate e corrispondenza agli atti dimostrano che il Comitato di Montecarlo ebbe pratica attuazione, superando la fase progettuale; ma non ci è dato di sapere quale consistenza esso venne a raggiungere. In sede interpretativa si può affermare che esso si pose certamente come un momento qualificante dell'operazione piduista; e particolare interesse suscita la circostanza che ad esso Licio Gelli pose mano in quel periodo, alla fine degli anni Settanta, che abbiamo indicato come contrassegnato da un inizio di incrinamento del potere del Venerabile Maestro. In questa prospettiva l'iniziativa di creare una organizzazione posta a ridosso dei confini nazionali, ma al di fuori della portata delle autorità italiane, potrebbe inserirsi come
elemento di arricchimento e conferma al quadro delineato.
Altra iniziativa di respiro internazionale è quella dell'ONPAM, una istituzione a carattere sovranazionale rivolta con particolare riferimento ai paesi dell'America latina, la cui esistenza è documentata in modo certo e il cui significato appare, allo stato degli atti, ancor più difficile da interpretare.
La Commissione è in possesso di una tessera intestata a Roberto Calvi, rilasciata nel 1975 e sottoscritta da Licio Gelli in qualità di Segretario. Si ha inoltre notizia che al Gamberini era stato affidato il compito di tenere i contatti tra l'organizzazione ed il Grande Oriente. Risulta che di questa organizzazione esiste ampia documentazione nel materiale sequestrato presso la villa uruguaiana di Licio Gelli e certo la sua conoscenza aprirebbe squarci di notevole interesse su tutta la vicenda della Loggia P2, la cui dimensione internazionale, una volta conosciuta in modo meno sommario, consentirebbe una valutazione più completa del valore politico di questa organizzazione, che del resto era stato intuito dall'ispettore Santillo nella sua terza nota informativa.
Appare infine dalla documentazione che il Venerabile della Loggia P2 godeva egli stesso di un prestigio internazionale proprio nell'ambiente massonico. Non solo egli era infatti tramite dei rapporti tra la massoneria italiana e quella argentina, ma già nel
1968 appare accreditato presso il Grande Oriente quale garante di amicizia di una loggia estera, elemento questo che conferma la precocità della carriera massonica di Licio Gelli, ampiamente analizzata nel capitolo primo.
L'attività personale di Licio Gelli del resto appare sicuramente documentata come ampiamente proiettata fuori dell'Italia, attraverso una fitta rete di contatti, anche esterni alla massoneria, tutti di alto livello per il rango delle personalità con le quali il Venerabile intratteneva rapporti. In questo senso l'epistolario rinvenuto apre uno spaccato, parziale ma efficace, delle relazioni che Licio Gelli
intratteneva con un’opera di continuo contatto e costante aggiornamento; ne emerge il ritratto di un accorto professionista nell'arte dei rapporti sociali, comunque non certo confinabile all'interpretazione di uno spregiudicato arrampicatore sociale, come dal tono generale delle lettere si evince in modo non equivoco.
L'ambito di interessi di Licio Gelli appare in questo panorama rivolto eminentemente ai paesi d'oltre Atlantico. Sicure e documentate sono le relazioni di Gelli con i paesi del Sudamerica ed in particolare l'Argentina, paese nel quale egli era in relazione con l'ammiraglio Massera, ma soprattutto con Peron e il suo entourage, nel quale grande rilievo aveva Lopez Rega, interessato
anch'egli alla iniziativa dell'ONPAM.
Giancarlo Elia Valori(1), iscritto alla Loggia P2 e da questa espulso, ha testimoniato di aver ricevuto una confidenza del Presidente Frondizi, che si domandava quale ruolo un privato cittadino svolgesse per i Servizi segreti italiani ed argentini. In proposito di estremo interesse è la deposizione del generale Grassini, Direttore del SISDE, il quale davanti alla Commissione ha dichiarato: "...Non avevamo nessun rapporto con i Servizi dell'America latina...Sapendo bene che Gelli aveva grandissime possibilità per quanto riguarda l'Argentina, gli chiesi se mi poteva mettere in contatto con gli argentini. Egli aderì a questa richiesta e l'indomani mattina puntualmente il Capo del Servizio argentino in Italia, all'Ambasciata argentina in Italia, si presentò nel mio ufficio, dicendosi pronto a
collaborare per qualsiasi cosa. Da quel momento nacque un contatto perenne e continuo tra il nostro Servizio e il Servizio argentino, che si impegnò anche a fare da tramite tra noi ed i Servizi degli altri paesi dell'America latina dove erano stati segnalati dei fuoriusciti, fu impostato quindi un sistema idoneo per la ricerca di questi fuoriusciti".
Si ricorda al proposito che Gelli ricopriva un incarico ufficiale presso l'Ambasciata argentina in Italia in qualità di consigliere economico e in tale veste intratteneva rapporti con autorità italiane, in particolare in occasione di visite di Stato.
Altra importante direttrice degli interessi di Licio Gelli è costituita dagli Stati Uniti, per ì quali appare accertato un solido legame con Philip Guarino in relazione alla vicenda Sindona. Gelli si mette a disposizione di Guarino, membro del comitato organizzatore della campagna elettorale del Presidente Reagan, e da questi viene invitato all'insediamento del nuovo Presidente americano.
Certo è che, come la vicenda degli affidavit raccolti in favore di Sindona ampiamente dimostra, Licio Gelli era in contatto con gli ambienti politici e finanziari che costituivano il retroterra del finanziere siciliano con una rete di rapporti di livello altamente qualificato.
La componente affaristica, assolutamente da non sottovalutare nella interpretazione del personaggio Gelli, non gli impediva peraltro di avere contatti con la Romania, paese con il quale l'azienda di Gelli aveva instaurato un importante rapporto di collaborazione produttiva.
Gli elementi esposti, pur nella loro sommarietà, consentono alla Commissione di affermare che la dimensione del personaggio Gelli, sotto il profilo indagato, è certamente di peso non minore rispetto a quello pure rilevante già documentato con riferimento al nostro Paese. Se l'articolazione dei rapporti e delle conoscenze è necessariamente conosciuta, allo stato degli atti, in modo sommario, quello che appare sicuro in questo contesto è non solo il rilievo assunto dal Venerabile della Loggia P2, ma soprattutto, oltre la dimensione affaristica pur rilevante, il valore politico indubitabile che le relazioni intrattenute denunciano.

NOTE:

Uscito indenne dalla tempesta della P2, ricoprirà incarichi importanti nell’amministrazione pubblica, fino a diventare presidente della Società Autostrade. (La nota è nostra)

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1973
by compagno scapestrato Monday, Aug. 16, 2004 at 6:43 PM mail:

1973

Febbraio Isabelita Peron e Lopez Rega sono in visita in Italia per favorire il ritorno di Peron in Argentina. Si incontrano con Giancarlo Elia Valori e Licio Gelli. Impegnati nel perorare la causa è anche l'estrema destra, in particolare l'ex segretario del PNF, Carlo Scorza e Claudio Mutti
3 Febbraio Nuove nomine ai vertici delle forze dell'ordine: Efisio Zanda Loy è il nuovo capo della polizia e Enrico Mino è il nuovo comandante dei carabinieri
Marzo Vengono riunificate le due osservanze massoniche italiane, quella di Palazzo Giustiniani e quella di Piazza del Gesù che erano separate da 65 anni.

Brano tratto dal libro di Roberto Fabiani, "I Massoni in Italia"

La Gran Loggia d'Italia ci scrive..

12 Marzo Peron, dopo la vittoria del suo partito alle elezioni rientra dall'esilio. I militari vengono convinti della necessità dell'operazione da Carlos Suarez Mason, iscritto alla loggia P2 di Licio Gelli, capo del I corpo di armata e comandante del distretto militare di Buenos Aires
7 Aprile Nico Azzi, iscritto al MSI, rimane ferito per l'esplosione di un detonatore mentre sta innescando una bomba ad alto potenziale in una toilette del treno Torino-Roma. Le successive indagini porteranno alla condanna per strage di un gruppo di neonazisti di Milano che pubblica il giornale "La Fenice" (vicino alle posizioni di Ordine Nuovo, da poco rientrato nel MSI), di cui era leader Giancarlo Rognoni
12 Aprile Durante una manifestazione neofascista, due iscritti al MSI, Vittorio Loi e Maurizio Murelli lanciano bombe a mano SRCM contro la polizia e uccidono l'agente Antonio Marino
13 Aprile Fallisce, a causa di un incidente, un tentativo di strage sul diretto Torino-Roma. Dell'attentato avrebbe dovuto essere incolpata la sinistra rivoluzionaria (erano già pronti i volantini di rivendicazione), ma i veri autori vengono identificati e risultano iscritti al MSI
14 Aprile Vittorio Loi, nel corso di un interrogatorio confessa l'esistenza di un piano preordinato per creare disordini e fa i nomi degli organizzatori, successivamente però ritratta tutto
15 Aprile Il presidente del Consiglio, Andreotti parte per un lungo viaggio negli USA e in Giappone. A New York elogia Michele Sindona, definendolo "salvatore della lira"
26 Aprile Muore il generale De Lorenzo
27 Aprile Affidata al giudice istruttore Guido Salvini, per individuare i mandanti e sulle provenienza delle bombe a mano SRCM lanciate contro la polizia da Vittorio Loi e Maurizio Murelli nella manifestazione del 12/4/1973.
15 Maggio Avvisi di garanzia per Guido Giannettini e Guido Paglia, giornalisti di destra rientrati nelle indagini su piazza Fontana. Il primo si rivelerà un agente del SID
17 Maggio Gianfranco Bertoli , sedicente anarchico (in realtà ha fatto parte dell'organizzazione Pace e Libertà e fa parte di Gladio) proveniente da Israele, compie una strage davanti alla questura di Milano nell'anniversario dell'uccisione del commissario Calabresi, lanciando una bomba a mano sulla folla che esce da una cerimonia presieduta dal ministro dell'interno Rumor, Il bilancio è di 4 morti e 52 feriti

Michele Sindona tenta di aumentare il capitale della Finambro da un milione a 160 miliardi, ma l'operazione viene bloccata dall'opposizione del ministro La Malfa e di molti finanzieri di area laica. E' l'inizio della fine di Sindona

11 Luglio Scoperti 11 chili di dinamite su un binario ferroviario, nei pressi di Nuoro, poco prima del passaggio di un treno di pendolari
5 Settembre Guido Giannettini e Massimiliano Fachini vengono incriminati per la strage di Piazza Fontana
Ottobre Viene scoperta l'organizzazione segreta della Rosa dei Venti, che punta ad attuare un colpo di stato in 6 fasi di cui la quarta è rappresentata dall'intervento militare e la quinta dalla fucilazione di alcuni ministri, parlamentari socialisti e comunisti, dirigenti della sinistra, vecchi comandanti partigiani, in tutto 1.624 persone, è programmato inoltre l'avvelenamento di acquedotti con uranio radioattivo. Secondo una confessione raccolta dai magistrati la Rosa dei Venti è composta da 20 organizzazioni fasciste e gruppi clandestini di militari e al suo vertice ci sono ben 87 ufficiali superiori, rappresentanti tutti i corpi militari e tutti i servizi di sicurezza italiani. Dell'organizzazione risulta far parte anche Gianfranco Bertoli
1 Ottobre Undici candelotti di dinamite vengono scoperti sotto un ponte della ferrovia Napoli-Roma
12 Novembre Primi arresti, a La Spezia e a Padova, che porteranno alla scoperta della organizzazione neofascista "Rosa dei Venti". Le indagini del giudice Tamburrino, dimostreranno che la Rosa dei Venti è un'organizzazione foraggiata dal SID e in contatto, con strutture della Nato
21 Novembre Clemente Graziani ed altri 29 aderenti ad Ordine Nuovo vengono condannati per ricostituzione del partito fascista. Viene decretato lo scioglimento dell'organizzazione fondata da Pino Rauti
23 Novembre Precipita, vicino a Porto Marghera, a causa di un attentato l'aereo "Argo 16", usato da Gladio per i trasferimenti a Capomarrargio, dove i gladiatori ricevono addestramento militare. Le ipotesi formulate dal giudice Mastelloni, a cui è affidata l'inchiesta sono due: 1) una vendetta del MOSSAD (servizio segreto israeliano), perché l'aereo aveva trasportato dei palestinesi liberati dalla magistratura italiana. 2) un avvertimento dei membri di Gladio nel momento in cui il gen. Serravalle stava tentando di disarmare l'organizzazione
Dicembre Viene decretato lo scioglimento di Ordine Nuovo
17 Dicembre Da un inchiesta sulle intercettazioni telefoniche attuate illegalmente risulta che sono oltre 2.000 le linee poste sotto controllo

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MA LO SCANDALO E' UN ALTRO
by pugno chiuso Monday, Aug. 16, 2004 at 7:33 PM mail:

20 MARZO - I giudici della Corte di Assise d'Appello di Catanzaro assolve dal reato di strage - per insufficienza di prove- tutti gli imputati maggiori dell'attentato di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 a Milano che causò la morte di 16 persone; Franco Freda e Giovanni Ventura sono condannati a 15 anni (3 condonati) di reclusione solo per associazione sovversiva.

MA LO SCANDALO E' UN ALTRO

L'Italia che conta, trema. Si parla già da mesi dei 500 grandi esportatori di valuta, ed ecco spuntare i 962 iscritti alla fantomatica P2.

Tutto inizia il 17 marzo di quest'anno.

Da notare che negli Stati Uniti al giuramento del nuovo Presidente Reagan, invitato e presente c'è un personaggio italiano: Licio Gelli.
Mentre in Italia si sta indagando sul dissesto Sindona-Ambrosiano-Calvi

"Arezzo, 17 marzo 1981- La villa di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi in provincia di Arezzo è stata perquisita dai carabinieri per ordine dei magistrati milanesi Gherardo Colombo e Giuliano Turone. Sembra che si sia trovata, fra l'altro, una lista di 962 iscritti alla loggia, denominata P2, di cui Licio Gelli è "maestro venerabile" (Comunic. Ansa del 17 marzo 1981, ore 12,18)

"6 MAGGIO 1981 - Roma - La sede della massoneria italiana a Palazzo Giustiniani è stata perquisita per ordine della magistratura romana. L'operazione è stata compiuta dai carabinieri, che per tutta la notte scorsa, sotto la direzione del sostituto procuratore DOMENICO SICA, hanno esaminato numerosi carteggi e il contenuto di tutti gli archivi". ( Ib. ore 13,27).
Al centro dell'inchiesta c'è l'attività della Loggia P2, il cui capo è LICIO GELLI. Il suo nome è balzato più colte in questi ultimi tempi alla ribalta della cronaca. Ciò ha indotto il procuratore Achille Gallucci ad ordinare l'apertura di un'inchiesta che comunque non interferirà sui procedimenti che su Gelli sono in corso da tempo in altre città italiane. La procura vuole accertare la fondatezza delle numerose accuse che in questi ultimi tempi sono state rivolte da quotidiani e settimanali alla Loggia P2, della quale farebbero parte personaggi di primo piano della vita nazionale" ( Ib. ore 16,30).

"21 MAGGIO 1981 - ROMA - L'ufficio stampa della presidenza del consiglio dei ministri ha distribuito in serata l'elenco dei nomi degli iscritti alla P2. Si tratta di fotocopie. Ogni nome è preceduto da un numero di fascicolo e da un numero di gruppo; segue un "codice", al quale talvolta segue il numero della tessera e un appunto relativo alle quote sociali". (Ib. ore 00,22)
Nella lista ci sono 52 alti ufficiali dei carabinieri, 50 dell'esercito, 37 della Guardia della Finanza, 29 della marina, 11 questori, 5 prefetti, 70 imprenditori, 10 presidenti di banca, 3 ministri in carica, 2 ex ministri, il segretario di un partito di governo, 38 deputati, 14 magistrati.
Ma chi è mai questo Licio Gelli che giò Paese Sera parlava di lui?
Un "gran burattinaio" egli si definisce in un'intervista. Sembra che abbia una copia dei fascicoli (rapporti) personali che, per ordine del governo, il Sifar avrebbe dovuto bruciare tutti nell'inceneritore di Fiumicino il 10 agosto del 1974. E proprio per questi rapporti del servizio segreto in suo possesso viene colpito da un mandato di cattura per procacciamento di notizie sulla sicurezza dello stato.
Lui fugge all'estero. Verrà poi arrestato a Ginevra nel settembre dell'82, mentre sta prelevando da un "conto" 180 miliardi. Evade dal carcere un anno dopo. Poi si costituisce e viene estradato dalla Svizzera in Italia nel febbraio del 1988, ma solo per alcuni reati; per gli altri non potrà essere processato, sebbene il suo nome sia stato coinvolto nell'omicidio Pecorelli, nell'affare Sindona, e perfino nella strage di Bologna.

Ma proseguiamo la cronaca di quest'anno e anche dei successivi per dare un quadro completo sugli sviluppi della vicenda.

"22 MAGGIO 1981 - Roma - Ordine di cattura per Licio Gelli. La procura della repubblica ha emesso ordine di cattura contro Licio Gelli e contro l'ex ufficiale dei carabinieri Antonio Viezzer. Ad entrambi viene contestato l'art. 257 del codice penale che punisce lo spionaggio politico o militare con al reclusione non inferiore a 15 anni". (Ib. ore 17,48)

5 GIUGNO 1981- Il tenente colonnello Luciano Rossi, l'ufficiale che era stato chiamato dal sostituto procuratore a testimoniare sulla Loggia P2, e sul ritrovamento dei documenti a Castel Fibocchi, viene rinvenuto cadavere al secondo piano della sede del nucleo centrale della polizia tributaria in via dell'Olmata a Roma. E stato trovato con un colpo di pistola sparato con la sua calibro 9 d'ordinanza alla tempia. Si parla subito di suicidio e il caso subito archiviato.
E' il primo "cadavere eccellente", e il primo "suicidio".

7 LUGLIO 1981 - Primo effetto (o panico) degli "affaires" P2 (Corriere, Calvi, Gelli. Ambrosiano, Sindona ecc.). La Borsa di Milano dopo una valanga di vendite che fa bruciare in un mattino miliardi su miliardi con un ribasso dei titoli del 20% sono sospese le contrattazioni e viene chiusa per 6 giorni. Quando riapre il 13, i titoli perdono un altro 10%.

9 LUGLIO 1981 - Roberto Calvi tenta il suicidio in carcere. Ha assunto dei barbiturici e si è svenato il polso destro con una lametta da barba. E' stato rinvenuto dopo cinque ore, alle sette del mattino. Ricoverato al Mangiagalli è fuori pericolo. Il mattino alle 9 doveva presentarsi dal sostituto procuratore Gerardo d'Ambrosio.
Si svolge una movimentata seduta in Parlamento. Longo sulla P2 (c'è anche il suo nome fra gli iscritti) parla di "scandalismo" su tutta la vicenda e si dichiara "inorridito da certe Pubbliche amministrazioni nei riguardi di presunti iscritti alla P2".

"Anche CRAXI dedica la parte più significativa del suo intervento alla P2 e alla magistratura. Secondo il leader socialista nell'indagine sulla Loggia massonica sono stati commessi degli "errori", il primo dei quali è stato di assumere come vera tutta la lista ritrovata nelle valigie di Gelli, col risultato di mescolare "notori farabutti" con "galantuomini" (Ma non fa i nomi dei "farabutti").
Ma continua "...è cresciuta una campagna che a un certo punto ha cominciato a puzzare di maccartismo, che ha fatto vittime spingendo molti alla disperazione e financo a suicidio"
Craxi sferra l'attacco specifico alla magistratura milanese, colpevole di aver messo le manette a Calvi "Quando si colpiscono finanzieri che rappresentano in modo diretto o indiretto gruppi che contano per quasi metà del listino di Borsa è difficile non prevedere incontrollabili reazioni psicologiche. Il tentato suicidio di Calvi ripropone con forza il clima inquietante di lotte di potere condotte con spregiudicatezza e violenza intimidatoria, contro il quale bisogna agire per ristabilire la normalità dei rapporti tra Stato e cittadini" ("Con questo ragionamento i russi non sarebbero dovuti entrare a Berlino per il timore che Hitler si sarebbe ammazzato" è stata la battuta di un deputato".(La Repubblica, sabato 11 luglio 1981, articolo di Lucio Caracciolo)
(Da notare: che, "Secondo la ricostruzione fornita da Franco Giustolisi sull'Espresso del 4 ottobre 1981 e che Calvi nella sostanza non smentì mai, mentre si trovava in carcere avrebbe confessato ai giudici di aver aperto una linea di credito estero su estero a favore del PSI tramite il banco Andino-Ambrosiano. Il credito ammontava a 26 miliardi di lire. Una iniziativa nella speranza di essere in qualche modo protetto dalle "persecuzioni" della procura milanese.

Craxi smentì sempre vibratamente tutta la faccenda). (Nota riportata a più dell'intervista fatta a Calvi da Enzo Biagi su La Repubblica, l'1 agosto, 1981 (appena Calvi si era ripreso dal tentato suicidio) pubblicata nello speciale "Dieci anni 1981", supplemento a "La Repubblica" n. 59 del 11-3-1986)

Non meno "inquisitorio" "PICCOLI della DC con il suo attacco alla magistratura ha assunto toni apocalittici: "Non possiamo nascondere la nostra inquietudine nel vedere così rapidamente bruciate le tappe che portano attraverso l'uso di strumenti di giustizia a situazioni di palmare e clamorosa ingiustizia. Il lavoro dei tribunali troppe volte sconfina dal campo del diritto a quello della politica, per converso, la lotta politica emigra indecorosamente nel terreno della giustizia"..."bisogna far cessare lo spettacolo inverecondo di certi modi di azioni giudiziarie, per cui si hanno verdetti emanati a priori" Al termine del suo "grido di libertà", Piccoli ha chiesto al Guardasigilli Darida di "esercitare il suo potere di indagine" sul caso Calvi" (Ib.)

Il 24 luglio il Governo Spadolini decide lo scioglimento della loggia P2, nell'ambito delle norme che puniscono le società segrete e i loro appartenenti.
Il 9 dicembre viene formata la commissione d'inchiesta sulla P2 (20 deputati e 20 senatori) presieduta dalla democristiana Tina Anselmi. Al suo insediamento ha affermato "Non lasceremo nulla di intentato per far luce di verità su un fenomeno tanto inquietante nella vita della repubblica" (ib 9 dic. 1982, ore 14,32).

"TREMA LA MILANO DEGLI AFFARI!"
E MOLTI QUESTA NOTTE NON DORMIRANNO"

"13 SETTEMBRE 1982 - Roma- Licio Gelli è stato arrestato a Ginevra" ( Ib. ore 18,45).
"E' finita dopo 500 giorni la latitanza di Licio Gelli, il capo della loggia massonica P2, protagonista del più grande scandalo italiano del dopoguerra. In una intervista, poco prima che venisse alla luce la vicenda della P2, disse che da piccolo sognava di fare il burattinaio. Non era una battuta. Per anni Licio, toscano di 63 anni, è stato il burattinaio di alcune tra le più oscure vicende o, come lui stesso ha sempre detto. "il confessore di questa repubblica".
Figlio di un mugnaio, nato a Pistoia, a 17 anni, nel '36, venne espulso "da tutte le scuole del regno". Volontario nella guerra civile in Spagna con il corpo di spedizione fascista, tornò in Italia 18 mesi dopo e scrisse il libro "Il fuoco". Nel 1941 era in Jugoslavia come rappresentante fascista a Cattaro e dopo l'8 settembre 1943 aderì alla repubblica di Salò. In quel periodo a Pistoia, secondo alcuni documenti, fece il doppio gioco, aiutando anche alcuni partigiani. Dopo la liberazione andò in Argentina, paese al quale è sempre rimasto legato.
Negli anni Cinquanta cominciò la sua carriera di industriale nella società di materassi "Permaflex".
Agli inizi degli anni Settanta divenne dirigente della "Giole" di Arezzo". ( Comunic. Ansa, del 13 settembre 1982, ore 20,33).

(C'è un singolare finale nel link di Martin Bormann )
(ritorna poi qui con "pagina precedente")

Un ora dopo: ore 21,20 - "Roma - LA TELA DEL RAGNO DI LICIO GELLI - Ma il potere che ha accumulato negli anni non nasce dalla sua attività industriale. La sua fortuna coincide con il suo ingresso nella massoneria, dove, con pazienza, negli anni Sessanta cominciò a tessere la sua tela. Iniziato in una loggia toscana, Gelli divenne nel 1972 segretario organizzativo della loggia "Propaganda due", la più esclusiva di tutto il "Grande Oriente d'Italia", nata ai primi del '900 con lo scopo di farvi aderire personaggi pubblici desiderosi però di riservatezza. Era infatti una loggia in cui i "fratelli" non si conoscevano tra di loro ed erano esentati dal partecipare a riunioni. Lino Salvini il "grande maestro" dell'epoca la demolì, ma Gelli nel 1975 la ricostruì e partì per quell'impresa che, sei anni dopo, ha fatto cadere un governo, perdere il posto a ministri, generali, ufficiali dei carabinieri, giornalisti.
Amico intimo di Lopez Rega, oscuro personaggio che guidò l'Argentina alla fine degli anni Settanta, nominato consigliere diplomatico, con tanto di passaporto speciale, divenne, per "fratellanza massonica" amico e depositario dei segreti di MICHELE SINDONA, da tempo latitante. L'Aver messo la mano in segreti è stato uno dei motivi che gli hanno aperto le porte della Roma politica, ancora sotto il terrore del crac provocato dal finanziere di Patti, Sindona gli presentò CALVI, il presidente del Banco Ambrosiano e uomo di tutte le transazioni targate P2. Ma è stata proprio l'inchiesta su Sindona a provocare la fine dell'impero di Gelli. I magistrati milanesi che indagavano sull'omicidio AMBROSOLI vollero vedere le carte del maestro venerabile e mandarono in tutta segretezza a marzo una pattuglia di finanzieri nella villa e nell'ufficio di Gelli a Cariglion Fibocchi. Ne uscirono molte ore dopo con quattro valigie di documenti: vi erano tutti i segreti della P2". (Comun. Ansa, 13 settembre 1982, ore 21,20).


(viene anche sequestrato il famoso "PIANO RINASCITA DELL ITALIA")
(Il progetto per "una nuova Italia")

Nel 1982 si svolgono le indagini. Il 17 Marzo 1983, viene depositata la sentenza ordinanza riguardante alcuni episodi emersi durante la vicenda della Loggia P2.

"Il magistrato ha prosciolto in pratica tutti gli imputati o ha applicato l'amnistia e solo in alcuni casi ha stralciato fatti sui quali dovranno essere fatti accertamenti. Per quanto riguarda i circa 200 dipendenti pubblici che erano stati indiziati per aver partecipato ad una associazione segreta, il giudice ha deciso per l'archiviazione, in quanto il fatto all'epoca della loro associazione non era previsto come reato" (Ib. 17 marzo, ore 12,49).
"Licio Gelli è stato amnistiato per la truffa ai danni degli iscritti alla P2, e per quanto riguarda l'accusa di rivelazioni di segreto d'ufficio in concorso con Calvi" (Ib. ore 14,14).

"Ma con questa sentenza il discorso sulla p2 non deve considerarsi concluso. Altre vicende saranno oggetto di indagini. Tra queste l'uccisione di Mino Pecorelli, delitto per il quale recenti rivelazioni fatte da un pentito hanno rilanciato le indagini che si ricollegano sempre alla figura di Gelli, in quanto sarebbe stato proprio il capo della P2 a decretare l'eliminazione del direttore di "Op". Gelli inoltre deve sempre rispondere di cospirazione politica mediante associazione nella sua veste di capo assoluto e manovratore unico della P2" (Comun. Ansa, del 17 marzo 1982, ore 15,40).

"10 AGOSTO 1983 - Ginevra- Licio Gelli sarebbe fuggito dal carcere di Champ Dollon, dove era detenuto dal 12 settembre dell'anno scorso. La notizia è stata appresa da fonti bene informate" (Ib. 10 agosto 1983, ore 11,13).
Qualche giornale titola avanzando i dubbi e preoccupazioni. I dubbi perché il successivo 19 agosto la Svizzera ha concesso finalmente l'estradizione (ormai inutile). E preoccupazioni perché si pensa che sia stato rapito (la pagine del giornale é quella riportata nell'agosto 1983 - vedi)
Altri avanzano inquietanti dubbi: è stato fatto evadere dopo le pressioni delle banche? Lo hanno forse rapito e lo ritroveremo appeso sotto qualche ponte?

"9 MAGGIO 1984 - Roma - La RELAZIONE ANSELMI - Le liste trovate nella villa di Gelli nel 1981 sono aiuentiche. Licio Gelli faceva parte dei servizi segreti fin dal 1950. La P2 è una organizzazione che aspira non alla conquista del potere nelle sedi istituzionali ma al controllo di esse in forma surrentizia. Sono alcune delle affermazioni contenute nella prerelazione, di circa 200 cartelle, che la presidente Tina Anselmi ha letto alla commissione parlamentare sulla Loggia P2, facendo il punto su ciò che è emerso durante l'indagine e offrendo una chiave di lettura dell'"universo piduista". (Ib. ore 19,19)
Nelle conclusioni del capitolo che analizza il progetto politico della P2, l'Anselmi afferma che la loggia di Gelli entra come elemento decisivo in alcune vicende finanziarie -quella di Sindona e quella di Calvi, che hanno interessato il mondo economico italiano - "in modo determinante". In questo contesto, la loggia P2 ha anche acquisiti il controllo del maggior gruppo editoriale italiano, mettendo in atto nel settore primario della stampa quotidiana una operazione di concentrazione di testate non confrontabili ad altre analoghe e riconducibili a sia pur preminenti centri di potere economico. La presidente si pone quindi l'interrogativo se "non esista una sproporzione tra l'operazione complessiva e il personaggio (Gelli) che di essa appare l'interprete". (Ib. ore 19,57)
"Roma - Ancora sulla relazione Anselmi - Ricorrendo ad una metafora, la Anselmi ha parlato di una piramide il cui vertice è costituito da Licio Gelli, e di un'altra piramide sopra a questa, rovesciata, che vede il suo vertice inferiore appunto in Licio Gelli. "Questi è infatti il punto di collegamento fra a piramide superiore, nella quale vengono identificate le finalità ultime, e quella inferiore, dove esse trovano pratica attuazione". Quale forse si agitino nella struttura superiore "non ci è dato di conoscere sia pure in termini sommari, al di là dell'identificazione del rapporto che lega Gelli ai servizi segreti". (ib. ore 21,25)

"10 LUGLIO 1984 - La commissione P2 ha concluso oggi suoi lavori, approvando a larga maggioranza la relazione (31 voti favorevoli, quattro contrari). La commissione era oggi alla sua 147ma seduta, L'inchiesta si è protratta per oltre due anni e mezzo. Intervenendo per dichiarazione di voto, il democristiano Padula, ha detto che la DC non ritiene preclusi ulteriori approfondimenti sulla vicenda P2 e ha negato che ci siano stati "processi alle streghe"; ha tenuto anche a sottolineare che "non si possono trarre conclusioni personali da un documento che per sua natura non può contenere nessun dispositivo su condizioni particolari; a ciascuno deve essere assicurata la possibilità di precisare la propria posizione personale". (Ib. ore 19,06).

21 SETTEMBRE 1987 - "Ginevra - Licio Gelli si è costituito stamani a Ginevra. Lo hanno annunciato i suoi avvocati" Si vuole costituire perchè non vuole finire i suoi giorni da fuggitivo, e intende affrontare i suoi giudici tanto in Italia quanto in Svizzera" (Ib. ore 11,19).

19 NOVEMBRE 1991 - "Dopo dieci anni si è conclusa con il rinvio a giudizio di 16 persone, tra le quali Licio Gelli, l'istruttoria penale sull'attività della loggia P2. I reati contestati vanno dalla cospirazione politica, allo spionaggio, al millantato credito, all'attentato contro la costituzione. Il GI ha disposto innanzitutto il rinvio a giudizio per i reato principale, la cospirazione politica, di Umberto Ortolani, dei generali Franco Picchiotti, Gianadelio Maletti, raffaele Giudice, Pietro Musumeci e Giulio Grassini, del colonnello Antonio Vezzier, del capitano Antonio Labruna. Del reato era imputato anche
Gelli, ma non essendo stato estradato per questa accusa, il magistrato ha disposto per lui il non luogo a procedere." (Ib. ore 12,19)
"Gelli è stato anche prosciolto dalle imputazioni di procacciamento di notizie riguardanti la sicurezza dello stato, di rivelazioni di segreti d'ufficio e di estorsione (ai danni di Roberto Calvi). Gelli risponderà invece di millantato credito nei confronti dei magistrati di Milano in relazione all'inchiesta sul dissesto del Banco Ambrosiano e di calunnia nei confronti degli stessi magistrati. Tutta l'attività, secondo 'accusa, fu svolta in funzione degli obiettivi perseguiti dalla loggia massonica P2, che mirava a diventare un centro di potere in grado di condizionare il funzionamento dello stato. (Ib. ore 14,05).

16 APRILE 1994 - Roma - "La loggia massonica P2 non fu una struttura che cospirò contro lo stato. Lo ha stabilito la corte di assise di Roma, che ha assolto gli imputati, perchè il fatto non sussiste, dall'accusa di cospirazione politica mediante associazione. I giudici hanno condannato Licio Gelli a 17 anni di reclusione, di cui cinque condonati, per millantato credito, calunnia e procacciamento di documenti contenenti notizie riservate, e il generale Gianadelio Maletti a 14 anni, di cui cinque condonati, per procacciamento di notizie riservate. Assolti gli altri imputati, fra i quali Ortolani, il colonnello Vezzier e il capitano Labruna. Il PM che aveva chiesto la condanna di tutti, ha preannunciato che ricorrerà in appello; prima ha detto "Se mai è esistita una associazione di condizionamento, questa è la P2" (Ib. ore 10,51)

Termina così una lunga vicenda che era partita indicando tutti criminali, e che invece si è rivelata essere (secondo le commissioni, i processi, e gli stessi coinvolti) una associazione con dentro molti arrivisti, tanti schiocchi, e qualcuno si è assolto da solo affermando di essere stato "tanto cretino".
Ma la vicenda non è stata poi così tanto sciocca. E neppure tanto ridicola.
Ci sono stati crolli di imperi bancari, la rovina di case editrici (Rizzoli) le tempeste dentro i giornali (Il Corriere della Sera), tanti licenziamenti, dimissioni di governi, di ministri; tanti atti di espiazione di alcuni personaggi coinvolti, e anche lutti.
(qui la storia di ROBERTO CALVI finito impiccato al Ponte dei Frati di Londra)
Tutto termina nella settimana che Berlusconi forma il suo governo, Andreotti viene indagato, e il processo Enimont si chiude, dopo aver tenuto banco con tutta la casta politica nella dissoluzione più totale.

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L’ultimo Potere Forte
by Gianni Barbacetto Monday, Aug. 16, 2004 at 7:37 PM mail:

Inaffondabile.Temutissimo.Ricco di relazioni
internazionali.Ecco la storia segreta di Giancarlo Elia Valori, l’unico boiardo di Stato passato dalla Prima alla Seconda Repubblica mantenendo intatta tutta la sua influenza. E pronto, oggi, per nuove avventure !!!!!

Chissà se è davvero, come dicono tanti, l’uomo più potente d’Italia. Certo è uno dei più temuti. E dei più misteriosi. E con le migliori relazioni internazionali. Sicuramente Giancarlo Elia Valori, il supermanager che lascia dietro di sé una scia di odore d’aglio (lo divora a spicchi, crudo, convinto delle sue virtù salutari) è l’unico sopravvissuto di una specie ormai estinta: quella dei boiardi di Stato. Tutti gli esemplari della specie sono scomparsi: i potentissimi membri della casta che presidiava le imprese pubbliche per conto dei boss dei vecchi partiti sono stati spazzati via da Mani Pulite, dal tramonto della Prima Repubblica, dalla nuovelle vague delle privatizzazioni... Ma lui, il Manager-Professore, il Signor Autostrade, è sopravvissuto felicemente al crollo della Nomenklatura (e non è la prima volta che attraversa il fuoco come una salamandra). Ha pilotato la privatizzazione della società Autostrade, restandone – caso unico – presidente. E continua a collezionare onori, cariche, poltrone.
Ora, come amministratore delegato, alle Autostrade è arrivato un manager forte, Vito Gamberale; e Valori, a cui non basta fare il presidente di rappresentanza, ha cominciato a cercare altri spazi di potere. Tanto per cominciare, all’inizio di marzo è stato eletto presidente dell’Unione Industriali di Roma, ma non ha certo intenzione di fermarsi lì: sta decidendo che cosa farà da grande, e ha (come sempre) grandi idee. La prossima poltrona potrebbe essere tutta politica; non gli dispiacerebbe, per esempio, quella di sindaco della capitale. In questo caso, trasversale com’è, avrebbe un solo imbarazzo: scegliere se essere candidato dalla destra o dalla sinistra.
Ma chi è davvero Giancarlo Elia Valori, l’inossidabile? Raccontarlo non è facile. Attorno a lui aleggiano leggende nere, che odorano, più che d’aglio, di incenso e, nello stesso tempo, di zolfo. È circondato da una barriera di protezione e di silenzio. Chi lo conosce bene, pur senza amarlo, sembra averne un sacro terrore. Tanto che viene la voglia, per una volta, di dimenticare la Regola Numero Uno del Bravo Giornalista («Non tediare il povero lettore con il racconto delle difficoltà incontrate nel raccogliere le notizie»), perché quelle difficoltà fanno parte del personaggio. Perfino una persona coraggiosa e senza scheletri nella cassapanca come Tina Anselmi, mitica presidente della Commissione parlamentare sulla P2, appena sentito il nome fatidico si blocca: «Non insista, io su quel signore non ho nulla da dire».
Se risponde così lei, figuratevi gli altri. E, visto il personaggio, abituato a essere trattato più che bene dai giornali, non ci si potrà stupire neppure dei sospetti dietrologici con cui potrebbe essere accolta un’inchiesta sul Signor Autostrade: ma chi c’è dietro? quale gioco fanno? per conto di chi? E invece dietro – è la stampa, bellezza – c’è solo la curiosità per una maschera del teatro italiano del potere, c’è la voglia di capire perché Giancarlo Elia Valori è così potente, così misterioso, così temuto, così inossidabile. E, allora, proviamo a raccontarlo, partendo dal presente.

DAI DINOSAURI ALLA NEW ECONOMY. Valori dal marzo 1995 è presidente della Autostrade spa, la più grande rete autostradale del mondo, con i suoi 3 mila chilometri d’asfalto, 3.200 miliardi di fatturato, 426 di utili. Ma ci tiene a qualificarsi, prima che come manager, come «professore»: anche se le sue cattedre sono solo onorarie, virtuali, una a Pechino («Economia e politica internazionale») e una a Gerusalemme («Studi sulla pace e la cooperazione regionale»). L’elenco delle onorificenze, poi, riempie mezza pagina: cavaliere di Gran Croce della Repubblica italiana, cavaliere dell’Ordine di Isabella la Cattolica, cavaliere della Legion d’Onore e un vasto campionario di medaglie e riconoscimenti collezionati in giro per il mondo, a partire dall’Argentina e dalla Corea.
La nuova poltrona che ha appena aggiunto alla sua collezione, quella di presidente degli industriali romani, è stata invece, fino a oggi, una briscola bassa, di poco valore, perché è al Nord che sta la grande industria privata. Ma ora, dopo le privatizzazioni, nel club romano sono entrate anche le ex imprese di Stato, il gigante Telecom, le Autostrade... Valori non ha perso tempo e si è subito piazzato. Lo ha fatto a modo suo, senza contrasti apparenti: ha incontrato il candidato naturale, espressione dei piccoli imprenditori romani (Gennaro Moccia) e lo ha velocemente convinto a ritirare la candidatura. Appena designato, ha incassato i complimenti di Francesco Rutelli, sindaco di Roma («Valori rappresenta la novità, ma anche la continuità...»). E ha subito buttato lì, in un intervento sul molto ospitale Messaggero, l’idea di Roma «cerniera tra Nord e Sud», tra «due Italie» da avvicinare: e come, se non con un paio di belle autostrade («riqualificazione della Salerno-Reggio Calabria e trasformazione della Taranto-Reggio») e un bel ponte sullo Stretto di Messina? In questo programma, Valori trova una sponda sinistra dentro il governo D’Alema: in quel Marco Minniti che è il braccio destro del presidente del Consiglio, ma prima ancora è un politico calabrese, che tanto si sta dando da fare per portare sviluppo (cioè soldi e lavori pubblici) alla sua regione.
Un altro tema che Valori ha subito toccato dopo la sua ultima nomina, anche se non c’entrava niente, profuma di new economy: è il programma di Blu, il consorzio per la telefonia di cui è presidente. «Vogliamo grossi partner che rappresentino innanzitutto gli interessi nazionali e poi i grandi interessi europei». Blu (soci: Autostrade, cioè Benetton e il gruppo Caltagirone, più Mediaset, più British Telecom) sarebbe il quarto gestore Gsm, aveva annunciato la partenza del servizio per il 1 marzo 2000, ora l’ha riannunciata per il 1 maggio; per ora non si è visto ancora niente, ma forse il consorzio è interessato, più che all’affollato Gsm, alla gara per le licenze Umts, il sistema che unisce telefonino e servizi internet, per le quali si è già scatenata una guerra di lobby. In corsa, oltre a Telecom, Omnitel e Wind, ci sono Blu, Tiscali ed e.Biscom. Valori conta, per vincere, sull’amico ministro delle telecomunicazioni Salvatore Cardinale, ma le cinque licenze saranno assegnate, quest’estate, da un comitato di ministri presieduto da Massimo D’Alema in persona. Valori vuole esserci, vuole dimostrare di saper passare dai dinosauri di Stato alla new economy. Chissà che cosa gli riserverà il futuro. Ma intanto, per conoscere il personaggio, è necessario tuffarsi nel passato dei dinosauri.

IL RAGAZZO PRODIGIO. Giancarlo Elia nasce a Meolo, un paesotto vicino a San Donà di Piave non distante da Venezia, il 27 gennaio 1940, sotto il segno dell’Acquario. I genitori sono toscani, il padre Marco è compagno di scuola di Amintore Fanfani. Il ragazzo studia Economia e commercio e si trasferisce presto a Roma. Gli piacciono da morire gli ambienti vaticani, le divise e i riti della curia romana. Riesce a diventare «Cameriere di spada e cappa»: è la prima onorificenza della sua collezione, è il 1963, Giancarlo Elia ha 23 anni. C’è una foto che lo ritrae, giovanissimo, accanto all’uomo allora più potente Oltretevere, il cardinale Alfredo Ottaviani. Il fratello maggiore di Giancarlo, Leo, ex partigiano bianco, mandato da Enrico Mattei fin dal 1948 in Argentina a rappresentare l’Eni, lo introduce invece negli ambienti del governo di Buenos Aires. Il presidente Arturo Frondizi era amico del fratello, tanto da diventare padrino dei suoi figli.
Nel 1965, a 25 anni, Giancarlo Elia entra nella Rai di Ettore Bernabei, prima come consulente e poi come funzionario: si occupa di relazioni internazionali, è una sorta di enfant prodige, stringere relazioni è la sua specialità. Ottime quelle con le curie, incredibili quelle con l’estero. Efficiente, attivissimo, ben introdotto: così lo ricorda lo scrittore Alvise Zorzi, che in quegli anni era condirettore centrale Rai per i rapporti esterni. Valori si specializza in dittatori: Kim Il Sung in Corea del Nord, Nicolae Ceausescu in Romania, i dirigenti della Cina. Nei primi anni Settanta organizza una visita in Italia di Frondizi, presidente democratico dell’Argentina tra il 1958 e il 1962, che fa incontrare con diverse personalità italiane. Ma Valori conosce bene anche l’ex dittatore argentino Juan Domingo Peron, a quei tempi esule a Madrid. È il fratello che gli passa i contatti, poi Giancarlo li coltiva. La nuova moglie di Peron, Isabelita, diventa amica della madre di Valori. E quando i due argentini vengono a Roma, sono ospiti di casa Valori, a Trastevere. Il 12 marzo 1972, dopo un lavorio durato sette mesi, sullo sfondo di un fitto impegno di lobby economiche internazionali, il trentaduenne Giancarlo Elia riesce a far incontrare a Madrid, faccia a faccia, Frondizi e Peron, l’ex presidente e l’ex dittatore: è la prima pietra del trionfale ritorno di Peron in Argentina. Quando Peron nel 1973 torna in Argentina da trionfatore, sull’aereo che lo porta da Madrid a Buenos Aires, insieme ai notabili peronisti, alla moglie Isabelita e al cadavere di Evita trafugato dal cimitero di Milano, ci sono due italiani: Licio Gelli e Giancarlo Elia Valori.
I rapporti con l’Argentina sono anche rapporti massonici. E il cattolicissimo, papalino Giancarlo, malgrado la scomunica vaticana per i Liberi Muratori, comincia prestissimo a frequentare le Logge. A 25 anni si iscrive alla Loggia Romagnosi del Grande Oriente. L’anno dopo, nel 1966, si presenta però alle elezioni amministrative di Roma nelle liste della Dc, senza avvisare la Loggia: viene sottoposto a processo massonico e radiato. «Non accettarono la mia linea», tenterà di spiegare poi Valori, «del dialogo tra cattolicesimo e massoneria».
Nel 1973, un iscritto alla Loggia Romagnosi che aveva voglia di mettersi in proprio, un certo Licio Gelli, lo contatta perché sa dei suoi ottimi rapporti con l’Argentina, lo iscrive al Centro Culturale Europeo (in realtà è la Loggia P2) e lo coinvolge in una società di import-export chiamata Ase. Che cosa importi e che cosa esporti – carne, armi, informazioni – non è dato sapere. Valori comunque sostiene di esserne uscito subito, lasciando Gelli al suo destino. Non prima, però, di avergli presentato, a Roma, all’Hotel Excelsior, il presidente Peron e il suo braccio destro, l’esoterico José Lopez Rega.
Dopo il ritorno di Peron al potere, il rapporto con Gelli si rompe: il Gran Maestro della P2 gli scippa il contatto con l’Argentina, stringendo un rapporto diretto con Lopez Rega, che approfittando della malattia di Peron diventa il vero padrone del Paese. Valori lo disprezza: «Fino al ritorno di Peron in Argentina, Lopez Rega aveva un ruolo puramente da cameriere, ai colloqui di Peron non partecipava mai, se non per servire una bibita o un caffè... Era autore di un libro intitolato Dall’Alfa all’Omega nel quale parlava di una chiesa al di sopra delle chiese. Un pazzo, io lo ritenevo, spessissimo nelle nostre conversazioni parlava di queste cose che mi facevano veramente ridere». Intanto, però, Gelli strappa a Valori il mercato (massonico, di contatti, di affari) argentino. Lo scontro Gelli-Valori, dunque, si conclude apparentemente con la sconfitta di quest’ultimo, che risulta infatti l’unico espulso dalla P2. Visto oggi, però, a vincere è Valori.

ARMI & AGENTI SEGRETI. Nei primi anni Settanta, l’attivissimo Valori, stregato dal potere e dai suoi riti, si avvicina anche all’ambiente dei servizi segreti. Nel 1972 conosce Mino Pecorelli, giornalista che si muove in quel mondo e che dal suo giornale Op lancia messaggi, avvertimenti, ricatti. «Mi attaccava, non capivo perché», dichiarerà poi Valori alla Commissione parlamentare sulla P2. Allora lo contatta, e subito i rapporti tra i due diventano molto stretti e personali: telefonate quotidiane, incontri frequenti. Spesso la domenica Pecorelli passa con la macchina a prendere Valori, che non guida, per serene gite nei dintorni di Roma. Ma è Pecorelli a inventare e diffondere quel soprannome allusivo, che accenna ai suoi contatti in Oriente e lo fa andare su tutte le furie: Fiore di Loto.
Sempre nel 1972, in Rai, Valori conosce Nicola Falde, ufficiale del Servizio di sicurezza militare a quell’epoca di fatto infiltrato nella Rai: «Cominciò allora la nostra frequentazione e la sua richiesta di giudizi su varie persone», ammetterà Valori molti anni dopo, nel 1996, davanti al giudice Rosario Priore, in un interrogatorio rimasto finora segreto. «Sapevo della provenienza dal Sid, Ufficio Ris, del Falde, che si occupava di conferire pareri di sicurezza circa l’esportazione di armamento». Valori diventa insomma fonte di Falde dentro la Rai, arricchisce i suoi contatti con l’estero (Cina, Corea, Romania, ma anche Stati Uniti, Canada, America Latina...) e si spiana la carriera dentro le aziende di Stato.
Nel 1976, a 36 anni, è vicedirettore generale di Italstrade. «Avevo già realizzato», confessa a Priore, «che i servizi potevano avere un ruolo incisivo circa l’apertura economico-commerciale verso i mercati esteri, in particolar modo verso Libia, Iran, Algeria, Arabia Saudita e Turchia. Così nacque il mio contatto con Santovito». Giuseppe Santovito all’epoca è comandante del Comiliter di Roma e in seguito diventerà direttore del Sismi, il servizio segreto militare. È iscritto alla P2, come tanti altri amici e conoscenti di Valori in quegli anni: il magistrato Carmelo Spagnuolo, il faccendiere Francesco Pazienza, il giornalista Mino Pecorelli, l’agente Nicola Falde... «Conoscendo i rapporti che il Servizio aveva all’epoca con tutto il mondo arabo – come l’Arabia Saudita e la Libia – io chiesi al generale Santovito di tenere presente, nell’ambito della legalità e degli interessi dello Stato, la società dell’Italstrade, società a capitale Iri, per eventuali lavori da compiere in quei Paesi. Per questa ragione», dichiara Valori a Priore, «vedevo di tanto in tanto il generale Santovito e qualche volta lo sentivo per via telefonica. Sono stato, ma raramente, presso il suo ufficio in via XX Settembre e più di sovente presso la sua abitazione in via Flaminia».
Spionaggio e affari. Appalti e barbe finte. In questo contesto Santovito, diventato capo del Sismi, nel 1978 presenta a Valori due libici che lo possono aiutare a ottenere commesse nei Paesi arabi: Salem Moussa e Ladheri Azzedine. In quegli anni, spiega Valori, Italstrade puntava a realizzare ponti e strade in Libia e la diga di Karakaya in Turchia. Ma evidentemente i due libici avevano in corso affari anche più pericolosi, perché Azzedine viene trovato morto, nel 1980, a Milano. «Lessi dai giornali che era morto. Certamente non di morte naturale», dichiara Valori a verbale. Ma nega di aver avuto a che fare con triangolazioni di armi: «Mai fatto da intermediario tra la Libia e la Fiat. Escludo di essermi mai interessato a commesse per la vendita di aerei o di armi alla Libia. Mai concluso affari di missili e aerei G47».
Ammette però di aver mosso i primi passi all’ombra di Francesco Rota, direttore generale del San Paolo di Torino prima, della Fiat poi. E di avere, trentenne, redatto per la Fiat «analisi finanziarie internazionali sul mercato sudamericano, francese ed europeo». Ed è costretto ad ammettere di avere avuto a che fare con la società finanziaria Sophinia, in affari con il mondo arabo. «Avevo poco più di trent’anni», sottolinea Valori. «Vi ero entrato su invito di Davide Pellegrini, vecchio amico del Quirinale». Di più, non dice.

AMICHE TOGHE. Forte dei suoi rapporti particolari, Valori procede nella sua carriera di boiardo di Stato. Lo scandalo P2, nel 1981, lo colpisce, ma solo di striscio: sulle liste di Castiglion Fibocchi è scritto: «Valori Giancarlo. Professore. Espulso». La Commissione parlamentare presieduta da Tina Anselmi riesce a sentirlo il 7 aprile 1983, solo dopo molte insistenze di alcuni commissari, e solo in seduta segreta. Pochi i commissari che lo bersagliano di domande vere; tra questi, Rino Formica, Giorgio Pisanò e Libero Riccardelli. Formica è convinto che Valori faccia traffico d’armi per i Servizi; Pisanò e Riccardelli ritengono che Valori sia stato la mente che, per vendette interne al gruppo P2, ha fatto scoppiare lo scandalo dei petroli, fornendo le informazioni sulla truffa (già nota ai servizi segreti) a due magistrati di Treviso, Domenico Labozzetta e Felice Napolitano. Valori, come al solito, nega. Ma i commissari insistono, sono convinti che Valori sia temuto da nemici e amici perché è in grado di arrivare a dossier riservati e di scatenare indagini giudiziarie.
Valori durante la seduta continua a negare, ma fuori dall’aula non gli dispiace essere temuto. Contatti con magistrati ne ha tanti, e dove non ne ha gli piace che gli altri pensino che li abbia. Del resto, proprio da un magistrato ha iniziato la sua carriera: coltivando, per incarico della Rai, le relazioni con il procuratore generale di Roma Carmelo Spagnuolo che aveva appena avocato, strappandola al magistrato naturale, un’indagine su irregolarità contabili dell’ente radiotelevisivo di Stato. I contatti tra Valori e Spagnuolo sono intensi. Al termine, l’indagine sulla Rai è archiviata.
Poi per agganciare i magistrati si inventa un’associazione: l’Istituto per le relazioni internazionali, che ha organizzato convegni invitando personalità (da Guido Carli a Ugo La Malfa, da Frondizi al governatore della Banca d’Israele David Oroviz) e coinvolgendo una folla di giudici. Molti appartengono alla corrente di Magistratura indipendente, ma Valori si muove a tutto campo. Stringe rapporti con Mauro Gresti, ai tempi procuratore della Repubblica a Milano, ed Enrico Ferri, ex segretario dell’Associazione nazionale magistrati e poi «ministro dei 110 all’ora»; ma invita a un convegno sul terrorismo anche Giancarlo Caselli e porta in viaggio in Cina Felice Casson. Aveva saputo coltivare l’amicizia, ricorda oggi il procuratore di Milano Gerardo D’Ambrosio, anche di un uomo integerrimo come Emilio Alessandrini, il magistrato milanese ucciso dai terroristi di Prima Linea.
Così, quando negli anni di Mani Pulite a Valori si avvicina Cesare Romiti, allora presidente della Fiat, che non si perde una presentazione dei (tanti) libri scritti da Valori, «le malelingue di palazzo», scrive Franco Bechis sul quotidiano economico-finanziario Mf, «cominciano a spiegare questo feeling con l’amicizia fra Valori e il procuratore di Torino, Francesco Marzachì, il magistrato che dirige l’ufficio che indaga sui bilanci Fiat». Alla fine, comunque, a Romiti sarà risparmiata la galera, ma non il processo.
Quando, nel 1996, il presidente della Ferrovie Lorenzo Necci insegue il sogno di un ente unico per le infrastrutture, ferrovie, strade, autostrade, Alitalia e Finmare, tutte sotto la guida Fs, Valori – secondo il racconto del politico democristiano (e piduista) Emo Danesi – sbotta: «Non creda Necci di mettermi sotto, perché io gli scaravento contro chi sa lui». Il Gico della Guardia di Finanza di Firenze, in effetti, blocca Necci, arrestato per la cosiddetta Tangentopoli 2, ma non c’è nessuna prova che nel fatto ci sia lo zampino di Fiore di Loto.
Temeva Valori anche Romano Prodi, due volte presidente dell’Iri e quindi suo «superiore». Il primo mandato lo definì «il mio Vietnam»: tra i vietcong che gli facevano la guerra c’era anche Valori, ai tempi vicepresidente della Sme, la finanziaria agroalimentare dell’Iri. Prodi, che non vuole piduisti attorno, nel 1984 non lo ricandida ai vertici dell’azienda. Valori riesce però a farsi collocare alla presidenza della Sirti, una società della Stet, che allora era presieduta da Michele Principe (anch’egli iscritto alla P2). E promette vendetta. È lui infatti il sospettato numero uno del siluro sparato in quegli anni contro Prodi: un’inchiesta giudiziaria del procuratore romano Luciano Infelisi su Nomisma, la società di consulenza di Prodi a Bologna. Intanto Valori nel 1987 torna alla Sme, come presidente della Gs (supermercati). E nel 1990, spinto dal nuovo presidente dell’Iri Franco Nobili, si siede finalmente sulla agognata poltrona di presidente della Sme. Poi, nel 1995, nominato dal presidente dell’Iri Michele Tedeschi durante il governo Dini, diventa il Signore delle Autostrade.

