Siracusa_6 Giugno 2004
Cronaca breve di uno "scambio di battute" tra un pacifista e Gianfranco Fini
Siracusa_6 Giugno 2004 Cronaca breve di uno "scambio di battute" tra un pacifista e Gianfranco Fini La scena. Siracusa - Piazza Duomo. Domenica 6 Giugno 2004. Ore 17:50 circa. Incontro Fini con il suo seguito: gran parte dello stato maggiore siciliano di AN. Riconosco Senatori, deputati regionali, rappresentanti arteusei e candidati. Una trentina di persone, almeno. Si dirigono tutti al caffè del duomo. Entrano. Le donne del gruppo restano tutte fuori. E’ un tripudio di collane di perla, tailleur e sorrisi nervosi...li, a pochi metri, c’è il segretario nazionale. Decido di restare, di aspettarlo. Dopo pochissimi minuti il corteo si muove nuovamente dirigendosi verso piazza Archimede, dove si terrà il comizio. Fini dirige il gruppo. Esce dal Caffè...è un metro da me.. Lo chiamo: “Fini” Lui, gentile, si ferma e decide di concedermi udienza. “Che ci faceva a Genova?” – gli chiedo. Il sorriso scompare. “ A Genova dove?” – ribatte. “In cabina di regia, durante il G8” – a questo punto la sua espressione diventa estremamente seria. “Portavo la mia solidarietà ai nostri carabinieri”. “ E la solidarietà alle migliaia di manifestanti pacifici pestati a sangue? – Chi ce l’ha portata? Chi ci ha difeso?” – gli rispondo. Mi guarda indignato...comincia a fare il segno delle botte con la mano e poi, sorridendo, parte: “Vuol dire che ve ne abbiamo date poche..la prossima volta ve ne diamo di più” “Non potevo aspettarmi altra risposta da uno come lei”..concludo io. Fini se ne va...alcuni miei amici arrivano nel frattempo ad assistere alla scenetta...lo vedono girarsi verso il duomo con una faccia indignata. Il corteo riparte. Ci guardiamo in faccia. Allucinati. Un uomo seduto al bar ci da pure dei coglioni..poi si spiega “Io gli avrei risposto in maniera meno educata”. “Perché non lo ha fatto?” – Rispondiamo noi, nervosissimi. “Perché ho la mamma malata di cuore, qui accanto a me”... arranca.. "Il solito coraggio posticcio", penso io. E se gli avessimo sputato in faccia? Immaginate i titoli? “Violenta aggressione al vice-presidente del consiglio....un coro di solidarietà da tutti i leader..” Bella campagna elettorale gli avremmo fatto. Mai cedere alle provocazioni. Credo sia questa l’unica “morale” di questa triste storiella. Ma non basta. Cercare le notizie. Cercarle da soli. Perché nessuno ce le racconta. Di seguito, per chi non si è ancora annoiato, vi riporto un articolo che vi farà capire per quale motivo ieri io abbia deciso di fargli proprio questa domanda. Capirete meglio anche la sua risposta alle mie semplici domande. La notizia è semi-sconosciuta....le televisioni ci hanno riportato solo le recenti affermazioni di Fini “La condotta di alcuni magistrati di Genova urla vendetta”..questa notizia io l’ho trovata proprio su questo sito, su indymedia. Alimentate uno strumento così prezioso, con le vostre notizie, i vostri commenti. Isoliamo violenti e provocatori dai nostri cortei e da questo banner. La CONTRO-INFORMAZIONE sia sempre lo strumento della nostra lotta. Peppino Impastato insegna. Buona contro-informazione a tutti. Un pacifista siciliano da il SECOLO XIX 17.03.04 Processo G8, Fini testimone Decisione a sorpresa alla terza udienza a carico dei 25 no global accusati di devastazione e saccheggio Per il tribunale inammissibile l'esame di Berlusconi «E' irrilevante rispetto all'oggetto del giudizio» Genova. Silvio Berlusconi è stato dichiarato un teste inammissibile dal tribunale, presieduto da Marco Devoto, davanti al quale, tutti i martedì, si svolge il processo contro i venticinque no global accusati di devastazione e saccheggio