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(it) FdCA: Ci sono anche le mani insanguinate dell'Europa sulla strage di Gaza

Indymedia Roma , 03.01.2009 07:32


(it) FdCA: Ci sono anche le mani insanguinate dell'Europa sulla strage di Gaza

Date Sat, 3 Jan 2009 00:28:03 +0100

*CI SONO ANCHE LE MANI INSANGUINATE DELL'EUROPA SULLA STRAGE DI GAZA*
Centinaia di morti e migliaia di feriti sacrificati sull'altare
dell'espansionismo sionista e del fondamentalismo.
In Europa i ministri degli esteri di tutti i paesi dell'Unione parlano
di una reazione "esagerata" anche se "legittima" di Israele,
ribaltando con un operazione degna dei più cinici prestigiatori la
situazione reale facendo passare l'aggressore Stato di Israele per
vittima.
Si continua a far finta di dimenticare che Gaza, una delle regioni più
densamente abitate con circa un milione e mezzo di abitanti, di cui
una buona metà composta da minori, è sottoposta da anni ad un embargo
totale, compresi medicinali ed ogni bene di prima necessità. Embargo
peraltro sostenuto da tutto il "civile" mondo occidentale e imposto da
Israele e dall'intero occidente a Gaza in seguito alle elezioni vinte
da Hamas grazie ad un sistema elettorale maggioritario con premio.
Cosi come si fa finta di dimenticare che Hamas è stata in passato
finanziata da Israele in chiave anti OLP.
E nonostante una tregua di 6 mesi l'embargo non è stato minimamente
alleggerito e nessuno dei potenti occidentali ha nemmeno timidamente
suggerito di allentarlo.
Lo Stato di Israele ha ripreso la sua strategia di controllo militare
e vitale su Gaza e sulla Cisgiordania. In tutti gli inutili ed
ipocriti proclami di volontà di pace europei si omette
sistematicamente che Israele da 60 anni viola indisturbato
innumerevoli risoluzioni dell'ONU e che continua ad occupare
militarmente territori, con le colonie israeliane che si allargano
giorno per giorno sulla terra dei palestinesi, costruendo muri che
segregano villaggi interi, che continua a impedire a milioni di
profughi di tornare nella loro terra, a sradicare uliveti e uccidere
gli animali dei pastori, a umiliare quotidianamente chi tenta di
passare da una parte all'altra dei muri della segregazione per
lavorare, curarsi, andare a scuola.
Anzi si fa di più: si nasconde che la tregua è stata rotta dallo Stato
israeliano il 4 novembre di quest' anno, quando il suo esercito ha
ucciso un militante di Hamas di 22 anni.
Ma perché, al di la dei falsi ed ipocriti proclami pacifisti, questo
appoggio incondizionato ad uno Stato così aggressivo e guerrafondaio
da parte praticamente di tutte le maggiori potenze occidentali?
Gli USA si sa. Oltre all'importante alleanza strategico-territoriale
che Israele rappresenta nell'area mediorientale per l'imperialismo
americano, devono fare i conti con la forte lobby economica degli
ebrei d'oltre Oceano, capace di influenzare pesantemente le scelte
della politica estera statunitense.
E quello che succede oggi sembra un chiaro avvertimento al neopresidente Obama.
L'Europa, ritrovando in parte quell'unità d'intenti per le politiche
d'oltre confine, si giocherà probabilmente la carta della diplomazia
attiva, per rafforzare quel ruolo mediterraneo mai abbandonato e per
ribadire agli USA che non possono fare da soli nel "mare nostrum".
E poi ci sono gli affari fatti con la vendita delle armi, e si sa che
in questo gli Stati sono sempre pronti a nascondere con la scusa del
"segreto di Stato" ed ad appoggiare le commesse delle industrie che
producono armamenti e sistemi di supporto. Anzi in questo le industrie
sono molto bipartisan, non disdegnando di vendere anche agli opposti
contendenti, l'importante che abbiano i soldi per comprarle.
Ad esempio l'Italia, oltre ad essere uno dei migliori fornitori di
armi dell'Iran o del Libano, fornisce da anni armamentario tecnologico
per l'esercito israeliano, attraverso le commesse di imprese come la
OTO-MELARA, la BERETTA, la BORLETTI, la SELENIA. Ma gli altri compari
europei non sono da meno.
Inoltre la Palestina, risulta essere cinicamente un ottimo terreno di
sperimentazione delle nuove tecnologie di morte, sempre più
specializzatesi negli scenari di "guerra urbana", a cui tutte le
industrie d'armi sono interessate, nessuna esclusa, da quelle
statunitensi e israeliane, a quelle inglesi, francesi, tedesche,
italiane, ecc. ecc.
E così da anni in questa terra martoriata, dove uomini, donne e