VIP, CENE E GIORNALI. Non è solo Cesare Romiti affezionato alle presentazioni dei suoi libri (una biografia di Ceausescu, una di Ben Gurion, il volume L’eredità di Mao, i saggi La pace difficile, Quattro scritti sulla pace nel mondo, La privatizzazione delle aziende dei servizi pubblici...). Sono tante, tantissime le personalità che corrono ai Valori-show, allietati dalla presenza di Carlo Rossella nella veste di presentatore, dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga che arriva a braccetto con l’ex amministratore dell’Alitalia Giovanni Bisignani, del produttore Vittorio Cecchi Gori sorridente, dell’ex presidente della Corte costituzionale Antonio Baldassarre, del ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio, del segretario della Uil Pietro Larizza (calabrese, dunque come Valori tifoso del ponte sullo Stretto). E di tanti, tanti altri.
I giornali sono abituati a trattarlo con i guanti. I grandi quotidiani gli recensiscono i libri e raccontano con toni da Agenzia Stefani le cronache delle presentazioni infarcite di vip. Il Messaggero ospita i suoi articoli in prima pagina. E Panorama per lui ha inventato, in un numero del febbraio scorso, il genere giornalistico del «doppio servizio»: a pagina 70 un articolo di Marcella Andreoli che racconta le imbarazzanti telefonate (intercettate) tra il cardinale di Napoli Michele Giordano e Valori, alla ricerca di sostegni per Telon, un suo consorzio di telefonia («Eminenza, se entriamo noi, la Nokia apre uno stabilimento anche ad Avellino...»), con il direttore dell’Osservatore romano Mario Agnes che su Valori lancia comunque avvertimenti al cardinale («Vostra eminenza deve sapere che questo è Loggia nel senso stretto del termine...»); e a pagina 113 una entusiastica intervista di Tino Oldani allo stesso Valori sui suoi mirabolanti progetti nelle telecomunicazioni, dal titolo Valori della new economy («Rispondo con le stesse parole usate da Bill Clinton nel recente seminario di Davos...»).
Valori è un professionista del contatto, un Nobel dei rapporti, un sacerdote delle pubbliche relazioni. Scrive lunghe lettere vergate a mano («Carissimo...») anche a chi ha visto una volta soltanto, non dimentica un compleanno, un anniversario, un’inaugurazione dell’anno giudiziario. Sembrerebbe non aver altro da fare che organizzare cene, incontri, presentazioni, convegni, inaugurazioni, messe votive, concerti di Natale. Specialista in lauree honoris causa, a fine febbraio (secondo quanto ha scritto il quotidiano Il Mattino di Padova) ha voluto far concedere al capo della Polizia Fernando Masone la cittadinanza onoraria di Padova, dove è sindaco la sua amica Giustina Destro.
Ogni tanto, però, l’aggancio salta. Come quella volta che aveva organizzato una cena, in un albergo vicino all’aeroporto di Torino Caselle, a conclusione del funerale del dipendente della Società Autostrade morto nel rogo del Tunnel del Monte Bianco. Quando ha saputo che era stato invitato anche il magistrato che stava indagando sulla sciagura, il presidente dell’Iri (da cui Autostrade dipendeva prima della privatizzazione) Gian Maria Gros-Pietro ha fiutato che l’incontro non era opportuno ed è volato a Roma.

VALORI, ULTIMO ATTO. C’è stato, in verità, qualche magistrato che Valori non l’ha incontrato a cena, ma l’ha convocato per interrogarlo, nel corso di qualche indagine delicata. Domenico Sica ed Ernesto Cudillo sulla P2, Carlo Palermo sui traffici d’armi, Rosario Priore sui suoi rapporti con i Paesi arabi, nel contesto dell’inchiesta sulla strage di Ustica. Invece il pool Mani Pulite, che ha fatto un’ecatombe dei suoi colleghi boiardi, non ha trovato nulla contro di lui. L’unica ombra di Tangentopoli che lo ha sfiorato è un versamento di 150 milioni nel giugno 1991; ne parla, al sostituto procuratore di Milano Francesco Greco, Giuseppe Garofano, allora presidente della Montedison: «Si è trattato di un versamento da me effettuato a favore di Valori Giancarlo Elia, attuale presidente della Sme, che all’epoca aveva prestato consulenze professionali alla Montedison. Il Valori mi chiese di erogare la somma in nero e per contanti, per motivi fiscali». Invece di darli, i soldi, come gli altri boiardi che finanziavano i partiti, questa volta lui li prende. Ma i magistrati di Mani Pulite non trovano ulteriori conferme e del resto il versamento in sé non costituisce reato, a parte la presunta evasione fiscale e la bizzarria, per un manager pubblico, di fornire consulenze a un’industria privata concorrente.
Mani Pulite non è riuscita a togliere niente a Valori, Valori invece ha portato via qualcosa a Mani Pulite: Angelo Alfonso, già segretario del procuratore di Milano Francesco Saverio Borrelli, diventato collaboratore del Signor Autostrade. Dopodiché, superata d’un balzo l’era di Tangentopoli, Giancarlo Elia Valori si è presentato all’appuntamento con le privatizzazioni. Non troppo puntuale, magari, con qualche frenata, ma alla fine la sua Sme è andata ai privati. La Cirio-Bertolli-De Rica a una sconosciuta finanziaria nelle mani di uno sconosciuto finanziere, Saverio Lamiranda, che compra e subito rivende il latte a Sergio Cragnotti e l’olio all’Unilever. La plusvalenza realizzata dallo spezzettamento, così, non va nelle casse dello Stato, ma chissà dove. Poi è la volta degli Autogrill, che sono conquistati dalla famiglia Benetton.
Passato alle Autostrade, Valori compie il suo capolavoro: prima frena, sostenendo che le autostrade sono troppo importanti perché lo Stato non mantenga un ruolo nel settore, poi si dà da fare per venderle alla cordata capeggiata dai Benetton e da Franco Caltagirone (quello della Vianini costruzioni e del Messaggero), mantenendo salda la poltrona e intatto il suo potere. Ci riesce. Aprendosi al «nuovo che avanza». Intanto le sue relazioni internazionali si sono consolidate. Ha progetti autostradali negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Francia. In Israele vuole realizzare «l’autostrada della pace». In Corea vuole unire le due capitali, finora nemiche, del Nord e del Sud. Nella sua casa romana continua a ospitare personaggi di caratura internazionale, come quel Joachim Bitterlich, consigliere di Helmut Kohl per la politica internazionale, che vi passò in un momento delicato, quando l’Italia premeva per entrare nell’Euro e la Germania di Kohl frenava.
Ora Valori ha cancellato dalla sua bibliografia sul Who’s who? il libro su Ceausescu, ha dimenticato le amicizie strette con libici e arabi, e punta tutto sui rapporti con Israele. L’unica donna della sua vita, la madre Emilia, per la quale fa celebrare una grande messa ogni anno, il 15 novembre 1998 ha ottenuto l’onore di avere un albero (un ulivo) piantato nel Giardino dei Giusti, a Gerusalemme, dove sono ricordati i non ebrei che hanno aiutato il popolo ebraico. Motivazione: Emilia Valori durante la Resistenza salvò dalle deportazioni numerose famiglie ebraiche. Durante la cerimonia a Gerusalemme, Shimon Peres in persona ha sottolineato «il grande ruolo che Giancarlo Valori ha svolto nel riconoscimento reciproco tra Israele e la Cina». Grazie alle sue relazioni con i dirigenti cinesi, infatti, Valori ha posto le premesse per il primo viaggio di Peres a Pechino, nel maggio 1993.
Dieci anni prima, Valori è stato protagonista di un’azione che gli israeliani non dimenticheranno mai. Così la racconta lui stesso, interrogato a proposito dal giudice Priore: «Nel 1988 mi attivai per la liberazione di tre ostaggi ebrei francesi catturati dagli iraniani in Iran. La richiesta mi pervenne da amici francesi di ambiente governativo che mi dissero trattarsi di un “caso umano”. Mi rivolsi al presidente della Corea del Nord, Kim Il Sung, da me conosciuto nel 1975 allorché per la Rai mi recai in Estremo Oriente per allacciare contatti utili all’apertura di uffici». Il contatto funziona, gli iraniani liberano gli ostaggi, Valori è insignito dal presidente francese François Mitterrand della Legion d’Onore, da esibire sul revers della giacca nelle grandi occasioni, accanto al nastrino di cavaliere di Gran Croce conferitogli da Cossiga.

Con tutti questi onori e con tutta la sua storia, visibile e segreta, oggi Giancarlo Elia Valori progetta il suo futuro, in un mondo che non è più quello in cui si muoveva Fiore di Loto. Gli piacciono gli onori accademici, ama gli ambienti internazionali, strizza l’occhio alla new economy, forse fa un pensierino alla politica. Comunque non vuole uscire di scena. Sarebbe contrario alla sua religione, quella del Potere.

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L’ultimo Potere Forte: l'illustrazione del po(R)co illustre
by colpa di bettino Monday, Aug. 16, 2004 at 7:47 PM mail:

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P2:Denominazione abbreviata della Loggia Propaganda Massonica
by coinvolti in essa anche un Papa, alti prelati Monday, Aug. 16, 2004 at 7:52 PM mail:

P2: Denominazione abbreviata della Loggia Propaganda Massonica, sorta nell’obbedienza del Grande Oriente d’Italia nel 1877, come ricettacolo "che potesse mantenere attivi e vincolati all’Ordine, nonché in diretta corrispondenza con i vertici dell’Istituzione, uomini che per la loro posizione sociale non avrebbero potuto iscriversi nelle Logge ordinarie e frequentarne i Lavori" (Il Libro del Massone italiano, di U. Bacci, vol. II, 1972). Una premessa contenente un’affermazione aberrante: i membri della Propaganda (dalla fondazione ne fecero parte, fra gli altri, Saffi, Carducci, Crispi, Bertani, Bovio, Regnoli ed Orlando) erano esentati dal Lavoro massonico per motivi profani, in un rovesciamento di priorità denunciante una massiccia penetrazione antitradizionalista. Nell’Italia garibaldina ma ancora molto provinciale, qualche Fratello temeva di essere sommerso da richieste di favore e di raccomandazioni, preferendo perciò restare nell’ombra rispetto agli altri Fratelli. In altre obbedienze il problema è stato risolto regolamentando il diritto di visita nelle Logge. Alcuni poi si reputavano troppo importanti per sottomettersi agli arcani gesti ripetitivi della liturgia muratoria, palesando così un’assoluta deficienza di comprensione delle significanze massoniche. Come se un Massone non fosse tale proprio in quanto ha ricevuto l’iniziazione rituale e continua a praticare l’Arte. L’irritualità è un vizio ereditato dai tempi in cui l’istituzione era intesa come associazione vagamente progressista e di mutuo soccorso. La P2 non può nemmeno essere definita Loggia, in quanto questa è punto d’incontro dei Liberi Muratori, che si riuniscono per la celebrazione dei riti massonici, per la formazione culturale e spirituale, per l’approfondimento dei rapporti fraterni ed il sostegno ad attività umanitarie. L P2 non si riuniva mai, ed i suoi affiliati sono personalità del mondo politico, militare, finanziario ed accademico, per le quali la superloggia è una sorta di salvacondotto che esonera dalla frequentazione dei lavori massonici in una normale Loggia. Ricostituita dopo la parentesi fascista, la Loggia Propaganda (che nel 1945 assunse il numero 2 come attestazione della propria vetustà, seconda solo all’alessandrina Santorre di Santarosa) visse la sua vita appartata fino alla fine degli anni sessanta, allorché il neo massone Licio Gelli, raggiunse i vertici della P2 grazie all’appoggio del Gran Maestro aggiunto del G.O.I. Roberto Ascarelli, sotto la Gran Maestranza di Giordano Gamberini. Licio Gelli, grande organizzatore e dichiaratamente disinteressato verso le attività promozionali dell’Ordine, faceva registrare nella P2 un crescendo parossistico di cui la vera Massoneria conserverà a lungo ben triste memoria. Il nome della Loggia, o di suoi singoli membri, sarebbe sistematicamente apparso sui mezzi d’informazione per operazioni del tutto irrelata all’attività massonica, per scandali d’ogni fatta e per propositi d’interferenza politica. La P2 si sviluppò incontrollatamente, raggiungendo almeno il migliaio di affiliati, ed inerpicandosi sempre più lungo i sentieri di un’ambiziosa scalata politico-economica che la Massoneria e la stessa società civile non potevano accettare. Accadde allora che l’antimassoneria, latente nella concezione stessa che sottendeva la P2, si coniugò incidentalmente con la diffusa mentalità popolare ostile all’Istituzione. La linea presenzialista del Gran Maestro Lino Salvini favorì il diffondersi nel pubblico di una fobìa nei confronti del superpartito massonico, talché alla fine degli anni settanta si giunse ad una situazione ambigua di intreccio commisto a belligeranza nei rapporti della Massoneria con il mondo politico. Una scomoda ed indebita situazione poi scossa dall’esplosione del caso P2 nella primavera del 1981 e dagli eventi successivi. Negli anni 1978-1982 la campagna antimassonica raggiunse il suo apice con la produzione di decine di libri e libelli, nei quali le accuse più infamanti contro Gelli e la P2 venivano estese a tutta la Libera Muratoria, che vi appariva perversa e ridicola, grazie ad un esasperato pressapochismo giornalistico tipico dei nostri tempi. Un Piedilista della Loggia Propaganda 2 (P2) diffuso dai mezzi d’informazione nel 1981, comprende i seguenti membri, qui elencati in ordine alfabetico: "Ten.Col. Sergio ACCIAI, Dott. Pierluigi ACCORNERO, Rag. Giacomo AGNESI, Dott. Enrico AILLAUD, Dott. Aldo ALASIA, Dott. Gioacchino ALBANESE, Dott. Raffaele ALBANO, Cap. Amedeo ALDEGONDI, Ten.Col. Vito ALECCI, Magg. Giuseppe ALEFFI, Dott. Alessandro ALESSANDRINI, Amm. Achille ALFANO, Gen. Giovanni ALLAVENA, Prof. Canzio ALLEGRITI, Princ. Giovanni ALLIATA DI MONTEREALE, Dott. Italo ALOIA, Sig. Bruno ALPI, Dott. Roberto AMADI, Dott. Antonio AMATO, Dott. Wilfrido AMBROSINI, Avv. Walter AMENDOLA, Dott. Aristide ANDREASSI, Avv. Loris ANDREINI, Dott. Mario ANDREINI, On. Clement ANET BILÈ, Dott. Franco ANGELI, Dott. Ennio ANNUNZIATA, Prof. Fausto ANTONINI, Prof. Giuliano ANTONINI, P.E. Renzo ANTONUCCI, Col. Pietro AQUILINO, Dott. Giuseppe ARCADI, Dott. Aldo ARCURI, Dott. Romolo ARENA, Dott. Giacomo ARGENTO, Dott. Sergio ARGILLA, On. Gian Aldo ARNAUD, Dott. Carlo ARNONE, Dott. Francesco ARONADI, Dott. Renato ASCHIERI, Dott. Giuseppe ATTINELLI, On. Angelo ATZORI, Avv. Alfredo AUBERT, Col. Mario AUBERT, Sig. Alberto AUREGGI, Dott. José AVILA, Rag. Vittorio AZZARI, Rag. Gilberto BACCHETTI, Cap. Vasco BACCI, Dott. Enzo BADIOLI, Dott. Francesco BAGGIO, Dott. Urio BAGNOLI, Ten.Col. Enrico BAIANO, Sig. Pietro BALDASSINI, Cap. Giorgio BALESTRIERI, Dott. Giorgio BALLARINI, On. Pasquale BANDIERA, Dott. Guido BARBARO, Dott. Vito BARBERA, Rag. Franco BARDUCCI, Gen. Tommaso BARILE, Dott. Giovanni BARILLÀ, Dott. Hippolito BARREIRO, Geom. Giovanni BARTOLOZZI, Dott. Federico BARTTFELD, On. Antonio BASLINI, Dott. Giuseppe BATTISTA, Dott. Alberto BATTOLLA, Avv. Salvatore BELLASSAI, Avv. Girolamo BELLAVISTA, Dott. Danilo BELLEI, Ing. Enzo BELLEI, Dott. Ottorino BELLI, Dott. Mario BELLUCCI, On. Costantino BELLUSCIO, Prof. Nello BEMPORAD, Dott. Giorgio BENINATO, Dott. Silvio BERLUSCONI, Dott. Domenico BERNARDINI, Dott. Francesco BERNASCONI, Cap.Fr. Carlo BERTACCHI, Dott. Giuseppe BERTASSO, Dott. Luigi BERTONI, Dott. Mario BESUSSO, Dott. Luis Alberto BETTI, Dott. Lodovico BEVILACQUA, Dott. Angelo BIAGINI, Ing. Livio BIAGINI, Dott. Carlo BIAMONTI, Avv. Gian Paolo BIANCHI, Dott. Giorgio BIANCHI, Avv. Giulio BIANCHI, Avv. Pierluigi BIANCHINI MORTANI, Prof. Francesco BIANCOFIORE, Ing. Franco BIDA, P.I. Giorgio BIDA, Dott. Giorgio BILLI, Dott. Maurizio BINA, Dott. Luigi BINA, Amm. Gino BIRINDELLI, Dott. Luigi BISIGNANI, Dott. Garibaldo BISSO, Gen. Luigi BITTONI, Col. Bartolo BLASIO, Cap. Alessandro BOERIS CLEMEN, Prof. Giulio BOLACCHI, Uff. José BOLSHAW SALLES, Dott. Gianni BONAGA, Sig. Vincenzo BONAMICI, Dott. Ugo BONASI, Geom. Antonio BONETTI, Sig. Sandro BONI, Dott. Nicolò BORGHESE, Avv. Fabio BORZAGA, Dott. Enrique Victor BOULLY, Dott. Osvaldo BRANA, Gen. Ettore BRANCATO, Dott. Pasquale BRANDI, Avv. Agneletto BRANKO, Dott. Carlos BRAULIO, Sig. Maurizio BRUNI, Dott. Vittorio BRUNI, Dott. Ottorino BRUNO, Dott. Paolo BRUNO, Gen. Walter BRUNO, Sig. Ivan BRUSCHI, Dott. Ettore BRUSCO, Sig. Renzo BRUZZONE, Dott. Fosco BUCCIANTI, Avv. Brunetto BUCCIARELLI DUCCI, Gen. Paolo BUDUA, Avv. Glauco BUFFARINI GUIDI, Dott. Roberto BUFFETTI, Sig. Aldo BUGNONE, Dott. Antonio BUONO, Rag. Giancarlo BUSCARINI, Magg. Antonio CACCHIONE, Cap. Carlo CADORNA, Sig. Giorgio CAGNONI, Dott. Mario CAGNONI, Sig. Paolo CAGNONI, Sig. Paolo CAIANI, Sig. Piero CAIANI, Dott. Salvatore CAJOZZO, Col. Antonio CALABRESE Dott. Silvio CALDONAZZO, Cap. Guido CALENDA, Dott. Roberto CALVI, Dott. Antonio CALVINO, Dott. Antonio CAMPAGNI, Dott. Ennio CAMPIRONI, Dott. Umberto CAMPISI, Maestro Paolo CANDIGLIOTA, Dott. Antonio CANGIANO, Col. Rocco CANNIZZARO, Cap. Antonio CANTELLI, Ing. Fernando CANTINI, Dott. Alberto CAPANNA, Prof. Ilvo CAPECCHI, Dott. Achille CAPELLI, Dott. Carlo CAPOLOZZA. Rag. Franco CAPONI, Rag. Attilio CAPRA, On. Giulio CARADONNA, Prof. Luigi CARATOZZOLO, P.I. Antonino CARBONARO, Dott. Eugenio CARBONE, Magg. Alberto CARCHIO, Dott. Italo CARDARELLI, Dott. Giampaolo CARDELLINI, Col. Rocco CARDUCCI, Prof. Cesare CARELLA, On. Egidio CARENINI, Ten.Col. Guido CARENZA, On. Vincenzo CAROLLO, Dott. Piero PIER CARPI, Dott. Vittorio CARRIERI, Dott. Giorgio CARTA, Sig. Silvio CASAGNI, Dott. Roberto CASARUBEA, Dott. Pietro CASELLATO, Gen. Giuseppe CASERO, Sig. Remo CASINI, Prof. Alessandro CASOTTO, Dott. Salvatore CASSATA, Dott. Carlo CASTAGNOLI, Ing. Antonio CASTELGRANDE, Avv. Francesco CATALANO, Dott. Giuseppe CATALANO, Ing. Laico Bruno CATTANEO, Dott. Filippo CAUSARANO, Col. Secondo CAVALLI, Prof. Luigi CAVALLINI, Prof. Giorgio CAVALLO, Dott. Enrico CECCARELLI, Sig. Mario CECCHERINI, Ten.Col. Luigi CECCHETTI, Dott. Mario CECCHI, Rag. Bruno CECCHI, Dott. Bruno CECCHINI, Amm. Marcello CELIO, Dott. Massimiliano CENCELLI, Prof. Isidoro CENTRELLA, Col. Amedeo CENTRONE, Dott. Alberto CEREDA, On. Gianni CERIONI, Dott. Giovanni CERQUETTI, Cap. Umberto CESARI, Geom. Eugenio CESARINI, Cap. Salvatore CESARIO, Dott. Gabriele CETORELLI, On. Aldo CETRULLO, Dott. Francesco CETTA, Rag. Alessandro CHECCHINI, Rag. Claudio CHIAIS, Dott. Antonio CHIARELLI, Dott. Brunetto CHIARELLI, Dott. Giulio CHIARUGI, Gen. Giuseppe CIANCIULLI, On. Fabrizio CICCHITTO, Amm. Giovanni CICCOLO, Dott. Italo CICHERO, Dott. Bernardino CIFANI, Dott. Luigi CIMINO, Geom. Mario CINGOLANI, Sig. Manlio CIOCCA, Dott. Mario CIOLINI, Sig. Mario CIOLLI, Dott. Vasco CIONI, Dott. Elio CIOPPA, Col. Enzo CIRILLO, Rag. Carlo CIUFFI, Dott. Roberto CIUNI, Sig. Renato CIVININI, Col. Enzo CLIMINTI, Col. Ennio COCCI, Dott. Joaquin COELHO, Dott. Antonio COLASANTI, Dott. Enrico COLAVITO, Rag. Giuseppe COLOSIMO, Dott. Giuseppe COMPAGNO, Magg. Marino CONCA, Magg. Giuseppe CONSALVO, Dott. Alfonso COPPOLA, Dott. Loris CORBI, Dott. Fausto CORDIANO, Col. Antonio CORNACCHIA, Sig. Hector CORREA DE MELLO, Dott. Stefano CORRUCCINI, Dott. Vincenzo CORSARO, P.I. Carmelo CORTESE, Cap. Vasc. Carlos Alberto CORTI, Dott. Francesco COSENTINO, Prof. Alfiero COSTANTINI, Ten.Col. Alessandro COSTANZO, Dott. Maurizio COSTANZO, Dott. Francesco CRAVERO, Sig. Giovanni CRAVERO, Dott. Giampaolo CRESCI, Dott. Giovanni CRESTI, Dott. Fabio CRIVELLI, Dott. Giuseppe RENATO, Dott. Francesco CRUPI, Dott. Giorgio CSEPANYI, Ing. Giampiero CUNGI, Dott. Lino CURIALE, Dott. Antonino CUSIMANO, Cap. Vasc. Sergio D'AGOSTINO, Dott. Antonio D'ALI STAITI, Gen. Romolo DALLA CHIESA, Cap. Giuseppe D'ALLURA, Dott. Federico D'AMATO, Dott. AntonioO D'ANCONA, On. Emo DANESI, Dott. Mario D'ANGELO, Col. Salvatore DARGENIO, Ing. Giovanni D'ARMINIO MONFORTE, Dott. Lorenzo DAVOLI, Avv. Sergio DE ALMEIDA MARQUES, Dott. Stefano DE ANDREIS, Dott. Gabriele DE ANGELIS, Dott. Gustavo DE BAC, Dott. Hans DE BELDER, Magg. Umberto DE BELLIS, Dott. Svandiro DE BLASIS, Rag. Antonio DE CAPOA, On. MASSIMO DE CAROLIS, Dott. Matteo DE CILLIS, Sen. Danilo DÈ COCCI, Dott. Pietro DE FEO, Prof. Domenico DE GIORGIO, Sig. Domenico DE GIUDICI, Geom. Giancarlo DEGL’INNOCENTI, Dott. Renzo DE GRANDIS, Ten.Col. Sergio DEIDDA, On. Filippo DE JORIO, Dott. Guglielmo DE LA PLAZA, Dott. Cesar DE LA VEGA, Sig. Alessandro DEL BENE, Geom. Vittorio DEL BIANCO, Col. Mario DEL BIANCO, Rag. Giampiero DEL GAMBA, Ten.Col. Manlio DEL GAUDIO, Sig. Pierluigi DEL GUERRA, Dott. Giuseppe DELL'ACQUA, Dott. Massimo DELL'AQUILA, Ten.Col. Bruno DELLA FAZIA, Dott. Giuseppe DELL'ONGARO, Dott. Pietro DE LONGIS, Dott. Jorio DEL MORO, On. Ferruccio DE LORENZO, Dott. Giuseppe DEL PASQUA, Dott. Pietro DEL PIANO, Dott. Michele DEL RE, Prof. Edoardo DEL VECCHIO, Magg. Vittorio DE MARCO, Avv. Fulviano DE MARI, Sig. Romolo DE MARTINO, Dott. Paolo DE MICHELIS, Dott. Vincenzo DE NARDO, Ing. Salvatore DENTE, Sig. Sergio DENTI, Dott. Bonifacio DE OLIVEIRA, Dott. Carlo DE RISIO, Col. Avv. Antonio DE SALVO, Gen. Luigi DE SANTIS, Dott. William DE SENA, Dott. Ercole DE SIATI, Avv. Jorge DE SOUZA, Sig. Denis DE STAFANIS BAIARDO, Dott. Levy DE SUOZA, Dott. Osvaldo DE TULLIO, Sig. Vincenzo DE VITO, Dott. Franco DI BELLA, Avv. Alberto DI CARO, Ten.Col. Sergio DI DONATO, Dott. Leonardo DI DONNA, Ten. Vasc. Bruno DI FABIO, Dott. Rodolfo DI FILIPPÒ, Prof. Giuseppe DI GIOVANNI, Rag. Sergio DI LALLO, Gen. Sebastiano DI MAURO, Dott. Mario DIANA, Dott. Luigi DINA, Dott. Vincenzo D’ISANTO, Prof. Giuseppe DONATO, Sig. Massimo DONELLI, Avv. Pedro DOS SANTOS, Dott. Duilio DOTTORELLI, Cap. Gian Carlo D'OVIDIO, Avv. Giovanni DRUETTI DI USSEL, Dott. Mario DUCE, Mar. Maurizio DURIGON, On. Mario EINAUDI, Dott. Antonio ESPOSITO, Rag. Claudio FABBRI, Dott. Giovanni FABBRI, Dott. Carlo FABRICCI, Dott. Luigi FADALTI, Col. Nicola FALDE, Dott. Carlo FALLA GARETTA, Dott. Giovanni FANELLI, Cap. Giovanni FANTINI, Dott. Francesco FARINA, Sig. Mario Elpidio FATTORI, Dott. Tito FAVI, Gen. Enrico FAVUZZI, Dott. Mario ALBERTO, Ten.Col. Luciano FEDERICI, Dott. Walter FERNANDES FINS, Prof. Franco FERRACUTI, Dott. Ruggero FERRARA, Sig. Alberto FERRARESE, Dott. Alberto FERRARI, Dott. Aldo FERRARI, Avv. Giuseppe FERRARI, Dott. Mario FERRARI, Rag. Ivo FERRETTI, Dott. Antonio FERRI, Ten.Col. Domenico FIAMENGO, Dott. Cirino FICHERA, Dott. Wilson FILOMENO, Dott. Gerardo FINAURI, Dott. Beniamino FINOCCHIARO, Dott. Ennio FINOCCHIARO, Dott. Ovidio FIORETTI, Dott. Publio FIORI, Dott. Ruggero FIRRAO, Dott. Alessandro FLORA Dott. Fabrizio FLUMINI, Gen. Carlo FOCE, Dott. Marco FOLONARI, Amm. Vittorio FORGIONE, On. Franco FOSCHI, Prof. Arnaldo FOSCHINI, Sen. Franco FOSSA, Sig. Michele FOSSA, Dott. Artemio FRANCHI, Sig. Giorgio FRANCHINI, Cap. Luciano FRANCINI, Dott. Gianfranco FRANCO, Dott. Luigi FRANCONI, Dott. Francesco FRANZONI, On. Aventino FRAU, Dott. Luis FUGASOT, Dott. Sebastiano FULCI, Dott. Silvestro FURGAS, Cap. Silvio FUSARI, Dott. Ugo FUXA, Dott. Gian Piero GABOTTO, Gen. Eduardo GALLARDO RINCON, Dott. Salvatore GALANTE, Dott. Giuseppe GALLO, Col. Salvatore GALLO, Gen. Vitaliano GAMBAROTTA, Dott. Adolfo GAMBERINI, Dott. Edoardo GASSER, Comm. Licio GELLI, Dott. Mario GENGHINI, Dott. Carmelo GENOVESE ZERBI, Ten.Col. Francesco GENOVESE, Col. Pasqualino GENTILE, Amm. Antonino GERACI, Dott. Roberto GERVASO, Dott. Antonio JOSÈ GHIRELLI GARCIA, Geom. Giancarlo GHIRONI, Dott. Giuseppe GIACCHI, Dott. Ado GIACCI, Prof. Giacomo GIACOMELLI, Sig. Romano GIAGNONI, Dott. Domenico GIALLI, Ing. Mario GIANNETTI, Ing. Osvaldo GIANNETTI, Gen. Orazio GIANNINI, Dott. Orazio GIANNONE, Gr.Uff. Piero GIANNOTTI, Prof. Gennaro GIANNUZZI, Dott. Renato GIAQUINTO Col. Renato GIARIZZO, On. Ilio GIASOLLI, Rag. 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Waldemar INCROCCI, Dott. Oreste INNOCENTI, Dott. Antonio IOLI, Dott. Francesco IOLI, Dott. Carmelo ISAIA, Dott. Luigi IVALDI, Dott. José Isaac KATZ, Dott. Guido KESSLER, Gen. Giuseppe KUNDERFRANCO, Dott. Adolfo KUNZ, On. Silvano LABRIOLA, Cap. Antonio LA BRUNA, Dott. Luciano LANFRANCO, Dott. Ippolito LA MEDICA, Ten.Col. Michele LA MEDICA, Comm. Remo LANDINI, Dott. Claudio LANTI, Dott. Giovanni LA ROCCA, Dott. Raul Alberto LASTIRI, Sig. Gennaro Gino LATILLA, Dott. Armando LAURI, Dott. Silvio LAURITI, Col. Fulberto LAURO, Dott. Pablo LAVAGETTO, Cav. Lav. Mario LEBOLE, Dott. Antonio LECCISOTTI, Dott. Giovanni LEDDA, Col. Federico LENCI, Avv. Vito LENOCI, Sig. Luigi LENZI, Avv. Leonardo LEONARDI, Dott. Emilio LEONELLI, Dott. Vincenzo LEPORATI, Dott. Enzo LERARIO, Dott. Walter LEVITUS, Cap. Matteo LEX, Dott. Antonino LI CAUSI, Cap. Serafino LIBERATI, Dott. Vittorio LIBERATORE, On. Gaetano LICCARDO, Dott. Bruno LIPARI, Dott. Vincenzo LIPARI, Gen. 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Giovanni MARRAS, Dott. Osvaldo MARRAS, Cap.Fr. Mariano MARRONE, Sig. Franco MARSILI, Sig. Mario MARSILI, Dott. Carlo MARTINO, On. Anselmo MARTONI, Cap. Antonio MARTURANO, Dott. Massimo MASCOLO, Dott. Marco MASINI, On. Renato MASSARI, Amm. Aldo MASSARINI, Dott. Sergio MASSENTI, Gen. Emilio Eduardo MASSERA, Dott. Carlo MASSIMO, Prof. Paolo MATASSA MARCHISOTTO, Dott. Carlo MAURO, Dott. Giacomo MAYER, Dott. Giorgio MAZZANTI, Col. Rocco MAZZEI, Sen. Luigi MAZZEI, Col. Giuseppe MAZZOTTA, Dott. Giuseppe MAZZOTTI, Dott. Roberto MEMMO, Ten. Col. Gaetano MENDOLIA, Dott. Gianni MERCATALI, Gen. Francesco MEREU, Dott. Giorgio MERLI, Cap. Pietro MERTOLI, Prof. Renzo MERUSI, Dott. Marco MESSENI PETRUZZELLI, Dott. Antonio MESSINA, Prof. Michele MESSINA, Rag. Elio MESSURI, Dott. Roberto ROMERO MEZA, Dott. Leo MICACCHI, Gen. Vito MICELI, Gen. Giuliano MICHELI, Dott. Franco MICHELINI TOCCI, Rag. Enrico MICHELOTTI, Col. Giuseppe MIDILI, Arch. Aladino MINCIARONI, Col. Giovanni MINERVA, Avv. Sergio MINERVINI, Gen. Osvaldo MINGHELLI, Avv. Pietro MINNINI, Gen. Igino MISSORI, Geom. Roberto MISURI, Dott. Arrigo MOLINARI, On. Prof. OTTORINO, Cap. Giuseppe MONGO, On. Amleto MONSELLATO, Col. Giuseppe MONTANARO, Ten.Col. Anselmo MONTEFREDDO, Sig. Riziero MONTI, Dott. Flavio MONTISCI, Gen. Otello MONTORSI, Ten.Col. Franco MORELLI, Dott. Mario MORETTI, Cap. Carlo MORI, Dott. Gaetano MORREALE, Dott. Flaviano MORRI, Dott. Panfilo MORRONI, Dott. Paolo MOSCA, Dott. Francesco MOSCIARO, Comm. Bruno MOSCONI, Dott. Giovanni MOTZO, Cap.Fr. Angelo MURRU, Magg. Franco MURTAS, Dott. Arrigo MUSIANI, Gen. Fausto MUSTO, Col. Pietro MUSUMECI, Dott. Franco NACCI, Dott. Paolo NANNARONE, On. Vito NAPOLI, Dott. Luigi NEBIOLO, Arch. Mario NEGRI, Prof. Rosario NICOLETTI, Ten.Col. Renato NICOLI, Dott. Edilio NICOLINI, Col. Domenico NIRO, Dott. Giovanni NISTICÒ, Mar.Magg. Enrico NOCILLI, Sig. Alighiero NOSCHESE, Sig. Alberto NOSIGLIA, Col. Franco NOVO, Prof. Angelo NUNZIANTE, Sig. Antonio NUNZIATI, Ten.Col. Salvatore ODDO, Prof. Gianluigi OGGIONI, Dott. Luigi OLIVA, Sig. Carlo ONNIS, Dott. Giovanni ORGANO, Dott. Giampiero ORSELLO, Avv. Umberto ORTOLANI, Dott. Antonio PACELLA, Dott. Giancarlo PAGANO, Dott. Antonio PALADINI, Dott. Giovanni PALAIA, Dott. Claudio PALAZZO, Avv. Giampaolo PALLOTTA, Dott. Bruno PALMIOTTI, Gen. Giovanni Battista PALUMBO, Ing. Pasquale PALUMBO, Comm. Costantino PANARESE, Dott. Roberto PANDOLFINI, Ten.Col. Giancarlo PANELLA, Dott. Andrea PANNO, Dott. Sergio PANZACCHI, Col. Marco PAOLA, Avv. Mario PAOLA, Dott. Enrico PAOLETTI, Prof. Ivan PAPADIA, Rag. Nicolino PAPPALEPORE, Sig. Angelo PARACUCCHI, Dott. Maurizio PARASASSI, Cap.Dott. Giuseppe PARATORE, Dott. Angelo PARISI, Sig. Pieruggero PARTINI, Dott. Tito PASQUALIGO, Dott. Andrea PASQUALIN, Dott. Bruno PASSARELLI, Dott. Vito PASSERO, Dott. Ferdinando PASTINA, Ten.Col. Franco PASTORE, Cap. Giovanni PASTORE, Dott. Salvatore PASTORE, Sig. Marcello PASTORELLI, Dott. Giovanni PATTUMELLI, Sig. Alvaro PAZZAGLI, Dott. Franco PECO, Avv. Carmine Mino PECORELLI, On. Mario PEDINI, Dott. Vitaliano PEDUZZI, Dott. Davide PELLEGRINI, Dott. Olivo PELLI, Prof. Renato PELLIZZER, Dott. Walter PELOSI, Dott. Francesco PENNACCHIETTI, Dott. Corrado PENSA, Dott. Maurizio PEPE, Sig. Claudio PEREZ BARRUNA, Dott. Aldo PERITORE, Dott. Alberto PERNA, Dott. Cesare PERUZZI, Dott. Carlo PESARESI, Rag. Lamberto PETRI, Cap. Gianfranco PETRICCA, Sig. Antonio PETRUCCI, On. Sergio PEZZATI, Sig. Claudio PICA, On. Rolando PICCHIONI, Gen. Franco PICCHIOTTI, Ten.Col. Antonio PICCIRILLO, Mar.Cav. Romano PICCOLOMINI, Prof. Claudio PIERANGELI, Dott. Giuseppe PIERI, Sig. Roberto PIERI, Sig. Giovanni PIERONI, On. Giulio PIETROSANTI, Dott. Michele PIGNATELLI, Dott. Waldimiro PINTO, Magg. Francesco PIROLO, Gen. Luigi PIROZZI, Cap. Gino PISANI, Dott. Giorgio PISANO, Dott. Sergio PISCITELLO, Dott. Alberto PISTOLESI, Dott. Giuseppe PIZZETTI, Dott. Giulio PIZZOCCHERI, Dott. Michele PIZZULLO, Dott. Giovan Vincenzo PLACCO, Prof. Carlo POGLAYEN, Dott. Giuseppe PLUCHINO, Cap.Fr. Giuliano POGGI, Cap.Fr. Osvaldo POGGI, Dott. Marcello POGGINI, Dott. Duilio POGGIOLINI, Col. Italo POGGIOLINI, Avv. Wolfango POLVERELLI, Dott. Domenico PONE, Prof. Leonello PONTI, Dott. Saverio PORCARI LI DESTRI, Cap. Fausto PORCHEDDU, Cap. Roberto PORCHEDDU, Dott. Pasquale PORPORA, Dott. Michele PRINCIPE, Dott. Massimo PUGLIESE, Prof. Clemente PULLÈ, Prof. Pietro PULSONI, Cap. Giuseppe PUTIGNANO, Ten.Col. Giuseppino QUARTARARO, Amm. Giovanni Juan QUESTA, Dott. Domenico RABINO, Dott. Giorgio RAMELLA, Prof. Vincenzo RANDI, Dott. Giacomo RANDON, Sig. Bruno RANIERI, Dott. Domenico RASPINI, Gen. Osvaldo RASTELLI, Maestro Giulio RAZZI, Dott. Angelo REGA, Cap. Aldo RENAI, Avv. Lucio RICCARDI, Avv. Emilio RICCARDI, Dott. Giuseppe RICCI, Gen. Giovanni RIFFERO, Dott. Renato RIGHI, Dott. Giovanni RIZZI, Dott. Angelo RIZZOLI, Col. Vincenzo RIZZUTI, Dott. Enrico ROCCA, Col. Fausto RODINÒ, Sig. Carlo ROLLA, Dott. Francesco ROMANELLI, Dott. Ovidio ROMANELLI, Ten. Col. Antonio ROMANO, Dott. William ROSATI, Cap. Andrea ROSELLI, Gen. Roberto ROSELLI, Prof. Edmondo ROSSI, Dott. Giorgio ROSSI, Sig. Mario ROSS, Dott. Bruno ROZERA, Ing. Mario RUBINO, Dott. Carlo RUFFO della SCALETTA, Dott. Felice RUGGIERO, Dott. Domenico RUSSO, Dott. Francesco RUSSO, Cap. Guido RUTA, Dott. Claudio SABATINI, Ten.Col. Gianfranco SABATINI, Dott. Elio SACCHETTO, Arch. Ambrogio SALA, Magg. Mario SALACONE, Ing. Simonpietro SALINI, Dott. Francesco SALOMONE, Arch. Francesco SANGUINETTI, Sig. Ermido SANTI, Geom. Ferruccio SANTINI, Dott. Mario SANTORO, Gen. Giuseppe SANTOVITO, Dott. Roberto SARRACINO, Geom. Stefano SASSOROSSI, Cav. Carlo SATIRA, Dott. Vittorio Emanuele Di SAVOIA, Dott. Vittorio SBARBARO, Dott. Francesco SCALABRINO, Dott. Leonardo SCALI, Ten. Col. Pasquale SCARANO, Ten.Col. Michele SCHETTINO, Dott. Darcy SCHETTINO ROCHA, Sig. Aldo SCHIASS, Avv. Giulio SCHILLER, Ten.Col. Mario SCIALDONE, Dott. Santo SCIARRONE, Gen. Salvatore SCIBETTA, Col. Domenico SCOPPIO, Ing. Alberto SCRIBANI, On. Loris SCRICCIOLO, Dott. Piero SCRICCIOLO, Prof. Albino SECCHI, Dott. Gustavo SELVA, Dott. Mario SEMPRINI, Dott. Pasquale SETARI, Ing. Lucien SICOURI, Dott. Elio SIGGIA, Ten.Vasc. Giuseppe SILANOS, Dott. Enrico SILVIO, Prof. Augusto SINAGRA, Avv. Michele SINDONA, Magg. Giovanni SINI, Dott. Raffaele SINISI, Gen. Giuseppe SIRACUSANO, Dott. Fiorello SODI, Dott. Edgardo SOGNO DEL VALLINO, Sig. Ugo SOLDANI, Dott. Angelo Raffaele SOLDANO, Dott. Gerolamo SOMMO, Dott. Girolamo SORRENTI, Dott. Franco SORRENTINO, Ten.Col. Lino SOVDAT, Gen. Pietro SPACCAMONTI, Dott. Ettore SPAGLIARDI, Dott. Carmelo SPAGNUOLO, Dott. Piero SPALLUTO, Dott. Paolo SPARAGNANA, Dott. Aldo SPINELLI, On. Gaetano STAMMATI, Dott. Antonio STANZIONE, Ten.Col. Savino STELLA Dott. Domenico STELLINI Magg. Marcello STELLINI Dott. Giorgio STERNINI Dott. Giorgio FLORIO STILLI, Dott. Randolph K. STONE, Dott. Bruno STRAPPA, Cap. Dott. Giuseppe STRATI, Dott. Francesco STURZO, Gen. Carlos SUAREZ MASON, Dott. Giuseppe SZALL, Sig. Leandro TACCONI, Cap. Ezio TALONE, Ing. Gennaro TAMPONE, Dott. Vittorio TANASSI, Magg. Giacomo TARSI, Avv. Paolo TARTAGLIA, Dott. Bruno TASSAN DIN, Sig. Giovanni TASSITANO, Dott. Eluak TAYLOR, Dott. Alberto TEARDO, Dott. Mario TEDESCHI, On. Emanuele TERRANA, Cap. Corrado TERRANOVA, Prof. Carlo TERZOLO, Gen. Guido TESI, Sig. Augusto TIBALDI, Dott. Mario TILGHER, Dott. Alessandro TIZZANI, Col. Mario TOGNAZZI, Dott. William TOLBERT, Dott. Emanuele TOMASINO, Sig. Osvaldo TONINI, Amm. Giovanni TORRISI, Cap. Menotti TORTORA, Sig. Silvano TOSI, Sig. Massimo TOSTI, Dott. Gaetano TRAPANI, Ten.Col. Mario TRAVERSA, Dott. Roberto TREBBI, Prof. Fabrizio TRECCA TRIFONE, Comm. Lorenzo TRICERRI, Cav. Aurelio TRIPEPI, Col. Giuseppe TRISOLINI, Avv. Francesco TROCCOLI, Dott. Francesco TROIS, Ten.Col. Domenico TUMINELLO, Gen. Mauro TURINI, Dott. Vincenzo TUSA, Com. Paolo UBERTI, Dott. Asdrubale UGOLINI, Geom. Mauro UGOLINI, Ten. Col. Giacomo UNGANIA, Prof. Antonio URBANO, Ten.Col. Ottavio URCIUOLO, Dott. Salvatore VAGNONI, Avv. Mario VALENTI, Dott. Roberto VALENZA, Dott. Vincenzo VALENZA, Gen. Enzo VALLATI, Dott. Cesare VALOBRA, Dott. Giancarlo Elia VALORI, Prof. Walter VANNELLI, Prof. Cesare VANNOCCI, Dott. Giuseppe VARCHI, Gen. Dante VENTURI, Dott. Aldo VESTRI, Dott. Giovanni VIARENGO, Cap. Massimo VICARD, Col. Mario Pompeo VICINI, Col. Antonio VIEZZER, Dott. Alberto VIGNES, Dott. Luigi Nello VILLA, Dott. Vincenzo VILLATA, Dott. Maria José VILLONE, Avv. Enirico VINCI, Dott. Francesco VIOLA, Magg. Enrico VIOLANTE, Dott. Ferdinando VISCIANI, Dott. Annibale VISCOMI, Sig. Roberto VISCONTI, Dott. Angelo VISOCCHI, Dott. Gaetano VITA, Dott. Fabio VITALI, Dott. Vincenzo VITALI, Avv. Mario VITELLIO, Gen. Ambrogio VIVIANI, Avv. Carlo VOCCIA, Avv. Gaetano VULLO, Dott. Fernandez WILSON DE VALLE, Dott. Mario ZACCAGNINI, Cap. Maurizio ZAFFINO, Dott. Leonida ZANARIA, Dott. Mario ZANELLA, Dott. Lelio ZAPPALÀ, Ing. Lucio ZAPPULLA, Dott. Aldo ZECCA, Dott. Sergio ZERBINI, Dott. Giorgio ZICARI, Dott. Alfredo ZIPARI, Prof. Amonasro ZOCCHI, Sig. Elie ZOCHEIB, On. Michele ZUCCALÀ, Comm. Antonio ZUCCHI, Dott. Paolo ZUCCHINI". V. anche Loggia P2.

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Che cos’era il gruppo di Gelli? Che cosa fanno oggi i suoi membri?
by le «pagine gialle» della P2 Monday, Aug. 16, 2004 at 7:55 PM mail:

La P2 ieri. La sua vittoria oggi.

Gianni Barbacetto

Che cos’era il gruppo di Gelli?
Che cosa fanno oggi i suoi membri?
Ecco la storia della loggia e le «pagine gialle» della P2 (Propaganda 2)

Ed ora il suo affiliato piu' noto Silvio Berlusconi (tessera 1816), e' alla presidenza del Consiglio
La notizia la dà il telegiornale della notte: la presidenza del Consiglio dei ministri ha deciso di rendere pubblici gli elenchi della loggia massonica P2, l’associazione segreta che il Maestro venerabile Licio Gelli chiama «l’Istituzione». È il 20 maggio 1981, vent’anni fa. L’Italia è scossa: di quella loggia misteriosa si parla ormai da molto tempo, ma ora i suoi componenti prendono un nome e un volto. E gli italiani scoprono che esiste un potere sotterraneo, un governo parallelo, uno Stato nello Stato. Negli elenchi della loggia sono iscritti i nomi di quattro ministri o ex ministri, 44 parlamentari, tutti i vertici dei servizi segreti, il comandante della Guardia di finanza, alti ufficiali dei Carabinieri, militari, prefetti, funzionari, magistrati, banchieri, imprenditori, direttori di giornali, giornalisti...

Una settimana dopo, il governo presieduto da Arnaldo Forlani dà le dimissioni. Nasce il primo governo laico della storia d’Italia, guidato da Giovanni Spadolini. è varata una commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia di Gelli, sotto la presidenza di Tina Anselmi. è approvata una legge dello Stato che vieta le associazioni segrete e scioglie la P2. I capi dei servizi di sicurezza sono tutti licenziati. Qualche piduista ha la carriera bloccata, qualcuno subisce procedimenti disciplinari, una ventina di affiliati finisce sotto processo. I magistrati aprono indagini sulla loggia, con l’ipotesi che abbia realizzato una cospirazione politica contro le istituzioni della Repubblica.
Ma oggi, vent’anni dopo, che cosa è restato di quel terremoto? Dove sono, che cosa fanno i membri del club P2? Il più noto di essi, che vent’anni fa era soltanto un giovane, brillante palazzinaro, ora spera di diventare nientemeno che presidente del Consiglio. Ecco dunque la storia dimenticata dell’«Istituzione» che ha segnato alcuni decenni della storia italiana.

Da Sindona alla P2. Nella seconda metà degli anni Settanta qualche articolo di giornale aveva accennato all’esistenza di una loggia massonica potentissima e misteriosissima. Ombre, sospetti, dicerie? Nel 1980 il consigliere istruttore di Milano Antonio Amati deve aprire due inchieste giudiziarie: una sull’assassinio dell’avvocato milanese commissario liquidatore delle banche di Michele Sindona, Giorgio Ambrosoli, ucciso a Milano l’11 luglio 1979; l’altra sullo strano rapimento di Sindona, scomparso da New York il 2 agosto 1979 e poi ricomparso il 16 ottobre. Nessuno allora avrebbe pensato che quelle inchieste avrebbero portato alla P2.

Amati assegna i due fascicoli, insieme, a due giovani magistrati. Il primo, più esperto, si chiama Giuliano Turone, baffi curati e dita sottili, irrequieto e rigorosissimo. Dopo il liceo Manzoni di Milano, dopo un anno negli Stati Uniti, dopo la laurea in legge, era stato tentato dalla carriera diplomatica. Ma aveva scelto la magistratura: perché il diplomatico deve limitarsi a eseguire la politica estera del suo governo, mentre il magistrato decide e giudica, con il solo aiuto della legge e della sua coscienza. Affascinato dalla geometria dell’indagine, aveva voluto diventare giudice istruttore, figura mista (oggi cancellata dal nuovo codice) di giudice e investigatore. Poco più che trentenne, era entrato di persona nel covo-prigione di uno dei primi sequestrati italiani, l’imprenditore Luigi Rossi di Montelera; e nel 1974 aveva fatto arrestare il responsabile, un ometto siciliano che abitava in via Ripamonti 84, a Milano, e che sulla carta d’identità aveva scritto Luciano Leggio, anche se era già noto come boss di Cosa nostra con il nome di Luciano Liggio.

Gherardo Colombo, il secondo magistrato, era invece un giovanotto che arrivava a palazzo di giustizia con i jeans e la camicia senza cravatta, e sopra gli occhiali aveva una gran corona di capelli refrattari al pettine. Era cresciuto in una grande casa sui colli della Brianza, padre medico e un po’ poeta, nonno e bisnonno avvocati. Amava i giochi di logica e il bridge. Parlava con aria apparentemente svagata, accompagnando le parole con brevi gesti secchi della mano, che poi spesso lasciava così, sospesa a mezz’aria. Per nove mesi, Turone e Colombo lavorano sodo. Macinano insieme decine e decine di interrogatori, perquisizioni, indagini bancarie. Sono letteralmente risucchiati da un’inchiesta che è un giallo appassionante, pieno di misteri e di colpi di scena. «Era un tessuto dai cento fili intrecciati», secondo Turone, «così abbiamo cominciato col tirare i fili che sporgevano dalla trama».

Il sequestro di Sindona: strano, con quella improbabile rivendicazione del «Gruppo proletario di eversione per una giustizia migliore». Strani anche gli affidavit (dichiarazioni giurate) che una decina di persone invia negli Stati Uniti, ai magistrati americani, per testimoniare che il povero Sindona, che ha fatto bancarotta e ha lasciato sul lastrico centinaia di clienti, è perseguitato dai magistrati italiani soltanto per la sua fede anticomunista. Uno degli affidavit è firmato da un certo Licio Gelli. Dice: «Nella mia qualità di uomo d’affari sono conosciuto come anticomunista e sono al corrente degli attacchi dei comunisti contro Michele Sindona. è un bersaglio per loro e viene costantemente attaccato dalla stampa comunista. L’odio dei comunisti per Michele Sindona trova la sua origine nel fatto che egli è anticomunista e perché ha sempre appoggiato la libera impresa in un’Italia democratica». La prosa non è un granché, ma l’ossessione anticomunista è ben presente (e allora, almeno, i comunisti c’erano davvero...).

Licio Gelli, fascista e massone. Chi è questo Gelli? - si chiedono Turone e Colombo. Quasi sconosciuto, allora, dal grande pubblico, era il Maestro Venerabile della loggia massonica Propaganda 2, che riuniva la crema del potere italiano. C’era la fila, per ottenere udienza da Gelli nella sua suite all’hotel Excelsior, in via Veneto, a Roma. La loggia era segreta, per non mettere in imbarazzo i suoi potenti iscritti, dispensati anche dalle ritualità massoniche. Bastava la sostanza.
Gelli era arrivato al vertice della P2 dopo una onorata carriera come fascista, simpatizzante della Repubblica di Salò, doppiogiochista con la Resistenza, collaboratore dei servizi segreti inglesi e americani, infine agente segreto della Repubblica italiana. Volonteroso funzionario del Doppio Stato: soldato, come tanti altri fascisti e nazisti, arruolato nell’esercito invisibile che gli Alleati avevano approntato, dopo la vittoria contro Hitler e Missolini, per combattere la «guerra non ortodossa» contro il comunismo. Entrato nella massoneria, aveva contribuito a selezionare, dentro l’esercito, gli ufficiali anticomunisti disposti ad avventure golpiste. Nel colpo di Stato (tentato) del 1970 aveva avuto un ruolo di tutto rispetto: suo era l’incarico di entrare al Quirinale e trarre in arresto il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, quello che mandava telegrammi a raffica che finivano sempre con un bel «viva la Resistenza, viva l’Italia». Poi il golpe non ci fu, sospeso forse dagli americani, ma la «guerra non ortodossa» continuò, con una serie di stragi che insanguinarono l’Italia. Fino al 1974, anno di svolta. Allora la strategia della guerra segreta contro il comunismo cambiò: basta con la contrapposizione diretta, con i progetti apertamente golpisti, sostituiti da una più flessibile occupazione, attraverso uomini fidati, di tutti gli ambiti della società, di tutti i centri di potere. La massoneria (o almeno una parte di essa) fornisce le strutture e le coperture necessarie a organizzare questo club del Doppio Stato, questo circolo dell’oltranzismo atlantico. Nasce la P2 di Licio Gelli. In cui poi, all’italiana, entrano anche (e per alcuni soprattutto) le protezioni, le carriere, gli affari e gli affarucci. Ma tutto ciò, tra il 1980 e il 1981, Turone e Colombo ancora non lo sapevano, non lo immaginavano neanche. I due andavano avanti per la loro strada, a districare i misteri del caso Sindona.

