"la pretesa di mettere la museruola alla stampa francese che dà la parola agli esuli politici italiani è un plagio evidente: lo facevano i fascisti, almeno in questo non copiateli"
"La Repubblica" e gli esuli in Francia
"Al Direttore di Repubblica e, per conoscenza, a centoventicinque altri affezionati lettori e collaboratori di Repubblica, con preghiera di diffusione.
Caro Direttore, qualche giorno fa Le ho inviato una lettera (che Le allego) in cui la pregavo di dare voce, sulla vicenda degli esuli in Francia, anche ad altri vostri collaboratori che avevano firmato un appello a favore di Paolo Persichetti e degli altri rimasti in Francia. Ritenevo che i Suoi lettori, tra i quali mi annovero, non meritassero il mero squallore vendicativo di Mario Pirani. Ma la richiesta è stata ignorata e oggi, puntualmente, sull'argomento è comparso un ennesimo articolo di Pirani, il quale starnazza beato contro lo scadimento di Le Monde, che si è permesso di dedicare un'intera pagina a Cesare Battisti, ex brigatista, senza neppure linciarlo. Verrebbe da rilevare che la pretesa di mettere la museruola alla stampa francese che dà la parola agli esuli politici italiani è un plagio evidente: lo facevano i fascisti, almeno in questo non copiateli. Non è bello copiare sempre. Non vorrei però dare l'impressione di essere così ingenuo, lo so che il Suo giornale è famoso per avere il primato tra i quotidiani italiani del più profondamente e autenticamente reazionario. E quindi stavolta non Le chiedo la luna, ma solo un po' di decenza. La imploro dunque di affidare d'ora in poi i commenti sulla questione a un giustiziere di qualità ne possedete diversi a uno, dico, che sia in grado di picchiare duro e puro come un vero squadrista, non a un dilettante, a un qualunque cervellino uscito in fretta. Noi lettori, torno a dire, non lo meritiamo. Affezionati saluti, dr. Roberto De Caro direttore di Hortus Musicus
* * * 14 settembre 2002
Allegato: Sugli esuli italiani in Francia
Egregio Direttore, sono uno dei sottoscrittori dell'«Appello per gli esuli italiani in Francia», firmato da Giorgio Agamben, Stefano Benni, Pino Cacucci, Valerio Evangelisti, Carlo Lucarelli, Stefano Tassinari e da tanti altri esponenti italiani del mondo della cultura. L'Appello, opportunamente rivolto alle autorità francesi, è un tentativo di avviare una seria riflessione storica su vent'anni di lotte sociali. Naturalmente non mi aspetto che lo pubblichi, ma è anche vero che alcuni dei firmatari sono o sono stati abituali collaboratori di Repubblica. Almeno di questo bisognerebbe tenere conto e dare loro voce, per non ridurre la complessa questione allo squallore delle interviste a Sergio Segio o alle livide invettive di Mario Pirani, per tacere delle lettere che scegliete di pubblicare. A Pirani, cui stanno tanto a cuore i «valori della giustizia formale» (Ex Br e "cretin" di ieri e di oggi", 9 settembre), vorrei ricordare ciò che diceva Lelio Basso che di tribunali speciali s'intendeva a proposito della legge Reale: che essa «si inscrive in una concezione tipica del fascismo e del codice Rocco». Peccato sia morto. Magari Pirani gli avrebbe fatto volentieri un bel processo per apologia di reato, o fiancheggiamento o associazione sovversiva. Però dopo cinque o sei anni di carcerazione preventiva, secondo l'uso. Cordiali saluti, dr. Roberto De Caro direttore di Hortus Musicus
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