bambini sembrano non avere più futuro, schiacciati nella morsa dei
giochi di guerra dei potenti, si sperimentano nuovi armamenti, dalle
bombe a grappolo, ai proiettili di uranio impoverito; si studia
l'efficacia degli UAV ( gli aerei senza pilota), in grado di lanciare
micidiali missili teleguidati, si sperimentano i carri armati
Achzarit, capaci di resistere alle mine terrestri, si testano i
blindati Namer equipaggiati con i motori della statunitense
Continental Motors o della tedesca MTU, si verificano l'efficacia di
sistemi d'avanguardia come le italianissime protezioni aggiuntive e le
torrette telecomandate montate sulle autoblinde Puma, si testano i
fantastici sistemi da guerra robotica dell'Alenia, come lo Sky-X,
primo sistema
al mondo in grado di rifornire in volo un velivolo non pilotato.
Tutto ciò sulle spalle di un popolo da sempre utilizzato nelle contese
tra Stati e non solo, usato anche cinicamente negli scontri politici
tra le fazioni interne ad un medesimo Stato, come nel caso delle
vicende politiche israeliane che registrano uno scontro elettorale sia
all'interno della compagine governativa, tra il "falco" Kadima,
fautore di azioni estreme, come l'evacuazione della striscia proposta
dal deputato Yisrael Hasson, e le colombe laburiste, favorevoli a
misure più moderate, che tra Kadima ed i superfalchi di Likud, sempre
più spostati verso posizioni ultra oltranziste.
Certo non è che ci aspettiamo che gli Stati arabi e/o islamici
facciano qualcosa, divisi come sono, o intenti a rafforzare il loro
prestigio e la loro influenza nell'area, anche loro sulla pelle del
popolo palestinese. Come da tempo fa l'Iran che utilizza la tragedia
palestinese, pubblicizzandosi come unico baluardo nei confronti
dell'odiato imperialismo americano, per porsi come potenza emergente
nell'area.
Ma al di là delle congetture politiche internazionali la situazione
della popolazione palestinese appare oggi con poche prospettive di
raggiungere una soluzione che rispecchi la possibilità di una vita
minimamente dignitosa sia dal punto di vista della sicurezza sociale
che della garanzia del rispetto dei diritti minimi di sopravvivenza.
Forse oggi l'unica garanzia che il popolo palestinese possa avere, il
più velocemente possibile, un minimo di respiro e di pace è che i
predoni di ogni grandezza e provenienza, che si accalcano fisicamente
o idealmente ai suoi confini o che speculano politicamente all'interno
degli stessi, raggiungano un nuovo precario equilibrio.
Le uniche prospettive di reale emancipazione che possiamo intravedere
in un futuro prossimo è che si accrescano e si estendano quelle
pratiche di auto-organizzazione portate avanti in molti villaggi
palestinesi, sorte dalla solidarietà tra i comitati popolari
palestinesi e organizzazioni di base e trasversali come gli Anarchici
Contro il Muro, al cui interno operano internazionalisti provenienti
da tutto il mondo e israeliani antisionisti, che costantemente
combattono, con pratiche prevalentemente di resistenza pacifica ,
l'arroganza dei coloni israeliani e dell'esercito che li appoggia. E
non è un caso che è proprio in questi villaggi che è stata scelta
un'altra strada rispetto al militarismo di Hamas.
Noi come anarchici e libertari di classe continueremo a denunciare il
colonialismo sionista, così come denunciamo tutti gli imperialismi ed
i fondamentalismi oppressori della libertà e della dignità dei popoli.
Continueremo a denunciare che intere schiere del proletariato mondiale
soffrono l'oppressione e la miseria a causa degli scontri
inter-imperialisti e dei cinici giochi politici dei potentati
oligarchici locali, che divengono a loro volta pedine consapevoli o
inconsapevoli nello scacchiere internazionale della contesa
imperialista, sporco del sangue del proletariato.
Continueremo ad appoggiare le lotte e gli atti di solidarietà nei
confronti del popolo palestinese, sostenendo tutte quelle
manifestazioni in embrione di auto-determinazione che hanno e che
stanno caratterizzando la lotta di interi villaggi della Palestina,
convinti che sarà solo liberandosi dalla malefica influenza di
qualsiasi oligarchia statale o parastatale che i lavoratori e le
lavoratrici potranno conquistare terreno verso una vita più dignitosa.

*Federazione dei Comunisti Anarchici Zabalaza Anarchist Communist
Front www.fdca.it*
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