Precariato diffuso e reddito garantito
PRECARIATO DIFFUSO E REDDITO GARANTITO
Il 24 ottobre abbiamo attraversato la piazza confederale costruendo una piazza tematica comune per il reddito e per i diritti di cittadinanza, il 7 novembre in occasione dello sciopero della FIOM e della CUB contro la legge 30 e per il salario, riteniamo invece importante GENERALIZZARE. Far diventare quella tappa della nostra marcia di disobbedienza sociale, un momento di espressione allargata e condivisa, in cui portare come contributo pratiche e contenuti della disobbedienza sociale per il REDDITO DI CITTADINANZA.
La condizione di precarietà coinvolge ormai la totalità della vita di ciascun soggetto. Le trasformazioni nella produzione, nello sfruttamento delle risorse e nel mercato del lavoro, indotte dalle politiche neoliberiste, fanno emergere questa condizione di precarietà. Una precarietà caratterizzata da incertezza di prospettive esistenziali e instabilità di reddito, che inficia fortemente la qualità della vita. La precarizzazione complessiva investe ogni aspetto dell'esistenza, dagli equilibri ambientali a quelli psicologici e relazionali, dalla mancanza di casa alla penuria di reddito, dalle difficoltà di accesso alla formazione all'incubo costante della guerra permanente. Per quanto ci riguarda la messa in discussione del modello di sviluppo attuale, la sua radicale trasformazione, passa attraverso l'abolizione del profitto, dello sfruttamento sull'uomo, sulla donna, sulla natura. La trasformazione del modello di sviluppo capitalistico passa attraverso la redistribuzione delle ricchezze, attraverso una radicale messa in discussione di cosa e quanto produrre, di cosa e quanto consumare. Rivendichiamo un reddito di cittadinanza, universale e incondizionato, strumento e mezzo di redistribuzione, quindi, ma anche strumento e mezzo di liberazione di tempo, non fette di tempo, ma tempo pieno per costruire e vivere quell'altro mondo possibile di cui necessitiamo oggi, ora! Si tratta di pensare un reddito di cittadinanza complesso, un “pacchetto di beni” dotato di molte articolazioni, in grado di tenere assieme la nebulosa della precarietà sociale. Reddito di cittadinanza sì, quindi, come sussidio monetario in grado di assicurare a chiunque il diritto a “vivere bene”, ma anche reddito di cittadinanza come istituto di garanzia per tutti quei lavoranti autonomi, microimprenditori o a tempo determinato che per la natura stessa della loro attività non possiedono con certezza un reddito continuativo. Garanzia significa soldi, ma anche formazione, infrastrutture, accesso al credito, accesso alla comunicazione etc. Il reddito di cittadinanza non si intende come istituto assistenziale improduttivo (tipo sussidio di disoccupazione), ma come autentico investimento produttivo sulla qualità della vita e delle relazioni sociali, che immediatamente si traduce in termini di produttività, tanto sul versante dell’autoimprenditorialità di ciascuno, impossibile quando si lotta per la sopravvivenza, quanto sul versante dello sviluppo delle qualità estetiche, intellettive, relazionali del singolo che già oggi costituiscono la base reale della produzione. Un nuovo concetto di cittadinanza basato sui diritti e non sui soldi, sulle persone e non sul mercato. Le battaglie sul diritto alla casa, così come quelle per una sanità pubblica, per il diritto alla mobilità, per un’istruzione sganciata dalle logiche di mercato e di proprietà intellettuale e materiale da parte delle multinazionali devono mobilitare tutta la cittadinanza. Sono battaglie per la dignità e la vita delle persone.
Laboratorio sociale Aq16 Reggio Emilia
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