Accorpamento degli enti. Ricercatori tagliati fuori dalle scelte importanti. La proposta di rinnovamento degli istituti pubblici scientifici è stata presentata ufficialmente. Duro il commento degli scienziati. Margherita Hack: "Un progetto demenziale". Lucio Bianco, presidente del Cnr: "Una conquista a mano armata che contiene elementi di incostituzionalità".
La
bozza
fantasma sulla riforma
degli enti pubblici di ricerca (Epr) è ora ufficiale.
La proposta che prevede l'accorpamento di vari Epr (da 19
a 10) e che di fatto taglia fuori i ricercatori dalle scelte
importanti sulle loro attività è stata presentata
oggi nel Consiglio dei ministri. La notizia è stata
accolta dai ricercatori, che erano riuniti a Roma per discutere
i tagli effettuati dal governo, con un minuto di silenzio,
scelto per opporsi al "silenzio che ci hanno imposto
come comunità scientifica", come ha dichiarato
Rino Falcone dell'Osservatorio
per la ricerca. L'aula magna del Consiglio nazionale delle
ricerche (Cnr), dove erano riuniti gli scienziati, era affollatissima,
con centinaia di persone in piedi o che non sono potute entrare.
Accanto ai nomi più noti della comunità scientifica
italiana, come Margherita Hack, Jacopo Meldolesi, Paolo Amati,
Carlo Bernardini e Giorgio Salvini c'erano molti dirigenti
degli enti scientifici come Lucio
Bianco (Cnr), Flavio
Toigo (Infm), Franco Pacini (Inaf) ed esponenti del mondo
politico come Piero Fassino e Francesco Rutelli. La riforma
del ministro Moratti pone problemi di metodo: per i ricercatori
la comunità scientifica non può essere esclusa
dai processi che la riguardano e affermano che il progetto
è stato elaborato da una società specializzata
in ristrutturazioni aziendali, la società di consulenza
Ernst & Young. Inoltre, secondo gli intervenuti, il modello
dei dipartimenti scelto per il Cnr è gerarchico e verticale,
l'apporto della base penalizzato (tanto che non sono previsti
membri dei ricercatori nel futuro consiglio direttivo del
Cnr) e la struttura scientifica a rete praticamente smantellata.
Il controllo ministeriale sull'attività dell'ente sarà
totale e la legge definisce sette macroaree fortemente orientate
alla ricerca applicata. Il ministero, per esempio, dovrà
approvare ogni progetto o nuova linea di ricerca. Tutto questo
avviene mentre il Cnr può spendere solo 17 euro al
giorno per ogni ricercatore. Il dibattito è stato decisamente
vivace e il tono degli interventi durissimo: "Un progetto
demenziale" (Hack), "che nasce già antiquato"
(Falcone) e "in un'atmosfera dittatoriale" (Salvini);
"una conquista a mano armata degli enti di ricerca da
parte dei politici, che contiene quindi elementi di incostituzionalità"
(Bianco), "una deriva concettuale pericolosa e degradante"
(Bernardini). Per dirla con Franco Pacini infine, "non
c'è mai stata una situazione in cui incompetenza e
ignoranza si sono mescolate in questo modo". (m.ba.)
(venerdì 24 gennaio)
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