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RISPOSTA DI BATASUNA A MARCOS
by ASKAPENA- EUSKAL HERRIA Monday December 16, 2002 at 11:41 AM mail:  

RISPOSTA DI BATASUNA A MARCOS

Risposta all'invito del subcomandante insorto Marcos

Gli scriviamo a nome di migliaia e migliaia di cittadini e cittadine basce che,
dopo la sospensione della formazione politica Batasuna da parte del giudice
Baltasar Garzón nelle quattro
province basche sotto l'amministrazione spagnola, sono rimasti privati dei loro
diritti civili e politici più fondamentali, come sono il diritto ad organizzarsi
politicamente, il diritto alla libera
manifestazione, il diritto a riunione, e perfino il diritto alla libertà di
espressione. Questa illegalizzazione si aggiunge, inoltre, ad una somma di
illegalizzazioni anteriori, quella del giornale e
la radio Egin; quella della rivista Ardi Beltza; quella della movimento
pro-amnistia, in due occasioni; quella del movimento giovanile, in tre
occasioni, oltre alla criminalizzazione delle
scuole basche, dell'associazione dell'alfabetizzazione di adulti, del movimento
di disubbidienza civile, dei settori popolari dissidenti in generale...

Non c’è il minore dubbio nel momento di affermare che detta attuazione
giudiziaria, come l'iter della Legge di Partiti Politici nel Parlamento
spagnolo, con l'obiettivo pubblicamente
manifestato, e riconosciuto perfino dallo stesso presidente del governo
spagnolo, José María Aznar, di mettere fuorilegge Batasuna all'inizio dell'anno
2003, risponde al clima
internazionale propiziato per l'iniziativa presunta antiterrorista del
presidente statunitense Bush, dopo gli attentati del 11 di settembre di 2001
negli Stati Uniti. Non è che l’ 11 settembre
sia iniziato niente di nuovo, ma detti attentati sono serviti all'imperialismo
per affrettare i suoi piani di aggressione destinati a creare un nuovo ordine
internazionale, basato sulla
dominazione del potente sul debole, del pensiero unico neoliberale dove la
sinistra e le nazioni senza stato non abbiano posto.

Il caso basco non è stato, inoltre, l'unico esempio di questo tipo di attuazione
politica antidemocratica nel mondo. È evidente che il governante israeliano
Sharon ha incrementato la sua
aggressione contro il paese palestinese. Il presidente russo Putin ha fatto la
stessa cosa in Chechenia. L'attuazione del presidente Uribe, in Colombia, è
simile, dove i movimenti
guerriglieri sono passati ad essere movimenti terroristici. E non diciamo niente
dell'annunciato attacco all'Iraq, della passata aggressione militare
all'Afghanistan... E sono molti più gli
esempi che potrebbero darsi attraverso il mondo.

Ma quell'attuazione non concerne unicamente i movimenti di liberazione nazionale
dei paesi oppressi. Nella stessa Unione Europea, anche il movimento contrario
alla globalizzazione ed
il neoliberalismo soffre una chiara criminalizzazione politica, come lo
dimostrano la detenzione e l'incarceramento di numerosi militanti italiani per
ordine del governo di Berlusconi.

Detto altrimenti, tutti quelli che si oppongono al pensiero unico e l'ordine
neoliberale stabilito, in difesa della loro identità come popolo o della loro
condizione di classe, sono perseguiti
sistematicamente in tutto il pianeta. L'aggressione politica, militare,
culturale, economica, ecologica e di genere, perfino in maniera violenta, è
legittimata dagli Stati, e l'autodifesa degli
aggrediti, sia violenta o no, è perseguita. Come lo dicemmo a Genova nel
controvertice al G8, quello che non può essere è che otto impongano con la forza
delle armi il loro progetto di
globalizzazione a 6 miliardi di abitanti.

L'aspirazione di tutti i paesi del pianeta a potere vivere in pace in un ordine
sociale giusto dove la ricchezza non sia solo il patrimonio di alcuni poco e
dove non imperi la forza
dell'imposizione, bensì la ragione, la solidarietà tra i paesi e tra le persone,
non era stata mai tanto ferocemente soffocata e zittita dai centri di potere
militare, economico e mediatico. È,
come diceva il Che Guevara, l'imposizione, l'oppressione e la filosofia della
spoliazione del debole, quello che alimenta la filosofia della guerra. Cessi
l'ingiustizia sociale ed il dominio del
potente e metteremo basi ferme per la pace.

Il nostro paese non è stato mai un paese bellicoso, ma sì un paese ribelle:
ribelle davanti all'oppressione, ribelle davanti all'ingiustizia, ribelle
davanti all'imposizione. Euskal Herria
desidera la pace, pace solida, stabile e duratura, senza ingerenze né
imposizioni degli Stati che ci dominano e dividono in due, fratelli del nord e
del sud lacerati per interessi politici e le
trasformazioni del processo storico di configurazione delle classi dominanti nel
capitalismo emergente europeo.

