La propaganda è diventata ormai una parte intrinseca del nostro sistema democratico. Sarebbe difficile infatti separare questi due concetti per la crescente interconnessione delle nostre elite (politici, businessmen ed esperti di PR) e i media. Quali pericoli corriamo?
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Propaganda, una minaccia per la democrazia?
Propaganda è un termine ambiguo che viene spesso frainteso. L’opinione generale è che propaganda sia solo la campagna elettorale intrapresa da un candidato politico. Questo è parzialmente corretto, ma il concetto di propaganda coinvolge ulteriori aspetti che spesso vengono ignorati. L’uomo comune non sa, infatti, che questa pratica ha effetti devastanti sulla nostra società.
Questo articolo mira a evidenziare il reale pericolo per il nostro sistema sociale causato dall’uso della propaganda. Per poter raggiungere quest’obiettivo, è importante avere una chiara visione dei concetti chiave di propaganda e democrazia, perciò verrà data una chiara e concisa definizione di entrambi. Inoltre spiegherò le ragioni per le quali siamo così vulnerabili alle campagne propagandistiche. Esplorerò i vari ,sebbene rari, casi di propaganda benefica. Per concludere, partendo da due teorie che costituiscono una giustificazione all’uso della propaganda nelle nostre democrazie, ne dimostrerò, attraverso una serie di casi concreti, l’inadeguatezza nel considerare gli effetti dannosi per la nostra società.
Secondo Noam Chomsky, uno dei più grandi pensatori contemporanei, esistono due definizioni di democrazia: una astratta e utopica, e un’altra più aderente alla realtà. La prima è una società nella quale la gente è equamente e attivamente coinvolta nella formazione delle politiche pubbliche . Democrazia è una parola che deriva dal greco classico che significa ‘governo della gente’. Dal tempo delle polis greche, il concetto di democrazia ha subito un processo evolutivo. La democrazia greca era diretta ossia i liberi cittadini svolgevano un ruolo attivo in politica partecipando in prima persona al processo decisionale, mentre oggigiorno la nostra società è una democrazia rappresentativa. Questo significa che il popolo vota i suoi rappresentanti in parlamento e di conseguenza il partito che ottiene la maggioranza dei voti, governa a nome nostro. L’unico mezzo che abbiamo per partecipare direttamente al processo legislativo è il referendum. Tutto questo ha creato una sorta di sistema gerarchico consolidato, difficile da rovesciare, che difende gli interessi di un’elite ristretta. Questa è la moderna democrazia e costituisce la seconda definizione di democrazia secondo Chomsky. Noi non abbiamo la possibilità di esprimere la nostra opinione, è la fine del principio illuministico che sancisce la rispettabilità delle idee dei liberi cittadini. È il punto di partenza della cosiddetta ‘leadership-democracy’ che caratterizza i sistemi politici dei paesi occidentali . La mia interpretazione di democrazia, nello sviluppo di questo articolo, sarà l’idea antiquata e forse utopistica di uguaglianza, rispetto dei diritti umani e partecipazione attiva dei cittadini al processo di policy-making.
Questa idea iperuranica di democrazia è spesso minacciata da strumenti come la propaganda. È suggestivo sottolineare che in biologia, il termine propagare, da cui la parola propaganda deriva, è usato per indicare la trasmissione di germi e virus. Questo è, in effetti, come la propaganda funziona. Le grandi masse sono il suo obiettivo principale. La propaganda è “uno squallido trucco usato da Grandi Fratelli orwelliani che in qualche modo subliminalmente controllano i nostri pensieri al fine di manipolare i nostri comportamenti affinché questi determino un vantaggio per loro piuttosto che per noi” . I Grandi Fratelli che ho citato, possono essere politici, giornalisti e esperti di pubbliche relazioni (PR) che, negli interessi di società transnazionali, hanno interesse ad alterare le azioni umane per raggiungere i loro obiettivi personali. Ho parlato degli interessi delle società transnazionali o multinazionali e a primo acchito sembrerebbe un concetto estraneo ad un’analisi politica del fenomeno della propaganda. Tuttavia oggi questi soggetti giocano un ruolo importante in politica per via dei potenti mezzi, economici e non solo, di cui sono a disposizione. Tutti i propagandisti sfruttano le insicurezze umane e agitano emozioni per plasmare una più accondiscendente opinione pubblica. I metodi usati per ottenere questo risultato sono diversi. Ci sono principalmente cinque tipi di propaganda. Quella “bianca” che prevede una fonte correttamente identificata ma l’interpretazione di un determinato fatto o dato viene usato per favorire un determinato partito. La “nera” nella quale una fonte falsa viene usata per diffondere una menzogna. Quella “grigia” caratterizzata dall’incertezza della fonte e dell’inaccuratezza dell’informazione diffusa. Quella “integrativa” che ha come scopo quello di calmare la popolazione. La “agitativa” ha invece un fine opposto, ossia quello di creare un sentimento di odio nella gente. I soggetti a cui mira la propaganda sono molteplici. Carey sostenne che, a seconda dell’obiettivo, ci sono due tipi di propaganda: grassroots propaganda e treetops propaganda. La prima mira a colpire più gente possibile mentre la seconda ha come scopo quello di indottrinare gli strati più alti della nostra società come policy-makers, editori, giornalisti e commentatori economici .
