Tragedia classica in tre atti. Autore: Lothar Bubbonicus
Personaggi: Il Re di Corinto Regina, sua moglie (Infanta di Fighera di Po di Gnocca) Ifigonia, Sua fìglia Allah Ben Dur - primo pretendente Don Peter Asta- secondo pretendente Uccellone, conte di Belmanico - terzo pretendente Kiro Hito, samurai - quarto pretendente Enter O'Clisma, - Gran sacerdote In Man Lah - Gran cerimoniere Bel Pistolino - Elefante sacro Coro di nobili vergini Popolo Gran cerimoniere
Il dramma si svolge a Corinto nel 69 dopo Cristo.
ATTO PRIMO
SCENA: Sala del trono, le porte sono spalancate per dare accesso al popolo. Entra il gran cerimoniere.
GR. CER.- O popolo bruto, sue snuda il banano, Non vedi che giunge l'amato sovrano ? E' il sir di Corinto dal nobile augello Qual mai non fu visto piu' duro e piu' bello. Il sir di Corinto dall'agile pene Terrore e ruina del fragile imene; Il sir di Corinto dal cazzo peloso Del cul rubicondo ognora goloso.
POPOLO- Noi siamo felici, noi siamo contenti, Le chiappe del culo porgiam riverenti; Al nostro gentile ed amato sovrano Sia dono gradito il buco dell'ano.
(Entra il re seguito dalla corte)
RE -La gioia che mi doni, o popolo, è sì grande, Che più l'uccello regio non sta nelle mutande, Per mio real decreto sarà da stamattina Distribuita ai poveri gratis la vaselina. Voglio sian compensati i sudditi fedeli. In cul pigliate pure, ma state attenti ai peli. (segni di manifesta gioia )
GR. CER -Ed ora fuori tutti dai coglioni Per lasciar posto a principi e baroni.
(il popolo fa largo ed entrano i nobili, che sì dispongono ai lati del trono. Entra Ifigonia seguita dalle vergini e si butta ai piedi del trono)
IFIG.- Padre mio, padre mio, sono presa dal desio Ho, già un dito che fa male per l'abuso del ditale, Ho la fica che mi tira come corda di una lira. Sto soffrendo atroci pene pel prurito dell'imene, Nella fica mi son messa la manopola del cesso, Mi ficcai nella vagina la più grossa colubrina, Mi son messa dentro il buso sino il cero di Caruso, Padre mio, sì forte e bello ho bisogno di un uccello, Di un uccel di nobil schiatta che mi sballi la ciabatta Di una fava grossa e dura che mi spelli la natura. Padre mio, se non mi sposo, finirò nel water closo.
CORO DELLE VERGINI Noi siamo le vergini dai candidi manti. Siam rotte di dietro ma sane davanti. I nostri ditini son tutti escoriati A furia di cazzi che abbiamo menati, nell'arte sovrana di fare i pompini Battiamo le troie di tutti i casini. La lingua sapiente e l'agile mano Dan gioia e sollievo al duro banano.
RE -Giuste son le tue brame, o figlia ben amata, Se non ti fossi padre t'avrei di già chiavata; Alla regal consorte tua madre, la regina, Ne ho fatte diciassette soltanto stamattina
REGINA -Se mi alzo le vesti; se vedi al disotto Vedrai mio consorte che arrivi a diciotto
RE- E debbo alla mie brame io stesso porre un freno. Se no ogni tre minuti il bandolo mi meno. Or sento già un prurito nel fondo dei coglioni Vedendo tanti culi di principi e baroni.
POPOLO -Noi siamo felici, noi siamo contenti Sì rizzino i cazzi tuttora pendenti, Madonna Ifigonia, soave e pudica, Già sente prurito nell'inclita fica; Che Giove possente, che Venere bella, Le facciano dono di tanta cappella Che il culo le rompa le rompa l'imene, E infine la tolga da tutte le pene. Sia pago il desio alla vergine cara meniamoci il cazzo in nobile gara.