La perquisizione fatale. Scoprono che Sindona non è stato rapito, ma ha organizzato una messa in scena per sparire dagli Stati Uniti e arrivare in Italia, in Sicilia. Scoprono che è lui a trattare il salvataggio delle sue banche con Giulio Andreotti, a minacciare il presidente della Mediobanca Enrico Cuccia (che si oppone al piano di risanamento), è lui a far uccidere Giorgio Ambrosoli, nella notte dell’11 luglio 1979, con tre colpi di 357 magnum sparati al petto da un sicario che viene dagli Stati Uniti. A ospitare Sindona a Palermo, in quell’estate di scirocco e di sangue, è un medico italoamericano: Joseph Miceli Crimi, massone, esperto di riti esoterici e di chirurgie plastiche. è lui che spara alla gamba del banchiere, con sapienza clinica, per cercare di rendere credibile il rapimento. I due giudici istruttori gli sequestrano alcune carte e, tra queste, uno stupido biglietto ferroviario Palermo-Arezzo, usato da Miceli Crimi nell’estate del 1979. Domanda: perché un viaggio dalla Sicilia ad Arezzo? Risposta: «Per andare dal dentista presso cui ero in cura». Fantasiosa, ma i due milanesi non abboccano. Miceli Crimi, messo alle strette, ammette: ma sì, sono andato da un certo Licio Gelli, per discutere con lui la situazione di Sindona. Questo Gelli comincia proprio a incuriosire i due giudici istruttori. I personaggi che si muovono attorno a Sindona e si danno da fare per salvarlo, scoprono Turone e Colombo, finiscono tutti per arrivare a Gelli: Rodolfo Guzzi, l’avvocato del bancarottiere; Pier Sandro Magnoni, suo genero; Philip Guarino e Paul Rao, due massoni che incontrano il Venerabile poche ore dopo essere stati ricevuti da Giulio Andreotti. Ecco perché, nel marzo 1981, i giudici milanesi ordinano una perquisizione di tutti gli indirizzi del Venerabile. «Cautela assoluta», ricorda Colombo, «avevamo intuito che per ottenere risultati dovevamo procedere con la massima segretezza». La sera di lunedì 16 marzo 1981 una sessantina di agenti della Guardia di finanza si muove da Milano verso i quattro indirizzi di Gelli annotati su una agenda di Sindona sequestrata al banchiere dalla polizia di New York: villa Wanda di Arezzo, l’abitazione privata; la suite all’Excelsior dove riceveva autorità, politici, postulanti; un’azienda di Frosinone; e gli uffici di una fabbrica d’abbigliamento, la Giole di Castiglion Fibocchi.

L’incarico delle perquisizioni è affidato a un uomo di cui Turone e Colombo conoscono la lealtà istituzionale, il colonnello della Guardia di finanza Vincenzo Bianchi. Ha l’ordine di agire senza informare nessuno e senza avere alcun contatto con le autorità locali, i carabinieri, la polizia, la magistratura del posto, neppure i comandi della Guardia di finanza. I suoi finanzieri, arrivati in Toscana, non passano la notte nella caserma di Arezzo, ma si disperdono in diverse località lì attorno. Per tutti, l’appuntamento è all’alba del 17 marzo.
Scatta la perquisizione. Nessun risultato a Roma. Niente a villa Wanda. L’azienda di Frosinone è un vecchio indirizzo. Alla Giole, invece, c’è una montagna di carte. Gelli non si trova, è a Montevideo. Ma la sua segretaria, Carla, protegge con vigore i documenti stipati nella scrivania, nei cassetti, nella cassaforte, in una valigia... Nella cassaforte ci sono gli elenchi della loggia segreta. «Sequestrate tutto», ordinano, per telefono, i giudici istruttori. La perquisizione è ancora in corso quando a Bianchi arriva via radio una chiamata del generale Orazio Giannini, comandante della Guardia di finanza: c’è anche il suo nome, in quegli elenchi, come quello del suo predecessore, il generale Raffaele Giudice, come quello del capo di stato maggiore della Finanza, il generale Donato Lo Prete. E il comandante delle Fiamme gialle di Arezzo, e una folla di generali, colonnelli, maggiori...

Verso il porto delle nebbie. Tutte le carte sono portate a Milano. Turone e Colombo le catalogano, personalmente, pagina per pagina. Ne fanno due copie. L’originale entra nel fascicolo dell’inchiesta; la prima copia è affidata ai finanzieri, con l’incarico di conservarla in un luogo sconosciuto agli stessi giudici; la seconda è nascosta, sotto una falsa intestazione («Formazioni comuniste combattenti») tra i fascicoli di un collega di cui i due si fidano, il giudice Pietro Forno. Non si sa mai.
Fuori dal palazzo di giustizia di Milano, intanto, nessuno sa delle carte sequestrate a Gelli. Eppure qualcuno sta lavorando febbrilmente per parare il colpo. La notizia comincia a trapelare. La dà, per primo, il telegiornale Rai la sera del 20 marzo. Ma non è chiaro quali documenti siano stati trovati dai giudici. Il giorno dopo, sabato 21 marzo, il Giornale (allora diretto da Indro Montanelli) scrive: «Nell’ambito delle indagini per l’affare Sindona, stasera si è appresa una doppia operazione compiuta dalla magistratura di Milano e da quella di Roma, nella villa aretina di Licio Gelli, Venerabile Maestro della loggia massonica P2. Per conto dei giudici milanesi l’intervento sarebbe stato operato dalla Guardia di finanza, mentre Roma avrebbe partecipato agli accertamenti attraverso il sostituto procuratore della Repubblica Sica». Strana notizia: il ritrovamento non è avvenuto a villa Wanda ma alla Giole di Castiglion Fibocchi; e soprattutto Domenico Sica, detto «Rubamazzo», per ora non c’entra nulla. Ma basteranno poche settimane e Roma arriverà ad avverare la profezia del Giornale e a strappare l’indagine ai magistrati milanesi.

Turone e Colombo, consci del peso istituzionale della loro scoperta, decidono che è loro dovere informare il capo dello Stato: ma il presidente Sandro Pertini è all’estero, così ripiegano sul capo del governo, Arnaldo Forlani. Si recano a Roma il 25 marzo, l’appuntamento è fissato alle ore 16 a Palazzo Madama. Aspettano per due ore. Poi la segreteria di Forlani comunica che c’è stato un equivoco, che il presidente li aspetta a Palazzo Chigi. I due giudici si spostano lì. Ad accoglierli è il capo di gabinetto di Forlani. «Ci siamo guardati negli occhi in silenzio», ricorda Colombo, «il funzionario davanti a noi era il prefetto Mario Semprini, tessera P2 1637». Forlani è cortese, chiede se le carte trovate possono essere non autentiche. I due giudici gli mostrano una firma autografa del ministro della Giustizia Adolfo Sarti sulla domanda d’iscrizione alla loggia. Chiedono: «Signor presidente, avrà certamente un documento controfirmato dal suo ministro Guardasigilli...». Forlani ne prende uno, confronta i due fogli, si convince. «Datemi tempo di riflettere», conclude Forlani. «Di solito offro agli ospiti di riguardo un aereo dei servizi per tornare a casa. Mi pare che questa volta non sia il caso».
Forlani tira in lungo. Non vuole prendersi la responsabilità di rendere pubblici gli elenchi. Cerca di scaricarla sui giudici milanesi. Sui giornali del 20 maggio i titoli confermano quella sensazione: «Forlani: spetta ai giudici togliere il segreto sulla P2». Turone, Colombo e il capo dell’ufficio Amati inviano immediatamente una lettera al presidente del Consiglio, in cui sostengono che sono coperti dal segreto istruttorio i verbali delle deposizioni dei testimoni che stanno sfilando davanti a loro, ma non «il restante materiale trasmesso». Forlani capisce che non può più aspettare. Le liste di Gelli sono rese pubbliche.

Oltre agli elenchi degli affiliati e alla documentazione sulla loggia, tra le carte sequestrate vi sono 33 buste sigillate con intestazioni diverse: «Accordo Eni-Petromin», «Calvi Roberto vertenza con Banca d’Italia», «Documentazione per la definizione del gruppo Rizzoli», «On. Claudio Martelli»...
C’erano già, in quelle carte, i segreti di Tangentopoli, del Conto Protezione e di tanto altro ancora. Ma i tempi non erano maturi. Da Roma si muovono il giudice istruttore Domenico Sica (detto «Rubamazzo») e il procuratore della Repubblica Achille Gallucci. Sollevano il conflitto di competenza e la Cassazione, il 2 settembre 1981, strappa l’inchiesta a Milano per affidarla a Roma. Non sviluppata, l’indagine si spegne. «Mi è arrivata sulla scrivania già morta», dice Elisabetta Cesqui, il pubblico ministero che eredita l’indagine. L’accusa di cospirazione politica contro le istituzioni della Repubblica mediante associazione cade: tutti i rinviati a giudizio (pochi: qualche capo dei 17 gruppi in cui la P2 era divisa, più Gelli e i responsabili dei servizi segreti) sono prosciolti, e comunque il processo arriva in Cassazione quando ormai è troppo tardi e per tutti scatta la prescrizione.

Più utile il lavoro della Commissione parlamentare presieduta da Tina Anselmi, che dichiara le liste della P2, con 972 nomi, «autentiche» e «attendibili», ma incomplete. E con anni di lavoro produce un materiale immenso e prezioso, la documentazione di come funzionava una potentissima macchina di eversione e di potere. Ma nel 1981 le speranze - o le paure - erano altre: una parte del Paese sperava che lo scandalo P2 avviasse il rinnovamento della vita politica e istituzionale; un’altra temeva che il proprio potere si incrinasse per sempre. Sbagliavano gli uni e gli altri.

Tessera numero 1816. Oggi il più noto degli iscritti alla P2 è Silvio Berlusconi, tessera numero 1816. Per la P2 Berlusconi ha subito la sua prima condanna, ormai definitiva: per falsa testimonianza. Nel 1990, a Venezia, viene infatti giudicato colpevole di aver giurato il falso davanti ai giudici, a proposito della sua iscrizione alla loggia. L’anno prima, però, c’era stata una provvidenziale amnistia.
Quando parla della P2, Berlusconi se la cava, di solito, con qualche battuta. Eppure l’iscrizione alla loggia è stata determinante per i suoi primi affari immobiliari. Per esempio per ottenere credito dalla Banca nazionale del lavoro (controllata dalla P2, con ben otto alti dirigenti affiliati) e dal Monte dei Paschi di Siena (era piduista il direttore generale Giovanni Cresti). Conclude la Commissione Anselmi: gli imprenditori Silvio Berlusconi e Giovanni Fabbri (il re della carta) «trovarono appoggi e finanziamenti al di là di ogni merito creditizio». Ma poi, fatte le case, bisogna venderle. E non fu facile, per Berlusconi. Lo soccorse, agli inizi della sua carriera di immobiliarista, un «fratello» della loggia segreta, il napoletano Ferruccio De Lorenzo, già sottosegretario liberale in un governo Andreotti e padre di Francesco, futuro ministro della Sanità e imputato di Mani pulite: Ferruccio De Lorenzo acquistò, come presidente dell’Enpam (l’Ente nazionale previdenza e assistenza dei medici italiani) prima due hotel a Segrate, poi decine di appartamenti di Milano 2. L’Enpam decise poi di affidare a Berlusconi anche la gestione del teatro Manzoni di Milano, controllato dall’ente.

Quando Gelli parla di Berlusconi, è lapidario: «Ha preso il nostro Piano di rinascita e lo ha copiato quasi tutto», dichiara all’Indipendente nel febbraio 1996. Il Piano di rinascita democratica era il programma politico della P2. Fu sequestrato il 4 luglio 1981 all’aeroporto di Fiumicino, nel doppiofondo di una valigia di Maria Grazia Gelli, figlia del Venerabile. Riletto oggi, risulta profetico. Prevede, infatti, di «usare gli strumenti finanziari per l’immediata nascita di due movimenti l’uno sulla sinistra e l’altro sulla destra». Tali movimenti «dovrebbero essere fondati da altrettanti club promotori». Nell’attesa, il Piano suggerisce che con circa 10 miliardi è possibile «inserirsi nell’attuale sistema di tesseramento della Dc per acquistare il partito». Con «un costo aggiuntivo dai 5 ai 10 miliardi» si potrebbe poi «provocare la scissione e la nascita di una libera confederazione sindacale». Per quanto riguarda la stampa, «occorrerà redigere un elenco di almeno due o tre elementi per ciascun quotidiano e periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro»; «ai giornalisti acquisiti dovrà essere affidato il compito di simpatizzare per gli esponenti politici come sopra». Poi bisognerà: «acquisire alcuni settimanali di battaglia», «coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso un’agenzia centralizzata», «coordinare molte tv via cavo con l’agenzia per la stampa locale», «dissolvere la Rai in nome della libertà d’antenna»; «punto chiave è l’immediata costituzione della tv via cavo da impiantare a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese». Tecnologia a parte: preveggente, no?

La giustizia va ricondotta «alla sua tradizionale funzione di equilibrio della società e non già di eversione». Per questo, è necessaria la separazione delle carriere del pubblico ministero e dei giudici, «l’istruzione pubblica dei processi nella dialettica fra pubblica accusa e difesa di fronte ai giudici giudicanti», la «riforma del Consiglio superiore della magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento». Molto è già stato realizzato. Per il resto si vedrà.
Che fine hanno fatto gli altri «fratelli» di loggia? Alcuni hanno fatto proprio una brutta fine. Sindona, dopo essere stato condannato per l’omicidio di Giorgio Ambrosoli, è morto in carcere, per una tazzina di caffè al veleno. Il suo successore nella finanza d’avventura, Roberto Calvi, tessera numero 1624, ha gettato la più grande banca italiana, il Banco Ambrosiano, nelle braccia della P2 che gli ha sottratto un fiume di miliardi e l’ha fatto finire in bancarotta; alla fine, il 18 giugno 1982, è stato trovato penzolante sutto il ponte dei Frati neri, a Londra. Mino Pecorelli, tessera 1750, giornalista in contatto con i servizi segreti, direttore di Op e piduista anomalo che voleva giocare in proprio, è stato crivellato di colpi nella sua automobile, il 20 marzo 1979.

La loggia multinazionale. Gelli è agli arresti domiciliari a villa Wanda, condannato per il crac del Banco Ambrosiano. Molti degli affiliati, il nocciolo duro del club dell’oltranzismo atlantico, sono stati coinvolti in vicende di eversione, stragi, tentati colpi di Stato, depistaggi. Così Vito Miceli, Gian Adelio Maletti, Antonio Labruna, Giuseppe Santovito, Giovanni Fanelli, Antonio Viezzer, Umberto Federico D’Amato, Giovanbattista Palumbo, Pietro Musumeci, Elio Cioppa, Manlio Del Gaudio, Giovanni Allavena, Giovanni Alliata di Montereale, Giulio Caradonna, Edgardo Sogno... Ci vorrebbe almeno un libro per ciascuno, per raccontare la multiforme attività di questi fedeli servitori del Doppio Stato.
Organizzazione multinazionale, la P2 aveva affiliati che operavano in Sudamerica: Uruguay, Brasile e soprattutto Argentina. In Argentina, dove Gelli aveva rapporti molto stretti con i servizi segreti, aveva arruolato nella loggia l’ammiraglio Emilio Massera, capo di Stato maggiore della Marina, Josè Lopez Rega, ministro del Benessere sociale di Juan Domingo Peron, Alberto Vignes, ministro degli Esteri, l’ammiraglio Carlos Alberto Corti e altri militari.

Pochi del club P2 sono stati messi davvero fuori gioco dallo scandalo che seguì la pubblicazione degli elenchi. I magistrati (unica categoria che reagì con decisione) furono giudicati e sanzionati dal Consiglio superiore della magistratura. Ma ciò non toglie che uno dei magistrati iscritti alla P2, Giuseppe Renato Croce, tessera numero 2071, oggi giudice per le indagini preliminari a Roma, con arzigogoli procedurali stia dando ragione a Marcello Dell’Utri in una delle tante contese giudiziarie che il braccio destro di Berlusconi ha aperte.
Molti dei piduisti sono stati messi da parte dagli anni e dall’età. Ma chi resiste all’azione del ciclo biologico non se la cava poi tanto male. Tra i giornalisti (di allora), Gustavo Selva è parlamentare di An; Maurizio Costanzo è direttore di Canale 5 e uomo politicamente trasversale, anche se sempre dalla parte di Berlusconi nei momenti cruciali; Massimo Donelli è direttore della nuova tv del Sole 24 ore. Roberto Gervaso continua a scrivere un fiume di articoli e di libri e nessuno si ricorda più di una simpatica lettera che inviò, tanto tempo fa, a Gelli: «Caro Licio, ho chiesto a Di Bella (direttore del Corriere della sera quando era nelle mani della P2, ndr) di farmi collaborare. è bene che tutti capiscano che bisogna premiare gli amici. Oggi Di Bella parlerà della mia collaborazione con Tassan Din (direttore generale del Corriere, piduista come l’editore del Corriere, Angelo Rizzoli, ndr). Vedi di fare, se puoi, una telefonata a Tassan Din, affinchè non mi metta i bastoni tra le ruote». Più defilato Paolo Mosca, ex direttore della Domenica del Corriere. Gino Nebiolo, all’epoca direttore del Tg1, è stato mandato da Letizia Moratti a dirigere la sede Rai di Montevideo (una capitale della P2) e oggi scrive sul Foglio di Giuliano Ferrara. Franco Colombo, ex corrispondente della Rai a Parigi e aspirante piduista, oggi ha cambiato mestiere: è vicepresidente della società del Traforo del Monte Bianco e si sta dando molto da fare per gli appalti che devono riaprire il tunnel. Alberto Sensini (aspirante piduista, come Colombo) scrive di politica sui giornali.

Tra i politici, Pietro Longo, segretario del Partito socialdemocratico, divenne il simbolo negativo del piduista con cappuccio. Ma a tanti altri è andata meglio. Publio Fiori (tessera 1878), ex deputato democristiano, è trasmigrato in An e nel 1994 è diventato ministro di Berlusconi. Una poltrona di ministro è già capitata, durante il governo Berlusconi, anche ad Antonio Martino (anch’egli a Gelli aveva solo presentato la domanda d’iscrizione). Invece Duilio Poggiolini (tessera 2247), ex ministro democristiano della Sanità, ha avuto la carriera stroncata non dalla P2, ma dai lingotti d’oro di Tangentopoli trovati nel pouf del salotto. Massimo De Carolis (tessera P2 1815, solo un numero in meno di quella di Berlusconi), negli anni Settanta era democristiano e leader della «Maggioranza silenziosa», oggi è tornato alla politica sotto le bandiere di Forza Italia e grazie al rapporto diretto con Berlusconi ha ottenuto la presidenza del Consiglio comunale di Milano e la promessa di una candidatura in Parlamento. Le ha dovuto abbandonare entrambe, dietro la ferma insistenza del sindaco Gabriele Albertini, dopo essere stato coinvolto in alcuni scandali. è accusato, tra l’altro, di aver chiesto 200 milioni per rivelare notizie riservate a una azienda partecipante a una gara per un appalto a Milano. Ma il fatto curioso è che, insieme a De Carolis, nel processo in corso a Milano sia coinvolta un’altra vecchia conoscenza della P2: Luigi Franconi (tessera P2 numero 1778). I rapporti solidi resistono nel tempo.

Politica & affari. Un banchiere iscritto alla P2, certo meno noto di Sindona e Calvi, era Antonio D’Alì, proprietario della Banca Sicula e datore di lavoro di boss di mafia come i Messina Denaro. Oggi ha passato la mano al figlio, Antonio D’Alì jr, eletto senatore a Trapani nelle liste di Forza Italia. Angelo Rizzoli, che si fece sfilare di mano il Corriere dalla compagnia della P2, oggi fa il produttore cinematografico. Roberto Memmo (tessera 1651), finanziere che tanto si diede da fare per salvare Sindona, oggi è buon amico di Marcello Dell’Utri, di Cesare Previti e del giudice Renato Squillante, che incontrava insieme, e dirige la Fondazione Memmo per l’arte e la cultura, con sede a Roma nel Palazzo Ruspoli.
Rolando Picchioni (tessera 2095), torinese, ex deputato dc, coinvolto (ma assolto) nello scandalo petroli, oggi è in area Udeur ed è segretario generale del Salone del libro di Torino. Giancarlo Elia Valori, unico caso di piduista espulso dalla loggia perché faceva troppa concorrenza al Venerabile Maestro, oggi è presidente dell’Associazione industriali di Roma, infaticabile scrittore di libri e instancabile tessitore di rapporti e di alleanze. Vittorio Emanuele di Savoia (tessera 1621) è un curioso caso di uomo off-shore: non può rientrare in Italia, ma in Italia fa business, seppure attraverso società estere. Ora vorrebbe poter rientrare definitivamente, anche se nei fatti non ne è mai stato fuori, a giudicare dai suoi affari e traffici (d’armi): nei decenni scorsi è stato, anche grazie alla sua integrazione nel club P2, mediatore d’affari all’estero per conto di aziende italiane (Agusta) e addirittura di Stato (Italimpianti, Condotte...), quello stesso Stato sul cui territorio non poteva mettere piede. Di Berlusconi ha detto (era il 1994): «è un buon manager, può rimettere ordine nell’economia italiana». Come? Per esempio «cancellando quel disastro» che è «lo Statuto dei lavoratori, con il divieto di licenziamento». Apprezzamenti naturali, tra compagni di loggia. Ma con un finale obbligato per il principe: «Io? Non faccio politica». Vittorio Emanuele non vota, ma c’è da scommetterci che tifa per Berlusconi, che potrà farlo finalmente rientrare in Italia, questa volta anche fisicamente.

Vent’anni dopo, in Italia è tempo di revisioni. Anche sulla P2. è stato un legittimo club di amiconi, magari con qualcuno che ne approfittava un po’ per fare affari. Gelli? Un abile traffichino che millantava poteri che in realtà non aveva. Ma era proprio questo, la P2? Vista con distacco, appare invece il luogo più attivo per l’elaborazione di strategie di potere del grande partito atlantico in Italia, almeno tra il 1974 e il 1981. Centro d’incontro tra politica, affari, ambienti militari. Nella loggia segreta è confluito il partito del golpe, reduce della stagione delle stragi 1969-74, ma con una nuova strategia, più flessibile, più attenta alla politica. E ai soldi, che possono comprarla: come suggerisce, appunto, il Piano di rinascita.

E oggi? La fase, naturalmente, è nuova. La società è cambiata. Anche gli uomini alla ribalta sono, in buona parte, diversi. Ma nella storia italiana non si butta via niente, c’è una continuità di fondo con il peggio delle nostre vicende, fatte di un anticomunismo eversivo, bancarotte e spoliazioni di denaro pubblico, politica corrotta, stragi, morti ammazzati, rapporti inconfessabili con le organizzazioni criminali. Il passato, il tremendo passato italiano, deve sempre restare non del tutto chiarito, perché i dossier, gli uomini, i segreti, i ricatti che da quel passato provengono possano essere riciclati nel futuro. Da questo punto di vista, la parabola di Silvio Berlusconi, uomo «nuovissimo» che viene dal passato vecchissimo di Gelli e affiliati, è la parabola dell’Italia.

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LISTA APPARTENENTI ALLA P2 SEQUESTRATA A GELLI
by copia & appiccica Monday, Aug. 16, 2004 at 8:05 PM mail:

Questo è l'elenco alfabetico dei 962 iscritti alla "Loggia P2" della massoneria sequestrato il 17 marzo 1981 a Licio Gelli (distribuito dalla presidenza del Consiglio il 21 maggio 1981).

La relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta, consegnata ai presidenti della Camera e del Senato il 12 luglio 1984, afferma che: "le liste sequestrate a Castiglion Fibocchi sono da considerare:

a) autentiche: in quanto documento rappresentativo dell'organizzazione massonica denominata Loggia P2 considerata nel suo aspetto soggettivo;

b) attendibili: in quanto sotto il profilo dei contenuti, è dato rinvenire numerosi e concordanti riscontri relativi ai dati contenuti nel reperto".

Ciononostante, dal momento che questo elenco è stato contestato, con successo, da diverse persone i cui nominativi figurano nello stesso e che si sono rivolte alla magistratura, è necessario avvertire il lettore che la presenza di un nominativo in questa lista non significa l'acclarata appartenenza dello stesso alla Loggia massonica P2.

C'è infine da tenere conto del fatto che la Corte d'Assise romana ha recentemente negato la fondatezza della accusa di cospirazione mediante associazione, escludendo quindi che la P2 sia stata una struttura in grado di interferire ad un livello diverso da quello (di bassissimo profilo) dello scambio di favori e di raccomandazioni.

Quella che segue, quindi, è solo la lista degli appartenenti alla P2 così com'è stata sequestrata a Licio Gelli.

ten.col. Sergio Acciai (Firenze, in sonno, fascicolo 113)
dott. Pierluigi Accornero (Viarigi, 321)
rag. Giacomo Agnesi (Roma, 169)
dott. Enrico Aillaud (Roma, 560)
dott. Aldo Alasia (Buenos Aires, 150)
dott. Gioacchino Albanese (Roma, 913)
dott. Raffaele Albano (La Spezia, 286)
cap. Amedeo Aldegondi (Torino, 425)
ten.col. Vito Alecci (Milano, 789)
magg. Giuseppe Aleffi (Pisa, 762)
dott. Alessandro Alessandrini (Roma, 728)
amm. Achille Alfano (Livorno, capo gruppo 12, fasc 450)
gen. Giovanni Allavena (Roma, 505)
prof. Canzio Allegriti (Torino, 94)
principe Giovanni Alliata di Montereale (Roma, passato al Grande Oriente, 361)
dott. Italo Aloia (Cosenza, 173)
Bruno Alpi (Ancona, in sonno, 426)
dott. Roberto Amadi (Milano, 364)
dott. Antonio Amato (Cagliari, 807)
dott. Wilfrido Ambrosini (Verona, in sonno, 112)
avv. Walter Amendola (Brasile, 615)
dott. Aristide Andreassi (Roma in sonno, 170)
avv. Loris Andreini (Montecatini, 417)
dott. Mario Andreini (Verona, 177)
on. Clement Anet Bile' (Costa d'Avorio, 765)
dott. Franco Angeli (Montevarchi, 153)
dott. Ennio Annunziata (Roma, 134)
prof. Fausto Antonini (Roma, 1)
prof. Giuliano Antonini (Roma, 2)
Renzo Antonucci (Pisa, 736)
col. Pietro Aquilino (Perugia, in sonno, 358)
dott. Giuseppe Arcadi (Reggio Calabria, 3)
dott. Aldo Arcuri (Benevento, 4)
dott. Romolo Arena (Roma, 848)
dott. Giacomo Argento (Roma, 384)
dott. Sergio Argilla (La Spezia, 270)
on. Gian Aldo Arnaud (Torino, 726)
dott. Carlo Arnone (Firenze, 393)
dott. Francesco Aronadio (Roma, 944)
dott. Renato Aschieri (Milano, 917)
dott. Giuseppe Attinelli (Palermo, 942)
on. dott. Angelo Atzori (Oristano, capo gruppo 2, fasc 651)
avv. Alfredo Aubert (Torino, in sonno, 287)
col. Mario Aubert (Milano, in sonno, 427)
Alberto Aureggi (Roma, 727)
dott. Jose' Avila (Brasile, 599)
rag. Vittorio Azzari (Roma, 171)
rag. Gilberto Bacchetti (Firenze, 834)
cap. Vasco Bacci (San Vito, 5)
dott. Enzo Badioli (Roma, 581)
dott. Francesco Baggio (Vicenza, 732)
dott. Urio Bagnoli (Roma, in sonno, 6)
gen. col. Enrico Baiano (Reggio Emilia, in sonno, 175)
Pietro Baldassini (Firenze, 394)
cap. Giorgio Balestrieri (Livorno, 907)
dott. Giorgio Ballarini (Firenze, 701)
on. Pasquale Bandiera (Roma, 114)
dott. Guido Barbaro (Torino, 851)
dott. Vito Barbera (Livorno, morto, 182)
rag. Franco Barducci (Firenze, 702)
gen. Tommaso Barile (Roma, in sonno, 420)
dott. Giovanni Barilla' (Palermo, 288)
dott. Hippolito Barreiro (Buenos Aires, 689)
geom. Giovanni Bartolozzi (Firenze, 705)
dott. Federico Barttfeld (Buenos Aires, 479)
on. Antonio Baslini (Milano, 483)
dott. Giuseppe Battista (Roma, 518)
dott. Alberto Battolla (La Spezia, 800)
avv. Salvatore Bellassai (Palermo, 289)
avv. Girolamo Bellavista (Palermo, morto, 7)
dott. Danilo Bellei (Bologna, 484)
ing. Enzo Bellei (Roma, in sonno, 178)
dott. Ottorino Belli (Firenze, 229)
dott. Mario Bellucci (Perugia, in sonno, 174)
on. Costantino Belluscio (Roma, 540)
prof . Nello Bemporad (Firenze, 115)
dott. Giorgio Beninato (Roma, 563)

dott. Silvio Berlusconi (Milano, 625)

dott. Domenico Bernardini (Firenze, capo gruppo 6, fasc 699)
dott. Francesco Bernasconi (Roma, 155)
cap. fr. Carlo Bertacchi (Roma, 629)
dott. Giuseppe Bertasso (Torino, 870)
dott. Luigi Bertoni (Roma, 179)
dott. Mario Besusso (Roma, morto, 180)
dott. Luis Alberto Betti (Buenos Aires, 481)
dott. Lodovico Bevilacqua (Milano, 877)
dott. Angelo Biagini (Firenze, 700)
ing. Livio Biagini (Roma, 529)
dott. Carlo Biamonti (L' Aquila, in sonno, 378)
avv. Gian Paolo Bianchi (Firenze, 703)
dott. Giorgio Bianchi (Torino, morto, 422)
avv. Giulio Bianchi (Pistoia, 183)
avv. Pierluigi Bianchini Mortani (Firenze, 742)
prof. Francesco Biancofiore (Roma, 365)
ing. Franco Bida (Roma, 911)
p.i. Giorgio Bida (Novara, morto, 423)
dott. Giorgio Billi (Firenze, 548)
dott. Maurizio Bina (Cagliari, 819)
dott. Luigi Bina (Roma, 8)
amm. Gino Birindelli (Roma, 130)
dott. Luigi Bisignani (Roma, 203)
dott. Garibaldo Bisso (Livorno, 773)
gen. Luigi Bittoni (Firenze, passato ad altra Loggia, 116)
col. Bartolo Blasio (Roma, 824)
cap. Alessandro Boeris Clemen (Roma, 738)
prof. Giulio Bolacchi (Cagliari, 886)
uff. Jose' Bolshaw Salles (Brasile, 601)
dott. Gianni Bonaga (Torino, 376),
Vincenzo Bonamici (Pistoia, 880)
dott. Ugo Bonasi (Roma, 857)
geom. Antonio Bonetti (Cesena, 366)
Sandro Boni (Firenze, in sonno, 704)
dott. Nicolo' Borghese (Roma, 546)
avv. Fabio Borzaga (Trento, passato ad altra Loggia, 424)
dott. Enrique Victor Boully (Buenos Aires, 691)
dott. Osvaldo Brana (Dakar, 101)
gen. Ettore Brancato (Roma, 504)
dott. Pasquale Brandi (Bari, 9)
avv. Agneletto Branko (Trieste, passato ad altra Loggia, 291)
dott. Carlos Braulio (Brasile, 600)
Maurizio Bruni (Livorno, 774)
dott. Vittorio Bruni (Firenze, 706)
dott. Ottorino Bruno (Roma, 103)
dott. Paolo Bruno (Cosenza, 181)
gen. Walter Bruno (Roma, 10)
Ivan Bruschi (Arezzo, 395)
dott. Ettore Brusco (Roma, 11)
Renzo Bruzzone (Torino, 176)
dott. Fosco Buccianti (Firenze, 638)
avv. Brunetto Bucciarelli Ducci (Arezzo, 573)
gen. Paolo Budua (Roma, 292)
avv. Glauco Buffarini Guidi (Roma, 102)
dott. Roberto Buffetti (Roma, 322)
Aldo Bugnone (Torino, 785)
dott. Antonio Buono (Forli', 104)
rag. Giancarlo Buscarini (Roma, 850)
magg. Antonio Cacchione (Firenze, 197)
cap. Carlo Cadorna (Roma, 780)
Giorgio Cagnoni (Ravenna, 166)
dott. Mario Cagnoni (Ravenna, 167)
Paolo Cagnoni (Ravenna, 168)
Paolo Caiani (Montecatini, 838)
Piero Caiani (Montecatini, 676)
Dott. Salvatore Cajozzo (Svezia, 586)
col. Antonio Calabrese (Bologna, 485)
dott. Silvio Caldonazzo (Roma, 293)
cap. Guido Calenda (Roma, 156)
dott. Roberto Calvi (Milano, 519)
dott. Antonio Calvino (Buenos Aires, 692)
dott. Antonio Campagni (Pisa, 665)
dott. Ennio Campironi (Milano, 888)
dott. Umberto Campisi (Catania, 12)
maestro Paolo Candigliota (Roma, 379)
dott. Antonio Cangiano (Cosenza, 367)
col. Rocco Cannizzaro (Roma, 200)
cap. Antonio Cantelli (Messina, 185)
ing. Fernando Cantini (Firenze, 836)
dott. Alberto Capanna (Roma, 553)
prof. Ilvo Capecchi (Pistoia, sospeso, 205)
dott. Achille Capelli (Firenze, 640)
dott. Carlo Capolozza (Roma, 294)
rag. Franco Caponi (Civitanova, 882)
rag. Attilio Capra (Milano, 188)
on. Giulio Caradonna (Roma, 909)
prof. Luigi Caratozzolo (Messina, 875)
p.i. Antonino Carbonaro (Cagliari, 13)
dott. Eugenio Carbone (Roma, 493)
magg. Alberto Carchio (Livorno, 199)
dott. Italo Cardarelli (Roma, 385)
dott. Giampaolo Cardellini (Roma, 157)
col. Rocco Carducci (Roma, 186)
prof. Cesare Carella (Viterbo, 396)
on. Egidio Carenini (Milano, 551)
ten. col. Guido Carenza (Roma, 108)
on. Vincenzo Carollo (Palermo, 295)
dott. Piero (Pier) Carpi (Reggio Emilia, 14)
dott. Vittorio Carrieri (La Spezia, 878)
dott. Giorgio Carta (Roma, 794)
Silvio Casagni (Arezzo, 397)
dott. Roberto Casarubea (Palermo, in sonno, 296)
dott. Pietro Casellato (Treviso, 15)
gen. Giuseppe Casero (Roma, 488)
Remo Casini (Firenze, 428)
prof. Alessandro Casotto (Perugia, 190)
dott. Salvatore Cassata (Marsala, 903)
dott. Carlo Castagnoli (Torino, 876)
ing. Antonio Castelgrande (Roma, 956)
avv. Francesco Catalano (Bari, 16)
dott. Giuseppe Catalano (Roma, 17)
ing. Laico Bruno Cattaneo (Buenos Aires, 790)
dott. Filippo Causarano (Roma, 195)
col. Secondo Cavalli (Firenze, in sonno, 429)
prof. Luigi Cavallini (Pisa, 861)
prof. Giorgio Cavallo (Torino, 696)
dott. Enrico Ceccarelli (Roma, 189)
Mario Ceccherini (Grosseto, 191)
ten.col. Luigi Cecchetti (Roma, 919)
dott. Mario Cecchi (Firenze, 649)
rag. Bruno Cecchi (Firenze, 721)
dott. Bruno Cecchini (Firenze, 397)
amm. Marcello Celio (Roma, 815)
dott. Massimiliano Cencelli (Roma, 897)
prof. Isidoro Centrella (Roma, 905)
col. Amedeo Centrone (Roma, 187)
dott. Alberto Cereda (Roma, 645)
on. Gianni Cerioni (Ancona, 843)
dott. Giovanni Cerquetti (Roma, 18)
cap. Umberto Cesari (Roma, 630)
geom. Eugenio Cesarini (Roma, 741)
cap. Salvatore Cesario (Udine, 670)
dott. Gabriele Cetorelli (Roma, 723)
on. Aldo Cetrullo (Pescara, passato al Grande Oriente, 154)
dott. Francesco Cetta (Roma, in sonno, 192)
rag. Alessandro Checchini (Firenze, 835)
rag. Claudio Chiais (Roma, 265)
dott. Antonio Chiarelli (Firenze, passato ad altra Loggia, 399)
dott. Brunetto Chiarelli (Firenze, 797)
dott. Giulio Chiarugi (Firenze, 400)
gen. Giuseppe Cianciulli (Bari, 164)
on. Fabrizio Cicchitto (Roma, 945)
amm. Giovanni Ciccolo (Lerici, 129)
dott. Italo Cichero (Genova, morto, 204)
dott. Bernardino Cifani (Roma, 193)
dott. Luigi Cimino (Cagliari, 822)
geom. Mario Cingolani (Ancona, 668)
Manlio Ciocca (L' Aquila, 380)
dott. Mario Ciolini (Firenze, morto, 221)
Mario Ciolli (Firenze, morto, 430)
dott. Vasco Cioni (Firenze, 431)
dott. Elio Cioppa (Roma, 658)
col. Enzo Cirillo (Firenze, 352)
rag. Carlo Ciuffi (Firenze, 419)
dott. Roberto Ciuni (Roma, 814)
Renato Civinini (Firenze, 743)
col. Enzo Climinti (Roma, in sonno, 201)
col. Ennio Cocci (Pisa, 576)
dott. Joaquin Coelho (Brasile, 605)
dott. Antonio Colasanti (Roma, 360)
dott. Enrico Colavito (Venezia, 345)
rag. Giuseppe Colosimo (Livorno, 681)
dott. Giuseppe Compagno (Palermo, 298)
magg. Marino Conca (Roma, 351)
magg. Giuseppe Consalvo (L' Aquila, 381)
dott. Alfonso Coppola (Roma, 19)
dott. Loris Corbi (Roma, 562)
dott. Fausto Cordiano (Brescia, 910)
col. Antonio Cornacchia (Roma, 871)
Heitor Correa De Mello (Brasile, 593)
dott. Stefano Corruccini (Pisa, 664)
dott. Vincenzo Corsaro (Roma, 416)
p.i. Carmelo Cortese (Catanzaro, 20)
cap. vasc. Carlos Alberto Corti (Buenos Aires, 641)
dott. Francesco Cosentino (Roma, 497)
prof. Alfiero Costantini (Fiesole, 512)
ten.col. Alessandro Costanzo (Roma, 152)

dott. Maurizio Costanzo (Roma, 626)

dott. Francesco Cravero (Milano, 731)
Giovanni Cravero (Fossano, 140)
dott. Giampaolo Cresci (Roma, 525)
dott. Giovanni Cresti (Siena, 521)
dott. Fabio Crivelli (Cagliari, 299)
dott. Giuseppe Renato Croce (Roma, 787)
dott. Francesco Crupi (Roma, 300)
dott. Giorgio Csepanyi (Palermo, 301)
ing. Giampiero Cungi (Brasile, 184)
dott. Lino Curiale (Ancona, 583)
dott. Antonino Cusimano (Palermo, 302)
cap.vasc. Sergio D' Agostino (Roma, 131)
dott. Antonio D' Ali Staiti (Trapani, 303)
gen. Romolo Dalla Chiesa (Roma, 500)
cap. Giuseppe D' Allura (Palermo, 892)
dott. Federico D' Amato (Roma, 554)
dott. Antonio D' Ancona (Palermo, 941)
on. Emo Danesi (Livorno, 752),
dott. Mario D'Angelo (Viterbo, 763),
col. Salvatore Dargenio (Roma, 209)
ing. Giovanni D' Arminio Monforte (Milano, 936)
dott. Lorenzo Davoli (Roma, 659)
avv. Sergio De Almeida Marques (Brasile, 616)
dott. Stefano De Andreis (Roma, 939)
dott. Gabriele De Angelis (Roma, 277)
dott. Gustavo De Bac (Roma, 657)
dott. Hans De Belder (Vienna, 208)
magg. Umberto De Bellis (Venezia, 304)
dott. Svandiro De Blasis (Roma, 663)
rag. Antonio De Capoa (Roma, 21)
on. Massimo De Carolis (Milano, 624)
dott. Matteo De Cillis (Roma, 22)
sen. dott. Danilo De' Cocci (Roma, 404)
dott. Pietro De Feo (Firenze, 432)
prof. Domenico De Giorgio (Reggio Calabria, 216)
Domenico De Giudici (Arezzo, 652)
geom. Giancarlo Degl'Innocenti (Firenze, 708)
dott. Renzo De Grandis (Bologna, morto, 433)
ten.col. Sergio Deidda (Roma, 215)
on. Filippo De Jorio (Roma, 511)
dott. Guglielmo De La Plaza (Uruguay, 589)
dott. Cesar De La Vega (Argentina, 590)
Alessandro Del Bene (Firenze, 745)
geom. Vittorio Del Bianco (Firenze, 709)
col. Mario Del Bianco (Roma, 133)
rag. Giampiero Del Gamba (Livorno, 863)
ten.col. Manlio Del Gaudio (Roma, 117)
Pierluigi Del Guerra (Firenze, 710)
dott. Giuseppe Dell'Acqua (Roma, 305)
dott. Massimo Dell' Aquila (Bari, 306)
ten.col. Bruno Della Fazia (Livorno, capo gruppo 7, fasc 23)
dott. Giuseppe Dell'Ongaro (Roma, 739)
dott. Pietro De Longis (Genova, 768)
dott. Jorio Del Moro (Firenze, 707)
on. Ferruccio De Lorenzo (Napoli, 25)
dott. Giuseppe Del Pasqua (Arezzo, passato al Grande Oriente, 353)
dott. Pietro Del Piano (La Spezia, 212)
dott. Michele Del Re (Roma, 661)
prof. Edoardo Del Vecchio (Roma, 143)
magg. Vittorio De Marco (Roma, 890)
avv. Fulviano De Mari (Roma, 24)
Romolo De Martino (Firenze, 744)
dott. Paolo De Michelis (Roma, morto, 213)
dott. Vincenzo De Nardo (Roma, 307)
ing. Salvatore Dente (Roma, 214)
Sergio Denti (Firenze, 643)
dott. Bonifacio De Oliveira (Brasile, 606)
dott. Carlo De Risio (Roma, 733)
col. avv. Antonio De Salvo (Firenze, 194)
gen. Luigi De Santis (Roma, capo gruppo 8, fasc 359)
dott. William De Sena (Brasile, 603)
dott. Ercole De Siati (Teramo, 308)
avv. Jorge De Souza (Brasile, 612)
Denis De Stafanis Baiardo (Tirrenia, 218)
Dott. Levy De Suoza (Brasile, 597)
dott. Osvaldo De Tullio (Roma, 309)
Vincenzo De Vito (Roma, 310)
dott. Franco Di Bella (Milano, 655)
avv. Alberto Di Caro (Bra, 98)
ten.col. Sergio Di Donato (Roma, 158)
dott. Leonardo Di Donna (Roma, 827)
ten. vasc. Bruno Di Fabio (Roma, 210)
dott. Rodolfo Di Filippo' (Roma, 311)
prof. Giuseppe Di Giovanni (Palermo, 935)
rag. Sergio Di Lallo (Firenze, 211)
gen. Sebastiano Di Mauro (Milano, 207)
dott. Mario Diana (Roma, 555)
dott. Luigi Dina (Milano, passato al Grande Oriente, 118)
dott. Vincenzo D' Isanto (Firenze, 777)
prof. Giuseppe Donato (Roma, 902)
Massimo Donelli (Napoli, 921)
avv. Pedro Dos Santos (Brasile, 611)
dott. Duilio Dottorelli (Roma, 434)
cap. Gian Carlo D'Ovidio (Roma, 569)
avv. Giovanni Druetti Di Ussel (Roma, 940)
dott. Mario Duce (Cagliari, 799)
mar. Maurizio Durigon (Arezzo, 418);
on. Mario Einaudi (Roma, 552)
dott. Antonio Esposito (Roma, 251)
rag. Claudio Fabbri (Milano, 132)
dott. Giovanni Fabbri (Roma, 816)
dott. Carlo Fabricci (Trieste, 26)
dott. Luigi Fadalti (Treviso, 938)
col. Nicola Falde (Roma, in sonno, 119)
dott. Carlo Falla Garetta (Cremona in sonno, rest tessera, 96)
dott. Giovanni Fanelli (Roma, capo gruppo 5, fasc 219)
cap. Giovanni Fantini (Livorno, 406)
dott. Francesco Farina (Arezzo, 510)
Mario Elpidio Fattori (Milano, 755)
dott. Tito Favi (La Spezia, 435)
gen. Enrico Favuzzi (Roma, 633)
dott. Mario Alberto Fazio (Roma, 27)
ten.col. Luciano Federici (Arezzo, 568)
prof. Franco Ferracuti (Roma, 849)
dott. Ruggero Ferrara (Roma, passato ad altra Loggia, 28)
Alberto Ferrarese (Firenze, 746)
dott. Alberto Ferrari (Roma, 520)
dott. Aldo Ferrari (Roma, 891)
avv. Giuseppe Ferrari (Roma, 538)
dott. Mario Ferrari (Firenze, 401)
rag. Ivo Ferretti (Livorno, 29)
dott. Antonio Ferri (Roma, 729)
ten.col. Domenico Fiamengo (Cosenza, 837)
dott. Cirino Fichera (Catania, 312)
dott. Wilson Filomeno (Brasile, 613)
dott. Gerardo Finauri (Argentina, 595)
dott. Beniamino Finocchiaro (Molfetta, 522)
dott. Ennio Finocchiaro (L' Aquila, 436)
dott. Walter Fernandes Fins (608)
dott. Ovidio Fioretti (Cagliari, 873)
dott. Publio Fiori (Roma, 646)
dott. Ruggero Firrao (Roma, 498)
dott. Alessandro Flora (Bari, 30)
dott. Fabrizio Flumini (Roma, 784)
gen. Carlo Foce (La Spezia, 120),
dott. Marco Folonari (Brescia, 927)
amm. Vittorio Forgione (Roma, 31)
on.dott. Franco Foschi (Roma, 680)
prof. Arnaldo Foschini (Roma, 32),
sen. Franco Fossa (Roma, 354)
Michele Fossa (Genova, 954)
dott. Artemio Franchi (Firenze, 402)
Giorgio Franchini (Firenze, 776)
cap. Luciano Francini (Pisa, 574)
dott. Gianfranco Franco (Roma, 579)
dott. Luigi Franconi (Roma, 437)
dott. Francesco Franzoni (Torino, 438)
on. Aventino Frau (Roma, 533)
dott. Luis Fugasot (Uruguay, 596)
dott. Sebastiano Fulci (Messina, passato ad altra Loggia, 313)
dott. Silvestro Furgas (Cagliari, 798)
cap. Silvio Fusari (Livorno, 788)
dott. Ugo Fuxa (Palermo, 314)
dott. Gian Piero Gabotto (Roma, 928)
gen. Eduardo Gallardo Rincon (Messico, 610)
dott. Salvatore Galante (Palermo, 315)
dott. Giuseppe Gallo (Genova, 33)
col. Salvatore Gallo (Roma, 933)
gen. Vitaliano Gambarotta (Livorno, 225)
dott. Adolfo Gamberini (Ravenna, 224)
dott. Edoardo Gasser (Trieste, passato ad altra Loggia, 316)
comm. Licio Gelli (Arezzo, 440)
dott. Mario Genghini (Roma, 523)
dott. Carmelo Genoese Zerbi (Stati Uniti, 159)
ten.col. Francesco Genovese (Pisa, 860)
col. Pasqualino Gentile (Roma, 357)
amm. Antonino Geraci (Roma, 809)

dott. Roberto Gervaso (Roma, 622)

dott. Antonio Jose' Ghirelli Garcia (Argentina, 620,
geom. Giancarlo Ghironi (La Spezia, 879)
dott. Giuseppe Giacchi (Roma, 217)
dott. Ado Giacci (Ravenna, 35)
prof. Giacomo Giacomelli (Massa, 441)
Romano Giagnoni (Firenze, 748)
dott. Domenico Gialli (Roma, 222)
ing. Mario Giannetti (Firenze, 712)
ing. Osvaldo Giannetti (Massa, 36)
gen. Orazio Giannini (Roma, 832)
dott. Orazio Giannone (Firenze, 650)
gr.uff. Piero Giannotti (Viareggio, 403)
prof. Gennaro Giannuzzi (Livorno, 735)
dott. Renato Giaquinto (Firenze, 711)
col. Renato Giarizzo (Roma, 223)
on. Ilio Giasolli (Roma, 556)
rag. Renzo Giberti (Genova, 895)
prof. Luigi Gioffre' (Roma, 883)
dott. Tommaso Giorgeschi (Firenze, 747)
avv. Raffaello Giorgetti (Arezzo, 541)
dott. Angelo Giovanelli (Roma, morto, 317)
dott. Giovanni Giraudi (442)
dott. Vincenzo Gissi (Bergamo, 227)
gen. Raffaele Giudice (Roma, 535)
cap. Giovanni Giuffrida (Reggio Emilia, 561)
dott. Ezio Giunchiglia (Tirrenia, capo gruppo 11, fasc 639)
ten.col. Umberto Giunta (Reggio Calabria, 904)
dott. Michele Giovanni Giuratrabocchetta (Potenza, 951)
Vittorio Gnocchini (Arezzo, 698)
dott. Gherardo Gnoli (Roma, 318)
ten.col. Vittorio Godano (Bologna, 226)
dott. Giordano Goggioli (Firenze, 444)
dott. Cesare Golfari (Galbiate, 817)
prof. Egone Golimari (Trieste, passato ad altra Loggia, 443)
col. Umberto Granati (Siena, 248)
dott. Osvaldo Grandi (Massa, 37)
dott. Pietro Paolo Grassi (Potenza, 319)
gen. Giulio Grassini (Roma, 515)
dott. Gianfranco Graziadei (Roma, 679)
gen. Giulio Cesare Graziani (Roma, 503)
dott. Giuseppe Graziano (Palermo, 320)
Mario Grazzini (Firenze, 445)
Mario Luigi Gregoratti (Firenze, 858)
dott. Francesco Gregorio (Roma, 803)
dott. Angelo Grieco (Novara, 446)
dott. Matteo Grillo (Livorno, 439)
cap. Ernesto Grossi (Firenze, 636)
ten.col. Santo Gucciardo (Siena, 867)
dott. Ferdinando Guccione Monroy (Pavia, 136)
dott. Giovanni Guidi (Roma, 830)
dott. Paolo Gungui (Cagliari, 859)
gen. Giuseppe Guzzardi (Roma, capo gruppo 1, fasc 694)
dott. Ever Haggiag (Roma, 137)
dott. Julio Haratz (Brasile, 604)
col. Rubens Iannuzzi (Roma, 138)
dott. Giuseppe Impallomeni (Palermo, 920)
Francesco Imperato (Genova, 865)
Dott. Waldemar Incrocci (Torino, morto, 97)
dott. Oreste Innocenti (Milano, in sonno, 355)
dott. Antonio Ioli (Torino, 852)
dott. Francesco Ioli (Torino, capo gruppo 16, fasc 572)
dott. Carmelo Isaia (Cagliari, 38)
dott. Luigi Ivaldi (Roma, 230)
dott. Jose' Isaac Katz (Buenos Aires, 688)
dott. Guido Kessler (Verona, in sonno, 39)
gen. Giuseppe Kunderfranco (Palermo, 372)
dott. Adolfo Kunz (Firenze, 766)
on.dott. Silvano Labriola (Roma, 782)
cap. Antonio La Bruna (Roma, 502)
dott. Luciano Laffranco (Perugia, in sonno, 232)
dott. Ippolito La Medica (Roma, 121)
ten.col. Michele La Medica (Firenze, 447)
comm. Remo Landini (Verona, 109)
dott. Claudio Lanti (Roma, 914)
dott. Giovanni La Rocca (Perugia, 672)
dott. Raul Alberto Lastiri (Argentina, 621)
Gennaro (Gino) Latilla (Firenze, 41)
dott. Armando Lauri (Firenze, 588)
dott. Silvio Lauriti (Roma, 952)
col. Fulberto Lauro (Roma, 542)
dott. Pablo Lavagetto (Buenos Aires, 480)
cav.lav. Mario Lebole (Arezzo, 139)
dott. Antonio Leccisotti (Roma, 662)
dott. Giovanni Ledda (Nuoro, 42)
col. Federico Lenci (Buenos Aires, 558)
avv. Vito Lenoci (Bari, morto, 231)
Luigi Lenzi (Pistoia, sospeso, 236)
avv. Leonardo Leonardi (Roma, in sonno, 373)
dott. Emilio Leonelli (Roma, 448)
dott. Vincenzo Leporati (Torino, morto, 324)
dott. Enzo Lerario (Firenze, 405)
dott. Walter Levitus (Trieste, in sonno, 325)
cap. Matteo Lex (Firenze, 724)
dott. Antonino Li Causi (Roma, 526)
cap. Serafino Liberati (Roma, 389)
dott. Vittorio Liberatore (Ancona, 804)
on. Gaetano Liccardo (Napoli, 557)
dott. Bruno Lipari (Roma, 693)
dott. Vincenzo Lipari (Roma, 326)
gen. Vittorio Lipari (Bologna, capo gruppo 13, fasc 449)
prof. Gianfranco Lizza (Roma, 233)
ing. Glauco Lolli Ghetti (Genova, 539)
magg. Giovanni Longo (Roma, 234)
prof. Pasquale Longo (Alberobello, 165)
on. Pietro Longo (Roma 926)
dott. Gaetano (Nino) Longobardi (Roma, 368)
dott. Luigi Loni Coppede' (Firenze, 278)
avv. Gaetano Lo Passo (Messina, 43)
dott. Antonio Lopes (Brasile, 598)

dott. Jose Lopez Rega (Argentina, 591)