Perché siamo così vulnerabili alla propaganda? Nella mia analisi mi preme sottolineare alcune tappe della storia della civiltà occidentale che sono particolarmente indicative al fine di rispondere a questa domanda. Prenderò quindi in considerazione sinteticamente l'arco temporale che lega il XVII secolo e il XX secolo. In questo periodo assistiamo all'evoluzione che ci porta dalle monarchie europee del dopo Controriforma alla nascita dello stato democratico, passando per una tappa fondamentale per l'umanità: la rivoluzione francese del 1789 che segna la perdita di egemonia di clero ed aristocrazia, rimpiazzati dalla più dinamica e business-minded classe borghese. Sin dall’età della pietra, l’umanità è sempre stata recettiva alle disposizioni delle elite. Nei secoli passati la Chiesa rappresentava l’elite dominante e aveva il monopolio della cultura, perciò non poteva permettere la diffusione di idee contrastanti coi suoi principi. A tal proposito Papa Gregorio istituì la Santa Congregazione di Propaganda nel 1622. Il suo scopo era quello di sconfiggere, attraverso la predicazione, la fede pagana nelle terre barbare che erano fuori dalla sfera di influenza della Santa Sede. La Congregazione acquistò un tale potere che venne ribattezzata Propaganda. La tecnica usata dalla Chiesa era quella di fare leva sulla paura dell’Inferno, avvantaggiandosi del diffuso analfabetismo e della generale ingenuità, per disciplinare le masse in modo da accrescere sempre di più il proprio potere . Il mondo stava cambiando, e dopo la rivoluzione francese, ma soprattutto nel novecento, la borghesia europea abbandonò la fede cristiana per aderire alla nuova dottrina dello stato democratico e dell’economia . La nuova classe egemone, trovò un alleato solido nel sistema democratico, che fece coincidere quello che è comunemente noto come interesse nazionale con quello personale dei businessmen e delle multinazionali . La propaganda in questo tipo di società aveva come scopo quello di identificare come positivi i valori insiti nel libero mercato e di marchiare qualsiasi intervento dello stato o dei sindacati come tirannico e sovversivo . Inoltre, il XX Secolo segnò l’inizio dell’era delle nuove tecnologie, che facilitarono la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa. I mass media divennero così lo strumento attraverso il quale le elite potevano controllare le menti di un crescente numero di persone. Il mondo si ritrovò di fronte ad una nuova forma di dominazione: il governo democratico. I cittadini europei, non più analfabeti, e da tempo ribellatisi alla brutalità coercitiva dell’ancient regime, pensarono di aver conquistato la libertà. Non riuscivano a capire che la frusta e la spada, un tempo impugnate dai regnanti, erano state sostituite da una meno dolorosa, ma non meno pericolosa, propaganda moderna. L’illusione della libertà conquistata nascondeva una triste verità, ossia che invece di essere schiavizzata da dogma religiosi, la gente divenne sempre più dipendente da quello che stampa, radio, TV e internet dicevano. La propaganda moderna può essere così considerata come il costo della diffusione dei mezzi di comunicazione.
