visto che qualche coglionazzo leghista ancora non ha capito e che anche parecchi compagni hanno le idee poco chiare, posto un documento di Herri Batasuna di qualche anno fa. Mi scuso per la cattiva qualità della traduzione, ma spero sia comunque comprensibile.
LA LEGA NORD E IL SUO PROGETTO DI PADANIA
Quando rivendichiamo il diritto di ogni popolo a decidere senza ingerenze del suo presente e futuro, a costruire il suo destino, ad articolare le sue relazioni interne ed estere, stiamo parlando di processi in cui la partecipazione della società ed il rispetto della decisione popolare sono imprescindibili ed insostituibili condizioni. L’essenza di un popolo è, oltre alle sue caratteristiche mille volte menzionate, l’identificazione con se stesso, la volontà di esserlo, la coscienza e la dinamica del costruirsi. Ed il valore di un progetto storico di costruzione nazionale sta nell’ottenere che la maggior parte della società vi veda riflessi i suoi interessi, come persone e come popolo. Non serve l’ambiguità dell’astratto: ”Tutti i popoli hanno questo diritto inalienabile”, ed in loro nome presentare come un fatto consumato un progetto particolare intorno al quale non si è saputo, o voluto, provocare una identificazione sociale che gli conceda legittimità. Soprattutto se questo progetto non lascia intravedere una costruzione sociale differente da quella che già esiste. Il diritto ed il dovere di ogni popolo di scrollarsi l’oppressione sono incompatibili con il perpetrarla a partire da nuovi soggetti storici. Per la Sinistra Abertzale non esiste il minimo dubbio sul fatto che bisogna tracciare necessariamente il processo liberatorio in una corrente che non solo rifletta il diritto del nostro popolo a decidere per se stesso, ma congiuntamente indichi la costruzione di un modello che garantisca una società solidale, egualitaria e giusta, che sradichi l’attuale modello capitalista di oppressione e dominio. Tutta l’evoluzione che fino ad oggi ha avuto questa questione non si può assolutamente banalizzare. Ciò che è certo è che le contraddizioni esistenti si sono acuite e sono divenute aggressive; tra esse quella che rappresenta il centralismo davanti a qualunque aspirazione nazionale dei popoli. E in questo serrare le fila del nazionalismo statalista coincidono in modo sospetto il governo centrale, la sinistra - compreso quella radicale - i sindacati, l’estrema destra, la Chiesa...Bisogna respingere le facili dequalificazioni, e gli insulti, così come le false aspettative. Precisamente perché la carta dell’Europa è ancora lontana dall’essere una realtà stabile ed armonica, l’esistenza e l’evoluzione degli eventi in, e da, le nazioni e i popoli che mancano di segni propri mettono in divieto l’attuale modello di costruzione europea, con le sue corrispondenti tensioni. Questo è un problema reale. L’Unione Europea è un modello concepito per Stati che si autoconsiderano immutabili ed inamovibili - anche quando la realtà immediata lo smentisce -, in accordo con gli interessi capitalistici. In questo senso il concetto di Europa delle Regioni è parallelo a quello degli Stati, tanto che contro di esso si situa quello dei Popoli. In una ambiguità calcolata si muove la Lega Nord, puntando sull’attuale modello di Unione Europea, con apparenti innovazioni. L’Europa delle Regioni che propugna non è incompatibile, né molto meno, con quella degli Stati. Essendo questo un modello eminentemente al servizio del Capitalismo, tutte le sue premesse e conseguenze lo sono pure: l’autoritarismo dello stato poliziesco che riduce le già scarse libertà democratiche, la crescente xenofobia e protezionismo contro i paesi più poveri, l’appartenenza dei suoi membri alla NATO e all’UEO, l’abbattimento delle conquiste sociali in nome della modernità e della convergenza europea. La politica neo-liberista che propugna la Lega Nord, in parità di condizioni a quelle che sono in voga nel cosiddetto mondo libero occidentale, non ci permette di nutrire speranze sul fatto che la Padania abbandoni l’apparato politico-militare, rifiuti la Politica di Sicurezza Europea (che per decreto annulla la figura politica dello scontro col sistema stabilito e lo inserisce nel delitto comune e terrorista), rinunci all'attuale politica estera che la trasformerebbe nella nuova frontiera