(Tutti eseguono)
IFIG- Quanta fava, quanta fava, ma perché nessuno mi chiava? Su, ficcatemi l'uccello nella fica o nel budello; nella fica o nel sedere ve lo chiedo per piacere. Deh, non fatemi soffrire; ve la cedo per tre lire.
RE - Udendo queste ataviche oneste aspirazioni D'orgoglio mi ribolle lo sperrna nei coglioni: Con animo commosso vedo tra i bianchi veli Spuntare lunghe e nere le punte dei tuoi peli. Il sacerdote venga, si appresti al sacrificio, Enter O'Clisma tosto ne tragga lieto auspicio.
GR. CER.- S'avanzi Enter O'Clisma, il sacerdote, Dal Culo più vezzoso delle gote. (entra il sacerdote)
GR. SAC.- Al sire di Corinto, signore degli Achei Auguro cazzo in culo non men di centosei,
RE - Al gran sacerdote d'ogni rispetto degno, Si doni come omaggio un bel cazzo di legno.
GR. SAC. -Il tuo omaggio o sire, mi rende il cuore gaio, Però l'avrei più caro di ben temprato acciaio.
POPOLO- Noi siamo felici, noi siamo contenti. prendiamo l'uccello ben stretto tra i denti, Al gran sacerdote quel cazzo d'acciaio Il culo riduca siccome un mortaio.
GR. SAC- Son corso immantinente alla regal chiamata Lasciando così a mezzo la settima chiavata. Sono però sicuro, se il ciel non me lo nega, Che mi compenserete con una bella sega. Che mi verrà tirata con arte sopraffina Dalla regale mano della gentil regina. Esprimi i tuoi voleri, o sire venerando. In fretta, te ne prego, non vedi come bando?
RE- Alla mia figlia amata, la pallida Ifigonia. Da qualche tempo prude la lucida begonia. O Sacerdote eccelso, chiuditi in sagrestia, Prendi l'uccello in mano e fanne profezia.
GR. SAC.- Immantinente eseguo tuoi voleri, o re; Nel regal culo t'auguro cazzi novantatre. E subito profitto, avendolo sì duro, Di far come nel rito il debito scongiuro. (s'inginocchia e litaniando):
Salám lach, salam lech Nel futuro ho messo il bec Non c'è bene, non c'e' male, Non c'è membro senza bale. Non c'è donna senza fica, Non c'è uom che non berlica; non c'è serva che non spari Delle seghe ai militari, non c'è balia che al pompiere non la faccia almen vedere, com'è larga, com'è fatta Finchè questi non la spacca, Non c'è al mondo una ragazza Che al sognar non vada pazza Per un cazzo fuor misura Che le sballi la natura, Ed il sogno non concluda Con la fica che le suda; Non c'è in terra giovanotto Che non dica d'aver rotto Con l'uccel fuori ordinanza Per lo meno qualche panza Mentre invece ha un pistolino Assai corto e mingherlino Che d'un subito s'affloscia Se lo metti sulla coscia; Non c'è donna senza veli Non c'è cazzo senza peli, Mentre invece più mi garba Se la fica è senza barba, Invitante e un poco pingua Da ficcarvici la lingua; Senza sol non c'è mattino Senza amor non c'è pompino. Non c'è tram senza tranviere Non c'è cul senza sedere; Non c 'è al mondo giovanetta che una volta almen non metta Dentro al culo per benino Piano piano il suo ditino; Non c'è uccel che non strizzi E non faccia degli schizzi; Non c'è donna savia o folle Che al vederlo così molle Non si chieda a tutto spiano Come mai farà il banano A mutar di dimensioni Se lo tocchi nei coglioni; Tutto questo di sicuro Parte fa dello scongiuro Ma perchè venga benone Poso il dito sul coglione E se poi siete contenti. Vo a finir gli esperimenti
RE- Adunque esulta figlia mia diletta Per la gioia che ti spetta; Per soddisfare alle tue brame Avrai tosto un pezzo di salame.
