Dal Gazzettino di oggi.
La guerra è imminente e sarà «rapida, indolore, elegante». Edward Luttwak , "geo-economista" esperto di politica estera e materie militari, aggressivo e lucido non ha e non ammette dubbi: gli Stati Uniti d'America «guidati da un vero leader che risponde al nome di G. W. Bush e appoggiati dagli alleati leali (Italia compresa, ma non Parigi e Berlino, capitali che avendo voluto divertirsi a spese di Washington non potranno godere dello stesso trattamento) sferreranno l'attacco a Saddam Hussein presto, forse attorno al 20 febbraio».
La guerra è imminente e sarà «rapida, indolore, elegante». Edward Luttwak , "geo-economista" esperto di politica estera e materie militari, aggressivo e lucido non ha e non ammette dubbi: gli Stati Uniti d'America «guidati da un vero leader che risponde al nome di G. W. Bush e appoggiati dagli alleati leali (Italia compresa, ma non Parigi e Berlino, capitali che avendo voluto divertirsi a spese di Washington non potranno godere dello stesso trattamento) sferreranno l'attacco a Saddam Hussein presto, forse attorno al 20 febbraio». E poi? Poi sarà una passeggiata fino a Baghdad, mentre Us Marines e Royal Marines prenderanno Bassora per dare un segnale agli ayatollah di Teheran: da quelle parti non si sa mai e l'incertezza non piace a Washington e soprattutto a Wall Street.
Luttwak , invitato a disegnare lo scenario bellico in occasione della convention del management mondiale del Ligabue Group di Venezia, ha coniugato eserciti e Dow Jones, partnership del bene contro gli Stati canaglia - nella fattispecie l'Iraq - e le armi di distruzione di massa. Che Saddam possiede e «deve sbrigarsi a tirare fuori se vuole sopravvivere». Ma il tempo stringe e duecentomila uomini e milioni di dollari in materiali e armamenti non possono rimanere a fare esercitazioni all'infinito. Alla fine l'ordine arriverà e per «questo cane che non si può tenere in gabbia» (testuale) non ci sarà più scampo.
Un blitz? Sarà un blitz, risponde sicuro il politologo con un impressionante asset personale di carattere accademico e di consulenza istituzionale e industriale, ma soprattutto sarà «indolore ed elegante». Difficile pensare che una guerra sia indolore, ancor di più immaginare che possa essere anche elegante. Ma questo super esperto, capace di trasferire perfettamente il suo pensiero in più lingue, riesce anche a presentare un conflitto del XXI secolo come un abito "taylor made" confezionato in Savile Row a Londra.
Del resto, sembra voler dire, una guerra-lampo sarà certamente più elegante dei massacri a cui ci ha abituati il dittatore iracheno: da quello dei comunisti all'inizio della sua carriera di potere, a quello dei curdi, a quello conseguente alla guerra durata otto anni con il vicino Iran, per finire con la 1. guerra del golfo. Quella di Bush padre, nel 1991. Un conto aperto con il tiranno che il nuovo clan vincente della politica a stelle strisce, i Bush del Texas (dopo quello dei Kennedy) ha deciso di saldare.
L'abilità di Edward Luttwak sta nel comunicare le sue convinzioni e le sue conoscenze con il magnetismo dell'affabulatore. Sa essere spietato come la spada dei crociati giunti a liberare Gerusalemme ma anche accattivante nella sua incrollabile sicurezza come quel colonnello hollywoodiano che in Vietnam rivolgendosi ai suoi soldati diceva: «Siamo qui per difendere la democrazia, non per praticarla».
Frasi ad effetto che attirano l'attenzione e offrono una dimensione diversa della guerra imminente. Una guerra che però non sarà un film e che annovera l'Italia tra «gli alleati leali di Washington. Non come la Francia e la Germania». Parole che possono inorgoglire il premier Berlusconi o il ministro della Difesa, Martino, ma che tracciano un solco inedito nei rapporti all'interno dell'Europa, tra i "partner" storici e già anche con quelli futuri.
Così Chirac «spada dell'Islam» che «vuole guadagnare punti politici a spese degli Usa» e il pacifista Schroeder sono descritti come le nuove marionette della vecchia Europa, irrisi nei circoli che contano a Washington. Irriso Chirac perchè, dice Luttwak , è «doppiogiochista», a parole non accetta la guerra, ma poi ordina alla Marina di sospendere la manutenzione delle proprie navi e «sottobanco chiede di partecipare alla guerra e vuole la portaerei Charles De Gaulle nel Golfo». Ma è la Germania di Schroeder a colare a picco sotto le bordate di Luttwak : il cancelliere vuole fare il pacifista ma attorno a lui, a livello internazionale la fiducia si è vaporizzata, mentre la sua politica non ha eliminato le rigidità del Paese. Tradimenti e vendette che permetteranno a G. W. a Dick Cheney e Condoleeza Rice di ignorare i due nuovi «nemici» e andare avanti. Sarà un nuovo strappo, ma l'economia ha il primato sulla politica e giocherà la partita più importante anche in questa prossima guerra.
Wall Street aspetta quindi con impazienza l'attacco perchè sa, dice Luttwak , che una rapida conclusione del conflitto alimenterà di fiducia il Dow Jones e pomperà energia nel dollaro destinato a torreggiare fra le monete e l'economia ripartirà, dopo aver completato la pulizia post-bolla speculativa. E quando l'America si rimetterà a camminare, tutto il mondo -ripulito dai dittatori- si rimette in moto. Parola di Edward Luttwak .
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