“BANDIERA
ROSSA”
PROTAGONISTA DIMENTICATO
DELLA RESISTENZA ROMANA
“Chi scrive non saprebbe
piu’ identificare, oggi, la casa cui si riferisce questo lontano ricordo di un
giorno dell’occupazione (era molto probabilmente in Via Belluno, nella zona di
Piazza Bologna), ne’ dire perche’ si trovasse in quel
luogo.
Restano pero’ nella memoria
due nitidi fotogrammi : i pianerottoli e le scale gremiti di un numero
imponente di paracadutisti tedeschi in tuta mimetica e un carro armato “Tigre”,
nel giardino sul retro, con il cannone puntato sulla finestra di un piano
basso.
Quel piccolo esercito era in
guerra contro un solo uomo, per
giunta avanti negli anni, che comunque riusci’ a sottrarsi alla
cattura.
Un
certo Raffaele De Luca, avvocato.
Molto piu’ tardi, nella Roma
liberata, ritrovai quel nome al primo posto in una domanda di iscrizione al
P.C.I., rivolta collettivamente alla sezione Italia, da un gruppo di aderenti al
Movimento Comunista d’Italia, piu’ noto come “Bandiera
Rossa”.
La
richiesta passava di mano in mano suscitando commenti, sia perche’ Raffaele De
Luca, calabrese di Paola, ex anarchico e tra i padri fondatori di “Bandiera
Rossa”, era notoriamente ostile allo scioglimento di quel gruppo e quella
domanda al plurale contraddiceva le regole del P.C.I .,
sia
perche’ i richiedenti avevano avuto cura di annotare, accanto a ciascun nome, l’armamento in dotazione :
questo risultava “con pistola”, quello “con due bombe” e via
dicendo.
Quasi tutti gli aderenti
accettarono poi di iscriversi come singoli e furono tra i compagni piu’ attivi
nella difficile fase dell’immediato dopoguerra.
Del
resto, anche il Segretario della sezione Italia, Augusto Raponi, aveva
lungamente militato in “Bandiera Rossa”, passando al P.C.I. soltanto nell’ultima
fase della resistenza romana.”
Questo scritto, ritrovato
senza indicazione dell’autore tra le carte di Fernando De Angelis, partigiano
recentemente scomparso ed attribuibile, dal tenore del testo, ad un militante
del P.C.I. dell’immediato
dopoguerra, mi sembra indicativo di quello che era stato, durante l’occupazione
nazista, il gruppo di “Bandiera Rossa” e di come spari’, senza quasi lasciare
traccia, nelle file dei partiti della sinistra
tradizionale.
Il
Movimento Comunista d’Italia scomparve intorno al 1946 e fu presto dimenticato
dai piu’.
Eppure le cifre ufficiali
danno ragione a chi ne parlava come uno dei protagonisti, addirittura del
protagonista, della lotta contro i nazisti.
La
sorpresa di quelle cifre, ha scritto Silverio Corvisieri , che ne ha raccontato
nel 1968 il percorso e le gesta (Bandiera Rossa nella Resistenza Romana,
ed.Soviet, 1968 ) sta nel fatto che una formazione politica di cui si e’ sempre
parlato poco e malvolentieri ha avuto durante i nove mesi dell’occupazione
nazista 186 caduti ( tre volte quelli subiti dal P.C.I.), 137 arrestati e
deportati ;i combattenti “riconosciuti” del movimento furono 1.183, cinque
in piu’ di quelli del P.C.I..
Un
partito che seppe riunire nella stessa organizzazione il futuro ministro
socialdemocratico
Matteo Matteotti e lo
scrittore Guido Piovene insieme ai
giovani sottoproletari di Centocelle e Primavalle, che, pur senza aderire al
CLN, riuscira’ a collaborare strettamente con i servizi militari inglesi ed
americani e, al tempo stesso, avere principalmente la sua base tra i diseredati
delle borgate romane.
Ultimi a lasciare le sedi di
confino e le carceri dopo il “golpe” badogliano del 25 Luglio 1943, i quadri e i
militanti di “Bandiera Rossa” erano stati tra i primi ad accorrere, dopo l’8
settembre, al fianco dei soldati impegnati nella difesa della capitale.
Corvisieri rivendica anzi al movimento l’onore del “primo colpo sparato contro i
tedeschi”, colpo sparato contro i tedeschi all’altezza dell’ attuale laghetto
dell’EUR . Segnala la presenza, tra
i difensori, di Aladino Govoni e di Tigrino Sabatini, piu’ tardi entrambi
fucilati dai tedeschi, ed identifica il primo caduto nel sedicenne Antonio
Calvani, sedicenne di Centocelle, entrato nel gruppo pochi giorni
prima.
Le
prime azioni di Bandiera Rossa sono uno stillicidio di assalti ai forni e alle
caserme per prelevare viveri ed armi, azioni spesso fatte in collaborazione con
i socialisti della “Banda Napoli”,
quella in cui militava anche Giuseppe Albano, piu’ noto come “il gobbo del
Quarticciolo”.
I
tedeschi risposero con l’eccidio di Rebibbia, dove furono trucidati undici
partigiani ( nove di Bandiera Rossa) che avevano tentato l’assalto ad una
caserma la sera del 20 Ottobre 1943.
Tra
queste azioni vanno ricordate quella contro la caserma Mussolini, quelle contro
convogli militari tedeschi a Settebagni, ad Ostiense, al Tuscolano, al
Prenestino ed al Casilino.
Nonche’ il furto di
un’intera batteria contraerea, smontata pezzo per pezzo, e stivata in una grotta
a Castel Giubileo.
