Il Gazzettio, La Nuova Venezia, Il Corriere
Corteo contro la Bossi-Fini Mobilitazione dei Padri Comboniani in 25 città:«Una legge e i suoi effetti negativi» Venezia
Una manifestazione pacifica, povera di slogan ma ricca di simboli. Un centinaio di dimostranti hanno raggiunto ieri mattina la Prefettura, accogliendo l'invito dei padri comboniani di Castel Volturno, i quali, a favore dei migranti, hanno proclamato per ieri una mobilitazione in almeno 25 città italiane.
I migranti si sono mossi contro la legge Bossi - Fini, accusata di rappresentare una gabbia, che imprigiona coloro che in territorio italiano sono legati al rapporto lavoro/permesso di soggiorno. Dopo il bliz di due giorni fa con la costruzione di una gabbia in piena piazza San Marco, la stessa struttura è stata posizionata ieri davanti alla prefettura e disgregata dagli stessi migranti come simbolo di ciò che si vorrebbe ottenere: il riconoscimento che nessun essere umano può ritenersi clandestino e la chiusura dei centri di permanenza temporanea, "lager" di contenzione per chi si trova sprovvisto di permesso di soggiorno. Il Veneto non ne ha, ma si vorrebbe realizzarne uno nella provincia di Rovigo. Da piazzale Roma, i dimostranti si sono diretti in tarda mattina verso la prefettura: fra di loro la Rete antirazzista , l'Officina sociale, la Rete d'urgenza, Zona Bandita, Venezia Social forum, l'associazione dei venditori itineranti extracomunitari. In pratica, tutto l'associazionismo che si dedica al problema dell'integrazione e dei diritti dei lavoratori extracomunitari. "A due anni dalla sua approvazione - hanno detto i portavoce della Rete - la legge Bossi-Fini sta mostrando i suoi prevedibili effetti negativi, precarizzando e peggiorando le condizioni di vita e di lavoro dei migranti. Con un permesso di soggiorno strettamente legato al contratto di lavoro, nel contesto di un mercato in recessione e con impieghi sempre più intermittenti e flessibili, ormai la difficoltà dei rinnovi diventa una triste consuetudine. I tempi sono lunghissimi e mettono in difficoltà il lavoratore e i ricongiungimenti familiari. Perciò diventa sempre più facile ricadere nella clandestinità , anzichè promuovere l'integrazione come atto dovuto e culturale." "Durante le lunghissime pratiche della questura - hanno concluso i portavoce - il lavoratore migrante è abbandonato dal datore di lavoro che lo sfrutta, dall'Ulss che non gli riconosce malattie, e dallo Stato. Non dimentichiamo, infine, la situazione drammatica degli irregolari in Italia, per i quali la legislazione ha previsto il carcere o i soggiorni nei centri di permanenza temporanea."
Una delegazione è stata ricevuta dal vice prefetto aggiunto, dott. Lione, che ha convenuto sull'urgenza di apportare modifiche alla legge, ma soprattutto sull'importanza di mettere in sinergia i vari enti locali per velocizzare le prassi di rinnovo del permesso di soggiorno. "Un procedimento che non sarà purtroppo breve - ha detto Lione - ma sul quale la prefettura di Venezia è impegnata." Infine, Lione ha promesso di trasmettere le istanze al prefetto e alla presidenza del Consiglio dei ministri.
