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TENTATO OMICIDIO
(((i))) , 05-07-2011 - 10:58

A una settimana dallo sgombero del presidio NoTav per consentire l'apertura dei lavori preliminari del tunnel esplorativo, migliaia di persone assediano e riconquistano parzialmente gli stessi luoghi, dopo una battaglia durata ore di scontri.

Sotto un lancio violento di granate lacrimogene, sparate ad alzo zero [testimonianza del corrispondente di AlJazeera], la gente ha resistito eroicamente ripetendo le cariche contro le recinzioni del cantiere, protetto da centinaia di agenti antisommossa. Se di tentato omicidio si può a ragione parlare van però invertiti i termini del discorso, come si evince dalle immagini qua a fianco di un video che sta mettendo in profondo imbarazzo il Coisp.

Non si contano le vergognose dichiarazioni della politica, intenta a incensare i propri sbirri, blaterando di fantomatici Black Block nel tentativo di dividere ancora una volta i manifestanti. La fantasia limitata di istituzioni e giornalisti si affanna a parlare di violenti provenienti dall'estero o da altre regioni, mancando il coraggio e l'onestà intellettuale di ammettere pubblicamente che quel rigurgito di rabbia è valsusino e nazionale allo stesso tempo e dimostri quanto sia profonda la violenza che vogliono imporre a quel territorio.

Sassi contro lacrimogeni e manganelli, per riprendersi un territorio inutilmente consegnato a una speculazione mortale per la Val di Susa e l'economia del paese. 230 feriti e intossicati tra i manifestanti a corpo nudo. Scomparsi dalle statistiche dei media per far posto a 200 feriti tra gli sbirri, protetti da bardature imbottite, scudi, caschi e maschere antigas. Guerra di cifre per distogliere l'attenzione?

A dieci anni dal G8 di Genova, gli arrestati di questa giornata han subito lo stesso trattamento di Bolzaneto. Privazione delle cure, botte e tortura. Un reato che in Italia non è tale e consente ancora agli aguzzini in divisa di esternare su persone inermi il loro sadismo di bastardi.
Di seguito la testimonianza di Fabiano, pestato a sangue dopo l'arresto e ricoverato in ospedale [conf. stampa]. A lui e agli altri resistenti feriti esprimiamo la nostra vicinanza.

Approfondimenti: La diretta minuto per minuto della giornata di lotta nella feature del 3 luglio: "ASSEDIO" - Un'altra cronologia della manifestazione - Cronaca della battaglia - Una meravigliosa giornata di lotta - La vendetta degli “eroi” SìTav: bruciato il camper del comitato di lotta popolare - Giaglione: una cronaca - Dalla conferenza stampa dei comitati una rivendicazione della partecipazione - Inventata l'intervista al padre della ragazza arrestata - Si inventano nuovamente la fandonia delle molotov, come a Genova - I racconti dei/delle compagni/e arrestati/e ripropongono una riflessione sulla tortura - Breve storia dell’Alta Velocità, del prof. Claudio Cancelli - Insolenza e squallore: l'inesistenza delle istituzioni, salvo quando c'è da menare - Ecco il volto dei cecchini [approfondimento e foto] - Facce di sbirri infiltrati [Foto] - Fumogeni e fumo ngli occhi - Val di Susa- Lettera di Valentino Parlato al Presidente Napolitano - Le ragioni della società civile in Val di Susa, al vaglio della magistratura? - Abbiamo la polizia più infame dell'unione? - Solidarietà dal centro sociale xm24 - [Esp] Torturas y violencia en Val Susa - [Feat. Indy Calabria]In Val di Susa come a Genova. Le forze dell'ordine scatenano la loro violenza sui manifestanti. - Attacco al presidio della Maddalena. Cronaca e approfondimenti dello sgombero del 27 giugno

Audio: [Radio Blackout: La conferenza stampa dei comitati NoTav dopo le violenze e tutta la diretta del 3 luglio] - [Tutta la corrispondenza di Radio Onda Rossa] - [Radio Onda d'urto: Diretta dell'assedio al cantiere | Nessun infiltrato. A resistere è il popolo che lotta per il "Bene Comune" | La militarizzazione costa due volte di più dei fondi UE | E' resistenza popolare]

Video: 4 luglio Conferenza stampa dei comitati: i Black Block non esistono - La polizia lancia sassi - Video dallo spezzone di Exilles - Scene di ordinaria resistenza in Val di Susa - Conferenza stampa di Fabiano sulle torture subite - La loro verità e quella della valle - Fitto uso di lacrimogeni [1|2] - Poliziotto spara su cameraman - Una donna tenta il dialogo con la polizia... guardate a come va a finire - Alcuni video mostrano i lanci dai cavalcavia di bottiglie di vetro, sassi, pezzi di metallo, da parte della guardia di finanza [1-2] - L'attacco della polizia - Accade alla Maddalena di Chiomonte - Una raccolta di filmati


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ASSEDIO !
(((i))) , 03-07-2011 - 07:03

Prime corrispondenze audio: Diretta della 12:35 - NoTAV riconquistano la zona del presidio della maddalena - aggiornamento delle 11:53 - aggiornamento delle 11:00 - aggiornamento delle 9:30
Steaming da Radio Blackout: Ogg Vorbis - MP3 (per chi ha connessioni lente o 3G) - MP3 (per connessioni via adsl)
Diretta disponibile anche sul nuovo sito di Indymedia in allestimento, con aggiornamenti twitter costanti.

Sono 223 i manifestanti rimasti feriti, contusi o intossicati dai gas lacrimogeni durante gli scontri di oggi con le forze dell'ordine in Valle di Susa. È quanto affermano fonti del movimento No Tav.

Ore 17.45 Radio Blackout: caccia all'uomo per chi si perde nei boschi. Per evitare contatti indesiderati non scendere e cercare di guadare il fiume ma fare il percorso inverso del corteo e tornare su Exille.

Ore 17.19 Strada per Ramat: 6 cellulari della polizia caricano i manifestanti

Ore 17:14 Su Radio Onda Rossa testimonianza da Chiomonte. Continuano i lanci dei lacrimogeni ad altezza uomo da parte della polizia, polizia che impedisce l'arrivo delle autoambulanze. Ore e ore di lacrimogeni stanno mettendo a dura prova la resistenza dei manifestanti che comunque non demordono e continuano l'assedio.

Ore 16:55Numerosi feriti giungono alla "casetta" vicino alla zona del cantiere a seguito dei lanci di lacrimogeni della polizia. Lo spezzone che scende da Ramat investito da proiettili di gomma ma la questura smentisce l'utilizzo di tali proiettili. Unico alleato il vento che spira contro le forze dell'ordine e rende meno efficaci i lanci di lacrimogeni. I manifestanti sembrano organizzarsi per resistere il più possibile: non sono black block ma gente della Val Susa.

Ore 16:30 Da Radio Onda Rossa. Si stanno organizzando squadre di abitanti del posto pronte a portare viveri dove ce ne fossero bisogno. A Chiomonte prosegue l'assedio. Centinaia di persone sono ancora lì che tentnao di arrivare alle reti. Il maggior pericolo viene dal ponte da dove gli sbirri sparano lacrimogeni sulla gente. Sotto i piloni si sta rischiando che si sviluppi un incendio.

Ore 16:06. Notizie di scontri vicino alla stazione di Chiomonte. I manifestanti continuano a resistere e cercano di buttare giù le recinzioni e vengono bersagliati da lacrimogeni ad altezza d'uomo. In circa 300, tra No Tav e antagonisti, sotto i viadotti dell'autostrada Torino-Bardonecchia continuano a tentare di sfondare la rete di recinzione dell'area occupata dalle forze dell'ordine. Polizia e Carabinieri respingono ogni blitz con lacrimogeni, sparati anche dal viadotto, e idranti. Secondo le agenzie si è comunque allentato l'assedio al cantiere Tav nella zona dei viadotti. Il grosso dei manifestanti si è allontanato dall'area e ha raggiunto la baita della Maddalena - dove vengono medicati i feriti - per fare il punto della situazione. Alcuni, comunque, si sono già incamminati sui sentieri che conducono all'abitato di Giaglione. Alla baita sono arrivati anche i dimostranti che, nell'area archeologica (la località si chiama Ramat), questa mattina erano riusciti a sfondare una cancellata del cantiere impegnando le forze dell'ordine in duri scontri: sono stati salutati da un lungo applauso.

Ore 15:45 Ci si domanda cosa faranno gli sbirri, se tenteranno o meno di entrare nei boschi, pesanti e corazzati come sono, o resteranno in posizione e continueranno gli scontri con i manifestanti Da fuori, in particolare dalla provincia torinese, la gente si sta muovendo per salire. Ciò è ottimo, nonostante sia improbaible arrivare fin là, poichè chi arriva può ingrossare i blocchi sulle strade, impegnando forze degli sbirri su altri fronti.
Il ragazzo ferito al volto, con un medico e un avvocato al seguito, è ancora a terra e si sta cercando di negoziare il suo ricovero.
Sul correire.it: "La gente comune applaude i Black Block". Forse perchè non lo sono e perchè non c'è distinzione tra i manifestanti?

Ore 15:39. Le dichiarazione di un sindacalista degli sbirri. Parla di guerriglia, quindi di mordi e fuggi, e poi stupidamente attribuisce le modalità di sganciamento proprie della guerriglia a vigliaccheria. Forse è troppo stupido per arrivarci, e magari anche per capire che la cortina lacrimogena impedisce una permanenza in zona per chi non è attrezzato a sopportarla come le forze di polizia. Ecco la dichiarazione di questo demente (da notare che ritirano fuori la favola dei Black Block): - «Da stamani i telefoni della nostra help line dedicata ai poliziotti impegnati in Val di Susa sono caldissimi, riceviamo tantissime chiamate ed sms che ci segnalano decine e decine di feriti tra le forze dell'ordine. Una parte dei manifestanti si è unita con appartenenti ai centri sociali provenienti da tutta Italia e ai black bloc che stanno attuando una pseudo tattica da guerriglia: bardati con caschi e tute, nascosti nei boschi ci tirano addosso di tutto e poi scappano perchè non sono solo delinquenti, ma anche dei vigliacchi». È quanto afferma Massimo Montebove, consigliere nazionale del sindacato di polizia Sap per il Piemonte. «Stiamo monitorando anche i vari social network come Twitter e Facebook - dice Montebove - da dove appartenenti al mondo antagonista ed anarchico tentano di alimentare la guerriglia in Valdisusa. »È stato ferito pure un nostro rappresentante presente in valle con una delegazione sindacale che assiste e supporta il personale in divisa. Un poliziotto impegnato in servizio - conclude Montebove - ci ha raccontato di non aver mai visto in 30 anni scene simili-.
Intanto alla Maddalena si combatte. La polizia ha caricato con una ruspa in mezzo al bosco. Si sono dovuti fermare perché s'è incagliata. Sotto, il gas lacrimogeno alla Centrale elettrica è fortissimo e sta saturando l'aria.