durante il G8 genovese. Invece, secondo i giudici, è ammissibile l'ascolto, sempre come teste, di Gianfranco Fini e di alti funzionari della polizia. L'elenco dei testi è stato valutato ieri durante una lunga udienza, estremamente tecnica che, iniziata nell'aula bunker alle 9 del mattino, si è conclusa alle 15,30 con l'ordinanza emessa dal tribunale. Ascoltare come testimone il presidente del Consiglio è stato giudicato inammissibile in quanto le motivazioni per le quali era stato chiesto il suo esame «appaiono non rilevanti rispetto all'oggetto del processo». Tra l'altro quando si è fatto il nome di Berlusconi in aula, il rappresentante dell'avvocatura dello Stato, ha sottolioneato: «Il premier ha diritto ad essere ascoltato a Roma e visti i suoi numerosi impegni, si rischia di far scivolare il processo di almeno sei mesi». La deposizione del presidente del Consiglio, parte civile nel processo, chiesta da alcuni difensori, non era stata contestata dalla pubblica accusa Anna Canepa e Andrea Canciani perchè avrebbe potuto rendere noto il danno morale che hanno causato al nostro Paese le azioni di devastazione durante il vertice genovese. Danno - è stato detto dai pm - che Berlusconi ha certamente potuto raccogliere durante i suoi viaggi all'estero. La presidenza del Consiglio, essendosi costituita parte civile, potrebbe comunque essere chiamata a deporre sui motivi che l'hanno portata ad entrare nel processo, anche se non obbligata. Insieme a Silvio Berlusconi sono stati dichiarati testi inammissibili l'allora procuratore capo Francesco Meloni e l'attuale Francesco Lalla perchè hanno preso parte all'inchiesta in qualità di magistrati. Tra i nomi più risonanti che si notano nel lungo elenco dei testimoni indicati dagli avvocati difensori, che sono stati ammessi ci sono, oltre al vicepremier Gianfranco Fini, il sindaco Giuseppe Pericu, i parlamentari Filippo Ascierto, Francesco Martone, Graziella Mascia, il capo della polizia Gianni De Gennaro, l'ex questore di Genova Francesco Colucci, e poi Luca Casarini e Vittorio Agnoletto. La difesa, con la citazione di Fini - a Genova durante le calde giornate del luglio del 2001 - e dei responsabili delle forze armate, intende chiarire come e da chi venne gestito l'ordine pubblico nei giorni del G8 e soprattutto da chi fu ordinata la carica contro il corteo autorizzato in via Tolemaide. Per contestare la citazione di tali testi la pubblica accusa ha sottolieato in aula: «Questo non è un processo contro le forze dell'ordine». Nel corso dell'udienza l'avvocato Simonetta Crisci del Foro di Napoli, difensore del manifestante romano Alberto Funaro, ha sollevato anche una eccezione di legittimità costituzionale per la richiesta, avanzata dall'accusa, di acquisire atti, contenuti in un fascicolo dei pm contro ignoti, a cui la difesa non aveva potuto accedere. L'eccezione di incostituzionalitàè stata respinta dai giudici in quanto definata "superata". Martedì prossimo è prevista la proiezione di un video girato dai vigili urbani della durata di tre ore. Elisabetta Vassallo L' avvocato «Il vicepremier c'era e in aula non potrà mentire» Genova. A Milano lo conoscono come "l'avvocato dei centri sociali". Ha 42 anni, Mirko Mazzali. Ieri, sull'incandescente terreno di sfida del processo G8, dei 25 alla sbarra imputati di devastazione e saccheggio, ha messo a segno un colpo magistrale. Ha calato un atout e ha fatto suo il piatto e nessuno, fino a qualche ora prima, l'avrebbe pronosticato. Mirko Mazzali, l'avvocato che costringe Gianfranco Fini, il vicepremier, a venire in aula. A testimoniare, in un ruolo che non gli consente dinieghi e rifiuti. «E chiamiamola pure una vittoria», spiega lui rincantucciandosi