sud-europea (che protegge i ricchi dalle rivendicazioni dei poveri, siano pure quelli dell’Italia meridionale da cui vogliono separarsi), propugni la difesa dello stato di benessere. L’indipendenza della Padania e la sua inclusione nell’attuale UE obbediscono ad una stessa ragione : economica, produttività, appropriazione della ricchezza, però non per il suo riparto giusto, d’accordo con le premesse economico sociali del neo-liberismo. La traduzione pratica è garantire e permettere un maggiore margine di beneficio ad una classe dominante, potente e ricca che deve le sue quote in accordo con gli squilibri esistenti nello Stato italiano, riflessi fra l’altro nelle sue distanze sommerse esistenti fra regioni come Lombardia e Veneto e altre come Basilicata e Calabria. In questa prospettiva va inteso il progetto economico-sociale secessionista. I potenti capitali industriali e finanziari forzano dinamiche e pressioni che favoriscano i loro interessi di fronte all'incapacità del centralismo per gestire adeguatamente in questa direzione. La separazione non è il loro obiettivo ma uno strumento di pressione. L’evoluzione degli eventi lo sarà in misura che le aspirazioni siano soddisfatte; saranno alla fine gli unici vincitori in questa situazione. Per quello pure è necessaria la prudenza al momento all’attuale appoggio socio-elettorale, derivato da svariate e differenti ragioni sociologiche, già che questo appoggio non significa che lo sia manifestamente e omogeneamente, questione di molto valore, ad un modello come quello che si sta ideando. In ogni caso, questo è un buon esempio di ciò che sono il populismo e la demagogia. Un progetto dal punto di vista dello sviluppo delle condizioni di vita di un popolo verso un modello nazionale globalmente definito non esiste nella proposta della Lega Nord. E’ carente nelle basi necessarie che raccolgano una comunità d'identità e coerenza sociale sufficientemente omogenea in ciò che si riferisce ai tratti essenziali di autoaffermazione nazionale, sociale, culturale, territoriale, linguistico, ecc... La propria modificazione dello spazio territoriale che, allo stesso tempo la Lega Nord ha fatto è abbastanza indicativa dell’assenza di una caratterizzazione naturale. Lo stesso rispetto a tratti culturali e linguistici esistenti - presenza del francese, tedesco, e dialetti gallo-italici e per scontato l’italiano, l’esistenza di rivendicazioni differenziali in Val D’Aosta e Friuli -, cosa che evidenzia ancora di più la debolezza del segno nei termini descritti. E’ accertato il concetto di “nazionalismo economico” applicato al caso padano, viste le caratteristiche che lo conformano. Però in nessun caso autorizza ad intenderlo come un processo di liberazione nazionale. Neppure si profila in modo differente ai nazionalismi che si danno negli Stati dell’attuale Europa in quanto a modello di organizzazione ed articolazione interna del corpo economico, di relazioni sociali di dominio, di aspirazioni espansioniste - e la Lega Nord sta già facendo i primi passi -, sotto una configurazione coercitiva, per la disputa di spazi alieni al fine di garantire la sua sopravvivenza, a costo di terzi popoli, a costo specialmente dei più poveri e indifesi, con il neo-liberismo come asse ideologico, tanto nel politico quanto nell’economico. Questo stato capitalista è quello che anima le aspirazioni della lega Nord al momento di creare la Repubblica della Padania, e non altre considerazioni di autogoverno, di autodeterminare i suoi destini. La strategia della Lega Nord ci definisce un progetto che è tutto il contrario del modello di liberazione nazionale e sociale che la Sinistra Abertzale rivendica. E di più, oggi come oggi, non è possibile trovare nello stesso, spiragli di accesso che ci parlino di libertà e progresso nella regione che si pretende di scindere. La nostra solidarietà è - come no ! - diretta ad uomini e donne di questa Padania, lavoratori ed emarginati, giovani ed oppressi, però non a progetti come quello della Lega Nord. Herri Batasuna fu invitato agli atti del 15 settembre, e la nostra decisione fu di non andarci. Al di sopra delle contraddizioni interne alla Lega Nord e del Governo che sostiene, le ragioni ultime stanno poste nel ragionamento anteriore.
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