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IL PAESE BASCO AL FSE
by xxx Wednesday November 13, 2002 at 02:28 PM mail:  

Traduzione dal quotidiano della Sinistra indipendentista basca GARA del 12.11.2002

IL PAESE BASCO AL FS...
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Joseba Alvarez – parlamentare della Sinistra indipendentista basca
DA PORTO ALEGRE AD EUSKAL HERRIA PASSANDO PER FIRENZE

Il mondo non è come ce lo dipingono i grandi mezzi di comunicazione, neppure l’Europa. Questa è la prima conclusione chiara che dobbiamo trarre tanto dal secondo Forum Sociale Mondiale (FSM) di Porto Alegre, celebrato lo scorso febbraio, quanto da questo primo Forum Sociale Europeo (FSE), conclusosi sabato scorso a Firenze. Né l’iniziativa imperialista degli Stati Uniti, né il modello economico neoliberista che essi sostengono scoppiano di salute e non è neppure vero che la Sinistra sia scomparsa o che non disponga di un’alternativa per un altro mondo o un’altra Europa.

Il fatto che la partecipazione sociale, sindacale e politica prevista sia al FSM di Porto Alegre, sia al FSE di Firenze abbia superato tutte le previsioni più ottimiste e che la manifestazione contro la politica internazionale degli USA, la guerra ed il modello europeo che ci propone la Convenzione diretta da Giscard d’Estaing abbia riunito sabato, a Firenze, secondo la polizia, mezzo milione di persone, ne sono la migliore dimostrazione.

Il fatto è che siamo molti, non migliaia, ma milioni, ad essere danneggiati da questo «nuovo ordine internazionale», preoccupati per il degrado democratico, politico, economico, ecologico e culturale del pianeta che esso comporta. Le poche notizie che riescono a superare i filtri stabiliti dai grandi mezzi di comunicazione sono una buona prova di ciò. Però a Firenze, a Porto Alegre, abbiamo visto rappresentanti di migliaia di lotte che si stanno sviluppando in Europa, in Asia, in America Latina e negli stessi Stati Uniti; la conclusione è chiara: in tutto il mondo non solo si sta articolando una resistenza alla globalizzazione neoliberista, ma si stanno creando alternative concrete giorno dopo giorno, benché nessuna di esse passi mai «in televisione» e poche siano quelle che, a volte, passano nei nostri mezzi di comunicazione. Il vuoto di comunicazione è quasi totale, il che dovrebbe portarci a riflettere molto seriamente nel momento di analizzare in modo estremamente critico le nostre politiche di comunicazione.

Per tutto ciò è evidente, benché sembri il contrario, che è il capitalismo e non la Sinistra che sta entrando in un «periodo especial». La crisi della Destra è, oggi, la crisi del suo modello politico, economico, sociale, culturale ed anche istituzionale; si mantiene in piedi solo con il ricorso alla forza, alla guerra, alla supremazia militare. La situazione della Sinistra è totalmente diversa; la Sinistra internazionale vive una situazione convulsa causata dal fatto che la società avanza più velocemente e più radicalmente dell’offerta politica che le viene proposta dalle strutture classiche della Sinistra, quali i partiti o i sindacati. Per questo sono nati questi forum, il FSM o il FSE, comprese le loro versioni geograficamente più ridotte, statali, nazionali o locali, sostanzialmente sociali.

Come conseguenza di tutto ciò, il movimento antiglobalizzazione e contrario al neoliberismo che si sta generando dentro questi forum si sta convertendo in un vero movimento antimperialista con una chiara componente di solidarietà internazionalista su scala planetaria, che sfugge al controllo delle storiche internazionali politiche o dei sindacati classici, che non hanno altra scelta se non presentarsi in questi spazi nei quali si sta costruendo l’alternativa politica della futura Sinistra; purtroppo, continuano a farlo con spirito di controllo, benché risulti loro sempre più difficile.