REGINA -Intanto per tenerti in esercizio sarà bene che t'allarghi l'orifizio; ti sceglierò io stessa per le prove di sponda un letto di sessantanove E quanto di meglio esista qui in Corinto In frutti di banana a tipo spinto.
IFIG.- Santo Dio, santo Dio, questa volta l'avrò anch'io Sospirando quel bel lino voglio farmi un ditalìno Ve lo chiedo con permesso vò a tirarmelo nel cesso (fa per avviarsi)
RE- (trattenendola) Rimani o sconsigliata, il padre tuo diletto Innanzi al popol tutto ti gratterà il grilletto Mentre il cerimoniere memore del mio pegno, Mi inculerà di dietro col suo cazzo di legno Se con le bianche mani mi tieni su i coglioni Vedrai nella mezz'ora quaranta polluzioni.
POPOLO - Noi siamo felici, noi siamo contenti. Il re ce l'ha duro in tutti i momenti; Seguiamo l'esempio del caro sovrano Facciamoci forza, pigliamolo in mano.
GR. SAC. - (entrando) Nel filtro del futuro aspersi uno spiraglio Mettendomi nel culo un mezzo spicchio d'aglio.
RE- I detti tuoi sapienti son rapidi e fatali Come fuori dell'ano i nodi emorroidali.
GR. SAC- Seguendo il tuo consiglio o re buono e sapiente Misi l'uccello duro sopra un braciere ardente. Lessai il coglion sinistro, ne bevvi poscia il brodo. Grande e divino auspicio traendone in tal modo: Tra i principi del sangue dal ben tornito uccello Bandito sia il concorso con un indovinello; Che in fica di Ifigonia la bella, non si vada, Se pria non verrà sciolta almeno una sciaràda.
IFIG.- Dalla gioia son toccata. Già mi sento un po' bagnata Al pensiero di quel cazzo Che darà a me sollazzo. Sarà forte, duro e bello Prepotente quell'uccello ? Con la punta un po' rosata. Con la schiena un po' arcuata? Duro, rigido e flessuoso. Ben spavaldo o timoroso? Già lo sento tra le gambe Ondeggiare in pose strambe, Penetrar nella vagina O tentar la pecorina Passeggiarmi sulla pancia. le mammelle e sulla guancia Or m'assal lo schiribizzo D'assaggiare il bianco schizzo.
POPOLO- Noi siamo felici, noi siamo contenti, Udendo Ifigonia scandir tali accenti, Il gusto di vivere è certo più bello Se dentro la fica si adagia l'uccello.
GR SAC.- Toccatevi i coglioni se potete Perchè là vidi transitare un prete.
Tutti eseguono. Solo Ifigonia troppo felice, non bada all'avvertimento del destino e del resto non ha alcun paio, ahimè, di. coglioni a portata di mano),
CALA RAPIDAMENTE LA TELA SUI PRIMO ATTO
ATTO SECONDO
SCENA: La stessa sala. Sono presenti i principi pretendenti di Ifigonia col loro seguito.
ALLAH BEN DUR- Ho riempito un orinale col sudore delle bale! DON PEDER ASTA- Ho riempito un gran mastello con la broda dell'uccello! UCCELLONE- Ho riempito tre bidoni con il succo dei coglioni! KIRO HITO - Ho riempito una caserma solamente con lo sperma!
ALLAH - Ho creato un nuovo lago col prodotto del mio mago!"'
RE - A voi che della terra siete i miglior coglioni, Rivolgo il mio saluto cari principi e baroni; Sarete già al corrente di quanto ho decretato Con il provvedimento che ho steso e poi firmato; Ad ogni modo ci tengo a farvi noto Che quello che qui conta è solo aver lo scroto, Potente, blasonato, da nessun male affetto Noto per le chiavate in piedi oppur sul letto Ma ad ogni modo mettetevi a sedere Ve ne darà lettura il gran cerimoniere.
