da il manifesto di oggi l'articolo successivo è quello di un Agnoletto possibilista nei confronti di Prodi
«Dopo Firenze è l'ora del nuovo soggetto» Bertinotti: «Firenze dimostra che i tempi sono maturi per costruire un nuovo animale politico, radicale e d'alternativa. Con Prodi e Cofferati si può dialogare. Fassino e Rutelli invece non hanno capito niente». Gelide le reazioni del correntone e dei verdi ANDREA COLOMBO ROMA La definizione è singolare e a suo modo suggestiva. «Sono maturi, in Italia e in Europa, i tempi per la costruzione di un nuovo animale politico», afferma Fausto Bertinotti di fronte alla direzione del suo partito. Intende «una sinistra di alternativa che assuma la radicalità del movimento come base del suo programma e della sua costruzione». Una sinistra radicale, sottolinea Bertinotti, «in grado di competere con quella moderata anche in termini di grandezza». Firenze, prosegue, «ha segnalato che si sta costruendo un popolo con una originale cultura e che in questo popolo c'è l'assunzione delle tesi della sinistra radicale, con al centro il no alla guerra e il rifiuto delle politiche neoliberiste». Nessuna novità rispetto alla linea sancita dall'ultimo congresso del Prc. Ma un'accelerazione, quella decisamente sì. E anche l'ovvio tentativo di incassare una scommessa vinta. Perché sul «movimento dei movimenti» Rifondazione non ha mai smesso di puntare, anche quando pareva eclissato da altre mobilitazioni sociali, come i girotondi. Natura e fattezze dell'«animale» indicato dal segretario del Prc però non sono chiare, almeno non a prima vista. Rifondazione infatti non ha alcuna intenzione di sciogliersi per dar vita a un nuovo partito. Difende le sue ragioni di esistere con la stessa energia con cui invoca la nascita di un nuovo soggetto politico. E allora? E allora, spiega Paolo Ferrero, della segreteria, «Rifondazione è necessaria, ma non sufficiente». «Abbiamo molto ragionato - specifica - sull'idea di patto. L'ipotesi di un partito unico della sinistra d'alternativa non ci convince, non risponde per nulla all'articolazione dei movimenti sociali. E' inv ece possibile dar vita a forme di che costituiscano ugualmente una soggettività, una galassia, un arcipelago, non necessariamente rigido, di soggetti in relazione tra loro».
L'ipotesi ribadita (e precisata) da Rifondazione è stata commentata a caldo dal correntone diessina e dai verdi. A nome di «Socialismo 2000», l'area del correntone vicina a Cesare Salvi, Luciano Pettinari parla di «un'esigenza giusta, quella di rapportarsi alla radicalità dei contenuti di Firenze». Ma, almeno per il momento, esclude conseguenze pratiche di qualsivoglia tipo. Più caustici e meno disponibili altri commenti dalla minoranza della Quercia. Lapidaria, Gloria Buffo: «Costruire in laboratorio un nuovo animale politico è impossibile». «Non credo che sia utile la scissione dei ds e la ricomposizione intorno al Prc», concorda Alfiero Grandi. Alfonso Pecoraro Scanio, per i verdi, saluta come «un fatto positivo» la crescita di una sinistra d'alternativa in Italia. I verdi, aggiunge però, non intendono farne parte, la considerano solo «un alleato importante. «In tutta Europa - spiega il portavoce- i verdi costituiscono una realtà diversa sia dalle socialdemocrazie che dalle sinistre comuniste e antagoniste».Per la verità, il discorso di Bertinotti non sembrava tanto mirare alla separazione delle anime diessine (già separate in casa) o uliviste, quanto segnalare un problema che è sul tavolo di per sé: la difficoltà di conciliare posizioni radicali, come quelle che pure esistono nell'Ulivo e nella Quercia e comunque come quelle espresse dal movimento di massa che ha dato prova di sé a Firenze, con la strategia moderatissima abbracciata dalla leadership del centrosinistra.
Proprio commentando le diverse reazioni alle giornate fiorentine, Bertinotti indica dove e come potrebbe instaurarsi un dialogo tra il soggetto alternativo che Rifondazione mira a far nascere e l'Ulivo. «Nel centrosinistra - dice - ci sono alcune posizioni molto simili alle nostre. Ci sono poi posizioni neocentriste come quelle espresse da Rutelli, che mostra la preoccupazione di non farsi contaminare dal movimento, e anche Fassino dimostra di non aver capito niente di Firenze, nè prima né durante né dopo. C'è infine una posizione neoriformista: quella di Prodi e Cofferati, che propongono ua strategia di attenzione e dialogo verso il movimento».
Non si può dire che il progetto strategico del Prc non sia chiaro, e neppure lo si può criticare come poco realistico. Da mesi il segretario del Prc persegue il disegno di una divisione delle forze d'opposizione in tre aree: una di centro, una socialdemocratica e una radicale. Mai prima d'ora però si era esposto così apertamente a favore del ticket Prodi-Cofferati, indicandolo come la leadership con cui Rifondazione potrebbe intavolare un dialogo.
Certo, a parlarci i rifondatori sottolineano che il segretario si è limitato a prendere atto della realtà. «Basta guardare le posizioni sulla guerra», afferma Ferrero: «Cofferati non fa parte della sinistra d'alternativa, ma con lui un dialogo è possibile, con Fassino e Rutelli proprio no». E tuttavia in politica le parole non sono mai adoperate a caso. Bertinotti sa perfettamente che per il centrosinstra quel «dialogo» sarà di vitale importanza nelle urne. E non spara certo alla cieca quando dice chiaramente con chi sarà possibile intrecciarlo e con chi invece la strada appare sbarrata sin da ora.
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