Farina: il Comune accetti il Leonka.
I milanesi periodicamente sono chiamati ad uno sforzo di memoria. Leoncavallo. Il compositore? No il centro sociale. Il sindaco. Aniasi, Formentini? No, Albertini. Quella storia è iniziata infatti 28 anni fa, il 18 ottobre del 1975. Nel merito non posso che essere d'accordo con l'attuale sindaco: le forme giuridiche hanno la loro rilevanza, le regole anche. Ma dopo così lungo tempo, delle prime, forme, onlus o meno, il Leoncavallo è pieno e le seconde, regole, sono chiaramente scritte nei codici e nelle leggi della Repubblica, così come peraltro i diritti dei cittadini. Se il Comune di Milano reputa che questa specifica esperienza abbia un valore per la città, così come espresso pubblicamente da numerose e autorevoli voci, deve però dirci con più chiarezza cosa vuole fare verso una soluzione definitiva di questa vicenda. E' tempo. E' prassi ordinaria nei confronti di altre decine di gruppi e associazioni. C'è, inoltre, un altro ordine di problemi. Un'inquietudine, se di ciò si può parlare, che non riguarda tanto il Leoncavallo ma l'intero mondo giovanile e, soprattutto, le politiche attive in questo campo. Gli spazi attribuiti alle associazioni giovanili sono stati una quindicina dal 1997, pochini, mentre la Fabbrica del vapore dorme sonni tranquilli, in attesa di risvegliarsi, forse, tra un paio d'anni. Abitare a Milano è ormai un'impresa, tanto più difficile per giovani che si misurano con una precarietà lavorativa eletta a norma. In questo campo si è fatto poco e lo si è fatto tardi. C'è, insomma, una dissolvenza dell'amministrazione in cui avanza l'ingegno: il Leoncavallo costruisce fondazioni, qualcuno coabita o prolunga il paterno stato di famiglia ben oltre i trent'anni, qualcun altro adotta il job sharing (metà lavoro, salario, contribuzione) o altro, come condizione obbligata. Obbligata, non significa giusta. E per fortuna questa città è fatta anche di persone che non si rassegnano, che non considerano più l'obbedienza come una virtù. Il Leoncavallo vive grazie a queste persone e la violenza è proprio un'altra cosa. Nessun pregiudizio dunque ma la reciproca accettazione delle differenze che fanno ricca questa città. Il Centro Sociale Leoncavallo, intitolato a Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, sta costruendo una Fondazione, con molti altri soggetti, non "anime belle" ma pezzo importante della società civile della città, verso una soluzione di questa e altre vicende. Fino ad oggi il Comune di Milano ha ritenuto di starne fuori. A mio avviso è un errore ma si può ancora sanare. Se invece l'attuale amministrazione intende percorrere altre strade, le indichi.
|