Ore 15:30. I manifestanti sono stati allontanati fino alla seconda recinzione che circonda la centrale idroelettrica dove stanno battendo insistemente, con bastoni e pezzi di legno, sul guard rail che costeggia la strada.

Ore 15:09. I manifestanti hanno aperto un varco nella rete metallica a protezione del cantiere della Tav alla Maddalena ma sono stati respinti dalle Forze dell'Ordine. Dal corteo continuano a premere contro i cordoni degli agenti. Si parla di 5 arresti. Cariche e lacrimogeni anche allo spezzone istutuzionale che si trova davanti la centrale.
«Siamo di fronte a una grande manifestazione popolare, organizzata in soli quattro giorni attraverso la rete e il tam tam, come le iniziative dei giovani mediorientali per la democrazia». Lo afferma Giorgio Airaudo, responsabile Auto della Fiom, che partecipa alla manifestazione a Chiomonte. «Non si può ridurre tutto questo a un problema di ordine pubblico - aggiunge Airaudo - e non si può immaginare di affrontare la domanda di partecipazione e protagonismo del popolo No Tav con la guerra. Servono risposte politiche. Il centrosinistra smetta di guardare al passato, servono soluzioni che coniughino sviluppo e democrazia».
Da repubblica: al momento sono cinque le persone arrestate in Val di Susa durante i disordini che si stanno verificando intorno all'area del cantiere della Torino-Lione. A quanto si apprende hanno tutti intorno ai trentanni: tre provengono da Modena, anarco-insurrezionalisti pluripregiudicati per reati specifici; uno da Padova e uno da Bologna, antagonisti con precedenti specifici. Tutti sono stati curati dai sanitari del 118 e della polizia di stato. Uno degli arrestati a seguito dei traumi riscontrati (sospetta frattura del naso, contusioni al torace e al capo), sta per essere trasportato in elicottero presso un ospedale cittadino ma non sarebbe comunque in gravi condizioni

Ore 14:54. I mainstream vaneggiano di lanci di ammonica contro gli sbirri. Racconti assurdi che ricordano le palle sui palloncin idi sangue infetto al G8 di Genova. I media ufficiali in forte difficoltà a raccontare la manifestazione dovuta alla sua ampiezza e la mancanza di gente in goni suo punto. Cosa che sta riuscendo molto bene ai manifestanti. Tanto che le agenzie, tra le veline sella polizia, riportano messaggi da twitter e dai siti antagonisti.
Il mondo della politica, per quanto è riportato dall'Ansa per giornalisti, dal PD verso destra si stà sperticando in eleogi agli sbirri e condanne verso i manifestanti, cercando di farli passare per "Black Block", stranieri, violenti, mistificando la realtà dei fatti.
Alcuni manifestanti, passando attraverso i sentieri, sono riusciti a entrare nell'area transennata e hanno sventolato bandiere No Tav. È successo vicino alla centrale idroelettrica di Chiomonte dove lunedì scorso la ruspa delle forze dell'ordine era entrata in azione per abbattere le barricate dei manifestanti. Contemporaneamente altri manifestanti hanno aperto una breccia nella prima delle due recinzioni davanti alla centrale. Pochi metri più in là c'è un'altra recinzione metallica dietro la quale si trova un cordone di forze dell'ordine.
Prosegue l'assedio su entrambi i fronti. I manifestanti valligiani e solidali non hanno intenzione di muoversi dai boschi. Ad ogni lancio di lacrimogeni il cambio tra i manifestanti permette di mantenere la posizione. Si comincia a coordinarsi per decidere come mantenere l'assedio nelle prossime ore.
Due persone ferite al volto. Uno piuttosto gravemente e un'altro si presume colpito dai proiettili di gomma.

Ore 14:37 Dana dalla Centrale. La prima barriera eretta dagli sbirri nei giorni scorsi è stata letteralmente divelta e tirata giù con delle corde. Restano solo una fila di new jersey e una rete verde a separare i manifestanti e le forze dell'ordine. Alcuni stanno attraversando il fiume e aggirando le posizioni. In questa zona si sta aumentanto il livello del confronto anche per alleggerire la posizione di Ramat. Sul versante di Giaglione è in corso una sorta di guerra di posizione tra gli attivisti e le forze dell'ordine. E la baita, dove una volta era il presidio No-Tav, simbolicamente riconquistata stamattina, i manifestanti hanno allestito un pronto soccorso. Alcuni ragazzi incerottati hanno riferito di essere stati colpiti, direttamente o di rimbalzo, dai fumogeni sparati dalla polizia. La polizia smentisce l'uso dei proiettili di gomma. Questa notizia è incerta.

Ore 14:13 Melinda dai boschi. Tante persone salgono vicno ai putni dove sono gli sbirri per operazioni di disturbo. In questo momento i lvento sfavorevole riporta tutto i lgas agli sbirri che se ne sorbisgono una buona dose. La gente fa a turno per avanzare verso di loro che lanciano raffiche di una decina di lacrimogeni ogni pugno di minuti. La polizia appicca il fuoco al bosco a pochi metri dai manifestanti. L'incendio è stato prontamente spento.

Ore 14:08. Chiara su Blackout: gli sbirri sparano proiettili di gomma. Un ragazzo è stato colpito al viso e un pezzo del mento gli penzola dal volto. Il fronteggiamento continua.

Diretta dalle ore 9:50 fino alle 14:02

Video: Check Point: più che la Val di Susa sembra la Palestina


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Attacco al presidio della Maddalena
(((i))) , 27-06-2011 - 06:26

Nella mattina del 27 giugno al presidio no-tav della Maddalena si assite a scene da guerra civile. Le forze dell'ordine usano una quantità impressionante di lacrimogeni contro i manifestanti, costringendoli a precipitose fughe fra i monti e fermano un pacifista che si era diretto, con il suo solo corpo disarmato, contro la ruspa intenta a demolire il guard rail dell'autostrada e aprire la via ai militari.

La meschinità di questa violenza di stato si manifesta proprio quando è aumentata l'attenzione per la difesa dei beni comuni, e la Val di Susa con la sua battaglia per la difesa del terriotorio ha da sempre rappresentato un importante laboratorio politico di resistenza e lotta per la difesa del terrotorio e della salute pubblica, che si vogliono sacrificare in nome di profitti privati e sperperi di denaro pubblico.

Le Ferrovie dello Stato non sono nuove a episodi che le vedono impegnate a realizzare utili a scapito di sicurezza, equità e democrazia. Il progetto Tav, infatti, altro non è che un trasferimento di denaro pubblico ad alcuni impreditori italiani riuniti sotto la sigla Impregilo che nasconde Ligresti, Gavio e Benetton e prima ancora la FIAT ed altri.

Un'altra consistente forma di speculazione innescata dal progetto del corridoio Torino/Lione è la prevista possibilità per i privati di gestire un servizio di treni A.V. in regime concorrenziale alle Ferrovie dello Stato. Un'impresa che pur dovendo aspettare anni per la fine dei lavori ha gia generato un'elevato guadagno finanziario per la cordata Montezemolo, Della Valle, Punzo, che se la sono accaparrata.

L'inutilità della linea TAV viene giustificata trasversalemnte dalla politica, cambiando più volte motivazioni, via via che esse vengono smontate. Ma nessuna giustificazione regge. Tanto meno quella che vuole la costruzione come necessaria al trasferimento dello scambio merci dal trasporto su gomma a quello su rotaia [1-2]. Fino ad oggi sulle linee AV non è mai passato un solo treno merci.

I valsusini non sono delle persone che difendono solo il loro territorio, ma sono consapevoli dello sperpero di denaro pubblico e della devastazione territoriale che il TAV ha portato in ogni cantiere aperto.
L'indignazione per queste azioni di forza ha generato in tutta Italia, da nord a sud, presidi e manifestazioni di solidarietà.

Domenica 3 luglio manifestazione nazionale a Chiomonte contro la TAV e in sostegno alla popolazione in lotta. Qui le raccomandazioni per la giornata e le informazioni su pullman e/o treni. In particolare è segnalata la necessità di portarsi cibo e acqua. Non ci sono fonti in zona. E' possibile pernottare

Approfondimenti e cronaca del 27 giugno: Prontuario: gas lacrimogeni e lesioni | Primo morto dell'operazione "Talpa". un blindato dei carabinieri ammazza una pensionata - Due esempi della caratura morale degli sbirri: 1) Dopo lo sgombero ecco il lavoro della forze dell'ordine | 2) Succede in un Hotel dove alloggiano gli sbirri - La diretta della giornata con aggiornamenti dalle 6:30 alle 16:45 - Aggiornamento delle 17

Video: Prime immagini - Iniziano gli scontri - I manifestanti in fuga tra i boschi - Pioggia di lacrimogeni - Ruspe in azione - L'arresto di Turi
Foto: Gallery 1
Corrispondenze audio: No Tav: dopo la distruzione del Presidio la resistenza continua! - Corrispondenza delle 10:30 - Lo sgombero e il racconto di un testimone - Corrispondenze ore 09.00/10:00 - Prima raccolta di testimonianze da Onda Rossa

Link: NoTAV EU - NoTAV Torino - La feature di Indymedia Calabria - La feature di Indymedia Piemonte - Radio Blackout
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Vittorio Arrigoni sequestrato a Gaza City
(((i))) , 14-04-2011 - 18:48

15/04: Nella notte i sequestratori hanno ucciso Vittorio. Ci stringiamo solidali alla famiglia e ai compagni

La notizia: Da Invisiblearabs: "Anche Vik Utopia Arrigoni" | PeaceReporter | Vik: a friend, a brother, a humanist | Qualche giorno fa assassinato anche Giuliano Mer-Khamis, direttore del Freedom Theatre di Jenin. | Radio Onda d'Urto | CNN | NY Times | Haaretz | Al Jazeera English | Guardian | Rassegna stampa

14/04: Giunge notizia che l'attivista dell'ISM nella striscia di Gaza, Vittorio Arrigoni, sia stato rapito oggi da un gruppo armato salafita [Radio Onda d'urto: chi sono i salafiti]. I sequestratori minacciano di uccidere Vittorio qualora il governo di Hamas non liberasse i membri del gruppo detenuti nelle carceri della Striscia.

In un video pubblicato in rete lo si vede bendato, con la parte destra del viso segnata di sangue, trattenuto per i capelli da una mano. Una scritta in sovraimpressione dichiara: «Il popolo di Gaza si dispiace per quello che questi bigotti hanno fatto a Vittorio. Siamo sicuri che sarà presto libero e salvo».

Indymedia Italia si associa all'auspicio, esprime la solidarietà di tutti i suoi attivisti a Vittorio e vicinanza alla famiglia.

Comunicato dell'ISM: Palestinians call for release of Italian activist kidnapped in Gaza | Salafiti vs Hamas. Da Invisiblearabs | Salafiti a Gaza. Spina nel fianco di Hamas | Infoaut: sequestrato Vittorio Arrigoni | Gaza, rapito volontario italiano. Ultimatum: tra 30 ore lo uccidiamo | I gruppi salafiti a Gaza e nel Nord Africa | InfoPal sul rapimento


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Cosa vedete in piazza?
(((i))) , 19-12-2010 - 19:16

Video MedialabMolti hanno scritto sul 14 dicembre, rispolverando termini pensati per altre proteste, scorgendovi analogie nelle dinamiche, descrivendo le forme della rivolta per dargli un significato e trarne le prospettive di lotta futura.

