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Storie di quotidiana repressione

08.07.2010 20:15


Sono passati nove anni dalla morte di Carlo Giuliani, rimangono il suo ricordo e la stessa rabbia di allora. Proprio oggi, la sentenza della Corte d'appello a Catanzaro ha assolto le tredici persone accusate di associazione sovversiva in relazione agli incidenti del G8 di Genova e del global forum di Napoli del 2001. Ci sono voluti nove anni, per capire che il fatto non sussisteva e che gli unici colpevoli sono come sempre le forze dell'"ordine".

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Il regime Berlusconi affronta la questione terremotati d'Abruzzo nel solo modo che gli è possibile fare: ribalta cioè la situazione creando i nuovi mostri, ossia i terremotati no-global che vanno giustamente picchiati e repressi. Alla manifestazione del 7 luglio a Roma, in cui i terremotati chiedevano un impegno serio nella ricostruzione, così come garanzie per i lavoratori e le lavoratrici che hanno perso il lavoro col sisma, le forze dell'"ordine" hanno caricato le oltre 5000 persone che volevano raggiungere piazza Colonna. Così si completa un quadro repressivo iniziato col silenzio sulla questione Abruzzo, un silenzio fatto di passerelle di politici e grandi della terra, oblio, ipocrisia.

Nonostante questo, il territorio abruzzese, tra mille difficoltà, ha saputo esprimere in questi mesi la ferrea volontà di non morire dando vita ad articolate e numerose forme di protesta e di proposta, dall’esperienza dei comitati cittadini al movimento delle carriole, alle sperimentazioni di progettazione partecipata alle assemblee cittadine all’interno del Presidio Permanente di Piazza Duomo. Questo nonostante una gestione dell’emergenza inedita in Italia che ha escluso in ogni modo la partecipazione delle persone dalla definizione del loro futuro imponendo scelte che hanno ridefinito il territorio, favorendo lo spopolamento, la speculazione edilizia e lasciando tutti i problemi irrisolti, primo fra tutti la ricostruzione della nostra città, dei borghi e di quella dei 59 comuni colpiti, mai iniziata. In più quello che qui si è costruito lo si è fatto in stato di emergenza ma in maniera definitiva e a proprio piacimento edilizio, inibendo – anche con dosi di assistenzialismo esagerate e concentrate – la ricostruzione sociale e culturale della comunità senza rispettare la sua autonomia e la capacità di autodeterminarsi dal basso.

Per primi gli abruzzesi hanno denunciato la trasformazione in atto della Protezione Civile che qui a L’Aquila, come in Campania per i rifiuti, ha sperimentato un modus operandi fatto di grandi appalti, grandi eventi e di scarsa o nessuna trasparenza, poi resa evidente dalle inchieste in corso. Occorre soprattutto ricordare però che grazie alla rete messa in piedi assieme ad altre realtà italiane sono state organizzate le mobilitazioni contro la trasformazione della città capoluogo in una Società per Azioni.I cittadini richiedono il diritto all'autodeterminazione mentre ricevono dalle istituzioni repressione e odio.

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E' necessario però ribadire che in Italia la repressione non passa solo per le cariche. In questa In questa prima metà dell'anno i movimenti sociali sono stati infatti colpiti a più livelli, con provvedimenti volti alla limitazione della libertà personale di attiviste e attivisti.

Recentemente, a Perugia, tre persone sono state condannate a otto mesi e il pagamento di 16.000 euro, per non aver fatto niente. Ciò si inserisce in un quadro di criminalizzazione generale in cui i giovani (considerati spacciatori e tossici) vengono allontanati dal centro storico.

La schedatura di massa di oppositori politici e sociali non ha risparmiato la Sardegna, con l'accusa di finalità eversive ad altre tre persone.

A Cosenza, invece, basta portare la propria solidarietà agli occupanti di uno stabile per ottenere una denuncia.

Il bilancio di luglio però non finisce qui: a Torino sono state attaccate occupazioni come radio libere, anche per la denuncia di quei lager contemporanei che sono i Centri di Identificazione ed Espulsione italiani, a Milano sono stati eseguiti arresti preventivi.

Tutto questo avviene mentre si attaccano il lavoro e gli ammortizzatori sociali, si preparano piani di austerità, ma solo per i soggetti deboli. Si blocca l'accesso alla pillola abortiva e si riformano in senso familistico e fascista i consultori. La parola d'ordine sembra così essere sempre e solo soffocamento delle spinte sociali, che ora vedrà anche la forte limitazione della libertà di parola, con la prossima approvazione della cosiddetta "legge bavaglio".


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