20-24 agosto 2003
Campeggio anti-industriale a Rosignano Solvay (LI)
CAMPEGGIO ANTI-INDUSTRIALE
Lo stato della terra è sotto gli occhi di tutti. Sempre più palese è la difficoltà con la quale gli ecosistemi tirano avanti a causa del progresso industriale, che nel suo sviluppo, in pochissimi anni ha stravolto la faccia della terra e la vita degli esseri umani . Modificazioni impensabili si sono avute nel corso di poche generazioni, modificazioni che hanno reso necessario ripensare ai nostri modelli di vita e guardare da una nuova prospettiva a quello che è stato chiamato progresso. Lo sfruttamento, che prima era la fatica nella campagna e la mancanza del necessario per vivere, è diventato l’alienazione nel lavoro delle fabbriche per la produzione di massa, di beni di consumo per lo più inutili e dannosi che hanno fatto credere nella possibilità del benessere per tutti. Allo stesso modo l’autoritarismo, che prima era l’arbitrio dei potenti, è diventato un sistema di organizzazione sociale indispensabile per permettere la creazione di un ambiente favorevole al progresso industriale. Il mondo non è stato più quel posto immenso, pieno di vita e da esplorare, ma è diventato un serbatoio di risorse da saccheggiare. La popolazione è cresciuta enormemente solo per essere carne da cannone nelle guerre scatenate dagli interessi sempre più voraci dei fautori dello sviluppo industriale. La ricchezza che adesso viene sbandierata come vittoria e successo nei paesi industrializzato, è una ricchezza fittizia. L’abbondanza delle merci trasforma le persone in schiavi sciocchi a scapito delle libertà individuali, della solidarietà e di rapporti sociali più umani. Mentre questa illusione appiattisce la vita nella porzione di mondo più ricca, il resto della popolazione mondiale, la stragrande maggioranza, vive in condizioni atroci, quando non muore di fame. La storia dello sfruttamento industriale ha portato guadagni economici solo a pochi, mentre per la vita sul pianeta ha provocato solo devastazione, avvelenamento e miseria. Come in tutto il mondo anche in queste zone, ci sono state delle forze che hanno agito sul territorio esclusivamente per trarne vantaggi economici. Rosignano: una multinazionale belga sin dagli anni 20 spadroneggia come se il territorio fosse sua esclusiva proprietà. In quegli anni la famiglia Solvay ha iniziato a costruire una fabbrica chimica che ancora adesso continua ad ampliarsi.
PRESENTAZIONE DEL MOSTRO
Il gruppo Solvay è una multinazionale operativa in 50 paesi con 400 sedi e stabilimenti, e quattro settori produttivi (farmaceutico, chimico, plastico e di trasformazione materie plastiche). I suoi prodotti principali sono il carbonato di sodio (soda), il cloro, soda caustica (idrato di sodio), il PVC e il polietilene. Con il recente acquisto di Ausimont, con annesse miniere in Namibia, Solvay diviene il primo produttore mondiale di derivati del fluoro. Negli Usa la Solvay estrae e commercializza la soda di origine naturale, che si trova in giacimenti, con caratteristiche anche migliori della soda di produzione industriale, anche in Turchia e in Africa. Solvay è presente in Italia con 11 stabilimenti, più la sede direzionale a Milano con 2182 dipendenti. Quello di Rosignano è lo stabilimento più grande con 803 dipendenti compresi quelli impiegati a S.Carlo per l’estrazione del calcare e a Buriano-Ponteginori per l’estrazione del salgemma. Nel ’65 i lavoratori erano 4300. Tra la provincia di Pisa e di Livorno occupa duemila ettari di superficie. Gran parte del salgemma, il 75%, finisce in sodiera, in marcia dal 1917, che produce soda (carbonato di sodio), quasi interamente assorbito dall’industria del vetro. Il restante 25% alimenta l’impianto di elettrolisi a mercurio, in funzione dal 1939, che produce cloro, soda caustica (idrato di sodio), e idrogeno. L’impianto perossidanti produce acqua ossigenata (sbiancante per carta), e percarbonato di sodio (detersivi) Nel 1988 la popolazione respinse con un referendum l’installazione di un nuovo mega-impianto VCM-PVC, nonostante godesse l’appoggio di quasi tutti i partiti, le istituzioni, i sindacati. Nel 1997 Solvay ha attivato una centrale elettrica turbogas da 350 megawatt (circa 1/6 dei consumi toscani) e nel novembre 2001 ha presentato un nuovo progetto di una seconda centrale da 400 megawatt. La Solvay di Rosignano è classificata con decreto ad “alto rischio d’incidente rilevante” e soggetta a procedure particolari ( notifiche, piano di protezione civile ecc..) Tale procedura ha messo sotto osservazione gli impianti Cloro, Etilene, e Acqua Ossigenata.
