Permessi in cambio di mazzette.
Non solo cingalesi che estorcevano e sequestravano, ma anche poliziotti che intascavano soldi per rilasciare passaporti, permessi di soggiorno e documenti. Agenti dell'Ufficio stranieri della Questura, gli stessi che avrebbero dovuto vigilare sulla regolarità della documentazione, erano in combutta con il malaffare. La mafia dei clandestini, il superclan che gestiva i viaggi aerei a cinque stelle dei disperati dello Sri Lanka, non agiva da solo. A fargli da sponda, dietro adeguato compenso, mille euro a pratica, c'era un gruppo di insospettabili agenti che si occupava di regolarizzare gli immigrati il più in fretta possibile, chiudendo non uno, ma tutti e due gli occhi, anche se si trattava di clandestini con precedenti penali. È questo lo scandalo che emerge dall'operazione della squadra mobile che giorni fa ha portato all'arresto di 18 cingalesi con le accuse di associazione per delinquere, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e sequestro di persona. I poliziotti indagati sarebbero in tutto tredici e fanno parte dell'ufficio stranieri della Questura e di alcuni commissariati, anche se alcuni di loro non sono più a Milano, ma sono stati trasferiti a Napoli. Per tutti l'accusa è di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, mentre per due solamente dei tredici c'è pure l'abuso di ufficio. Ma l'indagine condotta dai sostituti procuratori Alfredo Robledo e Lucilla Tontodonati è ancora in pieno svolgimento. Non è detto che l'esito sia scontato, anche se voci ricorrenti consolidano l'ipotesi di nuove richieste della Procura al gip Guido Salvini. Sono state le intercettazioni telefoniche a mettere gli investigatori sulle tracce dei poliziotti corrotti. Durante l'ascolto dei dialoghi tra i cingalesi è emersa infatti una voce italiana. Una persona che parlava di accelerazioni di pratiche, di favori e soldi da consegnare. Un approfondito controllo ha consentito di identificare la voce misteriosa: era quella di un poliziotto dell'ufficio stranieri della Questura. A quel punto il cellulare dell'agente è stato messo sotto controllo e dalle conversazioni sono via via emersi i contatti con altri colleghi della Questura e di un paio di commissariati. È così venuto alla luce il modo di operare del gruppo, che pagando riusciva a far ottenere i documenti utili all'organizzazione criminale. Si parla di mille euro per pratica, ma il prezzo aumentava per le documentazioni più ostiche, quelle che riguardavano immigrati clandestini con precedenti penali. Cifre consistenti, se si considera che l'attività andava avanti dai primi mesi del 2002 e forse anche di più. Addirittura dal '98, anno della precedente sanatoria. In questo lasso di tempo sono stati decine, probabilmente centinaia i permessi di soggiorno fasulli rilasciati. Tra l'altro senza neanche troppo guardare per il sottile. Come dimostrato alcuni passaporti nei quali veniva cambiato il nome e lasciata la fotografia del precedente titolare, approfittando di una generica somiglianza etnica. Ma la lista delle persone coinvolte nell'inchiesta non si ferma qui. Ci sono altri trentadue indagati a vario titolo per reati che vanno dal falso ideologico in atto pubblico al falso materiale.
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