Questo non è l’unico motivo della nostra vulnerabilità agli strumenti di opinion management. La nuova era è caratterizzata dalla proliferazione di esperti in ogni settore delle attività umane. Inoltre la nuova divisione del lavoro ci forza a concentrarci sui nostri compiti e ignorare il resto, impedendoci di essere autosufficienti e rendendoci dipendenti da altre persone che ci offrono beni e servizi indispensabili per le nostre vite. Gli esperti interpretativi sono quindi vitali per la nostra società in quanto fornisco una spiegazione delle aree di interesse a molti ignote. Il problema in tutto questo è che gli esperti ritraggono la loro visione di realtà. Potrebbe essere che questa realtà mediata differisca da quella oggettiva. Ci sono numerose spiegazioni a questo fenomeno ma quella rilevante per questo articolo è che questi cosiddetti esperti interpretativi siano scienziati propagandisti che agiscono in tutela di interessi altrui. Ho usato il termine ‘scienziati’ perché sin dal primo dopoguerra, la propaganda ha acquistatolo status di scienza grazie alle teorie (teorizzazioni) di importanti pensatori. Il più importante fu sicuramente Bernays il quale, dopo aver collaborato col Comitato di Pubblica Informazione americano durante la Grande Guerra, sviluppò una serie di tecniche da usare in tempi di pace per controllare l’opinione pubblica. Bernays è considerato il padre delle pubbliche relazioni. Oggi i PR rappresentano la chiave del successo in politica. I maghi delle PR lavorano affinché i loro assistiti appaiano nella migliore luce possibile cercando, allo stesso tempo, di screditare i loro avversari. Le tecniche da loro usate sono fondamentalmente due: ‘image manipulation’ e ‘opinion manipulation’ . Dal 1960, quando la faccia incipriata di Kennedy vinse il confronto televisivo contro quella sudaticcia di Nixon lasciando le idee politiche in secondo piano, la manipolazione dell’immagine ha preso piede fra politici e aspiranti tali. Clinton, per esempio, tinse I suoi capelli di grigio per dare l’impressione di saggezza e Berlusconi durante la campagna elettorale per le elezioni politiche del 2001 usò fotografie ritoccate che lo ritraevano più giovane e magro per indurre gli italiani a pensare a lui come un novello Peter Pan che non invecchia.
La prima foto mostra il Cavaliere come appariva nei poster elettorali del 2001 mentre la seconda è stata scattata nello stesso periodo e lo ritrae come realmente è, con le sue rughe e leggermente più grasso. Questa tuttavia è la meno pericolosa delle tecniche di pubbliche relazioni rispetto a quella di opinion management. Di questi tempi ogni governo democratico ha un istituto pubblico di comunicazione strategica, gestito da PR e ‘spin doctors’, che ha il compito di creare supporto per le attività proposte dai propri assistiti attraverso vari meccanismi di manipolazione delle aspettative e perfino dei sogni dei cittadini. Questi enti forniscono i loro servizi attraverso l’analisi scientifica di sondaggi d’opinione e dati raccolti in ‘focus groups’ ossia gruppi rappresentanti campioni di popolazione che esprimono il proprio parere su tematiche socio-politiche, pareri che vengono usati dai PR per creare un programma elettorale per i loro clienti. Questo dimostra come i politici moderni siano estranei alle ideologie e come non traggano più ispirazione dai grandi pensatori dl passato. Il pensiero politico dell’ex presidente americano Bill Clinton non rifletteva i genuini ideali democratici sanciti da Jefferson, ma era piuttosto un sintetico collage di idee liberiste create da un esperto di PR, di nome Dick Morris ed aveva come scopo principale quello di ottenere il sostegno della borghesia americana e delle potenti multinazionali con sede negli Stati Uniti.