E’
Lillo Pullara che, all’alba del 7 Novembre 43- anniversario della rivoluzione
sovietica - a scalare il famoso
Alberone in Via Appia e ad issarvi un bandierone rosso con falce e
martello.
E’
la squadra di Vincenzo Guarnera ( “ Tommaso Moro”) , ex milite fascista
decorato, che, nella notte del 30 Novembre, prima sequestra il plotone della
P.A.I. diretto a Forte Bravetta per giustiziare undici compagni, e poi
travestitisi con le loro divise, irrompono al Forte e liberano i condannati a
morte.
E
lo spettacolare e simultaneo lancio in di diecimila volantini il 6.12.43 in
tutti i cinema della capitale .
Ma
proprio in coincidenza con quest’azione, un’infiltrazione di spie provoca una
massiccia ondata di arresti. Gran parte del gruppo dirigente di Bandiera Rossa
ne e’ travolto, viene internato in Via Tasso, torturato ferocemente e condannato a
morte.
Il
2 Febbraio 1945 vengono fucilati a Forte Bravetta : ENZIO MALATESTA, ROMOLO
JACOPINI, FILIBERTO ZOLITO, BRUNO BITLER, GINO ROSSI, ETTORE ARENA, BENVENUTO
BADIALI, QUIRINO SBARDELLA, AUGUSTO PARODI, CARLO MERLI ed OTTAVIO CERULLI.
Anche Raffaele De Luca era
tra i condannati a morte, ma e’ intrasportabile per una frattura e questo lo
salvera’.
Anche la tipografia del
giornale, che tira dodicimila copie clandentine ( duemila piu’ de “lUnita’) e’
stata scoperta.
Bandiera Rossa conosce cosi’
con alcune settimane di anticipo la crisi ed il giro di vite che tutta la
resistenza romana subira’ dopo il prematuro appello all’insurrezione e la
controffensiva tedesca ad Anzio. Ma una nuova leva di dirigenti, quasi tutti
“borgatari” ( ma non mancheranno anche alti gradi dell’esercito che si
aggregheranno al gruppo) prende in mano la guida dell’azione
armata.
Non
manco’ un giorno che i nazifascisti non subissero un colpo, grande o piccolo, da
parte di Bandiera Rossa . Le azioni sono audaci ed ambiziose, ma la nuova
direzione sconta inesperienza, soprattutto politica, e soprattutto l’incapacita’
di smascherare spie ed infiltrati.
In
febbraio vengono arrestati Aladino Govoni, Uccio Pisino, Ezio Lombardi, Nicola
Stame ed Unico Guidoni. Govoni e’
un capitano dei granatieri e responsabile delle azioni militari. Pisino e’ un
ufficiale di marina ed opera nello stesso campo. Sono le perdite piu’ gravi ma
molte altre seguiranno. Il 24 marzo Govoni, insieme a circa cento compagni di
Bandiera Rossa e ad altri 224 antifascisti, e’ trucidato alle Fosse
Ardeatine.
E
tuttavia, anche i mesi di aprile e maggio sono fitti di imprese, fino alla
liberazione di Roma il 4 giugno 1944.
Quel giorno i combattenti
escono alla luce del sole dalla clandestinita’ e dalle carceri, con le loro
bandiere, in numero davvero imponente.
Ma
l’uscita di scena e’ imminente. La nuova situazione dell’ Italia, libera dai
nazisti ma sotto controllo alleato, non lascia spazi a quell’area della
resistenza, di cui Bandiera Rossa rappresenta la parte essenziale, che si oppone
non soltanto alla monarchia ma alla stessa democrazia
borghese.
La
maggioranza dei militanti confluira’ presto nel P.C.I., con l’accordo tacito di
non parlare piu’ di Bandiera Rossa.
Io
stesso, frequentando per anni la casa di una partigiana di “Bandiera Rossa”,
Bruna Sbardella, in quanto amico del figlio, ho appreso della sua appartenenza a
quel gruppo soltanto in occasione della sua morte, negli anni 80. Bruna parlava
del suo impegno nella resistenza, ma faceva credere a tutti che anche in quel
periodo avesse militato nel P.C.I.
Altri passarono al PSI o
addirittura al PSDI e di “Bandiera
Rossa” non si parlo’ fino al 1968, quando usci’ il citato libro di Silverio
Corvisieri.
Poi, coi movimenti degli
anni 70 si riusci’ in qualche modo a ritessere il famoso filo rosso per cui
Felice Chilanti, responsabile clandestino del giornale “Bandiera Rossa” durante
l’occupazione nazista, divenuto, al seguito di Corvisieri, militante del gruppo
“Avanguardia Operaia”, scrivera’ a puntate sul “Quotidiano dei Lavoratori” la
storia del gruppo cosi come i trotzkisti italiani della Quarta Internazionale
chiameranno “Bandiera Rossa” il loro mensile, che tuttora esiste come
espressione della corrente trotzkista di Rifondazione
Comunista.
Ma
ancora piu’ interessante e piu’ vicina ai nostri tempi sara’ la “leggendaria” collaborazione del
partigiano di “Bandiera Rossa” Orfeo Mucci con “Radio Onda Rossa” e piu’ in
generale con l’attivita’ dell’autonomia operaia romana, collaborazione che si e’
interrotta soltanto nel 1997, con la morte di Orfeo.
DARIO MARIANI
Principali
fonti :
ROSARIO BENTIVEGNA :
ACHTUNG BANDITI, MURSIA, 1986
SILVERIO CORVISIERI :
BANDIERA ROSSA NELLA RESISTENZA ROMANA, SOVIET, 1968
MARISA MUSU, ENNIO
POLITO : ROMA RIBELLE, TETI, 1999
SILVERIO CORVISIERI :
IL RE, TOGLIATTI E IL GOBBO, ODRADEK, 1997