GR. CER.- L'anno sessantanove, il dì del due di agosto Dalla maestà reale con animo disposto. Bandito fu un concorso con un indovinello Fra i principi di sangue dal ben tornito uccello, Premio nobile e raro, ben chiaro lo si dica. Sarà d'Ifigonia più che il cul la fica. Della vergine purissima che nulla ha di finto.
Firmato: Banano I, sire di Corinto. Segue... GR CER. - (Imponendo il silenzio) S'avanzino senz'altro i pretendenti; (rivolto al popolo) Voi fate largo, e al culo state attenti.
ALLAH -Io sono Allah Ben Dur dal poderoso uccello E vengo dall'Arabia a dorso di cammello; Il viaggio fu assai lungo e tutto senza tappe Sicchè dal gran sudore mi bruciano le chiappe, Raggiunta alfin la meta di sì tremendo viaggio Ho piedí, culo e fava che puzzan di formaggio; Sul dorso del cammello so far mille esercizi, Infransi più d'un culo all'ombra dei palmizi I miei coglion lucenti, senza badare al puzzo, Sembran per volume le uova di uno struzzo; Son bruno, ardito e forte, devoto musulmano, Son dell'Arabia intera certo il miglior banano. Al vostri pie' depongo il mio ferrato uccello, Con l'aiuto di Allah sciorrò l'indovinello.
IFIG- Avvenne un di che un nobile prelato Lo mise In Culo tutto a un capriolo. Un figlio dal connubio essendo nato Si domanda: com'era un tal figliolo?
ALLAH- (da segni di incertezza)
GR. SAC -Se non rispondi nella settimana mi faccio col tuo scroto una sottana
ALLAH- (sempre più confuso)
Veramente….quel prelato………. Dentro il culo del capriolo………. Non so dire…... avrà pigliato Per lo meno un po' di scolo….
POPOLO- (furente facendo gli scongiuri) Noi siamo infelici, noi siamo scontenti Ti secchino il cazzo i nostri accidenti, Gli uccelli si affloscino in segno di duolo Quel brutto vigliacco ci parla di scolo!
(Il principe è trascinato via a viva forza)
GR. SAC. - Il primo pretendente è bell'e fritto; Venga il secondo con il cazzo dritto.
DON PED.- Io son Don Peder Asta, gran nobile spagnolo Astuto oltre ogni dire, viaggio col protargolo E sei preservativi per non subir l'onta Di prendermi lo scolo all'atto della monta.
IFIG. - Principe saggio, devi dire a me da quanti giorni non fò più il bidè.
DON PED.- Fidandomi del senso dell'olfatto Ti debbo dire che non l'hai mai fatto.
IFIG.- Villanzone infame e traditore, Tu offendi il mio pudore.
POPOLO (incazzatissimo) Lo sanno le troie lo sanno i lenoni. I cazzi lo sanno, lo sanno i coglioni: Nel dì di Giunone, con mossa pudica, Madonna Ifigonia lavossi la fica; Coi suoi venti chili di augusto formaggio Fu fatta una palla di un metro di raggio. Al principe sia data la pena infamante Di prenderlo in culo dal sacro elefante!
RE- Voglio siano esauditi del popolo i voleri: Venga Bel Pistolino coi suoi cento staffieri Quaranta archibugeri intanto, piano piano, l'aiutino un pochino col palmo della mano E nel caso imprevisto che non gli venga duro, lo sfreghino senz'altro un poco contro al muro
( s'avanza Bel Pistoino, dando segni evidenti di giubilo)
POPOLO-(in delirio) Pompa, pompa come un mulo Fagli tremare le chiappe del culo, Daglielo molle, daglielo duro, Fagli tremare quel buco oscuro, Daglielo duro, daglielo molle, Fagli tremare quel culo folle! -
GR. CER- A quanto sembra anche il secondo è fritto, Ben venga il terzo con il cazzo dritto.