La varia umanità presente in piazza: studenti, salariati, persone comuni esasperate dalla totalizzante precarizzazione di ogni aspetto della propria vita, dalle ipoteche sul proprio futuro, dalla mancanza di risposte alle richieste fatte a una classe politica autoritaria, unanimamente rifiutano il becero tentativo di ricondurre la manifestazione a mera esplosione di violenza cieca e distruttiva, a cui far seguire l'approvazione di nuove norme repressive.

Mentre i media mainstream demonizzano la piazza, facilitando il potere nel non dare risposte agli interrogativi e ai bisogni riaffermati il 14 a Roma, probabilmente la migliore replica alle loro menzogne sono le immagine dirette di quel pomeriggio.

Guarda il video riassuntivo sulla giornata del 14 realizzato da medialab

Approfondimenti e analisi: Lettera di Mr. Starve a Roberto Saviano | Il piombo è solo nelle orecchie di chi non ascolta| I primi lacrimogeni della mia vita | La storia giudiziaria e di violento di Alemanno e il passato di La Russa, paladini della legge. | Gasparri invoca arresti preventivi per stroncare le proteste | Daspo per i manifestanti. Gli studenti: "Non siamo ultras col Daspo violate i nostri diritti" | In tutta fretta approvato il decreto sicurezza che conferisce ai sindaci poteri sull’ordine pubblico. | In attesa del processo rilasciati in 22, uno ai domiciliari | Maroni finge di non vedere il disagio sociale dietro la rivolta, accusa i centri sociali e minaccia repressione e nuova polizia | Le diverse fasi della manifestazione [1-2-3-4-5] | Corteo a Milano: gli studenti non si fermano, sanzionata la banca Mediolanum | Roma: l’inizio della manifestazione

Audio: Dai fori imperiali al Campidoglio | Considerazioni da piazza Venezia | Roma.Il corteo è arrivato al centro | Roma.Studenti verso Montecitorio caricati dalle polizia | Roma.Aggiornamento con gli avvocati.35 gli studenti fermati | Roma.Studenti hanno raggiunto l'Università la Sapienza | Corrispondenza da Bari | Milano. Aggiornamento dopo la giornata di mobilitazione | Roma.Aggiornamento sulle condizioni dei/lle fermati/te | Roma: rinchiusi nelle celle della procura centrale i fermati di ieri | Roma, iniziato processo arresti del 14 | Roma, secondo aggiornamento dal processo per il 14 dicembre

Foto: 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7

Video: 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7


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WikiLeaks, è in gioco la libertà della rete
(((i))) , 16-12-2010 - 10:11

Da quando è venuto alla ribalta presso il grande pubblico, di WikiLeaks si è ormai detto di tutto e di più. Pensiamo non valga la pena di aggiungere nulla al nugolo di infinite discussioni che ogni giorno le nuove pubblicazioni di documenti riservati provocano. Di fatto nessuno di questi documenti, almeno al momento, rivela nulla che non fosse già stato immaginato dai più smaliziati: è una banale ovvietà e una storia vecchia come il mondo che il potere dica una cosa all'opinione pubblica, per poi comportarsi in segreto nella maniera diametralmente opposta.

Piuttosto, vogliamo porre l'accento sul fatto che la vera importanza del fenomeno WikiLeaks non sta assolutamente nelle informazioni contenute nelle specifiche comunicazioni che sta pubblicando e che ancora pubblicherà. Sta piuttosto nell'aver dimostrato per l'ennesima volta le potenzialità della rete nell'ambito della realizzazione di una società in cui la circolazione delle informazioni e la condivisione delle conoscenze, sempre invise al potere, non possono essere ostacolate.

WikiLeaks è sotto attacco su vari fronti. Molte multinazionali (Amazon, Paypal, Mastercard, EveryDNS) ne stanno ostacolando il funzionamento e il finanziamento tramite libere donazioni. Ma è anche in atto una vera e propria "cyberguerra" da vero e proprio film di fantascienza, in cui questo sito e molte delle sue "copie" stanno venendo oscurate tramite un attacco informatico noto come distributed denial of service. Poco si è detto su chi possa star sferrando questo attacco; ma ogni persona abbastanza smaliziata può facilmente immaginare che a starci dietro ci siano gli stessi governi che — giusto per prendere una notizia a caso tra quelle più recenti — fanno accorati appelli per la liberazione del premio nobel per la pace Liu Xiaobo, in onore alla libertà di pensiero e di stampa di cui ufficialmente si fanno protettori. La dura realtà è che la libertà di circolazione delle informazioni termina dove inizia a pestare i piedi al potere.

WikiLeaks è attualmente sotto pesante attacco informatico e ha lanciato una campagna di mass-mirroring. Ha chiesto, in parole povere, che più siti possibili ospitino una copia delle informazioni pubblicate.

Noi non vogliamo che quelle informazioni scompaiano dal web. Vogliamo difenderci da questa rappresaglia nei confronti della libertà di espressione su internet e siamo consapevoli che zittire WikiLeaks oggi, significa poter zittire chiunque altro nel futuro prossimo.

E' per questi motivi che Indymedia Italia ha deciso di rispondere all'appello di WikiLeaks e aprire un sito mirror, che è pubblicamente disponibile all'indirizzo http://wikileaks.italy.indymedia.org/. Il nostro mirror è solamente uno dei tanti (al momento più di 2000) che sono attualmente disponibili in rete.

» Link diretto agli archivi del Cablegate in continuo aggiornamento sul nostro mirror [inglese]
» Audio: WikiLeaks e il futuro della rete da Radio Onda Rossa
» Delle interessanti analisi, in continuo aggiornamento, sui documenti del Cablegate
» Sostieni WikiLeaks [inglese]
» Scarica il file torrent dell'insurance file [inglese]


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Norwegian Crackdown
Indymedia Abruzzo , 08-12-2010 - 08:57

La recente vicenda che ha portato al crackdown dei server del collettivo di Autistici/Inventati ha inizio ad Avezzano tra il 9 dicembre 2008 e il 30 marzo 2009.
Come si legge nel comunicato scritto dal collettivo A/I, in una querela Ginaluca Iannone [1 - 2] (leader di Casa Pound Italia) e da Ercole Marchionni (fondatore di Casa Pound Avezzano) sostengono di aver ricevuto atti intimidatori e diffamatori.

In particolare nella denuncia viene contestata una scritta su un muro, della vernice rossa su un campanello e alcuni articoli apparsi su abruzzo.indymedia.org e orsa.noblogs.org nei quali si chiede di non consentire l’uso di spazi pubblici a gruppi dichiaratamente neofascisti.
In seguito alla querela si mette in moto il procuratore Stefano Gallo, insieme al Commissariato di Avezzano e la pratica approda alla polizia postale di Milano.
Nell’agosto 2009 l’Associazione Investici (e quindi il collettivo Autistici/Inventati) viene sentita come persona informata sui fatti e dichiara di fronte a pubblici ufficiali che sui propri server non vi sono file di log relativi alla casella di posta orsa[at]canaglie[dot]net, né i dati anagrafici di chi l’ha richiesta.

A questo punto, nonostante l'entità irrisoria dei reati contestati, la Procura avvia una rogatoria internazionale verso Norvegia, Olanda e Svizzera, con lo scopo di ottenere dai provider che ospitano i server di A/I.
Nel novembre 2010, la polizia postale norvegese da seguito alla rogatoria sequestrando i server, e copiando oltre alla mailbox orsa[at]canaglie[dot]net anche le mailbox di oltre 2000 utenti presenti sulla stessa macchina, violandone in questo modo la privacy

Tutto ciò avviene mentre vengono archiviati dopo 30 anni i processi per la strage di piazza della Loggia a Brescia, mentre gli assassini rei confessi di Dax (antifacista milanese) vengono condannati a pene irrisorie se paragonate ai quattro anni per rapina inflitti a 4 antifascisti milanesi per aver sottratto un giubbotto ad un bonehead nazista.
All'intero di questo quadro e mentre le procure d'Italia lamentano tagli e scarsità di fondi, appare ancora più assurdo come una querela di parte recepita dal Commissariato di Avezzano per delle vicende di minima entità scateni in una Procura della Repubblica la smania di tre rogatorie internazionali per acquisire dati che non esistono o che sono privi di qualsiasi rilievo investigativo.

Tutta l'operazione somiglia ad una piccola ritorsione intimidatoria di carattere politico verso Autistici/Inventati in quanto ritenuti reticenti nel fornire delle informazioni che non hanno mai avuto e non hanno interesse ad avere.
Il tutto scatenato da un'indagine ridicola che ha preso il via da una querela di Casa Pound, dove un banale scontro politico è stato ingigantito fino ad arrivare a tre rogatorie internazionali.

Comunicati di Autistici/Inventati:
Norwegian crackdown: fatti e note a margine / Sequestro del server: istruzioni per l'uso / La polizia spara nel mucchio: colpirne cento per educarne uno?
Materiali:
Il primo Crackdown contro A/I / Manifesto di A/I / Il piano R*
Anonimato e Privacy:
ECN_crypto / Security - Resist / Activist Security / Manuale per la tutela della privacy della mailbox


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Studenti in rivolta contro la riforma Gelmini. Brutale repressione.
(((i))) , 30-11-2010 - 14:58

[04/12] Proseguono le mobilitazioni studentesche.

A Bologna la protesta è quotidiana. Ieri gli studenti si sono uniti al presidio per difendere lo spazio sociale VAG61 inscenando un corteo a sorpresa nel centro cittadino. Le azioni di oggi hanno visto centinaia di studenti medi e universitari impegnati a bloccare contemporaneamente le porte della città mandando in tilt il traffico, unendosi poi alla manifestazione indetta dai Comitati per l'Acqua Pubblica per ottenere una moratoria applicativa della legge Ronchi, fino al referendum abrogativo. Finito il corteo dei Comitati gli studenti decidono di proseguire e, sfidando la legge fascista promulgata da Maroni nel 2009 che proibisce alle manifestazioni di percorrere i centri storici nel week-end, si dirigono verso Piazza Maggiore prima di rientrare nelle facoltà occupate. Anche a Modena e Reggio Emilia proseguono le iniziative e si programmano quelle per la prossima settimana. Il 10 dicembre la Gelmini sarà a Bologna per un convegno sulla scuola insieme all’ex ministro Luigi Berlinguer. Gli studenti bolognesi annunciano contestazioni.