Desideriamo la convivenza pacifica con Spagna e Francia in piano di uguaglianza
e rispetto mutui; desideriamo la convivenza solidale coi paesi spagnolo e
francese e con tutti i paesi
dell'Europa e del mondo, ed aneliamo, finalmente, un nuovo stadio delle
relazioni sociali, dove la guerra, la violenza e l'oppressione non siano più che
un cattivo ricordo per il genere
umano.

Nonostante la cosa diffusa dai mezzi di comunicazione in tutto il mondo,
Batasuna non ha giustificato mai né fomentato il ricorso alla lotta armata, né
in Euskal Herria né fuori del nostro
paese, ma sì considera che finché non si danno condizioni democratiche e giuste
per la risoluzione dei conflitti, qui e nel resto del mondo, ci sarà sempre una
parte degli oppressi che
ricorrerà all'uso della violenza politica come metodo di attuazione. È per ciò
che ci rifiutiamo di condannarla politicamente, perché la condanna non risolve
il problema politico di fondo, e
la nostra responsabilità ed obbligo come forza politica di sinistra è
precisamente cercare soluzioni ai problemi di questo mondo; perché un altro
mondo è possibile, e se è socialista molto
meglio.

Per tutto ciò, ringraziamo il subcomandante insorto Marcos e l'EZLN per il loro
interesse, solidarietà ed appoggio alla causa basca, cosa che è reciproca,
poiché da Euskal Herria
seguiamo la lotta giusta dell'EZLN, motivo per il quale numerosi baschi e basche
parteciparono alla marcia internazionale zapatista o in brigate di appoggio,
come quelle organizzate dal
gruppo internazionalista basco Askapena.

Anche noi puntiamo sul dialogo e l'accordo tra tutte le parti come metodo di
risoluzione del conflitto e di costruzione nazionale e di cambiamento sociale.
Perfino, creiamo le condizioni
politiche per una transizione politica in assenza di violenza. In detto
processo, ETA diede una tregua che si prolungò per 20 mesi per appoggiare questo
processo basco sostentato
dalla maggioranza sociale, sindacale, istituzionale e politica in Euskal Herria.
Tuttavia, il governo di Madrid, invece di approfittare di detta situazione, come
lo fece il governo britannico
nel caso irlandese, si dedicò a distruggerlo. Aznar fu il principale
responsabile dell'esplosione di quel processo politico che avrebbe supposto la
risoluzione politica e definitiva del
contenzioso. Ed è che l'obiettivo del governo di Madrid non è la pace, è la
liquidazione del processo soberanista basco, benché questo si eserciti di
maniera non violenta e
democratica.

Ma i processi sociali, ed il processo emancipatore basco non è eccezione, passa
per trovare formule democratiche di risoluzione basate nel riconoscimento del
diritto alla libera
determinazione del nostro paese nell'insieme del suo territorio, perché è quello
lo scenario che desidera la maggioranza dei baschi. Noi baschi vogliamo prendere
la parola in condizioni
democratiche e vogliamo che tutto il mondo rispetti detta decisione,
indipendentemente del risultato. Siamo coscienti che la società basca è plurale,
e vogliamo costruire un paese per
tutte e tutti i cittadini baschi, senza esclusioni, un paese di tutti e per
tutti, un paese che riconosce tutti i diritti a tutti e tutte le sue cittadine
in tutto il territorio basco, da quello di
autodeterminazione fino a quello della vita, passando per tutti gli altri
diritti civili, politici, economici e culturali.

Detto scenario deve garantire l'uguaglianza di opportunità per tutti i progetti
politici. Noi, con umiltà e laboriosità, apporteremo un progetto per una Euskal
Herria indipendente e
socialista.

Per terminare, salutiamo e siamo disposti a partecipare a qualunque iniziativa
politica che, con serietà e base democratica, abbia per obiettivo creare le
condizioni politiche necessarie
da parte di tutti, con l'obiettivo di garantire che gli e le basche possano
decidere libero e democraticamente il futuro di Euskal Herria. Un saluto
fraterno e rivoluzionario.

Evviva la solidarietà dei paesi oppressi!

Gora herria!

Euskal Herria, 12 dicembre di 2002.







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Disobbedienti Parassiti! Rax Wednesday December 18, 2002 at 10:33 AM
Bastardi Disobbedienti! Kale Borroka! Tuesday December 17, 2002 at 11:49 PM
Le lettere fra Marcos e Garzon Rapt Monday December 16, 2002 at 05:24 PM
gora Euskal Herria! marco Monday December 16, 2002 at 05:12 PM
A Pietro Monday December 16, 2002 at 02:49 PM
.... io Monday December 16, 2002 at 02:32 PM
provincia Italia global Monday December 16, 2002 at 01:44 PM
tu ... Monday December 16, 2002 at 01:36 PM
e adesso . Monday December 16, 2002 at 12:30 PM
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