Tullio Cardona
LA NUOVA VENEZIA
Vu’ cumprà in corteo in Prefettura In 300 chiedono di poter esercitare il commercio ambulante Contestano la Bossi-Fini
VNEZIA- Trecento persone in corteo ieri mattina per chiedere la modifica della legge Bossi-Fini sull’immigrazione e la possibilità di esercitare il commercio ambulante modo più civile. Una manifestazione pacifica, cui ha preso parte anche frate Nicola Bortoli dei padri Comboniani di Castelvolturno, organizzata dalla Rete Antirazzista in collaborazione con moltissime associazioni tra cui Zona Bandita, il gruppo studentesco Officina Sociale, rete d’urgenza, Comitato Certosa, Lato Azzurro, Giovani Comunisti e soprattutto una folta delegazione dell’Associazione Venditori Ambulanti. ÆStufi di essere clandestiniØ, uno degli slogan scanditi con sottofondodi bonghi dai manifestanti che, una volta raggiunta la sede della Prefettura hanno coerograficamente distrutta una gabbia simbolo dei Centri di Detenzione Temporanea istituiti dalla legge Bossi-Fini sull’immigrazione. Æabbiamo avuto un importante incontro con il capo di gabinetto del Prefetto che ci ha assicurato di trasmettere a Roma alcune nostre istanze, tra cui quella urgente di riconoscere validità alla ricevuta rilasciata dalla Questura quando si chiede il rinnovo del permesso di soggiornoØ, ha commentato Barbara Dolce della Rete Antirazzista che ha partecipato alla delegazione ricevuta in Prefettura. Un tema molto sentito questo per tutti gli extracomunitari che a volte devono attendere quasi un anno per avere il rinnovo del permesso. E tra le questioni più spinose c’è poi quella dell’esercizio del commercio ambulante nella città storica. ÆNon è giusto che ci siano zone a noi interdette e siamo contrari ad essere ghettizzati con un mercatino etnico in un campoØ., è l’opinione di Sene rappresentante dei venditori ambulanti. Ma proprio sull’esercizio dell’autorizzazione di vendita ambulante si registra la presa di posizione di Roberto Magliocco, Presidente dell’Ascom, che chiede regole uguali per tutti. ÆØIn Italia ci sono un milione e mezzo di venditori ambulanti, se non ci fossero zone interdette sarebbero tutti a San Marco. E poi non capisco perchè non si possa organizzare un paio di mercatini etnici regolamentati, offrendo a questi venditori un banco e consentendo loro di avere dei magazzini vicino per tenere la merce. Il tutto naturalmente nel rispetto delle norme tra cui il pagamento dell’Inps, l’iscrizione alla Camera del Commercio e gli altri obblighi previsti dalla legge, aggiunge Magliocco
(Sebastiano Giorgi)
Corriere del Veneto
Sfilano i cortei contro la Bossi-Fini ÆPer le pratiche servono cinque mesiØ A Venezia distrutta una gabbia in Prefettura
VENEZIA - Gli immigrati di molte città del Veneto e del Nord-Est ieri sono scesi in piazza per chiedere il riconoscimento dei loro diritti. Quei lavoratori regolari, emersi dalla clandestinità, ma che nella clandestinità spesso sono costretti a tornare per Æintoppi burocraticiØ. Quelli che, in Veneto, devono giocare sui tempi. Sui quattro o cinque mesi di attesa per il permesso di soggiorno o per il rinnovo. Mesi che diventano l’oblio di migliaia di vite. Perchè in quel tempo non si ha più l’assistenza sanitaria, non si può rinnovare la patente, affittare una casa e, spesso, si perde il lavoro. Ieri, in piazza, il nodo della questione era la Bossi-Fini. La stessa legge che vorrebbe che i permessi vengano rinnovati entro venti giorni, ma che poi si frantuma sul muro delle code davanti alle questure, oberate dai nuovi rinnovi degli stessi permessi, in scadenza ogni anno. E così sta emergendo una nuova “rete”, quella degli immigrati, che chiedeno le stesse cose in tutte le città: rispetto dei tempi della legge per il rinnovo dei permessi e, durante l’attesa, proroga della validità anche per l’espatrio. Ma soprattutto chiedono un permesso di almeno un anno in assenza di contratto di lavoro e comunque per qualsiasi tipologia di contratto, proprio per chi quel lavoro se lo deve cercare. A Venezia, dopo il blitz dell’altroieri in Piazza San Marco, in trecento hanno partecipato al corteo della rete antirazzista. Hanno portato la gabbia metallica, simbolo delle ristrettezze della Bossi-Fini, distrutta davanti alla Prefettura. A Verona lo scenario è stato piazza Bra. Il coordinamento migranti ha incontrato il Prefetto e il 24 giugno presenzierà a un vertice con il questore. Il corteo, cui hanno partecipato centri sociali, coordinamenti antirazzisti e Mobilit/Azione, ha attraversato il centro e si è fermato in Piazza Erbe, dove si radunerà anche sabato prossimo. Un tavolo per discutere della Bossi-Fini è la proposta lanciata anche a Treviso dalla stessa Questura, dopo l’ennesimo sit-in del comitato. La consulta dell’immigrazione si incontrerà in Prefettura il 30 giugno. A Vicenza il corteo, appoggiato dai centri sociali e dalla Cgil ma non da Cisl e Uil, comunque solidali con gli immigrati era guidatio dall’Iman Ouelhazi Touhami. Una delegazione è stata ricevuta in questura. Alcuni negozianti hanno esposto uno striscione di prtesta contro il Prefetto, chiedendo che venga limitato il numero delle manifestazioni in centro
Angiola Petronio
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