UCCELLONE- Sono il nobile Uccellone, sono conte e son barone, La mattina, appena desto, me lo meno lesto lesto; Poi mi sparo a colazione qualche rapido raspone. Quattro seghe a mezzogiorno non fan male per contorno, Verso sera, per divario, rompo qualche tafanario Ed alterno con pompini il culetto dei bambini. Sulla punta del mio pene mille infransi fiche amene: Vedi,bando come un mulo alla vista del tuo culo.
IFIG- Sai tu dirmi il mistero della sfinge La quale prima caca e dopo spinge?
UCC- Mi colma o Ifigonia, la tua parola oscura i corpi cavernosi di gelida paura; Già sento roteare, con ratto alterno moto, I possenti testicoli entro il peloso scroto; Ha nel profondo cuore una puntura sorda Quasi che una dozzina di piattole mi morda. O nobile fanciulla, alle parole altere, Sento che si rilassa perfino lo sfintere.
RE- E brami, o tracotante, la mano di mia figlia? Col culo pieno d'aglio farai le mille miglia
GR CER.- Sia subito eseguito del sovrano il volere. Si porti senz'indugio d'aglio un gran paniere.
(uccellone di Belmanico scoppia in una gran risata)
RE- E ridi, sconsigliato, dinnanzi al gran travaglio Di far le Mille Miglia col culo pieno d'aglio?
UCC- Mi fate solo pena; o poveri coglioni. Chè per riempirmi il culo ne voglion tre vagoni Pieno d'aglio il sedere, come l'errante ebreo, Io batterò in volata la rossa Alfa Romeo.
(s'allontana baldanzoso)
IFIG- (nostalgica) Addio, prode Uccellone, mio nobile signore, La tua robusta fava mi giunge fino al cuore. Non hai colpa veruna se, con l'uccello dritto, Giammai tu scandagliasti le Sfingi dell'Egitto. Se solo mille fiate, alla tua chioma fulva S'intrecciarono tenaci i peli della vulva.
RE- Non piangere Ifigonia, lustro dei peli miei Sii paziente e devota ai detti degli Dei.
GR CER.- Il terzo a quanto pare è bell'e fritto, Ben venga il quarto col banano dritto.
KIRO HITO- Io sono Kiro Hito, son mandrillo, Lo metterei nel culo pure a un grillo; Son figlio del Giappone Kìro Hito, Ho un paio di coglioni di granito. Ma facciamo presto con le spiegazioni Chè temo non star più nei pantaloni.
IFIG- Stavasi un eremita a Poggibonsi Che non cacava e non faceva stronzi; Or dimmi, quando un rutto egli tirava Ai suoi fedeli, che impressione dava?
KIRO- A simile domanda una risposta sola: Avea quell'eremita il retto nella gola! La storia già ci narra del principe Cargiulo Il quale nella faccia rassomigliava a un culo. Ne son più che sicuro e dirlo posso lieto: Dell'eremita il rutto puzzava più d'un peto!
(Il cerimoniere apre una pergamena e dà segni d'approvazione)
RE- Un uom siffatto che ha tanto cervello Ragiona certamente con l'uccello; Ecco, cara figliola bene amata, La fava dritta tanto sospirata Sii degna dell'uccello conquistato Mai obliando i lustri del casato. Ricordo Bartolina, tua germana,
Che arrossiva sbucciando una banana. Ma che un di, presa da furor demente, Cacciossi nella fica un ferro ardente, Perchè al barone Carlo dei Borboni furon tagliati il cazzo ed i coglioni; Mentre la Filiberta illustre e saggia Il culo s'incendiò con acqua raggia: Avea scelto la morte al nero duolo Di curarsi lo scolo col protargolo; E la nobile Figonia, tua bisava, Sempre invitta nel gioco della fava. Mori vetusta d'anni in un bordello Col cuore trapassato da un uccello.
