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la brigata smemorata
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nemo Wednesday December 11, 2002 at 07:32 PM |
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link ad articolo apparso sul manifesto 11/12/02
Leggete la fine:
http://www.ilmanifesto.it/oggi/art96.html
pare che la rivendicazione delle due bombe di Genova contenga un'inesattezza:
"A conferma che si tratta di gruppi diversi con la stessa sigla ci sono gli errori che la Brigata 20 luglio, nel testo di ieri, commette sulla sua prima apparizione. Parla infatti di «pentola a pressione piena di polvere nera all'interno del bauletto di un motorino» ma in via Palestro non c'era alcuna pentola; c'era invece a Bologna il 18 luglio 2001, quando un altro attentato di presunta «matrice anarco-insurrezionalista» non fece vittime solo per caso."
Strano, vero? O forse ne hanno fatti tanti, con tante sigle diverse, che non si ricordano piu'.. ebbene nonostante questo i media attribuiscono i due attentati allo stesso gruppo..
ps: qualcuno puo' postare il link e/o il testo completo della rivendicazione? e' stato pubblicato?
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Anche RAInews24 ...
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Cloppete Wednesday December 11, 2002 at 07:52 PM |
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... stanotte (verso le 5) parlava di "un errore utile alle indagini" (appariva nel news scrolling in alto del teleschermo) ... ma non ne ho trovato traccia esplicativa. Probabilmente si riferiva al "gioco della pentola".
E gli interrogativi crescono ...
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lisa Wednesday December 11, 2002 at 08:02 PM |
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http://italy.indymedia.org/news/2002/12/129531.php qui trovi un buon resocondo della rivendicazione.
Invece sugli errori (ce ne sono diversi) fatti dagli estensori è buono il pezzo del corriere
Il documento contiene errori grossolani, ma anche un particolare per dimostrare che il gruppo ha compiuto entrambe le azioni. Nel primo volantino si faceva infatti riferimento alla morte di Fabio Halilovic, un giovane nomade ucciso a febbraio a Roma durante un inseguimento da parte dei carabinieri. Nessun organo di informazione ne parlò e adesso, nel nuovo documento è scritto: «I giornali hanno censurato il testo di rivendicazione omettendo che l’azione era anche in solidarietà di Fabio Halilovic ucciso dalla polizia». Polizia anziché carabinieri: di errori come questo ce ne sono diversi, ma gli analisti spiegano che potrebbero anche non essere casuali e rappresentare quasi un «messaggio» in codice. Parlando dell’attentato al Viminale i terroristi dicono di aver usato «una pentola a pressione piena di polvere nera». Giusto il riferimento alla polvere, ma non alla pentola che fu utilizzata invece a Bologna per far esplodere una bicicletta il 18 luglio 2001, due giorni prima dell’uccisione di Carlo Giuliani. Quell’azione non fu mai rivendicata. E’ invece esatta la «composizione» del secondo ordigno fatto esplodere davanti alla questura di Genova: «Dinamite in contenitore metallico sferico » bulloni».
Che si trova qui http://italy.indymedia.org/news/2002/12/130892_comment.php#130897
e che contiene altre interessanti considerazioni, tipo
Ad inquietare gli esperti c’è anche un passaggio che sembra rubato a una sentenza di tribunale o a un’informativa delle forze dell’ordine. Una costruzione logica che si discosta in maniera evidente dai proclami degli anarchici. « Visti e subiti i pestaggi e le sevizie di Bolzaneto - si legge nel volantino - preso atto delle successive ipocrisie, il nostro odio non meritava più di essere contenuto e ve l’abbiamo lasciato esplodere più vicino».
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e questo è il pezzo che poi lo tolgono...
