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- toscana -
TUTTI I PERICOLI DELLA BASE DI CAMP DARBY (Toscana) A POCHE SETTIMANE DALLA GUERRA
by corriere della sera by the way of mcsilvan Monday January 13, 2003 at 07:48 PM mail: mcsilvan@tin.it 

dal corriere della sera di oggi: "per avere un’idea del ruolo di questa cittadella basta esaminare due dati: da Camp Darby provenivano quasi tutte le munizioni usate durante la Tempesta nel Deserto nel 1991 e il 60 per cento delle bombe scagliate sulla Serbia nel 1999"

Camp Darby, il più grande arsenale Usa all’estero

Due anni fa la base americana sgombrò dai bunker pericolanti 100 mila
ordigni. Roma non fu avvisata


Nel 1947 il Tombolo era «Il paradiso nero»: la pineta maledetta delle
signorine che facevano la vita, dei contrabbandieri che si arricchivano con
la fame, dei disertori stufi di guerre. Il film, scritto da Indro Montanelli
e interpretato da Aldo Fabrizi, mostrava questo angolo di costa tra Livorno
e Pisa come una terra selvaggia, popolata di gangster e sbandati, dove tutti
potevano perdere l’anima o la vita. Poi, quattro anni dopo, un accordo
siglato tra Roma e Washington ha fatto scomparire dall’Italia quei mille
ettari di litorale tirrenico e li ha trasformati in un segreto americano:
Camp Darby. Da allora nessuno è mai venuto a sapere cosa contenesse
esattamente quella base: l’unica certezza era la sua importanza, ribadita
dal Pentagono ogni volta che si avvicinava un conflitto. E solo ora grazie
alle ricerche svolte da una fondazione della Virginia è possibile penetrare
nel mistero della pineta più blindata d’Europa. A Camp Darby infatti è
custodito il più grande arsenale americano all’estero. Qualche numero?
Ventimila tonnellate di munizioni per artiglieria, missili, razzi e bombe d’
aereo con 8.100 tonnellate di alto esplosivo ospitate in 125 bunker. E,
ancora, gli equipaggiamenti completi per armare una brigata meccanizzata:
2.600 tra tank, blindati, jeep e camion. Nella lista ci sono tutti i
migliori sistemi dell’esercito statunitense, inclusi 35 carri armati M1
Abrams e 70 veicoli da combattimento Bradley. Ma l’inventario prosegue con
un elenco impressionante, sintetizzato da una cifra: ci sono materiali
bellici del valore di due miliardi di dollari (l’equivalente in euro),
missili e ordigni esclusi.
IL RUOLO DELLA BASE - Per avere un’idea del ruolo di questa cittadella basta
esaminare due dati: da Camp Darby provenivano quasi tutte le munizioni usate
durante la Tempesta nel Deserto nel 1991 e il 60 per cento delle bombe
scagliate sulla Serbia nel 1999. Grazie al canale navigabile che arriva all’
interno della base - la struttura toscana è l’unica nel mondo che dispone di
un simile collegamento - carichi giganteschi di armi vanno e vengono senza
che nessuno possa spiarli. Per la prima guerra con l’Iraq c’è stato un
traffico complessivo pari a 4 mila tonnellate di bombe e granate; per la
campagna del Kosovo ne sono bastate 16 mila. Nei giorni del Natale 1998,
alla vigilia del conflitto balcanico, sui moli tirrenici sono sbarcate 3.278
cluster bomb : i congegni a frammentazione, micidiali e delicati anche nei
traslochi. La capacità complessiva dei magazzini nel 1999 è stata
certificata per contenere 32.000 tonnellate di ordigni. Una santabarbara
impressionante, gestita da un reparto - il 31° Squadrone munizioni - che ha
un simbolo abbastanza infelice: il profilo della penisola italiana disegnato
su una vecchia bomba con la miccia accesa.
I «PIRATI SPAZIALI» - La storia di Camp Darby è stata ricostruita con un’
attività certosina dai ricercatori di GlobalSecurity.org , una fondazione
americana che crede «in un approccio innovativo alle sfide della sicurezza
nel nuovo millennio» e vuole ridurre «l’incidenza mondiale di conflitti
sanguinosi». Sono celebri come «pirati spaziali»: acquistano e mettono sulla
rete foto delle installazioni più segrete di tutto il pianeta scattate dai
satelliti commerciali. Il direttore, John Pike, è un personaggio molto noto
nella intelligence community . La loro attendibilità è giudicata altissima:
finora non sono mai stati smentiti. «Abbiamo ricavato le informazioni sulla
base toscana - spiega François Boo, ex ufficiale del Centro alti studi delle
Forze armate francesi che ora in California guida lo staff dei ricercatori -