Nei paesi democratici, oggi, perfino i media e le case editrici si reggono sul lavoro dei PR che possono usarli per perseguire i loro scopi . La propaganda può così prendere le sembianze di informazione e istruzione. Qual’è la principale differenza fra propaganda e gli altri due concetti? Ad una prima analisi possono sembrare la stessa cosa in quanto il loro scopo è identico, ossia far conoscere fatti e dati ad un pubblico più o meno ampio. Inoltre la propaganda, creata per servire gli interessi delle grandi imprese transnazionali, può trovare la complicità dei giornalisti e direttori delle testate giornalistiche i quali la diffondono come se questa fosse una qualsiasi e innocua notizia . Secondo Ewen, dovremmo considerare informazione ed istruzione come ‘pubblicità’ perché, pur condividendo con la propaganda l’intento di diffondere un’idea, questa presuppone un pubblico intelligente che sia capace di discutere le opinioni scaturite dalla mente di qualcun altro . La sola differenza quindi è l’intento: la propaganda non prevede un giudizio analitico mentre la ‘pubblicità’ non prevede un comportamento da seguire per ottenere un beneficio . In questo caso, al fine di agevolare il lettore nella comprensione di questo passaggio, è utile ricordare la definizione Laswelliana di propaganda. Laswell sostenne che la “propaganda è linguaggio che mira alle grandi masse… al fine di influenzarle su questioni controverse” mentre istruzione, e io aggiungo anche informazione, “consistono principalmente nel trasmettere abilità e sviluppare l’intuito” . Di vitale importanza in questo dibattito è anche l’idea di disciplina. La propaganda, tendendo a forgiare un comportamento generale tende di conseguenza a disciplinare le masse.
Tuttavia la propaganda potrebbe essere usata per raggiungere degli scopi positivi. I governi occidentali, condizionati dalle esigenze di potenti gruppi di pressione, hanno usato queste tecniche in campagne per ridurre la guida in stato di ebbrezza, il consumo di droghe sintetiche, l’uso del preservativo o in campagne anti-fumo. Queste però, sono solo eccezioni usate dai nostri parlamentari per giustificare l’uso della propaganda negativa. Anche alcuni importanti pensatori del passato si sono adoperati nel fornire delle teorie che legittimassero l’uso della propaganda. Nel 1895, il sociologo francese Gustav Le Bon definì la folla come “incapace di pensare razionalmente” e sostenne che i leaders avrebbero dovuto stimolarne “motivazioni inconsce” attraverso l’uso di simboli o immagini per ottenerne il sostegno . Questa teoria ebbe un impatto allarmante sulle politiche occidentali perchè sosteneva che le tecniche propagandistiche fossero dei normali strumenti che avrebbero permesso di gestire una società in pace e armonia. In pratica, questa teoria sosteneva che la propaganda fosse un innocuo surrogato della analisi critica. John Dewey, padre della democrazia americana, per appoggiare ulteriormente l’uso di propaganda, coniò il concetto di “legittima affermabilità” (warranted assertibility) da usare al posto di “verità” nell’ambito politico. Egli sostenne, infatti, che “le idee in politica dovrebbero essere considerate come ‘buone’ o ‘cattive’ non come ‘vere’ o ‘false’. Queste sono buone se il credere in esse apporta conseguenze benefiche ”. A mio avviso questo concetto è vagamente controverso. Ritengo che collegare il risultato di una idea, talvolta contrastante coi principi che costituiscono l’ossatura della democrazia, alla sua veracità potrebbe portare ad una situazione nella quale la classe politica siano talmente influenti (politicamente, economicamente e mediaticamente) che avrebbero il potere di plasmare le nostre opinioni con lo scopo di farci credere che tale idea sia buona.
Questi modelli filosofici, quindi, non costituiscono una giustificazione per l’uso di tecniche di disinformazione nella nostra società. Tutti dovrebbero sapere che ci sono degli alti costi sociali, a livello nazionale e internazionale, derivanti dall’uso di tali mezzi.
