E tutti sapevano che quel treno era fermo a Verona e non sarebbe mai passato. I pericolosi bancali, più due cassette della frutta giacevano sui binari, che sembravano morti(i binari e i bancali). Fervevano le analisi politiche di alto livello, sintetizzati in peculiari slogan: "chi toglie il bancale è un gran maiale", "pericolosi criminali armati...di bancali". In nome del pacifismo e della non violenza alcuni gandhiani davano inizio ad una rissa per togliere i bancali. Mentre i partitini contestavano pesantemente l'anti istituzionalità delle cassette della frutta. I sindacatini lottavano per i doveri dei lavoratori ferroviarii e contro il bancale nemico dei trasporti civili. Poco dopo per far rientrare tutti sui binari in nome del dialogo e della riconciliazione, quelli che erano considerati gli ultras della violenza toglievano i bancali invitando tutti a tornare. Ormai la guerra del bancale aveva sostituito la guerra alla guerra. La gente fuggiva inutilmente dalla feroce contesa dimenticandosi le motivazioni concrete che l'avevano portata lì. Come al solito è più importante l'egemonia sulle iniziative, che le iniziative stesse. Si scavalcano gli avvenimenti per imporre la propria autorità, senza mai cercare di incontrare soluzioni collettive. La paura di compromettersi con la realtà si trasforma in ottusità, in incapacità di cambiare il concreto.
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