Approfondimenti:
[07/12] Milano, Prima della Scala. Studenti manifestano contro tagli a cultura ed istruzione e vengono caricati guarda i video 1-2-3 | Bergamo: nella notte gli studenti scaricano sterco davanti all'abitazione della Gelmini | Roma. Studenti tentano bliz contro l'ingresso del capitale privato nell'università. Cariche e fermi
[06/12] Torino: blocchi, contestazioni, una irruzione in Comune | Bologna: nuove occupazioni nelle scuole | Pisa: al liceo Buonarotti 5 in condotta agli occupanti | La Gelmini se la fa sotto e disdice l'appuntamento bolognese del 10/12
[04/12] Scuole come caserme: il regolamento Brunetta minaccia la libertà d'insegnamento. Prime sanzioni ai professori
[02/12] Continuano le mobilitazioni. Azioni in diverse città. Violenta repressione a Napoli e Bologna
[30/11] Cortei studenteschi in tutta Italia. Report e corrispondenze radiofoniche dalle varie città | Panoramica sulla giornata da Radio Transizione di Fase" | Report della mobilitazione a Parma | «Con la riforma Gelmini, gli atenei finiranno nelle mani dei baroni». Di E. Grisan e P. Guiotto (ricercatori Università di Padova) | Guida alla comprensione della "riforma" universitaria (pdf) | Roma3 va incontro alla riforma Gelmini: adeguandosi! | Libro e moschetto: come l'esercito entra a scuola grazie alla Gelmini

Leggi le feature di Indymedia Piemonte, Indymedia Lombardia, Indymedia Liguria, Indymedia EmiliaRomagna


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Macerie di democrazia
Indymedia Abruzzo , 16-11-2010 - 23:14

20 Novembre: L'Aquila chiama Italia

Il 20 Novembre Aquilani e solidali manifesteranno per le strade di quel che resta della citta' per raccontare a piu' di un anno dal terremoto quel che e' stato del “miracolo aquilano”, un miracolo che si manifesta solo sui media perche' la realta' che noi conosciamo e' ben diversa.

L'Aquila e' oggi una città fantasma dove non c'e' lavoro, non ci sono case e dove la crisi economica e sociale e' largamente diffusa. Una situazione di emergenza in cui si sono potuti mettere in atto sistemi di controllo, dove i diritti sono stati sottratti a migliaia di persone costrette ad essere sradicate o a vivere tra transenne, militari e divise.

L'unico miracolo di cui si puo' avere la certezza sono i poteri straordinari e l'arbitrarietà con con cui e' stata gestita l'emergenza post-terremoto. Oltre al danno la beffa, i cittadini dell'aquila saranno presto chiamati a ripagare tasse e mutui diversamente da come e' stato fatto in passato per situazioni analoghe.

In questa situazione non sarà un caso che ad essere eletto come vice commissario per la ricostruzione sia stato Antonio Cicchetti, già condannato dalla Corte dei Conti nel 2008 per la "malagestione" dell'Istituzione Perdonanza che maturò debiti milionari, conosciuto anche per aver girato appalti pubblici a società di amici e parenti.

Stare a fianco della popolazione aquilana significa contrastare chi vuole produrre una societa' priva di ogni capacità critica, decisionale, resistenziale e frantumata in tante microscopiche nicchie; una società che rinunci alla propria dignita'.

Aggiornamenti dal corteo: Una risposta alle dichiarazioni del cardinal Molinari | [Report] L'Aquila 20 novembre 2010 | La diretta dal corteo. Report e collegamenti audio | Le prime foto dal corteo [1|2|3|4|5] | L'Aquila chiama Italia. Partito il corteo

I video delle ultime mobilitazioni: 9 novembre: la polizia ancora una volta reprime il dissenso verso Berlusconi | 21 settembre: protesta in consiglio regionale | 28 agosto: la polizia tenta di sopprimere la protesta | 28 agosto: contestazione a Gianni Letta | 7 luglio:manganellate romane | 16 giugno L'Aquila | 24 giugno Roma | altri video: MediaCrewCasematte - Laquila99

Materiali: [Inchiesta] L'Aquila in fondo: cronaca di una speculazione annunciata | www.anno1.org | Manifesto Nazionale | Video dell'Appello | Spot Audio | La mappa del percorso! | Numeri utili per arrivare alla manifestazione e pernottare a L'Aquila

Comunicati: L'Aquila chiama Italia (Assemblea Permanente Cittadina) | Appello per la manifestazione nazionale (Epicentro Solidale) | L'Aquila chiama i movimenti per il diritto all'abitare rispondono | Appello dell'Abruzzo Social Forum | Protagonisti della nostra ricostruzione (3e32)


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ALLARME ROSSO: ARRESTI E CARICHE DURANTE LO SGOMBERO DEL PRESIDIO PERMANENTE SOTTO LA GRU
(((i))) , 08-11-2010 - 10:05

Aggiornamenti in tempo reale su: Radio Onda d'Urto

[MArtedì 16 Novembre]

Ore 18:30 “Mimmo” Mohammed è stato visitato nel Cie di via Corelli di Milano. Ascolta gli ultimi aggiornamenti con l’avvocato Sergio Pezzucchi.

Ore 17:37: Sajad è ancora in Questura. Avendo alle spalle un precedente ostativo per immigrazione, il rischio era la deportazione nel Cie e la successiva espulsione. La Procura ha però negato il nulla osta al riguardo. Quando la Questura riceverà la comunicazione ufficiale di tale diniego, anche Sajad raggiungerà i tre fratelli ora liberi e tutti i compagni bresciani. Ascolta l’avvocato Manlio Vicini.

Ore 16:37: non c’è solo la vicenda della gru di Brescia e della torre di Milano ad animare la Radio in questa giornata particolare. Siamo infatti in attesa della sentenza per la strage fascista, di Stato e della Nato di piazza della Loggia del 28 maggio 1974. I giudici riuniti da giorni in camera di consiglio sarebbe infatti in procinto di uscire.

Ore 14:00: Jimi, Arun e Rachid sono negli studi di Radio Onda d’Urto (vedi foto). Jimi e Arun in diretta stanno ricevendo decine di telefonate, di mail e di sms di solidarietà. Rachid, invece, ha salutato i compagni fuori onda prima di andare a casa per riposarsi un pò. Siamo ancora in attesa di sapere se e quando Sajad sarà rilasciato dalla Questura. La situazione è monitorata dagli avvocati. Il legale Sergio Pezzucchi è invece in procinto di entrare al Cie di via Corelli di Milano per incontrare “Mimmo” Mohamed, migrante egiziano deportato ieri nel lager di stato.

Ore 11: I nove egiziani prima rinchiusi nei CIE di Milano e Torino e poi espulsi sono arrivati nel loro paese. Noi abbiamo sentito Mahmoud, uno dei deportati, giunto da poco al Cairo.

Ore 10: Riprendiamo la cronaca del giorno dopo la discesa dei 4 migranti dalla gru di via San Faustino. Per quanto riguarda le interviste realizzate a loro all’uscita dalla questura e l’intera cronaca della giornata di ieri potete vedere qui.

Questa mattina si è tenuta l’udienza a porte chiuse al palagiustizia di Brescia nei confronti di Fabio, il compagno fermato l’8 novembre scorso durante lo sgombero del presidio permanente e i fermi arbitrari guidati dal Vicequestore Ricifari. Per lui si è deciso di attenuare le misure detentive in attesa del processo . Resta comunque agli arresti domiciliari, ma potrà vedere familiari e amici, andare a lavorare e frequentare la scuola di sera mentre l’accusa neisuoi confronti rimane quella di resistenza a pubblico ufficiale. Nella prossima udienza verrà deciso il rito processuale che verrà adottato nei suoi confronti.
La testimonianza di Fabio all’uscita dal Palagiustizia

Ore 2.16: Rachid è in via di dimissione dal pronto soccorso dell’Ospedale Civile di Brescia. A quanto pare andrà in Questura per gli ultimi obblighi formali, dopodichè sarà rilasciato come Jimi e Arun.

Ore 2:01: vi proponiamo le riflessioni dell’avv. Sergio Pezzucchi, legale dei migranti e di “Diritti per Tutti”, raccolte dopo l’uscita di Jimi e Arun dalla Questura. La corrispondenza con l’avv. Sergio Pezzucchi, che si sofferma in particolare sulla vicenda di Sajad e Rachid

Ore 2:00 : sentiamo ora invece Jimi, il fratello egiziano appena uscito dalla Questura.

Ore 1:59: Le prime coraggiosissime parole di Arun sono, come già detto, per i fratelli nei Cie, i deportati e tutti quelli ancora in lotta. Arun, le prime parole appena uscito dalla Questura

Ore 1:29: Arun è uscito, con lui Jimi. Emozione e applausi in questura, ora sono fuori. Sajad resta invece in Questura, stamattina verrà presentata richiesta di permesso per motivi giudiziari. Alle sue spalle c’è infatti un precedente ostativo, ma come annunciato dai legali di “Diritti per Tutti” la denuncia che verrà presentata contro chi lo ha sfruttato dovrebbe risolvere il problema. Nessun problema anche per Rachid, che resta in ospedale per semplice osservazione. I loro primi pensieri, raccolti in diretta dalla Radio, sono andati a Mohamed “Mimmo” – deportato a quanto pare nel Cie di via Corelli a Milano e per cui la lotta non si ferma, per gli altri già deportati in Egitto e per tutti i migranti e compagni in lotta.

Ore 1:20: ARUN E JIMI SUONO FUORI DAGLI UFFICI DELLA QUESTURA. Ascolta la diretta radio con Umberto nel momento dell’uscita di Jimi e Arun

Ore 1:07: l’attesa prosegue per la liberazione dei primi due fratelli migranti. Su Radio Onda d’Urto prosegue la diretta ininterrotta da lunedì mattina. In questi momenti siamo al telefono con Umberto, della Redazione, dalla Questura.

Ore 0:25: Arun e Jimi sono in procinto di uscire dalla Questura. Sajad invece resterà probabilmente lì stanotte, ma è un percorso concordato con solidali e legali: domani mattina infatti dovrebbe presentare la denuncia cosiddetta “articolo 18″, ossia quella verso chi lo ha sfruttato e ingannato. Al momento però dal Cie di via Corelli non arriva la conferma ufficiale che “Mimmo” Mohamed è nel lager di stato.

