un parco di scorie
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Un parco Usa per le scorie
I rifiuti nucleari italiani potrebbero essere depositati nella base americana della Maddalena. In cambio della cessione di altro territorio. E in tutta l'isola prosegue la protesta degli abitanti UMBERTO COCCO
LA MADDALENA (Sassari) Nessuna dichiarazione del governo riesce a placare l'ira dei sardi per l'ipotesi che l'isola venga scelta per lo stoccaggio delle scorie nucleari. Non c'è ministro che riesca a tranquillizzare, nemmeno il sardo Pisanu, che agitava il tema del terrorismo nei mesi scorsi, quello anarco-insurrezionalista e sardista, senza che nessuno gli credesse. Le scorie spaventano. Tutti, da destra a sinistra. C'è una successione quotidiana di prese di posizione, una mobilitazione che cresce, nonostante l'ultima rassicurazione della Sogin del generale Jean, che ha promesso che se ne parlerà fra almeno un anno. E prende forme non conosciute finora. Tiscali, con un intervento diretto di Renato Soru, ha aperto un forum che sta intasando le linee. Migliaia di interventi a cui si aggiungono centinaia di e-mail che esprimono rabbia e annunciano battaglie pacifiche e manifestazioni (cortei, sit-in). L'iniziativa «firma anche tu contro le scorie» ha raccolto in pochi giorni più di 15 mila adesioni, tra personaggi della cultura, dello spettacolo, della politica (tra questi Ermanno Olmi e Marta Marzotto). «Uniamoci costa dopo costa, mano nella mano, ma non permettiamo un simile azzardo. La nostra è una delle terre più antiche, sopravvive a tante altre che vantano uno sviluppo avanzato, e merita e rispetto se non altro per l'anzianità», scrive Stefano. Ieri si sono riuniti a Oristano 150 sindaci dei piccoli comuni dell'isola, convocati dalla consulta regionale Anci. Scrivono in un testo conclusivo, approvato all'unanimità, che in materia di uso del territorio «la Regione autonoma della Sardegna ha competenza legislativa esclusiva e i poteri speciali e straordinari assunti dal presidente del consi-glio Berlusconi e dal ministro dell'interno Pisanu per garantire la sicurezza degli impianti nei territori occupati da centrali nucleari non possono essere legittimamente traslati per generare altre emergenze e pericoli in altri territori e in altre popolazioni del paese, e in particolare in Sardegna», anche per motivi statutari.
«E' in gioco il futuro economico e sociale dei sardi, il loro diritto alla sicurezza e integrità sanitaria e fisica, il diritto a mantenere intatto il loro territorio e l'ambiente, che è un bene primario, da contaminazioni che ne minerebbero per sempre le speranze di crescita civile, di sviluppo e di progresso». Il documento ricorda anche che la Sardegna è già gravata da importanti servitù militari nazionali e internazionali: «paga un contributo superiore alle sue possibilità di solidarietà e di servizio alle cause comuni». Molti di questi amministratori hanno già emesso ordinanze che vietano il transito e la sosta di mezzi con rifiuti radioattivi. Singolare, fra loro c'è il sindaco della Maddalena, una donna di An a capo di una maggioranza di centrodestra. La Maddalena, il parco nazionale (amministrato da un presidente di An) che ospita nel suo territorio, fra mare e terra, da trent'anni, qualcosa di più che le scorie: missili a testata nucleare, la nave appoggio per questi ordigni. E una base militare americana che nasconde troppi segreti. Anche a proposito di scorie, secondo alcuni. Li sta sollevando da giorni Salvatore Sanna, dirigente storico della Cgil, per vent'anni membro del Comitato regionale paritetico sulle servitù militari. I Ds non lo hanno riproposto, con le ultime nomine, ma Sanna continua a essere una spina nel fianco di questo apparato complesso, di potere militare e politico, autore del solo libro sull'argomento, maddalenino d'origine. Lega alla questione delle scorie la richiesta della marina Usa per un enorme deposito a Santo Stefano, e per dei lavori in corso da mesi nell'immenso complesso sottoroccia di Monte dello Zucchero, con complemento di banchinamento a levante dell'isoletta. Sanna avanza tre ipotesi diverse, tutte inquietanti, che partono dalla condizione di sottoutilizzo di quell'impianto che voci incontrollabili danno in via di svuotamento. Ipotesi A: «il deposito si svuota per rendere tutto il sito compatibile con la presenza nucleare americana secondo le regole dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea). Resterebbe l'incompatibilità complessiva, ma quella specifica la si sottrarrebbe alle giuste rivendicazioni di sicurezza, e per la sicurezza non si spende mai abbastanza, quindi si può sopportare la contraddizione dello spreco di un'opera costata centinaia di miliardi pur di servire all'alleanza». Ipotesi B: «Il deposito svuotato dai materiali italiani - dice Salvatore Sanna - sarà finalmente utilizzato dagli americani per stoccare in condizioni di maggior sicurezza i loro armamenti anche nucleari, oggi pericolosamente stoccati nella nave. Gli americani perdono la loro unilateralità operativa e rientrano nelle procedure Nato, realizzando il sogno impossibile di Spadolini. Ai maddalenini questa soluzione, che abbassa la soglia del rischio nucleare, potrebbe andare pragmaticamente meglio, in attesa del definitivo allontanamento della fonte del rischio stesso». La terza ipotesi è quella che porta alle scorie. Sanna ne parla da prima di tutti gli altri, in Sardegna. «Il deposito svuotato, un grande impianto già fatto e predisposto per livelli di sicurezza accettabili, viene utilizzato per lo stoccaggio delle scorie radioattive dell'intera Italia. L'incompatibilità sarebbe ulteriormente esaltata, ma all'escalation nucleare i maddalenini sono già abituati».
Gli americani aiuterebbero a risolvere una questione italiana, in cambio di altre concessioni all'allargamento della loro presenza. Sono ospiti dell'isola 3500 fra militari e le loro famiglie. Sempre più chiusi nelle loro enclave, la base, i villaggi isolati, comprano nei loro spacci e cercano di comprare le case dalle immobiliari, per non dovere pagare gli affitti. Puntano adesso alla conquista dei siti dismessi con gli anni dalla marina italiana, che sta lasciando La Maddalena, i porti, le caserme, le officine affacciate al mare dell'arcipelago, licenziando gli operai dell'arsenale. Non restituisce niente agli usi civili, tratta con gli americani, il sindaco silenzioso, impotente.
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