tratto dal Messaggero Veneto di Gorizia - cronaca dell'isontino
VENERDÌ, 05 MARZO 2004 Pagina 6 - Gorizia Cpt, i cittadini snobbano il dibattito Poca gente all’incontro pubblico con rappresentanti di istituzioni ed esperti IMMIGRATI A GRADISCA Il sindaco Gianni Fabris ha ripercorso le tappe salienti della vicenda riguardante il Centro di permanenza temporanea previsto alla Polonio GRADISCA. Se l’obiettivo dell’incontro-dibattito pubblico andato in scena mercoledì sera in sala Bergamas era quello di aiutare i gradiscani a capire meglio che cosa sono realmente i centri di permanenza temporanea per immigrati, allora la missione non ha avuto l’effetto sperato. Non tanto per i contenuti (in questo senso l’incontro è stato piuttosto efficace), quanto per la scarsissima presenza di cittadini gradiscani in sala (politici ed esperti a parte): davvero un peccato (bastano il festival di Sanremo e le coppe di calcio in tv a spiegare quest’indifferenza?), perché la realizzazione di un Cpt a Gradisca è un argomento che interessa tutta la popolazione. A dire “no” al Cpt sono stati, quindi, coloro che già da tempo si stanno battendo con tutte le proprie forze contro questi nuovi lager, motivando tale perentorio “no” con la forza delle immagini (che in questo caso valgono più di mille parole), e le considerazioni di chi ha conosciuto i Cpt sotto l’aspetto medico e legale. Dicevamo delle immagini, cui è spettato il compito d’introdurre gli interventi: brevi spaccati di vita (ma la si può davvero definire tale?) catturati dalla telecamera di Global project all’interno dei Cpt di Woomera (Australia), Lecce, Milano, Torino e Bologna, oltre alle manifestazioni di protesta del 21 ottobre ’98 nel Porto Vecchio di Trieste (la struttura fu chiusa tre giorni dopo) e del 30 gennaio scorso proprio nella caserma Polonio di Gradisca. Ad aprire gli interventi è stato il sindaco della Fortezza, Gianni Fabris, che ha ripercorso le tappe salienti di questa vicenda cominciata nel dicembre del 2000: «Non faccio polemica partitica, ma l’annuncio del ministro Bianco fu come una mazzata sulla mia testa: allora approvammo il centro di prima accoglienza per motivi umanitari, ma ora è bene ricordare che da allora ai confini sono cambiate molte cose». Fabris ha colto l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa («I parlamentari locali non hanno mai avuto risposta alle interrogazioni presentate») e ha ricordato i recenti sviluppi della vicenda: «Ho chiesto aiuto e finalmente il 29 gennaio siamo stati a palazzo Chigi. Da allora sono partiti i lavori propedeutici alla Polonio (quelli veri e propri dovrebbero coinvolgere una quarantina di dipendenti di una ditta romana), ma noi non siamo stati con le mani in mano: domani Illy sarà a Roma nella sede regionale e spero riesca a parlare con il ministro Pisanu per avere novità». Il microfono è poi passato a Loris De Filippi, rappresentante dell’associazione Medici senza frontiere, curatrice di un ampio dossier sui Cpt: «Abbiamo valutato l’assistenza, la condizione sanitaria e quella delle strutture mediante una ricerca su 16 centri visitati almeno due volte, e il risultato è stato una mazzata. La situazione fallimentare (tre centri potenzialmente pericolosi andavano chiusi subito) è stata messa in luce da situazioni di autolesionismo, vandalismo generalizzato, violazione dei diritti umani e sommosse frequenti». De Filippi ha anche denunciato «il massiccio uso di psicofarmaci senza preciso controllo dell’Asl» e «le oggettive difficoltà per giornalisti e consiglieri comunali d’ingresso nei Cpt, diversamente da quanto accade nelle carceri». La serata è proseguita con gli interventi di Marco Paggi dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione («La detenzione amministrativa è un mostro giuridico. I Cpt sono una soluzione soltanto apparente, fumo negli occhi del popolo») e l’incredibile storia di Mustafà, extracomunitario che, mentre si recava a ritirare il permesso di soggiorno, è stato fermato a Gorizia e costretto a due mesi di detenzione in un Cpt di Milano. Giuseppe Pisano
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