L’uso della propaganda può causare discriminazione all’interno del nostro tessuto sociale. Da una campagna propagandistica possono derivare razzismo, sessismo, xenofobia, odio religioso, antisemitismo e omofobia. Un esempio lampante di tutto questo sono le campagne messe in atto dagli uomini della Lega Nord che aizzano la popolazione padana contro gli immigrati. Gli extracomunitari, difesi da nessuna lobby e senza voce politica, sono assieme ai drogati di strada, ai musulmani, agli omosessuali e agli zingari gli obiettivi più facili da colpire e da incolpare per tutti i nostri problemi. L’uomo nero viene visto come un cancro sociale da eliminare. La loro pericolosità è totalmente artificialmente costruita attorno a imponenti campagne di disinformazione che mirano a stimolare le paure dei cittadini padani attraverso l’uso di slogan di dubbio gusto. Secondo la teoria leghista, peraltro senza alcun fondamento concreto, gli immigrati arrivano in Italia solo per delinquere, rubare il lavoro mentre le donne straniere arrivano col solo scopo di prostituirsi. Disoccupazione, delinquenza e prostituzione sono problemi insiti nella nostra società e poco hanno a che vedere con l’ingresso in Italia di stranieri ma tutto questo viene usato come strumento per acquisire potere. I politici leghisti individuano gli stranieri come una minaccia per la nostra nazione e propongono come rimedio quello di votare per loro in quanto, qualora al potere, essi si preoccuperebbero, usando le parole di uno di essi, l’On. Borghezio, di togliere gli extracomunitari “fuori dai coglioni ”.
Talvolta queste discriminazioni possono determinare una violenta caccia alle streghe. Durante la prima guerra mondiale, il Comitato di Pubblica Informazione (CPI) per creare supporto domestico per l’entrata in guerra degli Stati Uniti pubblicò un opuscolo che descriveva la Germania del Kaiser come un popolo di mostri. Il risultato di questo lavoro, fu la sistematica persecuzione degli americani che discendevano da famiglie tedesche. Gente che oramai si identificava come americana veniva seviziata da sedicenti patrioti che li costringevano a umiliazioni pubbliche . Tuttavia il più triste esempio di queste persecuzioni fu il periodo della presidenza di Eisenhower che prese il nome di McCarthyismo. McCarthy era un senatore repubblicano che intraprese una crociata contro i comunisti americani ma soprattutto contro i presunti tali. Tutta la precedente amministrazione, quella democratica di Truman, fu accusata di essere troppo accomodante nei confronti di Mosca. Dal 1952 al 1954 molti senatori furono pubblicamente attaccati e costretti a dimettersi. Nel 1952, 534 persone furono rimosse dal Dipartimento di Stato americano accusati, senza alcuna prova di reali attività sovversive, di non essere leali servitori della patria. Il fervore anticomunista di McCarthy nascondeva un subdolo tentativo di collocare i suoi uomini di fiducia nei posti chiave del Dipartimento di Stato .
L’uso di strumenti propagandistici intacca il welfare state e di conseguenza il principio di uguaglianza tipico dei regimi democratici. Nonostante il fatto che più di 30 milioni di americani vivano sotto la soglia di povertà e che ci sia un ampio divario fra ricchi e poveri, i media americani continuano a diffondere la notizia che i lavoratori americani non abbiano mai ricevuto così tanti soldi grazie alla legge repubblicana di riforma del welfare firmata da Clinton nel 1996.. Sebbene il salario minimo sia stato aumentato e l’inflazione sia ad un tasso accettabile, i mass media non hanno mai menzionato quale sia l’effetto di tale normativa. I datori di lavoro, pur pagando stipendi più alti, sono liberati dal versare altri contributi sociali quali assicurazioni sanitarie e fondi pensione. Inoltre, più soldi in busta paga determinano, come contro-effetto, un aumento generalizzato dei prezzi che vanifica quel poco di buono che tale riforma aveva apportato al sistema . Questo è il risultato della collaborazione fra un sedicente presidente democratico e i suoi ‘rivali’ repubblicani. Questa storica alleanza prese il nome di “Terza Via” ed è frutto dei consigli del consigliere di Clinton, l’esperto di PR Dick Morris. Agli Americani la “Terza Via” venne presentata dall’establishment come una “cooperazione oltre le linee di partito e filosofiche ”. A osservatori indipendenti, in verità, questo progetto appare senza mezzi termini come un tradimento degli ideali Democratici e della classe lavoratrice americana. Infatti Clinton, seppure spacciato dai media come il presidente della gente, si rivelò un pupazzo nelle mani delle multinazionali. Il suo Segretario del Tesoro era Robert Rubin, un ex capo-consigliere economico di Goldman Sachs and Company. Il giorno stesso del suo insediamento, inviò un telegramma ai suoi ex-datori di lavoro dicendo che avrebbe continuato a collaborare con loro nelle possibilità che gli avrebbe offerto il suo nuovo ruolo .