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qq7 Thursday December 12, 2002 at 12:25 AM |
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L’ANALISI
I timori dell’Antiterrorismo: un salto di qualità, possono colpire ancora
ROMA - Modalità diverse per due attentati legati da un’unica strategia e rivendicati dalla stessa mano. Azioni violente che potrebbero ripetersi in un’escalation difficile da prevenire e controllare. A poche ore dall’arrivo del volantino firmato dalla «Brigata 20 Luglio», gli esperti dell’Antiterrorismo analizzano il documento e lo confrontano con quello recapitato una settimana dopo l’esplosione avvenuta il 26 febbraio scorso sotto il muro di cinta del Viminale. «Rivendicazione attendibile», assicurano, ma su chi si celi dietro la sigla è buio totale anche perché le indagini sull’esplosione al ministero dell’Interno non hanno portato a nulla. Nessuna traccia, nessun elemento utile per circoscrivere l’ambiente entro il quale si muovono gli attentatori. E così continuano a fiorire le ipotesi. La matrice più accreditata continua ad essere quella dell’area anarco-insurrezionalista, ma i pochi indizi a disposizione non permettono ancora di escludere che ci si trovi davanti a un gruppo che mira soltanto ad alimentare la strategia della tensione. E i no global continuano ad accusare: «Sono pezzi deviati dello Stato». Il documento contiene errori grossolani, ma anche un particolare per dimostrare che il gruppo ha compiuto entrambe le azioni. Nel primo volantino si faceva infatti riferimento alla morte di Fabio Halilovic, un giovane nomade ucciso a febbraio a Roma durante un inseguimento da parte dei carabinieri. Nessun organo di informazione ne parlò e adesso, nel nuovo documento è scritto: «I giornali hanno censurato il testo di rivendicazione omettendo che l’azione era anche in solidarietà di Fabio Halilovic ucciso dalla polizia». Polizia anziché carabinieri: di errori come questo ce ne sono diversi, ma gli analisti spiegano che potrebbero anche non essere casuali e rappresentare quasi un «messaggio» in codice. Parlando dell’attentato al Viminale i terroristi dicono di aver usato «una pentola a pressione piena di polvere nera». Giusto il riferimento alla polvere, ma non alla pentola che fu utilizzata invece a Bologna per far esplodere una bicicletta il 18 luglio 2001, due giorni prima dell’uccisione di Carlo Giuliani. Quell’azione non fu mai rivendicata. E’ invece esatta la «composizione» del secondo ordigno fatto esplodere davanti alla questura di Genova: «Dinamite in contenitore metallico sferico » bulloni». «Abbiamo solo iniziato», avverte la Brigata e gli investigatori non sottovalutano affatto la minaccia. «Anche perché - spiegano - il linguaggio utilizzato è truculento, privo di contenuti politici». La questura di Genova è «il covo degli esecutori materiali dell’assassinio di Carlo Giuliani», il Viminale viene definito «il covo dei mandanti», i poliziotti sono «gli sgherri di Pisanu e Scajola, tirapiedi che compiono comunque, sotto ogni padrone, il loro infame mestiere». Ce n’è anche per i leader dei no global definiti «araldi dei movimenti, gestori della politica della ragionevolezza e della miseria». Nei confronti di queste categorie «non esistono mediazioni possibili» e dunque bisogna «rispondere con la violenza». Gli obiettivi vengono identificati in uno degli slogan finali: «Attaccare e distruggere carceri, banche, tribunali e caserme». Ad inquietare gli esperti c’è anche un passaggio che sembra rubato a una sentenza di tribunale o a un’informativa delle forze dell’ordine. Una costruzione logica che si discosta in maniera evidente dai proclami degli anarchici. « Visti e subiti i pestaggi e le sevizie di Bolzaneto - si legge nel volantino - preso atto delle successive ipocrisie, il nostro odio non meritava più di essere contenuto e ve l’abbiamo lasciato esplodere più vicino». Ma a preoccupare davvero è il fatto di trovarsi di fronte a un gruppo di cui non si sa nulla e che ha dimostrato un’evoluzione della propria capacità operativa. «Il salto di qualità rispetto all’attentato contro il Viminale - spiegano all’Antiterrorismo - viene rivendicato nello stesso volantino. E infatti da una bomba di polvere pirica sono passati a due ordigni esplosivi più sofisticati, come se volessero dimostrare di essere davvero capaci di uccidere». Tra le forze dell’ordine serpeggia un timore crescente. «Un disagio - dichiara il segretario dei funzionari di polizia Giovanni Aliquò - che però non ci intimidirà anche perché queste dichiarazioni ci motivano alla massima determinazione contro chi pensa di usare la violenza per eliminare la democrazia». Fiorenza Sarzanini
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aggiungerei anche questo dalla repubblica
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qq7 Thursday December 12, 2002 at 12:27 AM |
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Il ministro dell'Interno: "Prima erano atti dimostrativi ora la 'Brigata 20 luglio' ha colpito per uccidere" Pisanu: "Dopo Genova il terrorismo è più pericoloso" Sale la tensione nel capoluogo ligure due falsi allarmi bomba a Palazzo di giustizia
ROMA - Sono terroristi, sono pericolosi, volevano uccidere. Sono anarchici insurrezionalisti. Hanno compiuto altri atti dimostrativi, ma ora hanno alzato il tiro. Questo pensa Giuseppe Pisanu dell'attentato di Genova. Il ministro dell'Interno ha risposto durante il question time alla Camera dei deputati. "Le caratteristiche dei due ordigni e i tempi di esplosione configurano un'azione terroristica verosimilmente destinata a colpire, anche mortalmente, gli agenti della questura di Genova", ha detto.