esclusivamente dalle "fonti aperte", documenti che erano di libero accesso
fino all’11 settembre 2001». Alcuni dei dossier da loro consultati sono
stati secretati dopo l’attentato alle Torri Gemelle: la pubblicazione su
Internet è stata vietata con una decisione che ha fatto gridare alla
censura. Altri fascicoli restano disponibili. Boo ne elenca alcuni: foto dei
bunker tratte da un dépliant che pubblicizza ai marines le vacanze premio
«sulla riviera italiana»; «record di produttività» nello stoccaggio dei
razzi sui bollettini degli encomi. O il caso forse più incredibile per il
pubblico italiano, narrato dalla rivista tecnica del genio militare.
L’ALLARME DEI BUNKER - E’ una storia di due anni fa. A Camp Darby ci sono
enormi depositi sotterranei refrigerati, per proteggere dal calore gli
apparati più sofisticati destinati ai caccia e ai bombardieri. Furono
costruiti negli anni Settanta ma hanno cominciato presto a mostrare problemi
strutturali. Dieci anni dopo i tecnici della base li hanno rinforzati con
lastre d’acciaio: un intervento che forse ha peggiorato la situazione. Le
crepe si sono allargate, inesorabilmente. Nel maggio 2000 pezzi di cemento
cominciano a cadere dal soffitto sulle armi e i genieri fanno scattare l’
allarme. Con cautela estrema tra giugno e luglio vengono sgomberati dodici
bunker, contenenti 100 mila ordigni con 23 tonnellate di esplosivo ad alto
potenziale. L’operazione viene descritta come delicatissima dagli stessi
esecutori, che l’hanno realizzata utilizzando robot telecomandati: nella
loro rivista la chiamano «un piccolo miracolo». Nessun pericolo, quindi. Ma
anche nessuna informazione alle nostre autorità: in genere in Italia si
fanno evacuare aree gigantesche solo per disinnescare un residuato bellico
con una carica di pochi chili. Che precauzioni sarebbero state adottate per
muovere migliaia di ordigni a ridosso delle spiagge più affollate?
Il mezzo milione di pallet allineati nei viali della base non sono serviti
solo per spedizioni di morte. Dagli 11 mila stock di provviste e vestiario
spesso si è attinto anche per operazioni umanitarie in Kurdistan, nei
Balcani, in Africa. Dai piazzali con cinquecento tra ruspe, bulldozer e
trattori in diverse occasioni sono partiti veicoli preziosi per soccorrere
le vittime di catastrofi naturali, come il terremoto in Turchia del 1999.
IL CANALE NAVIGABILE - Ma la funzione principale resta quella di
santabarbara: l’unica fuori dai confini nazionali dove mezzi e munizioni
vengono custoditi insieme. In pratica, un’intera brigata corazzata americana
può volare fino al Kuwait senza portarsi dietro nemmeno un calzino di
ricambio: tutto il necessario - dai cannoni alla biancheria, dal cibo ai
lubrificanti, dai tank alle razioni, dai camion alle gavette - viene
trasbordato sulle navi dal molo di Camp Darby, riducendo di un terzo il
tempo necessario al trasferimento dagli Usa. Quanto ad armamenti per aerei,
invece, le dotazioni sono sterminate: tutta la riserva pensata a suo tempo
per sostenere la guerra con l’Urss sul fronte europeo. «E’ una posizione
ideale - dichiara il responsabile dei magazzini in una rivista dell’Us
Army -. Siamo vicini al porto, allo scalo di Pisa, all’autostrada e abbiamo
una linea ferroviaria che arriva dentro la base». Insomma, è il caposaldo
principe che viene potenziato in questi mesi con l’ampliamento del canale
navigabile, il Tombolo, appunto: la Nato ha varato un programma per
allargarlo e cementificarne i fondali, in modo da raddoppiare la capacità di
carico. Entro il 2010 non lo percorrerà più un mercantile alla volta, ma due
contemporaneamente accelerando i tempi di mobilitazione dell’armata. Perché
senza Camp Darby gli americani non possono entrare in guerra.
A sorvegliarla ci sono pochi soldati statunitensi: 350 militari
professionisti, 700 della Guardia nazionale. Manutenzione, pulizia e
manovalanza invece sono appaltate ad aziende italiane, con 580 dipendenti,
per i quali però esistono zone off limits . Ma le presenze americane si
moltiplicano in estate: 50 mila solo nel 2000. Perché - come recitano le
brossure del Pentagono - «la spiaggia privata di Camp Darby offre sole,
mare, giochi e relax riservato al personale autorizzato». Il tutto accanto
ai bunker più esplosivi d’Europa.

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