Le ripercussioni esterne sono ben più spaventose di quelle interne che ho appena analizzato. La propaganda infatti può essere usata come mezzo di guerra psicologica al fine di destabilizzare un governo o un gruppo politico all’interno di uno stato o in un paese straniero. Queste tecniche infrangono i diritti di autogoverno e autodeterminazione che costituiscono i fondamenti delle nostre democrazie. Questi principi giusnaturalistici sono contenuti nella Dichiarazione d’Indipendenza americana. Paradossalmente il paese che maggiormente abusa di questo modus operandi sono proprio gli Stati Uniti. Gli USA nei primi anni della Guerra Fredda 1947-1956 impiegarono metodi di guerra psicologica in Italia al fine di prevenire che il PCI prendesse il potere sia con mezzi illegali (tramite un colpo di stato) che con quelli legali (vincendo le elezioni politiche). Questo determinò una persecuzione dei leaders comunisti, dei sindacati comunisti e il licenziamento dei comunisti che ricoprivano importanti posizioni amministrative . La neonata democrazia italiana veniva così compromessa in partenza dalle ambizioni imperialiste di una superpotenza che aveva intenzione di instaurare in Italia una ‘leadership democracy’ aperta al libero mercato in modo da soddisfare la sete di denaro degli uomini d’affari statunitensi che spalleggiavano la presidenza di Truman. Sfortunatamente il tempo passa ma il mondo e soprattutto i nostri alleati d’oltreoceano non cambiano e la storia si ripete. Nel 1996 gli USA di Clinton, spaventati dal potere e dall’influenza che stavano acquisendo i partiti nazionalista di Zhyrinoski e comunista di Zyuganov, intervennero nel processo elettorale russo. La CIA sviluppò così un piano di propaganda per aiutare Yeltsin a vincere alle urne . Gli Stati Uniti non volevano che gli oppositori di Yeltsin vincessero le elezioni in quanto predicavano una politica estera aggressiva, simile quella dell’URSS, che rinnegava ogni rapporto, compresi quelli commerciali, con l’occidente e che mirava a riconquistare l’egemonia nella regione riassoggettando le ex repubbliche sovietiche. Yeltsin, invece, era più moderato, orientato al libero mercato e pur di mantenere il potere avrebbe concesso numerosi privilegi ai suoi sostenitori a Washington .
Strumenti di ingegneria del consenso possono essere inoltre usati per attirare supporto per attività belliche. Questo è un caso in cui propaganda è sinonimo di minaccia per la democrazia. Questo tipo di campagne tende infatti a demonizzare i nemici come assassini spietati e a celare gli effetti della guerra per quanto concerne le vittime civili. Poche persone sono coscienti del fatto che la maggior parte delle vittime in un conflitto sono innocenti: donne, bambini e anziani. L’ingannevole ruolo dei media in una guerra è quello di far credere all’opinione pubblica che i morti facciano parte delle milizie che hanno giurato fedeltà ad un sanguinario dittatore che guida una nazione nemica retta da governo di tipo autoritario o totalitario. Sarebbe impossibile infatti creare sostegno ad un conflitto nel quale il nostro governo ‘democratico’ ammazzasse poveri innocenti come risultato dei bombardamenti fatti con super-sofisticate e costosissime armi pagate coi soldi dei contribuenti. E’ superfluo, a questo punto, far notare che questo uso delle tecniche di propaganda lede il più importante dei Diritti Umani, il diritto alla vita. La Guerra del Golfo del 1991 ne rappresenta l’esempio più rappresentativo. I mezzi di comunicazione di massa occidentali appoggiarono una guerra per scopi puramente economici fra i loro paesi e l’Iraq, uno dei più importanti produttori mondiali di petrolio. Tutto iniziò quando, nella primavera del 1990, l’Iraq invase il Kuwait colpevole, secondo il dittatore iracheno Saddam Hussein, di agire in modo da mantenere il prezzo del greggio basso per conto degli Stati Uniti e dei loro alleati. Le grandi catene di informazione come CNN e BBC trasmisero la notizia che le truppe irachene, durante l’invasione del piccolo emirato, avevano ucciso dei neonati prematuri kuwaitiani tirandoli fuori dalle incubatrici e lasciandoli