gen. Donato Lo Prete (Roma, 482)
col. Giancarlo Lorenzetti (Roma, 44)
Giancarlo Lorenzini (Roma, 855)
prof. Massimo Losappio (Siena, 697)
dott. Domenico Lo Schiavo (Australia, 247)
cap. Mario Lotta (Udine, in sonno, 377)
col. Giuseppe Lo Vecchio (Roma, 514)
avv. Rocco Lo Verde (Palermo, 328)
dott. Alvaro Luciani (Roma, 329)
ing. Luciano Luciani (Trieste, 451)
dott. Otello Macchioni Di Sela (Roma, 45)
dott. Giuseppe Macina (Arezzo, 868)
dott. Luigi Madia (Milano, in sonno, 46)
sottoten. vasc. Fulvio Mafera (Pisa, 725)
gen. Gianadelio Maletti (Roma, 499)
dott. Francesco Malfatti di Montetretto (Roma, 812)
prof. Giancarlo Maltoni (Firenze, 415)
on.dott. Enrico Manca (Roma, 864),
col. Pierluigi Mancuso (Piacenza, 206)
dott. Andre' Mandi (Roma, 363)
ten.col. Roberto Manniello (Firenze, in sonno,249)
dott. Giuseppe Mannino (Palermo, 452)
dott. Dario Manzini (Firenze, 407)
cap.fr.Vito Marano (Livorno, 369)
geom. Guglielmo Marcaccio (Roma, 160)
col. Carlo Marchi (Reggio Emilia, 241)
arch. Antonio Marchitelli (Roma, 862)
Maresco Marini (Firenze, 408)
dott. Pasquale Marino (Roma, 566)
on. Luigi Mariotti (Firenze, in sonno, 489)
dott. Renato Marnetto (Roma, 677)
dott. Giovanni Marras (Cagliari,737)
dott. Osvaldo Marras (Firenze, 453)
cap.fr. Mariano Marrone (Ancona, 840)
Franco Marsili (Firenze, in sonno, 753)
Mario Marsili (Arezzo, in sonno, 506)
dott. Carlo Martino (Torino, 252)
on. Anselmo Martoni (Molinella, in sonno, 123)
cap. Antonio Marturano (948)
dott. Massimo Mascolo (Roma, 781)
dott. Marco Masini (Roma, 237)
on. Renato Massari (Milano, 889)
amm. Aldo Massarini (Roma, 695)
dott. Sergio Massenti (Pisa, 253)
gen. Emilio Eduardo Massera (Buenos Aires, 478),
dott. Carlo Massimo (Firenze, 409)
prof. Paolo Matassa Marchisotto (Palermo, 943)
dott. Carlo Mauro (Roma, 565)
dott. Giacomo Mayer (Roma, 47)
dott. Giorgio Mazzanti (Roma, 826)
col. Rocco Mazzei (Milano, morto, 386)
sen. Luigi Mazzei (Roma, 48)
col. Giuseppe Mazzotta (Livorno, 818)
dott. Giuseppe Mazzotti (Roma, 454)
dott. Roberto Memmo (Roma, 564)
ten.col. Gaetano Mendolia (Roma, 550)
dott. Gianni Mercatali (Firenze, 778)
gen. Francesco Mereu (Roma, morto, 490)
dott. Giorgio Merli (Roma, in sonno, 49)
cap. Pietro Mertoli (Livorno, 734)
prof. Renzo Merusi (Roma, 240),
dott. Marco Messeni Petruzzelli (Roma, in sonno, 50)
dott. Antonio Messina (Cosenza, 250)
prof. Michele Messina (Firenze, 414)
rag. Elio Messuri (La Spezia, 51)
dott. Roberto Romero Meza (Genova, 686)
dott. Leo Micacchi (Roma, 330)
gen. Vito Miceli (Roma, 491)
gen. Giuliano Micheli (Padova, 653)
dott. Franco Michelini Tocci (Roma, in sonno, 331)
rag. Enrico Michelotti (Messina, 52)
col. Giuseppe Midili (Roma, 244)
arch. Aladino Minciaroni (Roma, 931)
col. Giovanni Minerva (Roma, 517)
avv. Sergio Minervini (Livorno, 513)
gen. Osvaldo Minghelli (Roma, 142)
avv. Pietro Minnini (Bari, passato al Grande Oriente, 456)
gen. Igino Missori (Roma, 559)
geom. Roberto Misuri (Pisa, 962)
dott. Arrigo Molinari (Genova, 767)
on.prof. Ottorino Monaco (Roma, 53)
cap. Giuseppe Mongo (Firenze, 684)
on. Amleto Monsellato (Lecce, 54)
col. Giuseppe Montanaro (Brescia, 906)
ten.col. Anselmo Montefreddo (Pavia, 246)
Riziero Monti (Ravenna, 55)
dott. Flavio Montisci (Cagliari, 823)
gen.brig. aerea Otello Montorsi (Roma, 144)
ten.col. Franco Morelli (Reggio Calabria, 918)
dott. Mario Moretti (Roma, 932)
cap. Carlo Mori (Roma, 841)
dott. Gaetano Morreale (Firenze, 56)
dott. Flaviano Morri (Forli', 674)
dott. Panfilo Morroni (Venezia, 239)
dott. Paolo Mosca (Roma, 813)
dott. Francesco Mosciaro (Palermo, passato ad altra Loggia, 245)
comm. Bruno Mosconi (Firenze, capo gruppo 9, fasc 392)
dott. Giovanni Motzo (Cagliari, capo gruppo 3, fasc 57)
cap.fr. Angelo Murru (Savona, 58)
magg. Franco Murtas (Nuoro, 930)
dott. Arrigo Musiani (Siena, 59)
gen. Fausto Musto (Bolzano, 457)
col. Pietro Musumeci (Roma, 487)
dott. Franco Nacci (Roma, 759)
dott. Paolo Nannarone (Cortona, 536)
on. Vito Napoli (Roma, 887)
dott. Luigi Nebiolo (Roma, 810)
arch. Mario Negri (Firenze, 713)
prof. Rosario Nicoletti (Roma, 950)
ten.col. Renato Nicoli (Firenze, 455)
dott. Edilio Nicolini (Genova, 916)
col. Domenico Niro (Torino, capo gruppo 10, fasc 458)
dott. Giovanni Nistico' (Roma, 675)
mar. magg Enrico Nocilli (Livorno, 923)
Alighiero Noschese (Roma, morto, 343)
Alberto Nosiglia (Livorno, 869)
col. Franco Novo (Arezzo, 459)
prof. Angelo Nunziante (Messina, 460)
Antonio Nunziati (Firenze, 885)
ten.col. Salvatore Oddo (Roma, 937)
prof. Gianluigi Oggioni (Firenze, 637)
dott. Luigi Oliva (Rapallo, 770)
Carlo Onnis (Oristano, 898)
dott. Giovanni Organo (Padova, in sonno, 332)
dott. Giampiero Orsello (Roma, 60)
avv. Umberto Ortolani (Roma, 494)
dott. Antonio Pacella (Livorno, 671)
dott. Gian Carlo Pagano (Torino, morto, 202)
dott. Antonio Paladini (Roma, in sonno, 61)
dott. Giovanni Palaia (Roma, 792)
dott. Claudio Palazzo (Cagliari 821)
avv. Giampaolo Pallotta (Firenze, 258)
dott. Bruno Palmiotti (Roma, 220)
gen. Giovambattista Palumbo (Firenze 135)
ing. Pasquale Palumbo (Roma, in sonno, 62)
comm. Costantino Panarese (Torino, 461)
dott. Roberto Pandolfini (Firenze, 900)
ten.col. Giancarlo Panella (Milano, 371)
dott. Andrea Panno (Genova, 802)
dott. Sergio Panzacchi (Roma, 290)
col. Marco Paola (Bologna, passato ad altra Loggia, 462)
avv. Mario Paola (Firenze, 257)
dott. Enrico Paoletti (Firenze, 254)
prof. Ivan Papadia (Bari, 922)
rag. Nicolino Pappalepore (Paganica, in sonno, 382)
Angelo Paracucchi (La Spezia, 769)
dott. Maurizio Parasassi (Roma, 582)
cap.dott. Giuseppe Paratore (Arezzo, 845)
dott. Angelo Parisi (Pesaro, 806)
Pieruggero Partini (Roma, 255)
dott. Tito Pasqualigo (Torino, 874)
dott. Andrea Pasqualin (Firenze, 683)
dott. Bruno Passarelli (Roma, sospeso, 141)
dott.Vito Passero (Torino, 63)
dott. Ferdinando Pastina (La Spezia, 801)
ten.col. Franco Pastore (Nuoro, 370)
cap. Giovanni Pastore (Tirrenia, 894)
dott. Salvatore Pastore (Roma, 960)
Marcello Pastorelli (Livorno, 833)
dott. Giovanni Pattumelli (Roma, 64)
Alvaro Pazzagli (Firenze, passato al Grande Oriente, 259)
dott. Franco Peco (Milano, 110)
avv. Carmine (Mino) Pecorelli (Roma, morto, 235)
on. Mario Pedini (Brescia, 570)
dott. Vitaliano Peduzzi (Milano, 111)
dott. Davide Pellegrini (Roma, 387)
dott. Olivo Pelli (Roma, 107)
prof. Renato Pellizzer (Siena, 682)
dott. Walter Pelosi (Roma, 754)
dott. Francesco Pennacchietti (Roma, 65)
dott. Corrado Pensa (Roma, in sonno, 333)
dott. Maurizio Pepe (Torino, 263)
Claudio Perez Barruna (Costa Rica, 594),
dott. Aldo Peritore (Roma, passato al Grande Oriente, 261)
dott. Alberto Perna (Torino, 796)
dott. Cesare Peruzzi (Firenze, 716)
dott. Carlo Pesaresi (Forli', 172)
rag. Lamberto Petri (Ancona, 567)
cap. Gianfranco Petricca (Livorno, 627)
Antonio Petrucci (Firenze, 715)
on. Sergio Pezzati (Firenze, 528)
Claudio Pica (in arte: "Claudio Villa") (Roma, in sonno, 262)
on.dott. Rolando Picchioni (Torino, 808)
gen. Franco Picchiotti (Roma, capo gruppo 4, fasc 495)
ten.col. Antonio Piccirillo (Como, 264)
mar.cav. Romano Piccolomini (Firenze, 256)
prof. Claudio Pierangeli (Siena, 463)
dott. Giuseppe Pieri (Roma, 530)
Roberto Pieri (Firenze, 756)
Giovanni Pieroni (Firenze, 714)
on. Giulio Pietrosanti (Roma, 66)
dott. Michele Pignatelli (Roma, 334)
dott. Waldimiro Pinto (Brasile, 602)
magg. Francesco Pirolo (Roma, 260)
gen.sq. aerea Luigi Pirozzi (Roma, 854)
cap. Gino Pisani (Genova, 40)
dott. Giorgio Pisano (Cagliari, 642)
dott. Sergio Piscitello (Roma, 507)
dott. Alberto Pistolesi (Firenze, 749)
dott. Giuseppe Pizzetti (Firenze, morto, 410)
dott. Giulio Pizzoccheri (Milano, passato ad altra Loggia, 242)
dott. Michele Pizzullo (Roma, 145)
dott. Giovan Vincenzo Placco (Roma, 947)
prof. Carlo Poglayen (Macerata, 267)
dott. Giuseppe Pluchino (Ragusa, 957)
cap.fr. Giuliano Poggi (Caracas, 464)
cap.fr. Osvaldo Poggi (Padova, passato ad altra Loggia, 161)
dott. Marcello Poggini (Roma, 388)
dott. Duilio Poggiolini (Roma, 961)
col. Italo Poggiolini (Livorno, 575)
avv. Wolfango Polverelli (Roma, 162)
dott. Domenico Pone (Roma, 421)
prof. Leonello Ponti (Roma, 660)
dott. Saverio Porcari Li Destri (Cuba, 831)
cap. Fausto Porcheddu (67)
cap. Roberto Porcheddu (68)
dott. Pasquale Porpora (Milano, capo gruppo 14, fasc 70)
dott. Michele Principe (Roma, 829)
dott. Massimo Pugliese (Roma, 266)
prof. Clemente Pulle' (Messina, 955)
prof. Pietro Pulsoni (Roma, 69)
cap. Giuseppe Putignano (Firenze, 764)
ten.col. Giuseppino Quartararo (Livorno, 577)
amm. Giovanni (Juan) Questa (Argentina, 617)
dott. Domenico Rabino (Modena, 825)
dott. Giorgio Ramella (Genova, 771)
prof. Vincenzo Randi (Ravenna, morto, 71)
dott. Giacomo Randon (Roma, 146)
Bruno Ranieri (Roma, morto, 465)
dott. Domenico Raspini (Ravenna, 72)
gen. Osvaldo Rastelli (Bologna, 105)
maestro Giulio Razzi (Roma, morto, 466)
dott. Angelo Rega (Roma, 73)
cap. Aldo Renai (Firenze, 268)
avv. Lucio Riccardi (Bari, 74)
avv. Emilio Riccardi (Torino, morto, 95)
dott. Giuseppe Ricci (Viterbo, 467)
gen. Giovanni Riffero (Torino, 486)
dott. Renato Righi (Firenze, 122)
dott. Giovanni Rizzi (Verona, 760)
dott. Angelo Rizzoli (Milano, 532)
col. Vincenzo Rizzuti (Roma, 811)
dott. Enrico Rocca (Cagliari, 884)
col. Fausto Rodino' (Ostia, 269)
Carlo Rolla (Genova, 881)
dott. Francesco Romanelli (Roma, 75)
dott. Ovidio Romanelli (Roma, 335)
ten.col. Antonio Romano (Roma, 549)
dott. William Rosati (Genova, capo gruppo 15, fasc 673)
cap. Andrea Roselli (Potenza, 585)
gen. Roberto Roselli (Roma, 99)
prof. Edmondo Rossi (Roma, 805)
dott. Giorgio Rossi (Milano, 323)
Mario Rossi (Frosinone, 730)
dott. Bruno Rozera (Roma, passato al Grande Oriente, 76)
ing. Mario Rubino (Palermo, 336)
dott. Carlo Ruffo della Scaletta (Firenze, 717)
dott. Felice Ruggiero (Roma, 847)
dott. Domenico Russo (La Spezia, 846)
dott. Francesco Russo (Agrigento, 196)
cap. Guido Ruta (Stati Uniti, 628)
dott. Claudio Sabatini (Roma, 783)
ten.col. Gianfranco Sabatini (Aosta, 953)
dott. Elio Sacchetto (Roma, 634)
arch. Ambrogio Sala (Torino, 228)
magg. Mario Salacone (Roma, 163)
ing. Simonpietro Salini (Roma, in sonno, 531)
dott. Francesco Salomone (Roma, 678)
arch. Francesco Sanguinetti (Roma, morto, 337)
Ermido Santi (Genova, 772)
geom. Ferruccio Santini (Roma, 775)
dott. Mario Santoro (Bologna, 77)
gen. Giuseppe Santovito (Roma, 527)
dott. Roberto Sarracino (L'Aquila, 383)
geom. Stefano Sassorossi (Firenze, 719)
cav. Carlo Satira (Reggio Calabria, 78)
dott. Vittorio Emanuele di Savoia (Ginevra, 516)
dott. Vittorio Sbarbaro (Roma, 934)
dott. Francesco Scalabrino (Messina, morto, 469)
dott. Leonardo Scali (Roma, 958)
ten.col. Pasquale Scarano (Oristano, 839)
ten.col. Michele Schettino (Torino, 761)
dott. Darcy Schettino Rocha (Brasile, 607)
Aldo Schiassi (Bologna, 924)
avv. Giulio Schiller (Padova, 654)
ten.col. Mario Scialdone (Firenze, 147)
dott. Santo Sciarrone (Milano, 635)
gen. Salvatore Scibetta (Roma, 124)
col. Domenico Scoppio (Roma, 274)
ing. Alberto Scribani (Parigi, 198)
on. Loris Scricciolo (Chiusi, 125)
dott. Piero Scricciolo (Arezzo, passato al Grande Oriente, 149)
prof. Albino Secchi (Firenze, 411)
dott. Gustavo Selva (Roma, 623)
dott. Mario Semprini (Roma, 544)
dott. Pasquale Setari (Padova, 106)
ing. Lucien Sicouri (Genova, 580)
dott. Elio Siggia (Roma, 656)
ten. vasc. Giuseppe Silanos (Roma, 271)
dott. Enrico Silvio (Genova, 338)
prof. Augusto Sinagra (Roma, 946)
avv. Michele Sindona (501)
magg. Giovanni Sini (Livorno, 578)
dott. Raffaele Sinisi (Arezzo, 297)
gen. Giuseppe Siracusano (Roma, 496)
dott. Fiorello Sodi (Firenze, 34)
dott. Edgardo Sogno Del Vallino (Torino, 786)
Ugo Soldani (Firenze, 718)
dott. Angelo Raffaele Soldano (Roma, 272)
dott. Gerolamo Sommo (Aosta, 912)
dott. Girolamo Sorrenti (Roma, 339)
dott. Franco Sorrentino (Cagliari, 79)
ten.col. Lino Sovdat (Firenze, 471)
gen. Pietro Spaccamonti (Roma, 472)
dott. Ettore Spagliardi (Aosta, 915)
dott. Carmelo Spagnuolo (Roma, in sonno, 545)
dott. Piero Spalluto (Milano, 872)
dott. Paolo Sparagana (Losanna, 537)
dott. Aldo Spinelli (Milano, in sonno, 80)
on. Gaetano Stammati (Roma, 543)
dott. Antonio Stanzione (Forli', 793)
ten.col. Savino Stella (Firenze, 722)
dott. Domenico Stellini (Treviso, in sonno, 81)
magg. Marcello Stellini (Roma, 273)
dott. Giorgio Sternini (Venezia, 82)
dott. Giorgio Florio Stilli (Firenze, 648)
dott. Randolph K Stone (Los Angeles, 899)
dott. Bruno Strappa (Ancona, 584)
cap.dott. Giuseppe Strati (Reggio Calabria, 959)
dott. Francesco Sturzo (Palermo, 340)
gen. Carlos Suarez Mason (Argentina, 609)
dott. Giuseppe Szall (Milano, 524)
Leandro Tacconi (Roma, 632)
cap. Ezio Talone (Napoli, 276)
ing. Gennaro Tampone (Firenze, 750)
dott. Vittorio Tanassi (Roma 473)
magg. Giacomo Tarsi (Roma, 151)
avv. Paolo Tartaglia (Roma, 842)
dott. Bruno Tassan Din (Milano, 534)
Giovanni Tassitano (Pisa, 925)
dott. Elijak Taylor (Liberia, 619)
dott. Alberto Teardo (Albissola, 341)
dott. Mario Tedeschi (Roma, 853),
on. Emanuele Terrana (Roma, morto, 356)
cap. Corrado Terranova (Taranto, 83)
prof. Carlo Terzolo (Torino, morto, 342)
gen. Guido Tesi (Firenze, in sonno, 587)
Augusto Tibaldi (Roma, sospeso, 100)
dott. Mario Tilgher (Roma, passato al Grande Oriente, 84)
dott. Alessandro Tizzani (Torino, 795)
col. Mario Tognazzi (Firenze, morto, 412)
dott. William Tolbert (Liberia, morto, 618)
dott. Emanuele Tomasino (Palermo, 669)
Osvaldo Tonini (Brasile, 614)
amm. Giovanni Torrisi (Roma, 631)
cap. Menotti Tortora (Firenze, 275)
Silvano Tosi (Arezzo, 477)
Massimo Tosti (Roma, 929)
dott. Gaetano Trapani (Milano, 779)
ten.col. Mario Traversa (Brindisi, 758)
dott. Roberto Trebbi (Tirrenia, 685)
prof. Fabrizio Trecca Trifone (Roma, capo gruppo 17, fasc 327)
comm. Lorenzo Tricerri (Torino, in sonno, 85)
cav. Aurelio Tripepi (Reggio Calabria, morto, 474)
col. Giuseppe Trisolini (Roma, morto, 547)
avv. Francesco Troccoli (Bari, 86)
dott. Francesco Trois (Cagliari, 820)
ten.col. Domenico Tuminello (Perugia, 148)
gen. Mauro Turini (Roma, 740)
dott. Vincenzo Tusa (Palermo, 344)
comandante Paolo Uberti (Roma, 280)
dott. Asdrubale Ugolini (Firenze, 413)
geom. Mauro Ugolini (Firenze, 720)
ten.col. Giacomo Ungania (Roma, 901)
prof. Antonio Urbano (Catania, 279)
ten.col. Ottavio Urciuolo (Firenze, 126)
dott. Salvatore Vagnoni (Roma, 468)
avv. Mario Valenti (Arezzo, morto, 644)
dott. Roberto Valenza (Roma, 757)
dott. Vincenzo Valenza (Roma, 243)
gen. Enzo Vallati (Roma, 508)
dott. Cesare Valobra (Milano, in sonno, 87)

dott. Giancarlo Elia Valori (Roma, espulso, 283)

prof. Walter Vannelli (Roma, 88)
prof. Cesare Vannocci (Livorno, 89)
dott. Giuseppe Varchi (Trapani, 908)
gen. Dante Venturi (Palermo, morto, 346)
dott. Aldo Vestri (Genova, 90)
dott. Giovanni Viarengo (Torino, 91)
cap. Massimo Vicard (Roma, 866)
col. Mario Pompeo Vicini (Roma, 127)
col. Antonio Viezzer (Roma, 509)
dott. Alberto Vignes (Argentina, morto, 592)
dott. Luigi Nello Villa (Torino, 374)
dott. Vincenzo Villata (Roma, 391)
dott. Maria Jose' Villone (Buenos Aires, 690)
avv. Enrico Vinci (Roma, 282)
dott. Francesco Viola (Torino, 375)
magg. Enrico Violante (Livorno, 284)
dott. Ferdinando Visciani (Firenze, morto, 281)
dott. Annibale Viscomi (Montecatini, 647)
Roberto Visconti (Firenze, 751)
dott. Angelo Visocchi (Roma, 791)
dott. Gaetano Vita (Roma, 390)
dott. Fabio Vitali (Torino, in sonno, 347)
dott. Vincenzo Vitali (Siena, 348)
avv. Mario Vitellio (Roma, 666)
gen. Ambrogio Viviani (Novara, 828)
avv. Carlo Voccia (Roma, 667)
avv. Gaetano Vullo (Milano, 856)
dott. Fernandes Wilson De Valle (Buenos Aires, 687)
dott. Mario Zaccagnini (Roma, 92)
cap. Maurizio Zaffino (La Spezia, 285)
dott. Leonida Zanaria (Milano, 896)
dott. Mario Zanella (Roma, 476)
dott. Lelio Zappala' (Roma, 475)
ing. Lucio Zappulla (Palermo, 349)
dott. Aldo Zecca (Roma, 350)
dott. Sergio Zerbini (Modena, 93)
dott. Giorgio Zicari (Roma, 844)
dott. Alfredo Zipari (Roma, 470)
prof. Amonasro Zocchi (Roma, 571)
Elie Zocheib (Modena, 893)
on. Michele Zuccala' (Roma, 492)
comm. Antonio Zucchi (Arezzo, 128)
dott. Paolo Zucchini (Roma, 362).

Su 962 iscritti alla loggia P2 di Licio Gelli ben 177 sono militari, tutti ufficiali. Ad essi vanno aggiunti 6 ufficiali del corpo delle guardie di PS, 5 prefetti e vice prefetti, 11 questori e 5 funzionari di polizia. Per un totale di 204 persone che, prima del giuramento massonico, avevano giurato fedeltà allo Stato. Come dire che più del 20% della Loggia massonica segreta era composta da servitori dello stato.

Ecco, comunque, un elenco per categorie lavorative degli aderenti alla massoneria del venerabile maestro Licio Gelli:

MILITARI E FORZE DELL'ORDINE: 208
MAGISTRATI: 18
UOMINI POLITICI: 67
SEGRETARI PARTICOLARI (politici) 11
FUNZIONARI REGIONALI: 7
DIRIGENTI COMUNALI: 8
INDUSTRIALI: 47
DIRIGENTI INDUSTRIALI: 23
IMPRENDITORI: 18
SOCIETA' PRIVATE (Presidenti): 12
SOCIETA' PUBBLICHE (Presidenti): 8
SOCIETA' PUBBLICHE (Dirigenti): 12
DIRIGENTI MINISTERIALI: 52
SINDACALISTI: 2
DIPLOMATICI: 9
DOCENTI UNIVERSITARI: 36
PROVVEDITORI AGLI STUDI: 2
BANCHE: 49
COMMERCIANTI: 1
COMMERCIALISTI: 28
CONSULENTI FINANZIARI: 4
COMPAGNIE AEREE: 8
EDITORI: 4
DIRIGENTI EDITORIALI: 6
GIORNALISTI: 27
SCRITTORI 3
DIRIGENTI RAI-TV: 10
COMPAGNIE DI ASSICURAZIONE: 6
MEDICI: 38
ENTI ASSISTENZIALI E OSPEDALIERI: 10
ARCHITETTI: 7
AVVOCATI: 27
NOTAI: 4
LIBERI PROFESSIONISTI: 17
ANTIQUARI: 6
ALBERGHI (Direttori): 4
ASSOCIAZIONI VARIE: 10
ATTIVITA' VARIE: 12
LIONS CLUB: 4
ROTARY CLUB 7

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ANNO 1973 - (provvisorio)
by anti nato Monday, Aug. 16, 2004 at 8:17 PM mail:

ANNO 1973 - (provvis...
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TELEVISIONE PRIVATE - PRIMO ATTO
Con ( ...omissis ) e (... omissis) la Tv commerciale compie i primi passi.
(FATE VOI GLI INCASTRI DI QUESTO WAR GAME)
(SE RIUSCITE A METTERE TUTTI I NOMI SIETE UNA PERSONA MOLTO INFORMATA. SE NON RIUSCITE, PAZIENZA ...

(Gli omissis sono costretto a metterli perché in Italia non si può nemmeno riportare quanto è di pubblico dominio, cioè quanto è stato scritto sui giornali, che paradossalmente sono nelle sale lettura delle "Pubbliche" Biblioteche. (ma in queste i potenti sanno che ci vanno in pochi)
Si dà fastidio, e piovono a valanga minacce di querele (oltre che migliaia di virus - 70 al giorno, tutti i giorni) per stroncare chiunque abbia queste intenzione di riproporre delle notizie scomode.
"Le ricordiamo che quel giornale era stato querelato per la notizia che riportava, e la querela era stata estesa anche a chiunque stampi e diffonda con qualsiasi mezzo la notizia stessa". (ci consenta e intenda!)

Come una volta, vige l'oscurantismo! I libri c'erano, ma nonostante la diffusione della stampa, non uscirono mai per il pubblico, per la massa; quella non doveva sapere! Oggi che c'è la spotocrazia che incanta come il pifferaio, ed è peggio.

Con Internet siamo a questo punto! Ma presto non sarà più così. Ci sono le isole, i satelliti e gli
"infuriati" delle ingiustizie, che per il momento abbozzano; ma fino a quando?.
Non dimentichiamo che "tecnicamente" i potenti nulla sanno com'è fatta la rete. Ne parlano, la gestiscono, ma sono degli ignoranti; sono totalmente alla mercè di un loro dipendente, spesso anche malpagato per i segreti che custodisce. Una moltitudine (globalizzata e deterritorializzata anche questa) sempre meno disposta ad accettare un management e una classe politica incapace di sviluppare rapporti più aperti e democratici nell'impresa e nella società, e sempre meno disposta a credere alle promesse di felicità lanciate con gli slogan populistici. Perfino i paradigmi classici dell'economia (di quelli ideologici nemmeno più parlarne) e con essi i grandi teorici, oggi faticano a capire i meccanismi e sono quindi del tutto incapaci di interpretare il "nuovo" scenario umano "antropologico". Cioè questa "nuova" moltitudine a loro "antagonista". Che avanza ! Usando il cervello e non la pancia! Dentro quattro mura e non dentro una ammuffita holding.

E' così; ma per il momento noi pecore dobbiamo ancora aspettare. I mandriani di turno e i cani che ci abbaiano e che ci tengono dentro il recinto, purtroppo ci sono ancora in quest'era ancora "antropologica".

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A BIELLA, come abbiamo letto a maggio, "si chiude" TELEBIELLA Tv via cavo, oscurata il 12 maggio e denunciata con il Nuovo Codice Postale, mentre a Milano "si apre" e ci si muove in grande; anche se non proprio nella capitale lombarda. Il virtuale deve ancora nascere, ma il business che sta muovendo i primi passi della televisione privata è già un mondo virtuale… capitalistico.

Sullo scenario televisivo, a parte quello pubblico, a Milano in questo 1973, si stanno mettendo in movimento molti personaggi per costituire una catena nazionale di televisioni private in modo da controllare il mercato, ma soprattutto controllare la pubblica opinione del Paese, oltre che per fare molti soldi.

Passeranno alcuni mesi, poi qualche anno di rodaggio e il business inizierà nel 1979-80. Il signor (...omissis 3) è già affiliato alla Loggia P2 (data ufficiale: 26 gennaio 1978). Nell'ancora segreto programma piduista (detto "Piano di rinascita democratica", messo a punto dalla Loggia P2 di Gelli) nel progetto era previsto "l'immediata costituzione di una grande Tv privata, che avrebbe poi dovuto essere -assieme alla creazione di nuovi giornali o acquisto di quelli vecchi - una catena di trasmissione con la stampa, in modo da controllare la pubblica opinione nel vivo del Paese".

Questo nel progetto, ma è già in atto a Milano fin dal '73 uno "sbarco" per conquistare quello che è definito (in Sicilia, come al tempo dello sbarco degli Alleati) il più colossale business dei prossimi anni. Ed è lo "Sbarco Siciliano nella Tv"!. I siciliani hanno un mucchio di soldi, mezzi, consulenti e tutta la preziosa esperienza americana. Qualcuno non è rimasto in questi anni a guardare ed ha iniziato ad agire in profondità con l'obiettivo di conquistare il mercato prima sull'Isola poi sul continente. E fra questi c'é il "boss" (...omissis 00) che è il capo storico di Cosa Nostra sin dall'inizio degli anni '70. (Poi eliminato nel 1981. A prendere il suo scettro sarà la famiglia "corleonese" guidata da ( ...omissis 0 ).

Nella città lombarda, in questi anni (dopo quella pionieristica di Biella via cavo, messa fuorilegge) spunta la prima vera TV privata italiana via etere. "Proprietario" un personaggio molto particolare, (...omissis 1) "in possesso" di un mucchio di soldi, amico, forse referente o semplicemente cura o fa affari con (...omissis 0) e (...omissis 00). Ha al suo fianco un giovane aiutante venuto dalla Sicilia è (...omissis 2) . Il primo (0) -siciliano- ha grandi imprese di costruzioni nel milanese (la terza in Italia), mentre (...omissis 2) è invece un giovane, ufficialmente dirigente di un suo cantiere, originario delle sue parti, di Palermo. Più che un tecnico di costruzioni è un funzionario-impiegato di una potente banca siciliana (...omissis 42).

( ...omissis 2) già nel lontano 1964, per un anno, poco più che ventenne, era però già stato molto vicino al giovanissimo ( ...omissis 3, un "palazzinaro") , alle sue prime esperienze d'imprenditore dopo aver già costituito in un modo abbastanza singolare la società ( ...omissis ) con i capitali avuti dalla Banca ( ...omissis 4). Una banca come vedremo molto singolare.
Poi ( ...omissis 2 ) rientra in Sicilia, ha una breve permanenza a Roma, fino a quando riceve un segnale dal Nord (o dal Sud?) e ritorna a Milano il 1° luglio 1974, e di ( ...omissis 3 il palazzinaro) diventa segretario privato. Ma in seguito, nel '77, é dipendente nuovamente di ( ...omissis 1), e con suo fratello lavora e apprende tutto il piano strategico televisivo del suo datore di lavoro; l'operatività specifica e il relativo mercato pubblicitario, visto che ( ...omissis 00 ) con ( ...omissis 0) hanno con sé i migliori - gli unici allora - tecnici, consulenti televisivi e pubblicitari.

( ...omissis 1 ) riceverà nel '79 uno strano mandato di cattura (per il fallimento della Venchi Unica, non gestita da lui, ma inguaiato dal fratello di (guarda un po' ...omissis 2) che viene anche arrestato per bancarotta.
Il potente ( ...omissis 1) per non finire anche lui in galera, è costretto improvvisamente a lasciare l'Italia e allontanarsi dal suo piccolo impero; si rifugia prima in America latina (in Columbia, presso particolari amici) poi a Parigi dove vive e prende in affitto un appartamento con il nome di (ma guarda un po', di ...omissis 2), il suo dipendente, che ogni tanto lo visita, gli consegna denaro per vivere, per mantenere i contatti e per gestire le sue molteplici attività su Milano (Tv compresa).

Ma in questa circostanza questo suo dipendente (... omissis 2) rientra nell'entourage del palazzinaro (...omissis 3) con la quale non ha mai "rotto i ponti", come segretario privato "particolare", fino al punto che diventa (?!) perfino intestatario di una sua grossa società immobiliare, la ( ...omissis ) dove poi sorgerà il grande complesso ( ...omissis ).

(....omissis 3) fatta la sua esperienza con la Tv "casalinga" via cavo (lo troviamo il prossimo anno, ad iniziare la sua avventura), con ( ...omissis 2) che ha le preziose conoscenze del piccolo impero televisivo di ( ...omissis 1) . Ma ora con il datore di lavoro assente (in esilio a Parigi) e alla deriva, i due, insieme, si lanciano in questo nuovo business. Costituiscono nella sede della ( ...omissis ) a ( ...omissis ) la prima società che si occupa di televisione: la ( ...omissis ) che in seguito si chiamerà (...omissis ) e (...omissis ).

( ...omissis 1) non scompare del tutto dalla circolazione. Molte cose sul suo conto si mettono in Italia a posto, e lo ritroviamo di ritorno e ancora vicino a ( ...omissis 2). I rapporti negli anni che seguono diventeranno ottimi, tanto che la moglie di ( ...omissis 2) fa da madrina al figlio di (...omissis 1). Poi li ritroviamo ancora insieme ancora molti anni dopo, nel 1993 a costituire due società: la (...omissis ) e la ( ...omissis ), e lo troviamo ancora attivo ( ...omissis 1) sempre nel 1993 tra i fondatori di un nuovo movimento politico di ( ...omissis 3); è infatti lui a gestire nel suo Palazzo di via ( ...omissis ) una delle prime sezioni del nuovo movimento politico di ( ...omissis 3) fino al 1994, quando i rapporti poi si incrinarono tra i due e iniziarono reciproche accuse. (i giornali del 1998 ne saranno pieni). Il motivo è sconosciuto. Una cosa è però certa: in Sicilia tra il 1993 e il 1994 stavano (pretestualmente - è finita l'egemonia in Italia del PSI - tangentopoli imperversa) cambiando molte cose (uccisione di Lima, incriminazione di Andreotti ecc.)

Tangentopoli nel '93 aveva eliminato da Roma molti vecchi referenti politici. Nell'isola c'erano quindi grandi mutamenti nelle "grandi famiglie" ed ognuna era impegnata a ritagliarsi il suo potere, a consolidare quello di prima, e a indirizzare i propri voti ai nuovi referenti; questi necessari per conservare i lucrosi appalti distribuiti dalle amministrazioni comunali, regionali, statali)

La discesa in campo di ( ...omissis 3) in politica, é osteggiata dai suoi più diretti collaboratori ma é fortissimamente voluta dal suo "segretario" siciliano (...omissis 2) che ha fra l'altro in mano una potente organizzazione pubblicitaria la ( ...omissis ). E forse proprio in virtù di questa forza, le pressioni che vengono dai suoi amici isolani (da qualche mese orfani di "padrini" politici a Roma) lo spingono a sollecitare e a convincere ( ...omissis 3) a darsi alla politica, che alla fine, convinto, scende in campo; o è costretto a scendere in campo se non vuole fallire, lui, ma anche chi gli ha affidato i soldi per creare le sue lucrose imprese.

(Tra l'altro si era formato in Sicilia un movimento di (...omissis), "Sicilia Libera", perfino con le maglie di alcuni giocatori con la scritta "l'Altra Sicilia", o in alternativa "Forza Sicilia". Un partito indipendentista (sempre sfruttato dai politici nel 1806-1810, nel 1860-70, nel 1891 (Fasci siciliani), nel 1945 (l'EVIS, Esercito volontario indipendentista siciliano), cioè nei nei vari sbandamenti politici che l'Italia ha conosciuto). Nel 1993-'94 questo partito indipendentista è più volte citato nelle agende sequestrate a Milano proprio a (...omissis 2).

( ...omissis 3) ha successo politico. Subito ci sono le primissime battute di un lungo (o breve?) cammino della nuova politica italiana. Il nuovo ottiene la fiducia del Parlamento il giorno 20 MAGGIO 1994.

IL GIORNO 21 fra i tanti dispiaceri di tangentopoli, dentro una DC già in frantumi ed esposta al pubblico ludibrio, arriva quello più clamoroso. Si punta il dito verso il più rappresentativo dei suoi uomini, fino al ''93 considerato il più potente personaggio politico d'Italia che non è stato sfiorato da nessun avviso di garanzia, quindi l'unico forse capace di ricompattare tutta la DC. Invece la Procura di Palermo chiede il rinvio a giudizio di Andreotti che deve rispondere (chiamato in causa da alcuni pentiti) dell'accusa di concorso in associazione per delinquere semplice e mafiosa. Inizia insomma subito il lungo calvario di Andreotti, con sempre sullo sfondo i misteriosi delitti di Pecorelli, Lima, i Salvo, poi Falcone, Borsellino, processo Riina; con le accuse di TOMMASO BUSCETTA, che questa volta e dall'altra parte della barricata; è ritornato in Italia e dopo tanti anni di silenzi, finalmente "parla" o "straparla". (lo leggeremo nei prossimi anni che seguono).
(La sentenza assolutoria di Andreotti la possiamo già accennare, l'abbiamo riportata
in OTTOBRE 1999, GIORNO 24, ed anche uno spezzone nel 1983). Con tanti ipocriti commenti ("solidali" !?) di alcuni politici; forse gli stessi che lo vollero esautorare oppure allontanare per un po' dalla politica attiva.

Da notare che nelle ultime elezioni in Sicilia il 15-5-91 la DC (tutta Andreottiana - con l'abile Salvo Lima, suo sottosegretario al Bilancio, gli procurava sull'isola 240.000 voti Dc ) aveva il 42,3% dei voti, e in queste politiche del '94, il nuovo partito ottiene il 42,4. Una vera e propria defenestrazione, cambiamento di rotta, una intera sostituzione di potere in Sicilia, con alcuni democristiani andreottiani subito pronti a fare del trasformismo.

A operazioni concluse, i segnali dall'Isola però arrivarono molto forti che fecero "rumore", furono "esplosivi" (forse non si mantennero certi patti elettorali). Infatti già il 1° luglio a pochi giorni dall'insediamento a palazzo Chigi del nuovo premier, si verificarono una serie di attentati nelle maggiori città d'Italia (Roma, Milano, Brescia, Trento, Modena e Firenze) che colpirono i grandi magazzini ( ...omissis ) -ma guarda un po'- di (...omissis 3). Il resto e i particolari li troveremo nei prossimi anni. Ma dobbiamo ritornare a questo 1973.

In questo 1973 ( ...omissis 3) non è ancora un personaggio pubblico. Ancora giovane, quest'anno è impegnato a vendere solo appartamenti....in un grande ufficio, nella città meneghina. Ma dobbiamo fare ancora un grande passo indietro....

( ...omissis 3) guida da alcuni anni la ( ...omissis ) . Ha avuto dalla sua parte la "fortuna" - fin dal '63, quando é stata costituita: quella di avere un suo diretto congiunto occupato come impiegato in una piccola e misteriosa Banca. Una Banca privata molto particolare, fortissimamente legata a grossi personaggi siciliani. Al figlio poco più che ventenne di questo semplice impiegato, quasi nullatenente, e nessuno sa con quali garanzie, la singolare e microscopica banca (In Italia, a Milano ha un solo sportello!) nel '63 -'65, gli concede imponenti finanziamenti. E' la Banca ( ...omissis 4) . Sconosciuta alla maggior parte dei meneghini, ma non ai siciliani di Milano e ai siciliani di Sicilia e a diverse Banche svizzere. E' una Banca molto vicina ad importanti personaggi siculi-americani, che a Milano hanno il loro crocevia finanziario Sicilia-Svizzera e ritorno Svizzera-Milano, con la vocazione a investire su molti settori in ascesa, principalmente nell'edilizia milanese in questi anni in piena esplosione. Vi domina incontrastato il già accennato sopra, finanziere siciliano (...omissis 1). Il siciliano già ricordato sopra che é già sulla piazza di Milano il terzo maggior costruttore italiano. Tanti soldi a disposizione (da essere perfino soprannominato "rotolino" per il vezzo di tenere sempre arrotolati i milioni in tasca) ma, dicono i suoi avversari, sono soldi non suoi, ma di "gente" che glieli affida per fare grandi affari e investimenti (compresa la Tv) nella capitale lombarda e nei dintorni.
E' un periodo che se ti incontri con qualche riccone in Sicilia, ti senti sempre dire "a Milano, a Como, a Varese ecc. affari sto facendo".

La banca ( ...omissis 4), più che una banca è un unico "sportello" aperto al pubblico nel 1956 con un capitale di 100 milioni; il minimo per aprire un istituto di credito privato. Nel gruppo dei fondatori c'è (guarda un po' ...omissis 0) originario di Misilmeri, Palermo, che assume il padre di ( ...omissis 3). Poi dopo sette anni, nel 1963 da semplice impiegato costui diventa procuratore, ovvero ha potere di firma. E' quindi lui a valutare e ad avallare i prestiti e le erogazioni di denaro ai clienti, quindi è sempre lui a finanziare (non certo con i suoi soldi) anche il giovanissimo figlio venticinquenne. Nel 1970 poi la banca (...omissis 4) effettuerà un salto di "quantita" (e chi vi entra prendendosi una quota ? SINDONA!); assume una quota di capitale di una finanziaria di Nassau, nelle Bahama, la Brittener Anstalt. Che ha però rapporti nell'isola con la Cisalpina Overseas Nassau Bank. Su quest'ultima troviamo nel consiglio di amministrazione alcuni nomi che diventeranno famosi: Calvi, Sindona, Gelli, e il cardinale Marcinkus della banca vaticana Ior. Famosi poi per il crack dell'Ambrosiano, della Italcasse, famosi per la lista dei 500 esportatori di valuta, e famosi per la successiva lista dei 962 della loggia P2, e tutto quello che accadrà e che troveremo in diversi anni che seguono, piuttosto drammatici.

In questo periodo entrano come Sindaci della finanziaria Banca ( ...omissis 4) i signori ( ...omissis 6), ( ...omissis 7) e ( ...omissis 8) , poi ( ...omissis 9) con ( ...omissis 10) tutti di Palermo. (Li ritroveremo poi tutti dentro una holding di scatole cinesi di (...omissis 3). Come amministratore c'è un avvocato di Roma, ( ...omissis 11), costui nel 1977 farà recapitare ad ANDREOTTI una lettera - non si sa per cosa ottenere - scritta di pugno da Michele SINDONA il potente banchiere che morirà poi avvelenato con un caffè in carcere, e porterà nella tomba i suoi segreti e la lista degli esportatori di valuta. Lista che stava togliendo il sonno a molti nomi eccellenti e uno in particolare.
Sindona in una sua deposizione ai giornali non ebbe riguardi nel rivelare alcune poco chiare operazioni della singolare Banca di Milano (...omissis 4 dove attingeva i fondi ...omissis 3) (intervista su La Stampa, 2 ott., '82, dopo lo stranissimo e misterioso suicidio al Ponte di Londra di CALVI). (vedi GIUGNO 1982)

La Banca ( ...omissis 4) verrà quindi indagata da un'inchiesta della Criminalpol (riciclaggio di denaro), verrà chiusa e sparisce temporaneamente dalla circolazione. Nell'operazione detta di "San Valentino" molti finirono in carcere. La Banca ( ...omissis 4) verrà rilevata dalla banca ( ...omissis ) legata alla banca ( ...omissis ). Nome quello di ( ...omissis ) che ritornerà prepotentemente nelle cronache al processo ( ...omissis ) nel 1998 (dove si intrecciano i nomi di Pecorelli, delitto Moro, Lima, P2, stragi varie, scandalo petroli, Calvi, Sindona, Gelli e vari politici vecchi e nuovi. Non mancano come contorno i nomi di Falcone e Borsellino. Quest'ultimo, due giorni prima di essere ammazzato, si era sbilanciato troppo (anche se in un modo evasivo ma piuttosto esplicito nella sostanza: prima dice "non so", poi "so che c'è una inchiesta in corso") in una intervista rilasciata a un francese).

Finì dunque la Banca ( ...omissis 4) virtualmente in "Chi ha avuto avuto chi ha dato dato"?. Ma non fu proprio così. Chi aveva "avuto", prima o poi "doveva" "ridare"; restituire; è nella logica delle banche, e lo è di più (ma vogliamo scherzare?) se questa banca era tenuta in piedi da siciliani super-doc, di Corleone e di Similmeri.

Ma ritorniamo al 1963 dove troviamo il giovanissimo ( ...omissis 3) non ancora imprenditore che viene però ora finanziato dalla Banca ( ...omissis 4) dove ora suo padre ( ...omissis ) è diventato procuratore con il potere di firma. Ha appena 26 anni (!!!) non è un ingegnere costruttore e sbarca il lunario in qualche modo come tanti figli di semplici impiegati, ma ad un tratto, improvvisamente con i soldi ricevuti da questa Banca ( ...omissis 4) (tantissimi soldi!) inizia a costruire a ( ...omissis ) un complesso per 4.000 abitanti (!!!!), non una semplice villetta (!!). In un primo momento si appoggia ai fratelli dell'Impresa ( ...omissis ) , ma poi il difetto che ha il giovane costruttore, quello di voler sempre comandare lui, cioè fare il Cesare, porta a delle incomprensioni fra i due soci e quindi alla rottura del sodalizio. Ma ha imparato ( ...omissis 3) come si fa il mestiere, ha inoltre al suo fianco un esperto di mutui e finanziamenti venuto apposta dalla Sicilia cioè (...omissis 2) che ha (suoi o non suoi) una montagne di soldi nella singolare banca ( ...omissis 4).
( ...omissis 3) costituisce la sua impresa costruttrice ( ...omissis ). E con cosa? con i soldi che gli giungono dalla Svizzera nel 1963-64 attraverso la mediazione della già citata singolare Banca (...omissis 4), dove come accennato é procuratore suo padre: sono questi gli ingenti finanziamenti della Finazierungesellenschaft fur Residenzen AG di Lugano (dove qualcuno deve pur aver fatto prima dei depositi. Quindi si tratta di un "ritorno" di soldi versati tramite la banca (...omissis 4).

Ma non è solo il giovane ventiseienne (ed é comprensibile) a gestire questa grande e complessa operazioni finanziaria, compresa quella logistica. Vicino a ( ...omissis 3) , (lo abbiamo detto) troviamo affiancato un siciliano inviato dai potenti dell'isola a "curarlo" da vicino; è ( ...omissis 2). Resta a Milano un anno al suo fianco, come esperto di mutui e finanziamenti, poi ritorna sull'isola, alla potentissima Banca siciliana (...omissis 42) , fino al 5 marzo 1974, per ricomparire a Milano subito dopo, esattamente il 1° luglio 1974, quando (...omissis 3 preso da un attacco di megalomania) ha acquistato il complesso di una grande monumentale villa a ( ...omissis ) in questo 1973. Il ( ...omissis 2) diventa improvvisamente suo "segretario privato" portandosi dietro dalla Sicilia un certo (...omissis 12) , commerciante di cavalli, "con il compito" di fare il "guardiano" o meglio il "fattore stalliere" (!). (...omissis 12) non è un bifolco, tanto meno un "portinaio di ville", ma a Palermo ha studiato da perito industriale, é uomo d'onore, è uno dei reggenti della potente famiglia siciliana di (...omissis ) con già alle spalle qualche noia -vera o presunta- con la giustizia.

Quale può essere il motivo? Nel frattempo tra le due date dal 1968 al 1974, era già nato il 2° Progetto della società costruttrice (...omissis ) di (...omissis 3), che consiste in un altro colossale complesso, che sorge su quasi 3.000.000 di metri quadri. Quasi una città! Quindi altri colossali investimenti, che indubbiamente la "famiglia" siciliana vuole "curare" da vicino. Anche perchè a Milano pochi giorni prima ( il 17 maggio ) è accaduto un fatto molto singolare: cioè la cattura (!) del riconosciuto capo di ogni "cosa" e, affermano gli inquirenti, il "cervello" dei clamorosi sequestri in Lombardia e in Piemonte. Chi afferma questo sui giornali? Il Giudice TERRANOVA, che però si è condannato, ha le ore contate. Finirà ammazzato.

Il giovane ( ...omissis 3) (fra i 26 e i 32 anni) a partire da questa data, improvvisamente diventa il maggior costruttore italiano; vende centinaia di appartamenti a ricconi e altre centinaia ad enti pubblici, dove non è che sia tanto facile entrare. Cosa che incuriosisce. Un giornalista ( ...omissis ) sul giornale (...omissis) si fa molte curiose domande "ma chi é questo palazzinaro? e giù altri commenti "urtanti". Ma poi il giornalista (..omissis) invitato da ( ...omissis 3) per il suo irriverente attacco, lo incontra e se ne "innamorerà" (lo scrive lui ( ...omissis ) in un suo libro. Dopo l'incontro sulla via di Damasco, il "critico" diventa un suo servile "panegirista", ripagato subito con una quota di un giornale appena fondato dallo strano personaggio, che prima disprezzava, ma che ora afferma dalle stesse colonne che "(...omissis 3) "é ammirevole, godibile...C'é anche il feeling, le affinità elettive che lui può volgere al plagio...."Non ho mai sentito uno mentire in un modo più innocente e convinto".
Altrettante -per un certo periodo- laudi e incenso, li riceve anche da ( ...omissis 13); un famoso giornalista di un autorevole quotidiano che controlla sempre ( ...omissis 3) e che (come l'altro) riceve anche lui una partecipazione al nuovo giornale e ci scrive. Così i suoi panegirici rientrano quindi nella logica: "dare e avere". Il patto comunque (a parte qualche panegirico di natura imprenditoriale) fra direttore e proprietario sono chiari. Nessuna interferenza, piena libertà di scrivere. Ma quando poi il proprietario scenderà nell'agone politico, questi lo obbliga ad allinearsi a fare quella politica che lui vuol fare. L'altro non ci sta più; segue una polemica ed é rottura. Senza mezzi termini un "fede...le" seguace (di ...omissis 3), dalla "sua" TV lancia la scomunica "quello lì se ne ne deve andare, e subito".

Torniamo alla grande Impresa-società "nuova" (...omissis ); i finanziamenti di questa ultima colossale operazione arrivano ancora dalla Svizzera, 3 miliardi di allora (lo stipendio di 25.000 operai) dalla Privat Credit Bank controllata da Tettamanti e da GIUSEPPE PELLA, dall'Intercharge Bank, a dalla Banca Svizzera Italiana sempre da Pella controllata, insieme a un famoso principe d'Italia, decaduto, ma in Svizzera, che anche lui per "hobby" fa il "banchiere" (Figurerà poi anche lui nella Lista P2.)

Pella é un importante personaggio biellese, uomo politico democristiano fortissimamente di destra; Ministro del Bilancio nel '48, del Tesoro nel '52, Presidente del Consiglio nel '53, agli Esteri nel '59, nel Bilancio nel'60, e lo troviamo ancora lo scorso anno 1972 Ministro delle Finanze nel primo governo ANDREOTTI che a sua volta conosce molto bene GELLI (a fianco nella foto).
Così bene che CARLO BORDONI il braccio destro (oltre che essere suo genero) di MICHELE SINDONA, alla Commissione d'inchiesta parlamentare sulla P2 (il 29 settembre del '83) destando clamore, affermerà che è lui, GIULIO ANDREOTTI il vero capo effettivo della loggia segreta P2, e non LICIO GELLI. Andreotti sdegnato respingerà l'accusa.

Una lunghissima carriera quella di PELLA, sempre in mezzo ai soldi dello Stato. Pella é molto vicino all'ambiente ecclesiastico, agli affari vaticani della Ior, ai Salesiani, agli industriali biellesi, all'Opus Dei, e alla massoneria toscana (Licio Gelli, P2; e questa a sua volta molto vicina a quella siciliana - con Sindona e Calvi che stanno ora scalando i vertici di alcune banche milanesi, grandi aziende e lo stesso Corriere della Sera, il giornale più venduto e influente della borghesia del triangolo del nord.

GIUSEPPE PELLA è un anticomunista così viscerale, che il 2 aprile del 1959 a Washington al Consiglio di Sicurezza Atlantico, parlando come ministro degli esteri suscitò vivaci proteste in Italia, quando affermò: "L'Italia preferisce correre il rischio di un attacco atomico piuttosto che avere in casa i comunisti". L'Autore che scrive (Biellese) lo ha conosciuto molto da vicino, sia a Biella sia in altre particolarissime circostanze, e Pella non scherzava affatto, i comunisti li voleva liquefatti o tutti appesi. E i suoi sentimenti per Moro, filo-sinistra (catto-comunista come dicono altri) , erano di profondo disprezzo, e quest'ultimo l'antipatia la ricambiava nella stessa misura (fino a che punto gli fu fatale non lo sappiamo)

Il "fantasma rosso" comunista secondo lui c'era: non per nulla che Pella (emulo del suo concittadino Quintino Sella, anche lui ministro delle Finanze e che a Biella creò la più grande banca privata italiana) per precauzione le sue banche le ha messe in Svizzera, non a Biella o in Italia. Le controlla mentre é al governo (come già accennato, fino allo scorso anno 1972 come ministro delle Finanze e del Tesoro, con CARLI alla Banca d'Italia). Questo mentre in Italia, proprio loro, i governanti di turno e quelli del Tesoro, accusavano platealmente gli imprenditori di esportare capitali, e imponevano i ridicoli limiti valutari ai turisti che andavano oltre Chiasso con 500mila lire. (Una farsa !!)

Ritorniamo a Milano nel 1970. Era appena terminato il primo cantiere e il progetto 1 di ( ...omissis 3) ed ecco nascere il già accennato 2° progetto ( x ...omissis ); infatti sono passati pochi mesi e con inizio anno 1970 l'impresa (y...omissis ) di (...omissis 3) riceve altri (di allora) decine e decine di miliardi (la congruità è considerevole ed anche astronomica - pari agli stipendi di un anno della intera Fiat, dirigenti compresi) di mutui fondiari dalla Banca ( ...omissis ) e…dalla Banca toscana (...omissis ). Quest'ultima è l'unica banca che una legge fascista non era riuscita a controllare tramite la Banca d'Italia, rimanendo così incontrollata anche con la nuova Repubblica; autonoma da molti vincoli anche valutari e non soggetta a controlli della banca centrale. Questa banca proprio per questa sua caratteristica è molto utilizzata proprio da LICIO GELLI (P2); la usa per affari il potente banchiere siciliano Sindona; e la utilizza Calvi (anche lui da semplice impiegato diventato in pochi anni presidente e proprietario dell'Ambrosiano, della Centrale, e indirettamente del Corriere e quasi di tutta la Rizzoli (il cui proprietario, il direttore e alcuni giornalisti di punta, risulteranno poi iscritti alla P2). Nel rovinoso crack Sindona, i RIZZOLI (vedi) soffriranno pene d'inferno e qualcuno dei figli andrà pure in carcere, mentre attorno accadono drammi, suicidi di segretarie, e ammazzamenti vari. Nello stesso giro di Sindona, c'è un suo aiutante un certo ( ...omissis 13) che è quello che muove fisicamente e fa circolare e ricircolare i soldi dalla Sicilia alle finanziarie del nord e in quelle estere dei paradisi fiscali, che poi ritroveremo a costituire con ( ...omissis 3) una grande società turistica in Sardegna, dove vi figura pure (sempre lui come il prezzemolo) il solito ( ...omissis 2).
(Lo ritroviamo quel personaggio ( ...omissis 13), qui nella foto, con Gelli, ed entrambi spesso con gli inquilini del Quirinale. Qui è con LEONE , mentre Gelli è il terzo da sinistra).

Sindona verrà arrestato il 5 Set. del '76. Nel successivo '77 esploderà lo scandalo del "tabulato dei 500" esportatori clandestini di valuta tramite Gelli. Successivamente il 20 maggio del '81 spuntò fuori provocando un terremoto in Italia, la lista dei 962 iscritti alla loggia P2.

Stranamente e per caso la lista P2 fu rinvenuta in una perquisizione (con Gelli già resosi uccel di bosco in Svizzera) negli uffici dello stabilimento della Gio.le, che si trova a Castiglion Fibocchi, a circa una decina di chilometri da Arezzo, e da Villa Wanda.

A disporre la perquisizione fu un giovanissimo magistrato che diventò in seguito molto noto nel Pool milanese di Tangentopoli: COLOMBO. Stava indagando su Sindona e gli risultava che Gelli doveva avere molti stretti legami con Sindona, visto che aveva fatto una testimonianza giurata alla giustizia americana a suo favore, perchè minacciato di estradizione. Gelli ritenne che era meglio tenerlo lontano dall'Italia per via delle rivelazioni sulla lista, che toglieva il sonno a tanti.

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mafia al potere
byMonday, Aug. 16, 2004 at 8:23 PM mail:

Nella lista rinvenuta, c'é il gotha della politica, della finanza, del giornalismo, degli apparati militari di varie forze politiche, e ovviamente nessun comunista. Lista che provocò un terremoto. (ma lo stesso giudice Colombo dopo aver rigirato in mano quella lista con molti dubbi affermò "L'archivio vero di Gelli e ben altrove, forse in Svizzera o in America latina" Intervista, di G. Bocca, 11 giugno, 1981).