Aggiornamenti:
[16/11] Barbato e Carlino bloccati a Milano da polizia e portati in Prefettura | Scarcerati i 5 di San Salvario
[15/11] La diretta di lunedì 15 Novembre. [Parte 1] [Parte 2] | Atterrato a Il Cairo il primo aereo con gli egiziani deportati | Il ragazzo straniero fermato a Milano è stato rinchiuso nel CIE
[14/11] La diretta di Domenica | Terminata l'udienza di convalida per i 5 di San Salvario | Un'altra testimonianza diretta sui fatti di sabato | Torino: presidio davanti al tribunale in solidarietà ai frmati di San Salvario | Milano: la resistnza in Imbonati continua
[08-09-10-11-12-13 Novembre] Tutti gli aggiornamenti dallo sgombero al 13 Novembre

Video:
Video riassuntivo della giornata del 13. Interviste e immagini | Il video degli scontri del 13 novembre | 13/10 cariche sotto la gru | Tutti i video dallo sgombero alla giornata del 12 Novembre


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Manifestazione nazionale contro la repressione: 6 Novembre a Napoli
((i)) , 01-11-2010 - 11:06

Dalle cariche contro le popolazioni di Terzigno che difendono la propria terra dalla devastazione ambientale, agli sgomberi dei nuovi spazi liberati a Milano (Ripa, Fornace ed Edera), ovunque il dissenso viene represso in maniera sempre più dura e immediata. Le mobilitazioni antifasciste in particolar modo sono oggetto di attenzioni particolari da parte della magistratura. Da più di tre mesi Tonino , compagno anarchico, si trova in carcere per “concorso esterno in tentato omicidio” nell’accoltellamento di un neofascista di CasaPound, gesto per il quale l’autore si è costituito assumendosi fin da subito tutte le responsabilità. Eppure Tonino dopo ben due Riesami si trova ancora in carcere, chiaramente perché è stato in prima linea nelle lotte contro la riapertura della discarica di Pianura a Napoli nel 2008, contro CasaPound e perché anarchico. Anche a Teramo il 12 ottobre sono stati arrestati quattro antifascisti, a Pistoia continua la montatura giudiziaria nei confronti di tre militanti antifa. La repressione e il controllo sociale si intensificano sempre di più. Piovono ovunque arresti, denunce, misure restrittive, licenziamenti, sanzioni amministrative mentre le condizioni di vita diventano sempre più precarie. Chiunque si permette di alzare la testa viene definito socialmente pericoloso e represso. Socialmente pericoloso è chi lotta contro la devastazione del proprio territorio, contro le politiche razziste e securitarie, contro i licenziamenti politici e lo sfruttamento del lavoro, contro il ricatto della precarietà e la disoccupazione. Socialmente pericoloso è chi con la pratica e le idee contrasta gli strumenti del potere, siano essi l'autoritarismo della democrazia o l'abuso dei metodi che sempre più si avvicinano alle pratiche fasciste, la militarizzazione delle nostre strade e la mercificazione delle nostre vite. Se lottare significa essere socialmente pericolosi, abbiamo già scelto. Continueremo a lottare. Contro la repressione. Tonino libero, liberi tutti. Sabato 6 novembre, corteo nazionale a Napoli, concentramento in piazza Mancini (di fronte alla stazione centrale) alle ore 16:00.

::: Altre info e aggiornamenti :::
Ascolta la puntata di Maldestra, l’osservatorio antifascista di RoR sul corteo Un anno e sei mesi di pena sospesa per quattro compagni napoletani che hanno attuato un’azione di solidarietà con la lotta di Terzigno. Tredici arresti tra i disoccupati napoletani (5 ai domiciliari e 8 in carcere) per l’occupazione di una sala del consiglio regionale.
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Un nuovo spettro si aggira per l'Europa: gli Zingari
(((i))) , 12-09-2010 - 13:04

Il mainstream, oltre che la cultura tradizionale, ha ormai da tempo abituato all'idea che interi popoli siano costituiti da pericolosi criminali che rubano, rapiscono bambini esfruttano i loro figli e le loro donne.
I Rom , i sinti, insomma quelle etnie che la cultura dominante definisce sommariamente col termine di zingari, sono oggi più che mai privati della dignità di esseri umani e quindi discriminati, vessati, deportati, violentati.

In una Europa dove sempre più spira un vento destroide e xenofobo si rivedono degli scenari che possono appartenere solo alle dittature di stampo nazifascista, ma in effetti è proprio in regimi ad essi simili che si assiste alle deportazioni forzate di un intero popolo come recentemente è accaduto in Francia. Nel paese della rivoluzione illuminista, ai membri del popolo Rom presenti sul suolo francese, è stata data la possibilità di "scegliere" fra il rientro forzato nella loro terra di provenienza : la Romania, e un incentivo pecuniario per un loro "volontario" abbandono del suolo francese.

Altrettanto abberranti e fasciste sono le vere e proprie ronde anti rom, a cui si associano gli incendi nei campi, le persecuzioni e violenze di ogni genere come accade nella repubblica Magiara il fortissimo partito della locale destra dichiara apertamente di voler combattere i comunisti e i Rom e, infatti, le loro ronde (le guardie ungeresi che vestono camicie nere) spesso si rendono protagoniste di aggressioni e attentati anche mortali ai danni dei rom.

Nella repubblica guidata da cabarettisti e veline la vita per i Rom e i Sinti non appare affatto facile, anche nel bel paese ronde, violenze e persecuzioni sono all'ordine del giorno. un dato di fatto nuovo è però la presenza di numerosi rom e sinti nelle piazze. Il quatto settembre scorso in francia così come in Italia vi sono state numerose manifestazioni con le quali i rom e i sinti hanno inteso protestare, in particolare, contro quanto accaduto in francia ma in generale per rivendicare il loro diritto all'esistenza.

ROMA

A Roma la situazione rom/sinti si configura con il continuo spostamento dei campi oltre il raccordo. Si cerca di renderli meno visibili possibile, senza tenere conto di eventuali processi di integrazione già avviati da comunità stabili come quella di Testaccio (caratterizzate ad esempio per una alta scolarizzazione) né di eventuali situazioni di conflitti etnici.
I nuovi campi sono infatti più simili a lager che a strutture idonee alla vita e socialità, sono vastissimi e raccolgono numerosissime persone. Anche di fronte a tragedie come quella del bambino morto, il sindaco di "tutti" Alemanno ha pensato di dichiarare che la soluzione sono le ruspe sui campi illegali e la deportazione di chi li vive. VIDEO

LOMBARDIA

In Lombardia ed a Milano la situazione di rom/sinti e rifugiati politici è un adeguato termometro politico di vent'anni di xenofobia nazi-leghista. La galleria degli orrori sembra essere infinita, si va da "patti per la legalità" che disciplinano i "campi legali" con regole esplicitamente punitive, all'utilizzo dei fondi europei per i rifugiati politici per finanziare la famelica industria della sicurezza meneghina, per non parlare poi delle ronde effettuate dai "caschi bianchi" e delle deportazione dei rom di Lambrate nonostante l'inserimento scolastico dei bambini. La realtà è che rom e rifugiati sono una manna politica, un cranio rotto o uno sgombero, magari eseguito da patetici nuclei speciali dei vigili urbani, valgono centinaia di voti che assicurano la permanenza in potere della banda De Corato, nonostante scandali ed infiltrazioni.
Uno sgombero da ricordare per tutti è quello di via Triboniano, dove la polizia ha caricato i Rom che si stavano recando al palazzo municipale.
Allo stesso modo i rom diventano generatori automatici di quattrini nel momento in cui la caritatevole mano della curia si propone come intermediario per "risolvere il problema": dietro lauto compenso distingueranno gli "onesti" dai "disonesti", li alloggeranno in comode baracche di lamiera e provvederanno a domesticarli adeguatamente, cosi che il giorno che qualcuno deciderà di costruire uno svincolo per l expo sopra le loro teste possano essere comodamente rispediti in mezzo ad una strada.

COSENZA

Una intera comunità viene perseguitata: espulsioni di massa ossia tentativi di pulizia etnica e ordinanze di sgombero del campo da parte della locale Procura, il Comune tace pur avendo la responsabilità di quanto accade: da anni il Sindaco Perugini e il suo assessore Bozzo negano la fornitura di elettricità e acqua potabile al campo, di contro le associazioni antirazziste hanno fornito una lista di possibili terreni dove ubicare un campo sosta attrezzato (il comune sostiene che nell'area in cui sono ora stanziati i Rom non è possibile la loro permanenza) ma dall'amministrazione non giungono notizie: solo silenzio mentre il presidente nazionale di opera nomadi, il cosentino Massimo Converso, personaggio contestato anche all'interno stesso di Opera nomadi e che non ha mai messo piede nel campo denigra l'operato delle associazioni. Intanto i Rom a Cosenza ricevono le continue attenzioni delle forze dell'ordine, la paura e la precarietà più assoluta la fanno da padrone nel campo cosentino.

L'OPERA NOMADI

Eppure, diranno in molti, esiste da decenni l'Opera Nomadi che si dovrebbe occupare dell'integrazione di rom, sinti e gitani. Peccato che quest'ente sia l'ennesimo baraccone burocratico che non ha mai garantito un reale miglioramente qualitativo della vita delle comunità "nomadi", che oramai sono in gran parte stanziali. L'Opera Nomadi ha sempre rappresentato l'ennesimo modo di spartirsi il potere e i soldi nel belpaese: gestita fin dalle origini dalla DC, ha garantito un serbatoio di voti per la stessa in cambio di piccoli favori per le comunità.
Con il crollo della DC questa forma di clientarismo è venuta a mancare,aggravando ancora di più una situazione di per se fortemente compromessa. La soluzione che molte comunità sinti e rom richiedono, smantellamento dei campi e creazione di microaree familiari in terreni comprati dalle comunità stesse, non vengono neanche prese in considerazione dalla maggior parte delle amministrazioni comunali e dalle istituzioni generali che preferiscono tenere migliaia di persone in condizioni di forte degrado per potersi garantire un facile capro espiatorio al momento buono.
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Storie di quotidiana repressione
08-07-2010 - 20:15

Sono passati nove anni dalla morte di Carlo Giuliani, rimangono il suo ricordo e la stessa rabbia di allora. Proprio oggi, la sentenza della Corte d'appello a Catanzaro ha assolto le tredici persone accusate di associazione sovversiva in relazione agli incidenti del G8 di Genova e del global forum di Napoli del 2001. Ci sono voluti nove anni, per capire che il fatto non sussisteva e che gli unici colpevoli sono come sempre le forze dell'"ordine".

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Il regime Berlusconi affronta la questione terremotati d'Abruzzo nel solo modo che gli è possibile fare: ribalta cioè la situazione creando i nuovi mostri, ossia i terremotati no-global che vanno giustamente picchiati e repressi. Alla manifestazione del 7 luglio a Roma, in cui i terremotati chiedevano un impegno serio nella ricostruzione, così come garanzie per i lavoratori e le lavoratrici che hanno perso il lavoro col sisma, le forze dell'"ordine" hanno caricato le oltre 5000 persone che volevano raggiungere piazza Colonna. Così si completa un quadro repressivo iniziato col silenzio sulla questione Abruzzo, un silenzio fatto di passerelle di politici e grandi della terra, oblio, ipocrisia.

Nonostante questo, il territorio abruzzese, tra mille difficoltà, ha saputo esprimere in questi mesi la ferrea volontà di non morire dando vita ad articolate e numerose forme di protesta e di proposta, dall’esperienza dei comitati cittadini al movimento delle carriole, alle sperimentazioni di progettazione partecipata alle assemblee cittadine all’interno del Presidio Permanente di Piazza Duomo. Questo nonostante una gestione dell’emergenza inedita in Italia che ha escluso in ogni modo la partecipazione delle persone dalla definizione del loro futuro imponendo scelte che hanno ridefinito il territorio, favorendo lo spopolamento, la speculazione edilizia e lasciando tutti i problemi irrisolti, primo fra tutti la ricostruzione della nostra città, dei borghi e di quella dei 59 comuni colpiti, mai iniziata. In più quello che qui si è costruito lo si è fatto in stato di emergenza ma in maniera definitiva e a proprio piacimento edilizio, inibendo – anche con dosi di assistenzialismo esagerate e concentrate – la ricostruzione sociale e culturale della comunità senza rispettare la sua autonomia e la capacità di autodeterminarsi dal basso.