a morire sul suolo freddo . Questa notizia shockante creò un’onda d’emozione che il presidente americano Bush Senior cavalcò usandola per creare la base di giustificazione per l’intervento militare armato statunitense nel Golfo Persico. Talk-shows, telegiornali e stampa agirono assieme al fine di influenzare il pubblico americano. Il tentativo andò a buon fine e Bush riuscì a ottenere i due terzi dei voti senatoriali richiesti dalla costituzione americana per dichiarare guerra a Saddam. Tutto questo sembrava giustificare una guerra finché non venne rivelato che la famiglia reale del Kuwait aveva usato del denaro pubblico per assicurarsi i servizi di Hill & Knowlton , una società di PR americana che aveva montato la storia dell’uccisione dei neonati copiandola dalla propaganda americana della Prima Guerra Mondiale quando venne totalmente inventato che i soldati tedeschi avevano ucciso a baionettate dei neonati durante l’invasione del Belgio . Questo era solo l’inizio di una guerra che fu combattuta in gran parte sui giornali e sugli schermi televisivi. Il saggio di Philo e McLaughling (1995) offre un interessantissimo profilo schematico delle tattiche di ‘media war’ usate nella Guerra del Golfo. Essi hanno esaminato i tabloid, giornali e telegiornali del periodo mostrando in che modo le grandi società che possiedono i media hanno mostrato il conflitto. Mai nessun giornalista si è dimostrato capace né tanto meno volenteroso di contrastare e smentire la versione ufficiale dei fatti. Tutti sostenevano il tentativo dell’alleanza occidentale di combattere ‘un dittatore’ con una guerra che fosse ‘inevitabile’, ‘pulita’ e ‘facile’. Solo dopo il conflitto i reporter furono capaci di mostrare le molteplici contraddizioni della Guerra del Golfo. L’ondata di patriottismo era finita e rimanevano i filmati che testimoniavano una sporca guerra . Fra le vittime dei bombardamenti non figurava il nome di Saddam Hussein ma quelli di varie migliaia di civili. Inoltre i soldati iracheni uccisi negli scontri con le truppe alleate appartenevano a gruppi etnico religiosi che si oppongono al regime del rais come Kurdi e musulmani Shiiti costretti sotto la minaccia di ritorsioni ad arruolarsi. La Guardia Presidenziale, reparto dell’esercito composto da fedelissimi di Saddam, contò quasi nessuna perdita. La guerra non era inevitabile. I governi dell’alleanza, difatti, usarono i mezzi diplomatici non per trovare una soluzione pacifica della disputa ma bensì per preparare il pubblico ad una guerra. La chimera di una guerra pulita e facile, spinta dall’ossessione dei media per le cosiddette ‘bombe intelligenti’ (che rappresentarono solo il 7% delle bombe sganciate sull’Iraq), svanì quando, il 27 febbraio 1991, una nota ufficiale americana ammise che il bombardamento del bunker di Al-Amiriya, che causò centinaia di morti fra la popolazione, non era un obiettivo strategico ma un errore militare . In questi giorni possiamo registrare un nuovo tentativo da parte dei media europei e americani per prepararci ad un’incombente Seconda Guerra del Golfo.
In conclusione, la propaganda rappresenta una minaccia per la democrazia. Qualcuno la vede come una fonte di informazione necessaria alla gente per essere ‘guidata’ e aiutata ad adottare determinati comportamenti collettivi. Comunque la si guardi, la propaganda è elitaria. I vertici della nostra società la usano per controllare e disciplinare i pensieri e le azioni delle masse senza dover ricorrere all’uso della forza. La propaganda è diventata ormai una parte intrinseca del nostro sistema democratico. Sarebbe difficile infatti separare questi due concetti per la crescente interconnessione delle nostre elite (politici, businessmen ed esperti di PR) e i media. Questo, più di ogni altro, dimostra l’effettivo potere della propaganda e quanto siamo recettivi alle sue manipolazioni, rendendola ulteriormente dannosa per la democrazia nel tradizionale senso del termine.
Giorgio Murru Lancaster University
Zaratustra.it copyleft
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www.zaratustra.it
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