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(((i))) , 28.12.2009 18:56

Dalla scorsa estate Israele ha intensificato una campagna repressiva mirata contro gli attivisti per i diritti umani palestinesi e i leader delle comunità locali che si battono contro la costruzione del muro e degli insediamenti illegali. Negli ultimi mesi ciò ha portato all'arresto e alla carcerazione in regime amministrativo (senza accuse specifiche) di tre membri di Stop The Wall, tra cui Jamal Jumà [video intervista], il coordinatore delle campagne promosse dall'associazione. La sera del 15 dicembre Jamal aveva ricevuto una convocazione al checkpoint di Qalandia per un interrogatorio che si sarebbe tenuto alle 24 della stessa notte. Due ore e mezza dopo veniva arrestato, la sua abitazione veniva messa a soqquadro dai soldati israeliani davanti alla moglie e ai figli, che assistevano impotenti. Jamal è detenuto in isolamento, privato del diritto di incontrare il proprio avvocato e sottoposto a interrogatorio senza che nessuno vi possa assistere, esposto ad eventuali abusi non verificabili. Il suo caso viene assegnato al tribunale militare, anziché a una corte civile, in modo da prolungare notevolmente la discrezionalità del periodo detentivo, i termini per il processo e la privazione di diritti civili. In precedenza era toccato a Mohammad Othman, arrestato il 22/09/2009 al ritorno da un tour di conferenze in Norvegia, e ad Abdallah Abu Rahma, insegnante e coordinatore della Commissione Popolare di Bil'in sequestrato in un raid all'aba del 10 dicembre. Questi provvedimenti palesano la crescente insofferenza di Israele alle battaglie legali e alle campagne di boicottaggio. Quest’ultima forma di protesta ha ottenuto, recentemente, una forte adesione internazionale che ha portato associazioni, istituzioni e confederazioni sindacali ad aderire al sanzionamento dell'economia di guerra israeliana e delle aziende che con essa fanno affari [1 | 2.pdf | 3]. Poco prima dell'arresto, Jamal stava lavorando per spingere le rappresentanze dell'Unione Europea a impegnarsi maggiormente nella tutela degli attivisti, seguendo regolarmente i processi a loro carico e sollevando i casi specifici degli abusi detentivi nel dialogo politico tra l'U.E. e Israele. Sale intanto la tensione al Cairo dove centinaia di attivisti internazionali (tra i quali anche la delegazione italiana) in viaggio verso Gaza per partecipare alla Gaza Freedom March, stanno incontrando l'ostilità governo egiziano, intenzionato a vietare loro l'accesso alla Striscia attraverso il valico di Rafah
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