Gelli quel giorno fuggì a gambe levate, ma verrà riacciuffato proprio in Svizzera, a Ginevra il 13 settembre 1982 mentre stava estinguendo un conto di 170 miliardi di lire (di allora!) in una banca svizzera, alla ( ...omissis 41).
Mentre (dopo aver fatto finire in galera parecchi nomi eccellenti, Tassan Din, Bonomi, Cigliano, tanti altri, e inguaiato la Rizzoli, la Sir, e tutta la Banca D'Italia - con SARCINELLI il direttore arrestato, e BAFFI il governatore agli arresti domiciliari perché anziano) Calvi lo troveranno impiccato in uno strano suicidio al ponte di Londra il 18 (vedi GIUGNO 1982 ) non nel suo stile. (Nulla lo faceva presagire nell'intervista che Calvi rilasciò a Pansa il 21 maggio, e a Biagi il 1° agosto del '81).

Negli anni Settanta i rapporti tra la Banca ( ...omissis 4) di Milano e Gelli dovevano essere molto buoni, visto che tramite il suo reclutatore massone un certo ( ...omissis 14) democristiano, molto amico (e gli darà la tessera anche a lui) di un personaggio che diventerà drammaticamente molto noto: MINO PECORELLI famoso per le rivelazioni su Andreotti-Lima e anche ben altro (dossier Moro, Petroli, ecc). Ma da notare che ( ...omissis 14) è la stessa persona che farà entrare alla loggia P2, il 26 Gennaio 1978, il figlio del procuratore della famosa Banca ( ...omissis 4) , cioè proprio ( ...omissis 3)! con la tessera n. 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625 e col versamento di lire 100.000. Lui ( ...omissis 3) è l'uomo che sta decollando verso le alte vette "in tutto". Mentre nella Loggia massonica P2, si sta parlando già da molto tempo di televisione con le "famiglie" della Sicilia. E si parla anche di secessione della Sicilia, per poi "colonizzare" il continente (il partito indipendentista ombra "L'altra Sicilia", lo ritroveremo alle elezioni del 1994, con referente (...omissis 2) e guarda un po' di (...omissis 3).

"Una sciocchezza quell'iscrizione" dirà in seguito ( ...omissis 3) e anche ( ...omissis 16) in una intervista (di G. Pansa, del 5 giugno, su Repubblica) dirà anche lui "Sì, lo confesso sono stato un cretino a iscrivermi". Infatti ( ...omissis 16) figurava negli elenchi con la tessera n. 1819, iscritto il 26 gennaio 1978. La stessa data di ( ...omissis 3). Sono i due dunque "fratelli" ma il primo non lavora ancora con lui. Infatti la rete ( ...omissis ) non esiste ancora. Lavora con chi? con ( ...omissis ) e con ( ...omissis ) direttore al Corriere della Sera - anche lui iscritto alla P2).

Operando tutti questi soggetti nei primi passi nella televisione, non potevano di certo entrambi ignorare (visto che si sono iscritti) il "Piano Rinascita Democratica" della Loggia P2 di Gelli, con legami con le potenti famiglie siciliane. Loggia e famiglie che già avevano TV locali sull'isola e avevano in programma la costituzione della TV via cavo e via etere su tutte le province italiane per: "l'orientamento" politico dell'opinione pubblica". Oltre naturalmente ad essere interessata ai potenziali e appetitosi introiti pubblicitari.

Infatti da entrambi i due neo-iscritti, era ben conosciuto il "Piano di rinascita democratica"....
(qui il testo del "PIANO RINASCITA" sequestrato nel 1982)
...perchè proprio GELLI questo piano lo aveva illustrato a ( ...omissis 16) , in una sua intervista (Corriere della Sera, del 5 ottobre 1980) che apparve pubblicamente (sembrava un messaggio criptico fatto per qualcuno) quasi tre anni dopo l'iscrizione dei "due ingenui" (questo lo diranno loro): Gelli affermava in quell'intervista "Che attraverso l'indebolimento dei sindacati, il controllo dei giornali, dei politici dei partiti di governo e la distruzione del monopolio RAI, si puntava a un mutamento della repubblica in senso presidenziale, al fine di indebolire l'opposizione di sinistra e impedirne l'ingresso nel governo". Pochi forse lessero queste righe. Ma a chi erano destinate capirono eccome!

( ...omissis 3) diventato l'uomo che ora ha concentrato o si sono concentrati su di lui enormi e immensi capitali virtuali e gli sguardi (forse degli ex gestori della Banca ( ...omissis 4), i nuovi personaggi della "nuova famiglia" ( ...omissis ) o altre banche, gli chiesero forse i rendiconti. Infatti, la fortuna-sfortuna inizia ora, in questo 1973, quando tratta l'acquisto di una grande villa a ( ...omissis), dagli eredi di (...omissis) . Cura l'eredità e il passaggio di proprietà (...omissis); come quella dei ( ...omissis ) e ( ...omissis ) che così conosce anche ( ...omissis 17).

Poi la fortuna-sfortuna continua il prossimo 1° luglio 1974 con l'improvviso secondo ritorno a Milano di (...omissis 2) (che ha lasciato la potente banca siciliana ( ...omissis 42) e ha questa volta un incarico molto curioso, quello accennato sopra: é segretario particolare dell'ormai (forse ritenuto troppo) potente (...omissis 3), inoltre ha portato con sé quel personaggio (al centro di una complessa vicenda) che viene assunto proprio a ( ...omissis ) nella villa di ( ...omissis 3) ; è il già citato "fattore stalliere" (...omissis ) , che però -lo abbiamo già detto- non è un semplice stalliere. Anzi la sua presenza si rivelerà sempre un' "ombra" che inquieterà non poco il suo datore di lavoro, la sua famiglia e le sue attività. (un travaglio -dopo alcuni casi allarmanti di sequestri- un angoscia che non ha solo lui, ma tutti i ricconi di Milano e dell'interland. Una attività quella dei sequestri che nessuno ora (nel '74) sa a chi è in mano).

Infatti -lo abbiamo già ricordato sopra- era vacante sul territorio il "potere-boss". Pochi giorni prima (il 17 maggio) proprio a Milano, era stato catturato la "Primula Rossa" di Corleone, LUCIANO LIGGIO, ritenuto il "cervello" dell'organizzazione dei clamorosi sequestri a scopo estorsione avvenuti nel milanese.(VEDI GIORNALE MAGGIO 1974).
LUCIANO LIGGIO, è di Corleone, da quasi trent'anni al vertice e da dieci anni "Primula rossa" della più potente "organizzazione" siciliana, con al suo servizio e come guardiaspalle, gli emergenti SALVATORE RIINA e CALOGERO BAGARELLA sempre di Corleone. Con lui arrestati altri due siciliani implicati nell'ultimo sequestro di TORRIELLI e ROSSI di MONTELERA.
"Da dieci anni Liggio era inafferrabile. Ma viveva comodamente a Milano, a dirigere la sua '"organizzazione", in un bell'appartamento, in un nuovo recente bellissimo complesso immobiliare per gente in, con prato all'inglese, laghetto al centro, anatre che svolazzano, parco giochi bambini, e inquilini accanto, simpatici...".(dal Giornale di Sicilia del 17-5)
Che vivesse blindato non sembra proprio, anche perchè Liggio doveva far ricorso spesso a un rene artificiale in varie cliniche di Milano. Ma a un certo punto qualcuno decise che doveva finire la sua carriera di Boss.
(Sarebbe curioso risalire al contratto della bella casa con "prato, laghetto, con le anatre e parco giochi bambini. Chi gli aveva ceduto quell'appartamento, chi l'aveva costruito, chi era il prestanome ecc.)

Fra l'altro contemporaneamente accadono alcuni "fatti" nella "nuova regale" residenza di (...omissis 3); c'è infatti di mezzo un tentativo di sequestro di un facoltoso invitato a cena, all'uscita della sua villa - il principe (...omissis) - è il 7 dicembre, sempre del '74. Dopo pochi giorni di indagini il 27, lo stalliere (...omissis) finisce arrestato per il possesso di un coltello (! Uno stalliere con un coltello non dovrebbe però essere un fatto strano, ma semmai molto comune). Seguono altre "ombre" e alcuni (motivati) timori sulla incolumità stessa di (...omissis 3); compreso proprio un suo sequestro.
Ma come reagiscono in Sicilia?

Forse per farsi capire meglio, arriva un "segnale-avvertimento" molto rumoroso: una bomba il successivo 26 giugno del '75 in Via (...omissis) negli uffici residenza della società (...omissis), da pochi giorni costituita da (....omissis 3), forse perchè voleva fare tutto da solo e scavalcare qualcuno). La sua non è più una impresa di costruzioni ma si occupa ora (...omissis 3) di grossi Investimenti finanziari) e tra gli amministratori troviamo (...omissis), (...omissis), (...omissis), (...omissis) che entreranno poi nelle vicende di (...omissis), poi di (...omissis), e ancora di (...omissis). Alcuni come amici altri come serpi allevati in seno.

Ma dopo il "botto" , torna a risplendere il sole. L"effetto-segnale-avvertimento" con un bel pacco regalo pieno di TNT… deve aver eliminato molte incomprensioni e fatto ragionare meglio (...omissis 3).
Scoppia la "pace dei 10 anni". Solo temporanea, fino al 1986, quando alla mezzanotte del 28 novembre, un altro chilo di TNT scoppia nuovamente e ancora davanti agli stessi cancelli di via (...omissis), non sappiamo qual'era lo scopo, che segnale era e da dove veniva o che sgarro si accingeva a fare (...omissis 3) ai suoi soci siculi-milanesi.
A Milano in quei giorni c'era una grossa bufera, una tempesta immobiliare sul Comune. Il 10 novembre (18 giorni prima) era scoppiato il grosso scandalo delle aeree d'oro. Alcuni terreni erano stati acquistati dal Comune per il Piano Casa, a prezzi di molto superiori a quelli proposti alcuni anni prima. Qualcuno stava facendo una grossa colossale cresta. Il sindaco deve dimettersi. Il 22 dicembre fu eletto (...omissis), socialista, cognato di (...omissis ), che è al suo secondo governo ed é ora l'uomo più potente nella Milano di questi tempi. Ora con il cognato alla poltrona meneghina, a Milano non si muove foglia che (...omissis ) non voglia. E naturalmente anche le aree si mossero, con destinazione (ma ti pareva) verso (...omissis 3) che così crea un altro facile impero edilizio (pagando il suo "dazio" per evitare un "botto" di TNT un po' più grosso. Dopo il botto uno, poi del due, il terzo era più che scontato, i chili di TNT sarebbero stati tanti. Meglio ragionare dando ad ognuno la sua fetta di potere economico. Infatti rientrano dalla porta principale (...omissis), (...omissis), (...omissis), (...omissis) a fare pace (non con lo spirito evangelico).

I rapporti di (...omissis 3) & C. con lo stalliere (...omissis) (nonostante abbia fatto qualche anno di galera ed é imputato di omicidio) ridiventano molto idilliaci. Più tardi, nel 1998, testimonierà persino a favore di (...omissis 3) e di (...omissis 2), quest'ultimo accusato dal famosissimo pentito (...omissis) di aver riciclato con (...omissis 36) un bel po' di miliardi di dubbia provenienza; sconfessando così (...omissis 1) che in questo processo da datore di lavoro, poi amico e padrino di battesimo, e perfino intestatario di alcune società assieme a ( ...omissis 2) e ( ...omissis 3) era diventato (chissà perchè) invece gola profonda sul passato di tutti e due gli ex compari, a partire da questo 1973.

Dopo il primo "botto" avvertimento, ritorniamo al 1977, dove troviamo, subito dopo, un altro "bum bum" di TNT dentro un piccolo ufficio di Via (...omissis) una finanziaria, la (...omissis). Una fiduciaria (con una clientela siciliana con dentro molti nomi famosi, ma i veri intestatari sono tutti prestanomi, casalinghe, qualche vecchio zio, e parenti vari ) dove prendono la luce in un solo colpo (numerose) holding a scatole cinesi; l'ultima, la (...omissis) le racchiude tutte, e quest'ultima è la (...omissis) di via (...omissis) , intestata personalmente a (...omissis 3).

Dopo alcuni mesi entrano a far parte nelle costituite nuove società, le potenti televisioni nate in Sicilia (effettive, ma create come veri avamposti per il continente) dove la principale è la (Tv XX...omissis 20), a sua volta proprietaria di (Tv YY...omissis 21). Ad amministrare tutto è (...omissis 40), nativo del piccolo paese di Misilmeri che è lo stesso piccolo paese di quel tale (...omissis 0) che ha fondato ed è proprietario proprio -ma guarda un po'- della pluri-citata sopra, singolare Banca di Milano la (...omissis 4) con quell'importante ed unico "sportello" nella città meneghina, che è poi quella che ha assunto il padre di (...omissis 3), la banca ( ...omissis 4) che ha poi fornito di soldi il figlio del proprio procuratore, e che da palazzinaro si è trasformato in un pezzo grosso di varie imprese che ormai nel 1981-82 spaziano in ogni campo.

Ma (...omissis 0 proprietario della banca ...omissis 4) non era un personaggio qualunque, ma era il marito (ma guarda un po') della nipote prediletta di TOMMASO BUSCETTA; e aveva al suo fianco nel consiglio di amministrazione di (Tv XX...omissis 30), il siciliano (...omissis 55).
Amministratore unico della (Tv YY...omissis 31) -anche lui siciliano- è un certo (...omissis 56) che è anche nello stesso tempo procuratore della stessa (Tv XX...omissis 30) le cui assemblee dei soci -senza (...omissis 0)- non si svolgono più in Sicilia ma nel milanese, ma (guarda un po') nella località (...omissis), e precisamente nel costituito Palazzo (...omissis), dove nasce nel mese di dicembre la (Tv XY...omissis 32) di (...omissis 3) che ha già iniziato a trasmettere sperimentalmente pochi giorni prima. - Le quote della (Tv XX...omissis 30) e della (Tv YY...omissis 31) (siciliane) , a partire dal giorno (...omissis) vengono trasferite dalla finanziaria (x...omissis) alle holding di (...omissis 3), per poi essere acquisite dalla finanziaria (y...omissis) ma sempre -guarda un po'- intestatario è ora (...omissis 3).

E (...omissis 0)? Quello che ha iniziato e non ha mai interrotto il flusso di denaro ai suoi amici milanesi (a ...omissis 1 e 2 principalmente e a ... omissis 3 indirettamente)?. Sparisce. Il boss viene assassinato dai corleonesi. Liggio come abbiamo visto era finito in carcere ma era stato subito rimpiazzato dal suo braccio destro Toto Riina con il suo clan (...omissis 30). Tutto l'impero immobiliare e quello televisivo iniziato in questo 1973 con gli ingenti flussi di denaro alla Banca (...omissis 4) indi a (...omissis 1 e indirettamente a (...omissis 2), e da questi a (...omissis 3), scorrono lentamente in altre mani e non rimane più nulla sotto il sole siculo-siciliano e sotto quello siculo-milanese.
L'impero di (...omissis 0) in Sicilia e a Milano, si frantuma: una parte va in mano ad un'altra famiglia emergente: ai corleonesi (...omissis ) che però hanno altri interessi, quasi zero in quelli televisivi e solo alcuni in quelli immobiliari, perché in pieno decollo c'è in questi anni il narcotraffico.
Ma non c'è solo questa divisione di cose materiali, ma c'è pure uno spiccato interesse verso gli uomini politici di Roma, quelli che fanno le leggi o avventatamente mandano funzionari in Sicilia a mettere il naso nei loro affari ( e normalmente campano poco)

(La "nuova" situazione confusa in Sicilia di questo periodo del resto emerge dagli Atti d'accusa della Procura di Palermo. Dossier Andreotti. Domanda della Procura di Palermo al Presidente del Senato per l' autorizzazione a procedere contro il senatore Andreotti. Doc.IV, n. 102, 27 marzo 1993, trasmessa dal Ministro di grazia e giustizia Conso. (vedi MARZO ANNO 1993 - Pagina comunque ancora in costruzione).

Con la eliminazione di (...omissis 0), tutto il potere del business televisivo, si sposta dunque a Milano. Qui ormai agiscono quasi più solo le singolari holding di (...omissis 3) con a disposizione ingenti capitali, tanto da permettergli di installare migliaia di ripetitori su tutto il territorio italiano e in Sicilia, a organizzarsi, e ad acquistare ingenti quantità di film. Poi riuscirà a monopolizzare quasi l'intero mercato quando arriverà un provvidenziale decreto legge sulle televisioni private di (...omissis 3) il (...omissis) e il (...omissis) .(Denominato anche...decreto ...omissis 3 bis). Libertà di poter trasmettere sul territorio nazionale. Facoltà questa stranamente prima negata dalla Corte costituzionale fin dal 14 luglio 1981 alla Rizzoli.

A Milano era nata, infatti, nel frattempo tra le due date 1980-1982, (Tv rete HH...omissis 33), la televisione privata di RUSCONI, concorrente della (Tv XY...omissis 32), e nonostante il successo che stava ottenendo dovette cedere nel 1982 la sua emittente. Dichiarerà EDILIO RUSCONI (audizione al Senato il 22 settembre 1988) "Siamo usciti dal settore televisivo, pur avendo in quel momento una posizione predominante, perché....la nostra concorrente (Tv XY...omissis 32 di ...omissis 3) fruiva di un flusso di denaro illimitato e noi non potevamo fare concorrenza all'illimitato". Stessa sorte toccherà alla grande casa editrice (...omissis) che sempre nel '82 aveva costituito (Tv rete ZZ...omissis 34) ma che passò poi tutto alla (Tv XY...omissis 32 di ...omissis 3) nel '84 con una operazione che ha riempito i giornali dell'epoca ma anche nei successivi anni, e non si è ancora conclusa.

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Sono i primi fatti legati a quest'anno 1973 e nei dintorni (solo i fatti - i fatti pubblicati su giornali e riviste in varie occasioni, che conserviamo). Personaggi grandi e piccoli poi apparsi sulla stampa nei successivi 25 anni, che s'incrociano in una grande ragnatela; ma messi in un semplice "data base relazionale" e compilato in un grande ipertesto (oggi è facilissimo, basta riversare anche non sequenzialmente le notizie) gli incroci dei sottili fili della ragnatela sono visibilissimi e riservano anche sorprese; affascinano chi ama i romanzi labirintici e le epopee dinastiche di un gruppo di personaggi; e nel dipanarsi questi fili, catturano enormemente l'attenzione di chi legge. Trattandosi poi, di nomi noti e notissimi, l'attenzione è ancora maggiore. La curiosità poi permette di seguire l'avvincente trama.

Partendo dalla piccolissima Banca (...omissis 4), abbiamo solo ricostruito qui brevemente e in minima parte un pezzettino del tessuto iniziale. I nomi che s'incrociano dalla Sicilia alla Svizzera passando da Milano, saranno casuali, forse anche legittimi, ma sono abbastanza curiosi e singolari, e gli amici degli amici lo sono ancora di più, visto che sono entrati nella grandi cronache, anche drammatiche di questi ultimi trent'anni e più.
Si parte dal 1948, da ( ...omissis ) di Via ( ...omissis ) a Milano, si passa a piazza (...omissis) e si finisce in via (...omissis). Contemporaneamente in Sicilia si parte da un circolo sportivo (...omissis) di Palermo, si passa dalla potente Banca siciliana (...omissis 42) e si finisce nello stesso luogo: in via (...omissis) o in via (...omissis) a Milano. Sia (...omissis 2) che (...omissis 3) sono uomini molto singolari, e singolari sono i fatti che s'intersecano mentre entrambi si muovono chi in un settore chi in un altro. Prima sullo "scenario bancario immobiliare", poi sullo "scenario televisivo", poi in quello "politico", ma sempre e in ogni caso uniti con un forte legame e con le stesse amicizie in Sicilia, dove potremmo dire, QUI nasce e si decide il vero business della televisione privata in questo 1973, e indirettamente negli anni che seguirono anche un grande impero economico, poi in parallelo pure il potere politico.

Chi dei due personaggi di sopra sia il maggiore, quello di spicco, il più potente, se viene visto da un'altra angolazione sembrerebbe molto difficile distinguere. Ma sul piano logistico (...omissis 2) non è certo una figura di secondo piano rispetto a (...omissis 3). Anzi dai primi passi, sembra invece che (...omissis 2) sia il protagonista assoluto anche se vive quasi nell'ombra. I "grandi" normalmente non si mettono in mostra, vivono sempre appartati. Quel che sembra certo è che (...omissis 3) non esisterebbe senza (...omissis 2 & C.) fin dalle sue prime battute.

La singolarità é che in ogni caso negli intrecci sia economici che politici, vengono alla ribalta, sempre nomi curiosi: Bontade, Teresi, Buscetta, Adonis, Alamia, Ciancimino, Cinà, Calò, Sbeglia, Caputo, Spatola, Citarda, Mandalari, Pulvirenti, Badalamenti, Cuntrera, Mongiovì, Giulio Di Dio, Sindona, Calvi, e tanti altri (di cui leggeremo nelle cronache giornalistiche e nei processi dei prossimi anni) non tenendo fuori Riina collegato allo stesso Gelli oltre che sui fatti Falcone e Borsellino. In un corollario anche qui virtuale, compaiono poi anche alcuni noti e importanti uomini politici come Pella (nei primi tempi) poi Craxi, e infine ANDREOTTI che dal '75 fino all'anno di tangentopoli, e fino a 24 ore prima del giorno (...omissis ) é stato l'uomo politico più influente della politica italiana.

Quest'ultimo, per strane circostanze o coincidenze, il giorno (...omissis ) viene... "scaricato" definitivamente. Si cambia cavallo "referente", e si scatena la guerra dei clan; RIINA improvvisamente è catturato, MADONIA a Longare (VI) ha la stessa sorte pochi giorni dopo, e Andreotti cade in disgrazia con delle accuse fabbricate a tavolino ma che gli costano la scocciatura di sei anni di processi. Dodici "collaboratori di giustizia" hanno cominciato a fare rivelazioni e la Procura di Palermo rinvia a giudizio proprio il giorno (...omissis ) il senatore GIULIO ANDREOTTI con l'accusa di concorso in associazione per delinquere semplice e mafiosa. Essendo non coinvolto con Tangentopoli, era l'unico politico che poteva ricompattare con il suo carisma la Dc allo sbando. Coinvolgendolo in sei anni di processo, non gli è stato quindi permesso.

Su RIINA si abbatterà un BUSCETTA (da quel momento pentito) che Riina non vorrà nemmeno incontrare in aula di giustizia per un confronto. Vedi TOMMASO BUSCETTA.

C'è insomma nelle varie pieghe di questi fatti uno spaccato della intera vita italiana, quasi tutta la storia politica ed economica del Paese Italia di questi ultimi anni, che non è proprio molto chiara. Compresa tutta la storia della televisione pubblica e privata. Forse della Sicilia stessa. E di tanti altri misteri italiani.

Abbiamo davanti molti anni (e pagine) per raccontarla (anche se non sarà facile per ovvie ragioni) Molti fatti e molte circostanze (e i fatti sono ancora tanti e seguitano ancora dopo anni ad essere al centro dell'attenzione) hanno portato alcuni personaggi ai vertici di certi poteri, che lasciano poco spazio alla libera informazione.

Molti di questi fatti, circostanze e notizie, sono anche di fonte filo- (...omissis) cioè prese dalle molte pubblicazioni delle case editrici di (...omissis 3) che ci parlano di personaggi (una volta amici, quindi ne parlavano) e di molti fatti accaduti, che collegati ad altre pagine di altri fatti si incrociano fino ad essere agli stessi fatti legati a doppio filo.

Purtroppo in Italia riportare quanto è apparso sulla stampa sembra non sia possibile; anche questo semplice riporto di notizie di pubblico dominio, se ritenute scomode (forse perchè si teme che potrebbero porre in relazioni altri fatti) si è bersagliati da inutili e pretestuose diffide che nelle intenzioni dovrebbero stroncare l'estensore.

Qui non si vuole esprimere una opinione ma riportare solo dei fatti, apparsi nella stampa nazionale, e che piaccia o non piaccia formano una cronologia Storica dei tempi: nero su bianco. Ma questo in Italia sembra che non sia possibile! Per fortuna che oggi, o domani mattina, si può andare su un isola senza lacci e lacciuoli. (anche l'informazione presto si avvarrà dell'hoff shoor)

Con i dati in questo momento disponibili, quelli sopra sono solo una infinitesima parte anonimizzata; è stata fatta solo una piccola e brevissima sintesi di migliaia e migliaia di articoli ricavati da oltre 3000 pubblicazioni e circa 5000 quotidiani (conservati), oltre a migliaia di siti in rete che hanno singolari notizie, che parlano di fatti e personaggi. Il tutto è stato inserito in un grande file ipertestuale relazionale di circa 15.000 pagine, quindi tutte collegate. A questo materiale si è aggiunto una montagne di E-mail, (1600) con interventi di molti lettori del sito (forse ex amici, i delusi dai loro beniamini, o che forse non hanno ricevuto la corrispettiva gratitudine, o più semplicemente perchè quello che sanno, non sanno a chi dirlo.
Sono comunque preziosi piccoli pezzi di un grandissimo mosaico, che spesso sfugge nella sua interezza anche al più esperto indagatore, ma non sfugge a chi si occupa unicamente di un solo personaggio e su questo raccoglie ogni piccolo e insignificante notizia che poi cuce con le altre.

Un lavoro ciclopico da mettere insieme con molta pazienza. Oggi del resto con l'ipertesto è possibile incrociare istantaneamente fatti e personaggi e metterli in relazione come mai era avvenuto in passato. Con il motore di ricerca interno ognuno potrà poi spaziare sui nomi ricorrenti, relazionarli, trarre le proprie conclusioni, trovare il filo di Arianna che forse lui cercava per avere una precisa opinione.

Attendiamo dal gentile lettore ulteriori notizie per via E-mail o per corrispondenza se il gentile lettore magari possiede e vuole inviarci giornali, riviste, pubblicazioni e fotocopie di articoli, o altre notizie che conosce. Può benissimo mantenere l'anonimato inviando i contributi per corrispondenza ordinaria.
Si ringrazia fin d'ora per la collaborazione.

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Piduismo: uno stile di 'vita'
by Henry Kissinger Monday, Aug. 16, 2004 at 8:27 PM mail:

PISANU

Nell'estate 1981, Pisanu, sardo e amico di Armando Corona (che poi diventerà Gran Maestro della massoneria) conosce in Sardegna il banchiere Roberto Calvi (tessera P2 numero 1624). A fare incontrare Calvi e Pisanu è Flavio Carboni, faccendiere sardo in contatto con un imprenditore milanese che voleva fare affari in Sardegna: Silvio Berlusconi (tessera P2 numero 1816).

Pisanu è il padrino politico di Carboni, che presenta come un "interlocutore valido per le forze politiche richiamantesi alla stessa aspirazione, cioè quella cattolica". Dichiara Pisanu al magistrato titolare dell'indagine su Calvi e il suo Banco Ambrosiano:

"Il Carboni si diceva congiuntamente interessato alle televisioni private in Sardegna: ciò in un'ottica di inserimento nella regione del circuito televisivo Canale 5, facente capo al signor Silvio Berlusconi di Milano. Il Carboni mi spiegò che il Berlusconi aveva interesse a espandere Canale 5 alla Sardegna, talché lo stesso Carboni si stava interessando per rilevare a tal fine la più importante rete televisiva sarda, Videolina. Sempre riferendosi all'oggetto delle sue attività, il Carboni mi disse di essere in affari con il signor Berlusconi non solo con riferimento all'attività televisiva, ma anche con riguardo a un grosso progetto edilizio di tipo turistico denominato "Olbia 2". Fin dall'inizio ritenni di seguire gli sviluppi delle varie attività di Carboni, trattandosi di un sardo che intendeva operare in Sardegna e che peraltro mostrava di avere vari interessi e vari contatti con persone qualificate".

Poi Carboni ebbe vari guai giudiziari. Girò assegni del Banco Ambrosiano agli usurai della Banda della Magliana. Subì arresti e condanne. Ma almeno fino alla primavera 1982 restò in stretto contatto con Giuseppe Pisanu che, mentre era sottosegretario al Tesoro, si interessò attivamente della vicenda Calvi-Ambrosiano. Nei mesi frenetici che precedono la scoperta della bancarotta dell'Ambrosiano e la fuga all'estero di Calvi, Pisanu incontra Calvi per quattro volte, sempre accompagnato da Carboni. L'ultimo appuntamento avviene il 22 maggio 1982, quando Pisanu vola a Milano sull'aereo di Carboni. Poi, il 6 giugno, il sottosegretario risponde in Parlamento ad alcune interrogazioni sulla situazione della banca di Calvi, dopo che erano ormai filtrate voci sulla drammatica crisi finanziaria che stava attraversando. Pisanu risponde tranquillizzando: la situazione è normale; il sottosegretario non accenna minimamente alla gravissima situazione debitoria in cui versa il Banco Andino, controllato dall'Ambrosiano.

Alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla P2, dichiarerà Angelo Rizzoli:

"A proposito dell'Andino, Calvi disse a me e a Tassan Din che il discorso dell'onorevole Pisanu in Parlamento l'aveva fatto fare lui. Qualcuno mi ha detto che per quel discorso Pisanu aveva preso 800 milioni da Flavio Carboni".

Dopo lo scandalo P2 e il crac Ambrosiano, nel gennaio 1983 Pisanu è indotto a dimettersi da sottosegretario al Tesoro. "A causa di fatti incontrovertibili", secondo una dichiarazione del deputato radicale Massimo Teodori al Corriere della sera: "I rapporti strettissimi e continuativi fra Pisanu e Carboni; i rapporti di Pisanu con Calvi tramite Carboni; i rapporti di Pisanu con Calvi e Carboni per la sistemazione del Corriere della sera; i rapporti di Pisanu con Calvi e Carboni quando, sottosegretario al Tesoro, il ministro prendeva importanti decisioni sull'Ambrosiano" (Corriere della sera, 22 gennaio 1983).

Il 18 luglio 1982 Calvi fu trovato impiccato sotto un ponte di Londra. Pisanu, dopo le sue dimissioni, scomparve per molto tempo dalla scena. Beppe Pisanu ricompare nel 1994, quando torna in Parlamento e diventa vicecapogruppo dei deputati di Forza Italia: lasciata la Dc, si è schierato con il partito di Berlusconi, ex socio d'affari del suo protetto Carboni. E Berlusconi, nel 2001, pur di dargli una poltrona da ministro, inventa il curioso dicastero dell'"Attuazione del programma". Accanto, alle riunioni di governo, avrà il più feroce dei suoi accusatori, ai tempi della vicenda Calvi: Mirko Tremaglia.

LA P2 E IL "PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA"

La loggia massonica P2 balza agli onori e ai disonori della cronaca nel marzo 1981. Della sua esistenza i principali quotidiani italiani erano già da metà degli anni Settanta a conoscenza e si sapeva che tale loggia raggruppava personaggi di grosso calibro. Nessuno però sapeva che tipo d'attività venisse svolta all'interno di questo "club". L'appartenenza ad una loggia massonica non configura alcuna ipotesi di reato e non rappresenta neanche una tipologia di condotta immorale e/o compromettente. La diffusione della lista degli iscritti alla P2, infatti, non fu dovuta ad un'inchiesta sulla massoneria o sulla P2 stessa. Alla P2 i procuratori della Repubblica di Milano arrivarono solo indirettamente, indagando sul presunto rapimento del bancarottiere-mafioso Michele Sindona, avvenuto a New York nel 1979, e sull' assassinio di Giorgio Ambrosoli, liquidatore delle banche di Michele Sindona, avvenuto sempre nel 1979. Ebbene indagando sul passato di Sindona, Turone e Colombo, i magistrati incaricati delle indagini, si imbatterono spessissimo in un certo Licio Gelli ed appresero che aveva difeso Sindona con dichiarazioni giurate spedite ai giudici americani, parlando delle persecuzioni giudiziarie a cui il bancarottiere era sottoposto in Italia per la sua fede anti-comunista. Poi scoprirono che Sindona aveva organizzato il finto rapimento di New Jork per tornare in Italia e tentare di salvare le sue banche; si era fatto anche sparare ad una gamba da un amico di Palermo, tale J.Miceli Crimi, per dare credibilità alla storia del rapimento. Quando Turone e Colombo perquisiscono l'abitazione di Miceli, rimangono colpiti da un biglietto ferroviario Palermo-Arezzo; Miceli confessa di essersi recato nell'abitazione di Licio Gelli, un suo amico. Ed è a questo punto che i magistrati milanesi dispongono le perquisizioni presso i domicili di Gelli.

Chi era Licio Gelli? Innanzitutto era il "Venerabile", ossia il capo della "loggia massonica - coperta - Propapaganda 2 (P2)". Il termine "coperta" serviva a spiegare la natura di questa loggia, che era il gioiello della massoneria italiana perchè vi facevano parte personaggi di spicco della politica, della finanza, dell'imprenditoria, del giornalismo, delle Forze Armate…, per "proteggere" i quali la loggia era appunto "coperta", ossia nascosta, segreta. Gelli ne aveva la guida perchè nel dopoguerra gli era stata data dall'allora Gran Maestro, e quando quest'ultimo aveva poi cercato di tagliare fuori Gelli e di demolire la P2, Gelli era risultato troppo forte ed influente e ne rimase saldamente alla guida, acquisendo un'indipendenza totale dal resto della massoneria italiana. Con Gelli la P2 divenne un comitato d'affari, un "club del doppio Stato" , con finalità eversive e golpiste.

Gelli era nato a Pistoia nel 1919 e, dopo essere stato espulso da tutte le scuole del Regno per aver schiaffeggiato un professore, a soli 17 anni, falsificando i propri documenti, si era arruolato volontario nelle brigate mussoliniane che andarono a sostenere Franco in Spagna, tornando in Italia reduce a soli 20 anni. Poi, senza possedere alcun diploma, entra nel GUF (Associazione universitaria fascista). Aderisce alla Repubblica di Salò e diventa collaboratore dell' esercito hitleriano in qualità di traduttore, senza che conoscesse una parola di tedesco. Verso la fine della guerra, libera alcuni partigiani e si salva così dai processi ai fascisti del dopoguerra. La vita di Gelli è fatta di doppi e tripli giochi, di ricatti e favoritismi e di amicizie altolocate. Andreotti si stupì di aver visto Juan Domingo Peron salutare con ossequio il Venerabile; Montanelli definì Gelli "il Rasputin italiano", capace di circuire personaggi di tutti i tipi, un burattinaio. Andreotti stesso, quand' era Ministro della difesa, ordinò a Gelli, allora dirigente della Permaflex, 40000 materassi per la Nato. Molti hanno definito Gelli un "fascista". Se "fascista" è colui che ha combattuto per Mussolini, allora Gelli lo fu. Ma è più giusto dire che Gelli si schierava con il più forte, avvalendosi di un innato opportunismo e coraggio, come dimostra il collaborazionismo partigiano di cui si fregiò.

Comunque le perquisizioni del 1981 presso una società di sua appartenenza, la Giole, portarono alla luce questa lista di 962 nomi e una serie di progetti ed appunti appartenenti al Venerabile. Dopo pochi mesi dalle perquisizioni, in un doppio fondo di una valigia di M. Grazia Gelli, figlia di Licio, presso l' aereoporto di Fiumicino, viene rinvenuto un documento della massima importanza: il "Piano di Rinascita Democratica".

MEMBRI P2

Chi erano i membri della P2? E che ne è stato di loro dopo vent'anni dalla scoperta della lista? Ad oggi il nome più illustre dei "piduisti" è sicuramente quello dell'attuale Pres. del Cons. Silvio Berlusconi, titolare della Tessera n. 1816. Berlusconi ricevette, per questa vicenda, la sua prima condanna definitiva per falsa testimonianza, nel 1990, visto che aveva giurato il falso dinanzi ai giudici negando la sua appartenenza alla loggia; la condanna non ebbe seguiti perchè l'anno prima c'era stata una provvidenziale amnistia che salvò Berlusconi ed altri piduisti. La Commissione parlamentare presieduta da Tina Anselmi, getta un'ombra oscura sul Pres. del Cons. Berlusconi, secondo la Commissione, ebbe finanziamenti al di là di ogni merito creditizio, grazie evidentemente agli appoggi che la P2 gli assicurava: e con il denaro ottenuto grazie alla P2 Berlusconi costruì palazzi a Segrate, che però rischiarono di rimanere invenduti. Allora Berlusconi fu soccorso da un altro piduista, F. De Lorenzo, futuro Ministro della Sanità e futura vittima di Tangentopoli; De Lorenzo, come presidente dell'Enpam, fece acquistare i palazzi invenduti di Berlusconi.

Sindona è stato ucciso (o forse fu una simulazione di suicidio malriuscita) da un caffè avvelenato, mentre era in carcere per l'omicidio Ambrosoli. M. Pecorelli, giornalista "scomodo", e R. Calvi, successore di Sindona al Banco Ambrosiano, furono uccisi in circostanze misteriose.

Molti piduisti sono stati coinvolti in inchieste e processi per tentati colpi di stato, stragi, eversione…e sono stati "accantonati". Ma altri, miracolosamente scampati a processi ed indagini, occupano oggi posizioni di assoluto rilievo nella vita pubblica italiana. Gustavo Selva è oggi parlamentare di AN; Maurizio Costanzo è direttore di Canale 5 e, nonostante si professi "uomo di sinistra", è sempre dalla parte di Berlusconi nei momenti cruciali; Publio Fiori è stato ministro di Berlusconi nel 1994 ed oggi è parlamentare di AN; D. Poggiolini è stato Ministro della Sanità e la sua carriera è stata stroncata da Tangentopoli; De Carolis, amico personale di Berlusconi, è membro di Forza Italia, e coinvolto anche lui in Tangentopoli; Antonio D'Alì jr, figlio del banchiere Antonio D'Alì - legato ad ambienti mafiosi -, è senatore di Forza Italia, eletto in Sicilia; Vittorio Emanuele di Savoia oggi rientrato in Italia, grazie all'interessamento del Governo Berlusconi e del Parlamento a lui legato, e in Italia continua comunque da sempre a fare affari; nel 1994, intervistato, dichiarò che Berlusconi "è un buon imprenditore e può fare molto per l'Italia…" parlando, in tempi non sospetti, della necessità di abolire lo Statuto dei Lavoratori e in particolare il divieto di licenziamento.

lL PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA
http://media.supereva.it/mirabg70/p2.html?p

Nel Piano di Rinascita Democratica sono individuabili alcuni obiettivi della P2 che risultano, ad oggi, attuati o in fase d'attuazione.

In particolare si parla di "rinvigorire" i partiti politici oppure di "usare gli strumenti finanziari per l'immediata nascita di due movimenti: l'uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l'altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale). […] Tutti i promotori debbono essere inattaccabili per rigore morale, capacità, onestà e tendenzialmente disponibili per un'azione politica pragmatistica, con rinuncia alle consuete e fruste chiavi ideologiche. Altrimenti il rigetto da parte della pubblica opinione è da ritenere inevitabile." Non si può non fare riferimento all'attuale struttura partitica italiana, contraddistinta dalla presenza di due grandi partiti o coalizioni di partiti tendenzialmente convergenti, almeno per quanto riguarda i rispettivi fini politici.

E si legge ancora: "alleggerimento delle aliquote sui fondi aziendali destinati a riserve, ammortamenti, investimenti e garanzie, per sollecitare l'autofinanziamento premiando il reinvestimento del profitto…". E in quest'ambito è ovvio fare riferimento alla recente Legge Tremonti. E riguardo la TV si legge: "Abolire tutte le provvidenze agevolative dirette a sanare i bilanci deficitari con onere del pubblico erario ed abolire il monopolio RAI - TV"; e ancora:"La RAI-TV va dimenticata …".

Altri passi del Piano appaiono addirittura inquietanti: "Partiti politici, stampa e sindacati costituiscono oggetto di sollecitazioni possibili sul piano della manovra di tipo economico-finanziario. La disponibilità di cifre non superiori a 30 o 40 miliardi sembra sufficiente a permettere ad uomini di buona fede e ben selezionati di conquistare le posizioni chiave necessarie al loro controllo"; "Occorrerà redigere un elenco di almeno 2 o 3 elementi, per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell'altro […]. Ai giornalisti acquisiti dovrà essere affidato il compito di "simpatizzare" per gli esponenti politici come sopra prescelti"; "dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna ex art.21 Costit."; "la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati"…

Gelli, in un'intervista all'"Indipendente" del 1996, spiegò che Berlusconi stava attuando il Piano di Rinascita Democratica alla perfezione…

Occorre infine chiedersi per quale motivo non si sente più parlare di "P2" e dei suoi membri e per quale motivo i numerosi piduisti che oggi rivestono cariche politiche, non rendono conto all'elettorato dei loro trascorsi.

ELENCO DELLA PRINCIPALI VICENDE CONNESSE ALLA P2
http://media.supereva.it/mirabg70/p2.html?p

Strage del treno Italicus - strage di Bologna - strage di Ustica - strage di Piazza Fontana - strage del rapido 904 - omicidio Calvi - omicidio Pecorelli - omicidio Olof Palme - omicidio Semerari - colpo di stato militare in Argentina - tentativo di colpo di stato di Junio Valerio Borghese - tentativo di colpo di stato della Rosa dei Venti - caso dei dossier illegali del SIFAR - operazione Minareto - falso rapimento Sindona - tentativo di depistamento durante il rapimento Moro - rapimento Bulgari - rapimento Ortolani - rapimento Amedeo - rapimento Danesi - rapimento Amati - rapporti con la banda della Magliana - rapporti con la banda dei marsigliesi - inchiesta sul traffico di armi e droga del giudice Carlo Palermo - riciclaggio narcodollari (caso Locascio) - caso Cavalieri del Lavoro di Catania - fuga di Herbert Kappler - crack Sindona - crack Banco Ambrosiano - crack Finabank - scandali finanziari legati allo IOR - caso Rizzoli-Corriere della Sera - caso SIPRA-Rizzoli - scandalo dei Petroli - caso M. Fo. Biali - caso Eni-Petronim - caso Kollbrunner - cospirazione politica e truffa di Antonio Viezzer - cospirazione politica di Raffaele Giudice - cospirazione politica di Pietro Musumeci - cospirazione politica e falsificazione documenti di Antonio La Bruna - finanziamenti FIAT alla massoneria.

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ECONOMIA SELVAGGIA
by Democrazia proletaria Monday, Aug. 16, 2004 at 8:30 PM mail:

L’inchiesta ‘armi e droga’ condotta dal giudice Carlo Palermo che fornisce spunto all’articolo di Luigi Cipriani riportato di seguito, finì come noto travolta dalle assoluzioni generalizzate per tutti gli inquisiti, descritte in calce all’articolo con altre brevi notizie e indicazioni bibliografiche per chi non avesse seguito la vicenda sulla stampa.

Luigi Cipriani, Armi e droga nell'inchiesta del giudice Palermo, in Democrazia proletaria maggio 1985.

Il traffico di eroina pura e morfina base scoperto dal giudice Carlo Palermo agli inizi del 1980, proveniente dai luoghi di produzione in Turchia, arrivava in Italia passando dall'Austria o dalla Jugoslavia. La droga veniva rilavorata in Italia e distribuita in tutto l'Occidente dalla grande mafia siculo-statunitense. Molto spesso la droga veniva scambiata con armamenti, in connessione con servizi segreti, industrie belliche, finanzieri, partiti e governi.

I capi della mafia turca Abuzer Ugurlu e Bekir Celenk (entrambi padrini dell'attentatore del papa, Ali Agca) dirigevano i loro traffici dalla capitale bulgara Sofia. Entrambi, per poter agire in tranquillità, fungevano da informatori per i servizi segreti dell'est e dell'ovest, erano cioè agenti doppi. Ciò spiega anche le molte perplessità manifestate dalla Cia quando, in Italia, il giudice Martella si mise a seguire la pista bulgara in merito all'attentato al papa.

Al trasporto della 'merce' via terra provvedevano Karafa Mehmet Alì (con una dozzina di autotrasportatori jugoslavi, raggiungeva le piazze di Trento, Verona e Milano) e un dirigente della narcotici turca, su auto della polizia. Al trasporto via mare, che raggiungeva gli Usa, provvedeva l'armatore Mehemet Cantas con la società panamense Sutas. Del trasporto di eroina negli Usa via mare si occupava anche l'altro capomafia turco Cil Huseyn. L'armatore Mehemet Cantas, per gestire meglio i propri traffici, si era trasferito a Los Angeles, dove era in contatto con la mafia siciliana. Interrogato dal giudice Palermo, dichiarò di avere venduto navi sia a Bekir Celenk che al grande trafficante Henry Harsan.

In Germania agiva il trafficante d'armi turco Tegmen Herten, agente della Dea (agenzia antidroga Usa) residente a Monaco di Baviera: trattava ogni tipo di armamenti in stretto rapporto coi servizi tedeschi e la Nato. In Germania veniva anche riciclato il denaro sporco, Francesco Coll e Rodolfo Corti trasportavano la valuta da Bolzano verso la Dresdmer Bank di Monaco di Baviera, il cui direttore Kriske è stato arrestato. A Zurigo trafficava in armi, in collegamento con agenti dei servizi italiani, il finanziere Hans Kunz, che fu tra gli organizzatori dell'ultimo viaggio di Roberto Calvi.

Nell'area mediorientale, sotto la copertura della società svizzera Petrocom, trafficava il fratello del presidente siriano, Hassad Rifaat, assieme ad alcuni agenti dei servizi siriani. Trafficante di armi e di droga sull'asse Berlino-Varsavia era il turco-siriano Derki Badi, anch'egli legato al trafficante milanese Arsan.



L'Italia centro del traffico mondiale di armi e di droga.

Ma il vero centro del traffico di armi e di droga è risultato essere il nostro Paese. Le richieste di ogni tipo di armamenti, dalle pistole alle tecnologie nucleari, pervenivano da ogni parte del mondo, assieme a grandissime quantità di eroina e di cocaina. Le contrattazioni internazionali fra i trafficanti avvenivano in Bulgaria all'hotel Giapponese di Sofia e all'hotel Marmara di Monaco di Baviera. Quel che sorprende, infatti, è il numero delle società commerciali italiane che operano con la Bulgaria, ben 776 contro le 800 che operano con l'intera Urss.

La catena di trafficanti italiani scoperta dal giudice Palermo inizia appunto dalla frontiera est, da Bolzano. Nel giardino della villa di Herbert Hoberhofer, terrorista, 'eroe' sudtirolese, in realtà informatore del servizio segreto della nostra Guardia di finanza, sul finire del 1979, vennero ritrovati 130 chili di eroina. Centro del traffico a Bolzano era l'hotel Grifone. L'Hoberhofer venne arrestato insieme al giardiniere Meraner. Già da allora l'inchiesta di Palermo incontrò le prime, violente reazioni. La stampa locale e le associazioni sudtirolesi fecero pressioni fin quando l'Hoberhofer venne rimesso in libertà provvisoria dal tribunale di Trento. Successivamente riarrestato dal giudice Palermo, Hoberhofer è stato condannato a diciotto anni.

Nella provincia di Verona, responsabile del traffico era Giorgio Malon, anch'egli condannato a diciotto anni dal tribunale di Trento, presidente Antonino Crea. Il vero capozona del traffico di armi e di droga era però Karl Kofler di Trento. Il Kofler era collegato a Milano con i grandi trafficanti di armi e con la grande mafia che, tramite Angelo Marai e Leonardo Crimi, portava alla famiglia di Gerlando Alberti. Tramite Leonardo Crimi, legato alla mafia trapanese, Kofler si incontrava all'hotel des Palmes di Palermo con Gerlando Alberti. Va ricordato che all'hotel des Palmes venne portato Sindona dalle famiglie Gambino, Inzerillo e Spatola, all'epoca del famoso rapimento del finanziere della mafia, con lo scopo di fargli rivelare la lista dei cinquecento. A quei tempi, in particolare con Totò Inzerillo, si incontrava anche Francesco Pazienza, sempre al famoso hotel des Palmes.

Kofler era quindi un testimone importante, disposto a parlare molto e, puntualmente, venne eliminato. Siamo al secondo episodio di attacco all'inchiesta Palermo: il 7 marzo 1981, nel carcere di Trento, benché sottoposto a sorveglianza stretta, Karl Kolfer fu assassinato e mai venne scoperto l'assassino. Dal carcere di Trento riuscì a fuggire un altro testimone del traffico, l'industriale turco Nehiz Hasan, in realtà boss mafioso.



Tutte le vie portano a Milano.

Karl Kofler fece al giudice Palermo il nome di una società milanese, la Stibam che, caso strano, aveva sede in una palazzina di proprietà del Banco ambrosiano di Calvi e nella quale abitava anche il vicepresidente del Banco, Rosone. Perquisendo la sede della Stibam, Palermo trovò montagne di ordini, offerte, richieste di armamenti provenienti da tutto il mondo. Molte delle operazioni si avvalevano della 'consulenza' finanziaria dell'Ambrosiano. Socio maggioritario della Stibam era un siriano residente da molti anni in Italia e, forse non casualmente, a Varese, Henry Arsan. Altri soci erano Mario Cappiello, Giuseppe Alberti ed Edmondo Pagnoni. Il siriano-milanese Arsan si rivelò essere uno dei maggiori trafficanti d'armi del mondo in combutta, come vedremo, con agenti dei servizi segreti italiani.

A titolo di esempio, basti notare che in una ventina di trattative vennero smerciati 116 carri armati e 20 elicotteri per la Somalia, 238 carri armati per Taiwan, altri 10 elicotteri da combattimento antisom, missili Tow, aerei C-130, missili Arpoon e relativi lanciatori, tre fregate della classe Battista de Andrade, 100 carri Leopard, 50 elicotteri Elios, 30 carri Leopard Mk-2, 60 cannoni 155/175, 10.000 proiettili C16, 60 elicotteri Bell Ah-16 residuati dal Vietnam e destinati al Kuwait, 100 motori per carri R-16, 33 chili di plutonio e 1.000 chili di uranio.

Arsan era anche un grande trafficante di droga e disponeva di due navi, la Anika e la Golden sun, acquistate dalla società panamense Sutas dell'armatore e trafficante turco Mehemet Cantas. Nel solo 1981, Arsan fece arrivare a Milano 4.100 chili di eroina purissima, sufficiente per oltre 100.000 dosi che, distribuita sul mercato, fruttò circa 400 miliardi. Eppure, nel 1981, la Criminalpol conosceva benissimo Henry Arsan: era un agente della Dea, li aveva informati fin dal 1977 il responsabile dell'agenzia antidroga Tom Angioletti, sia pure con cinque anni di ritardo, da quando, nel 1972, era diventato loro informatore.

A Milano, la Stibam di Arsan è collegata ad alcune società di copertura di mafiosi turchi, come la Ital Orient di Mohamed Nabir e la Wapa, gestita da due turchi, Salah Al Din e Pannikian Onnik, che distribuiva eroina in Lombardia e in Calabria. Ma il collegamento più interessante, come vedremo, è quello fra il turco Salah Aldin Wacekas ed Angelo Marai, uomo di Gerlando Alberti, che ci condurrà alla grande mafia siciliana. Altra società che operava nel traffico d'armi a Milano era la Comin di via Canova i cui proprietari, Antonio De Mitri e il fratello, facevano la spola con la Bulgaria, smerciando carri armati e missili di fabbricazione occidentale. In Bulgaria, a trattare partite d'armi ben più consistenti, si recava anche, per conto di Arsan, un noto armiere della Valtrompia (Brescia), Renato Gamba.

Con Renato Gamba, entra in scena una vecchia società, quotata alla borsa di Firenze e Milano, la Broggi Izar, specializzata nella lavorazione di metalli preziosi. Con l'ingresso di nuovi proprietari, la Broggi Izar realizzò un consistente settore bellico, acquistando piccole industrie, tra le quali quella di Renato Gamba. Dall'interrogatorio del presidente della Broggi Izar, Cesco della Zorza, emerse che i capitali erano stati investiti dalla finanziaria Cepim, legata a Vittorio Emanuele di Savoia, iscritto alla P2 e noto trafficante di armi. Responsabile del settore armi della Broggi Izar era un americano, Reginald Allas, introdotto sia al Pentagono che al Cremlino. Entrambi i dirigenti della Izar furono fatti arrestare dal giudice Palermo: in sostanza, la Broggi Izar fungeva da paravento per il traffico illegale di armi, coperto da autorizzazioni ottenute per il commercio di armamento leggero. La società Broggi Izar appare anche nella attività di investimento di uno dei quattro 'cavalieri' di Catania, il Graci, assieme all'altro 'cavaliere', il Rendo, accusati di investire i denari della mafia.



Entrano in campo i servizi segreti.

Collegati al milanese Arsan, vi erano altri trafficanti internazionali di armi, legati ai servizi segreti: il giudice Palermo li fece arrestare e cominciò a ricevere telefonate minacciose. Essi erano:

-GLAUCO PARTEL: ex ufficiale di Marina, grande esperto in missilistica, direttore di un centro di ricerca privata di Roma. Il Partel era agente del Nsa (National security agency) statunitense; contemporaneamente, egli lavorava per il ministero della Difesa a Roma, come direttore del Centro studi trasporti missilistici. Lo stesso Partel, nella sua duplice funzione di trafficante d'armi planetario ed agente dei servizi, era in grado di fornire notizie interessanti sulla funzione degli eserciti, in particolare nei Pvs. Ad esempio, durante la guerra delle Falkland, per conto dei servizi segreti britannici e tramite la P2, contattò il maresciallo di vascello argentino Alfredo Corti, iscritto alla P2, per offrirgli dei missili Exocet che non furono mai trovati, facendo perdere tempo agli argentini.

-MASSIMO PUGLIESE: monarchico, massone P2, agente del Sifar e del Sid, andato in pensione, ma rimasto collegato al generale Santovito capo del Sismi, a sua volta massone P2. Uscito dal Sid, andò a fare il consulente per alcune ditte nazionali produttrici di armi. Pugliese gestiva il traffico internazionale di armi per mano di due società, la Horus e la Promec, in quanto monarchico era in rapporti stretti con Vittorio Emanuele di Savoia. Tramite l'attore Rossano Brazzi, massone a sua volta, Pugliese ebbe la possibilità di mandare messaggi al presidente Reagan, ad esempio per favorire le concessioni di crediti alla Somalia, necessari per l'acquisto di armi. Il Pugliese, assieme al bresciano Rolando Pelizza, fondò la società lussemburghese Transpresa per la vendita del 'raggio della morte'. Tramite i servizi italiani, il 'raggio della morte' venne proposto al governo italiano: il Pugliese si incontrò con Andreotti, Piccoli, Loris Fortuna. A quanto pare, i politici si convinsero di avere messo le mani sulla superarma, visto che interessarono il governo Usa, il quale organizzò un esperimento, del cui esito si sono perse le tracce. Il giudice Palermo sottopose a lunghi interrogatori i politici citati dal Pugliese, attirandosi altre maledizioni. Tra le carte di Massimo Pugliese, venne ritrovato un dettagliato dossier sulle attività del giudice Palermo. Fin dall'inizio, l'inchiesta era seguita con molta attenzione da parte dei servizi segreti. (cfr. peraltro la smentita dell’interessato nel seguito dell’articolo)

-ROSSANO BRAZZI: ex attore, amico personale di Reagan, massone, in contatto col mafioso Robert Vesco, voleva fondare su un'isola deserta la 'nuova Aragona', occasione di investimento del denaro frutto del traffico d'armi. Il Brazzi è anche indicato come personaggio legato alla Oto Melara.

-CARLO BERTONCINI: proprietario della Seric di Pomezia, specializzata in strumentazione elettronica per l'esercito, agente del Sismi dal 1970, quando venne scoperto che spediva materiale elettronico ai paesi dell'est.