IFIG- Il sorriso della fica la mia gioia alfin ti dica. Son felice e son beata perchè alfin sarò chiavata; Ma vi giuro sugli dei di pensare ancora ai miei, Al Re come alla Regina che mi lecca alla mattina. A lui dono un sospensorio con lo stemma provvisorio. Ed a lei l'originale di un bel cazzo artificiale.
POPOLO Noi siamo felici, noi siamo contenti, Si rizzino in cazzi di gioia frementi; L'uccello del principe di gioia c'inonda; Mettiamoci tosto il culo di sponda. Gran Finale...
CORO DELLE VERGINI Noi siam le vergini dai candidi manti; S'intreccin le danze, s'innalzino i canti: Lasciamo le seghe, lasciamo i pompini, Mettiamo da parte i bei ditalini ! E' giorno di festa: l'azzurra pervinca mettiamo l'occhiello del muso di tinca.
GR. CER.- E risuoni nella reggia per lo meno una scoreggia (esegue)
CALA RAPIDAMENTE LA TELA SUL SECONDO ATTO.
Segue... ATTO TERZO
SCENA La camera nuziale; a destra una porta che dà nell'appartamento del re; in fondo a sinistra si nota un elegante water closed con catena pendente.
IFIG. -Mio Kiro Hito, principe samurai Il tempo, passa e non mi chiavi mai.
KIRO- Desisti dalle inutili e vane spiegazioni, Non vedi che cominci a rompermi i coglioni?
IFIG- Fammi vedere le palle di solido granito, Fammi toccare l'uccello, almeno con un dito! Dimmi che cosa brami mio nobile signore. Ti bacio le palline o vuoi fare all'amore?
KIRO- C'è una cosa che ancora, madama, non ti ho detto Un terribile segreto che brucia nel mio petto.
IFIG- Deh, parla Kiro Hito, mio divino, T'ascolto col canal di Bartolìno.
KIRO- Un giorno, or son quattr'anni soffrendo per un callo Stavo prendendo un bagno nel grande fiume giallo E, come è sempre in uso tra nobili signori. Stavo rompendo il culo a paggi e valvassori. Quand'ecco di lì passa un bonzo di Visnù (Allor mio caro amico ci davam dei tu) Il quale mi propose con sordido cinismo, Di fare nel suo culo un giro di turismo. Di meglio non bramavo e, come ardente toro, Soffiando a testa bassa ,mi buttai dentro il foro. Ma quel vigliacco aveva, nel nero tafanario, Lungo, rapace e impavido un verme solitario; Che mentre mi godevo il morbido budello. Pian piano mi sbafava la fava dell'uccello. Eccoti ormai svelato alfin tutto l'arcano: Il bruno Kiro Hito è privo di banano. Ed ora mia diletta quando voglio godere. Non ho altra risorsa che il buco del sedere
IFIG- Ignobile fellone, infame traditore La misera Ifígonia piombi nel disonore Fui vittima innocente di un infame tranello; Potea mangiarti il verme il cuore, non l'uccello. Mí sento soffocare dal duolo che mi stringe: Per poco non mi scoppia di rabbia, una salpinge
KIRO- Tristissime giornate coi resti del mio uccello Passai sovra la torre sovrastante il castello; E intanto, tutto avvolto in tristi veli neri, Strappavo singhiozzando i miei lucenti peli Alfine non rimase un pelo su un coglione, Così, senza conforto, mi buttai dal balcone. Ma appena giunto al suol dilegua il mio tormento, che si muto in un nuovo, grande godimento: Volle il cielo benigno che nel rapido giro Cadessi a culo nudo sul cazzo di un fachiro Che da circa vent'anni restava contro il muro Muto, scarno impassibile ma con l'uccello duro.. Così da quel momento girai tutto le corti E di cazzi ne ho presi di lunghi, dritti e storti. Bianchi, neri, rossi, gialli, prepotenti e timorosi Profumati e puzzolenti morbidi, rigidi, flessuosi, Oleanti di formaggio, stranamente tatuati E persino alcuni anche un pochino scorticati.