Per primi gli abruzzesi hanno denunciato la trasformazione in atto della Protezione Civile che qui a L’Aquila, come in Campania per i rifiuti, ha sperimentato un modus operandi fatto di grandi appalti, grandi eventi e di scarsa o nessuna trasparenza, poi resa evidente dalle inchieste in corso. Occorre soprattutto ricordare però che grazie alla rete messa in piedi assieme ad altre realtà italiane sono state organizzate le mobilitazioni contro la trasformazione della città capoluogo in una Società per Azioni.I cittadini richiedono il diritto all'autodeterminazione mentre ricevono dalle istituzioni repressione e odio.

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E' necessario però ribadire che in Italia la repressione non passa solo per le cariche. In questa In questa prima metà dell'anno i movimenti sociali sono stati infatti colpiti a più livelli, con provvedimenti volti alla limitazione della libertà personale di attiviste e attivisti.

Recentemente, a Perugia, tre persone sono state condannate a otto mesi e il pagamento di 16.000 euro, per non aver fatto niente. Ciò si inserisce in un quadro di criminalizzazione generale in cui i giovani (considerati spacciatori e tossici) vengono allontanati dal centro storico.

La schedatura di massa di oppositori politici e sociali non ha risparmiato la Sardegna, con l'accusa di finalità eversive ad altre tre persone.

A Cosenza, invece, basta portare la propria solidarietà agli occupanti di uno stabile per ottenere una denuncia.

Il bilancio di luglio però non finisce qui: a Torino sono state attaccate occupazioni come radio libere, anche per la denuncia di quei lager contemporanei che sono i Centri di Identificazione ed Espulsione italiani, a Milano sono stati eseguiti arresti preventivi.

Tutto questo avviene mentre si attaccano il lavoro e gli ammortizzatori sociali, si preparano piani di austerità, ma solo per i soggetti deboli. Si blocca l'accesso alla pillola abortiva e si riformano in senso familistico e fascista i consultori. La parola d'ordine sembra così essere sempre e solo soffocamento delle spinte sociali, che ora vedrà anche la forte limitazione della libertà di parola, con la prossima approvazione della cosiddetta "legge bavaglio".


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Dalle strade di Toronto in rivolta
(((i))) , 30-06-2010 - 18:43


Come dicono gli anglofoni, la cacca ha urtato il ventilatore. Il biliardo e mezzo speso in misure di sicurezza sta avendo l'effetto desiderato: poliziotti in divisa da robocop, cannoni che assordano, poliziotti e agenti segreti in borghese, una recinzione da far invidia a Berlino, con leggi speciali per chi si avvicina o la fotografa. Dire che Toronto e' completamente militarizzata e' un eufemismo.

Come al solito, i media mainstream ci sguazzano e fanno sensazionalismo, parlando dei cosiddetti " professional protesters" e "multi-issue extremists", evitando spendere una parola a parlare delle esigenze delle comunità in lotta, che da mesi sono in dialogo per far sentire la loro voce e che da ieri vengono brutalmente attaccate dalla polizia.

Dopo una serie di piccole manifestazioni relativamente pacifiche nei giorni scorsi (con una presenza media di 5 poliziotti per partecipanti), da ieri (26/06) regna il caos assoluto. I poliziotti stanno praticamente arrestando e picchiando tutti coloro che si avvicinano a una protesta o un’azione o chi si reca in tribunale a cercare i fermati. Entrano nelle case senza mandati [1|2] e trascinano via gli attivisti; perquisiscono i tram, arrestano avvocati e giornalisti [1|2|3].
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Approfondimenti: A critical analysis of the G-20′s Toronto Declaration | Caricati diversi cortei, prelievi forzati e raid nell'università | Police misdeeds | Conditions at G20 Dentention Centre are illegal, immoral and dangerous | Prevenire il dissenso | Jail solidarity action attacked by Toronto police | Toronto, G20: scontri manifestanti polizia | Il G20 per i miliardari | May Toronto's G20 be the last

Video: Independent Journalist Amy Miller on Violence and Threats Against Women in Detention Centre | La polizia attacca I giornalisti | Compilation di video delle violenze poliziesche | Real News journalist attacked at Toronto G20

Link: Mediacop | Toronto Mediacop | Toronto Mobilize | G20 Breackdown



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Contro ogni controllo
25-06-2010 - 17:38

Controculture digitali, economie senza capitali, resistenza al controllo


Dal 2 al 4 Luglio Hackmeeting torna a Roma. Un incontro delle comunita', delle controculture digitali e non, e delle individualita' che si pongono in maniera critica e propositiva rispetto all'avanzare delle nuove tecnologie, sempre piu' legate a doppio filo al controllo sociale, alle imprese belliche e alla commercializzazione di ogni spazio vitale. Tre giorni di seminari, giochi, feste, dibattiti, scambi di idee e apprendimento collettivo.

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San Juan Copala: Basta alla violenza istituzionale in Messico

San Juan Copala, un villaggio di settecento abitanti, della Sierra Mixteca, a circa 250 chilometri da Oaxaca è da ormai cinque mesi accerchiato dalle forze paramilitari dell’ UBISORT, finanziate dal governo di Oaxaca.

Non sono questi i primi scontri che accadono nell’area, generatisi a partire dagli anni ’70 con il tentativo dello stato centrale di isolare l’etnia Tridui, indipendentista. Attualmente è diventato impossibile entrare e uscire liberamente dal paese.

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Massacro e sequestro israeliano alla Freedom Flotilla

Durante le prime ore di lunedì 31 maggio l'esercito israeliano ha assaltato un'imbarcazione della Freedom Flotilla, nove navi con a bordo circa 700 persone e circa 10'000 tonnellate di aiuti umanitari. L'attacco si è concluso con un vero massacro: almeno 16 attivisti uccisi e decine di feriti. Sulle navi c'erano rappresentanti di ONG come Free Gaza Movement, European Campaign to end the Siege on Gaza, oltre a parlmanentari, giornalisti, reporter e medici.

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Massacro e sequestro israeliano alla Freedom Flotilla
(((i))) , 23-05-2010 - 20:16


*VENERDI’ 4 GIUGNO – GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE*

venerdi 4 giugno corteo a Torino

Manifestazione a Napoli 4 giugno ore 17:00 PIAZZA DEL GESÙ


Interviste a Manolo e Manuel al festival antifa

*Aggiornamenti*

3 giugno:

* l'ultimo attivista in Italia: i morti sarebbero almeno 19, molti corpi buttati in mare | video non censurato del rientro di Manolo Luppichini a Roma
* Finalmente anche Manolo arriva a Roma (audio)
* Intervista a Manuel Zani su ror
* intervista a manuel zani
* Anche l'ultimo italiano sulla via del rientro
* gli italiani rientrano tutti tranne uno

2 giugno:

* gli italiani lasceranno israele domani
* Israele si divide dopo il blitz: il reportage
* Si allungano i tempi per il rimpatrio di due italiani
* L'Italia vota contro inchiesta internazionale Onu
* Dimostrazioni in numerose citta' greche
* italiani in volo per istanbul
* Comunicato di solidarietà alla popolazione palestinese e sui fermi di stamattina a Roma
* Liberati i/le sei attivisti/e italiani/e


1 giugno:

* 610 gli/le attivisti/e della Freedom Flotilla detenuti/e
* Occupata Università Orientale in solidarietà con gli attivisti della Freedm Flotilla | audio
* A roma presidio oggi alle 5 sotto l'ambasciata israliana
* corrispondenza dalla palestina


31 maggio:

* tre degli/le attivisti/e italiani/e hanno rifiutato il rimpatrio
* Mentre tutti attaccano Israele, la Polverini riceve l'ambasciatore israeliano

** Tutte le manifestazioni di solidarietà di oggi!


corrispondenze:in diretta dal porto israeliano di Ashdod;
* dal corteo di Roma;
aggiornamenti da Tel Aviv.

La Freedom Flotilla è stata attaccata dalle navi israeliane nella notte, vi sono 9 morti confermati. L'attacco si configura come un atto di pirateria, in quanto le imbarcazioni si trovavano a largo della costa Israeliana, in acque internazionali a circa 75 miglia dalla costa israeliana.
Per sottolineare l'illegittimità dell'attacco, attiviste e attivisti si sono rifiutati di firmare l'atto di espulsione in cui si dichiarava l'ingresso illegale in Israele.

Si sono così rese effettive, nel peggiore dei modi, le minacce israeliane allo stop, nonostante la Turchia e altri paesi abbiano invitato a non intercettare o ostacolare le imbarcazioni, su cui viaggiano persone disarmate che portano aiuti per la striscia di Gaza, sulla quale per altro continuano ad abbattersi gli attacchi israeliani (negli ultimi giorni ci sono stati dei raid aerei). Sono già in corso numerosi presidi presso i consolati israeliani di città estere.


Ormeggiate al porto di Atene, attendono la partenza due navi. Una vecchia ma solida chiatta da turismo subisce gli ultimi adeguamenti, mentre al molo commerciale l'equipaggio ridipinge un grosso cargo battente bandiera svedese. La capiente stiva ospiterà metri cubi di materiale edile, interi prefabbricati ad uso abitativo (50) e circa cento carrozzine elettriche per disabili. Tutto destinato alla striscia di Gaza.

Le due navi fanno parte di un convoglio di 9 battelli provenienti da diversi paesi, non solo europei. Si riuniranno lunedì 21 Maggio a Cipro per salpare assieme alla volta di Gaza. E' la "Freedom Flotilla" organizzata dal Free Gaza Movement e dalle associazioni che compongono la Campagna ECESG (The European Campaign To End The Siege Of Gaza).
I paesi di provenienza dei passeggeri hanno già ricevuto pressioni da Israele affinché scoraggino e impediscano l'imbarco dei propri cittadini.

Il carico è costituito da generi di prima necessità e non. Una lista compilata secondo le richieste pervenute da Gaza e allestito grazie a donazioni provenienti da tutto il mondo. Sulla banchina dove è ormeggiato il cargo attendono di essere stivate tonnellate di materiali edili: tegole, mattoni e un carico di 50 prefabbricati ad uso abitativo, pronti per essere montati. L'edilizia nella Striscia soffre della generale penuria, che impedisce da un anno la ricostruzione o la riparazione delle 6.400 case danneggiate e distrutte durante l'aggressione dell'inverno 2008/2009. Sono 3500 le famiglie senza più una casa, a fronte di una popolazione in continuo aumento.