-ENZO GIOVANNELLI: (ex partigiano nella brigata Osoppo Friuli, Ndr) fornitore della base Usa della Maddalena in Sardegna. Il Giovannelli apre la serie degli spedizionieri (operava a Olbia) legati al traffico di armi con la copertura del Sismi di Santovito. Un dossier della Guardia di finanza indicò il Giovannelli, con suo cognato Sebastiano Sanna, ex contrammiraglio, ed altri, implicati in un traffico d'armi favorito dalla Nato (comprendente 43 caccia F-101, 10 aerei scuola Tf-104 G, quattro fregate ed alcuni simulatori di volo) in combutta con Flavio Carboni e Francesco Pazienza.

-MAURIZIO BRUNI: massone P2, operava come spedizioniere a Livorno. Di lui si serviva il trafficante Arsan per spedire armi e droga in tutto il mondo. E' stato inquisito anche dal giudice fiorentino Pierluigi Vigna.

-ALESSANDRO DEL BENE: cassiere della P2 in Toscana, grande elettore del Psi, legato al ministro della Difesa Lagorio e spedizioniere anch'egli a Livorno. Tra l'altro, il Del Bene è stato coinvolto in un traffico di congegni di puntamento segreti della Nato che, prodotti dalle officine Galileo finivano, tramite Gelli, alla Romania.

-ANGELO DE FEO: agente Sid dell'ufficio Ris, competente per la concessione del benestare di fattibilità per la vendita di armi italiane. Interrogato dal giudice Palermo, ha affermato che tutto il traffico di armi è controllato dai servizi segreti. Ad esempio, ha affermato De Feo, i ricognitori Usa scoprirono 4 carri Leopard nel deserto libico: erano stati venduti dall'Italia, con autorizzazione del contrammiraglio Martini del Sismi. Il trasporto fu controllato dal colonnello D'Agostini del Sismi, iscritto alla P2. De Feo ha denunciato anche la vendita proibita di ingenti quantità di armi (anche navi) al Sudafrica, di 300 aerei Siai Marchetti e Aermacchi alla Libia e centinaia di missili venduti alla Mauritania, trasportati sul posto da un aereo della Cia decollato da Ciampino militare.

Sulla base di tutte queste deposizioni, il giudice Palermo chiese l'incriminazione del capo del Sismi generale Santovito, iscritto alla P2, a sua volta accusato dal giudice Sica insieme al colonnello Giovannone, agente del Sismi in Libano, iscritto alla P2 e cavaliere di Malta, per avere dichiarato il falso sulla scomparsa dei giornalisti Toni e Di Palo. I due giornalisti, recatisi in Libano per seguire le tracce di un traffico d'armi e droga, scomparvero nel nulla. Come abbiamo visto, la società Stibam di Milano e il suo proprietario Arsan erano al centro di un vastissimo traffico di armi e droga. Per questo motivo l'Arsan, molto opportunamente, morì nel carcere di san Vittore a Milano nel novembre 1983: per arresto cardiaco, questa fu la diagnosi.



C'era anche Gheddafi.

Il 29 gennaio 1985, su mandato del giudice Palermo, è stato arrestato Gabriel Tannouri, finanziere libico intimo di Gheddafi e di Nixon. Tannouri venne chiamato in causa per un contratto di fornitura di materiale fissile ed attrezzature per confezionare piccole bombe atomiche, messi in vendita da due sudamericani, Diego Arias e Helio Guerrero. Sembra una favola, ma il giudice Palermo sforna pacchi di documenti autentici: il contratto venne firmato a Ginevra da Tannouri e Mared Pharaon, fratello del saudita trafficante internazionale Gait Pharaon. Il Pharaon avrebbe dovuto fornire parte dei finanziamenti per un contratto che si prospettava da un miliardo e duecentomila dollari nel 1980.

In garanzia del finanziamento, 1l 23 dicembre 1980, a Lugano, di fronte al notaio Alida Andreoli, il Tannouri depositò ben 203.785 azioni da 4.000 lire e 203.478 azioni da 3.000 lire delle Assicurazioni generali. Una quota elevatissima che solo i maggiori azionisti come Mediobanca, Euralux, la Banca d'Italia, il servizio Italia della Bnl e la Comit erano in grado di esibire. Le azioni nel 1978 erano intestate alla società Claus Fin di Milano, sciolta nel 1984 e all'epoca del contratto vennero depositate dalla filiale svizzera della banca Lambert di Bruxelles. Dagli atti presso il notaio Andreoli di Lugano risultò che a depositare le azioni presso la banca Lambert furono gli italiani Achille Caproni e Flavio Briatore.

Ad un certo punto il Pharaon, che ha cominciato a versare accrediti per mezzo della banca Morgan di Ginevra, prelevandoli dal Credito svizzero di Ginevra e Parigi, chiede a Tannouri maggiori garanzie. Entrano in campo i trafficanti italiani, Capogrossi, lo spedizioniere Giovannelli e l'agente della Nsa Glauco Partel. Con Partel entra in campo anche la Cia tramite l'agente australiano Eugene Bartolomeus, coinvolto nel fallimento della banca della Cia, la Nugan hand bank, trafficante d'armi legato alla mafia Usa ed australiana. Di fronte alla possibilità che le bombe finissero ai libici o ai siriani, il trasportatore e agente del Sismi Giovannelli ebbe dei problemi di coscienza ed avvertì il console d'Israele a Milano.

La trattativa finì nel nulla, probabilmente si trattò di un colossale 'pacco' giocato dalla Cia alla Libia. Fatto sta che Tannouri risultò disporre proprio di un conto da 1.200.000 dollari presso la società Rexine Sa certificata dalla Deutsche bank. Molti telex rivelarono altresì contatti con altri clienti presso la Trade developement bank del Lussemburgo, spesso citata nel traffico d'armi internazionale. Molto probabilmente, giocato il 'pacco' alla Libia, la Cia dirottò il materiale fissile verso clienti più affidabili.



Da Milano alla Sicilia.

Come abbiamo visto, il duo dei trafficanti milanesi Arsan e Partel era collegato alla mafia turca tramite Salah Aldin Wacekas e a quella siciliana tramite Angelo Marai, entrambi operanti a Milano. A sua volta, Marai era collegato a Leonardo Crimi e alla grande mafia siciliana tramite Gerlando Alberti. Quest'ultimo lavorava l'eroina nei laboratori siciliani e la spediva negli Usa e ai marsigliesi incaricati di rifornire i mercati del Nordeuropa.

Assieme all'Alberti, il giudice Palermo rinviò a giudizio i mafiosi Matteo Bricola, Rosario d'Agostino e Nicolò Puccio. Gerlando Alberti porta alle grandi famiglie mafiose siculo-statunitensi dei Gambino, degli Inzerillo e degli Spatola, i padrini di Sindona. La filiale trapanese delle grandi famiglie palermitane è rappresentata dai clan di Minore, Evola, Bonanno, Magaddino, originari di Trapani. Trapani è stata definita la 'Svizzera della mafia' perché, pur avendo un'economia molto debole, in essa affluisce il 40% dei depositi bancari di tutta la Sicilia. A Trapani sono presenti sei banche di interesse regionale, 28 banche provinciali ed un centinaio di casse rurali. Inutile aggiungere che gli amministratori delle banche sono tutti uomini della Dc. I Bonanno, originari di Castellammare del Golfo (Trapani) da molti anni si sono trasferiti negli Usa, entrando a fare parte delle grandi famiglie mafiose.

Il giudice Ciaccio Montalto, prima di essere ucciso dalla mafia, aveva scoperto un colossale traffico di droga e di armi che, partendo da Trapani, raggiungeva il Nordafrica e gli Usa. Fiduciari del traffico per conto dei Bonanno erano i fratelli Di Chiara, originari di Castellammare del Golfo: Lorenzo operava negli Usa e Antonio in Sicilia, a Mazara del Vallo. I fratelli Di Chiara erano collegati al clan dei Minore di Trapani: ancora una volta, il cerchio delle inchieste dei giudici Palermo e Montalto si chiude intorno ai medesimi personaggi.

Gli stessi nomi si riscontrano in attività di riciclaggio del denaro sporco: Leonardo Crimi, trafficante di armi e droga in società con il clan dei Minore e con i cavalieri del lavoro catanesi Rendo e Costanzo, eseguirono lavori nel Belice terremotato e nel trapanese. Cominciarono ad emergere anche nomi di insospettabili. Il giudice Palermo, indagando su un grosso traffico d'armi in partenza per l'Africa, si imbattè nella società Coprofin, controllata dal Psi e gestita dal finanziere Ferdinando Mach di Palmenstein, la quale stava trattando la vendita illegale di aerei da combattimento al Mozambico. Nello stesso tempo, dal porto di Livorno era in partenza una nave ufficialmente carica di liofilizzati destinati al Mozambico. Ad organizzare la spedizione era la medesima società di Ferdinando Mach, mentre i liofilizzati erano di proprietà di una ditta del cav.Mario Rendo di Catania. Fatto strano, ma è successo che appena il giudice Palermo ha cominciato a indagare sulle attività del finanziere del Psi Ferdinando Mach, il trasporto degli innocui liofilizzati per il Mozambico è stato annullato. Il nome di Mario Rendo è comparso anche nella truffa dei petroli come uno dei padrini del comandante della Guardia di finanza, il generale Raffaele Giudice (P2) e nel traffico di armi e petrolio con la Libia, emerso dal fascicolo segreto del Sid, il famoso Mi.Fo.Biali.



C'erano anche Pazienza e Carboni.

Francesco Pazienza iniziò il suo viaggio nei servizi segreti occidentali a partire dallo Sdece francese, passò alla Nato e al Dipartimento di Stato Usa quando il suo capo, Alexander Haig, divenne segretario di Stato di Reagan, per arrivare al Sismi del generale Santovito (P2).

Fin dal 1978, il Pazienza trafficava in armi con la copertura dei servizi segreti, avvalendosi di una società lussemburghese, la Se.Debra, assieme a Nico Schaffer, ex amministraore della Fasco di Sindona e al grande trafficante arabo Kashoggi. Un rapporto del Sisde segnalò un incontro all'hotel de Paris di Montecarlo tra Francesco Pazienza e il trafficante d'armi Trapolus, il mafioso Francesco Gallo, l'ex magistrato genovese Giorgio Righetti e Licio Gelli. In qualità di amministratore dei beni della famiglia dell'ex scià di Persia, Pazienza era introdotto nelle grandi banche Usa che riciclano il denaro della mafia.

Pazienza era amico di Totò Inzerillo, ucciso nel 1981, ed era in contatto con le grandi famiglie della mafia Usa: i Gambino, gli Inzerillo, gli Spatola, i Bonanno ecc. Quando costoro, nel 1979, organizzarono il finto rapimento di Sindona, il Pazienza fece numerosissimi viaggi in aereo verso Palermo e Catania, utilizzando i mezzi messi a disposizione dalla Cai del Sismi e quelli dell'Ata del mafioso milanese Carmelo Gaeta. Il super-agente si incontrava con Totò Inzerillo, probabilmente per conoscere a che punto erano le trattative per la famosa lista dei cinquecento. Sui medesimi aerei viaggiava un altro personaggio molto noto a Pazienza, don Masino Buscetta.

Pazienza era legato al malavitoso romano Domenico Balducci, ucciso il 16 ottobre 1981, terminale della mafia palermitano-calabrese nella capitale, legato al cassiere della mafia Pippò Calò, arrestato recentemente. Pippo Calò investiva il denaro della mafia per mezzo del costruttore romano Danilo Sbarra in Sardegna, nelle numerose società immobiliari facenti capo alla Sofint di Flavio Carboni, legato quest'ultimo alla Dc (Roich, De Mita) e all'Opus dei, socio dell'editore dell'Espresso, organizzatore con Pazienza dell'ultimo viaggio di Roberto Calvi. Carboni era collegato al trasportatore e trafficante d'armi di Olbia, Enzo Giovannelli, che a sua volta riconduce ai grandi trafficanti Glauco Partel ed Henry Arsan di Milano.



I quattro dell'apocalisse in Sudamerica.

I quattro dell'apocalisse -Gelli, Ortolani, Marcinkus, Calvi- si affacciarono per far affari nel continente sudamericano quando questo era in preda ad una crisi disastrosa, con tassi di inflazione del 200%. Ma gli affari che essi trattavano non conoscono crisi, attraverso la P2 erano in contatto con i dittatori militari e civili del continente, notoriamente anche grandi trafficanti di armi e droga.

Obiettivo dei quattro non era solo quello di fare affari, ma di sostenere regimi autoritari ferocemente antimarxisti sui quali puntano sia il presidente degli Usa che il Vaticano, impegnato in una 'nobile' battaglia contro la teologia della liberazione. Il 1 gennaio 1980, a Buenos Aires in Argentina, Roberto Calvi inaugurò la nuova sede del Banco ambrosiano de America del Sud. Nel medesimo palazzo verranno installati gli uffici del generale Massera (P2) e di Videla. Gelli e Ortolani, attraverso i loro rapporti coi gerarchi fascisti fuggiti in Argentina, erano da molti anni in rapporti di amicizia con Peron e con il capo degli squadroni della morte, Lopez Rega; lo stesso Gelli era incaricato d'affari argentino in Italia.

Il generale Massera era un grande trafficante d'armi ed era in contatto con l'ammiraglio Torrisi (P2) in Italia. Grazie alla mediazione di Massera, buona parte dei 6.000 miliardi di armamenti spesi dal generale Videla, dal 1976 in avanti, sono affluiti alle industrie italiane. Ortolani aveva preceduto Calvi in Sudamerica con il proprio Banco financiero di Montevideo in Uruguay, divenuto insufficiente alla bisogna: si rendeva necessaria la rapida espansione dell'Ambrosiano, con le garanzie dello Ior del Vaticano. La prima banca ad installarsi fu la Cisalpina Overseas bank delle Bahamas, trasformata in Banco ambrosiano Overseas, seguita dalla Ultrafin di New York, Il Banco ambrosiano andino a Lima in Perù, l'Ambrosiano representacao y servicios in Brasile, l'Ambrosiano group banco commercial di Managua in Nicaragua, l'Ambrosiano group promotion a Panama. In Cile, l'Ambrosiano partecipava al più grande gruppo finanziario sostenitore di Pinochet, il Banco hypotecario, detto 'Piranas' dagli esuli cileni.

Il Banco ambrosiano ha finanziato, nel 1976, la vendita di 6 fregate da parte del Cnr della Fincantieri alla Marina del Venezuela, di corvette all'Equador, di 4 fregate Lupo al Perù nonché di numerosi elicotteri Agusta, mentre i piduisti installati all'Ufficio italiano cambi e alla Sace concedevano autorizzazioni e crediti. In Guatemala, l'Ambrosiano finanziò il governo di destra del generale Vernon, ex agente Cia, legato al Dipartimento esteri Usa di Alexander Haig, attraverso la società Brisa, fondata per lo sfruttamento delle risorse minerarie del Paese. Nel 1978 il dittatore del Nicaragua, Somoza, era in forte crisi sotto la pressione della rivoluzione sandinista. A partire da quella data il Banco ambrosiano, per mezzo della propria filiale di Managua, trasferì centinaia di milioni di dollari nel Paese.

Da un'altra banca del Sudamerica dell'Ambrosiano, il Banco andino di Lima, sono passate molte delle operazioni di traffico d'armi e di petrolio con Cile, Nicaragua, Argentina, Brasile, Nigeria ed i traffici con la Tradeinvest dell'Eni, fino al finanziamento di 21 milioni di dollari concesso al Psi. Esaminando i conti dell'Andino, alla fine del 1981, gli ispettori della Banca d'Italia scoprirono un 'buco' da 1.000 miliardi, inizio della fine di Calvi. Nel medesimo periodo, anche il gruppo Rizzoli ebbe una grande espansione editoriale in Sudamerica, mentre il Corriere della Sera in Italia pubblicava le interviste di Roberto Gervaso (P2) a Videla e Somoza e censurava gli articoli sui desparecidos del corrispondente dall'Argentina. Giova solo ricordare che, proprio in questi giorni, il duo Massera-Videla viene processato in Argentina, accusato di aver organizzato centri di tortura in tutto il Paese e di aver assassinato trentamila oppositori, bambini compresi.



Il caso Psi-Argentina.

Durante la perquisizione degli uffici di uno dei trafficanti d'armi, tale Michele Jasparro, arrestato il 16 giugno 1983, titolare di una fabbrica di giubbotti antiproiettile legato all'Agusta, il giudice Palermo venne in possesso di una lettera proveniente dall'Argentina. A scriverla era Gaio Gradenigo, amministratore della Comte srl di Buenos Aires. Il Gradenigo informava Jasparro che "Bettino Craxi è furibondo per il fallimento delle trattative per la costruzione della metropolitana di Buenos Aires" e parlava dell'interesse del Psi per la costruzione della fabbrica di elicotteri che l'Agusta avrebbe dovuto realizzare in Argentina, dopo la sconfitta nella guerra delle Falkland.

Sull'interesse del Psi nelle due operazioni esistono riscontri obiettivi: la metropolitana milanese (il cui presidente Natali, padrino del giovane Craxi nel Psi, è attualmente in carcere per tangenti) realizzò lo studio di progetti per il metrò di Buenos Aires. Per la realizzazione del metrò erano in gara la Fiat, l'Ansaldo e la Breda, ma il generale Gualtieri preferì destinare i fondi al potenziamento degli armamenti e alle autostrade, facendo arrabbiare Craxi. Per quanto riguarda la fabbrica di elicotteri Agusta, che fa capo all'Efim, presidente Fiaccavento di area Psdi, nel 1983 subì l'offensiva del ministro delle Pp.Ss. De Michelis. Il Psi nell'Agusta aveva già un'importante pedina, l'amministratore delegato Raffaele Teti, ma De Michelis propose di portare l'Agusta sotto il controllo dell'Iri, liquidando la quota rimasta al vecchio proprietario, il conte Agusta, scaricando contemporaneamente i debiti della società sull'Iri. Per l'acquisizione della quota del conte Agusta (20%), il Psi aveva già un'acquirente di fiducia, tale Pietro Fascione, al prezzo di 80 miliardi. In poche parole il Psi, per via pubblica e privata, puntò al controllo totale dell'Agusta, proprio nel periodo in cui si prospettava la costruzione della società di elicotteri in Argentina.

Ma vi è di più. Durante la guerra delle Falkland una delegazione di maggiorenti argentini, guidata dal segretario del partito socialista argentino, Pasquale Ammirati, si incontrò con Craxi per ottenere la revoca dell'embargo posto dal presidente del Consiglio Spadolini e dal ministro degli Esteri Colombo. Cosa che puntualmente avvenne, con il sostegno di Psi e Pci. Della delegazione che incontrò Craxi facevano parte anche i fratelli Macrì, i maggiori industriali argentini, rappresentanti degli interessi della Fiat. I Macrì sono due fratelli, Antonio e Franco, sono accusati di aver messo sul tappeto la questione della fabbrica di elicotteri e di traffico illegale di armi. I Macrì controllano con la loro holding oltre 50 imprese, hanno acquisito il controllo della filiale Fiat argentina in forte perdita. Durante il periodo delle dittature militari hanno costruito strade ed autostrade, hanno l'appalto per la pulizia di Buenos Aires e rappresentano la Techint (Fiat).

I Macrì erano strettamente legati ai militari P2 dell'Argentina, Massera e Mason, e sono imparentati con uno dei dirigenti del peronismo, Carlos Grosso. Un documento dei servizi segreti inglesi accusò i fratelli Macrì di aver cercato in Italia l'appoggio per l'acquisto di missili Exocet, formalmente destinati al Perù, durante il periodo dell'embargo posto dalla Francia. La delegazione argentina, prima di incontrare Craxi, fece tappa a Zurigo, dove operava il trafficante Hans Kunz, in contatto con Roberto Calvi durante il suo ultimo viaggio nel giugno 1982. Nello stesso frangente le banche argentine, tra le quali l'Ambrosiano, trasferirono grossi capitali nelle loro filiali svizzere. Il governo argentino era disposto a pagare per un missile più di 2 milioni di dollari, contro i 700.000 dollari normalmente richiesti sul mercato ufficiale.

Il periodo della trattativa sugli Exocet coincise con il viaggio di Calvi il quale, prima di approdare a Zurigo, venne portato da Pazienza a Carboni in Austria, a Klagenfurt, dove operava il trafficante d'armi Sergio Vatta, inquisito dal giudice Palermo. Il Vatta era in contatto con il trafficante e agente del Nsa Glauco Partel, il quale da un lato attirò gli argentini in una trattativa fasulla (per gli Exocet) e contemporaneamente informò i servizi segreti inglesi. Molto probabilmente, una delle cause della morte di Roberto Calvi sta nel ruolo svolto dall'Ambrosiano e dalla P2 in appoggio all'Argentina durante la guerra delle Falkland. Dobbiamo ricordare che i servizi segreti britannici sono strettamente legati alla massoneria inglese della quale Calvi, molto probabilmente, faceva parte, perché esistono fotografie che lo ritraggono a fianco della regina Elisabetta, notoriamente gran patronesse della massoneria. Del resto, il ritrovamento nelle tasche della giacca e sui genitali del cadavere di Calvi di alcuni mattoni (oltre al nome del ponte Frati neri) nel simbolismo massonico starebbe a indicare tradimento.

Tornando al caso Argentina-Psi, sulla base degli elementi emersi, il pubblico ministero di Trento, Enrico Cavaliere, avrebbe voluto emettere subito mandati di comparizione e convocare Bettino Craxi come testimone. Il giudice istruttore Palermo lo convinse a pazientare, chiedendo di poter approfondire le indagini e interrogando l'ex addetto stampa di Craxi, il piduista Vanni Nisticò, ed un personaggio introdotto nell'industria bellica, Giancarlo Elia Valori. Elia Valori, amico personale di Peron, contendeva a Gelli il controllo della P2 in Argentina e per questo ne fu espulso. In Italia Elia Valori è legato agli ambienti della Dc nelle Pp.Ss., è stato vicepresidente della Italstrade, attualmente forlaniano legato al cardinale Palazzini dell'Opus dei e agli ambienti golpisti della Fiat (Chiusano e Scassellati).

Dopo essere stato ad indagare in Argentina, il giudice Palermo tornò in Italia con un nome: Ferdinando Mach di Palmenstein, amministratore di alcune società facenti capo al Psi, già comparso nel caso Eni-Petromin. Le società sono: la Sofinim, al 99% del Psi, fondata nel 1976 da Nerio Nesi, presidente della Bnl; Vincenzo Balsamo e Rino Formica, tutti del Psi; la Coprofin, con sedi a Bucarest e Maputo in Mozambico; la Promit, con sede a Roma. Il Mach è anche presidente di una società di Firenze, la Promec, specializzata nella acquisizione di appalti e forniture pubbliche. Ferdinando Mach, nelle sue molteplici attività e traffici, era in stretto rapporto con Francesco Pazienza (esistono numerose registrazioni telefoniche) e fu per suo tramite che Pazienza si incontrò più volte con Bettino Craxi, con Michael Leeden, spione e provocatore della Cia, organizzatore con lo stesso Pazienza, assieme ai servizi libici, del Billygate che assestò un duro colpo al presidente Carter, favorendo l'elezione di Reagan nel 1981.

Il caso Psi-Somalia.

I rapporti del Psi con la Somalia di Siad Barre sono molto stretti; lo stesso cognato di Craxi, Pillitteri, è console onorario di Somalia a Milano. Famoso, nei rapporti Psi-Somalia, è stato il caso del piano regolatore di Mogadiscio.

Nel 1975, l'ingegner Luciano Ravaglia, con il patrocinio della regione Lombardia, iniziò a interessarsi del piano regolatore di Mogadiscio. Nel 1978, il Ravaglia si incontrò con Siad Barre ed ottenne l'avvallo alla prosecuzione dello studio. Il 5 agosto 1981, il progetto Ravaglia venne inserito negli accordi firmati a Mogadiscio dal ministro degli Esteri, Colombo, entrando così nella fase operativa. Improvvisamente, l'11 novembre 1981, il sottosegretario agli Esteri Roberto Palleschi del Psi avocò a sé con effetto immediato il carteggio del piano, che venne sospeso. Nel marzo 1982, il progettista Ravaglia ricevette una comunicazione dal sottosegretario Palleschi, nella quale si affermava che "d'accordo col ministro somalo Habib, il piano regolatore di Mogadiscio è stato affidato all'architetto Portoghesi" del Psi. Ma le attività di mediazione nel territorio africano da parte delle società facenti capo al Psi sono numerosissime: oltre al piano regolatore, esse hanno trattato la costruzione di dighe, impianti siderurgici, allevamenti di bestiame, impianti per surgelati ecc. Tutto ciò sempre in rapporto con le industrie pubbliche, le banche dell'Iri e col ministro degli Esteri.

Ferdinando Mach si interessò anche della vendita di aerei da guerra e da trasporto G-222 al Mozambico, riuscendo strumentalmente a fare sì che il presidente Pertini si incontrasse con la delegazione degli acquirenti. Il Mach è accusato di avere venduto aerei G-222 alla Nigeria, un affare da 170 miliardi per il quale ottenne una tangente del 20%. Allo scopo di agevolare i propri traffici, lo stesso Mach scrisse al Psi per ottenere che all'Ufficio italiano cambi venisse nominato un uomo fidato, carica che venne ricoperta da uomini della P2.

L'occasione dell'affare più ghiotto venne offerta, come sempre, dalla Somalia che aveva ottenuto un finanziamento Usa per l'acquisto di 116 carri H18-A5 e 20 elicotteri Cobra HgS con 1.000 missili Tow per un totale di 600 miliardi nel 1982. Non potendo esporsi direttamente, gli Usa attivarono il canale della Cia e del Sismi, vale a dire Santovito, Pugliese e Partel. Il 17 ottobre 1982 avrebbe dovuto essere firmato il contratto a Mogadiscio, contemporaneamente nella città era presente una delegazione del Psi, guidata da Pillitteri e comprendente Ferdinando Mach. Occasionalmente, nello stesso giorno, era in visita in Somalia il ministro della Difesa, il Psi Lagorio.

Sfortunatamente, tutto andò in fumo perché il giudice Palermo, con mandato di cattura, aveva provveduto ad arrestare i trafficanti Partel e Pugliese. A questo punto, il giudice decise di rompere gli indugi, accusando Ferdinando Mach di associazione per delinquere al fine di traffico di armi e, contemporaneamente, il segretario del Psi di violazione dell'art.7 della legge sul finanziamento pubblico dei partiti. Nel mandato di perquisizione a carico della società Sofinim, Palermo commise però l'errore di citare i nomi di Craxi e Pillitteri senza avere ottenuto l'autorizzazione a procedere dal Parlamento e dalla Commissione inquirente.

Avvertito tempestivamente, Bettino Craxi scrisse su carta intestata il famoso telex al Procuratore capo Tamburrino, il quale bloccò la perquisizione (che non verrà mai più effettuata) e diede inizio al provvedimento disciplinare nei confronti di Carlo Palermo.



Intimidazioni, suicidi, fughe, provocazioni, errori, avocazioni e repressione.

Sin dall'inizio della sua inchiesta, il giudice Palermo ricevette intimidazioni e minacce, sicché gli dovettero raddoppiare la scorta. Altri fatti intervennero per disinnescare la portata dell'inchiesta internazionale su armi e droga. Karl Kofler, uno dei testimoni chiave, benché in carcere isolato, venne trovato 'suicidato': gli avevano infilato uno spillone nel cuore e tagliato la gola. Altri imputati, testi, riuscirono misteriosamente ad evadere dal carcere mentre il principale imputato, l'agente della Dea Henry Arsan, morì per arresto cardiaco nel carcere di san Vittore. Vi è poi il caso degli avvocati Roberto Ruggiero e Bonifacio Giudiceandrea, figlio del Procuratore della repubblica di Bolzano, entrambi difensori del trafficante Giovannelli di Olbia. L'avvocato Ruggiero che, da intercettazioni telefoniche, risulta essere conoscente di Bettino Craxi, è stato accusato da Palermo di traffico d'armi e indicato come collaboratore del libico Tannouri, al pari del commercialista Arnaldo Capogrossi, legato a sua volta al trasportatore Giovannelli.

Nel giugno del 1983, durante un interrogatorio da parte di Palermo del Giovannelli, l'avvocato di questi, Ruggiero, interruppe continuamente il giudice, il quale commise l'errore di perdere le staffe, accusando l'avvocato di condurre in modo disonesto la professione. L'avvocato Ruggiero fece verbalizzare il tutto e lo trasmise al Procuratore generale della Cassazione Tamburrino. Due mesi più tardi, i carabinieri fecero avere al giudice Palermo il testo dell'intercettazione di una telefonata tra gli avvocati Ruggiero e Giudiceandrea, dalla quale erano ravvisabili i reati di favoreggiamento e divulgazione di segreti d'ufficio. Il giudice Palermo fece arrestare i due avvocati, scatenando la reazione dei colleghi romani che scesero in sciopero. Stranamente e solo dopo gli arresti, i carabinieri si accorsero di aver commesso un errore nella trascrizione della registrazione, nel senso che, laddove l'avvocato Giudiceandrea affermava "ho preso il fascicolo", si doveva intendere "ho appreso dal fascicolo".

Un errore molto opportuno. Il giudice Palermo venne sommerso da un'ondata di critiche, screditandosi il valore di tutta l'inchiesta su armi e droga. Il 1 maggio 1983, il giudice istruttore di Trento prosciolse Ruggiero e Giudiceandrea dai reati di favoreggiamento e corruzione e il 24 ottobre il pretore Vettorasio dichiarò non doversi procedere contro i due per rivelazione di segreti d'ufficio. Il 15 novembre l'avvocato Giudiceandrea inviò un esposto al Tribunale di Trento contro Palermo per "avere effettuato intercettazioni non autorizzate e per non aver informato il Pm e il Procuratore generale sui cambiamenti avvenuti nell'inchiesta". Il 13 gennaio 1984, sulla base della denuncia di Giudiceandrea, il giudice Palermo venne indiziato di interesse privato dal Procuratore della repubblica di Venezia. Di fronte a tanti attacchi, i magistrati di Trento scesero in campo rendendo pubblico un documento di solidarietà nei confronti di Palermo. Gli avvocati di Gerlando Alberti, sfruttando la situazione, chiesero la ricusazione del tribunale di Trento, che venne accordata.

In questo modo, tutto il filone mafia dell'inchiesta Palermo venne stralciata e trasferita al tribunale di Brescia, dove tuttora giace dal 17 giugno 1984. Un altro imputato, la spia della Guardia di finanza Oberhofer, chiese ed ottenne la ricusazione del tribunale di Trento dal Procuratore generale Capriotti che già l'aveva negata nel 1981. Dopo il Procuratore generale Tamburrino, scese in campo anche il ministro Martinazzoli, il quale avviò un'inchiesta disciplinare nei confronti dei giudici trentini, investendo anche il Csm.

Da quando, con la sua inchiesta, il giudice Palermo aveva chiamato in causa i massimi livelli politici del Psi, gli sono piovuti addosso attacchi di ogni genere e il suo lavoro venne smembrato in mille rivoli. Nel giugno 1984, Palermo chiese di lasciare l'inchiesta armi e droga. In suo appoggio intervenne il presidente del Tribunale di Trento, Rocco La Torre. Il presidente del Tribunale dichiarò: "Ci sono state velenose e virulente reazioni determinate dal processo a causa dei sudici, sotterranei, colossali interessi colpiti. Contro la persona di Palermo ci sono stati molesti, incessanti e frustranti attacchi". Lo stesso Palermo denunciò che, da quando aveva imboccato la pista politica, erano stati riesumati provvedimenti già dati per archiviati. Nel giugno 1984, di fronte al magistrato di Venezia che lo interrogava, Palermo affermò: "Non pare fuori luogo notare fin d'ora che le più pesanti accuse mosse nei miei confronti da parte di avvocati, imputati e politici sono seguite al sequestro di documenti operato il 16 giugno 1983, in cui compariva, per la prima volta, il nome dell'onorevole Craxi in relazione al commercio illecito di armi con l'Argentina e sono proseguite con maggiore spinta, dando luogo a procedimento penale e disciplinare nei miei confronti allorché, il 10 dicembre 1983, sequestrai la documentazione da me trasmessa alla Commissione inquirente".

Nel luglio 1984, il giudice Palermo inviò una memoria difensiva al Procuratore della Repubblica di Venezia dottor Naso, affermando: "Successivamente all'intervento del Procuratore generale Tamburrino (su sollecitazione di Craxi) il dottor Naso ha emesso comunicazione giudiziaria nei confronti del sottoscritto, dopo che egli stesso aveva chiesto l'archiviazione delle denunce degli avvocati Ruggiero e Giudiceandrea perché ritenute infondate. Lo stesso dottor Naso mi riferì che anche la Procura generale di Milano aveva chiesto l'archiviazione dell'esposto presentato dall'avvocato Ruggiero perché infondato".

Nonostante tutto ciò, nell'agosto del 1984, dopo che Palermo ebbe inviato alla Commissione P2 e all'Inquirente gli incartamenti sul coinvolgimento dei politici nell'inchiesta armi e droga, la Corte d'appello di Trento decise di accogliere la richiesta dell'avvocato Ruggiero, togliendo l'inchiesta al giudice Palermo.

Recentemente, la Commissione parlamentare inquirente ha scagionato Bettino Craxi e il cognato Pillitteri. Ancora una volta, la rete protettiva attorno a Bettino Craxi ha funzionato; rimangono aperte le inchieste nei confronti delle finanziarie del Psi e di Ferdinando Mach, l'accusa di traffico d'armi nei confronti dell'avvocato Ruggiero ed il procedimento penale nei confronti del giudice Palermo.



Da Trento a Trapani.

Isolato, sottoposto a provvedimento disciplinare, espropriato dell'inchiesta armi e droga, il giudice Palermo chiese 'spontaneamente' di essere trasferito da Trento alla Procura di Trapani. La città dalle mille banche non ha un palazzo di giustizia funzionante, quello vecchio è cadente, quello nuovo è in costruzione dal 1958 e la Dc domina la città. Carlo Palermo è andato a prendere il posto di Ciaccio Montalto, il Procuratore assassinato dalla mafia perché stava seguendo la pista del traffico di droga internazionale.

Anche Ciaccio Montalto, sentendosi completamente isolato a Trapani e a Roma, chiese di lasciare la Sicilia per trasferirsi a Firenze, da dove avrebbe voluto proseguire le indagini, seguendo una pista che collegava la famiglia Minore con uno dei cavalieri del lavoro, Carmelo Costanzo. Prima di andarsene, nel dicembre 1982, da una serie di intercettazioni telefoniche trovò le prove che un Procuratore della repubblica, Enzo Costa (attualmente in arresto) era un uomo della mafia, legato ai Minore. Un mese dopo, il 25 gennaio 1983, alcuni killer venuti dagli Usa, assieme ai trapanesi, assassinarono il giudice Montalto. In passato, Ciaccio Montalto si era scontrato coi politici locali, mettendo sotto accusa gli ex parlamentari dc Diego Playa, consigliere provinciale, Giuseppe Magaddino e il repubblicano Francesco Grimaldi. I fratelli Minore, accusati di essere i mandanti dell'assassinio di Montalto, opportunamente avvertiti, sono riusciti a fuggire e sono tuttora latitanti, dopo che furono assolti grazie all'intervento del Procuratore Enzo Costa.

L'indagine innescata dal giudice assassinato era però destinata ad avere un seguito. Le bobine delle intercettazioni telefoniche da lui ordinate (ben 26) furono fatte sparire dal commissario Collura. Le ritrovò, parecchio tempo dopo, il Procuratore capo di Caltanissetta, Patanè, che le consegnò a quello di Trapani, Lumia. Quest'ultimo, in procinto di essere trasferito per procedimento disciplinare dal Csm a causa dei suoi rapporti con il Procuratore Costa, probabilmente per rivalsa nei confronti dei politici, diede incarico al nuovo arrivato, Carlo Palermo, di occuparsi appunto delle intercettazioni telefoniche. Le conseguenze furono immediate: Carlo Palermo fece incarcerare Calogero Favata, un finanziere della mafia, Salvatore Bulgarella, presidente dei giovani industriali siciliani e legato al clan dei Minore. In galera finiscono anche un funzionario dell'Agip, Jano Cappelletto, ed un armatore di Messina, Antonio Micali, accusati di voler acquisire con tangenti l'esclusiva per i collegamenti con la piattaforma dell'ente petrolifero. Colpiti i personaggi minori, Carlo Palermo si trovò nuovamente sulla pista dei politici.

Infatti, su Panorama del 15 aprile 1985, sono stati indicati i nomi di costoro, menzionati nelle intercettazioni che il giudice Patanè ha provveduto ad inviare alla Procura generale di Palermo. Essi sono: Francesco Camino, dc; Aldo Baffi, dc; Domenico Cangelosi, dc; Calogero Mannino, dc; Guido Bodrato, dc; Aristide Gunnella, Pri; Gianni De Michelis, Psi; Vincenzo Costa, Psdi. Le registrazioni avevano dormito per lungo tempo, con l'arrivo di Palermo si sono messe in moto le inchieste, anche quelle della Guardia di finanza sui fondi neri e le false fatturazioni dei cavalieri Rendo, Costanzo, Graci, industriali da tempo in odore di mafia, che nessuno aveva mai osato inquisire.

Il Procuratore capo Lumia, in procinto di andarsene, avocò a sé l'inchiesta riguardante i cavalieri del lavoro che Palermo chiedeva di arrestare. Alcuni giorni dopo, il 2 aprile 1985, è avvenuto l'attentato contro Carlo Palermo. Il seguito lo conosciamo, sono partiti i mandati di cattura contro Rendo, Costanzo, Graci. Puntualmente, sono arrivati dal Palazzo gli inviti a Carlo Palermo perché desista, arrivano anche le reazioni indignate della Confindustria e dei Cdf delle industrie di proprietà degli arrestati, preoccupati per l'economia dell'isola e per il posto di lavoro.

Mentre il Tribunale di Venezia conferma l'istruttoria di Palermo contro 33 mafiosi italiani e turchi, rincarando la dose delle accuse ed emettendo nuovi mandati di cattura, e proprio in questi giorni viene scoperta un'importante raffineria di morfina base a Castellammare del Golfo (Trapani), gli avvocati dei pezzi da novanta, profittando del discredito buttato sul giudice, tentano di far saltare il processo. Dopo aver subito l'attentato, Palermo ha dovuto denunciare ancora una volta l'isolamento nel quale lo Stato lo lascia, riducendogli addirittura la scorta ed ha aggiunto che la mafia e i servizi segreti "hanno formato un potere parallelo pericolosissimo" per le stesse istituzioni.

Fatto gravissimo, Bettino Craxi, spalleggiato dal ministro degli Interni Scalfaro, è nuovamente sceso in campo contro il neo sostituto Procuratore di Trapani, esprimendo preoccupazione per i mandati di cattura emessi da Palermo (contro i Rendo, Graci, Costanzo, Parasiliti) durante il suo discorso di fronte all'Assemblea regionale siciliana, il 30 aprile scorso (1985 ndr). Il gioco del segretario del Psi e presidente del Consiglio si fa sempre più scoperto e pesante, segno di nervosismo e difficoltà. Lasceremo anche noi solo il giudice Carlo Palermo?



Il seguito (nota a cura di m.m.c.)

L’assoluzione degli inquisiti in sede giudiziaria avvenne in passaggi successivi. In primo grado, il Tribunale di Venezia, cui fu assegnata la cognizione della causa dalla corte di Cassazione, dopo 30 udienze e 10 ore di camera di consiglio, mandò assolti 22 imputati, condannandone altri 9 : Glauco Partel, a 7 anni e 8 mesi più la interdizione dai pubblici uffici per associazione a delinquere e violazioni della legge sulle armi del 1967; con le stesse accuse Carlo Bertoncini a 6 anni, Ivan Galileos a 5 anni e 4 mesi, Renato Gamba a 5 anni e 8 mesi; a pene più lievi sotto il profilo delle sole violazioni di legge, lo spedizioniere Vincenzo Giovannelli a 3 anni, a 2 anni e 8 mesi ciascuno Vincenzo Corteggiani, il colonnello Massimo Pugliese, il turco – tedesco Ertem Tegmen e il siriano Nabil Moahamed Al Maradni (sentenza del 1 febbraio 1988, presidente Giuseppe La Guardia, p.m. Nelson Salvarani). Contro la sentenza di primo grado si appellarono i 9 condannati e la Corte d’appello di Venezia assolse anche loro con la motivazione della insussistenza, per i primi 4, della associazione a delinquere e, per tutti, che ‘il fatto non costituisce reato’ in merito alle violazioni della legge sulle armi ritenute in primo grado. La Corte accolse le tesi avanzate dallo stesso rappresentante dell’accusa, Ennio Fortuna, secondo cui la intermediazione destinata allo smercio di armi non è prevista come reato dalla legge italiana se concerne gli stati esteri, senza transito in Italia, né abbisogna in questo caso di autorizzazioni; alle tesi del p.m. si rimisero i difensori, rinunciando alle arringhe in aula (sentenza del 12 aprile 1989, presidente Giuseppe Di Leo).

Mentre era in corso il processo a Venezia e nei giorni della sentenza, la stampa pur riferendone dava maggior risalto ad altri fatti, quali gli attacchi di Martelli a Leoluca Orlando che si apprestava ad aprire le porte di ‘Palazzo delle Aquile’ al Pci, e l’esito del terzo processo contro ‘Cosa nostra’ a Palermo, che il 15 aprile 1989 mandò assolti i componenti della cosiddetta ‘cupola’ (fra cui i Greco, Provenzano, Riina) così che l’esito del processo ‘armi e droga’ non suscitò particolare clamore. Esito peraltro quasi scontato in un Paese come l’Italia che non criminalizza né la intermediazione né il commercio di armamenti ma li protegge in conformità con i propri fini politici, non certo pacifici, e l’inserimento nella Nato.

Appena intervenuta l’assoluzione, l’ex ufficiale dei carabinieri Massimo Pugliese che ha smentito di aver trafficato in armi, asserendo la non veridicità del rapporto del servizio che lo indicava come personaggio centrale nel traffico e fu alla base della sua incriminazione, iniziò una lunga polemica contro il giudice Palermo, dai toni accesissimi, sia in sede giornalistica che giudiziaria, denunciandolo unitamente ai giudici che collaborarono all’inchiesta, con l’accusa di essere un “sequestratore” per aver fatto carcerare innocenti e financo della morte di Arsan, avvenuta in carcere per cardiopatia, il che definisce “omicidio bianco”. Citò inoltre a giudizio gli allora ministri delle Finanze Colombo, della Difesa Zanone e il presidente del Consiglio De Mita, nell’intento di ottenere un risarcimento di 9 miliardi, giungendo per non aver trovato ascolto in Italia, fino alla corte di Strasburgo. Più interessante è l’oggetto di una ulteriore denuncia, anch’essa archiviata dal Tribunale dei ministri, contro gli on. Spadolini e Capria per “180 miliardi trasferiti a Zurigo, con l’autorizzazione dell’on. Spadolini, come compenso di mediazione a M. Al Talal per le navi da guerra ‘vendute’ all’Iraq, che non le pagò e le lasciò sul gobbo di Pantalone per 2.500 miliardi di lire” (cfr. il suo volume Perché nessuno fermò quel giudice editrice Adriatica e La rivincita del colonnello, ne L’Espresso 5 marzo 1989).

Il giudice Palermo dal canto suo, continuò a difendere la sua inchiesta non nascondendo l’amarezza per l’esito finale, e a denunciare i traffici di armi e droga anche in sede politica (fu deputato della Rete) e giornalistica (cfr. fra gli altri i servizi pubblicati da Avvenimenti il 2 ottobre 1991 Ecco il cuore dei crimini di Stato. Le banche dei servizi segreti che prende spunto dallo scandalo della Bbci, e il 19 febbraio 1992); alcuni anni fa, egli si è ritirato dalla magistratura per esercitare la professione. La sua inchiesta è pubblicata per ampi stralci in Armi e droga. L’atto di accusa del giudice Carlo Palermo, Editori riuniti 1988, con saggio introduttivo di Pino Arlacchi ed è descritta nelle varie fasi fino alla vigilia dell’esito assolutorio, in Fermate quel giudice, di Maurizio Struffi e Luigi Sardi, Reverdito editore, Trento 1986.

Sul traffico d’armi in genere, v. fra gli altri, Amnesty International, Armi, Sonda, Torino 1992; Leyendecker-Rickelmann, Mercanti di morte. Chi ha armato Saddam Hussein, Lucarini, Roma 1991; Stockholm International Peace Research Institute, Rapporto sugli armamenti, De Donato, 1983.

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MICHELE SINDONA e la Banca Rasini
by Speciale Dossier Monday, Aug. 16, 2004 at 8:34 PM mail:

Speciale Dossier Berlusconi: Mafia e Loggia P2

Michele Sindona nasce a Patti (Messina) in Sicilia, nel 1920. Dopo aver fatto l'autotrasportatore, cominciò la sua carriera finanziaria aprendo a Milano uno studio di consulenza legale e fiscale esercitando la professione di avvocato dopo aver preso la laurea in giurisprudenza. Diventa a Milano nei primi anni Cinquanta, il commercialista più ricercato da industrie e società finanziarie, e lui stesso dopo una serie di favorevoli operazioni in borsa, cominciò a crearsi le basi della sua carriera. Nel decennio successivo crea a poco a poco un impero; ha amicizie influenti nella politica italiana e nella finanza vaticana. Ma anche appoggi negli Stati Uniti. Infatti gli viene consegnato di persona il premio dell' "uomo dell'anno 1973" dall'ambasciatore degli Usa a Roma, John Volpe, in considerazione della notevole rilevanza economica acquisita negli Stati Uniti dalle numerose società collegate al suo gruppo.

Nel 1970 la Banca Rasini di Milano (procuratore Luigi Berlusconi) assume una quota di capitale di una finanziaria di Nassau, nelle Bahama, la Brittener Anstalt. Che ha rapporti nell'isola con la Cisalpina Overseas Nassau Bank. Qui troviamo nel consiglio di amministrazione alcuni nomi che diventeranno presto famosi: Calvi, Sindona, Gelli, e il cardinale Marcinkus della banca vaticana Ior. Famosi per il crack dell'Ambrosiano, della Italcasse, famosi per la lista dei 500 esportatori di valuta, e famosi per la successiva lista dei 962 della loggia P2, e tutto quello che accadrà.

Nel marzo 1974 è sulla copertina di "Successo", ma proprio quell'anno segna l'inizio della crisi: prima, il 10 maggio, con le difficoltà dlla Franklyn Bank di New York, da lui controllata, poi, il 28 settembre, con la chiusura degli sportelli della Banca Privata Italiana; il ministro del tesoro Ugo La Malfa rifiuta di concedere l'aumento del capitale della Finambro, società finanziaria del Gruppo Sindona e in ottobre Michele Sindona è colpito da un mandato di cattura per falso contabile; fugge negli Stati Uniti.
1976 - 8 SETTEBRE - Michele Sindona viene arrestato a New York, ma subito scarcerato dopo il pagamento di una cauzione di mezzo miliardo di lire.
Nel 1977 - Indiscrezioni su un "tabulato dei 500": cinquecento nomi (che non si conosceranno mai) di persone che, attraverso una Banca di Sindona, hanno esportato all'estero 37 milioni di dollari.

1970-1978 - In tutti questi anni Settanta i rapporti tra la Banca Rasini di Milano (o quello che rimase della Banca poi assorbita da un'altra) e Gelli dovevano essere molto buoni. Un suo reclutatore è molto amico di un personaggio che diventerà drammaticamente molto noto: MINO PECORELLI noto per le rivelazioni su Andreotti-Lima, e anche ben altro (dossier Moro, Petroli, Esportazione valuta, ecc). Questo stesso reclutatore che gli ha dato la tessera, farà entrare alla loggia P2, il 26 Gennaio 1978, il figlio del procuratore della famosa Banca Rasini (Non dimentichiamo che proprietario fondatore della Rasini, non era uno qualunque, ma era nativo di Misilmeri, e marito della nipote prediletta di TOMMASO BUSCETTA).
Questo nuovo affiliato entra nella con la tessera n. 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625 e col versamento di lire 100.000. E' un "palazzinaro", un uomo che sta decollando verso le alte vette "in tutto" e che ha grandi disponibilità di denaro che proviene (e chissà da chi) dalla Svizzera. L'iniziato entra nella Loggia P2 -proprio nel '78) mentre si sta parlando già da molto tempo di "reti televisive" con le "potenti famiglie" della Sicilia; che in effetti ne hanno già due di Tv sull'isola e un'altra proprio a Milano, creata da un altro nativo di Misilmeri. Che però dovrà darsi alla latitanza e il suo impero passa al suo segretario che diventa segretario del palazzinaro.
Nel progetto di Gelli-Sindona.Calvi, si parla di concentrazione giornalistiche, televisive, editoriali per condizionare con tutta l'informazione il Paese; ma si parla anche di secessione della Sicilia, per poi "colonizzare" il continente (il partito indipendentista ombra "L'altra Sicilia", lo ritroveremo alle elezioni del 1994, con un nome curioso "Forza Sicilia".

1978 -16 MARZO - ALDO MORO è rapito dalla Brigate Rosse.
1978 - 9 MAGGIO - ALDO MORO viene restituito cadavere.

1979 - 26 GENNAIO - L'Italia chiede l'estradizione agli Usa di Michele Sindona per processarlo.
Un giornale intitola "molti cominceranno a non dormire"
Il presidente di sezione della Corte di cassazione CARMELO SPAGNUOLO, è rimosso dal CSM per aver firmato con LICIO GELLI, EDGARDO SOGNO e FLAVIO ORLANDI, una dichiarazione giurata in favore di MICHELE SINDONA per impedirne l'estradizione dagli USA in Italia. (Storia d'Italia, Cronologia, De Agostini, 1991, pag 704)

1979 - 29 GENNAIO - Assassinato da un commando di Prima Linea (di cui fa parte MARCO, il figlio dell'esponente DC DONAT CATTIN) il sostituto procuratore della repubblica di Milano EMILIO ALESSANDRINI. Si stava occupando dell'inchiesta sulla pista nera per la strage di piazza Fontana e stava indagando sul Banco Ambrosiano di ROBERTO CALVI.

1979 - 11 LUGLIO - L'avvocato Giorgio Ambrosoli, nominato nel 1974 liquidatore della Banca Privata, viene ucciso a Milano da William Arico, un killer, che, arrestato, confesserà di essere stato assoldato dal finanziere.
Nel settembre 1984, nonostante i tentativi di Ligio Gelli e di Carmelo Spagnuolo (già visti sopra), Michele Sindona è estradato dagli Stati Uniti; nel marzo 1986 è condannato all'ergastolo come mandante dell'assassinio di Giorgio Ambrosoli; due giorni più tardi muore avvelenato nel supercarcere di Voghera. Suicidio o omicidio? Il caso viene archiviato come suicidio.

Queste le tappe dei fatti dagli organi di informazioni (Giornali, Radio, Televisione, i comunicati di Agenzia)

1974 - 9 OTTOBRE - "Milano - Mandato di cattura per l'"Uomo dell'anno" il finanziera Michele Sindona. Il tentativo di arrestarlo si sono rivelati inutili. Sindona è ora a Ginevra e - si osserva- non sarà facile ottenerne l'estradizione. I reati a lui finora contestati (falso in scritture contabili e illegali ripartizioni degli utili) non prevedono l'emissione obbligatoria del mandato di cattura" (Comun. Ansa, 9 ottobre 1974 ore12,10).
"Milano - Il procuratore generale Paulesau ha restituito al sostituto procuratore Viola il fascicolo riguardante la Banca Privata Italiana di Sindona e che riguarda l'esposto presentato alla magistratura milanese il 5 settembre scorso dalla Banca D'Italia per segnalare un ammanco di circa 200 miliardi. Il giudice istruttore Urbisci e il pubblico ministero Caizzi mantengono il risrbo sulle indagini. Apparirebbe prematura la notizia dell'accusa contro Sindona di bancarotta fraudolenta per il "crac" della Banca privata" ( Ib. ore 18,28).

1974 - 16 OTTOBRE -" Milano - Inchiesta della procura della repubblica su presunti finanziamenti a partiti politici da parte di Michele Sindona. Indagini dopo un accertamento preliminare durante il quale è stato raccolto del materiale" (Ib. ore 00,45)

1979 - 19 MARZO - "New York Il finanziare Michele Sindona è stato incriminato oggi da un giurì federale per il fallimento della Banka Frankyn" (Ob. ore 21,05)
Il Gran Giurì ha accusato Sindona di aver acquistato nel 1972 la Franklyn con fondi illegittimi tolti da istituti bancari da lui controllati in Italia. Sia lui, sia Carlo Bordoni suo ex collaboratore, (poi passato a Gelli di cui diventa il genero Ndr.) sono stati accusati di aver distratto 45 milioni di dollari appartenenti alla Franklyn per speculazioni sui cambi che costarono alla banca una perdita di 30 milioni di dollari. Il "crac" della Franklyn, avvenuto nell'ottobre 1974, è stato il più grande fallimento nella storia del sistema bancario americano.
Sindona che deve rispondere anche del fallimento della Banca Privata Italiana, la magistratura italiana ha chiesto agli Usa la sua estradizione. (Ib. ore 21,22)

1979 - 20 MARZO - "Roma - MINO PECORELLI direttore del settimanale "OP", è stato trovato morto poco dopo le 21 nella sua "Citroen". Sulla schiena tracce di colpi di arma da fuoco". (Comun. Ansa, ore 21,32) . Quattro colpi di pistola con il silenziatore. Il primo proiettile al volto, all'altezza della bocca.
"Delitto Pecorelli. Tutte le ipotesi sono buone, non esclusa quella del delitto politico". (Ib. ore 23.06)
"Proprio stamane era uscito il n. 12 di OP, sulla copertina cinque titoli, fra cui il "Peculato in aeroplano" (Lo scandalo Lockheed, che poche settimane prima aveva mandato assolto Tanassi, e non luogo a procedere verso Rumor. Ndr.); "Il falò dei fascicoli Sid" , "Tutti i parlamentari in attesa di giudizio" ; Omsa: Pci calzelunghe; ecc. (Ib. ore17,53
E preannunciava nel prossimo numero le rivelazione sul dossier di Moro e lo scandalo petroli (Eni-Petronim, che scoppierà il 15 dicembre); aveva fra l'altro pubblicato di Moro (durante la sua prigionia) tre lettere sequestrate dalla magistratura e fino allora tenute segrete

"Roma - Delitto Pecorelli - L'inchiesta coinvolge i servizi segreti. Lo ha dichiarato il procuratore Achille Gallucci, precisando che le indagini riguardano un dossier attribuito al Sid, che venne trovato nell'ufficio di Pecorelli dopo la sua morte. Il magistrato ha aggiunto che parte del fascicolo riguarda la sicurezza nazionale e potrebbe essere coperto dal segreto. Sul contenuto ha fatto poche ammissioni, ma a precise domande, ha detto che si parla di una loggia massonica (della P2 non si sapeva ancora nulla- Ndr.), di importazione di petroli (che scoppierà nell'ottobre '80), di esportazione di valuta. "Un giorno vi verrà spiegato il perchè di questo silenzio". (Ib. 12 novembre 1980 ore 17,53).

1979 24 MARZO - Roma - Scoppia lo scandalo della Banca d'Italia - PAOLO BAFFI governatore indagato, il vicedirettore Sarcinelli arrestato su mandato di cattura" (In seguito saranno prosciolti - Il primo però si dimetterà, il 20 settembre del 1980 si apre così la carriera a CARLO AZEGLIO CIAMPI governatore, e a LAMBERTO DINI la direzione generale).

1979 - 11 LUGLIO - "Milano - L'avvocato Giorgio Ambrosoli. 46 anni, è stato ucciso in un agguato con quattro colpi di pistola, sotto la sua abitazione poco dopo la mezzanotte. Ricopriva l'incarico di liquidatore della Banca Privata Italiana di Sindona.(Ib. ore 07,38).

