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INTERVISTA a Geert Lovink
by agaragar Sunday January 05, 2003 at 05:16 PM mail:  

Intervista a Geert Lovink, autore di DARK FIBER, ed. Luca Sossella, introduzione di Franco Berardi, pp. 286, 18 euro

Intervista a Geert Lovink
For Flirt Magazine, Lisbon
Clįudia Castelo November 2002

Flirt: Qual'e' l'importanza delle comunita' virtuali come Nettime ? Puoi
spiegareci il termine "Media Tattici" (Tactical Media) in che modo e'
correlato con questo tipo di network ?

GL: Le mailing lists come Nettime sono dei network informali fatti di
persone, testi e dibattiti. E' difficile misurare la loro importanza. Ci
sono circa 3000 iscritti alla lista internazionale, 500 su quella olandese
e poi c'e' una lista Spagnolo/Portoghese chiamata nettime-lat. Molte di
queste persone lavorano con i new media e sono essi stessi moderatori.
L'importanza di queste liste e weblog puo' essere compresa solo se sai come
oggi funziona la produzione di cultura e quanto essa dipende da situazioni
informali, da ambienti informativi connessi. Non si leggono i giornali e
non si guarda la TV. Quella e' tutta mondezza dello scorso anno. Gli old
media hanno installato grossi filtri per impedire che i segnali provenienti
dalla societa' riescano a passare. I network sono molto piu' sensibili, o
agitati, se preferisci. Sono aperti, sempre sul punto di produrre soltanto
rumore. Quello che si fa in liste come "nettime e' una sorta di "filtraggio
collaborativo", un processo collettivo attraverso il quale le persone
tentano di estrarre un senso da quanto circola. Il topic di Nettime e' la
politica culturale dei new media, ma questo topic potrebbe essere benissimo
diverso.

Il termine "tactical media" non e' connesso a Internet in se' stessa. E'
emerso nei primi anni novanta, dopo la caduta del muro di Berlino, come
concetto post 89, per superare la dicotomia informazione "alternativa"
versus informazione "mainstream". L'uso tattico di miscele di media
personali e locali, di vecchi e di nuovi media serve per creare nuove,
temporanee zone di liberta'. Puo' trattarsi di un techno party, di una
radio pirata, della produzione di una fanzine, di una mailing list o di una
festa.


Flirt: Tu dici che la generazione del baby boom non investe su Internet. Tu
pensi che questo avvenga perche' loro non credono nella sua potenza
economica e sociale ?

GL: Io ho solo detto che loro non sono interessati ai new media. Non
conosco le loro capacita' di investimento. Posso solo augurargli le cose
migliori, una volta che avranno ritirato i soldi della loro liquidazione.
No, io mi riferivo alla sottile resistenza di molti di quelli della
generazione del 68 alla comprensione dei new media, e mi riferisco in
particolare quelli che lavorano in settori culturali quali rassegne,
pubblicazioni, radio e TV.

Il pregiudizio nei confronti della tecnologia da parte della generazione
del dopoguerra, cioe' di quelli che oggi sono al potere, rimane molto alto.
Costoro soffrono di un'ossessione in merito all'autenticita', in
particolare la propria. Non e' un argomento piacevole quello di affrontare
i new media nei termini di guerra tra generazioni. Inizio gia' a sentire i
lamenti. Ma per me e' un fatto che i new media sono la maggiore minaccia al
potere della baby boom generation. Incidentalmente, e' vero che non c'e'
una reale potenzialita' economica nei new media. Ma quello che loro
intendono realmente con questo e' che non riescono a controllarli. Questo
e' il motivo per il quale cosi' tante persone giovani sono attratte dalle
comunicazioni P2P (peer to peer), dai weblogs, dalle chatrooms, da giochi e
dall'SMS: i genitori non le conoscono.

In conclusione tutto gira intorno alla redistribuzione o alla diminuzione
delle risorse. I new media sollevano la questione del potere. Nel settore
culturale non possiamo copiare e incollare scimmiescamente il sogno delle
dot.com di un'eterna crescita di audience e profitti generati dalla
tecnologia. Casomai il contrario. Crescendo, diffondendosi a livello
mondiale, il settore culturale deve vivere con meno soldi, e questo lo
costringe a muoversi conme un operatore commerciale.
Questo spostamento non e' una novita' ma e' avvenuto nel corso della
passata decade. Il problema e': cosa c'e' da imparare da tutto questo ?
Come sviluppare un'evoluzione dei new media come cultura critica senza
creare un ghetto ?

Il rischio principale e' l'autoisolamento, non il vendersi a interessi
commerciali, come pensano molti. Io non intendo suggerire alle persone di
entrare tutte insieme nell'arena dell'arte dei new media. Al contrario,
potrebbe essere meglio infiltrare il sistema artistico vigente.

Il new media deve essere subordinato a qualcosa d'altro. Non e' una pratica
in se' stessa. Io sono dispiaciuto di dover esprimere questa conclusione
perche' sono cresciuto in questo campo e per un periodo di tempo davvero
lungo. In Europa, ma anche altrove, tecnologia e cultura sono nemici. Noi
tutti abbiamo sperato che le cose andassero diversamente, ma di fatto
adesso stanno cosi'. In fondo questa e' l'epoca dell'inesausto taglio dei
badget e delle politiche culturali conservatrici.
Le politiche neoliberiste hanno creato una zona di guerra culturale, una
guerra Hobbesiana di tutti contro tutti. Forse tutto cio' avrebbe potuto
funzionare diversamente negli anni settanta, ma non siamo negli anni settanta.

Flirt: Tu non sei un uno scettico riguardo Internet. Ma parli del vuoto di
visibilita' degli artisti e dei movimenti sociali sul web e del disincanto
delle giovani generazioni a riguardo. Che cosa dobbiamo aspettarci dai "new
media" nel futuro ?

G.L. Che scompaiano - prima possibile. Questo dovrebbe essere
nell'interesse della maggior parte dei giocatori in campo. I new media
saranno intregrati nella societa', nelle forme d'arte esistenti e nel
panorama dei media, in un modo o in un altro. Cio' non e' folle in se'.
L'arte elettronica ha solo pochi amici. I tecnologi e gli scienziati non
sanno che cosa farsene con l'arte dei new media, e per lo piu' la ignorano.
Stesso discorso vale per i musei e le gallerie, con i loro curatori e i
loro critici. I politici stanno fiutando il prossimo fallimento dell'arte
dei new media. E l'audience in generale non e' realmetne interessata ad
essa. Ma questo non ha nulla a che vedere, ma proprio nulla, con la
qualita' dell'arte dei new media, con le sue intensita', con le sue piste
innovative. Questa e' la parte triste della faccenda.

Io rimango comunque ottimista circa le potenzialita' dei new media. Solo
non vedo un futuro per essi come forma di arte separata. Se vuoi lavorare
in questo campo devi fare una vita connessa ad esso, lavori correlati come
il web desing, la programmazione o l'insegnamento. A meno di non riuscire a
sviluppare un nostro flusso alternativo di reddito non c'e' molto futuro
nei new media eccetto per quelli che vendono hardware e per un numero
limitato di fornitori di servizi online.

(trad. Rattus)

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