SACCHEGGIO DELLE MATERIE PRIME; ACQUA, CALCARE, SALGEMMA
La Solvay, come abbiamo visto, è nata come industria monoprodotto per la produzione di soda (carbonato di sodio), e l’insediamento a Rosignano in cui si trovano determinate materie fondamentali per i delicati ecosistemi, fu l’inizio della depredazione del territorio. Il calcare è estratto dalle cave di S.Carlo (LI), con grandi ripercussioni sull’ambiente. Nella storia della colonizzazione e lo sfruttamento della Val di Cecina, la estrazione del salgemma dalla terra, e il consumo di acqua dolce sono andate crescendo nel tempo a ritmi vertiginosi. Solvay è titolare di concessioni per lo sfruttamento minerario dei giacimenti di salgemma nelle aree di Buriano, Casanova e Ponteginori (quest’ultima ormai esaurita). Il salgemma (sale da cucina), viene estratto immettendo nei pozzi grossi quantitativi di acqua dolce a pressione, che provoca la dissoluzione del sale. La salamoia (soluzione di acqua e sale), estratta viene e inviata attraverso una tubatura di 35 km allo stabilimento di Rosignano. Oltre allo spregio estetico, l’abbattimento di alberi, la predisposizione di tubature, la eliminazione di pendenze, danni irreversibili per la flora e la fauna, le estrazioni determinano una formazione di cavità di grandi dimensioni nel sottosuolo, che vengono a richiudersi o per schiacciamento o con crolli, in tempi più o meno lunghi. In superficie questi fenomeni si traducono in abbassamento del terreno (subsidenze) di entità variabili. Le subsidenze possono indurre avvallamenti, fenomeni franosi, voragini (camini di collasso), che spesso hanno determinato la formazione di laghi salati, o la formazione di crepe sui muri delle case. L’azienda dispone l’abbattimento di antichi manufatti e poderi di campagna all’interno delle concessioni, e paga cifre cospicue i fabbricati che hanno subito le lesioni più gravi, in modo da occultare le lesioni più gravi, ma soprattutto per dividere il fronte di chi protesta. Nel ’96 l’Amministrazione dei Monopoli di Stato (ora ETI) e la Solvay, si stringono la mano e firmano un contratto che prevede un progetto di “collaborazione industriale” e di intensificazione dello sfruttamento sul territorio. Mentre nel 2001 i dirigenti della regione toscana firmano il “protocollo d’intesa” per l’attuazione del contratto tra Solvay ed ETI. La protesta degli abitanti è inevitabile. Per quanto riguarda l’acqua è utilizzata da Solvay nei propri cantieri principalmente nei processi di estrazione e trasporto del sale, e nello stabilimento nei processi industriali. Il consumo è ovviamente cresciuto con le estrazioni e le produzioni. Il fiume Cecina, il Lago artificiale di S.Luce e i laghetti della Magona sono diventati i rubinetti della Solvay. Solvay possiede 62 pozzi industriali dislocati in vari punti lungo il corso del fiume Cecina. Dichiara di consumare circa 16 milioni di metricubi all’anno d’acqua dolce cioè più del triplo degli interi Comuni della zona messi insieme. Una misurazione di Medicina Democratica sulla differenza delle portate tra canale d’entrata e d’uscita dallo stabilimento in mare, risulta almeno di 41 milioni di metricubi!
