Il funerale nell'Abbazia di Chiaravalle, tra la folla commossa. Tra i presenti Silvio Berlusconi, Gianni Morandi, Celentano e il sindaco Albertini.
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In diecimila salutano il signor g
Il funerale nell'Abbazia di Chiaravalle, tra la folla commossa. Tra i presenti Silvio Berlusconi, Gianni Morandi, Celentano e il sindaco Albertini. di Filippo Poletti Girotondo, il testamento di Gaber
Da Il nUovo
MILANO - "Il nostro amico G - amico di tutti gli italiani che volevano comprenderlo - cantava con il cuore, cantava alla vita, canterà per Dio". Così padre Gabriele ha dato l'addio - nell'abbazia di Chiaravalle alla periferia sud di Milano - a Giorgio Gaber, scomparso nel tardo pomeriggio del primo gennaio. Tantissimi gli amici presenti alla cerimonia iniziata poco dopo le 14. Tantissimi - quasi 10mila - i fan dell'artista accorsi nella chiesa dove - era il 1965 - il cantautore convolò a nozze con Ombretta Colli, da 3 anni presidente della Provincia di Milano. C'era - seduto nel coro ligneo del Garavaglia - il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, c'erano il sindaco della città Gabriele Albertini, i compagni di sempre Morandi, Remigi, Jannacci, Celentano con la moglie. Poi, verso la fine della messa, arriva anche Gad Lerner, visibilmente scosso. Ombretta Colli e, accanto, Silvio Berlusconi "Gaber cantava la vita - dice padre Gabriele nell'abbazia romanica che a stento riesce a contenere i vip e i parenti stretti - perché amava tutte le persone che incontrava di un amore sincero". Sono parole - da cuore fino ad amore - scandite ad alta voce: molte di esse fanno parte del vocabolario di Comunione e Liberazione, che proprio a Gaber ha guardato con simpatia specie negli ultimi anni della sua vita. "Adesso - conclude il sacerdote rivolgendosi al maestro scomparso - hai raggiunto il Dio padre. Avrai un palcoscenico speciale, quello di Dio".
Proprio così: Gaber continuerà a vivere di e per la musica. Lo dimostrano gli occhi arrossati dalle lacrime delle migliaia di persone che, subito fuori dall'abbazia - in via s. Arialdo 102 - aspettano il feretro accompagnato da Ombretta Colli, dalla figlia Dalia Gaberscik e dal Cavaliere. Il silenzio è rotto dagli applausi scroscianti e dalla voce urlante di una signora che ripete all'infinito "Grazie, grazie, grazie".
La commozione è tanta quanta la tensione, almeno durante la lunga cerimonia funebre - durata un'ora e mezza - all'interno della chiesa dai mattoni rossi. La comunione diventa l'occasione per avvicinarsi alla bara coperta da rose rosse, se non fosse che i monaci cistercensi si affrettano a distribuire l'ostia anche in fondo alla navata.
Il sole penetra dai finestroni e illumina il transetto. E pure la bara di legno chiaro. Ma non è una messa di sorrisi, anche se le lacrime che scorrono sono mascherate dagli occhiali neri che coprono il volto delle personalità. E' così per Ombretta Colli, è così per i cittadini normali che, in silenzio, ascoltano una cerimonia-fiume, interrotta a tratti dalla voce di un soprano accompagnato dall'organo a canne. Solo alla fine intona la celeberrima Ave Maria, dopo che - su invito di padre Gabriele - si è levata dagli altoparlanti la voce di Gaber che canta Girotondo, un brano dal suo ultimo cd in uscita il 24 gennaio. Ed è un momento magico, perché - malgrado il destino avverso - si capisce che l'artista Gaber è vivo, pronto a dipanare i perché e i per come della vita. Tutti in fila al Piccolo per salutare Giorgio Gaber
(3 GENNAIO 2003; ORE 15,30)
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