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Indymedia Lombardia , 29.11.2008 10:31
La prima sezione penale della Cassazione ha confermato definitivamente le condanne per devastazione e saccheggio dei 16 giovani antifascisti dei centri sociali milanesi che nel Marzo del 2006 fermarono in corso Buenos Aires una manifestazione di Fiamma Tricolore. La sentenza ha sostanzialmente ratificato le condanne pesantissime a 4 anni inflitte dalla Corte d'Appello di Milano il 12 novembre del 2007. Una decisione tanto più sorprendente visto che gli Ermellini non hanno accolto né le tesi dei difensori dei giovani - tra questi l'avvocato Giuliano Spazzali, che sosteneva la sola colpa di resistenza a pubblico ufficiale sottolineando l'assenza di prove certe a favore delle devastazioni -, né, soprattutto, le tesi della pubblica accusa. E' stato respinta infatti anche la richiesta di annullamento con rinvio in appello che il sostituto procuratore generale Alfredo Montagna, in mattinata, ha avanzato in una dura requisitoria contro i metodi di indagine. Secondo Montagna il processo avrebbe provato solo il reato di resistenza aggravata a pubblico ufficiale mentre gli altri capi d'imputazione «non sarebbero suffragati da prove in quanto le fotografie scattate dalla polizia non ritraggono gli imputati a compiere atti di devastazioni ma li ritraggono solo mentre stanno, per lo più, dietro una barricata su Corso Buenos Aires». Il sostituto pg ha poi criticato pesantemente il comportamento della polizia sostenendo che «le forze dell'ordine hanno una cultura deviata delle indagini in quanto quando individuano qualcuno alle manifestazioni gli attribuiscono tutti i reati che si sono verificati» in quell'occasione. Montagna ha poi citato il precedente della Diaz a Genova. «La giustizia deve essere amministrata con equità e non con due pesi e due misure: quel che è stato affermato per i poliziotti della Diaz deve valere anche per il cittadino qualunque. Se è vero come è vero che la responsabilità penale è personale questo deve valere per tutti, mentre ho l'impressione che nel nostro paese, oggi, si stia allargando la tendenza a una minor tutela dei soggetti più deboli come possono essere ragazzi un pò scapestrati». Montagna ha aggiunto che «non può passare alla pubblica opinione un messaggio sbagliato per cui sui fatti della Diaz i giudici decidono in maniera differente rispetto a quando si trovano a giudicare episodi come quelli di Corso Buenos Aires». Così, purtroppo, non è stato.
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