Fino ad alcuni decenni fa il fiume ci consentiva di fare il bagno in alcuni tratti del suo corso, adesso soprattutto nel periodo estivo, rimane completamente asciutto. La civilizzazione e lo sviluppo dell’industria hanno dato progressivamente dei colpi mortali al fiume Cecina. L ’escavazione massiccia di ghiaia e di sabbia avvenuta soprattutto da dopo il secondo dopoguerra per la ricostruzione, il mercurio e le opere devastanti della Società Larderello e della Società Solvay, i parametri “sempre nella normalità” delle USL e dell’ARPAT, si sono rivelate le cause di morte e allo stesso tempo i becchini del fiume e delle forme diverse di vita. Gli organismi microscopici (batteri, funghi, microalghe ecc…), i quali costituiscono una sorta di pellicola vivente bruno-verdastra che ricopre i ciottoli, insieme ai macroorganismi, che normalmente costruiscono insieme il processo naturale di vita e di autodepurazione del fiume sono fonte di diversità ambientale e biologica (numero di specie diverse), e rappresentano l’importanza e l’efficiente capacità depurante. L’ecosistema acquatico e terrestre sono intimamente correlati, tanto che la vegetazione contribuisce ad alimentare gli organismi acquatici, arricchisce le varietà, attenua le escursioni termiche, protegge le rive dall’erosione durante le piene. Lo stesso vale per i pesci, in cui gli ambienti diversificati, e le caratteristiche del corso d'acqua gli permette di svolgere al meglio le loro attività vitali. Questo delicato equilibrio, per l’industria e le istituzioni è solo merce al dettaglio. L’annullamento della diversità già attraverso opere di artificializzazione ed interventi dell’uomo, hanno conseguenze drammatiche, nei corsi d’acqua. Le canalizzazioni, le arginature, l’abbattimento della vegetazione, le escavazioni stravolgono i piccoli ecosistemi, riducono la biodiversità e la capacità autodepurativa. La Solvay ha spadroneggiato e continua del resto la sua opera di devastazione, che si riversa a carico dell’ambiente e della comunità. Le istituzioni, nei periodi estivi hanno il coraggio di “se nsibilizzare” gli abitanti a non sprecare l’acqua, coprendo l’interesse industriale a spese di tutti; con la disciplinare del’86 Solvay paga l’acqua dolce solo 0,08 lire, mentre gli abitanti 1400-1600 lire al metro cubo.
INQUINAMENTO E PERICOLOSITA’ DA CLORO E MERCURIO
I disastri ambientali legati al saccheggio del salgemma e dell’acqua dolce in Val di Cecina, si legano ad altri gravi e ben definiti. La produzione industriale di cloro risale agli anni ’30 con lo sviluppo dell’industria chimica. Tra i suoi composti chiamati organoclorurati sono conosciuti per la loro velenosità, i furani, le diossine e il DDT. Si utilizza per produrre medicinali, PVC, pesticidi e sostanze nocive alla fascia dell’ozono. Il cloro preoccupa per il suo utilizzo, le conseguenze nocive e il pericolo di fughe asfissianti. Nella storia di Rosignano si contano numerose fughe di cloro; le USL ne contano circa 10 tra il1973 e il 1990, gli abitanti circa il doppio. Vi sono molti composti del cloro che finiscono nelle acque e nell’aria di Rosignano, e insieme all’immissione e allo scarico di altre sostanze, favorisco la diffusione di cancro e patologie tra la popolazione. Il cloro a contatto con l’aria è un gas superpesante che ristagna vicino al suolo ed è letale per l’uomo nella misura di mezzo grammo per metro cubo d’aria. In caso di fuga di cloro, la prima cosa da fare è chiudersi in casa sigillando le finestre, meglio se ai piani alti delle abitazioni. La provincia di Livorno autorizza lo scarico a mare di alcuni composti del cloro con il limite di determinati chili all’anno, altri composti di fatto scaricati non li cita neanche. Il mercurio nota sostanza nociva e pericolosa per l’uomo, è presente negli impianti della vecchia tecnologia detta a “elettrolisi con celle a mercurio” per la produzione di cloro. Solo 1 grammo di mercurio è letale per il corpo umano. Solvay dal 1939 fino alla “legge Merli” varata nel 1976, ha scaricato in mare 14 tonnellate all’anno. L’attuale autorizzazione dello Stato consente lo scarico di 600 chilogrammi all’anno fino al 2003 compreso. Il mercurio giace sulla spiaggia e sui fondali, fino a sei miglia dalla costa e torna continuamente in circolo con le mareggiate. Insieme al mercurio, tonnellate di fanghi e sostanze cancerogene vengono scaricati in mare, questo oltre alla pericolosità, per chi fa il bagno alle “spiagge bianche” e dintorni e alla possibilità di un ingresso di tali sostanze nocive nella catena alimentare, ha portato alla scomparsa della vegetazione marina e della fauna marina di vari chilometri dalla costa. I tecnici dell’ARPAT hanno spiegato molte morie di pesci con la formula “morti per causa naturale”. Mentre la medicina ufficiale inserisce nelle indagini epidemiologiche, i cosiddetti “fattori di confondimento” come il fumo di tabacco, il consumo di alcool, l’abuso di farmaci, rendendo ancora più chiaro a tutti quelli che ricevono avvelenamento e morte che con la via istituzionale non si potrà mai andare a bussare a casa della famiglia Solvay per fargliela pagare. Il problema del mercurio si presenta anche a Saline di Volterra, dove lo stabilimento chimico ha iniziato a lavorare dal 1960 e la multinazionale deteneva circa la metà della Società chimica Larderello. Già a partire da questo periodo, e cioè dalla metà degli anni’60, l’attività di rivendicazione e di lotta oltre alle questioni legate al salario e all’occupazione , si spostavano verso la difesa ambientale. A Rosignano e nella Val di Cecina, lavoratori e abitanti si vedevano portare via le pinete a causa degli scarichi, si vedevano distruggere la macchia mediterranea di pini e ginepri, vedevano rapidamente sparire gli animali selvatici. Tutto questo con l’assenso della Capitaneria di Porto e del Ministero della Marina Mercantile e con il silenzio-assenso del sindacato che non voleva comprendere i danni che si stavano sviluppando. Le stesse Amministrazioni Comunali e gli stessi partiti di sinistra, hanno sottovalutato da sempre cosa si stava determinando a danno dell’ambiente e della salute. Con il ricatto del lavoro, l’industria Solvay come tutte le fabbriche, ha sempre fatto ricadere sugli abitanti il costo dei danni che ha determinato.
