Un emendamento stravolge il ddl sugli immobili.
La Lega: "I soliti messaggi". Bondi: "Un fatto tecnico".
ROMA - Il governo è stato battuto alla Camera. Alleanza nazionale ha votato un emendamento di Rifondazione comunista. Nel merito l'esecutivo è andato sotto sul disegno di legge sulla cartolarizzazione degli immobili. Ma questo è solo l'aspetto tecnico: l'emendamento sostenuto da tutto l'Ulivo favorisce gli acquisti collettivi e stabilisce un ulteriore sconto del 15% sul prezzo di mercato. In realtà è il dato politico quello che conta come ha sottolineato un applauso scrosciante di tutta l'opposizione: An ha fatto mancare i voti al governo. Chiosa Marco Minniti dei Ds: "La verifica che non si fa a Palazzo Chigi la si fa qui nell'aula di Montecitorio. Il fatto che il governo sia andato sotto già al primo emendamento votato è segno che il buon giorno si vede dal mattino".
L'emorragia di voti sull'emendamento è subito stata tamponata dal portavoce di Forza Italia Sandro Bondi: "E' stato un voto su un problema tecnico, non ha implicazioni politiche". Ma intanto non sono poche le voci dello stesso partito del presidente del Consiglio a far sentire la propria indignazione per il comportamento di An (qualcuno parla anche di "sciacallaggio").
Né si può ignorare che An abbia mandato un preciso segnale al ministro del Tesoro Giulio Tremonti e al filo diretto che sembra unire quest'ultimo alla Lega. Come conferma il capogruppo del Carroccio Alessandro Cè: "I soliti messaggi, che avvertiamo da tempo, in attesa della verifica... La certezza non l'abbiamo, ma è difficile pensare si tratti solo di un infortunio: quando un intero gruppo vota un emendamento di Rifondazione è chiaro che si vuole lanciare un segnale politico".
Ma i segnali politici forse sono più di uno. Se da un lato An parla alla maggioranza e al governo, dall'altro c'è anche una questione interna al partito. Come dice Teodoro Buontempo: "Con Fini alla guida della cabina di regia questa situazione non si sarebbe verificata. Fini avrebbe certamente trovato un punto di sintesi tra l'esigenza di fare cassa e i diritti inalienabili dei cittadini". Non è un mistero che una larga parte di An vedrebbe di buon occhio l'uscita dal governo di Fini ormai vittima dell'alleanza di ferro tra Silvio Berlusconi e la Lega.
In attesa degli effetti politici del voto di oggi, per il momento c'è un effetto pratico. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi ha annunciato che il governo abbandonerà il provvedimento.
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