I RIVOLUZIONARI DEL 1944 -
I comunisti-libertari di Armata Rossa
ARMATA ROSSA
Ricostruire con certezza la storia di "Armata Rossa", gruppo di una certa
importanza nella resistenza romana, e’ ancora piu’ difficile di quanto gia’ non
lo sia per gli altri gruppi cosiddetti "eretici", come Bandiera Rossa o la
"banda del Gobbo".
Sicuramente, alle origini del gruppo, vi e’ un gruppo di antifascisti romani
che avevano svolto attivita’ di propaganda e, come si diceva allora,
"cospirazione" gia’ durante il ventennio.
La figura maggiormente di spicco, in questo gruppo originario e’ quella
dell’ex anarchico CELESTINO AVICO, volontario nella prima guerra mondiale e
membro degli Arditi del Popolo, l’organizzazione nazionale che, nel 1921, cerco’
di opporsi con le armi allo squadrismo fascista e fu sabotata in questo dagli
stessi partiti di sinistra.
Tra l’altro, il capo romano degli Arditi del Popolo era stato CIENCIO
BALDAZZI, leader, durante la resistenza romana, delle Brigate "Giustizia e
Liberta’", vicine al Partito d’Azione.
Il gruppo di Celestino Avico faceva base in una bottega di marmista di Via
del Vantaggio, nei pressi di Piazza del Popolo ed era formato principalmente da
artigiani che sognavano una specie di "socialismo libertario", a meta’ tra
l’anarchismo, il trotzkismo e le posizioni di Amadeo Bordiga, fondatore del
P.C.I., presto caduto in disgrazia.
Sicuramente membri di questo gruppo originario parteciparono alla battaglia
del 8-10 Settembre tra l’Eur, Porta S.Paolo e Piazza Vittorio.
Nei mesi successivi, pero’, si limiteranno a diffondere nelle zone Prati,
Trastevere e Ludovisi tanto l’organo clandestino del P.C.I., " L’Unita’" che il
giornale di Bandiera Rossa ed a fornire documenti falsi a questi gruppi ed anche
a "Giustizia e Liberta’".
Perlomeno in un’occasione prepararono, nella stessa bottega di marmista,
ordigni poi utilizzati dai GAP del PCI in azioni contro i tedeschi.
E’ soltanto nel Gennaio 1944 che viene fondato il gruppo "Armata Rossa"
propriamente detto, anche se all’inizio si chiamo’ "Comando Unificato Comunista"
e solo successivamente assunse, dandosi un’organizzazione militare, il nome
definitivo.
Oltre al gruppo originario di Avico, si aggiunsero alcuni transfughi sia del
PCI che di Bandiera Rossa e, anche in questo caso, ufficiali dell’esercito in
rotta.
Oltre ad Avico, figure sicuramente di spicco furono OTELLO TERZANI, uno dei
fondatori del PCI, poi uscitone al seguito di Bordiga e un altro ex anarchico,
GIORDANO AMIDANI.
La figura di responsabile militare fu assunta da DOMENICO VIOLA, gia’ membro
dell’Esercito.
Il gruppo svolse sicuramente azioni di sabotaggio dei mezzi tedeschi che
giravano nella capitale, ma nella sostanza continuo’ a fiancheggiare, sia nella
propaganda che nel "logistico" tanto il PCI che Bandiera Rossa.
La attivita’ di fiancheggiamento, anche di tipo spionistico/informativo, nei
confronti del PCI porto’ alcuni membri del gruppo a collaborare anche col Fronte
Clandestino Militare, legato al governo di Brindisi e di ispirazione
monarchica.
Furono proprio ambigui contatti, avuti in questa fase della "cospirazione",
che portarono all’arresto di dieci membri del gruppo, tutti poi trucidati alle
Ardeatine.
Tra gli arrestati c’era anche Domenico Viola, che non resistette a feroci
torture e, facendo una serie di ammissioni, provoco’ lo sbandamento dell’ intero
gruppo.
I compagni che si salveranno dalla repressione di fatto opereranno
congiuntamente a "Bandiera Rossa" fino al 4 Giugno 1944, giorno della
liberazione di Roma, scomparendo in pratica come gruppo "autonomo".
Il nome "Armata Rossa" tornera’ di attualita’ nei mesi successivi alla
liberazione della capitale.
Nei mesi dell’estate 1944 il gruppo, supportato da alcuni dirigenti di
Bandiera Rossa contrari alla confluenza nel P.C.I., si pose come punto di
riferimento per quanti volessero proseguire la lotta armata contro fascisti e
tedeschi al Nord ma in posizione autonoma rispetto all’Esercito Italiano.
Secondo alcune stime, ben 50.000 romani firmarono i fogli di arruolamento
nella formazione diretta da Antonino Poce e Filiberto Sbardella ( entrambi ex
Bandiera Rossa), Otello Terzani, Celestino Avico e Giordano Amidani.
Nella sede di Armata Rossa, occupata in Corso Rinascimento, l’afflusso dei
volontari fu veramente impressionante. Furono impostati i ruoli di due
reggimenti e costituito un comitato di agitazione e propaganda, formato da
intellettuali, tra i quali Alberto Moravia e un giovanissimo Pier Paolo
Pasolini.
A gelare gli entusiasmi arrivo’ la visita di un diplomatico russo che
rimprovero’ aspramente i dirigenti di Armata Rossa perche’ avevano abusivamente
scelto il nome dell’esercito sovietico.
Il P.C.I. fece di tutto per far fallire l’iniziativa, oltretutto mal vista
dagli alleati inglesi ed americani che ora occupavano e di fatto "governavano"
la capitale.
Avico, Amidani e Terzani cedettero alle pressioni e finirono per sciogliere
Armata Rossa ed entrare, nel giro di pochi mesi, nel P.C.I. , seguiti
successivamente anche da Poce , Sbardella e tutti gli altri, futuri scrittori e
registi di successo compresi.
Anche in questo caso, come in quello di Bandiera Rossa, il sistema e il
P.C.I. che gia’ si "faceva stato" al suo interno, giocarono, con un misto di
minacce e blandizie, la carta della cooptazione dei gruppi potenzialmente
rivoluzionari all’interno della dialettica democratico/borghese.
Principali fonti :
ROSARIO BENTIVEGNA : ACHTUNG, BANDITI, MURSIA, 1986
SILVERIO CORVISIERI : IL RE, TOGLIATTI E IL GOBBO, ODRADEK, 1999
CESARE BERMANI : IL MEMICO INTERNO, ODRADEK, 1998
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