AGIRE
I nostri desideri a lunga scadenza non possono che essere conseguenza di quanto sopra, delle considerazioni precedenti. Perciò non ci battiamo, ne desideriamo un mondo in cui l’industria continua a prosperare anche se sottoposta ai vincoli (probabilmente molto larghi) del così detto “Sviluppo sostenibile”. Non crediamo nel controllo da parte della “Società civile” delle fabbriche che , strappate dalle mani dei cattivi padroni e gestite dal popolo, smetterebbero così di diffondere dalle loro ciminiere veleni pestilenziali. Cosa mai potrebbe uscire da quelle ciminiere, da quegli scarichi, da quella logica, se non qualcosa che inquina non solo i corpi e le terre ma anche la stessa organizzazione della società, la vita in comune delle persone? L’industrialismo è stato ed è tuttora un formidabile alleato della visione autoritaria della società. Per le esigenze di produzione la disciplina ha la meglio sulla libertà, il brutto ma efficiente sul bello ma inutile, il denaro sulla vita stessa. Per questo sogniamo una società profondamente e radicalmente diversa e non soltanto un ambiente naturale più salubre, per questo siamo contro lo stato e contro ogni inquinamento. Non sembri questo orizzonte un delirio irrealizzabile, delirio semmai è pensare che i nodi creati dallo sviluppo industriale non arrivino prima o poi al pettine dei limiti fisici ed ecologici del pianeta. Se vogliamo possiamo anche fare un elenco di questi nodi, elenco lungo e sicuramente incompleto. L’inquinamento appare in migliaia di forme diverse provocato ormai da quasi tutte le attività umane, le risorse del mare scompaiono, la biodiversità pure, anche l’acqua dolce (è cronaca di questi giorni) e le terre coltivabili. Intanto la sovrappopolazione concentra nelle metropoli masse enormi di persone che sono costrette a vivere in un ambiente invivibile dove prospera l’odio, l’intolleranza, la disperazione causata dalla mancanza di radici. Tutto questo con ritmi esponenziali, cioè ad una accelerazione che rappresenta essa stessa un ulteriore aggravamento, rendendo difficile non soltanto risolvere questi problemi ma anche semplicemente gestirli. Bisogna avere il coraggio di dirla questa cosa che striscia nella mente dei più, questa cosa ormai così evidente che sembra essere la normalità e forse comincia ad essere accettata senza troppa preoccupazione: questo sistema ci sta portando al disastro totale e non c’è né il tempo, né la possibilità per lasciare la questione nelle mani dei promotori di riforme. Vogliamo uccidere il sistema perché vogliamo vivere e far vivere la nostra terra. Con questo in mente e consapevoli che non è cosa poi così facile, vogliamo comunque portare avanti iniziative che rendano ostile il territorio ai giganti dell’arroganza e della sporcizia. Per generalizzare la non-collaborazione, lo scetticismo e l’opposizione ai loro progetti di espansione e alla loro ideologia, per svegliare nelle persone il pensiero indipendente, l’attivismo nella propria comunità, la consapevolezza che è possibile cambiare solo riprendendo nelle proprie mani il proprio destino senza nessuno a comandare, senza nessuno a sopportare.
5 GIORNI DI LOTTA ANTI-INDUSTRIALE A ROSIGNANO SOLVAY (LI) da mercoledì 20 Agosto a domenica 24 ;PRESIDI, VOLANTINAGGI, DIBATTITI, PROIEZIONI VIDEO, MOSTRE, BANCHETTI, MUSICA, CONCERTI Infoline: 349 28 47 541
PROSSIMA RIUNIONE ORGANIZZATIVA: LUNEDI' 28 LUGLIO ORE 16, VIA DEL CUORE 1 PISA
|