Nessun vantaggio trarrebbe il proletariato palestinese dalla creazione di un "proprio" stato. Si tratterebbe dell'ennesima truffa mirante alla legittimazione dell'esistenza di nuove burocrazie parassitarie con l'aggiunta di una aberrante divisione su base razziale, religiosa e culturale.
Allora è sicuramente più accettabile pensare l'intera faccenda nei termini posti dall'articolo seguente: sebbene non mi senta di condividerlo al 100%, tuttavia va riconosciuta la ragionevolezza di chi l'ha scritto.
Due Nakba, una soluzione
Implementare le risoluzioni ONU, cioe' obbedire alla legge internazionale, che prevede il ritorno dei profughi palestinesi scacciati durante la nakba del 1948, gia' vuol dire negare la possibilita' dell'esistenza di uno stato etnico ebraico esclusivista in Palestina
Il 20 luglio 1974, l'esercito turco invase Cipro col pretesto di proteggere la minoranza etnica turco-cipriota dalle persecuzioni del nuovo governo cipriota appena insediato. Il nuovo governo era andato al potere appena cinque giorni prima, con un colpo di stato ordinato ad Atene dal regime militare dell'ultra-destra del generale Dimitrios Ioannides. In meno di un mese, le forze turche guadagnarono il controllo della parte nord dell'isola, che comprendeva il 36% del territorio di Cipro, e la ripulirono etnicamente della sua popolazione greco-cipriota (200.000 individui si trasformarono in profughi). Contro la volonta' delle Nazioni Unite, la Turchia, nel 1983, dichiaro' l'annessione del territorio, pseudo-stato col nome di "Repubblica Turca del Nord-Cipro".
Il 15 maggio 1948, data d'inizio della nakba (catastrofe) palestinese, i sionisti dichiararono la nascita di Israele in Palestina, creando una popolazione di profughi che oggi raggiunge il numero di 4 milioni di individui circa. Non e' piu' possibile ne' realistico dividere la Palestina in due entita' separate come proposto nel 1947 dall'Assemblea Generale dell'ONU. Evacuare le colonie ebraiche dai territori palestinesi occupati nel 1967 equivale ad evacuare una citta' grande quanto Ottawa. Innumerevoli mappe, come quella piu' recente pubblicata da Bet'selem, mostrano che le colonie sono strettamente intersecate agli abitati palestinesi. Questa e' una delle ragioni per cui tutte le iniziative di pace basate sull'apartheid e la divisione della Palestina - ultimo tra tutti, la road-map - non sono altro che sogni superati. Altre ragioni, ovviamente, sono valide per criticare quest'ultimo piano - l'omissione di soluzioni praticabili al problema dei profughi, ad esempio, oppure la proposta sionista a che Gerusalemme divenga "capitale unica ed indivisibile di Israele" - ma la questione geografica e' di gran lunga la piu' importante.
La road-map richiede che Israele congeli le attivita' di insediamento, non che smantelli quelli gia' esistenti. Il presupposto e' che l'evacuazione degli insediamenti non sia condizione indispensabile per la pace; inoltre, cio' e' divenuto impossibile fisicamente e demograficamente. L'espansionismo sionista ha cercato di creare in Palestina non solo una capitale indivisibile, ma anche uno stato etnico indivisibile. Uno stato palestinese formato da innumerevoli piccole enclavi, a macchia di leopardo, non fara' altro che peggiorare la vita sia dei palestinesi che degli israeliani. Non garantirebbe ai palestinesi ne' sovranita' ne' controllo su nessuna risorsa essenziale. La pace in questi termini e' un'articolazione della dottrina supremazista. E' una pace basata sull'apartheid, in cui l'eugenetica (ebrei contro non-ebrei) e' il fattore determinante.
Nel novembre 2002, il segretario dell'ONU Kofi Annan rivelo' un piano per la riunificazione di Cipro, che prevedeva "un unico stato per tutte le componenti etnico-religiose, con un'unica cittadinanza cipriota". Il piano ottenne un'iniziale accettazione da parte delle comunita' dell'isola. I leaders turchi e greci si sono incontrati nel marzo 2003 per lavorare sui dettagli. Sebbene il piano sia fallito (per l'intransigenza del leader turco-cipriota Rauf Denktash), era pero' un primo passo verso la giusta direzione. Esso riconosceva che la normalizzazione, la riconciliazione, la giustizia e la pace sostenibile potranno giungere solo trascendendo le differenze etnico-religiose. Questo modello e' l'unico percorribile e valido, e le Nazioni Unite ed il mondo dovrebbero sostenerlo sia per Cipro che per la Palestina. E' l'unica soluzione che puo' mettere fine ad un secolo di ingiustizia e di sangue in Palestina. Chi lo nega marcia contro la storia, poiche' essa, col tempo, ripara da sola i suoi errori. E nella storia e' scritto che, alla fine, questo accadra'. Resta da vedere quanto altro sangue innocente dovra' scorrere ancora in Palestina per soddisfare il sogno supremazista di una banda di sionisti.
La Palestina e' stata sempre, fin dai tempi piu' remoti, una terra di incontro e di dialogo, di diverse etnie e comunita' religiose che hanno vissuto fianco a fianco senza problemi fino alla pretesa sionista di espellerne i nativi per insediare uno stato per stranieri di tutto il mondo.
Per noi palestinesi, dunque, non sarebbe una novita' vivere con il resto delle comunita' religiose che appartengono a questa terra da secoli. Saremo pronti anche ad accogliere coloro che vorranno venire da altri luoghi purche' tra essi non vi siano i sionisti supremazisti, fautori dello stato esclusivista in terra di Palestina. Se vogliono il loro stato etnico, per soli ebrei, vadano a costruirselo in Arkansas, con l'aiuto dei cristiano-sionisti americani. Noi non ci troveremmo nulla in contrario.
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