È vero, e bisogna riconoscerlo, che il movimento antiglobalizzazione è, oggi, un magma non configurato, ma è evidente che l’alternativa della nuova Sinistra può venire solo da lì e non dalla Sinistra ufficiale o dai sindacati istituzionalizzati.

L’Europa ha la sua storia specifica; la lotta dei lavoratori e dei popoli, in Europa, ha creato e trasformato il modello sociale, economico, culturale e politico di questo continente, che deve convertirsi in un chiaro riferimento democratico e sociale contrario al modello neoliberista, sviluppando il suo contributo da sinistra, sia nell’ambito della politica internazionale, sia nella sua strutturazione interna o nello sviluppo del suo modello economico e di partecipazione sociale democratica e diretta nella gestione della cosa pubblica.

Il 2003 sarà un anno storico per il futuro dell’Unione Europea, dato che in marzo Giscard d’Estaing presenterà il programma elaborato dalla Convenzione nel quale si definirà il modello sociale, culturale e politico del futuro ambito europeo, denominato, forse, Stati Uniti d’Europa e si inizierà l’ingresso dei nuovi Stati a partire dal 2004. Pertanto, il secondo FSE, che si svolgerà a Parigi nell’autunno 2003, dovrà presentare il suo progetto alternativo all’Europa del capitale e degli Stati; questa è la nostra sfida comune nell’ambito del FSE.

Con la partecipazione ai diversi momenti del forum, si può affermare chiaramente che il contenzioso politico basco è stato presente il tutto il FSE; Euskal Herria (Paese Basco, N.d.T.), non solo la Comunità Autonoma Basca (CAV), come la Palestina o altri popoli che subiscono altri conflitti, fa parte dell’agenda politica del FSE e la Sinistra indipendentista e socialista basca, criminalizzata ed accusata di essere fascista dai responsabili politici spagnoli del Partido Popular, Partido Socialista Obrero Español e del Partido Comunista de España, è il principale referente politico della Sinistra di Euskal Herria per il FSE. Inoltre, è evidente che il progetto politico della Sinistra indipendentista trova un’ottima accoglienza in questo ambito, che riunisce la Sinistra europea, per quanto se ne abbiano a male gli Spagnoli.

Non è un caso che, oltre alla buona accoglienza degli interventi realizzati da Nicholson negli ambiti generali del FSE, che denunciavano, fra l’altro, la messa fuori legge di Batasuna, nella conferenza generale di massa, dove è intervenuta Eva Forest, la questione basca e la messa fuori legge di Batasuna sono state espressamente citate da diversi relatori. Lo stesso è accaduto nel grande seminario su “Dissidenza e Terrorismo”, al quale siamo stati invitati a partecipare insieme a Palestina, Colombia ed al Movimento Antagonista italiao, fra gli altri. Tutti i relatori, oltre ovviamente a chi scrive, hanno citato il caso di Euskal Herria come laboratorio di repressione in ambito europeo. Infine, abbiamo anche avuto l’opportunità di partecipare alla manifestazione svoltasi davanti alla base americana di Pisa. Si tratta di prove evidenti del fatto che la Sinistra indipendentista e socialista, il suo progetto politico e, soprattutto, la sua pratica politica quotidiana, sono un chiaro riferimento per molti e molte militanti ed organizzazioni che compongono il FSE.

Per tutto quanto sopra, oggi più che mai, è necessario appoggiare l’iniziativa sociale che da mesi sta promovendo la creazione dell’Euskal Herriko Foro Soziala (EHFS, Forum Sociale di Euskal Herria, N.d.T.), come soggetto sociale integrale, referente del movimento antiglobalizzazione nazionale ed internazionale basco. Tutti noi, agenti sociali, sindacali e politici baschi dovremmo fare un grosso sforzo affinché al prossimo FSM di Porto Alegre, che si svolgerà alla fine del gennaio 2003, Euskal Herria sia presente, con l’EHFS.

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