1979 - 3 AGOSTO - (Un falso rapimento?) - "New York - Michele Sindona sarebbe stato rapito. La notizia è stata data questa sera a Roma dai legali del banchiere.(Ib. ore 18,46)

1979 - 16 OTTOBRE - (Un falso ferimento?) - "New York - Il finanziere Michele Sindona, scomparso ai primi di agosto in un presunto rapimento, si trova ricoverato al Doctors Hospital per una ferita alla coscia sinistra da colpa di arma da fuoco. Lo ha riferito la Fbi, che non ha voluto aggiungere altri particolari" (Ib. ore 31,03).

1979 - 7-15 DICEMBRE - Scoppia lo "Scandalo Petroli". Coinvolti, petrolieri, finanzieri, politici e monsignori. 156 gli imputati ma verranno solo 69 poi condannati nel processo del 30 aprile 1987; per gli imputati eccellenti, proseguirà fino al maggio 1992, e si concluse (assolti tutti i politici) con queste parole del giudice Vaudano che ha condotto fin dall'inizio (e per 13 anni) le indagini : "Torino - 30 maggio 1992 "E' stato confermato l'impianto accusatorio, anche se non è stato possibile andare a fondo sul filone delle coperture politiche". Fu la prima esperienza di un'indagine su vasta scala contro la corruzione dei pubblici poteri e quindi qualcosa può esserci sfuggito; ma anche per difficoltà incontrate, perchè si dovettero fare ricerche su conti correnti in Svizzera" (Com. Ansa, ore 13,48)

1980 - 13 GIUGNO - "New York - Michele Sindona è stato condannato oggi a 25 anni di reclusione e 207 mila dollari di multa per il crac della Franklyn Bank. Il finanziere è stato riconosciuto colpevole dalla giuria di 65 su 66 capi d'accusa, che prevedevano i seguenti reati: associazione per delinquere, frode, falsa testimonianza, uso fraudolento dei mezzi di comunicazione federali" (Ib. ore 17,48)

1981 - 12 FEBBRAIO - Scoppia lo scandalo in Italia. La situazione critica di Sindona provoca
un terremoto anche dentro la Banca D'Italia. Incriminato il Governatore BAFFI, arrestato
il direttore SARCINELLI.
"Roma- L'ex governatore della Banca D'Italia GUIDO CARLI avrebbe ammesso la sua partecipazione ad una riunione del 24 luglio 1974 con i dirigenti del Banco di Roma, Ventriglia e Puddu, per discutere l'opportunità di autorizzare la Banca Privata di Sindona, all'epoca stretta da un "cordone sanitario" che le vietava qualsiasi operazione, di versare cinque milioni di dollari all'Istituto Opere di Religione (IOR) banca del Vaticano. L'ammissione sarebbe stata fatta davanti alla commissione parlamentare d'inchiesta sulla vicenda Sindona in corso di un confronto con Puddu e Ventriglia" (Comun. Ansa, 12 febbraio 1981, ore 18,03)

Guido Carli contraddice Puddu che in quella riunione alla Banca d'Italia si sia parlato dei nomi del famoso "tabulato dei 500" che, tramite le banche di Sindona, hanno esportato denaro all'estero" (Storia d'Italia, Cronologia, De Agostini, 1991, pag 714)


1981 - 24 FEBBRAIO - "Roma - Il segretario della DC FLAMINIO PICCOLI, interrogato a "Tribuna Politica", in onda stasera, ha definito una "menzogna totale" la voce secondo la quale la DC avrebbe avuto da Sindona undici miliardi.
Ha detto che il suo partito ha avuto due miliardi nel periodo del referendum sul divorzio e poi, per otto nove mesi, 10-15 milioni al mese" (Ib. ore 17,19)
Insomma non è una "totale menzogna", i soldi li ha proprio presi!

Veniamo a Licio Gelli che entrerà (come abbiamo visto nelle precedenti pagine ) sulla scena il 17 marzo 1981. "Amico intimo di Lopez Rega, oscuro personaggio che guidò l'Argentina alla fine degli anni Settanta, Licio Gelli nominato consigliere diplomatico, con tanto di passaporto speciale, divenne, per "fratellanza massonica" amico e depositario dei segreti di MICHELE SINDONA, da tempo latitante. L'Aver messo la mano in segreti è stato uno dei motivi che gli hanno aperto le porte della Roma politica, ancora sotto il terrore del crac provocato dal finanziere di Patti, Sindona gli presentò CALVI, il presidente del Banco Ambrosiano e uomo di tutte le transazioni targate P2. Ma è stata proprio l'inchiesta su Sindona a provocare la fine dell'impero di Gelli. I magistrati milanesi che indagavano sull'omicidio AMBROSOLI vollero vedere le carte del maestro venerabile e mandarono in tutta segretezza a marzo una pattuglia di finanzieri nella villa e nell'ufficio di Gelli a Cariglion Fibocchi. Ne uscirono molte ore dopo con quattro valigie di documenti: vi erano tutti i segreti della P2". (Comun. Ansa, 13 settembre 1982, ore 21,20).

1984 - 25 SETTEMBRE - "Roma - Il finanziere italiano Michel Sindona è stato estradato dagli Stati uniti ed è in viaggio per l'Italia. Giungerà in giornata a Milano" ( Ib. ore 10.36).

1986 - 18 MARZO - "Milano - Per l'uccisione dell'avvocato Giorgio Ambrosoli. Michele Sindona e Roberto Venetucci sono stati condannati all'ergastolo" (Ib. ore 11.56).

1986 - 20 MARZO - "Voghera - Michele Sindona è stato ricoverato stamattina al reparto rianimazione dell'ospedale, in stato di coma. Secondo le prime informazioni. si è sentito male" (Ib. ore 11,14)
"Michela Sindona è morto alle ore 14,12, prima di cadere in coma pochi istanti prima aveva bevuto un per un caffè con sali di cianuro"

1986 - 3 NOVEMBRE - "Voghera - Sulla morte di Sindona dopo sette mesi di indagini "Il giudice istruttore Di Donno ha dichiarato "non doversi procedere l'azione penale in relazione al decesso di Michele Sindona essendosi trattato di suicidio"
La conclusione cui si è giunti è quella di "Un suicidio attraverso la simulazione di un omicidio" .
Quando Sindona bevve il caffè e soltanto dopo gridò "Mi hanno avvelenato -anche questo afferma sempre il giudice Di Donno- faceva parte di un piano preordinato" (Ib. ore 18,48)

Morì così, Michele Sindona. E i "500" riuscirono a dormire meglio



da http://www.cronologia.it/storia/a1981a15.htm

Su 962 iscritti alla loggia P2 di Licio Gelli ben 177 sono militari, tutti ufficiali. Ad essi vanno aggiunti 6 ufficiali del corpo delle guardie di PS, 5 prefetti e vice prefetti, 11 questori e 5 funzionari di polizia. Per un totale di 204 persone che, prima del giuramento massonico, avevano giurato fedeltà allo Stato. Come dire che più del 20% della Loggia massonica segreta era composta da servitori dello stato.

Elenco per categorie lavorative degli aderenti alla massoneria del venerabile maestro Licio Gelli:

MILITARI E FORZE DELL'ORDINE: 208
MAGISTRATI: 18
UOMINI POLITICI: 67
SEGRETARI PARTICOLARI (politici) 11
FUNZIONARI REGIONALI: 7
DIRIGENTI COMUNALI: 8
INDUSTRIALI: 47
DIRIGENTI INDUSTRIALI: 23
IMPRENDITORI: 18
SOCIETA' PRIVATE (Presidenti): 12
SOCIETA' PUBBLICHE (Presidenti): 8
SOCIETA' PUBBLICHE (Dirigenti): 12
DIRIGENTI MINISTERIALI: 52
SINDACALISTI: 2
DIPLOMATICI: 9
DOCENTI UNIVERSITARI: 36
PROVVEDITORI AGLI STUDI: 2
BANCHE: 49
COMMERCIANTI: 1
COMMERCIALISTI: 28
CONSULENTI FINANZIARI: 4
COMPAGNIE AEREE: 8
EDITORI: 4
DIRIGENTI EDITORIALI: 6
GIORNALISTI: 27
SCRITTORI 3
DIRIGENTI RAI-TV: 10
COMPAGNIE DI ASSICURAZIONE: 6
MEDICI: 38
ENTI ASSISTENZIALI E OSPEDALIERI: 10
ARCHITETTI: 7
AVVOCATI: 27
NOTAI: 4
LIBERI PROFESSIONISTI: 17
ANTIQUARI: 6
ALBERGHI (Direttori): 4
ASSOCIAZIONI VARIE: 10
ATTIVITA' VARIE: 12
LIONS CLUB: 4
ROTARY CLUB 7

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MICHELE SINDONA DAL SUCCESSO...AL CAFFÉ DEL... "DECESSO"
by berluska Monday, Aug. 16, 2004 at 8:58 PM mail:

Michele Sindona nasce a Patti (Messina) in Sicilia, nel 1920. Dopo aver fatto l'autotrasportatore, cominciò la sua carriera finanziaria aprendo a Milano uno studio di consulenza legale e fiscale esercitando la professione di avvocato dopo aver preso la laurea in giurisprudenza. Diventa a Milano nei primi anni Cinquanta, il commercialista più ricercato da industrie e società finanziarie, e lui stesso dopo una serie di favorevoli operazioni in borsa, cominciò a crearsi le basi della sua carriera. Nel decennio successivo crea a poco a poco un impero; ha amicizie influenti nella politica italiana e nella finanza vaticana. Ma anche appoggi negli Stati Uniti. Infatti gli viene consegnato di persona il premio dell' "uomo dell'anno 1973" dall'ambasciatore degli Usa a Roma, John Volpe, in considerazione della notevole rilevanza economica acquisita negli Stati Uniti dalle numerose società collegate al suo gruppo.

Nel 1970 la Banca Rasini di Milano (procuratore Luigi Berlusconi) assume una quota di capitale di una finanziaria di Nassau, nelle Bahama, la Brittener Anstalt. Che ha rapporti nell'isola con la Cisalpina Overseas Nassau Bank. Qui troviamo nel consiglio di amministrazione alcuni nomi che diventeranno presto famosi: Calvi, Sindona, Gelli, e il cardinale Marcinkus della banca vaticana Ior. Famosi per il crack dell'Ambrosiano, della Italcasse, famosi per la lista dei 500 esportatori di valuta, e famosi per la successiva lista dei 962 della loggia P2, e tutto quello che accadrà.

Nel marzo 1974 è sulla copertina di "Successo", ma proprio quell'anno segna l'inizio della crisi: prima, il 10 maggio, con le difficoltà dlla Franklyn Bank di New York, da lui controllata, poi, il 28 settembre, con la chiusura degli sportelli della Banca Privata Italiana; il ministro del tesoro Ugo La Malfa rifiuta di concedere l'aumento del capitale della Finambro, società finanziaria del Gruppo Sindona e in ottobre Michele Sindona è colpito da un mandato di cattura per falso contabile; fugge negli Stati Uniti.
1976 - 8 SETTEBRE - Michele Sindona viene arrestato a New York, ma subito scarcerato dopo il pagamento di una cauzione di mezzo miliardo di lire.
Nel 1977 - Indiscrezioni su un "tabulato dei 500": cinquecento nomi (che non si conosceranno mai) di persone che, attraverso una Banca di Sindona, hanno esportato all'estero 37 milioni di dollari.

1970-1978 - In tutti questi anni Settanta i rapporti tra la Banca Rasini di Milano (o quello che rimase della Banca poi assorbita da un'altra) e Gelli dovevano essere molto buoni. Un suo reclutatore è molto amico di un personaggio che diventerà drammaticamente molto noto: MINO PECORELLI noto per le rivelazioni su Andreotti-Lima, e anche ben altro (dossier Moro, Petroli, Esportazione valuta, ecc). Questo stesso reclutatore che gli ha dato la tessera, farà entrare alla loggia P2, il 26 Gennaio 1978, il figlio del procuratore della famosa Banca Rasini (Non dimentichiamo che proprietario fondatore della Rasini, non era uno qualunque, ma era nativo di Misilmeri, e marito della nipote prediletta di TOMMASO BUSCETTA).
Questo nuovo affiliato entra nella con la tessera n. 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625 e col versamento di lire 100.000. E' un "palazzinaro", un uomo che sta decollando verso le alte vette "in tutto" e che ha grandi disponibilità di denaro che proviene (e chissà da chi) dalla Svizzera. L'iniziato entra nella Loggia P2 -proprio nel '78) mentre si sta parlando già da molto tempo di "reti televisive" con le "potenti famiglie" della Sicilia; che in effetti ne hanno già due di Tv sull'isola e un'altra proprio a Milano, creata da un altro nativo di Misilmeri. Che però dovrà darsi alla latitanza e il suo impero passa al suo segretario che diventa segretario del palazzinaro.
Nel progetto di Gelli-Sindona.Calvi, si parla di concentrazione giornalistiche, televisive, editoriali per condizionare con tutta l'informazione il Paese; ma si parla anche di secessione della Sicilia, per poi "colonizzare" il continente (il partito indipendentista ombra "L'altra Sicilia", lo ritroveremo alle elezioni del 1994, con un nome curioso "Forza Sicilia".

1978 -16 MARZO - ALDO MORO è rapito dalla Brigate Rosse.
1978 - 9 MAGGIO - ALDO MORO viene restituito cadavere.

1979 - 26 GENNAIO - L'Italia chiede l'estradizione agli Usa di Michele Sindona per processarlo.
Un giornale intitola "molti cominceranno a non dormire"
Il presidente di sezione della Corte di cassazione CARMELO SPAGNUOLO, è rimosso dal CSM per aver firmato con LICIO GELLI, EDGARDO SOGNO e FLAVIO ORLANDI, una dichiarazione giurata in favore di MICHELE SINDONA per impedirne l'estradizione dagli USA in Italia. (Storia d'Italia, Cronologia, De Agostini, 1991, pag 704)

1979 - 29 GENNAIO - Assassinato da un commando di Prima Linea (di cui fa parte MARCO, il figlio dell'esponente DC DONAT CATTIN) il sostituto procuratore della repubblica di Milano EMILIO ALESSANDRINI. Si stava occupando dell'inchiesta sulla pista nera per la strage di piazza Fontana e stava indagando sul Banco Ambrosiano di ROBERTO CALVI.

1979 - 11 LUGLIO - L'avvocato Giorgio Ambrosoli, nominato nel 1974 liquidatore della Banca Privata, viene ucciso a Milano da William Arico, un killer, che, arrestato, confesserà di essere stato assoldato dal finanziere.
Nel settembre 1984, nonostante i tentativi di Ligio Gelli e di Carmelo Spagnuolo (già visti sopra), Michele Sindona è estradato dagli Stati Uniti; nel marzo 1986 è condannato all'ergastolo come mandante dell'assassinio di Giorgio Ambrosoli; due giorni più tardi muore avvelenato nel supercarcere di Voghera. Suicidio o omicidio? Il caso viene archiviato come suicidio.

Queste le tappe dei fatti dagli organi di informazioni (Giornali, Radio, Televisione, i comunicati di Agenzia)

1974 - 9 OTTOBRE - "Milano - Mandato di cattura per l'"Uomo dell'anno" il finanziera Michele Sindona. Il tentativo di arrestarlo si sono rivelati inutili. Sindona è ora a Ginevra e - si osserva- non sarà facile ottenerne l'estradizione. I reati a lui finora contestati (falso in scritture contabili e illegali ripartizioni degli utili) non prevedono l'emissione obbligatoria del mandato di cattura" (Comun. Ansa, 9 ottobre 1974 ore12,10).
"Milano - Il procuratore generale Paulesau ha restituito al sostituto procuratore Viola il fascicolo riguardante la Banca Privata Italiana di Sindona e che riguarda l'esposto presentato alla magistratura milanese il 5 settembre scorso dalla Banca D'Italia per segnalare un ammanco di circa 200 miliardi. Il giudice istruttore Urbisci e il pubblico ministero Caizzi mantengono il risrbo sulle indagini. Apparirebbe prematura la notizia dell'accusa contro Sindona di bancarotta fraudolenta per il "crac" della Banca privata" ( Ib. ore 18,28).

1974 - 16 OTTOBRE -" Milano - Inchiesta della procura della repubblica su presunti finanziamenti a partiti politici da parte di Michele Sindona. Indagini dopo un accertamento preliminare durante il quale è stato raccolto del materiale" (Ib. ore 00,45)

1979 - 19 MARZO - "New York Il finanziare Michele Sindona è stato incriminato oggi da un giurì federale per il fallimento della Banka Frankyn" (Ob. ore 21,05)
Il Gran Giurì ha accusato Sindona di aver acquistato nel 1972 la Franklyn con fondi illegittimi tolti da istituti bancari da lui controllati in Italia. Sia lui, sia Carlo Bordoni suo ex collaboratore, (poi passato a Gelli di cui diventa il genero Ndr.) sono stati accusati di aver distratto 45 milioni di dollari appartenenti alla Franklyn per speculazioni sui cambi che costarono alla banca una perdita di 30 milioni di dollari. Il "crac" della Franklyn, avvenuto nell'ottobre 1974, è stato il più grande fallimento nella storia del sistema bancario americano.
Sindona che deve rispondere anche del fallimento della Banca Privata Italiana, la magistratura italiana ha chiesto agli Usa la sua estradizione. (Ib. ore 21,22)

1979 - 20 MARZO - "Roma - MINO PECORELLI direttore del settimanale "OP", è stato trovato morto poco dopo le 21 nella sua "Citroen". Sulla schiena tracce di colpi di arma da fuoco". (Comun. Ansa, ore 21,32) . Quattro colpi di pistola con il silenziatore. Il primo proiettile al volto, all'altezza della bocca.
"Delitto Pecorelli. Tutte le ipotesi sono buone, non esclusa quella del delitto politico". (Ib. ore 23.06)
"Proprio stamane era uscito il n. 12 di OP, sulla copertina cinque titoli, fra cui il "Peculato in aeroplano" (Lo scandalo Lockheed, che poche settimane prima aveva mandato assolto Tanassi, e non luogo a procedere verso Rumor. Ndr.); "Il falò dei fascicoli Sid" , "Tutti i parlamentari in attesa di giudizio" ; Omsa: Pci calzelunghe; ecc. (Ib. ore17,53
E preannunciava nel prossimo numero le rivelazione sul dossier di Moro e lo scandalo petroli (Eni-Petronim, che scoppierà il 15 dicembre); aveva fra l'altro pubblicato di Moro (durante la sua prigionia) tre lettere sequestrate dalla magistratura e fino allora tenute segrete

"Roma - Delitto Pecorelli - L'inchiesta coinvolge i servizi segreti. Lo ha dichiarato il procuratore Achille Gallucci, precisando che le indagini riguardano un dossier attribuito al Sid, che venne trovato nell'ufficio di Pecorelli dopo la sua morte. Il magistrato ha aggiunto che parte del fascicolo riguarda la sicurezza nazionale e potrebbe essere coperto dal segreto. Sul contenuto ha fatto poche ammissioni, ma a precise domande, ha detto che si parla di una loggia massonica (della P2 non si sapeva ancora nulla- Ndr.), di importazione di petroli (che scoppierà nell'ottobre '80), di esportazione di valuta. "Un giorno vi verrà spiegato il perchè di questo silenzio". (Ib. 12 novembre 1980 ore 17,53).

1979 24 MARZO - Roma - Scoppia lo scandalo della Banca d'Italia - PAOLO BAFFI governatore indagato, il vicedirettore Sarcinelli arrestato su mandato di cattura" (In seguito saranno prosciolti - Il primo però si dimetterà, il 20 settembre del 1980 si apre così la carriera a CARLO AZEGLIO CIAMPI governatore, e a LAMBERTO DINI la direzione generale).

1979 - 11 LUGLIO - "Milano - L'avvocato Giorgio Ambrosoli. 46 anni, è stato ucciso in un agguato con quattro colpi di pistola, sotto la sua abitazione poco dopo la mezzanotte. Ricopriva l'incarico di liquidatore della Banca Privata Italiana di Sindona.(Ib. ore 07,38).

1979 - 3 AGOSTO - (Un falso rapimento?) - "New York - Michele Sindona sarebbe stato rapito. La notizia è stata data questa sera a Roma dai legali del banchiere.(Ib. ore 18,46)

1979 - 16 OTTOBRE - (Un falso ferimento?) - "New York - Il finanziere Michele Sindona, scomparso ai primi di agosto in un presunto rapimento, si trova ricoverato al Doctors Hospital per una ferita alla coscia sinistra da colpa di arma da fuoco. Lo ha riferito la Fbi, che non ha voluto aggiungere altri particolari" (Ib. ore 31,03).

1979 - 7-15 DICEMBRE - Scoppia lo "Scandalo Petroli". Coinvolti, petrolieri, finanzieri, politici e monsignori. 156 gli imputati ma verranno solo 69 poi condannati nel processo del 30 aprile 1987; per gli imputati eccellenti, proseguirà fino al maggio 1992, e si concluse (assolti tutti i politici) con queste parole del giudice Vaudano che ha condotto fin dall'inizio (e per 13 anni) le indagini : "Torino - 30 maggio 1992 "E' stato confermato l'impianto accusatorio, anche se non è stato possibile andare a fondo sul filone delle coperture politiche". Fu la prima esperienza di un'indagine su vasta scala contro la corruzione dei pubblici poteri e quindi qualcosa può esserci sfuggito; ma anche per difficoltà incontrate, perchè si dovettero fare ricerche su conti correnti in Svizzera" (Com. Ansa, ore 13,48)

1980 - 13 GIUGNO - "New York - Michele Sindona è stato condannato oggi a 25 anni di reclusione e 207 mila dollari di multa per il crac della Franklyn Bank. Il finanziere è stato riconosciuto colpevole dalla giuria di 65 su 66 capi d'accusa, che prevedevano i seguenti reati: associazione per delinquere, frode, falsa testimonianza, uso fraudolento dei mezzi di comunicazione federali" (Ib. ore 17,48)

1981 - 12 FEBBRAIO - Scoppia lo scandalo in Italia. La situazione critica di Sindona provoca
un terremoto anche dentro la Banca D'Italia. Incriminato il Governatore BAFFI, arrestato
il direttore SARCINELLI.
"Roma- L'ex governatore della Banca D'Italia GUIDO CARLI avrebbe ammesso la sua partecipazione ad una riunione del 24 luglio 1974 con i dirigenti del Banco di Roma, Ventriglia e Puddu, per discutere l'opportunità di autorizzare la Banca Privata di Sindona, all'epoca stretta da un "cordone sanitario" che le vietava qualsiasi operazione, di versare cinque milioni di dollari all'Istituto Opere di Religione (IOR) banca del Vaticano. L'ammissione sarebbe stata fatta davanti alla commissione parlamentare d'inchiesta sulla vicenda Sindona in corso di un confronto con Puddu e Ventriglia" (Comun. Ansa, 12 febbraio 1981, ore 18,03)

Guido Carli contraddice Puddu che in quella riunione alla Banca d'Italia si sia parlato dei nomi del famoso "tabulato dei 500" che, tramite le banche di Sindona, hanno esportato denaro all'estero" (Storia d'Italia, Cronologia, De Agostini, 1991, pag 714)


1981 - 24 FEBBRAIO - "Roma - Il segretario della DC FLAMINIO PICCOLI, interrogato a "Tribuna Politica", in onda stasera, ha definito una "menzogna totale" la voce secondo la quale la DC avrebbe avuto da Sindona undici miliardi.
Ha detto che il suo partito ha avuto due miliardi nel periodo del referendum sul divorzio e poi, per otto nove mesi, 10-15 milioni al mese" (Ib. ore 17,19)
Insomma non è una "totale menzogna", i soldi li ha proprio presi!

Veniamo a Licio Gelli che entrerà (come abbiamo visto nelle precedenti pagine ) sulla scena il 17 marzo 1981. "Amico intimo di Lopez Rega, oscuro personaggio che guidò l'Argentina alla fine degli anni Settanta, Licio Gelli nominato consigliere diplomatico, con tanto di passaporto speciale, divenne, per "fratellanza massonica" amico e depositario dei segreti di MICHELE SINDONA, da tempo latitante. L'Aver messo la mano in segreti è stato uno dei motivi che gli hanno aperto le porte della Roma politica, ancora sotto il terrore del crac provocato dal finanziere di Patti, Sindona gli presentò CALVI, il presidente del Banco Ambrosiano e uomo di tutte le transazioni targate P2. Ma è stata proprio l'inchiesta su Sindona a provocare la fine dell'impero di Gelli. I magistrati milanesi che indagavano sull'omicidio AMBROSOLI vollero vedere le carte del maestro venerabile e mandarono in tutta segretezza a marzo una pattuglia di finanzieri nella villa e nell'ufficio di Gelli a Cariglion Fibocchi. Ne uscirono molte ore dopo con quattro valigie di documenti: vi erano tutti i segreti della P2". (Comun. Ansa, 13 settembre 1982, ore 21,20).

1984 - 25 SETTEMBRE - "Roma - Il finanziere italiano Michel Sindona è stato estradato dagli Stati uniti ed è in viaggio per l'Italia. Giungerà in giornata a Milano" ( Ib. ore 10.36).

1986 - 18 MARZO - "Milano - Per l'uccisione dell'avvocato Giorgio Ambrosoli. Michele Sindona e Roberto Venetucci sono stati condannati all'ergastolo" (Ib. ore 11.56).

1986 - 20 MARZO - "Voghera - Michele Sindona è stato ricoverato stamattina al reparto rianimazione dell'ospedale, in stato di coma. Secondo le prime informazioni. si è sentito male" (Ib. ore 11,14)
"Michela Sindona è morto alle ore 14,12, prima di cadere in coma pochi istanti prima aveva bevuto un per un caffè con sali di cianuro"

1986 - 3 NOVEMBRE - "Voghera - Sulla morte di Sindona dopo sette mesi di indagini "Il giudice istruttore Di Donno ha dichiarato "non doversi procedere l'azione penale in relazione al decesso di Michele Sindona essendosi trattato di suicidio"
La conclusione cui si è giunti è quella di "Un suicidio attraverso la simulazione di un omicidio" .
Quando Sindona bevve il caffè e soltanto dopo gridò "Mi hanno avvelenato -anche questo afferma sempre il giudice Di Donno- faceva parte di un piano preordinato" (Ib. ore 18,48)

Morì così, Michele Sindona. E i "500" riuscirono a dormire meglio.

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Personaggi come Licio Gelli e Lopez Rega
by matteotti Monday, Aug. 16, 2004 at 9:04 PM mail: Silverio Corvisieri

IL MAGO DEI GENERALI

Poteri occulti nella crisi del fascismo e della monarchia


Personaggio minore, Giuseppe Cambareri, marginale forse, ma non trascurabile se la ricostruzione delle sue gesta è l'occasione per illuminare relazioni sconosciute, per collegare inopinatamente personaggi altrimenti distanti ed estranei. L’ambiente in cui si muove Cambareri è quello dei militari di Roma città aperta e degli uomini dei servizi segreti, dei rosacrociani e dei massoni, ma anche degli agenti provocatori, dei potenti faccendieri, degli inesausti procacciatori e mediatori di affari, dei frequentatori di salotti e anticamere importanti; snodi e interpreti di quel nesso politica-affari che, mentre interessa quotidianamente la cronaca, sembra avere scarso interesse per lo storico. A torto, perché il personaggio restituito dalla ricerca di Corvisieri non è un cammeo, una figura unica e irripetibile; al contrario è una figura esemplare e paradigmatica: il medesimo mix di politica, affari ed esoterismo, infatti, lo ritroveremo in personaggi come Licio Gelli e Lopez Rega, negli stessi ambienti, con le stesse modalità di azione.
Sembra un gioco: chinarsi su di un nome impigliato in una nota e inseguirne le tracce. Un filo che sporge, Giuseppe Cambareri, a tirare il quale vien dietro tutto quanto la storiografia ufficiale aveva trascurato, quando non occultato. Basta spostarsi di poco, e la nuova prospettiva scopre nuovi e sorprendenti elementi: una sorta di parallasse storiografica, quella che permette di cogliere relazioni ignorate, percorsi e frequentazioni scansate; come quando negli archivi càpita di trovare fortuitamente tracce importanti e illuminanti nei fascicoli di personaggi minori. In Il mago dei generali, si precisa il retìcolo di generali adusi a non rispondere alla politica, al popolo sovrano e qualche volta nemmeno al Sovrano, chiusi nel loro sabba autoreferenziale, talvolta in intelligenza col nemico, e nel frattempo immersi in un circuito esoterico-affaristico che in un periodo critico e tragico, come quello che va dal 1940 al 1945, ha largamente surrogato la politica.
Orbene, questa ricerca, se molto ha da dire sulla vocazione eversiva delle classi dominanti di questo paese, molto di più svela quanto alla sua infamante sottocultura; o comunque, una cultura del tutto estranea alla tradizione laica e scientifica moderna, alla cultura di qualsiasi borghesia, anche di quella che tanto poco ha inciso nella storia di questo paese. Populismo, interclassismo, sincretismo, variamente conditi con l’esoterismo, sono filoni che ora hanno un rilancio; ma sono anche alla base di quel revisionismo permanente che mina, insieme, la tenuta della società civile e gli strumenti scientifici per l’analisi della società.

Silverio Corvisieri (Ponza, 1938), ha pubblicato Bandiera rossa nella Resistenza romana, Trotskij e il comunismo italiano, Resistenza e democrazia, I senzamao, Il mio viaggio nelle sinistra, All'isola di Ponza. E' stato redattore dell'Unità dal 1960 al 1967, direttore del settimanale la sinistra nel 1968, fondatore e direttore del quotidiano dei lavoratori nel 1974, collaboratore di numerose riviste. Ha militato nel PCI, nella IV Internazionale e in Avanguardia Operaia. E' stato eletto deputato in tre legislature. Per Odradek ha pubblicato: Badernao, La ballerina dei due mondi (1998) e Il re, Togliatti e il Gobbo. 1944: la prima trama eversiva.(1998)

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In nome di Dio - La morte di papa Luciani -
by David Yallop Monday, Aug. 16, 2004 at 9:12 PM mail:

David Yallop ricostruisce i fatti che hanno preceduto l'improvvisa morte di Giovanni Paolo I. Con stile scorrevole ci presenta una dettagliata documentazione e indica i nomi di chi dalla morte del papa (ora in via di beatificazione) poteva trarne giovamento.

David Yallop, a British author with four previous crime investigations to his credit, came to the attention of "highly-placed, secret sources within the Vatican" who convinced him to look into the September 1978 death of John Paul I. During his 33 days as pope, Albino Luciani's leadership and incorruptibility threatened certain interests in the Vatican. These interests were connected with Licio Gelli's P2 network, Michele Sindona, Roberto Calvi and the emerging Banco Ambrosiano scandal, the Mafia, Italian intelligence, and Freemasonry. It was becoming clear to Luciani that a major housecleaning was in order. Yallop believes there was a plot, but after three years of investigation his evidence is still circumstantial. Security was minimal, access to the pope or to his food or medicine would not have been difficult, and it was a good bet that there would be no autopsy. The cause of death was reported as acute myocardial infarction, but Luciani's medical history makes this difficult to accept. Death was so sudden that the pope didn't even have time to press the alarm button a few inches from his hand, which seems unlikely. When Karol Wojtyla was elected pope the Vatican returned to business as usual. With John Paul II in control, even the Italian government was unable to get the Vatican to come clean on its role in the Banco Ambrosiano scandal.



Alcuni nomi che compaiono nel libro:

ABBRUCIATI DANILO

ABS HERMANN JOSEF

ALESSANDRINI EMILIO

ALVAREZ GREGORIO

AMBROSOLI GIORGIO

ANDREOTTI GIULIO

ARCE GOMEZ LUIS (LUCHO)

ARICO CHARLES

ARICO WILLIAM JOSEPH

ARONWALD WILLIAM I

BAFFI PAOLO

BAGGIO FRANCESCO

BAGGIO SEBASTINO

BANCO AMBROSIANO

BARBIE KLAUS

BARONE MARIO

BAUMHART RAYMOND C

BENELLI GIOVANNI

BERTOLI PAOLO

BIASE NICOLA

BLUHDORN CHARLES G

BONOMI ANNA BOLCHINI

BORDONI CARLO

CALVI ROBERTO

CAPRIO GIUSEPPE CARDINAL

CARBONI FLAVIO

CARUSO ANTHONY

CASAROLI AGOSTINO CARDINAL

CAVALLO LUIGI

CICCHITTO FABRIZIO

CIOLINI ELIO

CODY JOHN PATRICK

CONTINENTAL ILLINOIS NATIONAL BANK

CORROCHER GRAZIELLA TERESA

CRAXI BETTINO

DAILY AMERICAN

DE BONIS DONATO

DE STROBEL PELLEGRINO

DE WECK PHILIPPE

DELLACHA GIUSEPPE

DELLE CHIAIE STEFANO

DI DONNA LEONARDO

DIOTALLEVI ERNESTO

DRAGANOVIC KRUNOSLAV

FIEBELKORN JOACHIM

FOLIGNI MARIO

FORD JOHN (JESUIT)

FRANKLIN NATIONAL BANK

FREEMASONRY

FURNO LAMBERTO

GAMBERINI GIORDANO

GELLI LICIO

GIANNINI ORAZIO

GIUDICE RAFFAELE

GODELUPPI LIVIO

GRASSINI GIULIO

GREECE CIA IN

GREELEY ANDREW

GUARINO PHILIP A

GUERRI SERGIO CARDINAL

GULF-WESTERN

GUZZI RODOLFO

HAMBROS BANK

HEBBLETHWAITE PETER

IMPALLOMENI GIUSEPPE

ITALY CIA IN

JOHN PAUL I (POPE)

JOHN PAUL II (POPE)

KELLER ERNST

KENNEDY DAVID MATTHEW

LANDRA LUIGI

LEDL LEOPOLD

LEFEBVRE MARCEL

LIO ERMENEGILDO

LOPEZ REGA JOSE (MINISTER OF SOCIAL WELFARE)

LYNCH WILLIAM S

MACALUSO JOSEPH

MACCHI PASQUALE

MAGEE JOHN

MAGNONI PIER SANDRO

MARCINKUS PAUL CASIMIR

MARTIN GRAHAM ANDERSON

MASSERA EMILIO EDUARDO

MATEOS JOSE

MAZZANTI GIORGIO

MCDOWALL BRUCE

MENNINI LUIGI

MESSINA ROCKY

MONTINI GIOVANNI (POPE PAUL VI)

MUSSELLI BRUNO

NOGARA BERNARDINO

OCCORSIO VITTORIO

OLGIATI CARLO

OPUS DEI

ORTOLANI UMBERTO

OTTAVIANI ALFREDO

PACELLI JULIO (PRINCE)

PAGLIAI PIERLUIGI

PASARGIKLIAN VAHAN

PECORELLI MINO

PERON JUAN DOMINGO

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P2 le notizie del 2004: gennaio
by (di Maurizio Salvi) Monday, Aug. 16, 2004 at 9:16 PM mail:

2 gennaio 2003 - ARGENTINA: LIBRO SU LOPEZ REGA
ANSA:
ARGENTINA: LOPEZ REGA UOMO CHIAVE DELLA P2, LIBRO-INCHIESTA
L'AUTORE PARLA DEI RAPPORTI CON GELLI E INTERVISTA VALORI
(di Maurizio Salvi)
Jose' Lopez Rega, l'argentino venuto dal nulla e la cui massima ambizione pareva essere quella di cantare alla Scala di Milano, si trasformo' invece negli anni '70 nella 'eminenza grigia' di Juan Domingo Peron e della moglie Isabel, permettendo inoltre al 'venerabile' Licio Gelli di estendere l'influenza della P2 sulle rive del Rio de la Plata.
Personalita' temutissima ed enigmatica, Lopez Rega e' oggetto per la prima volta di un'analitica biografia firmata dal giornalista argentino Marcelo Larraquy, che ne illustra gli esordi politici, rivela la storia segreta della costruzione di un apparato terroristico statale che utilizzava la temibile 'Triple A' di estrema destra, e analizza i suoi legami con i servizi segreti, la polizia, la massoneria argentina, e la P2.
In 'Lopez Rega - La biografia' si sottolinea che l'amicizia con Gelli miro' ad impedire che "l'Argentina andasse fuori strada ed imitasse il cammino rivoluzionario del Cile, dove il socialista Allende era giunto al potere per via elettorale".
L'idea di utilizzare Peron come parte di uno schema istituzionale per contenere il pericolo del comunismo in America latina, sostiene Larraquy, "fu spiegata da Gelli al Vaticano e al Segretario di stato americano Henry Kissinger, che la riferi' al presidente Richard Nixon".
Il piano disegnato per il ritorno del 'Caudillo' argentino, si dice ancora, "univa quindi la massoneria della P2, il rabbinato di New York - il cui uomo al potere era lo stesso Kissinger - il Vaticano e il governo degli Usa".
Oltre alla lotta al comunismo, obiettivo di Gelli era quella di accrescere la sua influenza nel mondo degli affari argentini, ed e' per questo fine che nel 1973 era stato riconsegnato al generale in esilio a Madrid il cadavere di Evita, per anni sepolto a Milano.
Come e' noto, sull'aereo che riporto' Peron a Buenos Aires il 20 giugno 1973 si trovavano lo stesso Gelli e Giancarlo Elia Valori. Quest'ultimo si era installato a Buenos Aires da tempo e sperava di poter realizzare, con l'aiuto di una serie di imprese italiane (Fiat, Pirelli e Techint) e della Comunita' economica europea, un 'Piano Europa' che avrebbe permesso all'Argentina di insediarsi commercialmente nel Vecchio continente.
In una intervista concessa a Roma all'autore della biografia di Lopez Rega, che ne pubblica stralci nel suo libro, Valori ha ricordato che l'idea del 'Piano' nacque dalla sua amicizia con Peron, ma anche con l'ex presidente Arturo Frondizi, acquisite attraverso il fratello Leo, rappresentante dell'Eni a Buenos Aires.
Durante il colloquio, dice ancora Larraqui, Valori ha sostenuto che l'azione congiunta di Gelli e Lopez Rega lo escluse poco a poco dal circolo ristretto del capo di stato argentino. In particolare, egli cerco' di raggiungere Peron nel luglio 1973 a Gaspar Campos, dove era convalescente dopo un attacco cardiaco, ma trovo' il 'venerabile' di Arezzo che gli disse senza mezzi termini: "Che fai qui? E' meglio che tu te ne vada. E che dimentichi l'Argentina!".
Gelli, che fu nominato addetto commerciale dell'Ambasciata argentina a Roma, ottenne l'adesione alla P2, oltre che di Lopez Rega, di militari di altissimo rango, come l'ammiraglio Emilio Massera e il generale Carlos Suarez Mason.
L'ultimo tentativo che fece Valori per avvicinarsi a Peron fu il 14 dicembre 1973 nella residenza di Olivos. Ma un membro dei servizi segreti, assicura Larraqui, gli diede un consiglio: doveva andarsene subito perche' esisteva un piano per ucciderlo davanti alla tomba del fratello Leo nel cimitero di Castelar.
Quella stessa notte, lascio' l'Argentina in aereo per Parigi. "Non potevo piu' fare nulla - conclude Valori - visto che a quell'epoca si era insediato un comitato d'affari in Argentina formato dall' (imprenditore Jose' Ber) Gelbard, da Lopez Rega, Massera e Licio Gelli".

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7 gennaio 2004 - RAI: 50 ANNI DI CENSURA
"Il Manifesto"
TELEVISIONE
Rai, storia di una censura di mezza età
Ugo Gregoretti Alla fine degli anni Cinquanta fu la prima vittima dichiarata della censura in casa Rai. Colpa di "Controfagotto", come si racconta in un lungo servizio trasmesso ieri (alle 7 del mattino su Raitre) da Rainews Enzo Biagi E' la prima vittima eccellente del diktat berlusconiano da quel di Bulgaria: via dalla Rai lui e Michele Santoro. Un vero "fattaccio", cui Biagi risponde senza peli sulla lingua in una intervista: "E' un regime"
Norma Rangeri
Da un Ugo Gregoretti del 1955 a un Enzo Biagi del 2003, due grandi firme dell'informazione televisiva e un lungo arco temporale per capire cosa è stata l'altra Rai, quella più ruvida e scomoda, quella più censurata. Titolo del reportage Io e la telecamera, 50 anni di inchiesta, firmato da Sigfrido Ranucci e coadiuvato nelle ricerche da Maria Collettini. Ranucci, ricordiamolo, è quel giornalista che recuperò dai francesi la drammatica intervista al giudice Paolo Borsellino, ucciso dopo breve tempo. Si parlava delle responsabilità politiche dei grandi attentati, si parlava di Giovanni Falcone. Una sorta di testamento trasmesso in una puntata del Raggio Verde di Michele Santoro, così indigesto da scatenare l'intervento in trasmissione di Silvio Berlusconi ("Santoro si contenga, lei è un dipendente Rai!", urlò il Cavaliere. "Ma non sono un suo dipendente" replicò il giornalista). In questi giorni di celebrazioni un po' bolse, avvolte dall'ipocrisia della grande famiglia Rai, una passeggiata tra i protagonisti più autorevoli del piccolo schermo che raccontano tutti gli ostacoli incontrati nel corso del loro lavoro (facendo anche i nomi dei solerti dirigenti che volevano sbianchettare), è un buon esercizio di memoria.
Si comincia con un Gregoretti doc, mentre su un calesse va a trovare il contadino di Narni che ha vinto la lotteria di Capodanno (siamo in clima). Con Controfagotto (1960), quindicinale di "sguardi sul costume", Gregoretti conosce la prima censura. Lo incuriosisce l'italietta della raccomandazione e fa un "pezzo" su un onorevole che ne aveva il record. L'iniziativa del giornalista non piacque agli inquilini dei piani alti di viale Mazzini. "Con quel servizio credo di aver contribuito alla cacciata di Enzo Biagi che allora dirigeva il Tg1", commenta seduto nel salotto romano. Così come venne censurato un suo reportage sugli immigrati italiani in Argentina. Altro che integrazione: erano partiti come operai specializzati e lui li ritrovò che facevano i mestieri più improbabili (prestigiatore, per esempio), o più innominabili (il malavitoso). Inutile dire che quel reportage non fu mai trasmesso, "così dispose il dirigente Massimo Rendina". Non solo: "Di quella pellicola se ne è persa traccia".
Altro grande nome Rai, Brando Giordani. E' lui a raccontare della stagione d'oro di Tv7 (1964), con le sue luci e gli asfissianti controlli. "Ogni settimana un alto dirigente veniva a controllare personalmente il contenuto del programma, fino allo stesso Ettore Bernabei. Fu proprio per un servizio sui bombardamenti americani su Hanoi, firmato da Furio Colombo, che il direttore del telegiornale Fabiano Fabiani fu costretto ad andarsene".
Poi tocca a Sergio Zavoli, allontanato per un'inchiesta sul Codice Rocco, segue Tg2-Dossier (1979) con Giuseppe Jo Marrazzo, per due volte censurato dal consiglio di amministrazione della Rai. La catena si allunga con Ennio Remondino, protagonista del famoso Speciale Tg1 in cui denunciò i legami tra la Cia e la P2, toccando i fili di Stay-Behind, la struttura parallela anticomunista. Francesco Cossiga si infuriò chiedendone la testa. Allora il Tg1 era diretto dal demitiano Nuccio Fava, e come capocronista c'era Roberto Morrione. Furono entrambi immediatamente allontanati e come direttore del Tg1 fu nominata la persona giusta: Bruno Vespa.
Il mestiere di giornalista in Rai non è costato solo umiliazioni ed emarginazioni. C'è chi, come Ilaria Alpi, ha perso la vita per aver messo il naso e la telecamera nel posto sbagliato. Ancora oggi i genitori non hanno avuto giustizia e accusano gli apparati dello stato di aver nascosto la verità. Naturalmente in una carrellata sull'altra tv un posto in prima fila spetta a Michele Santoro, testa scomoda per la destra e per la sinistra. Quando l'Ulivo era a palazzo Chigi, "Michele chi?" scelse Mediaset e fu l'unico a trasferire il programma sul ponte di Belgrado, sotto le bombe controfirmate dal governo di Massimo D'Alema. Che, insieme a Prodi, disertava il suo talk-show preferendogli gli appetitosi risotti di Porta a Porta. E' storia anche questa.
Si chiude con Biagi. Per lui parla il suo alter-ego, il regista de Il Fatto, Loris Mazzetti. Riascoltare quella sigla, rivedere la silohuette del vecchio giornalista fa un certo effetto. Viene rimandata in onda la puntata del 18 aprile del 2002, Biagi risponde all'editto bulgaro del Cavaliere. Dice che non se ne andrà, che dovranno cacciarlo. Non ci hanno pensato due volte. Mazzetti ha davanti a sé, nei locali dove si registrava Il fatto ora adibiti alle telepromozioni, un registratore. Nel nastro è incisa un'intervista a Biagi. Gli chiede che aria tira. La sua risposta è secca, come nello stile di chi ha saputo inventare un programma di cinque minuti: "E' un regime".
PS. Il bel programma di Rainews è andato in onda ieri alle sette del mattino su Raitre. Non è censura anche questa?

9 gennaio 2004 - SELVA E ANNA LA ROSA
"Il Tempo"
LA PROTESTA DI SELVA "Anna la Rosa è una privilegiata" "MI congratulo con la RAI che non sospende (come fece con me) e non caccia dal giornalismo (come fece con me) la collega Anna La Rosa, Direttore dei Servizi parlamentari, chiamata in causa dalle intercettazioni disposte dal PM John Woodcock di Potenza, arrivato a chiedere gli arresti domiciliari non accolti dal GIP". Lo sostiene il presidente della Commissione esteri della camera Gustavo Selva sottolineando: "Questo è il rispetto dovuto all'art. 27 della Costituzione: "l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva"".
"Nel 1981 - ha continuato Selva - la Rai mi riservò il trattamento opposto: fui sospeso, poi cacciato dalla direzione del GR2 soltanto perché‚ sospettato di far parte della P2, nonostante fosse stato dimostrato, durante i nove mesi della sospensione, che non avevo violato alcuna legge civile o penale e nella P2 non ero minimamente coinvolto. Mi congratulo con Anna la Rosa e le auguro di dimostrare la sua estraneità alla vicenda in meno dei nove mesi occorsi alla RAI per maturare la decisione di sollevarmi dalla direzione del GR2; noto anche - ha concluso - il silenzio della rappresentanza sindacale dei giornalisti Rai (USIGRAI) e della Federazione Nazionale della Stampa (FNSI)".

9 gennaio 2004 - ANCORA IL LIBRO DI BISCIONE
ANSA:
BISCIONE, ISTITUZIONI PIU' IMPORTANTI VITTORIA CENTROSINISTRA
(NOTIZIARIO LIBRI)
(ANSA) - ROMA, 9 GEN - FRANCESCO M.BISCIONE:'IL SOMMERSO DELLA REPUBBLICA' (BOLLATI BORINGHIERI; PP. 171; EURO 13) - "Il quadro istituzionale e' piu' importante di una vittoria del centro-sinistra". Francesco M.Biscione lancia una miccia accesa nella parte sinistra del campo politico.
In realta' e' un invito a tutto lo schieramento a lavorare all' individuazione di regole che costruiscano una cornice in cui agisca il bipolarismo e si svolga l' alternanza.
"Nel centrodestra - spiega Biscione - anche Berlusconi e' un'anomalia perche' e' portatore di una carica anti-istituzionale che non appartiene ne' alla tradizione cattolica ne' a quella di An, specie dopo quanto e' avvenuto a Gerusalemme". In altre parole "l'anomalia di Berlusconi andrebbe risolta nel piu' breve tempo possibile e con il contributo degli elettori del centrodestra".
Il saggio affonda le radici nel lavoro di un altro storico, Franco De Felice, 'Doppia lealta' e doppio Stato', e in 'Segreto di Stato' dell'ex presidente della Commissione Stragi Vittorio Pellegrino. 'Il sommerso della Repubblica' vuole essere un ulteriore contributo alla comprensione dei tanti misteri italiani. Non per gusto investigativo quanto per la necessita' di spiegare storiograficamente gli avvenimenti nell' ambizione-speranza di un loro superamento. Il sommerso e' proprio quel coacervo di forze che hanno agito per decenni nell'oscurita' e che si riconoscono nell'opposizione all' antifascismo sui cui valori poggia invece la Repubblica Italiana, nell' anticomunismo piu' miope, nell'intolleranza diffusa alla democrazia, alle regole, alla legalita'. Biscione scopre insomma un paese culturalmente molto piu' di destra di quanto esso pensi di essere, prescindendo dagli esiti elettorali. Un paese in cui spicca la figura coraggiosa e di statista di Aldo Moro.
Con queste finalita' hanno operato (in tempi diversi, non fianco a fianco) da Tambroni in poi, l' estremismo neofascista figlio del livore dei repubblichini sconfitti ed esponenti della Resistenza. Servizi segreti, forze militari e carabinieri deviati completano il cast di coloro che diedero vita con la strage di piazza Fontana nel 1969 alla strategia della tensione e poi allo stragismo. Tutti elementi questi che, associati anche a sfrenate ambizioni personali, troveranno qualche anno dopo nella Loggia P2 il luogo di sublimazione, coinvolgendo anche Cosa Nostra e Banda della Magliana. Eppure, proprio la P2 produsse quello che per Biscione e' "uno dei documenti politici italiani piu' suggestivi del Novecento", meritevole di una "disamina analitica", "non privo di finezza giuridica" che "disegna il progetto di superamento della democrazia dei partiti nel momento di piu' ampio confronto tra Dc e Pci". Si riferisce al 'Piano di rinascita democratica' che Licio Gelli e il Gran Maestro Lino Salvini sottoposero all'allora Capo dello Stato Giovanni Leone nella versione piu' rozza e dittatoriale di 'Schema di massima per un risanamento generale del Paese'. Il Piano almeno per quanto riguarda il controllo dell'intelligence trovo' una diffusa applicazione.
Dall'interminabile elenco di assassini, bombe, attentati, e dal catalogo dei Giuseppe Aloia, Giuseppe Santovito, Vito Miceli, Guido Giannettini, Stefano Delle Chiaie, Umberto Federico D'Amato, Biscione estrapola il rapimento Moro, oggetto di un precedente libro con attenzione al ruolo di Israele e Unione Sovietica, e due episodi fondamentali del 1980, la strage alla stazione di Bologna e il disastro di Ustica, forse "collegati da una vicenda internazionale mai chiarita".
E il ruolo degli Stati Uniti? "C'e' una letteratura dietrologica che attribuisce agli Stati Uniti tutta la responsabilita', ma non e' cosi', le carogne sono italiane, gli strateghi la manovalanza della strategia della tensione sono italiani, la P2 e' tutta italiana; tuttavia gli Usa ci abbiano messo lo zampino in modo piu' o meno palese".
Biscione, lei fa anche riferimento a Craxi, "probabilmente il maggior esponente politico degli anni Ottanta" ed a Berlusconi, "combattente tenace, fantasione e capace di imparare dagli errori", personaggi non proprio amati dalla sinistra. "Beh, e' stato Berlusconi che ha creato il bipolarismo unificando uno dei due poli e costringendo le altre forze politiche a fare altrettanto; e poi e' riuscito a riportare la vittoria elettorale nel 2001. Berlusconi e' comunque la gemma di un lungo processo di cui non e' stato ancora trovato l' antidoto".
Il fatto di auspicare "piu' che la vittoria elettorale del centrosinistra" una ridefinizione "interna del centrodestra che ne valorizzi le correnti piu' coerenti con la tradizione istituzionale del paese", non rappresenta certo il passo indietro di uno storico di sinistra. "Ritengo piu' importante - spiega l'autore - la definizione di un quadro istituzionale corretto e rigoroso rispetto ad una vittoria del centrosinisra. Poi... vinca il migliore".

10 gennaio 2004 - CHI E' IL GIUDICE CORDOVA
"La Padania"
Chi è il giudice "punito"
In prima linea contro mafia e massoneria
Cordova arrivò a Napoli sull'onda di Tangentopoli accompagnato dalla reputazione di "duro", di essere uno che va avanti per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. E i suoi colleghi partenopei gli resero la vita tutt'altro che facile, quando si resero conto che quella fama non era usurpata. Agostino Cordova è nato in provincia di Reggio Calabria. Nel capoluogo, negli anni ´70, da giudice istruttore condusse una delle indagini più importanti sulla ´Ndrangheta, poi divenne procuratore di Palmi, nella piana di Gioia Tauro, e a partire dalla metà degli anni ´80 in poi, fu protagonista di inchieste clamorose. Arrivò a far sequestrare i terreni dove l´Enel voleva costruire la centrale a carbone, sospettando interessi mafiosi, mandò in galera politici e mafiosi e, soprattutto, dichiarò guerra ai "poteri occulti", alla Massoneria. Quell´inchiesta partì dall'indagine sulle attività di una piccola banca di Palmi: spuntò fuori la massoneria e da quel momento l´inchiesta si allargò coinvolgendo non solo Licio Gelli, capo della P2, ma la massoneria cosiddetta ufficiale. Cordova fece sequestrare gli elenchi di iscritti di tutte le logge e anche palazzo Giustiniani finì nella bufera. L´inchiesta, che gettò trepidazione nei palazzi della politica e dell'economia, alla fine venne stoppata. Nel ´92, prima di approdare a Napoli, Agostino Cordova si ritrovò candidato a dirigere la nascente Superprocura nazionale antimafia, in corsa con Giovanni Falcone, appoggiato anche da una parte della sinistra e di Magistratura democratica. Nel capoluogo campano venne accolto con molta ostilità perchè Cordova non aveva nascosto di considerare Napoli come la città principe della legalità. Clamorose le sue inchieste anche contro la giunta di Antonio Bassolino, col sindaco diessino, oggi governatore della Campania, indagato anche per svariate "disinvolture". Contro il procuratore scomodo si concentrò il fuoco di sbarramento: vennero persino organizzati scioperi contro di lui in tribunale e, alla fine, è arrivato l'allontanamento deciso dal Csm.

10 gennaio 2004 - ARGENTINA: MORTO STORICO PAVON PEREYRA, ACCUSO' P2
ANSA:
ARGENTINA: MORTO STORICO PAVON PEREYRA, ACCUSO' P2
Un infarto ha stroncato la vita di Enrique Pavon Pereyra, biografo dell'ex presidente argentino Juan Domingo Peron che conobbe quando aveva 22 anni. Lo scrive oggi il quotidiano 'Clarin'.
La figlia dello storico, che aveva 82 anni, Valeria, ha indicato che il padre aveva appena terminato di riordinare numerosi inediti e lettere di Peron che saranno pubblicati prossimamente.
Autore di 'Il diaro segreto di Peron' (1985), Pavon Pereyra getto' nel 1991 sospetti sulla P2 di Licio Gelli quale possibile responsabile per il taglio delle mani del cadavere del caudillo argentino, l'1 luglio 1987.
In occasione della chiusura dell'inchiesta ufficiale della magistratura argentina sulla misteriosa profanazione, nel 1991, Pavon Pereyra rilascio' una intervista al settimanale 'Gente' in cui sostenne che secondo lui la P2 si vendico' in questo modo per il rifiuto di Peron di pagare un forte debito contratto con essa per numerosi viaggi realizzati, anche in Italia, prima del suo ritorno al potere nel 1973.
Il debito, secondo lo storico, era di due milioni di dollari, ma la P2 ne chiese otto, e Peron disse di no.

