DAI SENZATETTO ACCAMPATIAL FORTINO ROM DI VIA ADDA.
Il grande freddo sta arrivando e i senzatetto non se ne fanno nulla di parole e progetti a lungo termine sul loro recupero. Loro hanno bisogno di coperte. Di volontari. Di una scatoletta di tonno per cena. Perché il vero problema della Stazione Centrale non è più la criminalità. Non soltanto. Esiste ancora, certo, ma non è più radicata come una volta. Sono le fondazioni che da tempo lavorano sul campo a sostenerlo. Exodus, City Angels, i Fratelli di San Francesco. La realtà è cambiata. Ora, la Stazione Centrale fa da teatro a immigrati dell'Est vittime di se stessi e di nessun altro. Il virus che ora Milano si ritrova a combattere fra piazza Duca D'Aosta, piazza IV Novembre e via Adda si chiama povertà. Proprio via Adda, una delle zone dove spesso il viene puntato il dito. Troppi romeni. Troppi immigrati che vivono nella sporcizia e nel degrado, costretti a rubare e spacciare. Eppure le voci fuori dal coro non mancano. «Credo si stia un po' esagerando - spiega Mario Furlan, presidente dei City Angels - Il problema del degrado esiste e va combattuto. Ma non sono i romeni le cause principali della dura realtà della Stazione. Conosco bene la realtà di via Adda. Lì abitano 300 romeni, molti dei quali Rom. Ho parlato spesso coi loro "kapò" e sono persone a posto». Furlan tuttavia non esclude l'esistenza di infiltrazioni dei cosiddetti balordi. «Quelli purtroppo ci sono ovunque. Proprio come accade durante le manifestazioni pacifiche. In un modo o in un altro, i manifestanti violenti non mancano mai. A breve verrà installata in via Adda una portineria con le foto dei 300 residenti romeni. Di modo che, se un estraneo volesse entrare, verrebbe subito bloccato». Dalla Fondazione Exodus intanto danno per garantita la presenza dei loro volontari per tutto il grande freddo che avvolgerà Milano fra autunno e inverno. Le notti di ghiaccio a cui la città è abituata non sono poi così lontane, e i senzatetto rappresentano un problema che va oltre la Stazione Centrale. «Di solito non superano la ventina i clochard che dormono nei pressi di piazza Duca D'Aosta e dintorni - racconta Maurizio Rotaris di Exodus -. La loro presenza si sta allargando su tutto il territorio dell'hinterland. E vanno bene tutte quelle iniziative sull'accoglienza che organizzano Comune e Caritas. Però bisogna guardarsi bene negli occhi e rimboccarsi le maniche. Bisogna stare con i piedi per terra e provvedere ai bisogni primari di queste persone. Cioè un posto dove dormire e un pasto caldo».
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