Plausibile la rivendicazione: "La 'Brigata 20 luglio', una sigla riconducibile a quell'area anarco-insurrezionalista responsabile di numerosi altri attentati dinamitardi. Attentati generalmente rivolti contro gli operatori delle forze dell'ordine, ma concepiti come azioni dimostrative per dare risonanza ai volantini politici di rivendicazione".
- Pubblicità - Ma questa volta, il gruppo ha alzato il tiro. "Come ministro dell'Interno non posso nascondere la mia viva preoccupazione per questo ultimo attentato che innalza brutalmente la pericolosità di quello che fino adesso si era manifestato come un terrorismo minore". E proprio in un momento in cui il movimento di contestazione contro il neoliberismo sta mostrando tutta la sua volontà di emarginare le frange più estremistiche. Riguardo a questo, Pisanu ha detto: "Assicuro che massima è l'attenzione su tutte le frange violente che possono inquinare e deviare la protesta democratica, come assicuro che le forze di polizia faranno fino in fondo il loro dovere, sia per contrastare ogni eventuale violenza, sia per garantire il diritto costituzionale a manifestare pacificamente".
"Naturalmente - ha aggiunto il ministro - sono stati intensificati i dispositivi di vigilanza e di controllo del territorio, con misure rafforzate di protezione di tutti gli obiettivi sensibili". E in effetti a Genova i nervi sono tesi. Oggi è stata una giornata di falsi allarmi bomba. Il primo allarme è scattato a Palazzo di giustizia intorno alle 8,30. Un uomo ha telefonato agli uffici del procuratore generale Giovanni Porcelli segnalando la presenza di due ordigni al primo piano e tra il settimo e il nono. L'edificio è stato sgombrato ma le ricerche hanno dato esito negativo.
Poche ore dopo è arrivata la seconda segnalazione. Due borse sono state rinvenute vicino ad una cassetta della posta nei pressi del palazzo di giustizia. Sul posto sono intervenuti i carabinieri. Un artificiere ha aperto i borsoni, all'interno dei quali c'erano capi di abbigliamento ed effetti personali. Nel frattempo sul posto è arrivato il proprietario, un clochard che gravita nella zona.
Sempre stamattina nei pressi del Palazzo è stata rimossa un'autovettura che stazionava da giorni davanti all'ingresso. Tensione alta, dunque. Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli ha detto: "C'è qualcuno che sta cominciando a mettere in giro le bombe, con la volontà di fare del male".
Il comitato Carlo Giuliani prende le distanze dall'attentato alla questura (il 20 luglio del 2001 è il giorno in cui è morto il giovane attivista durante gli scontri del G8): "Respingiamo ogni tentativo di utilizzare l'assassinio di Carlo e la vicenda giudiziaria ad esso legata per operazioni di disegno criminale e sciacallaggio politico".
(11 dicembre 2002)
http://www.repubblica.it/online/politica/questura/allarmi/allarmi.html
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telecamere
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lele Thursday December 12, 2002 at 12:35 AM |
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ho visto il tg di La7 hanno fatto notare una piccola coincidenza con la bomba a roma rivendicata anche allora dalla famigerata e pericolosissima brigata: le telecamere di sorveglianza erano casualmente rotte..... si vede che pensano di non essere fotogenici... oltretutto non cadono neanche nella tentazione di salutare il maresciallo alla TV
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