Accusato di aggressioni durante il corteo dei new global a Roma. In casa batterie, fili elettrici e collanti speciali.
ROMA - Batterie, fili elettrici, un collante speciale. Massimo Leonardi è stato arrestato perché, insieme ad altri due Disobbedienti, ha aggredito e ridotto a mal partito un carabiniere in borghese durante la manifestazione di due settimane fa all’Eur contro la conferenza intergovernativa dei ministri dell’Unione Europea. Nel casale di Viterbo occupato dal ventinovenne, originario di Cagliari da tempo trapiantato nella tranquilla Tuscia e conosciuto come uno dei leader del movimento antagonista cittadino, gli investigatori hanno però trovato e sequestrato un «mini-kit» per la preparazione di ordigni. E le indagini hanno avuto uno sviluppo inatteso, ma non per questo meno importante: il sospetto è che il giovane sia uno degli anarco-insurrezionalisti che negli ultimi tempi hanno spedito pacchi bomba alla Questura di Roma, al ministero del Lavoro e alla sede della Regione Sardegna nella capitale e, prima ancora, a «El Pais», all’Iberia e alla Rai. Al Palazzo di giustizia il coordinatore del «pool» antiterrorismo Franco Ionta e il pm Salvatore Vitello non si sbilanciano. Ma da ieri mattina gli accertamenti sugli episodi che negli ultimi due anni hanno creato allarme nel nostro Paese sono diventati frenetici. Il casale in cui Leonardi viveva e aveva attrezzato un piccolo laboratorio per eseguire tatuaggi è stato perquisito dagli uomini della Digos guidati da Franco Gabrielli. Stessa sorte per gli appartamenti di cinque persone rimaste coinvolte il 4 ottobre negli scontri con le forze dell’ordine: mentre nelle altre case (tutte situate nella zona di Torre Maura, quartiere periferico di Roma) non sarebbe stato trovato nulla di interessante, il sopralluogo a Viterbo potrebbe rivelarsi decisivo per mettere le mani sugli anarco-insurrezionalisti che, in alcuni casi, hanno rivendicato gli attentati sotto la sigla delle «Cinque C» (Cellula contro il capitale, le carceri, i carcerati e le celle). Oltre ai rudimentali componenti per la preparazione di buste o libri esplosivi, dall’abitazione e dall’ufficio di Leonardi sono stati portati via un computer, «floppy-disk», documenti, opuscoli, volantini e pubblicazioni che testimoniano la sua appartenenza all’ala più radicale del movimento antagonista. Per gli incidenti dell’Eur durante il corteo dei No Global gli indagati sono ormai una cinquantina. Nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere il gip Marina Finiti ha contestato a Leonardi le accuse di violenza, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e rapina: l’aggressione al militare dell’Arma è stata ricostruita grazie all’acquisizione di immagini scattate da fotografi e alle riprese televisive che hanno documentato il tentativo, dopo che era caduto a terra, di rubargli la pistola d’ordinanza e il furto (riuscito) del telefonino. L’episodio è avvenuto nella parte del corteo in cui si erano radunati gli Europpositori, un contro-movimento nato alcuni mesi fa e composto da una quindicina di centri sociali, situati in varie città e appartenenti all’area anarco-insurrezionalista, che ha fatto il suo «debutto» proprio il 4 ottobre. La maggior parte di questi dimostranti arrivarono da fuori Roma (numerosi dal Nord) e dal «Cip Alessandrino», una realtà antagonista della capitale che una decina d’anni fa vide un suo leader legato ad esponenti dei servizi segreti finiti nello scandalo dei fondi neri del Sisde e che, anche per questo, è rimasto ai margini della galassia No Global. Dura la reazione dei Disobbedienti romani all’arresto: «Il carabiniere allontanato dai dimostranti era in borghese e infiltrato nel corteo. Per questo è stato scacciato». Leonardi è conosciuto per la sua militanza anarco-insurrezionalista dall’inizio degli anni ’90 ed ha subito più volte perquisizioni. Nel ’96 gli investigatori gli sequestrarono un manuale per la preparazione di ordigni esplosivi: in quello stesso anno, venne denunciato per associazione sovversiva e, due anni dopo, durante una manifestazione per il Chiapas. Sempre nel ’98 la Procura di Viterbo lo ha indagato per i danneggiamenti ai negozi dopo che nel carcere delle Vallette di Torino si era tolto la vita l’anarchico Edoardo Massari, arrestato insieme con Silvano Pellissero e Maria Rosas Soledad (anche lei poi morta suicida). Tre anni fa, inoltre, è stato identificato per aver partecipato ad un corteo di protesta non autorizzato contro la «repressione da parte degli organi di polizia e della magistratura».
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