Le strutture mediche versano nelle medesime condizioni: 15 ospedali su 27 risultano distrutti o gravemente danneggiati, mentre altre 43 strutture sanitarie sono fuori uso. Ad appesantire il lavoro di pronto soccorso si aggiungono le tragiche conseguenze di centinaia di incidenti domestici e incendi, connessi alla mancanza di elettricità.
E i medicinali per farvi fronte scarseggiano. Una parte del carico della "Freedom Flotilla" è costituito proprio da farmaci. Hannoun ci spiega come sia importante verificare con scrupolo questo genere di donazioni. Spesso si tratta di medicinali "offerti" perché prossimi alla scadenza, che rischiano di trasformarsi in spazzatura - come spesso accade - giacendo per mesi in magazzini e container. Problemi simili occorrono a causa delle donazioni di attrezzature sanitarie obsolete. Non di rado finiscono fuori uso e reperire i pezzi di ricambio è praticamente impossibile.

Il Governo israeliano ha già annunciato di voler bloccare prima dell'arrivo a destinazione la "Freedom Flotilla". Ma nell'equipaggio c'è chi afferma di avere un asso nella manica.

Video: [24 Aprile 2010] "Eroici" soldati israeliani sparano a ragazze disarmate

Approfondimenti: La Striscia di Gaza si prepara ad accogliere la Freedom Flotilla | Conad e Lega Coop smettono il commercio di prodotti Agrexo. Israele preoccupato per il successo del boicottaggio | L'embargo ha gia causato 500 morti e una disoccupazione dilagante | Israele ammette l'esistenza di una lista di generi a cui impedire l'accesso a Gaza | Insight on Gaza’s Infrastructure | Fiamma Nirenstein, i turchi e le balle navali (sulla Freedom Flotilla)

Link: Infopal | Save Gaza | Electronic Intifada | Free Gaza Movement | Maan News


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[Messico] Aggiornamenti da San Juan Copala
(((i))) , 20-05-2010 - 11:52


San Juan Copala, un villaggio di settecento abitanti, della Sierra Mixteca, a circa 250 chilometri da Oaxaca è da ormai cinque mesi accerchiato dalle forze paramilitari dell’ UBISORT, finanziate dal governo di Oaxaca.

Non sono questi i primi scontri che accadono nell’area, generatisi a partire dagli anni ’70 con il tentativo dello stato centrale di isolare l’etnia Tridui, indipendentista. Attualmente è diventato impossibile entrare e uscire liberamente dal paese.

Negli scorsi giorni trentacinque, fra bambini e donne, che si stavano spostando dal municipio autonomo di San Juan Copala alla comunità della Sabana, sono state minacciate di morte dai paramilitari, nel caso fossero tornate con viveri e medicine. Al momento risultano sequestrate o scomparse 11 persone (fra donne e bambini). Sono state inoltre ferite due donne e un bambino di un anno.

Per tentare di rompere l’accerchiamento il prossimo 8 giugno partirà una nuova carovana con l’obiettivo di fornire alle 70 famiglie di San Juan Copala viveri e medicine sufficienti per alcune settimane.

Approfondimenti: Nuova carovana per San Juan Copala [Nota: la data qui riportata, per la partenza, è il 30 maggio e non l'8 giugno. In attesa di verificarne l'esattezza, le riportiamo entrambe] | L'appello di VOCAL e la lista delle persone sequestrate | Un articolo de La Jornada sulla vicenda | La precedente feature di indymedia con la storia dell'attacco

News su: indy Napoli | La Jornada | La Haine


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Grecia. General Strike now!
(((i))) , 11-05-2010 - 16:52


Dopo un primo maggio di lotta generalizzata, la rivolta in Grecia non si arresta. In opposizione al piano di austerità voluto dal primo ministro Papandreou, "necessario" per fronteggiare la crisi e rientrare nei parametri finanziari europei, i sindacati confederali e di base hanno indetto dal 4 maggio uno sciopero generale. I primi con una chiamata di 48 ore, gli altri con un'astensione dal lavoro a tempo indeterminato.

Trasporti bloccati in tutta la Grecia, cortei e scontri con la polizia hanno paralizzato il Paese. L’enorme manifestazione che ha avuto luogo il 5 maggio ad Atene si è trasformata nella più grande esplosione sociale di rabbia dell'epoca post-dittatoriale. All’incirca 200.000 persone di tutte le età hanno preso le strade tentando, per varie ore e con ondate consecutive, di circondare e prendere il Parlamento.

La giornata si chiude con la tragica notizia della morte di 3 dipendenti della Marfin Bank, attaccata in una situazione un po’ strana durante la manifestazione. La banca, che non aveva l’agibilità rilasciata dai vigili del fuoco, né un sistema antincendio, era l’unico istituto di credito rimasto aperto, per imposizione del proprietario. Il 6 maggio la maggioranza di governo (centro-sinistra), con i voti del partito di estrema destra Laos, ha approvato il piano di risanamento del debito pubblico che durerà almeno tre anni; Nuova Democrazia (centro-destra), i comunisti del KKE e la sinistra radicale di Syryza hanno votato contro.

Nei giorni seguenti alle mobilitazioni di piazza, un folto numero di poliziotti hanno invaso il quartiere di Exarcheia, densamente abitato da attivisti di sinistra e anarchici. In una operazione che sa di vendetta per gli scontri, hanno devastato diversi centri sociali ed esercizi gestiti da anarchici, sgomberando uno squat armi in pugno e pestando indiscriminatamente passanti, giornalisti, anziani e avvocati, questi ultimi secondo un piano che sembrerebbe ordito appositamente per provocarne l’arresto. In alcuni casi sono entrati in condomini e abitazioni private, continuando all’interno l’opera repressiva, come testimonia l’intervista e le fotografie sanguinanti di una ragazza aggredita sul pianerottolo [1 - 2 - 3 (Eng) - 4 (Fr)], dove protestava contro le violenze. Inseguita in casa, sfondata la porta e pestata assieme al marito, mentre le guardie minacciavano di tornare per violentarla.

Solidarietà internazionale alla rivolta greca. Non un euro né un posto di lavoro in meno per salvare banche e padroni, responsabili della crisi.

Video: Lo sciopero del Primo Maggio [1-2-3-4-5] | La prostesta e gli scontri del 5 Maggio [1-2-4-5-6-7] | 6 Maggio: la protesta davanti al parlamento | Il raid della polizia dentro Exarcheia e i pestaggi [1-2-3]

Fotografie: La protesta di piazza del Primo Maggio [1-2-3-4] | Sciopero generale del 5 Maggio: guerriglia attorno al parlamento | I feriti nel pestaggio ad Exarcheia

Approfondimenti: Il sistema clientelare che viene da lontano | Sciopero generale contro i tagli | Atene. Dichiarazione degli Squat Skaramanga e Patision sulla morte dei tre impiegati | "Onestamente, cos'è che dovremmo dire?" Riflessione sulla tragedia di mercoledì | Traduzione del comunicato "Anarchy is struggle for life, not for death" | Il paese contro il governo Papandreu e il piano "Lacrime e Sangue" | Dalla Grecia la lotta di classe rientra in Europa | 5,5 miliardi tedeschi alla Grecia. Quale interesse? | Gli usurai calcano la mano | La speculazione sulla Grecia | La Grecia, il debito e le Tre Sorelle|Un'analisi del movimento greco

Altre notizie e aggiornamenti su: | Indymedia Atene | Feature di Indymedia Liguria | Libcom | La Haine


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San Juan Copala: Basta alla violenza istituzionale in Messico
(((i))) , 08-05-2010 - 10:12


Isolare le comunità indigene autonome dalla solidarietà internazionale ed impedire la nascita di nuove comunità indipendenti politicamente dal governo centrale. Questo l'obiettivo dell' attacco paramilitare alla carovana che, il 27 aprile, si stava recando a San Juan Copala (Triqui, stato di Oaxaca) per rompere l'accerchiamento alle comunità autonome nella regione del Triqui. Al municipio di San Juan Copala, dichiaratosi unilateralmente autonomo dal 2007, è tutt'ora negato l'accesso all'energia elettrica, all'acqua potabile, all'istruzione ed alle cure mediche, oltre che essere costantemente presidiati da gruppi paramilitari. La carovana, formata da attivisti del VOCAL (Voz Oaxacaquenas Costruyendo Autonomia y Libertad), della APPO (Assembleas Populares de los Pueblos de Oaxaca), del MULTI (Movimiento de Unificación y Lucha Triqui Independiente), del CACTUS ed accompagnati da alcuni osservatori internazionali, è stata aggredita all'ingresso della municipalità: bloccata la strada con enormi massi, circa 15 paramilitari dell' UBISORT (Unión de Bienestar Social de la Región Triqui) al servizio del partito PRI (Partido Revolucionario Instituciònal) di Ulises Ruiz hanno assaltato i convogli della carovana con kalashnikov assassinando Beatriz Alberta Carino Truijllo (CACTUS) e l'osservatore internazionale finlandese Tyry Antero Jaakkola, e ferendo gravemente Monica Citlali Santiago Ortiz, ed in modo lieve altre 15 persone. Parte degli attivisti pare sia riuscita a trarre in salvo la vita fuggendo attraverso i boschi mentre i sei compagni dati all'inizio come dispersi sono riusciti a salvarsi. Coloro che sono rimasti nel luogo dell'aggressione, sono stati prima minacciati di morte, poi interrogati e lasciati liberi. Tutti gli aiuti umanitari sono stati sequestrati dai paramilitari. All'arrivo di un'ambulanza nel luogo dell'accaduto, codardemente, i militari dell' UBISORT hanno risposto aprendo il fuoco. David Casinori, l'italiano presente nella spedizione è salvo ed in buone condizioni di salute.

Guarda il video registrato da alcuni compagni sopravvissuti (sottotitoli in italiano)

Altre info
Oaxaca, una tragedia annunciata
Guarda la ricostruzione di una sopravvisuta
Guarda le foto e una ricostruzione dettagliata dell'accaduto

*Approfondimenti & Aggiornamenti*
CIEPAC - Indymedia Chiapas - CACTUS - VOCAL - Kaos en la Red - Contralinea

*Azioni di solidarietà*
Tolosa - Bilbao - Saragozza - Bonn - Parigi - Paese Basco
Attentato esplosivo a Città del Messico contro filiale Banca Santander


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Io non mangio
Italy IMC , 08-03-2010 - 11:58

A via Corelli (Milano), a Ponte Galeria (Roma), a corso Brunelleschi (Torino) a Bologna e a Gradisca d?Isonzo (Gorizia) i detenuti e le detenute nei Cie rimandano indietro il cibo. La protesta è iniziata la scorsa domenica nel Cie di Ponte Galeria, quando i detenuti e le detenute sono venuti/e a conoscenze delle nuove regole di sopravivenza imposte dalla cooperativa Auxilium, che dal primo marzo ha sostituito la Croce Rossa.
Auxilium ha imposto l'ora d'aria, costringendo i reclusi e le recluse a passare le giornate ammassati/e dentro le gabbie. A Ponte Galeria hanno bruciato i materassi, le sciarpe e le lenzuola.
Il 3 marzo, dopo aver saputo cosa stava accadendo a Ponte Galeria, i reclusi e le recluse del Cie di Milano hanno iniziato uno sciopero della fame e hanno scritto un comunicato per spiegare i motivi della loro protesta.
Immediatamente la protesta si è estesa in altri Cie, che a macchia d'olio hanno visto i reclusi entrare in sciopero della fame, contro i sei mesi, contro le terribili condizioni di vita nei Cie e in solidarietà con gli antirazzisti torinesi che sono stati gli unici a raccontare la verità su quei lager.
Infatti a Torino, il 23 febbraio scorso, la militanza antirazzista diventa il pretesto che permette al Pm Padalino di effettuare decine di perquisizioni, tra cui la sede di Radio BlackOut, di trarre in arresto sei persone (tre in carcere e tre ai domiciliari) ed emanare per una settima un obbligo di dimora fuori città, misure revocate per tutt* il 12 marzo (restano alcuni obblighi di firma)
Mentre la protesta prosegue con determinazione, nonostante il silenzio dei media e l'ostracismo dei gestori, che cercano di fermare la protesta propinando psicofarmaci ai reclusi, dal Cie di via Corelli il Comitato antirazzista milanese riesce a far uscire le testimonianze delle recluse.

