Ecco chi sono i mercenari arrestati in Zimbabwe.
La notizia lega il fermo dell’aereo con 64 mercenari nello Zimbabwe, alla Guinea Equatoriale. L’aereo era atterrato ad Harare dichiarandosi cargo, e lasciando al buio i passeggeri, destinazione ufficiale: Etiopia. In seguito l’equipaggio ha dichiarato prima di essere diretto all’addestramento di ribelli katanghesi in un paese dei Grandi Laghi, poi a fare la guardia ad alcune miniere in Congo. Dopo incertezze iniziali, si è saputo che sarebbero 20 sudafricani, 23 angolani, 18 namibiani, due congolesi (Rep. Dem. Del Congo), ed uno zimbabwese con passaporto sudafricano. A Mugabe, Presidente, dittatore dello Zimbabwe, non è parso vero di mettere in difficoltà una parte di quel mondo che lo ostracizza. Tutti si chiedono chi siano, di chi fosse l’aereo, pare “noleggiato”, da “militari”. L’aviogetto risulta immatricolato negli Usa, di proprietà della Dodson Aviation, una compagnia che spesso lavora per il governo Usa, e, solo una settimana fa, venduto alla compagnia sudafricana Logo, la quale sostiene i 64 fossero diretti in Congo a fare i guardiani di una miniera. I mercenari misteriosi, ma poco illuminati, hanno forse abusato dell’abitudine e sono entrati come d’uso in Zimbabwe senza attendersi problemi, diversamente non avrebbero usato un aeroporto comune. L’abitudine è una brutta bestia. Mugabe è astuto quanto poco urbano, e ha deciso di mettere i bastoni tra le ruote a gente alla quale anche lui ha fatto ricorso in altri tempi. Tempi duri per gli interrogati.
Per questo Mugabe si è già fatto un’idea e gioca con le cancellerie straniere.
Portavoce del gruppo di arrestati sarebbe Simon Witherspoon, conosciuto mercenario sudafricano e unico bianco sull’aereo, ex delle disciolte forze speciali. Coinvolti anche Nicholas du Toit (Titolare della MTSI, compagnia mercenaria), gia nel paese, ma eclissatosi, e Simon Mann, gia membro delle SAS britanniche e titolare della Logo, le due aziende dividono lo stesso indirizzo alle Isole Vergini Britanniche, la Logo è registrata nelle Isole del Canale inglesi. I due si trovavano in Zimbabwe già dal 5 marzo, cercando di acquistare armi per il gruppo in arrivo. Particolare curioso, in Sudafrica, per fini legali, le armi costano meno e c’è una scelta molto più vasta. Ma chi sono questi mercenari, e dove erano diretti? Nome di battesimo, antico, del manipolo di fermati è Executive Outcomes, ora confluita nella britannica Sandlines, domiciliata a Londra in King’s Road, anche se questa ha sempre negato l’accusa, una compagnia mercenaria che nasce dallo smantellamento delle forze speciali sudafricane, da sempre in prima linea nelle operazioni sporche del regime dell’apartheid. Dopo alcuni anni nei quali la compagnia aveva alimentato la Grande Guerra Africana offrendosi a tutti in cambio di licenze minerarie, la società era stata sciolta da un indignato Sudafrica, che promulgò anche una legge che, da allora, vieta ai suoi cittadini di combattere in armi all’estero.
Per questo il governo sudafricano vorrebbe sapere dei propri criminali.
L’EO è forse la peggiore compagnia mercenaria sul mercato, anche se è una gara priva di senso comune, ed è composta di mercenari provenienti dall’est europeo, israeliani ed inglesi, oltre al nocciolo duro sudafricano che, ovviamente, è diventato invisibile. Storie d’atrocità e condotte non esattamente ortodosse si sprecano, leggendaria la “guerra batteriologica” dei sudafricani che inviano prostitute malate di aids nei campi dei nemici angolani; un’holding internazionale alla quale fanno capo la Branch Energy, che si occupa di sfruttamenti minerari e l’Heritage Oil & Gas dalle attività facilmente intuibili. Compagnie a vario titolo sempre presenti in quasi tutti i conflitti africani, un vero cancro del continente, assoldati ora da governi impresentabili, ora da opposizioni senza speranze o da compagnie multinazionali. Presenti pesantemente anche in Sierra Leone. Si offrono e con il classico patto col diavolo, ottengono concessioni future, spesso fanno "consulenza” per i diversi fronti contemporaneamente, assicurando così l’investimento.
Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, dittatore della Guinea Equatoriale ha capito subito tutto. Conosce per esperienza diretta questi soldati di ventura, ha collegato alle voci di golpe che si rincorrono sul suo paese e ha agito. La Guinea Equatoriale ha dichiarato di aver arrestato 15 mercenari in avanscoperta, appartenenti al gruppo fermato ad Harare. Non c’è da stupirsi che il buon Teodoro abbia temuto intrallazzi dell’opposizione con questi gentiluomini, e abbia deciso di arrestare tutti i turisti “strani” in Guinea. Teodoro Obiang è un dittatore sanguinario, quello di mercenario è un lavoro pieno di rischi, tempi duri per i quindici arrestati.