nelle spalle. Doppia vittoria: perché anche Silvio Berlusconi, pur scartato dall'elenco dei testi, può ora esser chiamato davanti ai giudici. Per spiegare i perché della costituzione parte civile della presidenza del Consiglio: potrà rifiutare, ma non sarà certo una vittoria. Mazzali: qual è la prima domanda che rivolgerà a Gianfranco Fini? «Gli chiederò quello che da tre anni, ormai, stiamo chiedendo. Qual era il significato della sua presenza, insieme all'onorevole Filippo Ascierto, nelle sale operative delle forze dell'ordine quel giorno». E se Fini risponderà usando le stesse argomentazioni illustrate qualche giorno fa nella sua visita a Genova? Che la sua visita era solo di conforto e di stima? «Io ho convocato Fini come testimone perché tale è. E' stato in quelle sale operative, ha visto che cosa stava succedendo. E siccome è un testimone e non può mentire davanti ai magistrati, credo che non potrà negare di aver visto, attraverso i monitor, che poliziotti e carabinieri picchiavano manifestanti inermi. Non lo potrà fare». Così parte il conto alla rovescia. Sbaglia chi si illude, chi pensa che i tempi della giustizia rendano imminente la testimonianza di Fini e con lui quella del capo della polizia Gianni De Gennaro. La scansione dei ritmi processuali dice che vanno ascoltati prima i testi dell'accusa e sono quasi centocinquanta. Risultato? «Passerà almeno un anno e magari Fini non sarà nemmeno più vicepremier», sorride Mazzali e par quasi di vederlo mentre incrocia le dita. Via libera a una valanga di testimonianze. Una decisione, quella del tribunale, che finirà inevitabilmente per cambiare il significato di questo processo. Con un rischio ormai difficilmente evitabile, per le forze dell'ordine: che anche questo procedimento (così come quelli che verranno, per le vicende della Diaz e di Bolzaneto) divenga un pubblico processo all'operato di polizia e carabinieri. E' quello che la procura non voleva. Ma profetiche, qualche settimana fa, sono state le parole del procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino: «Inevitabilmente finiranno in aula le testimonianze sulla carica in via Tolemaide, sugli scontri nelle strade, sulla disposizione e sugli ordini agli uomini in divisa». Perché gli imputati hanno scelto da tempo, per non dire da sempre, la linea di difesa: «Ci siamo solo difesi da attacchi gratuiti e immotivati». Ora testimonierà in aula chi è stato nelle strade della paura, nei terribili giorni del luglio 2001. C'era anche il vicepresidente del Consiglio. Marco Menduni G8: TRIBUNALE GENOVA, NO A TESTIMONIANZA DI SILVIO BERLUSCONI (AGI) - Genova, 16 mar. - Il presidente della seconda sezione penale del tribunale di Genova, il giudice Marco Devoto, ha dichiarato non rilevante e quindi non ha ammesso al processo la chiamata a testimone di Silvio Berlusconi, come invece era stato chiesto dagli avvocati che difendono 26 manifestanti accusati di aver preso parte alle devastazioni e ai saccheggi durante il G8 di Genova. La decisione e' arrivata dopo un'ora di camera di consiglio al termine di un'udienza durante la quale difesa e accusa hanno presentato le liste dei testimoni da portare al processo. Oltre a Silvio Berlusconi il giudice ha deciso di non ammettere a testimoniare altri due testi chiamati dalla difesa, e cioe' l'attuale procuratore capo di Genova Francesco Lalla e il suo predecessore Francesco Meloni. Il tribunale ha invece accolto tutti gli altri testi, 103 per la difesa e 150 per l'accusa. Tra le persone chiamate a testimoniare sui fatti di Genova ci saranno anche il capo della polizia Gianni De Gennaro e il vice premier Gianfranco Fini.
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