IFIG- Furie d'Averno o voi che anguicrinite Chiavare vi fate in pose pervertite Da quei ciclopi che hanno un occhio solo Perchè non vi pigliate mai lo scolo? E tu, Giunone, che sull'Elicona Ti fai leccar dal cane sulla poltrona. Chè non ti mangia un pezzo di grilletto Il cucciol tuo fetente e prediletto
KIRO- Frena i tuoi detti alteri, o Ifigonia, basta; Abbi rispetto almen per l'arte pederasta. Tu non sai la gioia che ascende l'intestino, Questo lo dice un vecchio, esperto culattino.
RE- ( entrando con una scatoletta in mano)
Ho sentito rumore dalla stanza vicina Forse state cerando un po di vaselina??
IFIG- Anche la vaselina duro scherno! O padre maledetto, va all'inferno! (gettandosi sui coglioni paterni) Ecco ti mangio il destro e ancora insisto: Ed ora sta' sicuro, neppure Cristo, Se pietà si prendesse del tuo guaio Ridar te ne potrebbe un altro paio. Castrato sei, e se vorrai godere, Godrai tu pure usando il tuo sedere.
RE- Ahimè ahimè, o quale vista orrenda, Mia figlia fa dei miei coglio merenda! (si accascia piangendo)
GR. CER.- (entrando di corsa) Accorrete cortigiani duchi, principi, baroni, Nobiluomini, esercenti dai bei solidi coglioni; Voi, pulzelle e maritate, nobildonne e castellane Che battete di gran lunga le più celebri puttane. Tralasciate le chiavate, tralasciate anche i pompini Sospendete sospendete i consueti ditalini! Ifigonia la sovrana, impazzita dal dolore. Si mangiò le grosse palle dell'astuto genitore.
(entrano i cortigiani e le cortigiane in costume adamitico)
RE- (sollevandosi) Addio mio prode cazzo, piega da questa sera La rossa audace testa un giorno tanto fiera: Finirono le giostre e le dolci tenzoni: Non val robusta fava se priva dl coglioni. Addio vergini belle che lasciaste l'imene Sopra la forte punta del mio robusto pene! Addio culi rosati, di donne e di bambini. Addio lingue sapienti, maestre dì pompini! Da oggi tu negletto starai nelle mutande Ne attingerò alle stelle con il possente glande. Meglio sarebbe stato perder pur ancor il cazzo ; Ma perderlo da prode nel gioco del rampazzo. Morir tu 'ben dovevi, ma in singolar tenzone Invece ahimè peristi da povero coglione.
GR. CER:-( a Ifigonia)'
Io ti punisco col tormento duro D'esser legata con la faccia al muro; Passerà tutto il popolo e con l'ano Farai da monumento vespasiano
IFIG- (avanzandosi alla ribalta come in estasi)
Sognavo un cazzo forte da Bambina E supplicavo Giove ogni mattina. Affinchè, come accadde un giorno a Eunica, Mi accadesse di rompermi la fica. Così non fu; la provvidenza grande Che gioia oppur dolore in terra spande. Mi volle sposa a te che sei carino. Ma col difetto d'esser culattino. Da prode morirò, come Raniere Che non potè inculare lo sparviere; Addio Kiro Hito, un dì mio sposo, E tira l'acqua dentro il water closo.
(attraversa la scena di corsa e si getta dentro il water closed.; Kiro Hito. impassibile, tira l'acqua; il popolo s'inginocchia e piange.)
CALA DEFINITIVAMENTE LA TELA Nonna Jole
Una strega per amica una strega nella sera quando tutto si fa' buio quando l'aria si fa' nera
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