Oggi sembra sempre più evidente la volontà di voler dividere il mondo in discariche e in deserti. La discarica è l'opulento occidente con la sovrapproduzione continua e incessante dei beni, il deserto è in quei paesi dove non c?è niente e si muore di fame. I Cie sono la soluzione della società istituzionale e perbenista per il controllo dei flussi migratori.
Non si può arrestare la migrazione dei corpi, non si possono rinchiudere le persone dentro veri e propri lager di stato. Il lavoro diviene la discriminante che legittima o meno donne e uomini ad esistere, permettendo il caporalato e, con esso, la riduzione in schiavitù delle persone, come avviene nelle campagne di tutta Italia.
Ma, come hanno già fatto gli immigrati africani a Rosarno, i reclusi e le recluse nei Cie d?Italia si stanno ribellando (ad esempio, l'11 marzo, nottetempo, 8 persone sono evase dal cie di torino). Anche dall'esterno è necessario far sentire loro il nostro sostegno, perché la solidarietà è un'arma.

Iniziative in solidarietà con i/le migranti in sciopero della fame nei lager di Stato e con gli antirazzisti torinesi arrestati:
Milano, 20/21 aprile: 2 giorni contro i CIE all'università "La Statale"
Raccolta di link sulle iniziative da settembre 2009 ad aprile 2010 13 marzo, presidio davanti al Cie di Ponte Galeria a Roma
8 marzo, presidio a Torino, dove il 9 marzo si tiene il tribunale del riesame per i compagni arrestati | Il presidio si trasforma in corteo

Aggiornamenti sulla protesta nei Cie:
[24/04] Joy tenta il suicidio. Chi vuole la sua morte? | Agenzia sul tentativo di suicidio di Joy
[22/04] Chi ingrassa avvelenando immigrate e immigrati a Ponte Galeria? | Un altro stupratore in divisa | Bologna: resoconto sull'azione al tribunale e sulle perquisizioni/identificazioni | Bologna: rassegna stampa azione al tribunale
[21/04] Bologna, ore 12:00. Azione in corso al tribunale dei giudici di pace, contro i trasferimenti | Aggiornamento ore 12:30: perquisiti e identificati i compagni, da un folto numero di digos e sbirri in assetto antisommossa
[19/04] Torino: sala mensa in fiamme
[18/04] Modica: un migrante muore nel tentativo di fuggire a un controllo | Torino: resoconto del presidio sotto in Via Brunelleschi | Nabil fugge dal CIE di Torino ma viene ricatturato dalle guardie
[17/04] Tentato suicidio nel Cie di Torino | Bologna: fumo in via Mattei. Il CIE in rivolta! | A Bologna, i reclusi sono incazzati neri: resoconto della rivolta e collegamenti audio | Uomini e donne con mani e piedi ammanettati: il racconto di un'espolsione sui voli Frontex
[16/04] Bari, rifugiati della "Vera D": 6 fuori dal CIE perchè "presunti minori"!

Aggiornamenti precedenti:
Leggi "La libertà di informazione non vale per Joy" sulla censura operata da Rai per una Notte | Spari a Ponte Galeria | Torino - Arresti e perquisizioni in relazione all'assemblea antirazzista

Segui le vicende dei CIE su:
Macerie | Noi non siamo complici | Radio Onda Rossa | Radio Blackout


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Indymeeting 26-27-28 febbraio a Roma
Italy-IMC , 22-02-2010 - 22:48

Indymeeting 26-27-28 febbraio a Roma @ csa. la torre A quasi tre anni dall'apertura di Indymedia 2.0 sentiamo di nuovo il bisogno e la necessità di confrontarci con un meeting nazionale. Vogliamo farlo soprattutto perchè abbiamo l'esigenza di confrontare esperienze che attraverso il lavoro sui nodi locali hanno cambiato il proprio metodo di lavoro, hanno risentito della frammentazione o hanno trovato in essa nuove strategie ed energie per raccontare cosa sta succedendo in Italia. Vogliamo capire se le nuove modalità stanno funzionando o meno e se l'aggregatore stia al passo con i tempi. In una fase in cui il movimento, per colpa delle istituzioni e anche del loro uso indiscriminato dei media (si pensi agli arresti compiuti nell'occupazione romana 8 marzo), si trova sotto attacco, vorremmo capire come lo strumento che portiamo avanti possa essere migliorato. Vorremmo farlo coinvolgendo più persone possibile, appartenenti o meno a nodi locali, che facciano o meno parte di altre esperienze di mediattivismo, per confrontarci e pensare a usi e consumi di indymedia in Italia, sia a livello locale che territoriale.
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Global Forum, 17 marzo 2001. Noi ricordiamo ancora...
italy imc , 25-01-2010 - 01:13

**Aggiornamento 23gennaio** [ Comunicato dei Centri sociali Napoletani ] Rassegna stampa: [ Condannati per sequestro di persona nella caserma Raniero ] [ Napoli, abusi sui no-global ]

Noi resistiamo ancora, noi manifestiamo ancora, nonostante il tempo che passa, ricordiamo ancora e continueremo a mantenere intatta la nostra memoria! Passano gli anni, si susseguono le manifestazioni, e con loro gli arresti, le perquisizioni e tutti gli atti del copione "Repressione" che oramai abbiamo imparato a conoscere bene. Dopo arrivano i processi, dove la storia, quello che davvero è successo in piazza, quello che abbiamo vissuto sulla nostra pelle, viene messo alla sbarra, e così, dopo 8 anni, si aggiungono ancora capitoli alla lunga storia iniziata il 17 Marzo 2001 a Piazza Municipio, con la manifestazione contro il Global Forum.

Continuare a ricordare è un dovere per chi in piazza c'era e per chi, col passare degli anni, ne ha raccolto l'eredità. Il corteo che arriva di fronte la Zona Rossa, i primi scontri e poi le forze dell'ordine che chiudono la piazza caricando quelli che in piazza erano riusciti ad arrivare e inseguendo, in una lunga caccia all'uomo, quelli che nella piazza non erano neanche riusciti ad entrare. La giornata si concluse con 85 manifestanti portati nella caserma Raniero e sottoposti a trattamenti che abbiamo visto ripetersi anche a Genova pochi mesi dopo. Quattro anni dopo 31 poliziotti furono rimandati a giudizio e oggi, dopo otto anni, si e' conclusa la prima fase del dibattimento che li vede accusati, tra l'altro, di sequestro di persona. Molti dei reati per i quali questi 31 rappresentati delle forze dell'ordine sono accusati, cadranno in prescrizione, ma non e' questo quello che ci interessa, non e' con gli anni di galera che misuriamo quanto la giustizia sia "giusta", non e' nei tribunali che noi giudichiamo le nostre azioni, le nostre idee, la nostra storia. Questo lo lasciamo fare ai PM, agli avvocati, ai giudici. Quello che dobbiamo fare e' ricordare, tenere vivo il ricordo, tenere in movimento quell'ingranaggio collettivo che e' la nostra memoria. Il nostro compito, il nostro dovere, e' ricordare cosa accadde in Piazza Municipio e nella Raniero il 17 marzo 2001, cosa accadde a Genova in piazza, nella Diaz e a Bolzaneto, il 20 e il 21 luglio dello stesso anno. Per le forze dell'ordine il tempo e' un alleato: le gente dimentica, la forza delle prime manifestazioni va svanendo. Tutta la solidarietà raccolta diventa sempre minore col passare degli anni, ed e' li' che loro colpiscono.

In questi giorni si sono conclusi anche altri due processi. Il 7 Ottobre Gianni De Gennaro e Spartaco Mortola sono stati assolti dall'accusa di "aver indotto alla falsa testimonianza" l'ex questore di Genova, Colucci, per i fatti relativi al massacro della scuola Diaz. A soli due giorni di distanza, il 9 Ottobre, davanti ai giudici stavolta ci sono i manifestanti (25) che sono stati accusati degli scontri di piazza del 20 luglio del 2001 e qui, ancora una volta, la storia e' stata ridisegnata. Dei 25 manifestanti 14 sono stati prosciolti per prescrizioni o assoluzioni, mentre per 11 manifestanti il conto presentato e' di quasi 100 anni di carcere. I 15 manifestanti prosciolti erano accusati dei fatti commessi relativamente alla manifestazione che nel primo pomeriggio del 20 Luglio muove dallo stadio Carlini e punta verso la zona rossa, mentre gli 11 giudicati colpevoli appartengono, secondo il teorema accusatorio, ai Black Bloc. La divisione creata dai giudici e' chiara. La conclusione di questo processo ha sancito due verità: quella della piazza e quella dell'ordine costituito. I manifestanti che erano nel "corteo del Carlini" sono stati giudicati innocenti non perche' lo stato gli ha riconosciuto il naturale e innegabile diritto di manifestare, ma perche' quel corteo (che portò tra l'altro alla morte di Carlo Giuliani) fu attaccato indiscriminatamente dalla forze dell'ordine e perche' anche i giudici si sono visti costretti a definire la carica di via Tolemaide "illegittima". Di fronte a questo, continuare nel processo di queste persone avrebbe portato inevitabilmente a nuove e pesantissime accuse contro le forze dell'ordine. Per gli 11 "Black Block" invece e' tutta un'altra storia, i giudici li hanno piazzati in un luogo fuori dal tempo e non in quella Genova dove per 3 giorni i piu' elementari diritti umani sono stati ignorati, e per questo le pene a loro inflitte sono state addirittura aumentate rispetto alla prima sentenza del giudice. Insomma, sono loro che dovranno pagare sullaloro pelle quello che e' stato "Genova2001".
Ma noi ricordiamo che non eravamo solo in 11 quei giorni a Genova! Noi ricordiamo che eravamo molti di più! Ricordiamo che anche se le manifestazioni erano molte, lo spirito che le muoveva era, ed è ancora, solo uno! Noi ricordiamo cosa abbiamo vissuto a Napoli e Genova, nelle strade,nelle piazze, nelle caserme e finanche nelle camere degli ospedali. Non saranno certo i processi a stabilire cosa, della nostra memoria, sia vero oppure no!
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