Per questo a Teodoro non occorre sapere.
In ogni caso Teodoro ha appena concluso lucrosi contratti con l’amministrazione Usa per il petrolio, ha un “consigliere” americano, e viene ricevuto in visita da Bush, incurante degli stessi rapporti dei servizi americani che lo descrivono come un satrapo sanguinario. Dalla parte di Teodoro, casualmente, un contratto con MPRI, compagnia mercenaria presente anche in Iraq, americana. Per gli americani è più comodo controllare un paese attraverso un satrapo, che attraverso il proprio esercito, forse qualche interesse non-americano fomenta. Gli Usa in Africa subiscono la concorrenza di compagnie malesi, cinesi ed anche europee, tutte interessate al petrolio africano.
Per questo anche gli americani vorrebbero sapere.
Evidentemente l’opposizione ha deciso di vendere l’anima ai mercenari, poiché il mondo non si cura di questo piccolo stato pieno di petrolio, dove regna indisturbato, dal 1968 il truce Teodoro. Copione classico, esito scontato: bagno di sangue di oppositori, appena buggerati dalle ennesime elezioni-farsa, e strani bianchi che si arricchiscono a tutti i livelli. La World Oil Belt Americana, parte da qui e arriva alle steppe kirghize, inimmaginabile non ci sia un dittatore o una guerra in atto nel paese.
fino a qui era uno scoop, poi ecco l'ultim'ora dalla Guinea!
Il governo guineano ha arrestato e mostrato e mostrato in TV, in queste ore, Nicholas du Toit, il quale ha confermato in diretta che l’esistenza del piano per rapire Teodoro, con la compiacenza dei servizi occidentali, e tradurlo in Spagna, dove risiede l’opposizione in esilio. Il dittatore ha accusato del complotto “potenze straniere”, indicando Spagna e Gran Bretagna come coinvolte nell’operazione. Opposizione che denuncia gli avvenimenti come frutto di un trucco di Teodoro per ostacolarne l’azione e diffamarla in vista delle prossime elezioni presidenziali. Viene anche confermato il coinvolgimento di Sandlines nel tentato golpe.
Per capire chi è Sandline: http://www.sandline.com
Per comprendere Teodoro: Da Nigrizia: Alla domanda della Jeune Afrique : "chi è uno straniero?", Teodoro Obiang Nguema Mbasogo risponde: "Colui che non appartiene alla mia famiglia", e, sui rapporti con il Fondo Monetario Internazionale: "Ci ha chiesto di dichiarare l'ammontare dei proventi del petrolio depositati nelle banche internazionali. Ho risposto che è un segreto di Stato". Secondo il Los Angeles Times, all'inizio del 2003 Obiang Nguema possedeva nella Riggs Bank di Washington fra i 300 e i 500 milioni di dollari. Ai quali erano da aggiungere due residenze private da 4 milioni di dollari nei dintorni di Washington e altre ville in Francia, alle Canarie, in Gabon, per non parlare di altri conti bancari in Europa, che gestisce personalmente. A Londra, la ong Global Witness si domanda perché le compagnie petrolifere versino gli accrediti sulla Riggs Bank e non al ministero del tesoro. Obiang e il suo clan, inoltre, si fanno abitualmente pagare degli anticipi sulla produzione futura, ipotecando così anche un eventuale nuovo regime democratico. Dei 103 figli attribuiti a Obiang, il primo avuto dalla prima moglie, Teodorin, è il più conosciuto. Ministro dal 1999, si fa chiamare patrón. A Los Angeles possiede una villa da 5,8 milioni di dollari. Ma ha anche un alloggio sulla 5th Avenue di New York. A Malabo ha da pochi mesi una Rolls Royce, la prima entrata nel paese. Preferisce lasciare parcheggiate in Europa le sue Bentley, Ferrari Testarossa, Lamborghini, Mercedes. Nel 1995, la Depêche internationale des drogues aveva rivelato i suoi problemi con dogane e polizie di Parigi e New York. Intanto il Mao - Movimento degli amici di Obiang - nel 2002 si è rallegrato per la "brillante gestione del settore petrolifero" da parte del presidente, a vantaggio dell'intera popolazione. Diverse risoluzioni del Mao condannano l'illegalità, raccomandano il consolidamento di un clima di pace, lo sviluppo della tolleranza e del dialogo, e anche di innalzare due basiliche in onore della Madonna. Oltre ai mercenari marocchini che lo proteggono dal suo popolo, Obiang Nguema fa ricorso a consiglieri stranieri. Lo sciita libanese Hassan Hachem ha il monopolio dell'importazione di cemento ed è complice dell'immatricolazione di velivoli stranieri (tra cui quelli del trafficante russo d'armi Viktor Bout) con bandiera guineana. Stipendiato da Obiang, Bruce McColm, pubblicista legato al gruppo di pressione americano African Global Partners, è suo consigliere in democrazia e diritti umani, e garantisce servilmente la "regolarità" delle farse elettorali.
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