Continuiamo a combattere ciò che non esiste, i veri problemi sono trascurati.
A pensarci bene viene in mente quella scena del film “Bowling for Columbine” in cui il regista Moore discute animatamente con intellettuale americano circa la paura maggiore della popolazione bianca a Los Angeles. C’é da preoccuparsi piú osserva Moore- del giovane nero che ti passa davanti o della nube nera di smog che si addensa sulla cittá? Tutti dovrebbero indicare la seconda come un pericolo maggiore e invece condizionati da una certo uso dei mass-media- tutti si preoccupano piú del nero della pelle che di quello che respirano.
Simile é il caso per le supercitate armi di sterminio. In Iraq ancora non ne hanno trovate, al punto che la ricerca si dice ormai da piú parti governative e non- é bene finirla qui. Tuttavia, secondo l’ex-capo dell’ufficio metereologico britannico e co-direttore del comitato scientifico del gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici John Houghton ('Global warming is now a weapon of mass destruction’, The Guardian, 28.7.2003), esiste una arma di sterminio molte volte piú potente. É un’arma di cui sia Blair che Bush si disinteressano completamente e di cui i media discutono molto meno che di quelle di Saddam: il riscaldamento globale del pianeta.
Secondo stime attendibili, gli anni ’90 sono stati fra i piú caldi degli ultimi 1000 anni (il 1998 quello piú caldo in assoluto). Secondo l’organizzazione metereologica mondiale (WMO), eventi fuori dal comune di tipo metereologico e legati al riscaldamento del pianeta si sono recentemente intensificati. Per esempio, 562 tornadi anomali negli Stati Uniti hanno ucciso circa 41 persone. Il caldo torrido degli ultimi mesi in India ha ucciso 1500 persone. A questi dati di impatto immediato (si tratta di circa la metá delle persone uccise nell’attacco dell’11 Settembre), vanno aggiunte poi le ‘morti lente’ dovute alla crescita del tasso di anidride carbonica nell’atmosfera, alla desertificazione di vaste aree del globo tereestre e altri disastri ambientali piú o meno prevedibili. Il trattato di Kyoto sulla riduzione delle emissioni di gas dannosi per il surriscaldamento del pianeta ha visto un dibattito serrato sull’adozione di misure specifiche e sulla capacitá dei paesi sviluppati di ottemperarle. L’Italia per esempio ha recentemente scoperto di essere lontana anni luce dai parametri del trattato. Doveva ridurre l’emissione dei gas serra per circa il 5% e ha invece aumentato l’emissione di questi gas ad un tasso all’incirca altrettanto grande. Certo questo é nulla in confronto con il piú grande produttore mondiale di armi di sterminio (cioé gas inquinanti), ovvero gli Stati Uniti, che oltre a non ratificare l’accordo di Kyoto é anche la potenza mondiale che inquina di piú. Con una popolazione complessiva pari al 5% della popolazione mondiale, gli Stati Uniti producono circa il 25% dei gas serra. Inoltre questi livelli di consumo sono aumentati del 12% negli anni ’90 e dovrebbero aumentare (senza una politica di controllo che nell’Impero Bush sembra difficile da ottenere) di un ulteriore 12% nella decade successiva. Piú in generale, si prevede che questo aumento indiscriminato nella produzione di gas inquinanti provocherá una crescita della temperatura media del pianeta variabile tra i 1.4C e i 5.8C nei prossimi cento anni (cioé fino al 2100).
Diventa a questo punto di fondamentale importanza capire come sia possibile che lo stato (cioé gli Stati Uniti) e il suo presidente (George Bush) che al momento rappresenta il maggior pericolo per la sicurezza mondiale in virtú del contributo che essi danno alla trasformazione climatica del pianeta, si presenti come paladino mondiale in difesa della sicurezza. Proprio come nel film di Moore, continuiamo a temere ció che non esiste, mente il pericolo reale continuiamo a trascurarlo.
www.e-laser.org/htm/news.asp?idNews=250
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