13 gennaio 2004 - ANNO GIUDIZIARIO: MOVIMENTO GIUSTIZIA,NON SCORDARE DUCE E P2
ANSA:
ANNO GIUDIZIARIO: MOVIMENTO GIUSTIZIA,NON SCORDARE DUCE E P2
APPELLO A CITTADINI, NON PERDERE MEMORIA A DIFESA DEMOCRAZIA
"Non perdere la memoria, in difesa della democrazia". Non dimenticare quel che accadde alla magistratura sotto il fascismo e le riforme a cui la loggia massonica P2 voleva sottoporre l'ordine giudiziario. E' l'appello che il Movimento per la Giustizia, rivolge ai magistrati e a tutti i cittadini, chiamandoli alla "mobilitazione permanente in difesa dei principi costituzionali di legalita', di separazione dei poteri, dell'autonomia della magistratura e dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge".
L'invito e' contenuto in un volantino che la corrente di sinistra dei magistrati sta facendo distribuire in tutti gli uffici giudiziari italiani per l'inaugurazione dell'anno giudiziario e intitolato il "il dovere della memoria".
Il volantino riporta un passo della Cronaca della cerimonia dell'inaugurazione dell'anno giudiziario del 1940 (tratta dagli "Annali di diritto e procedura penale" della Storia d'Italia di Einaudi): davanti ai magistrati che acclamano il duce, l'allora ministro della giustizia afferma che "il magistrato attua il comando del legislatore". E Mussolini dice che nella sua concezione "non esiste una divisione dei poteri nell'ambito dello Stato... Il potere e' unitario : non c'e' piu' divisione, c'e' divisione di funzioni". Frasi evidenziate nel volantino in neretto e precedute da una significativa premessa: allora, ricorda il Movimento,"gia' da due anni, erano stati aboliti i discorsi inaugurali dei Procuratori Generali e l'apertura dell'anno giudiziario non avveniva piu' nelle aule di udienza ma a Palazzo Venezia, nelle sale attigue allo studio del Duce. L'abbandono dei luoghi istituzionali, la confusione tra sedi pubbliche, private e sedi di partito, la distruzione dei poteri indipendenti e di controllo, da tempo ormai non turbava piu' se non poche, tenaci, persone".
Dal fascismo si passa poi alla P2. Il volantino riporta i passaggi qualificanti sulla magistratura del piano di Rinascita di Licio Gelli, contenuti nella relazione della Commissione parlamentare di inchiesta : "þrapidi aggiustamenti legislativi che riconducano la giustizia alla sua tradizionale funzione di elemento di equilibrio della societa' e non gia' di eversione"; l' "urgente modifica dell'accesso in carriera della magistratura con esami psico-attitudinali preliminari"; "la responsabilita' del Guardasigilli verso il Parlamento sull'operato del P.M"; la "riforma costituzionale del CSM"; la "separazione delle carriere requirente e giudicante e un esperimento di elezione di magistrati", "criteri di selezione per merito delle promozione dei magistrati".
Il volantino si chiude con le parole pronunciate dall'ex capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro alla "giornata della giustizia" dell'Anm :"Ciascuno di noi, anche semplice cittadino, e' garante della Costituzioneþsi deve lottare per il vero ed il giusto anche se si ha la certezza di perdere". Affermazioni che, sottolinea il Movimento, "costituiscono per la magistratura italiana un monito ed una precisa indicazione etica".

14 gennaio 2004 - MISTERI PARMALAT E MISTERI CALVI
"Il Sole 24 Ore"
Le Coincidenze con i misteri di Calvi
Fabio Tamburini
Lussemburgo e ipotesi di riciclaggio, stretti legami con la politica, P2 e Vaticano, Sud America e Nicaragua, back to back e capitali misteriosi, società off-shore di ieri e di oggi: le inchieste sul crollo clamoroso della Parmalat stanno rivelando analogie con il crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. Semplici coincidenze? Oppure il re del latte, ben conosciuto per la profonda fede cattolica, e il banchiere alla guida di quella che era definita "la banca dei preti" hanno percorso pezzi degli stessi percorsi, sia pure a distanza di una ventina d'anni.
Certo la sensazione che il fallimento di Parmalat non sia soltanto un caso di Caporetto industriale e finanziaria è forte e acquista peso ogni giorno che passa perché si stanno delineando circostanze inquietanti. A partire dalla difficoltà di rispondere ad una domanda molto semplice: come è possibile che il gruppo abbia accumulato perdite così gigantesche? Ecco perché, ormai da un paio di settimane, l'attenzione è rivolta a verificare se c'è dell'altro.
E ogni segnale viene vagliato con estrema attenzione sia da chi sta seguendo le vicende Parmalat al massimo livello investigativo sia dalla task force dell'americana Sec, arrivata in Italia il 1 gennaio scorso. In più contribuiscono ad alimentare i sospetti la ricostruzione delle ultime mosse di Calisto Tanzi prima dell'arresto e capitali misteriosi che risultano dalle dichiarazioni rese ai magistrati dallo stesso imprenditore.
Vicende che ricordano alla memoria proprio il crack dell'Ambrosiano. Perchè Tanzi è volato in Svizzera e in Ecuador facendo tappa in Portogallo? E perché ha accreditato con il Sanpaolo Imi e negli interrogatori la possibilità che un imprenditore, Luigi Manieri, rilevasse asset del gruppo per 3,7 miliardi di euro all'inizio del dicembre scorso? Manieri smentisce seccamente i verbali di Tanzi ma, almeno per il momento, il giallo rimane.
Così come, vent'anni dopo, rimangono oscuri i veri motivi che spiegano il viaggio a Londra di Calvi. Il banchiere, dopo l'ultima cena a cui parteciparono Florio Fiorini, ex direttore finanziario dell'Eni nonché fondatore della Sasea, rilevata dal Credito svizzero e dal Vaticano, e Karl Kahane, l'uomo d'affari austriaco con interessi in mille faccende, passò gli ultimi giorni della sua vita nella capitale inglese. Con ogni probabilità, anche se non risultano conferme, cercava capitali di soccorso, stava tentando di organizzare investimenti significativi che sarebbero serviti a scongiurare, sia pure all'ultimo minuto, il crollo del gruppo. Il faccendiere Francesco Pazienza, tramite tra Calvi e l'allora capo del Sismi, Giuseppe Santovito, è arrivato ad evocare interventi dell'Opus Dei ma, in proposito, non esiste alcun riscontro.
Suscita curiosità la partecipazione di Calisto Tanzi al capitale di una finanziaria lanciata da Fiorini all'inizio degli anni Ottanta, la Sidit, Società italo-danubiana d'investimenti e trading, di cui era azionista anche l'austriaco Kahane. Proprio Sidit, come hanno scritto le cronache finanziare dell'anno 1983, doveva essere il veicolo del tentativo di salvataggio dell'Ambrosiano, di cui Fiorini è stato l'artefice. E sempre Tanzi ha rilevato dal patron di Sasea una società decotta, Odeon tv, con il carico di deficit per 90 miliardi di lire che ha rappresentato uno dei primi buchi, coperto ricorrendo a falsificazioni di bilancio.
Erano tempi in cui la triangolazione imprese, affari e politica generava rapporti perversi. Calvi, banchiere cattolico per definizione, finanziava massicciamente Pci e Psi. Tanzi, anche se non risultano prove di tangenti, ha sempre seguito passo dopo passo le campagne elettorali della Democrazia Cristiana e della opposizione. Ben conosciuti sono gli stretti legami con l'allora segretario della Dc, Ciriaco De Mita, che festeggiò nomine al vertice del potere brindando a casa di Tanzi, la cui Parmalat ha costruito una presenza industriale importante proprio nel feudo demitiano di Nusco, in provincia di Avellino.
L'elicottero dell'imprenditore era sempre disponibile per trasportare esponenti di spicco del mondo vaticano, tra cui monsignor Agostino Casaroli, in passato segretario di Stato. E Calvi aveva come partner privilegiato lo Ior, guidato da un altro monsignore influente: Paul Marcinkus, crocevia dei sospetti su una lunga serie di attività dell'Ambrosiano. Lo strumento, fin da allora, erano operazioni back to back, sospettate di coprire finanziamenti allo lor. Back to back che risultano ricorrenti, su altri versanti, tra società Parmalat. Il network di Tanzi spaziava dal Lussemburgo, sede della finanziaria capofila delle partecipazioni estere dell'Ambrosiano, utilizzata da Calvi per controllare il gruppo, al Centro e Sud America.
Nel primo caso il regno di Calvi era il Nicaragua, dove il gruppo controllava una delle maggiori banche del Paese e dove Parmalat stava considerando l'acquisto di due istituti. Per quanto riguarda il Sud America, invece, il ricordo del Banco Andino, in Perù, formidabile generatore di transazioni irregolari per conto di Calvi, è ancora ben presente, mentre Tanzi ha roccaforti in Brasile, Venezuela, Argentina, Ecuador, laboratori di operazioni sospette.
Ultime analogie: i rapporti con Giuseppe Ciarrapico e i revisori della Touche Ross, poi Deloitte Touche. Ciarrapico è stato processato per concorso in bancarotta fraudolenta nel crack dell'Ambrosiano. Tanzi ha accusato il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, di avergli fatto acquistare la società di acque minerali Ciappazzi, controllata da Ciarrapico, ad un prezzo di gran lunga superiore al valore reale. Touche Ross, secondo Pazienza, è la società di revisione che nella sede londinese ha custodito un rapporto rimasto segreto sulle società estere dell'Ambrosiano. Deloitte Toúche è una delle due società di revisione della Parmalat.

15 gennaio 2004 - FRANCO FOSCHI RICOVERATO IN OSPEDALE
ANSA:
UDEUR: FRANCO FOSCHI RICOVERATO IN OSPEDALE, STA MEGLIO
EX MINISTRO DC COLPITO DA CRISI CARDIACA
Sono migliorate le condizioni dell' ex ministro democristiano del lavoro, ora passato all' Udeur, Franco Foschi, 72 anni, colpito ieri da una crisi cardiaca e ricoverato nell' ospedale cardiologico 'Lancisi' di Ancona. Stamane Foschi, che in passato aveva subito un intervento per l' impianto di by-pass, ha potuto ricevere la visita dei familiari.
Presidente del Centro nazionale di studi leopardiani ed assessore nella sua citta', Recanati, Foschi, ex parlamentare, ha aderito alla formazione di Mastella Udeur-Alleanza popolare che nei giorni scorsi lo aveva indicato come possibile candidato alle elezioni europee di giugno.

L' ex ministro del lavoro Franco Foschi, ricoverato ieri per un infarto nell' ospedale cardiologico 'Lancisi' di Ancona, e' fuori pericolo. Lo ha reso noto il consigliere regionale di Alleanza popolare-Udeur David Favia, dopo aver parlato con i sanitari.
La crisi, non grave, che ha colpito l' ex parlamentare e' stata complicata da un edema polmonare, ma le condizioni del paziente sono migliorate al punto da rendere possibile il suo trasferimento dall' Unita' di terapia intensiva coronarica al reparto.

20 gennaio 2004 - LA PADANIA SU CORDOVA
"La Padania"
PARLA IL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA DI NAPOLI
INTERESSI POLITICI E CORPORATIVI CONTRO L'ONESTÀ DI CORDOVA
SIMONE GIRARDIN
Il 9 gennaio scrisse una lettera aperta al nostro quotidiano per congratularsi con il ministro della Giustizia Roberto Castelli per il suo intervento a Napoli in occasione della cerimonia delle "Toghe d'oro" dell'avvocatura partenopea. Uno scritto quello di Angelica Di Giovanni, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli, il più grande d'Italia, nel quale faceva un accorato appello al Guardasigilli perchè "difenda fino in fondo la seria e onesta operosità del procuratore generale Agostino Cordova che interessi trasversali vogliono "spazzar via"".
Di Giovanni torna a parlare con "la Padania" di quella lettera e della coraggiosa volontà di Castelli nella tutela di chi "come me e tanti altri magistrati - ricorda il presidente del Tribunale di Sorveglianza - è oggetto di pesanti forme di strumentalizzazioni corporative".
E' riuscito a parlare con il Guardasigilli?
"Non ancora, purtroppo. Durante la sua visita a Napoli non sono riuscita ad avvicinarmi per parlargli. Spero di incontrarlo presto così da potergli portare la mia solidarietà e il mio appoggio. Durante la cerimonia il ministro Castelli ha fatto un intervento coraggioso, forte, onesto. Sta facendo un lavoro eccellente, questo la gente deve saperlo".
Dottoressa Di Giovanni, perchè questa presa di posizione a favore del ministro della Giustizia Roberto Castelli sul caso Cordova?
"Semplicemente perchè il Guardasigilli ha ragione. Castelli è stato chiaro: il Csm non gli ha mai fatto pervenire il nome del possibile successore del pg Cordova. Quando l'ha detto, la sala è ammutolita. Non se lo aspettavano. Il Consiglio Superiore della magistratura non aveva indicato nessuno. Come non si aspettavano una così forte presa di posizione di rivendicazione sull'autonomia decisionale. Il ministro si assume la responsabilità di quella firma. Spetta a lui l'ultima parola. Va poi ricordato che la stampa locale e nazionale è stata molto dura nei confronti del ministro, arrivando ad accusarlo di fatti inesatti. Una campagna diffamatoria in piena regola. In più, durante la cerimonia molti magistrati si sono avvicinati al Guardasigilli per convincerlo a smuovere la situazione alla Procura di Napoli. Roba d'altri tempi".
Presidente, ma perchè questo accanimento nei confronti del procuratore Cordova?
"Ci sono una miriade di interessi trasversali che oggi si sono congiunti. Vogliono la testa di Cordova. Guardi, le dico una cosa sola. Sulla questione sono intervenuti due accademici di grande fama: il professore Antonio Guarino e il professor Franco Casavola (presidente emerito della Corte Costituzionale, ndr). Quest'ultimo ha detto chiaramente a Cordova: "Mettiti da parte". Guarino invece disse che le azioni disciplinari nei confronti del procuratore potevano anche essere ingiuste ma Cordova le "doveva accettare". Non è possibile che due professori, che per tutta la vita ci hanno insegnato a promuovere la tutela del diritto di difesa, si mettano ora a criticare tale diritto. Mi spieghino perchè il procuratore Cordova non possa esercitarlo?".
Poco fa ha parlato di interessi trasversali. Quali sarebbero?
"Il presidente della giunta regionale rilasciò un'intervista in cui disse che la situazione alla Procura di Napoli aveva raggiunto livelli insostenibili per colpa del ministro Castelli e del pg Cordova, affermando che la Procura non lavorava e non contrastava la camorra. Sapete chi è quel presidente?".
Certo, il diessino Antonio Bassolino.
"Ecco. Qualcuno mi spieghi allora a che titolo parla Bassolino? Chi è per intervenire in questa storia? Perchè non ha parlato prima? Fino al 2001 Cordova era considerato il migliore del mondo e oggi invece... Allora basta mischiare politica e giustizia".
Accuse pesanti quelle dell'esponente dei Ds?
"Sì ma totalmente prive di ogni fondamento. I pm di Napoli, proprio l'altro giorno, l'hanno clamorosamente sbugiardato ricordando come gli arresti siano aumentati del 23 per cento, e i procedimenti pendenti, 450mila nel 2002, oggi sono 370mila. La Procura non ha mai abbassato la guardia, lavorando sempre con estrema professionalità. Ecco perchè le accuse a Cordova e allo stesso Castelli sono infondate e fuori luogo. Anzi questi pochi dati ci dicono che con il procuratore Cordova si è lavorato molto e con grande serietà e responsabilità".
Ma c'è o no questa incompatibilità per Cordova?
"Ma non scherziamo. Cordova andò all'Antimafia e non disse mai nessuno nome di magistrato. Parlò solo dei casi, fu poi il Csm a fare l'elenco dei nomi".
Come crede che andrà a finire il "caso Cordova"?
"Non posso saperlo. Spero nel migliore dei modi".
E cioè?
Non l'ha capito? Mi sembra di essere stata chiara. La mia speranza si chiama Roberto Castelli".
Facciamo un passo indietro. Nella sua lettera aperta pubblicata dal nostro quotidiano il 9 gennaio disse che ci sono numerosi magistrati che sono oggetto di pesanti forme di strumentalizzazioni corporative. Che cosa voleva dire?
"Tra questi ci sono io stessa. Quando fui oggetto di attacchi e strumentalizzazioni per alcune mie dichiarazioni o iniziative, nessuna delle associazioni dei magistrati mosse un dito in mia difesa".
Si dice che la Procura di Napoli sia allo sbando, è vero?
"Sono alcuni giornali che lo dicono. E' la prova che si sono superati tutti i limiti. Ma chi lo dice vorrei che lo argomentasse con dati e prove concrete. Forse è allo sfascio perchè il ministro Castelli non ha firmato?".
Come presidente del Tribunale di sorveglianza più grande del Paese, quali sono i problemi principali che deve quotidianamente affrontare?
"La mancanza di personale qualificato e di mezzi adeguati rende il nostro lavoro certamente più difficile. Sono gli stessi problemi che si riscontrano in altri tribunali anche se credo che i veri problemi siano soprattutto culturali".
In che senso, mi scusi?
"Nel senso che dobbiamo renderci conto che bisogna investire risorse e capacità affinchè le pene siano certe e fondate. I tempi processuali devono essere dimezzati, ma naturalmente con tutte le garanzie del caso. Questa è la vera sfida per la giustizia italiana".
Secondo lei, quale deve essere la strada da seguire per sconfiggere una volta per tutte la piaga della "giustizia politicizzata"?
"Il discorso è molto complesso. Credo che ci vorrà molto tempo per migliorare l'attuale situazione ma la strada della separazione delle funzioni e delle carriere è l'unica percorribile".
Cambiamo argomento. Condivide la posizione del ministro Castelli sul caso Sofri?
"E' una storia su cui si fa molta confusione con politici che continuano a spostare la questione dal giuridico al sociale. Questo è sbagliato, e il Guardasigilli l'ha ricordato. Siamo davanti ad una sentenza definitiva e solo la grazia può restituirgli la libertà. Ma ricordo che il ministro della Giustizia non può firmare nulla se prima non ha il parere proprio del magistrato di sorveglianza. E l'ha?".

20 gennaio 2004 - BOSSI SU NUOVA P2
"La Repubblica"
Intervista a Bossi: i poteri forti dell'economia
e della politica romana non ci fermeranno
Il Senatur accusa la "nuova P2":
giovedì devolution, o tutti a casa
Ruini? No comment, non parlo del Vaticano
Certo ci sono mondi contrari al governo Berlusconi
di GUIDO PASSALACQUA
MILANO - Dopo due giorni a letto con l'influenza Umberto Bossi ritorna in pista e accusa quella che lui definisce "una nuova P2", un misto di poteri forti politico-economici che puntano a fare saltare gli equilibri governativi, a sabotare la riforma federalista. Bossi ne ha per tutti, ma contemporaneamente sta bene attento a non chiudersi le porte alle spalle. Si vedrà giovedì in Senato e domenica mattina in piazza a Milano, durante il corteo e comizio per il federalismo.
Ministro Bossi, il cardinale Ruini ha detto che le riforme vanno perseguite "senza nemmeno mettere apparentemente in discussione l'unità nazionale". Che ne dice?
"Io non parlo del Vaticano. Io le dico che il governo Berlusconi è favorevole a fare le riforme. Certo ci sono mondi che non sono favorevoli alle riforme, anzi che non sono favorevoli al governo Berlusconi".
Ma vuole dividere l'Italia in tre macroregioni, come diceva Miglio? Sta rifacendo il Parlamento del Nord?
"Ma quale Parlamento del Nord. Quelli che ipotizzo sono solo dei coordinamenti politici, cose di tipo consultivo".
Che si tratti di una sorta del Parlamento del Nord lo dicono i suoi alleati.
"Se così fosse sarebbero molto poco alleati. Stiamo parlando di assemblee consultive".
Venerdì sera lei a Brescia era moderatamente soddisfatto, passate poche ore c'è stato un fuoco di sbarramento da parte di An e Udc.
"Vedo che ci sono segnali che qualcuno non vuole fare le riforme. Ma questa cosa non esiste, non esisterà. Altrimenti li dovrò considerare alleati riluttanti. Cioè alleati molto poco".
Non è che lei abbia molto tempo, giovedì si vota la devoluzione nell'aula del Senato, sarà la prima prova del nove.
"Se non passa si va a casa subito".
La sinistra l'accusa di sfasciare il paese.
"Sono scemi. Se loro stanno a sentire Violante..."
La sua strategia politica?
"Ma che strategia, penso al Nord che mantiene il Paese".
An ha dei dubbi, idem l'Udc, ma su cosa vi siete trovati d'accordo in commissione Affari costituzionali?
"Le dico che se non passa in aula, se non mantengono la parola...".
Si parla di uno scambio tra devoluzione e verifica di governo.
"Ma che. Se non passa questa volta... Del resto, se non si arriva al risultato attraverso le riforme, allora vuole dire che non c'è più da sperare. Se a metà settimana non passa in aula la devoluzione, vuole dire che ognuno è libero di andare per la sua strada".
Cioè?
"Sarà chiaro a tutti chi è Berlusconi, chi è Fini, chi è Follini, chi è Casini".
Ma lei è disponibile a eventuali emendamenti in aula?
"Ma insomma, non c'è niente da emendare. Alla sinistra abbiamo già dato tutto".
Sulla devoluzione c'è stato un fuoco di sbarramento da parte dei principali quotidiani italiani.
"Sappiamo chi sono. E non mi illudo che siano favorevoli al Nord. Magari ci sono uomini collegati a quelle parti che sono interni al Nord. Ma io le dico che c'è un nuovo gruppo, la potrei definire la nuova P2, che è organizzata trasversalmente, che mira a fare pasticci e imbrogli".
C'è chi sta sabotando le riforme all'interno della coalizione?
"No, non mi pare che all'interno della maggioranza ci siano cose di questo tipo. Certo, le riforme si devono fare. Ma insisto: c'è un coacervo forte di tipo economico e politico che vuole i soldi e che è trasversale alla politica".
La riforma federalista passerà al Senato?
"Io mi aspetto che passi. Se non passerà, saranno i fatti a parlare. Non posso pensare che vinca la nuova P2 che sta cercando di metterci in difficoltà. Non c'è il minimo dubbio che la riforma passerà, altrimenti il Nord batterà un'altra strada. Certo che è fatale che non ci si trovi sulla stessa lunghezza d'onda del mondo romano".

"Il Corriere della sera"
Bossi: la nuova P2 non vincerà. Tutti a casa se non passa la riforma
MILANO - "Nessun emendamento. Alla sinistra abbiamo già dato tanto in Commissione. Ora non resta che approvare la riforma federalista anche in Aula. Altrimenti avrà vinto la nuova P2". Umberto Bossi sente aria di "complotto". Min istro, non c'è solo il centrosinistra sulle barricate: i suoi alleati, An e Udc, non sono affatto contenti. Anzi: minacciano di non dare il via libera al federalismo.
"Se è così li dovrò considerare alleati riluttanti... cioè alleati... ma molto poco o per nulla".
C'è un bel fuoco di sbarramento: il federalismo alla padana non piace.
"In effetti osservo segnali non belli: qualcuno non vuole il federalismo; ma questa cosa proprio non esiste".
Che cosa intende dire? Che cosa non esiste?
"La riforma si fa, punto e basta. L'hanno votata in Commissione e adesso cambiano improvvisamente rotta? Non ha senso: ma se davvero anche i miei alleati dovessero comportarsi così, ebbene allora sarà chiaro a tutti chi è Berlusconi, chi è Casini, chi è Fini, chi è Follini".
Da giovedì l'Aula: se il federalismo fosse bocciato?
"Le conseguenze sarebbero immediate. Tutti a casa e ognuno per la propria strada".
Alleanza nazionale e Udc mettono sotto accusa il cosiddetto Parlamento del Nord: spacca l'unità nazionale.
"Ma quale Parlamento del Nord... quale spaccatura dell'unità nazionale... nel disegno di legge si parla di organo consultivo a livello macroregionale. Non di organo legislativo o deliberativo. Se davvero la riforma prevedesse un Parlamento del Nord le cose sarebbero, sì, diverse. Ma non è questo il contenuto del disegno di legge che, ripeto, è già stato votato in Commissione e che traduce il contenuto degli accordi fra i partiti della Casa delle Libertà. Se non mantengono la parola, se tradiscono i patti, se si rimangiano il voto già dato in Commissione significherà che non ci sarà più nulla da sperare e ci sentiremo liberi. E poi non posso pensare che vinca la nuova P2".
A chi e a che cosa si riferisce? Che cosa sarebbe questa nuova P2?
"E' sotto gli occhi di tutti".
Ovvero?
"Una organizzazione trasversale agli schieramenti che mira a combinare pasticci e imbrogli".
Sia più chiaro?
"Un coacervo politico, economico, editoriale contrario alle riforme. Uno schieramento politico che punta ad arraffare i soldi. Un nuovo gruppo, io la chiamo una nuova P2".
Molti l'accusano di volere sfasciare il Paese.
"Sono scemi. E del resto stanno a sentire Violante e soci... La verità è che la riforma comincia a realizzare il vecchio sogno risorgimentale della unità nella diversità. Non vi è proprio nessuna spaccatura o rottura del Paese".
Il Senato, secondo lei, approverà il federalismo?
"Continuo a sperare di sì e a respingere l'idea che rivinca la prepotenza di una nuova P2. Chi si assume la responsabilità di non rispettare i patti? Chi va a spiegare che, prima, in Commissione si è approvato e poi ci si è rimangiato tutto? Sono curioso di vedere le facce dei miei alleati e sono curioso di vedere se per davvero si mostreranno molto ma molto poco alleati".
Il cardinale Ruini...
"Ah no, del Vaticano non parlo".
Il cardinale Ruini ha espresso la convinzione che le riforme non possono dividere il Paese.
"No, no, no. Del Vaticano non parlo. Io so che ci sono certi mondi non favorevoli alle riforme e non favorevoli al governo Berlusconi. Ma del Vaticano non so proprio niente".
Fabio Cavalera

21 gennaio 2004 - PARMALAT: FLORIO FIORINI
ANSA:
FLORIO FIORINI: IO IL LAVANDAIO, TANZI E I BANCHIERI
INTERVISTA AL SOLE 24 ORE
"Com'e' pensabile che una societa' di revisione abbia creduto che Parmalat avesse un deposito presso una sola banca, quando lavorava con moltissime banche? Una banca la prima cosa che ti chiede di versargli e' la liquidita'. Che e' cio' su cui guadagna ". Chi parla e' Florio Fiorini che, in un'intervista al SOLE 24 ORE, rievoca i rapporti con Calisto Tanzi fin dai tempi in cui ricopriva la carica di direttore finanziario dell'Eni. "Il banchiere interviene al momento della decisione del finanziamento - continua Fiorini -. Ma se il bilancio della societa' beneficiaria e' falso, non e'certo colpa della banca. E' impossibile che tutte le banche siano state complici di Tanzi. Probabilmente questi di Bank of America non sono del tutto puliti. Se falsifico il documento di qualcuno debbo avere un'arma di ricatto. Altrimenti sarei un matto".
Alla domanda del quotidiano della Confindustria: "In Sasea lei s'e' imbattuto in qualcuna di queste banche? (Banca di Roma, Comit, Bnl e Monte dei Paschi) " Fiorini risponde: "Lavoravamo con tutte. Ma il nostro rapporto era fondamentalmente diverso. Io facevo il lavandaio e lo dichiaravo apertamente. Era un mestiere pericoloso: prendevo le aziende vecchie e malate e cercavo di rimetterle in sesto per guadagnarci. Rendevamo servizi alle banche, alle societa' assicurative e anche a qualche azienda industriale. Ma le banche prima di darci i soldi ci pensavano su quattro volte".
Alla domanda, infine, "Vede analogie tra il crack Parmalat e quello dell'Ambrosiano?" Fiorini afferma: "L'Ambrosiano falli' perche' Calvi aveva comperato il controllo della banca attraverso fiduciarie panamensi che erano state finanziate dallo stesso Ambrosiano. Questo determino' un buco che Calvi credeva di poter rimborsare, ma che invece ando' ingigantendosi per la svalutazione del dollaro e l'esplosione dei tassi d'interesse. (...) Per me, Tanzi non era Calvi. E il ragionier Tonna non era ne' Licio Gelli ne' Umberto Ortolani".

23 gennaio 2004 – STAJANO SULL’ UNITA’
"L' Unita'"
Se società fa rima con civiltà
di Corrado Stajano
Dunque, il presidente del Senato Pera è andato a far visita alla tomba di Craxi di Hammamet e sul libro d'onore ha scritto: "Per una memoria unita degli italiani". Chissà che cosa avrebbe scritto dieci anni fa quando era un "giustizialista" furibondo e affidava alla Stampa i suoi pensieri in difesa dei giudici di Milano bollando con parole scarlatte la corruzione, i partiti mangiastato, il malandrinaggio che infestava la Repubblica. Si è revisionato da sé. Adesso dice e scrive tutto il contrario, sempre con toni accesi. Non è vietato. Anche Picasso ha avuto il periodo blu, il periodo rosa. Di recente il presidente del Senato ha fatto sfoggio delle sue ricordanze sul tema dell'antifascismo e della Resistenza: è arrivato il momento, ha detto, di mettere in discussione quel mito, di abbandonarlo, di pensare soltanto a scrivere la storia. Mentre Fini, l'alleato, parlava del fascismo come del male assoluto.
La memoria è un punto forte di Pera. Dev'essere un estimatore di Proust, di Joyce, di Rilke, di Alain Fournier. Chissà se ricorda ancora quel che alla Camera dei deputati disse Craxi il 10 luglio 1981, pochi mesi dopo la scoperta delle carte della P2, nei giorni successivi al tentato suicidio nel carcere di Lodi del banchiere Calvi: "Straordinaria è la crisi che investe la Borsa di Milano, in preda al panico e all'avventura. I giornali di ieri hanno titolato le vicende della Borsa milanese ricordando Caporetto, non in senso figurativo, ma riandando al reale precedente storico, che pare appunto risalire alla giornata che nel 1917 seguì la sconfitta militare". (...) "Quando si mettono le manette, senza alcun obbligo di legge, o senza ricorrere ad istituti di cautela, che pure la legge prevede, a finanzieri che rappresentano in modo diretto o indiretto gruppi che contano per quasi metà del listino di Borsa, è difficile non prevedere incontrollabili reazioni psicologiche e varchi aperti per le correnti speculative che si sono messe al galoppo. La verità è che, contemporaneamente, assistiamo all'intrecciarsi di torbide manovre di potere attorno a grandi giornali, a grandi banche, a grandi gruppi finanziari".
Sappiamo quel che è accaduto dopo. Il banchiere Calvi appeso - assassinato - a un pilone del Blackfriars bridge di Londra nel giugno 1982, la stagione del terrorismo sanguinario, Craxi presidente del Consiglio nel 1983, la grande corruzione nella famosa "Milano da bere", con l'ufficio di Craxi diventato la più importante centrale delle mazzette, un va e vieni da stazione ferroviaria, in piazza del Duomo 19 dove adesso Forza Italia, gli eredi, vorrebbero murare una lapide celebrativa dedicata allo statista. Vicino a un'altra lapide, quella che ricorda Turati e la Kuliscioff, inquilini nella stessa casa sopra i portici settentrionali della Galleria.
Nella Milano di allora le tariffe delle tangenti erano di pubblico dominio, Silvano Larini, l'eminenza grigia di Craxi, ha rivelato ai giudici i particolari più minuti. E anche tanti altri l'hanno fatto e le carte parlano. Le sentenze di condanna di Craxi sono passate in giudicato.
Il ladrocinio era palpabile e quel che allora accadde non può non far venire in mente la cupa vicenda della Parmalat, con il suo groviglio di bond e di finzione, le compravendite di titoli inesistenti, i contratti fiduciari, le falsificazioni, l'uso delle società off-shore, le complicità e le coperture politiche e amministrative che non possono non sussistere in un meccanismo così complicato come quello di Collecchio. Vittime i risparmiatori imbrogliati o malconsigliati dalle banche come ai tempi del crac delle banche di Sindona e del Banco Ambrosiano di Calvi, ma in una dimensione assai più ampia, e con loro i contadini sudamericani, i produttori di latte, i lavoratori delle aziende sparse in tutto il mondo, la miriade di società dell'indotto.
Vent'anni fa le reazioni dei cittadini che comprendevano di vivere in una società profondamente corrotta furono lente, difficili da esprimere. Come oggi: cominciano adesso le prese di coscienza, le proteste. A Milano, dopo l'83-'84 la ribellione, mentre stava cambiando l'assetto sociale, fu sotterranea e timida, poi più aperta, coraggiosa e diffusa. Uno dei segni, forse il più rilevante, fu nel 1985 la nascita del Circolo Società civile, 101 soci fondatori, 400 venuti dopo, grandi nomi e piccoli nomi, in buona parte la borghesia responsabile della città che rifiutava le pratiche corrotte di quella politica della spettacolarizzazione, manifestava disagio profondo nei confronti dei partiti che su tutto quanto volevano imporre le loro decisioni e la loro prepotenza. Il Circolo non nasceva contro i politici-irritati, furiosi - ma in nome di una nuova politica. Lo statuto non mitizzava il concetto di società civile che non spuntava certo allora (August Ludwig von Schlozer, 1794) rifiutava l'idea che tutto quanto è fuori dai partiti fosse per se stesso civile, escludeva i politici di professione perché hanno altri spazi per esprimersi, denunziava il malaffare, sosteneva l'importenza sociale e politica della questione morale. Nando Dalla Chiesa ne fu l'anima. Un mensile, Società civile, pubblicato per quasi dieci anni con difficoltà di ogni genere fu una libera voce odiata dai profittatori e dagli speculatori. Manifestazioni, dibattiti, convengi su temi scottanti ravvivarono una città malandata, mezza morta, proprio come adesso.
Mani Pulite, nel 1992, rappresentò una liberazione. Da anni, ormai, si tenta di immiserire l'inchiesta, dimenticando in modo impudico la ruberia generalizzata che infettò le fondamenta di una città, la capitale morale: 4520 indagati per corruzione, concussione, altri reati; 3200 soltanto a Milano; 1400 condannati spesso confessi. La coda, davanti agli uffici della Procura della Repubblica, di imprenditori soprattutto, che volevano confessare, liberarsi da un peso e smettere di pagar mazzette, era interminabile. Con loro, amministratori pubblici, guardie di finanza di grado alto e basso e politici, soliti incontrarsi periodicamente tutti quanti intorno a un tavolo per dividersi le percentuali sugli appalti. Per il partito o per se stessi. Come si può dieci anni dopo negare ancora l'evidenza, mentire in modo spudorato, dare a un'inchiesta giudiziaria, con luci e ombre, significati falsi tentando di trasformarla nello strumento di un complotto contro il sistema politico? Seguitando a perseguitare i magistrati - avviene dal 1994 -, senza aver approvato una sola legge contro la corruzione, senza aver posto mai al primo posto delle cose da fare la legalità, il rispetto della legge che in uno stato di diritto è uguale per tutti.

23 gennaio 2003 – BARBATO DI 10 ANNI FA
"L' Unita'"
Il fascino pericoloso dell'uomo di Arcore
di Andrea Barbato
Questo articolo è stato pubblicato dieci anni fa sull'Unità, il giorno della discesa in campo di Berlusconi.
Arriva, volando sull'onda elettronica come una Mary Poppins della politica, l'uomo di Arcore. Arriva già preconfezionato, precotto, in kit di montaggio, istruzioni incluse. Uguali come clonazioni, parlano le cassette registrate, non l'uomo in carne e ossa: non siamo nell'era dei messaggi? E del resto, in un'occasione ufficiale come una dichiarazione di guerra, perché sottoporsi a domande, tanto più se si possiedono personalmente microfoni e telecamere? Così, l'Italia pre-elettorale ascolta il sermone del replicante, magari cerca di articolarlo e spezzettarlo, ma il risultato è lo stesso. Forse si può partire da qui, da questa singolare scelta dell'autointervista, per cercare di capire chi è l'uomo del destino, e di indovinare se quello splendido villone brianzolo dai viali innevati sarà una Versailles o una Sant'Elena. Forse Berlusconi (insieme al diversissimo Di Pietro) è il personaggio più popolare d'Italia: e anzi ci sembra di ricordare un'indagine d'opinione nella quale precedeva - nella classifica di celebrità di tutti i tempi - addirittura Gesù Cristo. È diventato quasi un sinonimo: di abilità imprenditoriale, di successo rapido. Agnelli si nasce, Berlusconi si diventa. Ecco l'esempio pratico di come chiunque, con laboriosità spregiudicata, potrebbe diventare miliardario, tirare le fila di quel grande teatro dei burattini che è l'universo dell'informazione e dello spettacolo, mettere in riga i potenti magari esaudendo i loro desideri, e in fine presentarsi come il salvatore della patria, il raddrizzatore dei torti, la fata del libero mercato, il mago che può salvarci dal fisco incontentabile, ma soprattutto dal totalitarismo statalista e collettivista.
Piano-bar e finanza
Che si vuole di più? Di Berlusconi, gli italiani sanno tutto: la sua carriera, il suo passato di intrattenitore da crociera, l'edilizia, i quartieri residenziali milanesi, il gran salto nell'affare televisivo, l'infortunio della iscrizione alla P2, la conquista della Mondadori e della Standa, l'estensione di un immenso impero economico-finanziario sia pure lesionato da debiti immani, i successi sportivi con il Milan... C'è poco da raccontare, in una biografia così pubblica, che si svolge tutta all'aperto, sotto gli occhi di una folla che è anche utente e spettatrice. Cosa rivelare che già non si sappia sulle riunioni di Arcore, sulle amicizie politiche, sugli aneddoti personali? Berlusconi è stato senza dubbio, nel bene e nel male, il protagonista degli anni Ottanta, decennio di ascese e cadute, di spregiudicatezze e di rampantismo, di grinta e di complotti. Oggi che Berlusconi si ricicla, si propone come uomo nuovo, bisognerebbe ricordargli (ma si può dialogare con una cassetta magnetica?) che mai nessuno è stato fortunato come lui nei rapporti con la vecchia classe politica, quella che gli italiani dovrebbero essere chiamati a seppellire. Nessuno ha goduto dell'appoggio più diretto del lungo governo del suo strettissimo amico Craxi e dei suoi alleati dc, durante la IX legislatura. Prima con l'assenza di leggi, poi con leggi e decreti favorevoli, il tutto in una materia - la comunicazione - che è strettamente legata al consenso, alla manipolazione delle idee, e quindi in ultima analisi alle scelte politiche. Berlusconi ha avuto l'intuito e l'abilità di non indossare un'uniforme, di non percorrere la strada maestra del fiancheggiamento. Ha usato la benzina politica per crearsi una sua macchina particolare, colorata, sfavillante. Ha ricercato con meticolosità i gusti, le attese, le debolezze, i desideri della platea, e ha fatto di tutto per soddisfarli.
L'ingrediente soft
Il meccanismo è semplice e geniale: io somiglio a voi tutti, e vi do quello che chiedete e vi aspettate, e noi tutti cresciamo insieme e ci somigliamo sempre di più. Se questo ingranaggio fosse applicato (come accade nella storia) a pulsioni nazionalistiche, o militaresche, o etniche, o religiose, si avrebbe un regime di tipo mediorientale o sudamericano. Ma Berlusconi, nel trasferirlo in politica, si è portato via il suo materiale soffice: il consumo, l'applauso, il sorriso a tutta bocca, l'ammiccamento, la risata. Non è difficile, nell'Italia melensa e immemore, trasformare tutto questo in progetto, club di buongoverno, tricolore di Forza Italia. Dunque, sul fondo, c'è un'ideologia berlusconiana. Parte dal denaro, si occupa del denaro, arriva al denaro. Ma Paperone non c'entra: ora sappiamo che l'oro è anche uno strumento di potere. Prima di tutto, per difendere l'oro stesso, minacciato da statalismi, concorrenze, sinistrismi. Poi, per stimolare quel mondo di marionette litigiose che, visto da Arcore o dall'elicottero della Fininvest, sembra essere il mondo politico. Un mondo di ietti, ambiziosi, straccioni, incapaci di comunicare. Lui, Berlusconi, ha i soldi, che da sempre muovono la politica. Ma ha anche gli strumenti della comunicazione, che sono i mattoni del consenso. Le idee diverse, il pluralismo? Sono utili alle aziende, muovono la scena: non ci sarebbe Otello senza Iago, ma Iago è pur sempre il tortuoso traditore. Meglio rinchiudere tutto nella confezione di una cassetta.Su Berlusconi sono state scritte biografie, alcune perfide, altre agiografiche.
Disprezzo per la politica
Il suo stile sbrigativo piace a molti, che forse confondono quel carattere, così utile a un imprenditore, per una promettente qualità politica. Sarebbe anche lungo elencare le ragioni degli altri, di quelli che hanno riflettuto sui pericoli dell'ingresso di Berlusconi in un'area che in marzo potrebbe arrivare addirittura al governo. Si possono diluire i propri interessi personali negli interessi generali? Ci sarà una grave confusione fra chi sarà chiamato a decidere e chi beneficerà di quelle decisioni? Ci può essere lealtà competitiva se uno dei concorrenti dispone - malgrado rinunce formali - di un grandioso apparato di imbonimento, una fabbrica di cassette e di opinioni in cassetta? E su quale idea delle libertà, della società, dell'etica, della solidarietà, delle passioni civili, è fondato un progetto politico che sembra scritto su un fissato bollato? Si può fondare un movimento utile e duraturo basandolo sulla paura di qualcosa che non c'è (il comunismo), sulla caricatura degli avversari, su fantasiose promesse fiscali, su vaghezze nominali come la liberal-democrazia, su regole di mercato che lo stesso gruppo ha allegramente eluso e violato negli anni, sull'unico ideale del consumo...? Consumo di speranze, colori, musiche... La vita non è un quiz, l'amministrazione pubblica non è le ruota della fortuna, le idee della gente non sono un karaoke. Se il successo di Berlusconi invita a riflettere (anche sulla sua indubbia bravura) e rispecchia un'Italia che vorrebbe essere spensierata e spregiudicata anche a costo di chiudere gli occhi, è l'ambizione di Berlusconi il nuovo dato da esaminare, perché un uomo che ha già tutto gioca una partita così grossa e rischiosa? Le risposte possibili sono molte. Perché solo così può sperare di salvare ciò che ha. Perché è sempre stato un giocatore. Perché disprezza la politica. Perché il potere che ha non gli basta più. O, infine, perché crede in quel che dice. Fra tutte, questa, sarebbe la risposta più allarmante. Sbaglia chi contesta a Berlusconi il diritto di impegnarsi in politica. Sbagliano quei politici che vogliono scoraggiarlo per gelosia o per spirito corporativo. Sbaglia chi lo attacca sui lati privati o personali. Ma sbaglia anche, chi pensa di votare per lui.

25 gennaio 2004 - PECORARO A BOSSI,SE PARLI MASSONERIA RICORDA ANCHE P2
ANSA:
VERDI: PECORARO A BOSSI,SE PARLI MASSONERIA RICORDA ANCHE P2
IGNOBILE IL SUO ATTACCO A CIAMPI. COMIZIO ISTERICO
«L'isterico comizio di Milano e gli ignobili attacchi della Lega al Presidente della Repubblica Ciampi rappresentano la reazione di un partito che, dietro gli insulti e le parate in strada, cerca di nascondere il suo totale fallimento al governo». E' la replica del presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio alle affermazioni degli esponenti leghisti nel corso della manifestazione di Milano.
«Suona peraltro paradossale che Bossi parli di massoneria - aggiunge - dimenticando i noti rapporti tra Berlusconi e la loggia deviata P2...».

31 gennaio 2004 - BANCA D'ITALIA E TESORO IN CASI CALVI E SINDONA
"Il Riformista"
CORSI&RICORSI. QUANDO BANCA D'ITALIA E TESORO COLLABORAVANO
Prima Carli-La Malfa, poi Ciampi-Andreatta Due coppie di ferro contro Sindona e Calvi
Via Nazionale bloccò la manovra del finanziere siciliano e via XX Settembre non riunì per il mesi il Cicr
Forse il "metodo Aspen" non piace al Cavaliere. Magari più realisticamente a non gradire è l'ala democristiana di Forza Italia: teme un asse Tremonti-Ciampi "per servirci Giuliano Amato alla Banca d'Italia senza che neppure ce ne accorgiamo", stando alle parole sussurrate a margine del consiglio dei ministri di giovedì 29 gennaio. O più probabilmente sulla riforma delle autorità per il risparmio Silvio Berlusconi sfrutta il classico stop and go tipico delle fasi di verifica: l'affaire Parmalat-Cirio va infatti disgraziatamente a intrecciarsi con i problemi ministeriali di Gianfranco Fini e con le aspirazioni di Marco Follini. Resta il fatto che le modifiche al progetto iniziale rischiano di creare un rimedio peggiore del male.
Le competenze sulla concorrenza bancaria verrebbero sì trasferite all'Antitrust, ma poi ci sarebbe l'obbligo di chiedere a Bankitalia un parere preventivo (secondo An, vincolante) su tutte le operazioni. Mentre restano in dubbio i poteri della SuperConsob: potrà per esempio muovere la Guardia di Finanza? In altri termini, c'è il fondato timore che i veleni corsi a fiumi negli ultimi mesi tra Via Venti Settembre e Via Nazionale inquinino abbondantemente la riforma. Esempio: perché la vigilanza non vigilava? Ahi sì? E perché la Finanza non ispezionava?
Eppure non è affatto vero che la separazione, o peggio la incomunicabilità, tra ruoli e palazzi sia congenita a queste istituzioni, e debba perpetuarsi un meccanismo di sospettosi veti reciproci e controlli incrociati. Il problema è di sostanza. E la storia ci racconta che sulla sostanza quando un governatore e un ministro collaborano (e si armano di responsabilità senza rifugiarsi nello steccato delle competenze), si esce dalle vicende più scabrose, da scandali realmente sanguinosi, salvando sia l'onore sia la pubblica pecunia.
Può essere utile una rilettura di Cinqua

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Roberto Calvi, non fu suicidio.
by Gianni Barbacetto Monday, Aug. 16, 2004 at 9:28 PM mail:

ROMA. Roberto Calvi, non fu suicidio. La relazione giunge a 20 anni di distanza da quel 18 giugno 1982 in cui il corpo del banchiere Roberto Calvi, presidente del Banco ambrosiano, fu trovato impiccato sotto il ponte Black Friars a Londra. E' stata condotta, attraverso l'autopsia del cadavere, da un'équipe di esperti guidati dal tedesco Bernd Brimkmann. La conclusione non stupisce più di tanto: quando Roberto Calvi è stato impiccato, era già morto. Si tratta quindi di omicidio. Sulla fine del bancarottiere legato a Michele Sindona c'erano state sentenze contrastanti: la prima, in Inghilterra nel 1982, stabilì il suicidio; un successivo processo, nell'83, si pronunciò con un verdetto aperto; nel 1988, in una causa civile a Milano per questioni di assicurazione, si optò per l'omicidio. Con l'ultima perizia, si apre la strada dell'incidente probatorio che riaprirà il processo sulla base dell'ipotesi di accusa su cui la Procura di Roma lavora da più di 10 anni: Calvi sarebbe stato ucciso dalla mafia perché ritenuto inaffidabile, dopo aver fatto sparire soldi affidatigli da Pippo Calò, il cassiere della mafia siciliana attualmente detenuto. L'altro grande accusato è Flavio carboni, il "faccendiere" che accompagnò Calvi nel suo ultimo viaggio londinese.

Il club P2, vent'anni dopo

Che cos'era il gruppo di Gelli? Che cosa fanno oggi i suoi membri? Ecco le "pagine gialle" della loggia Propaganda 2, mentre il suo affiliato più noto punta alla presidenza del Consiglio

di Gianni Barbacetto
tratto da Diario

Questo testo. Vent'anni fa, nel maggio 1981, furono resi pubblici gli elenchi sequestrati a Licio Gelli con i nomi degli affiliati alla loggia massonica Propaganda 2. Che cos'era quell'organizzazione segreta? Che peso ha avuto nella storia d'Italia? Che cosa fanno oggi gli iscritti alla loggia? Ecco qualche risposta, mentre il più noto di loro aspira alla presidenza del Consiglio.

Milano La notizia la dà il telegiornale della notte: la presidenza del Consiglio dei ministri ha deciso di rendere pubblici gli elenchi della loggia massonica P2, l'associazione segreta che il Maestro venerabile Licio Gelli chiama "l'Istituzione". È il 20 maggio 1981, vent'anni fa. L'Italia è scossa: di quella loggia misteriosa si parla ormai da molto tempo, ma ora i suoi componenti prendono un nome e un volto. E gli italiani scoprono che esiste un potere sotterraneo, un governo parallelo, uno Stato nello Stato. Negli elenchi della loggia sono iscritti i nomi di quattro ministri o ex ministri, 44 parlamentari, tutti i vertici dei servizi segreti, il comandante della Guardia di finanza, alti ufficiali dei Carabinieri, militari, prefetti, funzionari, magistrati, banchieri, imprenditori, direttori di giornali, giornalisti...

Una settimana dopo, il governo presieduto da Arnaldo Forlani dà le dimissioni. Nasce il primo governo laico della storia d'Italia, guidato da Giovanni Spadolini. È varata una commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia di Gelli, sotto la presidenza di Tina Anselmi. È approvata una legge dello Stato che vieta le associazioni segrete e scioglie la P2. I capi dei servizi di sicurezza sono tutti licenziati. Qualche piduista ha la carriera bloccata, qualcuno subisce procedimenti disciplinari, una ventina di affiliati finisce sotto processo. I magistrati aprono indagini sulla loggia, con l'ipotesi che abbia realizzato una cospirazione politica contro le istituzioni della Repubblica.
Ma oggi, vent'anni dopo, che cosa è restato di quel terremoto? Dove sono, che cosa fanno i membri del club P2? Il più noto di essi, che vent'anni fa era soltanto un giovane, brillante palazzinaro, ora spera di diventare nientemeno che presidente del Consiglio. Ecco dunque la storia dimenticata dell'"Istituzione" che ha segnato alcuni decenni della storia italiana.

DA SINDONA ALLA P2. Nella seconda metà degli anni Settanta qualche articolo di giornale aveva accennato all'esistenza di una loggia massonica potentissima e misteriosissima. Ombre, sospetti, dicerie? Nel 1980 il consigliere istruttore di Milano Antonio Amati deve aprire due inchieste giudiziarie: una sull'assassinio dell'avvocato milanese commissario liquidatore delle banche di Michele Sindona, Giorgio Ambrosoli, ucciso a Milano l'11 luglio 1979; l'altra sullo strano rapimento di Sindona, scomparso da New York il 2 agosto 1979 e poi ricomparso il 16 ottobre. Nessuno allora avrebbe pensato che quelle inchieste avrebbero portato alla P2.
Amati assegna i due fascicoli, insieme, a due giovani magistrati. Il primo, più esperto, si chiama Giuliano Turone, baffi curati e dita sottili, irrequieto e rigorosissimo. Dopo il liceo Manzoni di Milano, dopo un anno negli Stati Uniti, dopo la laurea in legge, era stato tentato dalla carriera diplomatica. Ma aveva scelto la magistratura: perché il diplomatico deve limitarsi a eseguire la politica estera del suo governo, mentre il magistrato decide e giudica, con il solo aiuto della legge e della sua coscienza. Affascinato dalla geometria dell'indagine, aveva voluto diventare giudice istruttore, figura mista (oggi cancellata dal nuovo codice) di giudice e investigatore. Poco più che trentenne, era entrato di persona nel covo-prigione di uno dei primi sequestrati italiani, l'imprenditore Luigi Rossi di Montelera; e nel 1974 aveva fatto arrestare il responsabile, un ometto siciliano che abitava in via Ripamonti 84, a Milano, e che sulla carta d'identità aveva scritto Luciano Leggio, anche se era già noto come boss di Cosa nostra con il nome di Luciano Liggio.
Gherardo Colombo, il secondo magistrato, era invece un giovanotto che arrivava a palazzo di giustizia con i jeans e la camicia senza cravatta, e sopra gli occhiali aveva una gran corona di capelli refrattari al pettine. Era cresciuto in una grande casa sui colli della Brianza, padre medico e un po' poeta, nonno e bisnonno avvocati. Amava i giochi di logica e il bridge. Parlava con aria apparentemente svagata, accompagnando le parole con brevi gesti secchi della mano, che poi spesso lasciava così, sospesa a mezz'aria. Per nove mesi, Turone e Colombo lavorano sodo. Macinano insieme decine e decine di interrogatori, perquisizioni, indagini bancarie. Sono letteralmente risucchiati da un'inchiesta che è un giallo appassionante, pieno di misteri e di colpi di scena. "Era un tessuto dai cento fili intrecciati", secondo Turone, "così abbiamo cominciato col tirare i fili che sporgevano dalla trama".
Il sequestro di Sindona: strano, con quella improbabile rivendicazione del "Gruppo proletario di eversione per una giustizia migliore". Strani anche gli affidavit (dichiarazioni giurate) che una decina di persone invia negli Stati Uniti, ai magistrati americani, per testimoniare che il povero Sindona, che ha fatto bancarotta e ha lasciato sul lastrico centinaia di clienti, è perseguitato dai magistrati italiani soltanto per la sua fede anticomunista. Uno degli affidavit è firmato da un certo Licio Gelli. Dice: "Nella mia qualità di uomo d'affari sono conosciuto come anticomunista e sono al corrente degli attacchi dei comunisti contro Michele Sindona. È un bersaglio per loro e viene costantemente attaccato dalla stampa comunista. L'odio dei comunisti per Michele Sindona trova la sua origine nel fatto che egli è anticomunista e perché ha sempre appoggiato la libera impresa in un'Italia democratica". La prosa non è un granché, ma l'ossessione anticomunista è ben presente (e allora, almeno, i comunisti c'erano davvero...).

LICIO GELLI, FASCISTA E MASSONE. Chi è questo Gelli? - si chiedono Turone e Colombo. Quasi sconosciuto, allora, dal grande pubblico, era il Maestro Venerabile della loggia massonica Propaganda 2, che riuniva la crema del potere italiano. C'era la fila, per ottenere udienza da Gelli nella sua suite all'hotel Excelsior, in via Veneto, a Roma. La loggia era segreta, per non mettere in imbarazzo i suoi potenti iscritti, dispensati anche dalle ritualità massoniche. Bastava la sostanza.
Gelli era arrivato al vertice della P2 dopo una onorata carriera come fascista, simpatizzante della Repubblica di Salò, doppiogiochista con la Resistenza, collaboratore dei servizi segreti inglesi e americani, infine agente segreto della Repubblica italiana. Volonteroso funzionario del Doppio Stato: soldato, come tanti altri fascisti e nazisti, arruolato nell'esercito invisibile che gli Alleati avevano approntato, dopo la vittoria contro Hitler e Missolini, per combattere la "guerra non ortodossa" contro il comunismo. Entrato nella massoneria, aveva contribuito a selezionare, dentro l'esercito, gli ufficiali anticomunisti disposti ad avventure golpiste. Nel colpo di Stato (tentato) del 1970 aveva avuto un ruolo di tutto rispetto: suo era l'incarico di entrare al Quirinale e trarre in arresto il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, quello che mandava telegrammi a raffica che finivano sempre con un bel "viva la Resistenza, viva l'Italia". Poi il golpe non ci fu, sospeso forse dagli americani, ma la "guerra non ortodossa" continuò, con una serie di stragi che insanguinarono l'Italia. Fino al 1974, anno di svolta. Allora la strategia della guerra segreta contro il comunismo cambiò: basta con la contrapposizione diretta, con i progetti apertamente golpisti, sostituiti da una più flessibile occupazione, attraverso uomini fidati, di tutti gli ambiti della società, di tutti i centri di potere. La massoneria (o almeno una parte di essa) fornisce le strutture e le coperture necessarie a organizzare questo club del Doppio Stato, questo circolo dell'oltranzismo atlantico. Nasce la P2 di Licio Gelli. In cui poi, all'italiana, entrano anche (e per alcuni soprattutto) le protezioni, le carriere, gli affari e gli affarucci. Ma tutto ciò, tra il 1980 e il 1981, Turone e Colombo ancora non lo sapevano, non lo immaginavano neanche. I due andavano avanti per la loro strada, a districare i m